Uomini, robot e discriminazioni episode artwork

EPISODE · Mar 19, 2025 · 3 MIN

Uomini, robot e discriminazioni

from Good morning privacy! · host Guido Scorza

L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti alla mano che le cose sono più difficili di quanto non appaiano quando si tratta di garantire che le decisioni algoritmiche o – il che non è troppo diverso – i suggerimenti algoritmici di decisioni umane non incorrano in pericolose e gravi discriminazioni.Troppo facile dire che è sufficiente lasciare all’uomo l’ultima parola e porlo nella condizione di rivedere le decisioni algoritmiche per scongiurare il rischio che un sistema per la selezione dei profili più adatti a ricoprire una certa posizione di lavoro non preferisca un uomo a una donna solo in ragione del genere o un tedesco a un italiano.E, naturalmente, la stessa regola vale se gli algoritmi sono impiegati per decidere a chi dare credito o riconoscere un mutuo.Così come in decine di altri casi, salute inclusa.Le cose non stanno così.Le cose non stanno come, probabilmente, ci piacerebbe credere per sentirci rassicurati e rinfrancati.Secondo lo studio, infatti, non solo non è detto che l’intervento umano in sede di revisione della decisione algoritmica corregga l’eventuale bias ma, anzi, è possibile che ne inserisca uno in una decisione algoritmica invece equa e non discriminatoria.E, in fondo, è naturale che sia così perché bias e discriminazioni non nascono nelle sinapsi delle intelligenze artificiali ma nella nostra società, nascono dagli uomini e accompagnano gli uomini anche quando si ritrovano a dover verificare se gli algoritmi discriminino o meno.Ma non basta.Il punto è anche che quando si chiede a una persona di rivedere una decisione algoritmica c’è un doppio rischio in agguato: quello della crescente cieca fiducia degli uomini nelle macchine che, di fatto, finisce con l’azzerare l’utilità dell’intervento umano perché suggerisce all’uomo di appiattirsi sulla decisione algoritmica e quello dell’avversione preconcetta dell’uomo all’algoritmo che fa si che riveda la decisione algoritmica anche quando è corretta.Insomma, almeno nel ruolo di revisori finali delle decisioni algoritmiche, gli uomini non sembrano migliori delle intelligenze artificiali e, certamente, non sembrano rappresentare la soluzione del problema.Essendo il problema rappresentato dal rischio che gli algoritmi amplifichino le discriminazioni che già albergano nella società.Ma allora, che fare?Difficile riassumere le tante e buone idee – anche se non sempre facili da implementare e, probabilmente, mai, da sole, risolutive – presenti nel rapporto della Commissione.Certamente, però, la trasparenza e l’esplicabilità della logica algoritmica dietro a ogni decisione può giocare un ruolo importante, così come il concentrarsi più sulla progettazione dell’algoritmo e sulla selezione dei dati di addestramento che sulla revisione della singola decisione finale.Insomma se il controllo umano un ruolo può giocare dovrebbe essere sistemico e non episodico, al solo momento della decisione.Ma vale la pena leggere lo studio per intero resistendo alla tentazione di farselo riassumere da un’intelligenza artificiale!Non si sa mai!Certo è che dovremmo smetterla di cercare rifugio nella parola antropocentrismo e di continuare a dire che basta lasciare agli umani l’ultima parola per sentirci al riparo da ogni rischio di discriminazione algoritmica.Semplicemente non è così.Buona giornata umana e, naturalmente, good morning privacy!Link al rapporto: https://publications.jrc.ec.eu....

L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti alla mano che le cose sono più difficili di quanto non appaiano quando si tratta di garantire che le decisioni algoritmiche o – il che non è troppo diverso – i suggerimenti algoritmici di decisioni umane non incorrano in pericolose e gravi discriminazioni.Troppo facile dire che è sufficiente lasciare all’uomo l’ultima parola e porlo nella condizione di rivedere le decisioni algoritmiche per scongiurare il rischio che un sistema per la selezione dei profili più adatti a ricoprire una certa posizione di lavoro non preferisca un uomo a una donna solo in ragione del genere o un tedesco a un italiano.E, naturalmente, la stessa regola vale se gli algoritmi sono impiegati per decidere a chi dare credito o riconoscere un mutuo.Così come in decine di altri casi, salute inclusa.Le cose non stanno così.Le cose non stanno come, probabilmente, ci piacerebbe credere per sentirci rassicurati e rinfrancati.Secondo lo studio, infatti, non solo non è detto che l’intervento umano in sede di revisione della decisione algoritmica corregga l’eventuale bias ma, anzi, è possibile che ne inserisca uno in una decisione algoritmica invece equa e non discriminatoria.E, in fondo, è naturale che sia così perché bias e discriminazioni non nascono nelle sinapsi delle intelligenze artificiali ma nella nostra società, nascono dagli uomini e accompagnano gli uomini anche quando si ritrovano a dover verificare se gli algoritmi discriminino o meno.Ma non basta.Il punto è anche che quando si chiede a una persona di rivedere una decisione algoritmica c’è un doppio rischio in agguato: quello della crescente cieca fiducia degli uomini nelle macchine che, di fatto, finisce con l’azzerare l’utilità dell’intervento umano perché suggerisce all’uomo di appiattirsi sulla decisione algoritmica e quello dell’avversione preconcetta dell’uomo all’algoritmo che fa si che riveda la decisione algoritmica anche quando è corretta.Insomma, almeno nel ruolo di revisori finali delle decisioni algoritmiche, gli uomini non sembrano migliori delle intelligenze artificiali e, certamente, non sembrano rappresentare la soluzione del problema.Essendo il problema rappresentato dal rischio che gli algoritmi amplifichino le discriminazioni che già albergano nella società.Ma allora, che fare?Difficile riassumere le tante e buone idee – anche se non sempre facili da implementare e, probabilmente, mai, da sole, risolutive – presenti nel rapporto della Commissione.Certamente, però, la trasparenza e l’esplicabilità della logica algoritmica dietro a ogni decisione può giocare un ruolo importante, così come il concentrarsi più sulla progettazione dell’algoritmo e sulla selezione dei dati di addestramento che sulla revisione della singola decisione finale.Insomma se il controllo umano un ruolo può giocare dovrebbe essere sistemico e non episodico, al solo momento della decisione.Ma vale la pena leggere lo studio per intero resistendo alla tentazione di farselo riassumere da un’intelligenza artificiale!Non si sa mai!Certo è che dovremmo smetterla di cercare rifugio nella parola antropocentrismo e di continuare a dire che basta lasciare agli umani l’ultima parola per sentirci al riparo da ogni rischio di discriminazione algoritmica.Semplicemente non è così.Buona giornata umana e, naturalmente, good morning privacy!Link al rapporto: https://publications.jrc.ec.eu....

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Uomini, robot e discriminazioni

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RAISING THE BAR MUSICHYPEBEAST The RAISING THE BAR Podcast is dedicated to providing a fresh and unconventional broadcast platform for the biggest names in music and entertainment.The interview insight provided by the staff of MUSICHYPEBEAST separates us from the pack. The passion of RAISING THE BAR podcast is fueled by Millennial Music culture. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information. CISO Perspectives (public) N2K Networks This season on CISO Perspectives, host Kim Jones explores some of the challenges of leading through uncertainty. We explore the complexity of the changing nature of regulation and working with the federal government, the evolution of privacy and fraud, and how emerging technologies like AI and quantum computing are changing cyber. When you don’t know what questions to ask, you’re afraid to ask, or don’t know who to ask, CISO Perspectives provides the foundation for learning in this brave new world. Tao Te Ching by Laozi (Author), Stephen Mitchell (Full Audiobook) Laozi Lao-tzu's Tao Te Ching, or Book of the Way, is the classic manual on the art of living, and one of the wonders of the world. In eighty-one brief chapters, the Tao Te Ching looks at the basic predicament of being alive and gives advice that imparts balance and perspective, a serene and generous spirit. This book is about wisdom in action. It teaches how to work for the good with the effortless skill that comes from being in accord with the Tao (the basic principle of the universe) and applies equally to good government and sexual love; to child rearing, business, and ecology.Stephen Mitchell's bestselling version has been widely acclaimed as a gift to contemporary culture. Al-Quran In English Dr. Soha The complete Quran translation in English, Narrated by Dr. Soha. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Good morning privacy!?

This episode is 3 minutes long.

When was this Good morning privacy! episode published?

This episode was published on March 19, 2025.

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