EPISODE · Jan 28, 2025 · 2 MIN
Vite (universitarie) spezzate dall’AI
from Good morning privacy! · host Guido Scorza
In America il fenomeno sta esplodendo ma è ragionevole supporre che stia accadendo lo stesso anche da questa parte dell’oceano o che accadrà presto.Centinaia di studenti universitari – e, per la verità, anche delle scuole superiori – che si ritrovano senza borse di studio o con voti ridotti di percentuali significative perché i sistemi di intelligenza artificiale che i professori utilizzano per verificare se sono stati utilizzati servizi basati sull’intelligenza artificiale per fare compiti, temi o risolvere problemi suggeriscono, contrariamente al vero, una risposta affermativa.Falsi positivi, insomma.Tanti almeno stando a quanto rimbalza dai media di oltreoceano.E le conseguenze sono enormi tanto sulla carriera scolastica e universitaria degli studenti quanto sulla loro serenità e stabilità psicologica perché quando capita non sanno come reagire e come convincere i loro professori che il sistema di controllo ha sbagliato, che loro non hanno barato, che il compito è effettivamente farina del loro sacco e che, magari, hanno semplicemente usato uno strumento di intelligenza artificiale per il controllo ortografico o, ancora più semplicemente, che strumenti del genere sono, ormai, incorporati nei software che utilizzano per elaborare i documenti.Ma come si fa a fornire al tuo professore che un algoritmo ha persuaso tu abbia fatto il furbetto la prova del contrario?Tutti d’accordo nel sostenere che la prova è diabolica, semplicemente impossibile.Così come c’è un diffuso consenso sulla circostanza che gli strumenti artificialmente intelligenti per scovare i furbetti dell’AI tra i banchi di scuola e in università non funzionano come dovrebbero e sono pieni di bias.Tendono, tanto per fare un esempio, a considerare più frequentemente figlio di un aiutino dell’AI un compito scritto da un non madrelingua.Il rischio è enorme e duplice.Da una parte rischiamo di perdere la capacità di premiare gli studenti che andrebbero premiati considerandoli addirittura meno meritevoli di altri e dall’altra, stiamo abituando intere generazioni a considerare normale il fatto che una persona, la sua testa, le sue competenze, la sua creatività, capacità di sintesi o di risolvere un problema possano essere valutati da un algoritmo e che sia normale che un algoritmo possa incidere tanto prepotentemente sul destino di una persona.Credo serva un’inversione a “U” e credo serva in fretta.Buona giornata e goodmorning privacy!
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