EPISODE · May 30, 2026 · 6 MIN
Zeiss: ClearMind, il top di gamma per i nuovi comportamenti visivi
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La famiglia di lenti del gruppo oftalmico basata sulle neuroscienze è stata al centro di una conferenza stampa, il 28 maggio a Milano, che ha ufficialmente presentato, con il supporto di due esperti in materia, i risultati degli studi annunciati nei giorni scorsi al Congresso Vision Sciences Society 2026 in Florida, i quali dimostrano come una visione non nitida può sovraccaricare il nostro cervelloAlla luce di alcuni studi affidati da Zeiss a centri di ricerca e universitari, emerge un legame tra le distorsioni periferiche indotte delle lenti e il carico cognitivo estraneo: si tratta di uno dei tre esistenti, insieme all’intrinseco e al pertinente, causato da distrazioni o elementi esterni che affaticano il cervello senza aggiungere valore al processo di apprendimento. Quando le distorsioni laterali delle lenti compromettono la qualità della visione, il cervello umano lavora più intensamente per dare senso alle immagini sfocate o incomplete: una situazione che può aumentare il carico cognitivo e richiedere più sforzo mentale. La risposta di Zeiss è nelle ClearMind, che contribuiscono a diminuire e ottimizzare le sfocature nelle aree periferiche delle lenti, aiutando a ridurre il carico cognitivo.«Gli esperimenti condotti nel laboratorio di Bologna utilizzando la tecnica fNIRS, cioè la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, ci hanno fornito un metodo non invasivo per quantificare i cambiamenti nell'ossigenazione corticale del cervello e, quindi, per indagare come la sfocatura ottica indotta moduli l'attivazione corticale in diverse regioni cerebrali durante compiti visuomotori e di controllo - ha detto alla conferenza stampa Annalisa Bosco, docente e ricercatrice in Neuroscienze presso l’Università di Bologna - I test effettuati dimostrano che anche un lieve degrado ottico, ovvero una visione leggermente sfocata, ha un rapido impatto sull'elaborazione corticale degli stimoli visivi e, dunque, possiamo dire sul carico di lavoro del cervello. Guardando al futuro, una delle frontiere della ricerca neuroscientifica sarà capire come il cervello sviluppa strategie adattive per gestire il carico cognitivo, soprattutto quando le informazioni sensoriali sono incerte o degradate».È intervenuto anche Rajat Agarwala, ricercatore senior presso l’Institute for Ophthalmic Research dell’Università di Tübingen, in Germania. «Quando il cervello è attivamente impegnato, diventa molto più sensibile alla qualità delle informazioni visive rispetto a quando è in modalità di semplice fissazione – ha affermato Agarwala - Abbiamo scoperto che l'impatto della qualità visiva sul cervello non è assoluto, ma dipende da quanto siamo coinvolti cognitivamente e attivamente in un compito. E questo ha implicazioni molto importanti: significa, ad esempio, che anche piccole alterazioni visive, come una leggera sfocatura non corretta, possono aumentare il carico cognitivo quando siamo impegnati in attività che richiedono coordinazione visuomotoria, come guidare, lavorare o interagire con gli oggetti. In altre parole, il cervello deve “lavorare di più” per compensare l'incertezza visiva».
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