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Aborto - BastaBugie.it
by BastaBugie
ARTICOLI DI BIOETICA SU ABORTO E LE SUE CONSEGUENZE NEGATIVE www.bastabugie.it
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Planned Parenthood nasconde la morte di una donna durante un aborto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8574PLANNED PARENTHOOD NASCONDE LA MORTE DI UNA DONNA DURANTE UN ABORTOdi Fabio Piemonte Planned Parenthood è ritenuta responsabile di aver occultato intenzionalmente la morte di una giovane madre a seguito di un aborto. Il tragico evento si è verificato a Fort Collins, in Colorado, in una clinica della rete del colosso americano degli aborti: la ragazza è morta per complicazioni sopraggiunte dopo un aborto chirurgico praticatole nel secondo trimestre di gravidanza. Lo ha confermato il referto dell'autopsia sul corpo della diciottenne Lexi Arguello, che però è stato reso pubblico soltanto adesso, al termine di una battaglia legale durata oltre un anno. Finora, infatti pare purtroppo che questa potente industria dell'aborto non sia mai stata chiamata a rispondere in tribunale per aver posto fine alla vita di una madre, oltre che a quella del suo bambino ancora in grembo.OCCULTARE INFORMAZIONI PUBBLICHEIn effetti, Planned Parenthood ha cercato in tutti i modi di insabbiare il tragico epilogo di questa storia. È stata necessaria una battaglia legale di più di un anno per rendere pubblico il referto dell'autopsia della giovane madre del Colorado. Lexi Arguello si è infatti sottoposta all'aborto il 6 febbraio 2025, quando era incinta di 21 settimane e 6 giorni. Il referto ha individuato la «probabile embolia da liquido amniotico» come condizione che ha contribuito in modo significativo al suo decesso. Stando a quanto constatato dal medico legale, a seguito dell'intervento abortivo, la giovane avrebbe manifestato una coagulazione intravascolare disseminata, ossia un grave disturbo della coagulazione che le ha poi provocato un collasso cardiovascolare e un'insufficienza a livello multiorgano. Sebbene due note organizzazioni pro-life - Operation Rescue e Life Legal Defense Foundation - abbiano richiesto l'autopsia meno di due settimane dopo la morte di Arguello, si sono viste recapitare una copia del referto pesantemente censurata, nella quale venivano omesse le informazioni relative all'aborto e alle possibili complicazioni sopraggiunte. Di qui le suddette associazioni, in collaborazione con l'avvocato del Colorado Tim Goddard, hanno deciso di intentare una causa contro il medico legale per aver interpretato erroneamente diverse leggi e regolamenti in materia, al fine di occultare informazioni pubbliche sulla causa della morte di Lexi. A questo punto, nonostante il medico legale Stephen Hanks avesse ribadito la correttezza delle informazioni riportate nel referto senza rimaneggiamenti, un giudice del tribunale distrettuale ne ha ordinato la pubblicazione integrale lo scorso 27 aprile.IL TENTATIVO DI INSABBIARE LA VERITÀ«L'autopsia rivela chiaramente le malefatte di Planned Parenthood. Tale referto è uno dei pochi documenti pubblici in grado di smascherare le responsabilità di Planned Parenthood nella tragica morte di Lexi Arguello», ha dichiarato a LifeNews.com il presidente di Operation Rescue Troy Newman. «È anche un documento che può dimostrare quanto siano diventate pericolose le cliniche abortiste non regolamentate e senza licenza in Colorado. Le donne muoiono e i funzionari statali si voltano dall'altra parte» - ha aggiunto ancora Newman - criticando duramente l'operato del medico legale, il quale avrebbe omesso intenzionalmente alcuni dettagli nel tentativo di non screditare la procedura abortista che, com'è noto, non è avulsa da pesanti ricadute non solo psicologiche ma anche fisiche per la salute della madre. «Il medico legale sapeva perfettamente che le donne potrebbero non entrare in una clinica per aborti se fossero a conoscenza del fatto che il personale sanitario ha ferito o addirittura ucciso una paziente. Solo che, invece di credere che le donne meritino di conoscere tutti i fatti per scegliere a chi e dove rivolgersi per l'assistenza sanitaria, il signor Hanks ha pensato fosse meglio tenerle all'oscuro e nascondere la verità sulla morte di Lexi. È così che i fautori dell'aborto mantengono in vita il loro business: nascondendo costantemente la verità», ha sottolineato Alexandra Snyder, presidente della Life Legal Defense Foundation. Nel caso di specie, dunque, «non si è trattato di una semplice censura per motivi di privacy. I funzionari del Colorado hanno nascosto al pubblico i risultati delle analisi mediche e la causa ufficiale della morte di Lexi per proteggere un settore politicamente favorito da eventuali controlli», ha osservato Snyder, evidenziando proprio come «la morte della giovane metta in luce la pericolosa mancanza di controllo che circonda il settore dell'aborto in Colorado. Il pubblico ha il diritto di sapere cosa succede all'interno di Planned Parenthood, soprattutto quando le strutture che offrono servizi di aborto finanziati dai contribuenti continuano a opporsi a standard di sicurezza di buon senso». «Sospettiamo inoltre che Planned Parenthood abbia indotto i familiari a credere che la morte di Lexi fosse inevitabile. Incoraggiamo la famiglia a rivolgersi a un avvocato specializzato in negligenza medica. Se necessario, Operation Rescue è sempre disponibile a mettere i familiari in contatto con un legale», ha affermato infine il suo presidente Newman, accusando contestualmente il colosso degli aborti di aver anche ritardato le cure di emergenza che avrebbero potuto salvare la vita della giovane madre.NON È UN CASO ISOLATO?La dinamica di questa vicenda risulta emblematica di come sia concreto il rischio che quello di Lexi Arguello non sia un "caso isolato". D'altra parte in special modo Planned Parenthood non è nuova agli scandali per tutelare il fiorente business degli aborti. Basti a tal proposito ricordare anche soltanto quanto balzato agli onori della cronaca nel 2015, allorquando emerse che tale rete di cliniche si premurava di vendere illegalmente persino gli organi e i tessuti dei feti abortiti, pur di implementare ulteriormente i propri introiti. Pertanto, alla luce della gestione aziendale di Planned Parenthood, è molto probabile che quanto accaduto alla giovane diciottenne in Colorado sia in passato già successo, ossia che Lexi sia l'ennesima donna morta per le conseguenze legate a un aborto, e che dunque nei dati ufficiali potrebbero celarsi numerosi tentativi di insabbiamento compiuti additando motivazioni cliniche di altra natura dietro i decessi delle madri a seguito delle complicanze di un intervento abortivo.
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Un tribunale scozzese non applica la legge in difesa dell'aborto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/981UN TRIBUNALE SCOZZESE NON APPLICA LA LEGGE IN DIFESA DELL'ABORTO Lo scorso 27 aprile, presso il Tribunale di Glasgow, il giudice Stuart Reid ha archiviato le accuse penali a carico di Rose Docherty, anziana donna cristiana di 75 anni, arrestata per essersi offerta a una semplice, ed eventuale, conversazione con chi avrebbe acconsentito, all'interno di una "zona cuscinetto". La signora Docherty era stata la prima persona a essere incriminata penalmente in base alla legge scozzese del 2024 sulle "zone cuscinetto", una normativa che vieta di "influenzare" chiunque cerchi di accedere ai servizi di aborto entro un raggio di 200 metri da ogni ospedale. Il suo primo arresto risaliva al 19 febbraio 2025, ma il Procuratore Fiscale aveva deciso di non procedere. Poi, a settembre, era stata arrestata una seconda volta nelle stesse circostanze, avviando sette mesi di procedimenti penali.Ciò che Rose Docherty aveva fatto era semplicemente tenersi ferma nei pressi del Queen Elizabeth University Hospital di Glasgow reggendo un cartello con la scritta: «La coercizione è un reato, sono qui per parlare, solo se lo desiderate». Non si era avvicinata a nessuno, non aveva parlato di aborto, non aveva assunto alcun comportamento ostruzionistico, molesto o intimidatorio, e non aveva protestato. Eppure era stata ammanettata, fatta salire sul retro di un furgone della polizia e rinchiusa in una cella per oltre due ore. La sua vicenda aveva suscitato preoccupazione in campo internazionale: sia la Conferenza episcopale cattolica scozzese sia - a livello estero - il Dipartimento di Stato americano avevano espresso sgomento, con quest'ultimo che aveva definito l'arresto un esempio della repressione della libertà di parola in atto in tutta Europa. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance aveva segnalato la questione nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nel febbraio dello scorso anno. [...]La svolta era arrivata con l'udienza del 20 aprile, durante la quale i legali della signora Docherty - coordinati dall'organizzazione di tutela legale ADF International e dallo studio Lindsays, con l'avvocato Jamie McGowan - avevano sostenuto che le accuse violavano il diritto alla libertà di espressione sancito dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In quell'occasione era emerso anche un dettaglio clamoroso: la Procura aveva ammesso di non aver ancora verificato se all'interno della "zona cuscinetto" ci fosse effettivamente qualcuno che accedeva ai servizi di aborto, elemento che la legge stessa individua come requisito essenziale del reato. Interrogato dallo sceriffo Reid sull'esistenza di prove sufficienti, il procuratore aveva risposto che al momento non ve n'erano, ma che potevano emergere da successive indagini. Lo sceriffo ha concluso che la Procura non aveva dimostrato l'esistenza di un reato previsto dalla legge scozzese, archiviando il caso. La questione, però, potrebbe essere riaperta qualora emergessero prove più solide e la Procura ritenesse l'azione penale nell'interesse pubblico.Fuori dal tribunale, Rose Docherty ha dichiarato: «Questo verdetto rappresenta un'importante vittoria per la libertà di parola in Scozia e nel Regno Unito. Sono stata arrestata, incriminata e processata per niente altro che per aver invitato pacificamente a una conversazione consensuale in uno spazio pubblico. Solo per essermi resa disponibile per i soli, gli impauriti e i costretti, sono stata trattata come un criminale violento». L'avvocato di ADF International Jeremiah Igunnubole ha sottolineato come il procedimento sia emblematico di una crescente crisi della libertà di parola nel Regno Unito e ha chiesto l'abrogazione urgente di queste leggi. Nel frattempo, un caso simile si sta verificando in Inghilterra, dove Isabel Vaughan-Spruce - anch'essa assistita da ADF International - dovrà affrontare a ottobre prossimo un processo per aver pregato in silenzio nei pressi di una clinica abortiva: è la prima persona incriminata ai sensi della Sezione 9 del Public Order Act del 2023, legge analoga che ha introdotto le "zone cuscinetto" intorno a tutte le strutture abortive in Inghilterra e Galles.
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Aborti in aumento negli Usa, le leggi pro viita non bastano
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8513ABORTI IN AUMENTO NEGLI USA, LE LEGGI PRO VITA NON BASTANO Negli Stati Uniti il numero di aborti continua ad aumentare nonostante, in molti Stati, siano state approvate restrizioni più severe contro l'uccisione di un essere innocente.Secondo le stime pubblicate dall'ex sezione di ricerca di Planned Parenthood, il Guttmacher Institute, nel 2025 sono stati effettuati circa 1.126.000 aborti, un dato in lieve crescita rispetto agli 1.124.000 del 2024. Si tratta di un incremento eloquente perché mostra come le misure approvate in diversi territori non siano bastate a invertire la tendenza generale delle cliniche abortiste a incentivare e spingere per far abortire le donne, anche con la cosiddetta "telemedicina" e l'aborto per corrispondenza, riducendo la soppressione di una vita nel grembo materno alla mera assunzione di un farmaco. E a puntare il dito proprio contro la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza sono le associazioni pro life statunitensi. Tra loro, Michael New - ricercatore associato senior del Charlotte Lozier Institute - ha spiegato che, nel complesso, ben 91.000 donne residenti in Stati con leggi fortemente a favore della vita hanno usufruito di aborti tramite telemedicina nel 2025, con un aumento di oltre il 26% rispetto all'anno precedente.COSÌ GLI ABORTISTI ELUDONO LE LEGGIIl punto centrale, secondo New, è che gli aborti per corrispondenza stanno volutamente aggirando e indebolendo le leggi a favore della vita approvate da molti Stati dopo la sentenza Dobbs. Basti pensare che il rapporto segnala che il numero di donne che hanno abortito per corrispondenza è salito da 72.000 a 91.000 tra il 2024 e il 2025, mentre 62.000 donne residenti in aree con leggi che vietano l'aborto si sono recate in un altro Stato per sottoporsi all'intervento, con un calo del 16% rispetto al 2024; ma, per il fronte pro life, il dato non è rassicurante proprio perché a compensare quel calo è stato l'aumento dell'accesso all'aborto chimico tramite telemedicina e invio postale, una modalità che rende meno incisive, nei fatti, le norme pro vita approvate a livello statale.I dati mostrano con chiarezza anche quanto le decisioni politiche dei singoli Stati incidano sui tassi di aborto a livello locale. La ricerca cita infatti i casi della Florida e dell'Iowa, dove nel 2024 hanno iniziato ad applicarsi leggi che vietano l'aborto una volta che il battito cardiaco del feto diventa rilevabile. In entrambi gli Stati, nel 2025 gli aborti praticati all'interno del territorio statale sono diminuiti di ben il 25%. All'opposto, altri Stati che hanno reso la propria legislazione più permissiva - come Missouri e North Dakota - hanno registrato un forte aumento della soppressione di una vita umana nel grembo materno nel 2024. Sempre Michael New ha però, allo stesso tempo, messo in guardia dal fatto che la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza potrebbe ridurre la precisione delle rilevazioni più recenti, proprio perché il fenomeno si sta spostando sempre più su canali che sfuggono ai modelli tradizionali di monitoraggio.LO SCONTRO POLITICO IN CORSOSu questo scenario si innestano le dinamiche politiche tra le associazioni pro life, l'amministrazione Trump e la Food and Drug Administration. Gli attivisti pro-vita chiedono da tempo un intervento deciso contro il traffico di farmaci abortivi, ma denunciano un costante stallo da parte della FDA, che mina quindi gli sforzi degli Stati pro-vita per proteggere i nascituri. A rafforzare questa preoccupazione ci sono anche i dati diffusi il mese scorso dall'Ethics & Public Policy Center, che ha esaminato gli eventi avversi legati al mifepristone prima e dopo l'eliminazione dell'obbligo di visita medica in presenza da parte della FDA. Secondo l'analisi, il tasso di eventi avversi gravi è passato dal 10,15% all'11,50%. Un altro studio pubblicato dallo stesso centro un anno fa, nell'aprile 2025, aveva rilevato che il 10,93% delle donne sperimenta sepsi, infezioni, emorragie o altri eventi avversi gravi entro 45 giorni dall'aborto con mifepristone e, sempre secondo quello studio, il tasso di eventi avversi riscontrato nelle donne che assumono la pillola abortiva sarebbe almeno 22 volte superiore alla soglia dello 0,5% citata sulla base di studi clinici. In questo quadro, dunque, il dibattito non riguarda più soltanto il numero degli aborti - e quindi delle vite umane uccise nel grembo materno - ma anche il modo in cui vengono (non) protette le donne.
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Germania e Austria danno ragione a chi prega davanti alle cliniche abortive
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8485GERMANIA E AUSTRIA DANNO RAGIONE A CHI PREGA DAVANTI ALLE CLINICHE ABORTIVEdi Salvatore Tropea In un momento in cui, su aborto e "diritti", qualcuno vorrebbe imporre il pensiero unico dominante, addirittura censurando la Fede e chi prega a favore della vita nascente, dalle autorità giudiziarie di Germania e Austria arriva un messaggio netto: la preghiera pacifica non è un crimine né si può vietare. STOP AI DIVIETI DI PREGHIERAVediamo nel dettaglio i casi. Innanzitutto a Ratisbona, nella regione tedesca della Baviera, le autorità avevano provato a mettere a tacere le veglie di preghiera vicino alle strutture abortive imponendo una "buffer zone" di 100 metri: un'area di esclusione che, di fatto, impediva a cittadini pacifici di sostare e pregare nei pressi delle cliniche. Un gruppo pro-life attivo sul territorio, con il supporto legale di ADF International, ha contestato la misura e il Comune è stato costretto a fare marcia indietro dopo gli stop arrivati in sede giudiziaria. La vicenda, secondo quanto riportato proprio da ADF International, ha coinvolto il Tribunale amministrativo di Regensburg e anche la giustizia amministrativa bavarese, fino al ritiro dell'esclusione di 100 metri stabilita inizialmente nell'estate 2025.A Vienna, in Austria, lo schema è stato simile: la polizia aveva tentato di vietare una veglia di preghiera programmata da "Jugend für das Leben" (Youth for Life), un'associazione di giovani pro-life. Anche qui è intervenuto un tribunale a ristabilire le libertà fondamentali: il Verwaltungsgericht Wien, il tribunale amministrativo della città, ha infatti annullato i provvedimenti della polizia e, in una sentenza dello scorso 8 gennaio, ha chiarito che una veglia di preghiera pacifica è una riunione lecita ai sensi del diritto di assemblea e non può essere esclusa dallo spazio pubblico. ADF International, che anche in questa occasione ha sostenuto la causa, ha sottolineato il punto decisivo: in uno Stato di diritto non si possono bandire cittadini pacifici dai luoghi pubblici semplicemente perché qualcuno non condivide il contenuto della loro espressione di fede.Due pronunce, quindi, che insieme dicono una cosa molto semplice e molto "scomoda" per l'ideologia abortista: le libertà di riunione, espressione e culto non svaniscono perché un luogo viene dichiarato "sensibile". E la preghiera, anche silenziosa, resta ciò che è: un atto pacifico e legittimo.UNA LEZIONE PER L'ITALIA E... PER L'EMILIA-ROMAGNAQuesta vicenda riguarda da vicino anche l'Italia, perché ciò che in Germania e Austria è stato respinto dai giudici rischia di ripresentarsi qui sotto un altro nome: quello delle cosiddette "zone sicure". È esattamente l'allarme lanciato da Pro Vita & Famiglia con la petizione "Arrestati per un'Ave Maria?", che - con quasi 20.000 firme già raccolte - chiede al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, di non istituire le "zone sicure" previste dalla Risoluzione 284/2025. Il punto è chiarissimo: vietare ai cittadini iniziative pacifiche a sostegno della vita e della maternità o momenti di preghiera silenziosa nei pressi di ospedali e cliniche significa trasformare lo spazio pubblico in un'area a libertà condizionata, dove a essere "tollerate" sono solo alcune idee, mentre le altre vengono allontanate con la forza o con le sanzioni.Ecco perché le sentenze di Ratisbona e Vienna possono e devono "fare scuola": mostrano che, in democrazia, non si difendono donne e bambini zittendo la preghiera o cancellando dal territorio qualunque presenza pacifica pro-life. Al contrario: si tutela davvero la libertà quando lo Stato garantisce i diritti di tutti, anche di chi non si adegua al dogma dell'aborto come "bene intoccabile". In Emilia-Romagna, invece, con la Risoluzione 284/2025 si tenta la strada opposta: creare aree in cui perfino un'Ave Maria, anche solo nel silenzio, diventa un bersaglio. È una deriva che va fermata prima che diventi un pericoloso precedente.
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Aborto impensabile: e anche papa Leone marcia per la vita
VIDEO: March for Life 2026 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=y4oO0T9VtQUTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8442ABORTO IMPENSABILE: E ANCHE PAPA LEONE MARCIA PER LA VITA (INVECE LA CEI...) di Luca Volontè Alla "Marcia per la vita" di Washington, Papa Leone ribadisce l'impegno totale per la vita e dall'Amministrazione Trump, dopo alcuni tentennamenti, ripartono le misure contro l'industria dell'aborto americana e mondiale. L'attenzione della "Marcia per la Vita" quest'anno, «non è solo quella di cambiare le leggi a livello statale e federale, ma anche di cambiare la cultura per rendere l'aborto impensabile», si legge nel sito web ufficiale della Marcia 2026.Perché ancora marciare per la vita, chiedono gli organizzatori. «Purtroppo, il numero di aborti ogni anno è ancora ben superiore a 900.000 e si prevede che tale numero diminuirà solo di circa 200.000 all'anno nell'America post-Roe. Si profilano all'orizzonte molte battaglie legislative nazionali, tra cui anche il mantenimento delle protezioni Hyde di lunga data, che limitano i finanziamenti governativi per l'aborto nei disegni di legge di bilancio annuali. L'emendamento Hyde ha salvato milioni di vite ed è senza dubbio la politica pro-vita più incisiva nella storia della nostra nazione, ma ora non può essere dato per scontato...continueremo a marciare ogni gennaio a livello nazionale fino a quando non sarà ripristinata una cultura della vita negli Stati Uniti d'America».ROE VS WADESiamo infatti alla 52^ manifestazione (53° anniversario dalla sentenza "Roe vs Wade") annuale, infatti la prima "Marcia per la Vita" si era svolta nel gennaio 1974, in occasione del primo anniversario della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che legalizzava l'aborto a livello federale. 50 anni dopo, lo scorso 2021 la Corte Suprema aveva rivisto e annullato la "Roe vs Wade" con lo storico caso "Dobbs contro Jackson Women's Health Organization", decisione descritta dalla Bussola. Ora l'obiettivo è si culturale ma, la precondizione necessaria e sufficiente per combattere questa nuova battaglia, è che le riforme legislative per la tutela della vita del concepito ed i tagli contro l'aborto si mantengano e se possibile accrescano. Nel messaggio diffuso in vista della manifestazione annuale pro-life nella capitale degli States, Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia, ha espresso calorosi saluti e vicinanza spirituale ai manifestanti e ricordato il suo recente e cruciale discorso fatto al corpo diplomatico del 9 gennaio, di cui diversi autori hanno presentato alcuni contenuti sulla Bussola, ribadendo che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano».Infatti, ha ricordato il Papa, «una società è sana e progredisce veramente solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla... affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi, attraverso iniziative appropriate a tutti i livelli della società, anche attraverso il dialogo con i responsabili civili e politici». Difendendo i «nascituri», ha sottolineato il Papa, «sappiate che state adempiendo al comando del Signore di servirlo nei nostri fratelli e sorelle più piccoli». Oltre alle decine di interventi e testimonianze toccanti e forti, il Vice Presidente degli Stati Uniti JD Vance ha tenuto un discorso alla folla ribadendo l'impegno personale ed il messaggio dell'amministrazione Trump nella "Giornata Nazionale sulla Santità della vita umana" (22 gennaio), dopo le recenti contraddizioni. LA RETROMARCIA DEI REPUBBLICANIInfatti, lo scorso 6 gennaio il presidente USA aveva chiesto ai repubblicani del Congresso di essere più flessibili sul finanziamento pubblico degli aborti, soprattutto sull'emendamento Hyde, nato come disposizione bipartisan nei disegni di legge sul finanziamento che ha vietato l'uso di fondi federali alle multinazionali dell'aborto per oltre 45 anni, sempre rinnovato dal 1976, sino all'ultima amministrazione Biden e che ha salvato, secondo uno studio del "Charlotte Lozier Institute", circa 2.6 milioni di bimbi.Nei giorni successivi, non solo Marjorie Dannenfelser, presidente dell'importante associazione prolife "Susan B. Anthony Pro-Life America", ma anche altri leaders prolife avevano criticato Trump e previsto una sconfitta certa per il partito del presidente se avesse tradito gli impegni a favore della vita. Il tanto atteso disegno di legge sul programma sanitario del presidente Donald Trump, presentato alla stampa ed al Congresso il 15 gennaio, non menziona l'Emendamento Hyde, pur garantendo la collaborazione con il Congresso perché fossero incluse «le più forti protezioni possibili a favore della vita».La retromarcia dei Repubblicani è stata repentina, il 19 gennaio, con un comunicato congiunto, i Repubblicani membri della Commissione Bilancio del Congresso, assicuravano che il disegno di legge proveniente dalla Casa Bianca era stato per includere l'Emendamento Hyde e «proteggere la vita dei bambini non ancora nati». Giovedì 22 gennaio, la "Small Business Administration" (SBA) ha avviato una indagine federale sulle agenzie abortiste affiliate a Planned Parenthood per verificare se abbiano ricevuto illegalmente 88 milioni di dollari in prestiti del "Paycheck Protection Program" (PPP), programma di ristoro economico, durante la pandemia di COVID-19. Infine, ieri, giorno della Marcia, il Dipartimento di Stato ha ampliato la cosiddetta "Mexico City Policy", norma che impedirà che gli aiuti esteri sovvenzionino l'aborto e, in un importante ampliamento, anche ai programmi di "gender e diversità, equità e inclusione" (DEI). Trump, Vance e l'intera amministrazione, dunque, compiono un passo avanti deciso ed economicamente concreto a favore della vita e contro le multinazionali dell'aborto, tutte decisioni che favoriranno la battaglia culturale pubblica a cui i movimenti pro life sono chiamati con il sostegno limpido di Papa Leone XIV.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Giornata per la Vita, rituale stanco perché dimentica le origini" parla degli scopi originali della Giornata nazionale per la Vita istituita a seguito dell'approvazione della legge 194 che legalizzò l'aborto in Italia.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 gennaio 2026: 47 anni e li dimostra tutti. Domani, prima domenica di febbraio, come ogni anno dal lontano 4 febbraio 1979 la Chiesa italiana celebra la Giornata nazionale per la vita. Ma sempre più stancamente, sempre più distrattamente: qualche prete lo ricorderà tra gli avvisi alla fine della Messa; un numero minore ne farà cenno durante l'omelia; all'esterno di diverse chiese eroici volontari dei Centri di Aiuto alla Vita venderanno le primule, fiore-simbolo, anche per autofinanziarsi; forse qualche parrocchia organizzerà un convegno o una veglia di preghiera. E poi si chiude e ci si dà appuntamento all'anno prossimo, sempre più stancamente, sempre più distrattamente.Non aiuta certo la Conferenza Episcopale Italiana con i suoi messaggi per la Giornata, così generici da suscitare qualche buon pensiero (se va bene) e poco più. Prendiamo quello di quest'anno, dal titolo "Prima i bambini": per carità, nulla di sbagliato, forse un po' di eccesso sentimentale nella definizione di una «visione evangelica dell'infanzia» che sa tanto di Mulino Bianco; però poi un lungo elenco di violazioni dei diritti dei bambini su cui fare un esame di coscienza. E si va dai bambini «vittime collaterali delle guerre degli adulti» ai «bambini "fabbricati" in laboratorio», dai bambini-soldato a quelli «fatti oggetto di attenzioni sessuali». A un certo punto si citano anche «bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere», modo elegante di definire le vittime dell'aborto, parola che nel messaggio non viene citata neanche una volta.Perché ci soffermiamo su quest'ultimo particolare? Perché la stanchezza e la distrazione rispetto alla Giornata per la Vita sono il frutto di una dimenticanza - per non dire della rimozione - dell'origine, del motivo per cui è stata istituita. Essa è infatti la risposta all'approvazione della legge 194 del 22 maggio 1978 che legalizza l'aborto in Italia, ma è anche figlia di una battaglia condotta dalla CEI fin dall'inizio degli anni '70 per contrastare il tentativo di approvare una legge abortista; battaglia che a legge fatta la CEI intende continuare a tutti i livelli: ecclesiale, caritativo, culturale, politico.Di quelle intenzioni oggi è rimasto praticamente nulla, se addirittura abbiamo eminenti prelati che parlano di legge 194 come «pilastro della società» e politici cattolici che «nessuno tocchi la 194».Per capire meglio cosa è cambiato nella Chiesa in questi anni basta riprendere in mano l'Istruzione pastorale La comunità cristiana e l'accoglienza della vita umana nascente, approvata dal Consiglio permanente della CEI nella sessione del 23-26 ottobre 1978, la stessa che istituisce la Giornata per la Vita alla prima domenica di febbraio. Essa si presenta come una vera e propria «catechesi sulla responsabilità relativa all'accoglienza della vita nascente» e una chiamata all'azione, sia nelle opere di accoglienza della vita nascente (per le madri, le famiglie, le comunità ecclesiali fino agli operatori socio-sanitari) sia nell'impegno socio-politico che arriva fino alla richiesta di «operare per un superamento della legge attuale, moralmente inaccettabile, con norme totalmente rispettose del diritto alla vita».Tutto il documento è percorso dalla consapevolezza della gravità dell'aborto, definito «un grave crimine morale» e un «gravissimo
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La campana pro-life di Suetta ci richiama al diritto naturale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8437LA CAMPANA PRO-LIFE DI SUETTA CI RICHIAMA AL DIRITTO NATURALE di Stefano Fontana Il vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta, fa suonare ogni giorno una campana per ricordare i bambini impediti a nascere dalla legge sull'aborto. Ovviamente ne è nata una polemica e, come era scontato, le donne del Partito Democratico hanno esecrato l'iniziativa considerata da loro "molto grave" perché lesiva del diritto delle donne. Tuttavia in questo articolo non ci occuperemo di queste stanche e stancanti contestazioni ideologiche, ma affronteremo alcune questioni che dovrebbero interessare i cattolici, sulle quali pochi o nessuno si è esercitato.Prima di tutto va chiarito che il vescovo Suetta, con questa sua iniziativa, è intervenuto su un tema di diritto e di morale naturali. Ossia ha semplicemente difeso l'ordine delle cose, un principio di senso comune, una norma ragionevole: è moralmente vietato uccidere una persona innocente. Lo ha riassunto egli stesso con la frase «l'aborto non è un diritto ma un delitto» (QUI). Il vescovo ha stabilito il diritto come fonte di doveri e quindi i doveri come fonte dei diritti. Ha ricordato la giusta successione logica. Prima dei diritti soggettivi, c'è il diritto, vale a dire l'ordine oggettivo della giustizia, il quale pone alla ragione il dovere di rispettare i suoi articoli non scritti, sui quali - a questo punto sì ... - si fondano i diritti soggettivi. Non tutti, quindi, ma solo quelli resi veri e legittimi proprio da questa dipendenza dal diritto e dalla giustizia. I diritti ingiusti non sono diritti.Sarebbe un errore assegnare alla campana di Suetta un senso immediatamente solo religioso, saltando la sua dimensione di buon senso comune. Si leggono nella rete interventi di cattolici che sostengono l'iniziativa del Vescovo, ma tralasciano l'aspetto ora visto. Motivano la difesa della scelta di Suetta sottolineando che la laicità dello Stato non consiste nel combattere una religione, ma nel permettere a tutte di dire la loro: quindi anche Suetta ha questo diritto. Interventi di questo genere sbagliano il bersaglio, nel senso che attribuiscono un primario senso religioso ad una disposizione - quella di Suetta - il cui primo senso è invece di ragione naturale. Lo Stato deve difendere i principi della ragione naturale perché non facendolo andrebbe contro al bene comune, che è il suo fine costitutivo. Se invece il primo dovere dello Stato fosse di dare la parola a tutte le religioni, dovrebbe ipoteticamente farlo anche per religioni che prevedessero l'aborto come lecito.Il suono di quella campana prima di tutto ricorda a tutti e non solo ai cattolici, che esiste questo ordine naturale, che la ragione umana è in grado di conoscerlo e che il potere politico ha il dovere di difenderlo.Il discorso tuttavia non finisce qui. Suetta è un vescovo cattolico, ha sì difeso il diritto naturale e un principio della legge morale naturale, ma lo ha fatto, oltre che da uomo e da cittadino, anche da vescovo. Sarebbe riduttivo fermarsi solo al primo livello, posta la necessità di non trascurarlo. Ciò ha un grande significato: vuol dire che la religione cattolica illumina e protegge il diritto naturale, vuol dire che la Chiesa ha il compito di difenderlo, come del resto fa da sempre, a parte alcune diffuse incertezze dei nostri tempi. Non va dimenticato quanto insegnato da Paolo VI nella Humanae vitae (1968): «Nessun fedele potrà negare che al magistero della chiesa spetti di insegnare anche la legge morale naturale... infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l'adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini». La campana di Ventimiglia-San Remo, ogni giorno, non ricorderà solamente che esiste una legge di natura, ma anche che la Chiesa cattolica la conferma, la difende e la purifica con la legge evangelica. E lo ricorderà a tutti, compresi quanti, nella stessa Chiesa, se ne sono dimenticai o addirittura lo negano.C'è infine un altro sviluppo, per certi versi ancora più decisivo: quella campana vuol dire ancora di più di quanto appena visto. Non ci sono oggi altre religioni che facciano suonare le loro campane in difesa dell'ordine naturale, solo quella campana "cattolica" lo fa. Essendo l'unica a farlo, essa esprime e nello stesso tempo rivendica un primato di unicità agli occhi di un potere politico che intendesse difendere il diritto naturale ("se" intendesse difenderlo). Il vescovo Suetta ha come riaffermato questo primato di unicità. I cattolici che nella rete sostengono l'iniziativa Suetta dicendo allo Stato che la laicità consiste nel far parlare le religioni e su ciò difendono il diritto della campana di Suetta, non tengono conto di questo primato della religione cattolica. La campana di Suetta costringe lo Stato a tornare al suo dovere di perseguire il bene comune difendendo il diritto naturale, e spinge la Chiesa a rivendicare il suo ruolo primaziale nel conseguimento del medesimo scopo. Su questo punto la voce della Chiesa cattolica non è una opinione tra le tante, non è nemmeno solo una opinione.Se queste nostre considerazioni hanno un senso, allora bisognerebbe che altri vescovi, che tutti i vescovi cattolici d'Italia facessero suonare la loro campana, ogni giorno, alla stessa ora.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, Paglia contro Suetta. I vescovi italiani si sveglino" parla dell'ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita che va a Sanremo e prende le distanze dall'iniziativa della "Campana dei bambini non nati" presa dal vescovo Suetta. Scandaloso ma non sorprendente visti i precedenti. Ma gli altri vescovi da che parte stanno?Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 gennaio 2026:Una settimana fa lamentavamo il fatto che dai vescovi italiani non fosse venuta una sola parola di solidarietà nei confronti del vescovo di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta, attaccato ferocemente dai media e dai partiti di sinistra per l'iniziativa della "Campana dei bambini non nati".Quel rintocco serale della campana collocata sulla torretta della Curia alla fine di dicembre, ha mandato in tilt tutta la sinistra (e non solo) che della tragedia dell'aborto, dell'eliminazione della creatura più indifesa, ha fatto un diritto umano. Polemiche feroci dettate da chi conta visto che le proteste non hanno grande seguito popolare, come dimostrano le poche decine di persone che sabato 17 gennaio hanno partecipato alla manifestazione in piazza a Sanremo chiamata a gran voce dal Partito Democratico locale.Lamentavamo dunque che davanti a questa bufera mediatica gli uomini di Chiesa rimanessero in silenzio. Però oggi siamo al punto che dobbiamo rimpiangere quel silenzio, visto che l'unico uomo di Chiesa che si è espresso - l'ineffabile monsignor Vincenzo Paglia - lo ha fatto per prendere le distanze da monsignor Suetta, e per giunta ha scelto proprio la città di Sanremo per farlo.Infatti monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) che sotto la sua guida ha preso una direzione contraria a quella per cui san Giovanni Paolo II l'aveva fondata, questo fine settimana era nella città ligure, al Teatro del Casinò, per partecipare a un convegno sulla terza età. Convegno, bisogna dire per quanti hanno polemicamente rilevato l'assenza tra il pubblico del vescovo Suetta, che è stato ampiamente pubblicizzato sul sito della diocesi. Cortesia non ricambiata da Paglia, al quale - come era logico attendersi - a margine del convegno è stata fatta la fatidica domanda sull'iniziativa della Campana.La risposta è sconcertante: «Io vorrei - ha detto l'ex presidente della PAV - che si suonassero le campane per i vecchi, affinché siano accompagnati con serenità e amore, cosicché nessuno sia lasciato solo. La campana della fraternità deve suonare forte». Classico espediente clericale: parlare d'altro per evitare di esprimere apertamente il dissenso su un'iniziativa.Ma il messaggio è comunque chiaro: quell'iniziativa non mi rappresenta. Messaggio ancora più pesante se si considera che Paglia è stato fino a pochi mesi fa il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e peggio ancora perché lo ha fatto in coincidenza con le manifestazioni anti-Suetta.Del resto non ci si può nemmeno stupire più di tanto: ben ricordiamo quando nel 2022, partecipando a un programma di RaiTre, monsignor Paglia dichiarò a proposito della legge che ha legalizzato l'aborto in Italia nel 1978: «Penso che la legge 194 sia ormai un pilastro della nostra vita sociale». E poi, incalzato dalla giornalista che gli chiedeva se la 194 fosse in discussione, rispose risoluto: «No, ma assolutamente, assolutamente!».Le parole a Sanremo di monsignor Paglia spiegano bene il silenzio di tutti gli altri vescovi in Italia. Anche se non tutti pensano alla legge 194 come a un pilastro della società italiana e probabilmente tanti desidererebbero fosse abolita, nessuno però si sente di mettersi al centro di polemiche e contestazioni prendendo posizione su una materia che scatena reazioni ideologiche tanto forti. A molti piace credere che non prendendo alcuna posizione sgradita saranno per questo ascoltati meglio dal mondo, piace illudersi che nascondendo la Verità si favorisca quel clima di fraternità evocato da Paglia.Illusi, appunto. Davvero costoro pensano che ci possa essere fraternità in una società che uccide i propri figli?C'è solo da augurarsi che l'improvvida uscita di Paglia, con il suo implicito appoggio a chi contesta il vescovo Suetta, scuota la
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La campana dei bambini abortiti a Sanremo non offende nessuno
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8427LA CAMPANA DEI BAMBINI ABORTITI A SANREMO NON OFFENDE NESSUNO di Fabio Piemonte Nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, sulla torretta campanaria della curia di Villa Giovanna d'Arco, dal 28 dicembre scorso una campana suona ogni sera puntualmente alle 20 in memoria dei bambini non nati. Ormai l'iniziativa è arcinota, soprattutto per le vergognose e strumentali polemiche che fin dal suo annuncio l'hanno caratterizzata e che sono arrivate da sinistra, progressisti, femministi e persino dalla galassia Lgbt. Tutti a scagliarsi contro la campana e contro il vescovo, monsignor Antonio Suetta.«L'iniziativa offende», «colpevolizza le donne che hanno abortito», «criminalizza», addirittura c'è chi - come la Cgil Liguria - l'ha definita «violenta». Ma è davvero così? Ma davvero il semplice suono di una campana può offendere o giudicare qualcuno? Ovviamente no.Innanzitutto partiamo dalle stesse parole del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, il quale ha fin da subito chiarito che l'idea è nata semplicemente «dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, di custodire nel cuore della Chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell'aborto». Insomma un invito a elevare una preghiera comune alla stessa ora per ogni piccolissimo nascituro che non ha mai visto la luce e che dunque non vuole colpevolizzare né attaccare nessuno. Le motivazioni di Suetta, però - come già accennato - non sono bastate ed ecco quindi che sono arrivate le proteste di chi si dice favorevole alla libertà d'espressione, ma solo quando la si pensa allo stesso modo.IL VERO SCOPO DELLA CAMPANANon serve scomodare proclami teologici per spiegare - e comprendere - quale sia il reale scopo - innocuo - di tale campana, di fatto assimilabile a quello di tutte le altre campane: mediante i suoi rintocchi intende richiamare ogni fedele alla preghiera. Nello stesso tempo certamente essa rompe la cortina di silenzio sul tema dell'aborto, ma lo fa senza giudicare. Il suo suono non riecheggia per condannare le madri che abortiscono, né per metterle pubblicamente alla gogna, ma costituisce un'occasione per interrogare la propria coscienza sul valore della vita. Tale campana, inoltre, è stata fusa in occasione dei 40 Giorni per la Vita 2021-2022, quindi nel corso di un'altra significativa iniziativa di preghiera per tutti i bambini abortiti e per le loro mamme, per cui con i suoi rintocchi esorta semplicemente a un gesto di compassione cristiana, ribadendo la preziosità della preghiera, del raccoglimento e della memoria. Eppure, nonostante le buone intenzioni, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo è finito in un tritacarne mediatico che ha addirittura portato la consigliera di Pari Opportunità della Regione Liguria, Laura Amoretti, a scrivere una lettera di "protesta" indirizzata a Papa Leone XIV, mostrando tra l'altro in questo modo anche una certa ignoranza sulla Dottrina e sul magistero della Chiesa sul tema dell'aborto.Torniamo ora al suono della Campana per i bambini non nati e al suo reale scopo. In generale tutte le campane - e questa non fa eccezione - costituiscono, come detto, per fedeli di ogni epoca storica un invito prezioso alla preghiera. Non si tratta dunque semplicemente di segnalare l'ora esatta - che pure un tempo aveva un ruolo importante anche per il lavoro nei campi -, bensì di ricordare anche alle orecchie distratte dell'uomo contemporaneo che c'è un tempo per ogni cosa, anche per pregare, per andare a messa, per festeggiare, persino per il lutto. Ecco dunque che, per esempio, gli scampanellii prolungati - le cosiddette "campane a festa" - preannunciano generalmente l'inizio di una celebrazione eucaristica o la preghiera dell'Angelus alle 12; oppure con ritmo più accelerato e disteso proclamano la gioia del Natale e della Pasqua. Allo stesso modo, anche i ritocchi lenti intervallati da pochi secondi di silenzio - le cosiddette "campane a morto" - che annunciano un funerale sono sì un segno sonoro del dolore che colpisce una comunità, ma costituiscono nel contempo un invito ai fedeli a raccogliersi in preghiera, anche semplicemente dal luogo in cui ci si trova, proprio come il suono di ogni sera alle 20 a Sanremo vuole fare.LE ALTRE CAMPANE PER I NON NATIEbbene sì, la Campana per i bambini non nati di Sanremo non è affatto un unicum: segue un'iniziativa già diffusa in altri Paesi che spesso prende il nome di "La voce dei non nati" e che tra l'altro in passato ha ricevuto la benedizione del Santo Padre. Già nel 2021, infatti, fu Papa Francesco, in Vaticano, a benedire alcune campane di questo tipo. È accaduto, per esempio, il 27 ottobre 2021, quando il Pontefice diede la sua benedizione ad alcune campane destinate all'Ecuador e all'Ucraina, ricordando che il loro suono deve «annunciare al mondo il Vangelo della vita», «destare le coscienze» e tenere vivo il ricordo dei non nati, affidando «alla preghiera ogni bambino concepito, la cui vita è sacra e inviolabile». Ma ancora prima, nel settembre 2020, sempre Francesco, e sempre in riferimento ad alcune campane che risuonavano per i bambini vittime dell'aborto, aveva auspicato che il loro rintocco «risvegli le coscienze» dei cittadini e di legislatori nel mondo. Ma c'è di più: alcune di queste campane, infatti, recano un'incisione con le parole del beato polacco Jerzy Popiełuszko ("La vita di un bambino inizia sotto il cuore della madre") e il quinto comandamento, "Non uccidere". Un'altra benedizione è poi arrivata il 21 marzo 2023, sempre da parte di Papa Francesco, quella volta per una campana per la Vita destinata allo Zambia.Va da sé, dunque, che il polverone di polemiche in atto a Sanremo - con tanto di manifestazione di protesta tenuta dai Radicali sabato pomeriggio - sembra più che altro un tentativo di censurare e tappare la bocca a chi la pensa diversamente rispetto alle posizioni abortiste e progressiste. Ecco perché anche Pro Vita & Famiglia si è impegnata in prima linea, fin dai primi giorni di polemiche, per manifestare la propria solidarietà al vescovo Suetta, dando voce alle sue motivazioni e lanciando una petizione che in pochi giorni ha superato le 30.000 firme. E lo stesso vescovo si è sempre detto fermo nella sua decisione, saldo nel portare avanti l'iniziativa e ha per di più esortato proprio Pro Vita & Famiglia, con un messaggio rivolto direttamente all'associazione, a «non desistere da questa battaglia per il bene della vita» e ad essere «campane squillanti senza paura!».
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Tutte le strategie woke svergognate da chi ha lavorato all'Onu
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8380TUTTE LE STRATEGIE WOKE SVERGOGNATE DA CHI HA LAVORATO ALL'ONU di Giulia Tanel«Le persone oggi sono prive di identità», e quindi completamente manipolabili. Non usa giri di parole per descrivere la situazione in cui siamo immersi Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e da ex responsabile delle Nazioni Unite dei progetti di educazione sessuale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life, anche in qualità di presidente della Fondazione Creciendo Contigo Mujer e di coordinatrice della Red Vida y Familia Ecuador. Il Timone la ha incontrata in Italia, in una calda sera di fine agosto.Medina, partiamo dal suo passato: le posizioni che porta avanti oggi a livello nazionale internazionale non sono le stesse di un tempo...«Infatti. Quando ero giovane ero impegnata nell'area politica della sinistra e nel suo braccio armato, che era un movimento per portare la rivoluzione in Ecuador».Quali sono, in base alla sua esperienza, i tratti distintivi del mondo radicale?«Principalmente la divisione e l'odio. La cosa sulla quale lavora di più la sinistra è la divisione: dividi e vincerai. Allo stesso tempo, la prima cosa che ti insegnano è a odiare: la Chiesa, gli uomini, la ricchezza, i proprietari di aziende... odia! Ti insegnano a odiare e ti dicono che l'unico modo per risolvere un problema è eliminare l'altro, sia fisicamente che psicologicamente. Una persona capisce che l'ideologia la sta inghiottendo, la sta danneggiando, perché prima le viene tolta l'identità, poi la famiglia... divisione e odio».Lei ha lavorato anche per le Nazioni Unite. Che ruolo ricopriva e quale "missione" portavate avanti come istituzione?«Ho lavorato come consulente delle Nazioni Unite. Essere consulente vuol dire che sei la parte operativa: le Nazioni Unite preparano dei termini di riferimento di un progetto che vogliono implementare a li propongono alle varie Ong, le quali partecipano al bando, e quella che si avvicina di più a quanto richiesto viene selezionata per implementare il progetto. Il progetto più grande che ho seguito si e articolato tra il 2000 e il 2004, per un valore complessivo di sei milioni e mezzo di dollari: con un'associazione di nome Cidet, della quale ero presidente esecutivo, abbiamo lavorato per diffondere l'uso dei contraccettivi, l'aborto, l'ideologia femminista in Sud America, e questo entrando nelle scuole, nel consultori e formando gli insegnanti, i medici e i gruppi giovanili. Ho lavorato inoltre per portare avanti altri progetti governativi e con altre Ong locali e internazionali, anche in ltalia e in Germania, per organizzare conferenze e convegni interistituzionali con il medesimo scopo».Insomma, alcuni fini che l'Agenda 2030 persegue non sono una novità degli ultimi tempi...«Esatto. Solamente che negli anni ha cambiato nome: prima erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile, poi si è sviluppata l'Agenda 21, con l'idea della Pachamama, della Madre Terra intesa come entità, e con l'idea che gli animali siano come le persone, che abbiano gli stessi diritti, con tanto di sanzioni per chi non si adegua a tale visione.Ora l'Agenda 2030 sta occupando spazi nuovi, ha uno spettro d'azione molo più grande ed è molto più ambiziosa: coi suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la sorveglianza della popolazione è più pervasiva e stringente, togliendo alle persone sempre più libertà e mezzi con la scusa dei "diritti" che devono essere riconosciuti: dal controllo economico con la moneta elettronica, per cui non si è più liberi di gestire i propri soldi, al controllo alimentare, proibendo i fertilizzanti, implementando il biologico, o spingendo a mangiare insetti...».Con quale strategia viene portato avanti tutto questo?«Se con l'Agenda 21 vi era una strategia di "coscienza" e si puntava a uno sviluppo più in ambito politico ed economico, l'Agenda 2030 lavora maggiormente sotto il profilo della manipolazione emozionale; e sono in primis i giovani a venir agganciati a livello emotivo, anche perché questa volta l'implementazione degli obiettivi avviene soprattutto attraverso le scuole».Tornando alla sua storia di vita, quando ha maturato la sua conversione di fede e di mentalità? «Ho cominciato il mio cammino di conversione grazie a un'esperienza mistica con la Vergine Maria che ho avuto il 27 novembre 2004, giorno della Festa della Medaglia Miracolosa.Quando mi sono convertita non è stato facile, mi sono trovata in mezzo a due fuochi: le mie amicizie femministe mi hanno abbandonata e anche i cattolici mi guardavano con sospetto, pensando che mentissi. Ma io ero cosi innamorata del Signore, ero talmente grata di tutto quello che avevo visto e sentito ed ero così convinta di dover creare una rete pro vita, che non m'importava nulla, andavo avanti».In seguito, la cosa più difficile per me è stata passare dall'emozione a una fede "ordinaria": all'inizio sentivo la presenza della Vergine, il suo odore, e quando tutto questo è finito mi sentivo abbandonata. Ma la Madonna mi aveva promesso che non mi avrebbe mal lasciata sola, che sarebbe sempre stata sopra di me per governarmi, sotto di me per sostenermi, davanti a me per guidarmi, accanto a me per accompagnarmi. E cosi è stato. Gli esempi sono tanti, nel corso della vita mi sono successe molte cose, alcune veramente incomprensibili: come quando mi hanno avvelenata in Perù e l'ospedale mi ha curata gratuitamente, o quando hanno rapito mia figlia, e quando hanno provato a uccidermi lanciando una bottiglia di vetro da un cavalcavia e ne sono uscita illesa...».Come giudica la questione "vita" nel mondo odierno? L'aborto e l'eutanasia sono ormai temi normalizzati, quasi dei "diritti" acquisiti...«A mio avviso l'aborto è il danno più grande che il Maligno ha fatto nella nostra esistenza; uccidiamo i nostri figli per avere soldi, una posizione, una vita fatta di viaggi e di piacere, per poter essere più indipendenti...».Possiamo dire che l'ideologia di morte oggi è quasi un dogma? «Si, l'ideologia ha tre caratteristiche fondamentali: parte da problemi reali, oggettivi; per tali problemi presenta soluzioni emozionali, "veloci", percepite come buone per la popolazione: per esempio, se una donna viene stuprata, le si fornisce l'aborto, e lo stesso se ha problemi economici nell'accogliere la nuova vita; infine, porta le persone a non riconoscere più la verità: per esempio, oggi non si può tagliare un albero o uccidere un animale, ma puoi amputare i bambini per far loro "cambiare" sesso, o contaminare il proprio corpo di sostanze "farmaceutiche"... se questo avviene, è perché le persone hanno subito un completo lavaggio del cervello e vivono come ipnotizzate, tanto da non percepire più l'impatto fisiologico, psicologico e spirituale di tutto questo».Insomma, dalla rivoluzione sociale sessantottina, oggi siamo nel pieno della rivoluzione sessuale, che ha come focus principale i bambini e i ragazzi: rapporti sessuali precoci, contraccezione, ideologia gender, pornografia dilagante... Quali conseguenze provoca tutto questo nelle persone e, di riflesso, nella società? «La conseguenza fondamentale è che le persone oggi sono prive di identità: se sono capace di dire che tu non sei quello che sei e ti convinco che non sei né uomo né donna, posso fare con te tutto quello che voglio, ti posso dire cosa mangiare, dove andare, cosa fare, come vestirti... sei un essere umano completamente manipolabile, senza appartenenza, incapace di pensare più in là di quello che altri vogliono che tu pensi.Per anni si è combattuto affinché le donne e i bambini potessero passare dall'essere "oggetti sociali" all'essere "soggetti sociali", mentre ora queste ideologie stanno facendo il processo inverso, in quanto la cosa che più conta è legata al consumo».Perché i cristiani cattolici danno tanto fastidio a questo tipo di ideologie? «Perché la persona cristiana cattolica ha il sentimento del trascendente, è capace di discernere, ha un senso nella vita, non si lascia prendere dal sentimentalismo, dalla lussuria...».Un tema molto caro anche al nuovo Papa è quello dei social network: una rete che amplia la libertà individuale o che, in definitiva, ingabbia nell'ideologia?«Ritengo sia importante allontanare innanzitutto i bambini e i ragazzi dai social media; questo non significa bloccare la loro libertà, al contrario è un modo per curarsi della loro innocenza, della loro vita e della loro evoluzione emozionale».
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Arrivano i gioielli fatti con gli embrioni
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8347ARRIVANO I GIOIELLI FATTI CON GLI EMBRIONI di Paola Belletti È arrivata una novità in gioielleria. E per questo siamo costretti ad aggiungere un nuovo capitolo alla storia degli orrori nata sotto l'albero della morte dell'ideologia pro aborto e dei diritti senza limiti: ora è possibile trasformare gli embrioni crioconservati, che i genitori-produttori non intendono più trasformare in bambini, in gioielli. Un'idea originale, nemmeno così recente in realtà, sbocciata nelle isole britanniche che, data l'enormità di risorse inutilizzate dello stesso tipo, potrebbe diffondersi anche altrove. Chissà, magari nell'ottica di una mefistofelica economia circolare, si saranno domandati in una sessione di brainstorming del reparto creativo, come sfruttare una risorsa che giace inutilizzata, ma viva, in quantità spaventose e che non viene impiegata allo scopo per cui altri articoli simili sono utilizzati.Tra le domande che saranno circolate ci sarà stata quella sul margine di profitto che un simile prodotto avrebbe garantito. A pressione fiscale come siamo messi? Perché quella morale non pare lambirli. L'azienda in questione è la Blossom Keepsake e la sua pagina Instagram è tutto un susseguirsi di storie che ci spiegano come per loro sia ok che non a tutti vada giù l'idea di incastonare in un ciondolo degli embrioni (ma anche latte materno, cordoni ombelicali e ceneri di defunti). Non è da tutti, insomma, apprezzare la dolcezza che si nasconde dietro lo sterminio di vite create in modo moralmente illecito per trasformarle in un ricordo da tenere al collo o al dito, previa loro soppressione. Va tutto bene, loro sono inclusivi e tanto pazienti e vogliono esserlo addirittura con i fratellini sfortunati di altri embrioni crioconservati che sono riusciti a nascere, per la volontà di genitori e medici e una certa dose di buona sorte. LA CHIESA LO AVEVA DETTOD'altronde per togliersi ogni dubbio basta leggere la loro dichiarazione d'intenti sul sito aziendale: «Al centro del nostro lavoro c'è un profondo rispetto per la vita e per l'incredibile viaggio che le famiglie intraprendono per crearla. Siamo specializzati nella creazione di ricordi unici e significativi utilizzando embrioni di fecondazione in vitro non utilizzati». Sembrano due o tre persone diverse che si contendano la tastiera. E ancora: «La nostra missione è offrire alle famiglie un modo meraviglioso per onorare questo capitolo della loro storia, trasformando questi embrioni in pezzi senza tempo che possono essere custoditi per sempre».Non hanno trasformato niente che nella loro mente non fosse già tale: anche prima di venire soppressi per finire incastonati in una pietruzza, quegli esseri umani allo stato di embrioni per loro era solo pezzi, semilavorati, risorse. In esubero, per giunta. Il mercato non si ferma mai e se non riesce a smaltire con gli stockisti gli eccessi di articoli rimasti invenduti deve inventarsi qualcosa; la discarica è l'ultima spiaggia e anche da lì, volendo, si può ricavare qualcosa. Eppure la Chiesa lo aveva detto, e per tempo: no, la fecondazione artificiale, che sposta al di fuori del corpo della madre il concepimento escludendo l'atto coniugale e affidandolo a decisioni tecniche umane, non porterà niente di buono. Non è moralmente lecita e ferisce tutte le persone coinvolte in gradi diversi, il più colpito è il concepito che non ha alcun potere di difendersi. Ma lo sono anche la madre, il padre e persino il medico e gli operatori che si rendono complici di questa operazione.EMBRIONI CONGELATI: NESSUNA SOLUZIONE MORALMENTE ACCETTABILEL'umanità tutta si trova sulle spalle questa tragedia: solo gli Stati Uniti si stima che abbiano un milione di embrioni congelati. E per queste vite, purtroppo, non esiste nessuna soluzione moralmente accettabile: nell'istruzione Dignitas personae del 2008 la Chiesa afferma che l'embrione umano non può essere trattato come «mero materiale di laboratorio perché ciò viola la sua dignità, che "appartiene in egual misura a ogni singolo essere umano, indipendentemente dai desideri dei suoi genitori, dalla sua condizione sociale, dalla sua formazione educativa o dal livello di sviluppo fisico».San Giovanni Paolo II, nel 1996, rivolgendosi a medici e scienziati di tutto il mondo interpellò con la forza che gli era tipica la loro coscienza affinché, disse, venisse «fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non sembra esserci alcuna soluzione moralmente lecita per quanto riguarda il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni 'congelati' che sono e rimangono soggetti di diritti essenziali e pertanto dovrebbero essere protetti dalla legge come persone umane». E anche ora a lanciare l'allarme e a gridare la propria indignazione sulle piazze digitali sono (solo?) i cattolici.
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Dopo la Francia, anche la Spagna vuole l'aborto in costituzione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8315DOPO LA FRANCIA, ANCHE LA SPAGNA VUOLE L'ABORTO IN COSTITUZIONE di Giuliano Guzzo Un piccolo e rapido esercizio. Provate a pensare ad un Paese pesantemente flagellato dalla denatalità, dove gli ultimi dati parlano del numero più basso di nascite dal remoto 1941, e dove il tasso di fertilità sia ormai cimiteriale: 1,16 figli per donna, perfino peggio - ed è tutto dire - di ciò che si registra in Italia (1,24). Immaginate che in quello stesso Paese l'aborto stia dilagando, con una gestante su quattro che vi ricorre (mentre nel 2013 era una su cinque). Insomma, pensate ad un Paese in pieno suicidio demografico Ecco a voi, in contesto simile, verrebbe forse in mente d'incensare l'aborto, inserendolo in Costituzione? C'è da sperare di no.Eppure chi questo Paese, che esiste veramente - è la Spagna -, è chiamato a governarlo, il premier Pedro Sanchez, sta procedendo esattamente in questa direzione. È delle scorse, difatti, la notizia che il governo ispanico presenterà al Congresso dei deputati una proposta di riforma per includere l'aborto nella Costituzione. A dichiararlo è stato lo stesso Sanchez, che con l'occasione ha pure attaccato l'opposizione: «Il Partito popolare (Pp) ha deciso di allearsi con l'estrema destra. Che facciano pure. Possono farlo. Ma non a scapito delle libertà e dei diritti delle donne». A dispetto delle apparenze, pare non sia un'iniziativa del tutto a sorpresa.L'ideona di blindare l'aborto volontario inserendolo in Costituzione sembra sia una reazione al fatto che il partito di destra Vox ha poco approvato, nel Comune di Madrid, una mozione che prevede che le donne che si accingono ad abortire siano bene informate sui rischi di una sindrome post aborto che - viene detto da più fonti progressiste - «non ha alcuna base scientifica». In realtà, sulla sindrome post-aborto esiste una corposa letteratura fatta anche di ricerche pubblicate su riviste peer review; dopodiché, queste ricerche possono essere pure contestate da alcuni (e difatti lo sono), ma affermare che le conseguenze sulla donna dell'aborto siano tutte una favoletta terroristica senz'«alcuna base scientifica», ecco, è decisamente forzato.Ma torniamo all'aborto in Costituzione, che rappresenterebbe - se passasse in Spagna, dov'è già stato sancito da una sentenza della Corte costituzionale del 1985 - una triste scopiazzatura di quanto già approvato in Francia, che nel marzo 2024 è divenuta (come, attraverso il racconto di Aliette Espieux, la portavoce ufficiale della Marcia per la Vita d'Oltralpe, abbiamo spiegato sulle pagine della nostra rivista: qui per abbonarsi) il primo Paese al mondo a includere esplicitamente l'accesso all'aborto nella propria Costituzione. Sanchez mira insomma a prendere lezioni da Emmanuel Macron, probabilmente il leader europeo più allo sbando del momento; il che la dice lunga, purtroppo, anche sulla lungimiranza della sinistra iberica che, nonostante il quadro demografico devastante che già ha davanti, anziché porvi rimedio decide di premere il piede sull'acceleratore dell'aborto. Sono scelte, per carità. Scelte suicide però.Scelte davanti alle quali pure chi non sia francese o spagnolo ha tutto il diritto non solo d'interrogarsi, ma anche di indignarsi. Perché se questo inizia ad essere il trend europeo, beh, non ha neppure più senso interrogarsi sul futuro del Continente; per il semplice fatto che quel futuro mai ci sarà. Esageriamo? Vorremmo tanto farlo, ma davanti alla forza bruta dei numeri e delle statistiche, c'è poco da scherzare. Non c'è infatti pressoché Paese al mondo - inclusa la Cina che, quanto a decisionismo, ha le mani infinitamente più libere delle democrazie parlamentari - che stia vincendo l'inverno demografico. Viceversa ce ne sono tanti che, siccome stanno già perdendo questa sfida, decidono di peggiorare la propria situazione. Proposta: in Costituzione, in Spagna, ci si inserisca direttamente il suicidio di civiltà. Almeno ci si evita l'ipocrisia.
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L'attrice Claudia Cardinale, dopo lo stupro, non ha scelto l'aborto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8319L'ATTRICE CLAUDIA CARDINALE, DOPO LO STUPRO, NON HA SCELTO L'ABORTO di Manuela Antonacci Si è spenta all'età di 87 anni Claudia Cardinale, una delle attrici più amate del cinema italiano. Se n'è andata nella pace, a Nemours vicino Parigi dove viveva, circondata dai suoi figli e lasciando in eredità non solo tanti splendidi film di cui fu protagonista, ma un'importante scelta di vita che testimoniò senza tanti fronzoli: la scelta di portare avanti una gravidanza frutto di uno stupro. La violenza avvenne quando l'attrice era appena sedicenne: un uomo la costrinse ad entrare in macchina e la violentò. Un'esperienza che la segnò: «È stato terribile, ma la cosa più bella è che da quella violenza nacque il mio meraviglioso Patrick», ha ripetuto in più occasioni.Quando scoprì di essere incinta, racconta in diverse interviste, non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante persino il suo violentatore, ad un certo punto, si fece avanti pretendendo da lei la scelta dell'aborto: «Neanche per un attimo pensai a disfarmi della mia creatura! Ne parlai con i miei meravigliosi genitori e con mia sorella Blanche e tutti insieme decidemmo che il mio bambino sarebbe cresciuto in famiglia, come un fratello minore». Per evitare scandali, poi, la donna partorì a Londra e decise di chiamare suo figlio come il nome della chiesa in cui fu battezzato. In realtà la scelta delle donne che di fronte ad una violenza scelgono di tenere il bambino frutto dello stupro, è molto più frequente di quello che si immagina, anche se a raccontarle, queste storie, seppure in gran numero, sembrano quasi uno scoop. E lo dimostrano studi e indagini.Tra queste, quelle di David C Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobi (Interviste sulle loro gravidanze, sull'aborto e sui bambini provocati da violenza sessuale -Springfield, Illinois: Acorn Books, 2000) che hanno scoperto, in seguito a diversi sondaggi, che il 73% delle vittime di stupro che sono rimaste incinte, hanno scelto, senza esitazione, la vita. Di queste, il 64% ha cresciuto i propri figli e il 36% li ha dati in adozione. Una serie di due studi più vecchi fatti dalla dottoressa Sandra Mahkorn (Sandra Kathleen Mahkorn, e William V Dolan, "Sexual Assault in Pregnancy" Thomas Hilgers, Dennis Horan e David Mall Eds. New Perspectives on Human Abortion- Frederick, Maryland: University Publications of America, 1981) ha riscontrato simili dati: il 75% delle donne, secondo i suoi studi, avrebbe scelto di non abortire.Lo studio di Reardon, inoltre, ha confrontato le donne che avevano abortito con quelle che, invece, avevano portato a termine la gravidanza. Ne è emerso che l'88% delle donne che avevano abortito si era pentita della propria scelta, ritenendola sbagliata. Solo una ne era davvero convinta. Le restanti che avevano scelto l'interruzione di gravidanza sentivano di aver preso la decisione giusta, ma riconoscevano l'aborto come evento ulteriormente traumatico per loro. Il 93% delle vittime di stupro che avevano abortito ha dichiarato, invece, che non consiglierebbe, in futuro, l'aborto a nessuna donna nella sua stessa situazione. Solo il 7% ha ritenuto l'interruzione volontaria di gravidanza un buon rimedio in caso di stupro. Infine, il 43% avrebbe affermato di essersi sentita spinta a scegliere l'aborto dalla propria famiglia e/o da sanitari abortisti.Ma soprattutto, delle donne che avevano proseguito la gravidanza nessuna si sarebbe mai pentita di avere tenuto il bambino. Oltre l'80% avrebbe espresso semplicemente felicità rispetto alla nascita del proprio figlio. La scelta della giovanissima Claudia Cardinale, dunque, fu una scelta di vera libertà, sensata e sana, soprattutto perché - senza voler giudicare la sofferenza e il vissuto di nessuno - appare piuttosto evidente come non sia sommando una violenza (l'aborto) ad una precedente violenza (uno stupro) che si può rimediare ad un abuso. Peraltro, questo stratificarsi di violenze, non fa che colpire mamma e bambino contemporaneamente. Ricordiamo che dello stupro l'unico responsabile resta l'abusatore: è lui che deve pagare, non certo l'eventuale nascituro.
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Trump toglie i finanziamenti pubblici a Planned Parenthood
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8198TRUMP TOGLIE I FINANZIAMENTI PUBBLICI A PLANNED PARENTHOOD di Luca Marcolivio Negli Usa, un'altra svolta storica in tema di aborto è arrivata per un solo voto. Stiamo parlando del taglio dei fondi federali alla multinazionale abortista Planned Parenthood, che è stato approvato giovedì scorso dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso (la House of Representatives, ovvero la Camera bassa): un esito non scontato, nella misura in cui i Repubblicani controllano una maggioranza assai esile, con appena cinque seggi di vantaggio sui Democratici. Questi ultimi si sono presentati compatti, raggiungendo i 214 voti contrari (mentre i favorevoli sono stati 215) grazie a due "franchi tiratori" repubblicani, ovvero Warren Davidson (dell'Ohio) e Thomas Massie (del Kentucky), mentre Andy Harris (del Maryland) si è astenuto.La bozza ora passa al Senato del Congresso degli Stati Uniti, dove la maggioranza Repubblicana è di 53 seggi contro 45 Democratici e due Indipendenti. Il Senato esaminerà il disegno di legge secondo le regole di riconciliazione di bilancio, che, per l'approvazione, richiede una maggioranza semplice, anziché i tipici 60 voti. Dunque bastano 51 voti.LA SPINTA DI TRUMP E VANCEIl cambiamento in senso pro-life è fortemente caldeggiato dal presidente Donald Trump, che sul social Truth ha scritto: «Ora è tempo che i nostri amici del Senato degli Stati Uniti si mettano al lavoro e mi trasmettano questo disegno di legge IL PRIMA POSSIBILE! Non c'è tempo da perdere». Lo speaker della Camera Mike Johnson ha affermato che l'obiettivo è consegnare a Trump per la promulgazione il disegno di legge approvato da entrambi i rami del Congresso entro la festa nazionale del 4 luglio. Inoltre, un'ulteriore spinta può arrivare dal vicepresidente J.D. Vance: è infatti quest'ultimo a presiedere il Senato e in caso di assoluto stallo (per esempio 50 voti favorevoli e 50 contrari) spetta da legge a lui l'ultima parola.Per i pro-life statunitensi sarebbe una nuova grande vittoria, a tre anni esatti dal pronunciamento della Corte Suprema del 24 giugno 2022, che cancellò la Roe vs. Wade del 1973, riconoscendo la libertà dei singoli Stati di emanare leggi restrittive o, addirittura, abolitive nei confronti dell'aborto. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta soltanto di battaglie: la guerra in nome del diritto alla vita nascente è ancora lungi dall'essere vinta per una serie di motivi. E' vero, infatti, che Planned Parenthood, pur essendo una società privata, ha sempre avuto il suo punto di forza nei massicci finanziamenti federali ricevuti (800 milioni di dollari soltanto nel 2024), ma è altrettanto vero che ha di base una forza - economica e operativa - spropositata nel fornire quotidianamente servizi per abortire.NONOSTANTE TUTTO GLI ABORTI CRESCONOSecondo il rapporto annuale della stessa Planned Parenthood, infatti, ogni anno, negli Usa vengono effettuati 402mila aborti (circa 1076 al giorno, 45 ogni ora, uno ogni 80 secondi), attraverso tutte le tecniche tristemente note: dalla pillola abortiva all'aborto per smembramento o per aspirazione, fino al feticida che provoca l'arresto cardiaco del nascituro. Dunque circa il 40% degli aborti effettuati negli Usa viene praticatom nelle cliniche di Planned Parenthood. Un taglio dei fondi così drastico al colosso abortista potrebbe quindi rendere meno facile il ricorso a tale opzione, salvando migliaia di piccole vite umane. C'è tuttavia da tener conto dei numeri effettivi sull'aborto, che, nel corso del 2024 (a dispetto della menzionata sentenza del 2022) sono lievemente aumentati (+1%) rispetto all'anno precedente. Ad affermarlo è un'indagine del Guttmacher Institute, che sostiene i cosiddetti "diritti sessuali e riproduttivi". Da un lato, effettivamente, alcuni Stati che hanno approvato restrizioni hanno visto gli aborti diminuire: è il caso della Florida (12mila aborti in meno nel 2024) e della Carolina del Sud (3.500 in meno). È accaduto, però, che molte donne che hanno incontrato restrizioni negli Stati pro-life sono diventate protagoniste del fenomeno dell'emigrazione abortista verso Stati più permissivi, come, ad esempio, la Virginia o l'Illinois. La vera ragione, tuttavia, è da individuare soprattutto nella sempre più massiccia diffusione dell'aborto farmacologico prescritto come "telemedicina": un metodo, quest'ultimo, radicatosi in modo particolare durante la pandemia e sul quale proprio Planned Parenthood sta speculando.Si possono imporre tutte le restrizioni o divieti possibili, dunque (e nell'ottica di una battaglia pro-life è sacrosanto farlo), ma la pratica dell'aborto rimane in primo luogo un fenomeno culturale e, a tal riguardo, la corretta informazione è il primo viatico per un cambiamento antropologico.
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Il Comune di Roma aveva torto e Provita ragione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8201IL COMUNE DI ROMA AVEVA TORTO E PROVITA RAGIONE Dopo oltre sei anni di battaglie legali, Pro Vita & Famiglia Onlus ha ottenuto un'importante vittoria contro l'ingiusta censura imposta dal Comune di Roma ai danni di un manifesto che - con l'immagine di un bambino nel grembo e messaggi informativi e positivi - celebrava la bellezza e la dignità della vita nascente. Il Giudice di Pace della Capitale, infatti, ha accolto in via definitiva il ricorso presentato dall'associazione, annullando tutti i precedenti provvedimenti sanzionatori legati all'affissione. Tutto ebbe inizio nel novembre 2018, quando nella vetrina della sede dell'associazione, in viale Manzoni 28/C, venne affisso un manifesto che riportava alcune verità scientifiche sullo sviluppo del bambino nel grembo: "Tu eri così a 11 settimane...", "Tutti i tuoi organi erano presenti", "Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento", "Ora sei qui perché i tuoi genitori hanno scelto la vita" erano infatti i messaggi che campeggiavano sull'affissione. Nessun riferimento diretto all'aborto, nessuna immagine violenta o offensiva. Solo un messaggio positivo e informativo. Eppure, il 30 novembre 2018, alcuni agenti della Polizia Locale di Roma Capitale contestarono formalmente l'affissione, definendola - in un verbale poi ovviamente contestato dall'associazione poiché non riportava il vero - «lesiva del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili». La motivazione fu persino falsata: il testo venne parzialmente riscritto, attribuendo all'associazione un'espressione mai usata ("tua mamma non ti ha abortito"), nel tentativo di giustificare l'accusa. L'Associazione ha dapprima tentato la via amministrativa, ricorrendo al Sindaco contro la sanzione, ma Roma Capitale ha confermato la multa con due Determinazioni dirigenziali. A quel punto, è iniziato un lungo percorso giudiziario culminato in questi giorni, quando il Giudice di Pace ha dato ragione a Pro Vita & Famiglia con una sentenza definitiva. Le motivazioni della sentenza del Giudice di Pace sono chiare: il manifesto dell'associazione non rientra tra le comunicazioni commerciali soggette a restrizioni, bensì tra quelle a carattere sociale, culturale e istituzionale. Pro Vita & Famiglia, dunque, ha agito nel pieno rispetto della normativa, esercitando il diritto alla libertà di espressione su un tema fondamentale come quello della vita umana prima della nascita. «Una sentenza che restituisce giustizia e verità - dichiara l'associazione - e che dimostra quanto sia pericolosa la censura ideologica che tenta di imbavagliare chi difende i più deboli. Non ci fermeranno: continueremo a dire che ogni vita è un dono, anche quando questo dà fastidio a qualcuno». La battaglia, infatti, non era solo legale, ma valoriale. E oggi, con questa sentenza, a vincere è stata la difesa della Vita nascente.
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Vittoria legale per i provita
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8179VITTORIA LEGALE PER I PRO VITA CHE INCHIODARONO PLANNED PARENTHOOD di Ermes Dovico Dopo anni di persecuzione giudiziaria, lunedì 27 gennaio David Daleiden e Sandra Merritt hanno concluso un accordo con lo Stato della California che pone di fatto fine a una causa penale approdata nei tribunali californiani nel 2017. Si tratta in pratica di un patteggiamento che è più di una mezza vittoria per i due attivisti pro vita del Center for Medical Progress (Cmp) che tra il 2014 e il 2015 girarono di nascosto una serie di video durante le fiere della National Abortion Federation, organizzazione nordamericana di fornitori di aborti. Video che mostrano in modo chiaro il coinvolgimento della Planned Parenthood in un commercio di tessuti e organi di bambini abortiti, venduti a laboratori di ricerca di università e aziende biotecnologiche. Ma lo Stato della California - prima con l'allora procuratrice generale Kamala Harris, poi con i suoi successori - anziché perseguire i protagonisti del suddetto commercio illegale aveva deciso di indagare e poi incriminare, sulla base di una legge sulle videoregistrazioni, coloro che avevano fatto venire alla luce lo scandalo.Ora, si è appunto arrivati al patteggiamento basato sul principio giudiziario del nolo contendere ("no contest"): in questo modo gli imputati, pur non ammettendo la loro colpevolezza, rinunciano a contestare un'accusa e quindi accettano che il tribunale li condanni. Nel caso di Daleiden e Merritt l'accordo di "nolo contendere" riguarda un'unica accusa di registrazione video contraria alla legge. Come spiega Liberty Counsel, l'organizzazione di giuristi che ha difeso la Merritt, questo comporterà, dopo un periodo di un anno, la condanna in giudizio per un reato minore; condanna che sarà poi completamente cancellata dalla fedina penale. Né la Merritt né Daleiden sconteranno pene detentive né dovranno pagare multe. L'accordo prevede inoltre che lo Stato della California rinunci a tutti i rimanenti capi d'accusa. Secondo quanto riporta la liberal Cap Radio, «i termini del patteggiamento vietano a Daleiden e Merritt di contattare o nominare le vittime delle registrazioni illegali».L'ACCORDO È ESSENZIALMENTE UNA VITTORIALiberty Counsel ha dichiarato che «l'accordo è essenzialmente una vittoria completa per Merritt in questo caso penale politicamente motivato». Si è trattato di un «caso senza precedenti», spiega la stessa organizzazione, perché prima «lo Stato della California non aveva mai perseguito penalmente i giornalisti sotto copertura per le registrazioni clandestine effettuate nell'interesse pubblico. Eppure, questa coraggiosa nonna è stata accusata di 16 reati e ha rischiato più di 10 anni di carcere per aver fatto luce sui profitti dell'industria dell'aborto derivanti dal prelievo illegale di organi da bambini abortiti». Nello stesso solco le dichiarazioni del co-imputato e fondatore del Cmp, David Daleiden, il quale ha affermato che la chiusura del caso di San Francisco «mi permette di concentrarmi completamente sulla missione del Cmp di denunciare le ingiustizie degli esperimenti sui bambini abortiti finanziati dai contribuenti».Si chiude dunque un capitolo della persecuzione giudiziaria ai danni di Daleiden e Merritt, vittime in questi anni non solo di questa causa penale avviata dal procuratore generale della California, ma anche di una causa civile intentata da Planned Parenthood con una richiesta milionaria di risarcimento danni.Ma va aggiunto che i video girati sotto copertura dal Cmp hanno comportato delle conseguenze anche per almeno alcuni dei responsabili della compravendita di parti di bambini abortiti. Richiamiamo alcuni dei casi principali.Nel dicembre 2017, due società di bioscienze - la DV Biologics e la consociata Da Vinci Biosciences - hanno concordato di pagare un totale di quasi 7,8 milioni di dollari, come parte di un accordo con l'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Orange (California). L'accordo prevedeva l'ammissione di aver violato le leggi statali e federali che vietano la compravendita di tessuti fetali anche a fini di ricerca. L'indagine era iniziata nel settembre 2015, a seguito di una denuncia presentata dal Cmp.UNA LUNGA BATTAGLIA LEGALEA conclusione di una lunga battaglia legale, il Texas è riuscito a escludere dal proprio Stato la Planned Parenthood dall'accesso ai finanziamenti legati a Medicaid, il programma federale che offre assistenza sanitaria alle persone con basso reddito. E ciò è avvenuto sempre a seguito dei video girati di nascosto in cui si vedeva - come ricostruiva nel novembre 2020 il procuratore generale del Texas, il repubblicano Ken Paxton - che «Planned Parenthood ammetteva una condotta moralmente corrotta e illegale, comprese le violazioni della legge federale manipolando i tempi e i metodi degli aborti per ottenere tessuto fetale per le proprie ricerche».Collegata all'esclusione dal Medicaid, la Planned Parenthood ha in Texas un'altra partita legale che rischia di costarle grosso: in particolare, è accusata di una sovrafatturazione pari a circa 17 milioni di dollari, dovuta al fatto di aver continuato a emettere fatture legate al Medicaid in Texas a battaglia legale in corso. Avendola persa, la multinazionale deve restituire quanto indebitamente ricevuto. E allo stesso tempo si trova a fronteggiare un'accusa di frode (sulla base della legge nota come False Claims Act) davanti al giudice distrettuale Matthew Kacsmaryk: se sarà dimostrato che Planned Parenthood ha consapevolmente frodato il Texas, il caso rischia di costare complessivamente al colosso degli aborti circa 1,8 miliardi di dollari.Dunque, è vero che c'è stato un apparato di potere politico e giudiziario che ha perseguitato gli attivisti pro life del Cmp. Ma dall'altra parte ci sono anche politici e giudici che stanno facendo il loro lavoro, perseguendo non chi ha fatto emergere lo scandalo del traffico di bambini abortiti bensì chi lo ha favorito.
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Prolife nel mirino dell'odio ideologico
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8152PRO LIFE NEL MIRINO DELL'ODIO IDEOLOGICO di Giuliano Guzzo Nell'Occidente che si presenta come libero e democratico, e che fa un vanto della tolleranza - e della lotta alle discriminazioni -, c'è una particolare categoria di persone che, spesso nell'indifferenza dei media, è oggi sotto attacco: sono i pro life, coloro i quali si battono per la tutela della vita umana, senza se e senza ma. A ricordarci l'esistenza di questa nuova e sovente non solo verbale forma di ostilità, nelle ultime settimane ci hanno pensato due fatti di cronaca particolarmente gravi.Il primo arriva dal Regno Unito ed è quello di un medico di origine italiana, la dottoressa Livia Tossici-Bolt, 64 anni, la quale lo scorso 4 aprile è stata condannata dal Tribunale di Bournemouth. Il motivo? La signora si trovava su un marciapiede pubblico vicino ad una struttura del British Pregnancy Advisory Service, una clinica per aborti, tenendo semplicemente un cartello con scritto: «Se vuoi, qui per parlare». Ebbene, semplicemente per questo gesto - del tutto innocuo - la dottoressa è stata accusata di aver violato una buffer zone, vale a dire una zona cuscinetto in cui sono vietati atti considerati come approvazione o disapprovazione riguardo ai servizi di aborto, inclusi conversazioni, preghiere o manifestazioni. Di qui la condanna a 20.000 sterline di spese processuali - che dovranno essere saldate per intero entro il 31 maggio, motivo per cui ADF International, ha lanciato una raccolta fondi in suo sostegno - a carico della donna, la quale, avvicinata da alcuni media, ha provato a spiegare le ragioni della sua difesa. «Non ero lì per esprimere le mie opinioni - ha dichiarato - ero lì per offrire una conversazione libera, consensuale, a chiunque volesse parlare con me, e non sugli argomenti che volevo trattare io. Ero lì per ascoltare». Ma nell'era dell'aborto come diritto assoluto, a quanto pare, anche solo prestare ascolto ad una donna che lo desidera («Se vuoi», meglio ribadirlo, recitava il cartello di Livia Tossici-Bolt) è fuorilegge. Ad ogni modo, nonostante alla dottoressa Tossici-Bolt è perfino, si potrebbe dire, andata bene.GIORNALISTA PRO LIFE AGGREDITA IN STRADASì, perché il secondo di cronaca che riportiamo, a proposito della vita dura dei pro life in Occidente, è perfino più amaro. Ci stiamo riferendo a quello che è avvenuto ad una giovane giornalista pro life americana, Savannah Craven Antao, 23 anni, la quale - per conto del gruppo Live Action - stava facendo una intervista per strada, alcuni giorni fa, prima di essere fisicamente e brutalmente aggredita dalla trentenne Brianna J. Rivers. L'aggressione, della quale esiste anche un inequivocabile filmato che vi riportiamo qui di seguito, vede Rivers colpire ripetutamente al volto Antao, causandole ferite che hanno richiesto diversi punti di sutura. Come se non bastasse, dopo l'aggressione, la Rivers è fuggita, insultando il marito di Antao, il quale a sua volta stava appunto filmando l'intervista.Successivamente, la donna autrice della violenza - forse consigliata da un buon avvocato - ha pubblicato un messaggio su Facebook in cui si scusava, sostenendo però di essere stata provocata e accusando Antao di diffondere una narrazione unilaterale sull'aborto; ha inoltre avviato una raccolta fondi su GoFundMe per coprire le spese legali, raccogliendo circa 8.700 dollari. L'11 aprile, la polizia di New York ha comunque arrestato Brianna J. Rivers con l'accusa di aggressione di secondo grado. La giornalista aggredita, Antao, ha espresso gratitudine per l'intervento delle autorità e ha condiviso il video dell'incidente sui social media. Tutto è bene quel che finisce bene, quindi? Non esattamente. C'è infatti da tenere presente come le aggressioni ai pro life e pro family avvengano spesso anche in Italia. E da anni.LE VIOLENZA IN ITALIAEra l'ottobre 2014, per esempio, quando a don Matteo Graziola - reo d'essere sceso in piazza a manifestare con le Sentinelle in piedi - furono sottratti e distrutti effetti personali e il sacerdote fu pure raggiunto da numerosi lanci di uova e da percosse, fino a dover essere ricoverato Pronto soccorso. Stessa amara sorte - per una ferita alla mano con prognosi di 10 giorni - nel marzo 2021 per l'infermiere Giorgio Celsi, da anni militante pro life, dopo essere stato aggredito mentre aveva organizzato un presidio antiabortista fuori l'ospedale San Gerardo di Monza; in quell'occasione, era stato aggredito al collo da un manesco alfiere dell'abortismo anche il signor Virgilio Baroni, di anni 72. Che specie le femministe non facciano sconti ai presidi antiabortisti fuori dagli ospedali si era visto anche nel maggio 2013, quando una sessantina di persone inermi pregavano raccolte fuori dalla clinica Mangiagalli di Milano, prima di essere assalite da femministe, appunto, che - oltre al consueto ritornello di bestemmie - avevano scandito una minacciosa promessa («vi spacchiamo tutto»), dopo la quale si erano date al lancio di oggetti contro i manifestanti, in particolare bottiglie piene d'acqua ed accendini.Più recentemente, la sede del Movimento per la Vita di Venezia, la notte tra il 7 e l'8 marzo 2022 fu imbrattata con un lancio di vernice da parte di ignoti i quali, affinché non ci fossero dubbi sul loro orientamento, hanno anche lasciato sull'asfalto la seguente scritta: «Aborto ed eutanasia liberi». Di certo, però, l'episodio più grave e sconvolgente degli ultimi anni contro i pro life è quello che si è consumato nel novembre 2023 e culminato, durante una manifestazione contro la violenza sulle donne, con il lancio di un ordigno incendiario nella sede di Pro Vita & Famiglia onlus di viale Manzoni a Roma. In quell'occasione, il portavoce della onlus, Jacopo Coghe, si era detto comprensibilmente scosso «da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci». Ad ogni modo, quel caso non era certo isolato dato che, nel dicembre scorso, Pro Vita & Famiglia ha reso noto di aver visto colpita la propria sede ben 14 volte negli ultimi tre anni. Tantissime. Anzi, decisamente troppe, per un Paese, un'Europa e un'Occidente che, come già si diceva, si vanta di essere libero, democratico e pluralista.
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Il comune di Brescia profana le tombe di 2500 bambini non nati
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8139IL COMUNE DI BRESCIA PROFANA LE TOMBE DI 2.500 BAMBINI NON NATI di Fabio Piemonte Hanno chiesto e ottenuto la possibilità del rito abbreviato le due funzionarie del Comune di Brescia accusate di aver profanato le tombe dei bimbi non nati del cimitero Vantiniano, nella vicenda che nell'ormai lontano 2021 salì alla ribalta delle cronache nazionali. Pertanto l'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 30 maggio, mentre il 26 settembre è previsto l'intervento delle difese, la camera di consiglio e la decisione. Già a fine mese prossimo saranno dunque presenti in aula, in qualità di parte civile, anche le undici famiglie coinvolte, mentre il Comune di Brescia non è sul banco degli imputati.«Quando sono arrivata qui e non ho più trovato la tomba di mio figlio mi sono sentita una pessima persona perché ho creduto che la colpa fosse mia perché non sono venuta al cimitero più spesso». Così raccontò il suo dolore, nell'ottobre 2021, la mamma di una delle addirittura 2.500 tombe rimosse brutalmente dal Comune di Brescia senza neanche un preavviso. All'indomani delle numerose esumazioni alcuni genitori rivendicarono giustamente i resti mortali dei loro figli, insieme a lapidi ed eventuali effetti personali. Dopo quasi quattro anni e un rinvio a giudizio, le due funzionarie comunali che hanno eseguito la missiva sono imputate di violazione dei sepolcri e vilipendio delle tombe, relativamente a tempi e modalità di comunicazione alle famiglie rispetto alle operazioni effettuate di esumazione dei sepolcri di bimbi mai nati, morti di parto o a pochi giorni dalla nascita.Esiste infatti, secondo la normativa vigente, il diritto di poter dare degna sepoltura ai bimbi abortiti, per quanto «l'ideologia abortista è così violenta e feroce che addirittura vuole negare il dolore delle donne che vogliono semplicemente un luogo dove piangere il proprio figlio morto», come ebbe modo di dichiarare - al tempo dell'avvio dell'inchiesta di Brescia - Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus. «Evidentemente - disse allora Ruiu - far seppellire un figlio alla propria madre significa riconoscere l'umanità del concepito, di quella vita nel grembo materno, e questo dà fastidio. Questa ingiustizia deve finire, bisogna informare correttamente le donne e bisogna arrivare a una svolta in tal senso, affinché tutti gli ospedali diano sempre notizia alle donne che abortiscono che c'è questa possibilità di seppellire, da legge, il figlio qualsiasi sia la settimana di gravidanza».Insomma nel caso di specie la decisione nel merito arriverà probabilmente il prossimo autunno: la giustizia terrena farà il suo corso, ma intanto i nomi di questi piccoli figli sono scritti nei cieli.
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Riconosciuta come persona una montagna, ma non il bambino
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8076RICONOSCIUTA COME PERSONA UNA MONTAGNA, MA NON IL BAMBINO di Manuela Antonacci Una montagna di diritti... ma nel senso letterale del termine! Perché, ebbene sì, succede che nel nostro folle mondo, una montagna acquisti, a tutti gli effetti, lo status di “persona”. È quanto accaduto in Nuova Zelanda, dove il monte Taranaki ora possiede legale personalità giuridica, proprio come un essere umano, anziché essere considerato un, seppure bellissimo, ma oggettivo e puro e semplice, elemento del paesaggio! E tutto ciò dopo che la stessa follia era avvenuta anche per il fiume Whanganui, collegato nell'immaginario collettivo dei maori, al Taranaki. Secondo una leggenda, il monte Taranaki, dopo aver litigato con il monte Tongariro per conquistare le grazie del monte Pihanga, lasciò l'Isola del Nord e si trasferì al mare, lasciandosi dietro un solco delle sue stesse dimensioni. Il monte Tongariro riempì il solco di acqua, dando vita al fiume Whanganui.Insomma, una leggenda che, per quanto poeticamente possa spiegare la nascita di un fiume, tuttavia, in un'epoca come la nostra in cui l'antropocentrismo è considerato un male, al punto che l'uomo è considerato (nella migliore delle ipotesi) solo una delle tante creature del mondo o (nella peggiore delle ipotesi) addirittura il cancro del pianeta, sta portando a conseguenze assurde e, se vogliamo, andando contro ogni buonsenso, anche ridicole.MONTAGNE E FIUMILa CNN, dal canto suo, ha reso noto che questa decisione bizzarra risalirebbe, in realtà, ad un trattato del 1840, che le tribù Māori firmarono con i rappresentanti della corona britannica, che garantiva ai nativi neozelandesi, di mantenere la loro terra e le loro risorse. Ma nel 1865, parte di quella terra, compresa la montagna, fu presa dagli inglesi in risposta a una ribellione Māori contro la Corona portando, questo popolo, a non avere voce in capitolo sulla montagna. In poche parole, la decisione attuale, sarebbe un modo per dare alla montagna un riconoscimento e, dunque, un risarcimento dei torti del passato.Sarebbe interessante, però, capire come mai la stessa importanza e la stessa dignità giuridica, il governo neozelandese, così vicino alla sensibilità di montagne e fiumi, non le conceda ai bambini non nati, considerati, se si va a vedere la loro legge sull'aborto, praticamente dei fantasmi, visto che fino alla ventesima settimana di gestazione, possono essere eliminati senza problemi, dopo aver consultato anche, semplicemente, un'ostetrica e un infermiere. Invece la montagna è «un tutto vivente e indivisibile» e comprende Taranaki Maunga e le aree circostanti, «incorporando tutti i loro elementi fisici e metafisici», secondo la legge.E verrebbe da chiedersi, spassionatamente, quali siano gli elementi metafisici del vulcano, considerato che, per quanto una montagna possa essere considerata un luogo di spiritualità, per la bellezza e il silenzio, tuttavia non possiede elementi spirituali propri. Mentre, ne possiede eccome il bambino, che anche se non ancora nato ha un'anima già bella e formata, un'attività cerebrale già in azione nel grembo materno e persino una comunicazione ormonale con la propria mamma, al punto che oggi si parla di “lettere d'amore” del feto alla madre, come dimostrano i tantissimi studi scientifici recenti che analizzano la vita intrauterina.PRIMA DI TUTTO L'UOMOE allora viene da citare la bellissima poesia di Nazim Hikmet “Prima di tutto l'uomo” che sembra parlare tanto alla nostra epoca così ferocemente scientista e che oggi andrebbe imparata a memoria, davvero in tutte le scuole del mondo, per ricordare il giusto ordine di priorità: «Non vivere su questa terra come un estraneo e come un vagabondo sognatore. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi all'uomo. Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che secca, dell'astro che si spegne, dell'animale ferito che rantola, ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo. Ti diano gioia tutti i beni della terra [...] ma soprattutto, a piene mani, ti dia gioia l'uomo».Ma, tant'è, l'uomo evidentemente nei secoli, è diventata una creatura così intelligente da darsi la zappa sui piedi da solo e decidere di non meritare, lui solo, una speciale protezione, ma, al contrario, proprio nella fase in cui è più indifeso, di dare agli altri la possibilità di eliminarlo come se fosse un tumore. «Oggi, Taranaki, il nostro maunga, il nostro maunga tupuna, è liberato dalle catene, dalle catene dell'ingiustizia, dell'ignoranza, dell'odio», ha detto Debbie Ngarewa-Packer, co-leader del partito politico Te Pāti Māori e discendente delle tribù Taranaki. in Nuova Zelanda, da oggi, un vulcano è diventato persona e ai bambini non nati non viene riconosciuto nemmeno il diritto alla vita.
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Le vittime dei moderni Erode
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8035LE VITTIME DEI MODERNI ERODE NEL 2024 di Luca Marcolivio Il 28 dicembre la Chiesa Cattolica celebra la solennità dei Santi Innocenti Martiri, ovvero per ricordare i bambini massacrati da Erode il Grande, re della Giudea, allo scopo di uccidere il neonato "Re dei Giudei" - ovvero Gesù - della cui nascita era stato informato dai Magi giunti a Gerusalemme da oriente dopo aver visto sorgere la sua stella. Anche in chiave laica, questa ricorrenza può dire molto alle coscienze degli uomini di tutto il mondo. L'idea di un bambino sacrificato sugli altari dell'ambizione e dell'avidità degli adulti è quanto di più ripugnante possa esistere, a prescindere dall'appartenenza religiosa. Un dramma che, a distanza di duemila anni, persiste, seppur in forme diverse.Continuano tuttora, infatti, ad essere dei "moderni Erode" e dunque dei nuovi bambini innocenti massacrati, uccisi e condannati a morire. A partire dai minori che vivono in scenari di guerra: bambini che muoiono sotto le bombe, bambini rimasti orfani, bambini profughi, bambini-soldato. I dati statistici sono numerosi e sovente non omogenei. Ci limiteremo a menzionare il recente rapporto Caritas 2023 "Conflitti Dimenticati", che riferisce il record del numero di bambini uccisi e menomati: 11.649, con un aumento del 35% rispetto all'anno precedente. È record anche per il numero di bambini rapiti: 4.356, in maggioranza maschi. Save The Children, invece, con il rapporto "Stop the war on children: pathway to peace", ha rivelato che addirittura 473 milioni di bambini, uno su cinque al mondo, nel 2023 è stato costretto a vivere in una zona di guerra. Un dato schizzato del 15 per cento in soli dodici mesi, raddoppiato in dieci anni.TRATTA E ABORTOQuanto all'aborto, è verosimile stimare una crescita di questa pratica nei prossimi anni, vista la sua liberalizzazione massiccia nella maggior parte degli ordinamenti in tutto il mondo (con alcune lodevoli eccezioni come la Polonia, Ungheria e numerosi Stati Usa amministrati da governatori Repubblicani). L'attuale cavallo di battaglia dei pro-choice consiste nella criminalizzazione dei medici e infermieri obiettori di coscienza, accusati di ostacolare il presunto diritto all'aborto (che quest'anno la Francia ha addirittura inserito nella propria Costituzione). Proprio in Italia, inoltre, dove questo tipo propaganda è particolarmente forte, i numeri risultano drammaticamente in ascesa, con ben 65.661 bambini abortiti soltanto nel 2022, ovvero 2008 in più rispetto all'anno precedente. In tutto il mondo, inoltre, in un solo anno (dati riferiti al 2023), sono stati più di 44 milioni i bambini uccisi nel grembo materno. La "via crucis" dei bambini procede anche lungo il sentiero della tratta di esseri umani, in cui i minori sono tra le vittime più ricorrenti. Un fenomeno molto ampio, che va dallo sfruttamento della prostituzione alla pedofilia.ERODE È ANCHE CHI ABUSAC'è poi l'enorme dramma dei bambini abusati. Secondo un rapporto di Terre des Hommes, nel 2022, in Italia, i minori vittime conclamate di abusi sessuali sono stati 906, con aumento del 27% rispetto all'anno precedente. Speculari a tali fenomeni e ad essi indissolubilmente collegati, sono gli adescamenti online: a riguardo, il rapporto Meter 2023 riferisce numeri choc, con 5.745 link illeciti denunciati, oltre 2 milioni di foto, 651.527 video e almeno 237 gruppi social segnalati.Ultimo, ma non per importanza: i bambini vittime di eutanasia. Belgio e Paesi Bassi sono gli unici due Stati ad aver legalizzato ufficialmente questa prassi, tuttavia, non va dimenticata la prassi de facto, che ha preso piede da ormai qualche anno nel Regno Unito. Alla fine dell'anno scorso, infatti, Pro Vita & Famiglia ha seguito, passo dopo passo, il tragico caso di Indi Gregory, l'ultima di un'agghiacciante serie di vicende, i cui nomi resteranno tristemente impressi nella memoria collettiva di chi lotta per il diritto della vita di tutti, a partire dai più indifesi: Charlie Gard (2017), Alfie Evans (2018), Archie Battersbee (2022). Tutti sacrificati contro il volere dei propri genitori, sull'altare di un presunto "miglior interesse" del minore, ovvero quella falsa pietà, che ipocritamente ammanta il sordido taglio alle risorse sanitarie destinate ai bambini gravemente malati. Una nuova Rupe Tarpea ma, secondo alcuni, è progresso.
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Pro-life etichettati come "terroristi" dall'esercito Usa
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7946PRO-LIFE ETICHETTATI COME ''TERRORISTI'' DALL'ESERCITO USA di Stefano MagniL'esercito degli Stati Uniti ha rimediato una figuraccia. Ma non è una gaffe qualsiasi. Per sette anni, nel corso teorico di addestramento contro i gruppi estremisti, tenuto a Fort Liberty (North Carolina), fra le potenziali minacce venivano indicate anche delle Ong pro-life che, nella loro storia, non hanno mai torto un capello a nessuno. L'esercito si scusa, in un'audizione al Congresso, ma non vuole rivelare chi sia il colpevole, come sia stato possibile un errore così prolungato, né quali provvedimenti disciplinari intenda prendere. Un atteggiamento molto omertoso che non fa che destare ulteriori sospetti, in un momento in cui i pro-life sono additati, un po' in tutto l'Occidente, come gruppi "violenti" potenzialmente fuorilegge.Lo scandalo risale al 2017, ma è scoppiato solo nel luglio scorso, quando sono trapelate su Internet le foto di una classe del corso teorico di addestramento contro i gruppi estremisti. I militari sono intenti a seguire una lezione su come identificare i gruppi più pericolosi, quali siano i loro metodi di sovversione e come combatterli. Uno si aspetterebbe di vedere sigle come l'Isis o (per restare al terrorismo interno) il Ku Klux Klan. Invece, sulle diapositive della lezione si vedono chiaramente i simboli delle Ong pro-vita. E non sono immagini prese a caso, perché in quella slide si leggono effettivamente tutte le nozioni possibili sul modus operandi delle "pericolosissime" associazioni che si oppongono all'aborto negli Usa, come National Right to Life e Operation Rescue.Le foto hanno sollevato un polverone soprattutto nel mondo conservatore e su iniziativa del deputato repubblicano Jim Banks, il 13 luglio scorso, la Sotto-commissione per il personale militare (da lui presieduta) e la Commissione sul servizio militare, hanno chiesto un'audizione a Christine Wormuth, segretaria dell'Esercito circa il corso di addestramento.LA SLIDE INCRIMINATA«Scriviamo oggi per esprimere la nostra indignazione per un corso di addestramento della Direzione dei Servizi di Emergenza (DES) tenutosi a Fort Liberty che ha caratterizzato le organizzazioni pro-vita come "gruppi terroristici" - scrivevano i deputati repubblicani Jim Banks e Mike Rogers, presidenti delle due Commissioni - Il corso di addestramento ha etichettato diversi gruppi pro-vita di spicco e ben rispettati come estremisti violenti. Il corso ha anche indicato che i membri di queste organizzazioni sono una minaccia per la sicurezza delle installazioni militari e ha designato i simboli dei gruppi pro-vita, comprese le targhe automobilistiche pro-vita rilasciate dallo Stato, come indicatori di terrorismo. Questo è davvero scioccante per un'organizzazione che insiste nel trattare tutti con "dignità e rispetto"».Il 19 settembre si è tenuta l'audizione in Congresso, come richiesto. E gli esponenti dell'Esercito si sono presentati con la cenere sul capo, ma poca voglia di parlare. Un'inchiesta era stata avviata subito dopo l'interrogazione della Camera ed era stata rilevata la slide incriminata. Non solo i gruppi pro-life, ma anche altre associazioni non profit perfettamente legali, come gli animalisti della Peta, erano indicati come gruppi terroristi. La colpa è stata attribuita a un "dipendente di Fort Liberty" che ha materialmente compilato le lezioni. Ma non si sa chi sia, né se sia un civile o un militare. Agnes Schaefer, vice-segretaria dell'Esercito, ha semplicemente riferito alla Camera: «L'Esercito sta conducendo una revisione completa per assicurarsi che questi materiali didattici non vengano diffusi altrove». Mentre il generale Patrick Matlock, che supervisiona l'addestramento, ritiene che non sia perdonabile un errore protratto per così tanto tempo, ma ha rifiutato di rispondere ai deputati che gli chiedevano quali provvedimenti disciplinari siano stati presi nei confronti dei colpevoli.ATTEGGIAMENTO OMERTOSOProprio questo atteggiamento omertoso dell'esercito lascia molti deputati perplessi, anche perché non si è trattato di un errore commesso in un giorno e corretto subito dopo, ma di lezioni che si sono tenute dal 2017 al 2024, sempre con lo stesso materiale didattico, istruendo circa 9mila soldati. Quindi, classi dopo classi di militari americani hanno imparato come identificare la minaccia dei pro-vita e come neutralizzarla.Amare le conclusioni del deputato Jim Banks, che ha fatto scoppiare il bubbone per primo: «Questo inquietante addestramento ha confermato i miei timori sulla recente pubblicazione della Direttiva 2024-07 dell'Esercito (Gestione delle attività di protesta, estremismo e bande criminali). Questa nuova direttiva definirebbe come estremismo anche la mera espressione di sostegno, da parte dei militari in servizio, a coloro che hanno rifiutato il vaccino Covid... In altre parole, l'Esercito sta usando una politica troppo arbitraria per sorvegliare quel che dicono i militari in servizio di idee conservatrici, mettere a tacere il dissenso e spingere i militari conservatori a nascondere la propria identità per paura di ritorsioni da parte dei loro comandi».Non si tratta, per altro di un problema che riguarda solo le forze armate. Anche l'Fbi, la polizia federale, infiltrava agenti nelle organizzazioni cattoliche, pro-vita e conservatrici in generale, per prevenire potenziali minacce. Anche in quel caso, l'agenzia si è discolpata affermando che le azioni dei suoi agenti contro i cattolici sono in violazione dei suoi standard, ma non si sa ancora chi abbia dato l'ordine. Di fatto, la polizia federale considera i pro-vita come terroristi e agisce di conseguenza. Né è un problema che riguarda solo gli Usa, come abbiamo visto in Francia, dove la polizia si addestra su simulazioni di attentati da parte di "estremisti cattolici". E dove i partecipanti alle pacifiche Manif pour Tous sono stati arrestati come se fossero black block violenti (e trattati anche peggio). L'Italia non è esente da questo pericolo, stando almeno alle dichiarazioni del sindaco di Modena che ha definito "violente" le associazioni pro-vita (ne abbiamo parlato qui).Contro le associazioni che si oppongono all'aborto, insomma, "stanno creando un clima infame".
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Aborto, le gravi conseguenze nella coppia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7895ABORTO, LE GRAVI CONSEGUENZE NELLA COPPIA di Theresa Karminski BurkePer alcune donne, l'aborto è la conseguenza di una vera e propria minaccia di abbandono se non "fa la cosa giusta" e non abortisce. Altre volte, la pressione è più sottile: «È una tua decisione, ma...».Purtroppo, tutte le evidenze mostrano che l'aborto per "salvare una relazione" non funziona praticamente mai: poco tempo dopo l'aborto, molte relazioni di coppia si rompono. Altre sopravvivono solo perché i partner sono ancora legati dal lutto: queste relazioni si trasformano spesso in rituali di lutto prolungati e reciprocamente distruttivi. Anche le coppie sposate spesso, dopo un aborto, si allontanano, a meno che non trovino un modo per compiere insieme il processo di elaborazione del lutto.L'aborto genera rabbia, risentimento e amarezza nei confronti del partner che non è stato di supporto o che ha ignorato il desiderio del partner di tenere il bambino. Allo stesso tempo, vi è spesso nella relazione un'enorme pressione a nascondere i propri reali sentimenti di dolore o di colpa. Questo può essere un problema soprattutto per gli uomini, ai quali viene solitamente insegnato a nascondere le proprie emozioni. Gli uomini possono anche sentirsi obbligati ad apparire "forti" per non turbare ulteriormente la donna.Gli uomini possono essere segnati dall'aborto in maniera analoga alle donne. Molti uomini riportano problemi post-aborto come sentimenti di dolore, impotenza, senso di colpa, disfunzioni sessuali, abuso di sostanze, odio verso se stessi, paura delle relazioni, assunzione di comportamenti a rischio e suicidari, depressione, maggiore tendenza alla rabbia e alla violenza, senso di perdita della virilità.Quando le donne o gli uomini trascinano il bagaglio emotivo di un aborto irrisolto in una relazione successiva, questo può causare problemi in modo subdolo e talvolta drammatico.Un problema è rappresentato soprattutto dal tenere nascosto l'aborto al coniuge, il quale non è in grado di comprendere i cicli emozionali che esso suscita. Le distorsioni nel comportamento che si verificano quando i coniugi si nascondono dei segreti a vicenda possono essere devastanti per il matrimonio.Come minimo, il "bisogno" di mantenere segreto un aborto del passato impedisce alle coppie di dare e ricevere amore incondizionato. Questo priva la relazione dell'opportunità di raggiungere il suo pieno potenziale.Non è una coincidenza il fatto che il tasso di aborto e quello di violenza domestica siano aumentati pressoché di pari passo. Sia per le donne che per gli uomini, l'aborto è associato all'odio verso se stessi, a comportamenti autopunitivi e a una maggiore tendenza ad agire con aggressività e rabbia nei confronti degli altri.Una donna con tendenze autodistruttive o condotta suicidaria, ma che ha timore di farsi deliberatamente del male, può essere più propensa ad avere una relazione con un uomo violento. Una relazione violenta può permetterle sia di esprimere la propria rabbia, sia di sperimentare ciò che inconsciamente ritiene sia la "punizione che mi merito". A causa dell'odio verso se stessa e della bassa autostima, può rimanere nella relazione perché pensa di non meritare niente di meglio.Certamente esistono molte altre cause di violenza domestica, ma evidenze statistiche significative e molti studi di casi dimostrano che l'aborto contribuisce a questa tragedia nazionale.Fino a che a queste donne e a questi uomini non verrà assicurato un ambiente che favorisca la guarigione post-aborto, è probabile che rimarranno intrappolati in questi cicli di violenza.
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Contraccezione e aborto: due facce della stessa medaglia
VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OFcNoFogpSATESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7904CONTRACCEZIONE E ABORTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA di Lorenza PerforiI prolife sono spesso accusati di ipocrisia quando affermano di essere contrari sia all'aborto sia alla contraccezione. Si obietta loro che i contraccettivi prevengono le gravidanze indesiderate e poiché l'aborto viene usato per eliminare le gravidanze indesiderate logica vuole che la promozione degli stessi ridurrà il numero degli aborti. Secondo questo ragionamento se sei contrario all'aborto devi per forza essere favorevole alla contraccezione. I prolife replicano che in realtà, come dimostrano gli studi, lì dove i contraccettivi sono largamente utilizzati i tassi di aborto aumentano. I promotori della "salute riproduttiva" rilanciano che ciò è vero solo all'inizio perché una volta che l'uso dei contraccettivi raggiungerà la massima copertura nella popolazione poi gli aborti diminuiranno. Ma è davvero così?LA SITUAZIONE IN INGHILTERRAL'Inghilterra è considerata un punto di riferimento per lo studio sulle politiche legate all'uso degli anticoncezionali perché ha uno dei programmi sulla contraccezione più martellanti al mondo e il Servizio sanitario nazionale (Nhs) fornisce da tempo gratuitamente ogni tipo di contraccettivo. Con l'obiettivo di dimezzare le gravidanze tra le adolescenti il governo ha avviato dal 1999 il programma Teenage Pregnancy Strategy stanziando 300 milioni di sterline per promuovere un'educazione sessuale completa; la pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta (solo nel 2008 ne sono state vendute 1.428.000 confezioni) e dal 2011 anche le tredicenni la possono ottenere gratis in farmacia senza il consenso dei genitori. Intanto campagne mediatiche bombardano da tempo i giovani con consigli su come procurarsi i contraccettivi migliori e su come averli gratis. Con quali risultati? I dati del ministero della Sanità mostrano un tasso di abortività altissimo tra le adolescenti e un forte aumento della ripetitività abortiva: nel 2010 nel Regno Unito sono state 38.269 le adolescenti ad aver abortito e, di queste, ben 5.300 erano al loro secondo aborto, 485 al terzo aborto, 57 al quarto, 14 al quinto, quattro al sesto e almeno tre giovani al settimo. Nel 2012, il Daily Mail ha scritto che i contribuenti britannici stavano finanziando aborti ripetuti per una cifra pari a un milione di sterline a settimana.I dati del 2018 in Gran Bretagna indicano complessivamente 84.258 aborti ripetuti (di cui 3.332 su adolescenti) che corrispondono a un aumento del 7% rispetto al 2017 e dell'11% rispetto al 2016. In particolare: 4.389 donne (tra cui 23 adolescenti) erano al loro quarto aborto, 1.298 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al quinto aborto, 403 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al sesto aborto, 172 donne erano al settimo aborto (in aumento del 26% rispetto al 2016).Dai dati del British Pregnancy Advisory Service (Bpas), uno dei maggiori fornitori di aborti del Regno Unito, emerge che il 51,2% delle pazienti che ha abortito stava usando almeno una forma di contraccezione nel mese in cui ha concepito, e una su quattro che hanno chiesto l'aborto stava utilizzando uno dei metodi contraccettivi più efficaci (di tipo ormonale o la spirale) nel momento in cui è rimata incinta.Secondo l'Economist, sono circa un quinto le gravidanze che in Inghilterra terminano con un aborto e un terzo delle donne che abortisce ha già abortito almeno una volta in precedenza.Quindi nonostante l'offerta insistente e gratuita di contraccettivi nella popolazione, in Inghilterra continuano lo stesso a verificarsi un 20% di gravidanze indesiderate che esitano in aborto.L'ex direttrice del Bpas, Ann Furendi, ha chiaramente ammesso che la contraccezione non elimina l'aborto e che, anzi, questo rappresenta lo strumento ulteriore di controllo delle nascite quando la prima fa cilecca: «I nostri dati dimostrano che la contraccezione da sola non basta per controllare la propria fertilità, anche quando vengono usati i metodi più efficaci. La pianificazione familiare include contraccezione e aborto. L'aborto è lo strumento di controllo delle nascite di cui le donne hanno bisogno quando il loro contraccettivo abituale fallisce».I DATI USAIl fatto che l'accesso alla contraccezione non riduca il tasso di abortività è confermato da uno studio del 2018 del Guttmacher Institute dal quale emerge che più della metà delle donne americane che ha abortito stava usando un metodo contraccettivo nel mese in cui è rimasta incinta. Il tasso di queste donne era pari al 54% nel 2000 e al 51% nel 2014. Mentre il tasso delle donne che hanno abortito e non avevano mai usato alcun metodo anticoncezionale era solo dell'8-10%.Analogamente, l'agenzia Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) riferisce costantemente che più della metà delle pazienti che abortiscono facevano «correntemente uso» di misure contraccettive nel mese in cui sono rimaste incinte e osserva che gli aborti derivano solitamente da gravidanze indesiderate «che spesso si verificano nonostante l'uso di contraccettivi».Significativo è quanto si è verificato a Washington dopo che nel 2001 ha avviato il programma pilota Take Charge volto a fornire contraccettivi gratuiti alle donne a basso reddito non coperte dal Medicaid. Il programma è stato finanziato per cinque anni, prorogato per altri tre anni e nuovamente rinnovato nel 2009. Ebbene, il rapporto annuale del 2007 di Planned Parenthood di Western Washington mostrava un aumento degli aborti del 16% passati da 7.790 nel 2006 a 9.059 nel 2007.GLI ESEMPI DI SCOZIA, SPAGNA, SVEZIA E FRANCIAOltre all'Inghilterra, in Europa vi sono altri Paesi che promuovono con forza e insistenza l'uso dei contraccettivi.In Scozia, per esempio, nonostante le spinte all'uso della contraccezione sia ordinaria sia di "emergenza" (pillola "del giorno dopo") non solo gli aborti non diminuiscono, ma aumentano anche le recidive. Per esempio - secondo l'Nhs - il 26,3% delle donne che aveva abortito nel 2008 aveva avuto almeno un aborto in precedenza. Gli aborti in Scozia mostrano un trend in costante crescita: 12.603 nel 2005, 13.081 nel 2006, 13.703 nel 2007, 13.815 nel 2020 fino al picco del 2022 con 16.584 aborti.Lo stesso avviene in Spagna. Uno studio del 2011 pubblicato sulla rivista Contraception ha preso in esame campioni rappresentativi di donne spagnole in età fertile (15-49 anni), nel periodo di dieci anni 1997-2007, e le ha interpellate ogni due anni per valutare l'uso di contraccettivi e se fossero rimaste incinte e avessero abortito. Nei dieci anni considerati è emerso che l'uso complessivo di metodi anticoncezionali era aumentato dal 49,1% al 79,9%. Nonostante ciò il tasso di abortività non solo non era diminuito, ma era raddoppiato passando da 5,52 a 11,49 per 1.000 donne.La Svezia è un altro Paese notoriamente all'avanguardia in termini di promozione della "salute riproduttiva". Qui l'educazione sessuale nelle scuole è obbligatoria dal 1955 e dal 2001 la pillola "del giorno dopo" è diventata un farmaco da banco che le giovani possono acquistare senza ricetta. Da allora le sue vendite sono raddoppiate a livello nazionale e addirittura triplicate nella capitale Stoccolma. Risultati? I funzionari governativi hanno reso noto che gli aborti in Svezia sono aumentati del 17%, passando dai 30.980 del 2000 ai 37.205 del 2007. A Stoccolma solo nel 2007 sono stati praticati 10.259 aborti che equivalgono a un aumento del 6,9% rispetto solo al 2006. Il tasso di abortività tra le giovani supera abbondantemente il 20 per 1.000.Idem in Francia. In questo Paese quasi il 97% delle donne sessualmente attive che non desidera una gravidanza usa i metodi contraccettivi considerati più sicuri come la spirale e la pillola ormonale e solo un 3% circa non usa alcun metodo contraccettivo. La pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta e le ragazzine la ricevono gratuitamente (nel 2010 ne sono state vendute 1.100.000 confezioni, 1.200.000 nel 2012). L'educazione sessuale è entrata nelle scuole dal 1973 e dal 2001 è diventata obbligatoria a partire dalle scuole elementari, con programmi differenziati a seconda dell'età degli studenti. Nonostante ciò dal 1975 non diminuisce mai la cifra media di 220.000 aborti l'anno, con un picco raggiunto nel 2022 pari 234.000 aborti: la cifra più alta mai registrata da trent'anni.Gli ultimi dati disponibili, relativi ai tassi di abortività delle donne in età fertile (15-44 anni), collocano i Paesi europei più solerti sulla contraccezione ai livelli più elevati. In Francia i dati del ministero della Salute riportano per il 2022 tassi di abortività altissimi: 16,2 per 1.000 tra le giovani di 18-19 anni; 26,9 tra quelle di 20-24 anni; 28,6 tra le donne di 25-29 anni e 17,8 tra le donne di 35-39 anni. Negli altri Paesi sopra citati i dati più recenti riportano i seguenti tassi di abortività: 18,6 per 1.000 in Inghilterra (dato 2021); 17,8 in Svezia (2021); 13,4 in Scozia (2021) e 10,3 in Spagna (2020). Questi numeri decretano chiaramente il fallimento del paradigma "più contraccezione = meno aborti", si pensi per esempio, a titolo di confronto, che il tasso di abortività in Italia nel 2021 è stato di 5,7 per 1.000.Il fallimento, come visto, non riguarda solo la contraccezione ordinaria, ma anche la cosiddetta "contraccezione" di emergenza. Significativa al riguardo è una revisione sistematica
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Se anche Trump molla sull'aborto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7867SE ANCHE TRUMP MOLLA SULL'ABORTO di Stefano MagniCon un colpo di mano e senza chiedere il parere alle associazioni pro-life conservatrici, il Partito Repubblicano ha quasi del tutto eliminato il suo programma contro l’aborto.Segnando un cambiamento radicale rispetto a un'agenda che veniva rinnovata di volta in volta sin dal 1984, la Convention Nazionale Repubblicana ha approvato un programma che non contiene l’esplicita richiesta di vietare l’aborto su scala nazionale, introducendo un "emendamento alla Costituzione sulla vita umana e a una legge che chiarisca che le protezioni del Quattordicesimo Emendamento si applicano ai bambini prima della nascita". Il Quattordicesimo emendamento, alla sezione 1 recita: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadine degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono. Nessuno Stato produrrà o applicherà una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti; né potrà alcuno Stato privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà senza un processo nelle dovute forme di legge; né negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi».Ecco, i Repubblicani hanno rinunciato a estendere questi principi ai nascituri, disconoscendo di fatto che la vita umana inizia dal concepimento. La politica sull’aborto viene interamente delegata ai singoli Stati. Inoltre il programma sostiene anche il controllo delle nascite (i cui metodi sono spesso usati come abortivi) e l’accesso alla fecondazione in vitro, una pratica che inevitabilmente porta alla distruzione di embrioni umani.Oltre che il contenuto, sono sconcertanti le modalità con cui è stato approvato un cambiamento così radicale. La scorsa settimana è stata approvata dal Comitato per il programma con 84 voti contro 14, con un iter che, secondo gli addetti ai lavori, è stato affrettato per sedare le resistenze. Gayle Ruzicka (Eagle Forum) che ha servito come delegata in ogni Convention repubblicana dal 1992 spiega alla rivista cattolica First Things che negli anni precedenti, il processo del comitato richiedeva diversi giorni, con riunioni di sotto-comitati, proposte di emendamenti e discussioni approfondite sulla piattaforma prima di votarla. Quando Ruzicka è arrivata a Milwaukee lo scorso fine settimana, si aspettava diversi giorni di deliberazioni simili. Invece, tutto è finito prima dell'ora di pranzo di lunedì.SENZA MODIFICHE E SENZA SCONTRIIl candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump ha dato il benvenuto ai delegati, la bozza della piattaforma è stata distribuita per la prima volta e i microfoni sono stati aperti. I commenti erano limitati a un minuto. La maggior parte dei delegati erano nuovi, ha detto la Ruzicka, persone che «sono venute preparate a fare quello che gli è stato detto di fare». La senatrice Marsha Blackburn «dirigeva la commissione e diceva alle persone che non potevano parlare».Sarah Fields (Texas Freedom Coalition) spiega invece al sito cattolico online Life Site News: «Abbiamo visto persone che hanno cercato di raggiungere i microfoni per contestare il programma e i microfoni sono stati spenti. Il regolamento e il programma sono stati adottati così come sono, senza modifiche e senza scontri in aula».Il figlio del presidente Eric Trump, marito della co-presidente della Convention, Lara Trump, ha giustificato i cambiamenti alla NBC News sostenendo che «questo riflette mio padre e ciò in cui crede». Le convinzioni dell’ex presidente sull’aborto sono di fatto imposte anche a chi accetta di collaborare con lui. Anche JD Vance, un anti-abortista convinto, adesso ha dovuto moderare la sua posizione nel momento in cui ha accettato la candidatura alla vicepresidenza. Vance, è uno dei numerosi repubblicani firmatari di una lettera in cui si dichiarava il forte "sostegno [per] l’accesso continuo a livello nazionale alla fecondazione in vitro", dopo che una sentenza del tribunale dell'Alabama aveva messo in dubbio la disponibilità della procedura. All’inizio del mese Vance ha definito Trump un "leader pragmatico", elogiando l'ex presidente a Meet The Press per la sua politica di lasciare le decisioni sull'aborto agli Stati. Nel 2022 Vance ha dichiarato di sostenere "eccezioni ragionevoli" ai divieti di aborto.IL PARTITO DI TRUMPMa anche un altro vero guerriero della causa pro-life, il senatore Marco Rubio, ha dovuto ammorbidire la sua posizione, pur non avendo neppure la nomination a candidato vicepresidente, a cui ambiva. Per quattro decenni, il programma del partito ha appoggiato il divieto di aborto a livello nazionale, a domanda diretta della Cnn su cosa pensasse del cambiamento imposto da Trump ha risposto tentennando: «Beh, penso che il nostro programma debba riflettere il nostro candidato», e «Si dà il caso che la posizione del nostro candidato sia fondata sulla realtà».La realtà è che il Partito repubblicano è ormai diventato un partito di Trump, adottando anche i suoi metodi spicci aziendali dirigisti. Può stupire molti elettori che proprio Trump, il presidente che si è maggiormente battuto per il diritto alla vita, imponga al partito di ammorbidire la posizione sull’aborto e la fecondazione in vitro. Ma questa è la realtà di tutti i partiti personalisti: le persone cambiano idee. Trump può cambiare anche drasticamente idea, anche sui principi non negoziabili. E può farlo per molti motivi: elettorali (in questo caso avrà visto che la causa pro-life è perdente), per le influenze delle persone che frequenta, o per ripicca. L’ex vicepresidente Mike Pence, campione della causa pro-vita e conservatore cristiano, è ora nella sua lista nera, perché ha voluto certificare la vittoria di Biden.Ci sono mille motivi. E Trump non si sente neppure legato alla tradizione cristiana, come dimostra anche un altro episodio significativo di questa Convention Nazionale Repubblicana: quando l'avvocatessa ed esponente del partito Harmeet Dhillon ha recitato una preghiera Sikh nel corso del suo intervento, nel primo giorno della convention. Ha pregato "l'unico nostro Dio" Waheguru, lasciando di stucco molti conservatori cristiani, per questo episodio multi-religioso in stile Pachamama. Ma perché a Trump non interessa il cristianesimo in sé, preferisce parlare di libertà di religione, materia su cui l'avvocato Dhillon è specializzata. E sa che, pur guidando un partito in cui l'82% degli elettori è cristiano, verrebbe seguito comunque, perché per un cristiano non ci sono molte alternative.Il punto è che se un partito si fonda su una persona e non su principi, tutto può essere messo in discussione, persino il diritto alla vita. Pur tenendo sempre presente che il Partito Repubblicano difende ancora i diritti del nascituro, meglio rispetto al Partito Democratico e al suo candidato cattolico Biden, per cui l’aborto è un diritto inalienabile della donna.Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio secondo i Repubblicani" si rende noto che dal programma elettorale dei Repubblicani è stato tolto il riferimento al matrimonio come vincolo tra un uomo e una donna.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 luglio 2024:La Convention nazionale repubblicana ha partorito un programma elettorale che ha reso felice le lobby LGBT. Infatti rispetto alla precedente versione è stato depennato il seguente principio: «il matrimonio e la famiglia tradizionali, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sono il fondamento di una società libera».I Log Cabin Republicans, gruppo arcobaleno, ha salutato con favore questa modifica nel programma: «Ciò rende anche chiaro agli elettori che il Partito Repubblicano accoglie tutti e guarda con ottimismo al futuro invece di riproporre cinicamente vecchi dibattiti del passato». Il passaggio si riferisce alla dichiarata, fino a ieri, avversione dei Repubblicani per la sentenza Obergefell della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2015 che obbliga tutti i 50 stati a riconoscere il "matrimonio" omosessuale.Un partito Repubblicano sempre più progressista e sempre meno conservatore.
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Due anni fa veniva ribaltata la Roe VS Wade
VIDEO: I was gonna be ➜ https://youtu.be/q2D9tDubpF0?si=lTHdkpT2UCcbWOVoTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7842DUE ANNI FA VENIVA RIBALTATA LA ROE VS WADE di Manuela AntonacciSi chiama «I Was Gonna Be» ed è una commovente canzone uscita in occasione del secondo anniversario del ribaltamento della sentenza Roe vs Wade. L'autore, Chris Wallin, che ha scritto canzoni per Brad Paisley, Toby Keith, Kenny Chesney e molti altri grandi nomi della musica country, ha voluto rappresentare il punto di vista di una bambina nel grembo materno e, in un'intervista con Breitbart News, ha dichiarato di aver capito che «qualcosa doveva essere detto» anche se «non pensava che qualcuno avrebbe mai cantato il brano».Invece l'interprete c'è ed è una bellissima diciottenne, di nome Rachel Holt, che ha registrato e pubblicato la canzone con Baste Records e in poco tempo è già salita in cima alle classifiche di Si tratta della struggente storia di una bambina che non ha mai visto la luce: «Se mia mamma avesse potuto vedere la mia faccia, forse mi avrebbe tenuta comunque». Nella sua intervista su Breitbart News, Holt, ha spiegato che le ragazze della sua età non ascoltano mai canzoni sulla "vita reale" ed è necessario che comincino a farlo.Perciò Baste Records si è messa a disposizione per aiutarla a condividere questa prospettiva. Così come, la stessa casa discografica, attraverso un video, ha voluto dare spazio ad uno dei loro artisti, che ha dichiarato che «persone laboriose e amanti della famiglia sono state espulse dal settore per le loro idee politiche e le loro posizioni culturali e ciò che vogliamo fare alla Baste Records è cambiare questa situazione». Dunque un messaggio pro-life esplicito, da parte di una casa discografica che è riuscita a produrre quello che viene già considerato un "inno pro-vita". Tanto che, sotto un post di Instagram che annunciava l'uscita della canzone, molti hanno espresso la loro gratitudine.Tra i commenti più significativi: «Se stai pensando di abortire ascolta questa canzone ripetutamente. Tieni tuo figlio e dopo ascoltala di nuovo. Sarai orgoglioso della decisione che hai preso». C'è chi ringrazia direttamente la cantante: «Grazie per aver prestato voce a chi non ha voce. Se pensi che Dio abbia già fatto cose straordinarie nella tua vita, non hai ancora visto niente!» Alcuni hanno espresso il desiderio che più artisti seguano le orme di Holt: «Grazie per aver lottato per tutti i bambini... il mondo ha bisogno di te più che mai. Non ci sono molte giovani donne come te».
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Melinda, l'ex moglie di Bill Gates, è cattolica ma...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7823MELINDA, L'EX MOGLIE DI BILL GATES, E' CATTOLICA, MA FINANZIA CON MILIARDI DI DOLLARI CONTRACCEZIONE E ABORTI di Paola Belletti«È arrivato il momento per me di affrontare il prossimo capitolo della mia filantropia», aveva spiegato Melinda French Gates a metà maggio, aggiungendo che avrebbe avuto a disposizione 12,5 miliardi di dollari per impegnarsi «a favore delle donne e delle famiglie». Il 7 giugno sarà l’ultimo giorno della ex moglie di Bill Gates nelle fila della fondazione che porta i loro nomi, una delle più potenti realtà "filantropiche" che si è sempre impegnata nel campo della salute e della riduzione della povertà. La sua fondazione, Pivotal Ventures, si impegnerà dunque a versare risorse economiche per finanziare l’aborto. Ah, è dunque questo che la ex signora Gates intende per "sostegno alle donne e alle famiglie"? Ed è in nome della sua formazione e fede cattolica che lo fa? Così pare. Melinda è la prima a dispiacersi per le reazioni di chi le fa notare come le sue azioni in questo senso siano apertamente in contrasto con quanto la Chiesa cattolica insegna.Ci spiace che le spiaccia, - anche se urtare qualcuno nella propria sensibilità non è salito al rango di peccato mortale -, eppure il fatto rimane: neppure la disponibilità di enormi mezzi finanziari cambia di una virgola i comandamenti della dottrina cattolica, la stessa che lei stessa riconosce come fonte della sua educazione, per la quale ha espresso gratitudine molte volte, arrivando anche a concretizzarla, per esempio, con donazioni multimilionarie alla Ursuline Academy dove ha frequentato il liceo. Nel suo libro, The Moment of Lift, - riporta il Ncr, Melinda Franch ex Gates spende parole ed enfasi per promuovere l’importanza della contraccezione (una causa in effetti minoritaria, che merita nuovi sponsor): è «un mezzo per migliorare la salute, la ricchezza e l’indipendenza delle donne. Considera i contraccettivi orali una parte importante della sua vita. "Ho avuto il vantaggio di una piccola pillola che mi ha permesso di cronometrare e distanziare le mie gravidanze", scrive in The Moment of Lift».LA CHIAVE PER SUPERARE TUTTI I TIPI DI BARRIEREAnche questa considerazione stupisce e scoraggia: in un’epoca [...] che si distingue anche per la grande attenzione, al limite dell’integralismo a volte, per tutto ciò che è bio, naturale, rispettoso della natura (quella umana esclusa, dunque?), il fatto che sul corpo della donna, quello che è mio e lo gestisco io, si possa intervenire chimicamente, alterandone ritmi e fisiologia ed esponendolo a concreti rischi di patologie o eventi acuti, salta quanto meno all’occhio, o dovrebbe farlo. Tant’è: per Melinda la diffusione sistematica dell’accesso alla pillola «è la chiave per superare tutti i tipi di barriere che hanno trattenuto le donne per così tanto tempo».E veniamo alla Chiesa e alla presunta personalizzazione con cui è possibile ritagliarsi su misura gli insegnamenti che meglio si attagliano alle istanze dei suoi appartenenti: sempre nelle pagine del suo libro dimostra di avere presente che la fede cattolica considera immorale la contraccezione, ma non ne espone mai le ragioni, tutte a favore della persona, della donna in primis: «Separare il rapporto sessuale dalla procreazione attraverso mezzi artificiali lo degrada, crea un cuneo tra uomo e donna impedendo una reciproca donazione di sé e aiuta a portare al divorzio. Invece, dice, la sua coscienza le dice di valorizzare un altro insegnamento della Chiesa - l’amore per il prossimo – al di sopra dell’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Nel libro afferma di aver "sentito un forte sostegno in questo da parte di preti, suore e laici che mi hanno detto che ho una solida base morale. ..."».Un approccio "antologico" affatto innocuo che ci ricorda da vicino quello di un’altra personalità Usa con grandi responsabilità sul destino del suo popolo, il presidente Joe Biden, a sua volta svelto nel riconoscersi pubblicamente cattolico e altrettanto pubblicamente schierarsi a favore dell’aborto, addirittura suggellando con un segno di croce il sostegno alla causa.L’ABORTO AL CENTRO DEI SUOI INTERESSIFino a pochi anni fa, il tema dell’aborto non era al centro dei suoi interessi, anzi ci teneva che quello della contraccezione non venisse indebitamente associato ad esso. Ora, invece, ha deciso di destinare milioni di dollari in quella direzione. Meno di quanti ne riversi l’ex marito, ma pur sempre tanti dollari. Il 28 maggio scorso lo ha annunciato pubblicamente. Le motivazioni? Contrastare quelli che i liberal democratici chiamano i nemici del progresso e dell’emancipazione delle donne: in un articolo pubblicato dal New York Times, riporta Rai News, «ha affermato che dall’annullamento della garanzia federale del diritto all’aborto deciso dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2022, ha sentito la necessità di reindirizzare parte dei suoi finanziamenti verso i diritti riproduttivi delle donne negli Stati Uniti, e non solo all’estero. "Per troppo tempo, la mancanza di fondi ha costretto le organizzazioni che lottano per i diritti delle donne a stare in difensiva mentre i nemici del progresso sono passati all’offensiva. Voglio aiutare a riequilibrare il rapporto di forza"».Ecco, dunque, svelato l’arcano: l’aborto è usato biecamente come tema politico, una sorta di pendolo da far oscillare a favore delle opinioni di quelli che, una volta alle urne, si spera scelgano il candidato per il quale si stanno versando milioni. Soldi, voti, lobby di potere sulla pelle delle donne e di quella ancora più fragile dei bambini non nati. Con amarezza così commenta a Register Carol Tobias, presidente del Comitato nazionale per il diritto alla vita: «Melinda French Gates potrebbe fare molto per aiutare le donne e i loro bambini non ancora nati a livello nazionale - e anche internazionale - eppure ha deciso invece di versare soldi nell’industria dell’aborto che già guadagna miliardi di dollari togliendo la vita a bambini non nati innocenti».Nel fatto che abbia deciso consiste il dramma della sua libertà, orientata a uno dei sistemi di peccato più feroci che la modernità abbia messo a punto; nella sua libertà permane la possibilità che si converta, abbracciando di nuovo e fino in fondo quella fede che tanto ha significato nella sua storia personale e che, sola, può decidere del suo destino eterno, sul quale sempre va invocata l’infinita misericordia di Dio. Anche questo dice la Chiesa e non è un articolo passibile di alcun emendamento.
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La lezione di Azzurra che rifiuta le cure per dare alla luce il figlio
VIDEO: L'addio ad Azzurra ➜ https://www.youtube.com/watch?v=zplsY-AyM8Y&list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgLTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7798LA LEZIONE DI AZZURRA CHE RIFIUTA LE CURE PER DARE ALLA LUCE IL FIGLIO di Paola BellettiVivere è bello, vivere senza amore è una tortura, una di quella privazioni per cui si può desiderare di morire. Azzurra non ha disprezzato la propria vita, l'ha amata nella sua verità più radicale che si esprime massimamente nella possibilità di donarla, nel movimento naturale che ci spinge liberamente a sacrificarci per l'altro. La sua storia è eccezionale perché drammatico ed eroico è il modo in cui è stata chiamata a farlo, e la sua risposta è stata un sì pieno. Eppure, se ci osserviamo con onestà, lo riconosciamo in azione nella trama apparentemente dimessa del nostro quotidiano: il sacrificio è parte di noi, addirittura è il motore più robusto che fa girare le nostre esistenze. Il sacrificio vero, come lo ha fatto Cristo, non quello antico o quello perverso, nevrotico e freudiano; quello nuovo, guarito da Dio in persona e finalmente, definitivamente salvifico.Non riesco a leggere altrimenti la dolorosa storia piena di gioia, coraggio e avventura di questa mamma che, sostenuta dal marito, ha deciso di custodire la vita del figlio che portava in sé rimandando le terapie oncologiche più aggressive. Lei è Azzurra Carnelos, è morta all'età di 33 anni, quando suo figlio Antonio aveva poco più di otto mesi. Ha voluto dargli il tempo necessario a formarsi, sufficiente almeno perché potesse vivere fuori dal primo rifugio che a tutti noi ha permesso di prepararci alla luce a volte molesta del mondo esterno. Ha deciso insieme al marito di rimandare la chemioterapia perché rischiosa per la salute del loro bambino. Non riteneva accettabile che un farmaco compromettesse il grande bene della vita del figlio, per quanto utile a rallentare l'aggressività del tumore al seno, tornato con crudele tempismo con una recidiva. Questa storia ci ricorda di sicuro quella della Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, ugualmente decisa a proteggere il terzo bambino che portava in grembo, ugualmente capace di negoziare coi medici le cure per il tumore che l'aveva colpita in modo che non nuocessero al piccolo Francesco.Su la Repubblica leggiamo che «nel 2019 era stato diagnosticato un tumore al seno. In sogno, ha raccontato lei stessa, la nonna, anche lei vittima di cancro, le aveva suggerito di non mancare i controlli. Così Azzurra Carnelos aveva scoperto quel nodulo maligno e si era sottoposta alle cure indicate dai medici, uscendo da quella prima neoplasia. A febbraio del 2023 aveva annunciato [...] di essere rimasta incinta».La cosa che già nell'affrontare le terapie seguite alla prima diagnosi l'aveva preoccupata, era che avrebbero potuto impedirle di concepire e di portare avanti una gravidanza. Invece quella gioia non le è stata negata. Purtroppo però a luglio, quando era già al sesto mese, ha iniziato ad accusare dolori e disturbi. [...]Azzurra ha accettato solo farmaci più blandi e ha puntato all'obiettivo della trentaduesima settimana, età gestazionale prematura ma sufficiente a offrire al piccolo Antonio una nascita relativamente sicura. È nato il 2 Agosto, questo bimbo che sembra essere segnato dalla misericordia in ogni sua cellula.Subito dopo Azzurra Carnelos ha iniziato i cicli chemioterapici, purtroppo non sufficienti a ottenerle una seconda remissione del tumore. Le hanno però donato la possibilità di vivere con il marito e il figlio per otto mesi e mezzo, attraversando dolori e grandi difficoltà, ma pur sempre nella gioia di averlo conosciuto e averlo protetto quando il suo corpo era l'unico scudo e la sola fonte di nutrimento. Ha fatto in tempo a sentirsi chiamare "mamma", una tappa che ha sempre del miracoloso (effetto che perde quando questo appellativo viene ripetuto ossessivamente e per qualsiasi tipo di richiesta, fino ai vent'anni inoltrati).«La vita va difesa, lo diceva spesso mentre premeva al petto il suo corpicino», racconta Francesco che aggiunge come abbiano vissuto tutto insieme, sostenendosi l'un l'altra. [...] Le ultime settimane le hanno trascorse ideando un piano per crescere Antonio. «Io cambierò lavoro e starò vicino a nostro figlio. Così il suo sacrificio non sarà stato vano», conclude. Nemmeno il suo sacrificio di padre e marito capace di accompagnare la moglie in una scalata tanto impegnativa resterà senza frutto.Ci auguriamo che in molti si stringano a lui e al piccolo e mettano in campo la stessa intelligenza pratica e piena di speranza che i due sposi hanno dimostrato fino all'ultimo. Azzurra avrebbe compiuto 34 anni giovedì, domani pomeriggio, invece, saranno celebrati i suoi funerali nel duomo di Oderzo, la loro cittadina in provincia di Treviso. Possiamo essere certi che continuerà ad occuparsi del bene di suo figlio e di suo marito anche adesso, di più ancora. Ora la vita da far nascere e da difendere da possibili veleni è quella eterna.
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Texas, patria delle città rifugio per i bambini non ancora nati
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7785TEXAS, PATRIA DELLE CITTA' RIFUGIO PER I BAMBINI NON ANCORA NATIA inizio aprile il consiglio cittadino di Muenster, una cittadina del Texas, ha votato all'unanimità un'ordinanza che vieta l'aborto, rendendola così una città «rifugio sicuro per i concepiti». Il voto ha reso la cittadina di Muenster la 52esima città nello Stato del Texas e la 69esima degli Usa ad approvare un'ordinanza che rinforza il divieto d'aborto.L'ordinanza prevede sei disposizioni, infatti vieta: di eseguire un aborto all'interno dei confini della città di Muenster, di ricorrere all'aborto ai residenti di Muenster a prescindere da dove si svolga la procedura, di accompagnare consapevolmente qualcuno ad abortire a prescindere da dove si svolga la procedura, di somministrare pillole abortive, di procurare aborti in modo clandestino all'interno della città di Muenster, e di trasportare e smaltire i resti dei bambini abortiti in cliniche situate al di fuori dello Stato del Texas. Questo significa anche che è punibile chiunque transiti nelle strade della città di Muenster per portare i resti dei bambini abortiti agli impianti di smaltimento dei rifiuti, come se fossero mera immondizia e non esseri umani assassinati.L'iniziativa è partita da un comune cittadini, Kenneth Bierschenk, primo firmatario della petizione che ha chiesto di far diventare la città "rifugio" per i non ancora nati. Bierschenk, infatti, ritiene che ogni vita debba essere protetta dalla nascita alla morte naturale e che i bambini concepiti abbiano bisogno di qualcuno che li difenda, non potendo farlo da soli. Per questo è importante continuare a proclamare la verità che sta dietro l'orrore dell'aborto.TESTIMONIANZE FAVOREVOLI AL DIVIETO DI ABORTODurante la discussione comunale, nel giorno del voto, ha esposto ai membri del consiglio cittadino le stime sui danni delle pillole abortive, secondo le quali su 25 donne che ricorrono all'aborto farmacologico una è costretta a recarsi in ospedale a causa delle complicazioni che possono verificarsi, come aborti incompleti, infezioni, emorragie. Un medico presente all'incontro ha confermato quanto dichiarato da Bierschenk, dichiarando che all'ospedale dove lavora si è trovato ad affrontare diverse situazioni di questo tipo, dimostrando che l'aborto è ancora un serio pericolo per le salute delle donne.Il senatore repubblicano dello Stato del Texas Drew Springer, ha poi preso la parola citando la testimonianza di Abby Johnson, ex direttrice della clinica di Planned Parenthood, oggi attivista pro-life, la quale aveva parlato di recente di organizzazioni estere che commerciano pillole abortive in Texas, affermando perciò che devono essere prese posizioni decisive e adottati provvedimenti più restrittivi contro questi farmaci così pericolosi.Molti altri concittadini si sono espressi favorevolmente rispetto all'ordinanza durante l'incontro che ha preceduto il voto: il sacerdote cattolico Joseph Keating ha affermato che l'aborto «è contro sia la legge divina sia la legge naturale, poiché nega la dignità umana; è immorale e ingiusto uccidere un essere umano innocente».Particolarmente toccante è stata la testimonianza di una madre, Kristie Becker, che ha raccontato la sua esperienza di una gravidanza difficile, caratterizzata da gravi complicazioni, alla quale ha reagito scegliendo la vita. «Sono qui stasera in onore di mia figlia, Julie Marie Becker. Nel 2016, a metà della mia gravidanza, mio marito e io scoprimmo che la nostra bambina era gravemente malata, e la mia stessa vita era a rischio a causa di una condizione che mi portava ad avere una quantità eccessiva di liquido amniotico. Avevamo 4 bambini piccoli a casa, uno dei quali, Bryan, stava per essere diagnosticato autistico. Julie e io siamo uno dei casi per i quali molte persone creano un'eccezione nei dibattiti sull'aborto», ha raccontato, eppure «prima ancora che il dottore pronunciasse la parola "aborto" l'ho fermato e gli ho detto che non ci sarebbe stata altra scelta oltre alla vita. Julie è nata a 31 settimane il 15 settembre 2016. È stata amata da subito e circondata dalla sua famiglia in terapia intensiva neonatale per 21 giorni. È stata battezzata nella fede cattolica ed è morta tra le mie braccia il 6 ottobre 2016».DIFENDERE LA SACRALITÀ DELLA VITA UMANA INNOCENTEBecker ha proseguito con la sua testimonianza, ricordando l'importanza dell'aiuto comunitario e disinteressato nella scelta della Vita: in quei momenti così difficili, infatti, la comunità della cittadina di Muenster non ha mai lasciati soli né lei né i suoi familiari, sostenendoli sia con la preghiera sia con importanti azioni concrete: «ci preparavano i pasti, ci aiutavano con i bambini, ci supportavano economicamente e ci sono stati vicino con tanti altri gesti di carità. Hanno continuato a supportarci e ad amare la nostra famiglia negli anni».L'avvocato Jonathan F. Mitchell, che ha partecipato all'incontro del consiglio cittadino di Muenster tramite una video-chiamata, ha poi accettato di rappresentare gratuitamente la città per qualsiasi controversia legale che potrebbe nascere dall'approvazione delle ulteriori restrizioni sull'aborto, mentre anche il sindaco Tim Felderhoff ha tenuto un discorso appassionato in favore dell'ordinanza, che considera allineata ai valori e agli ideali della città di Muenster, conosciuta come una fervida comunità cattolica.Lo stesso primo cittadino ha ricordato che già nel recente passato - nel marzo del 2022 - durante le primarie del partito repubblicano del Texas, i repubblicani dello Stato dovettero esprimersi su una proposta che stabiliva che «il Texas avrebbe promulgato un emendamento costituzionale statale per difendere la sacralità della vita umana innocente, creata ad immagine di Dio, dal concepimento alla morte naturale». Nella contea di Cooke, dove si trova Muenster, l'88% degli elettori votarono a favore di questa proposta, mentre solo il 12% votò contro.Queste prese di posizione così coraggiose ci fanno intendere che c'è ancora speranza, che ci sono ancora persone disposte a proclamare la verità della sacralità della vita e della dignità umana del concepito. In Texas, dopo anni di battaglie, sono riusciti a compiere enormi passi avanti nella difesa della vita anche sul piano istituzionale, senza mai arrendersi nonostante le difficoltà, ma continuando sempre e comunque a perseverare, senza scendere a compromessi. Si spera che anche l'Italia - le regioni, i comuni e lo Stato centrale - possano seguire questa strada: quella della difesa del concepito e del suo pieno riconoscimento giuridico, come tra l'altro affermano alcune proposte di legge già presentate in Parlamento, e che aspettano solo di essere approvate.
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Le tre incrollabili verità dell'uomo femminista
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7742LE TRE INCROLLABILI VERITA' DELL'UOMO FEMMINISTA di Loredana BasiliSono stufa e arcistufa degli uomini che io definisco "femministi", quelli cioè che si vantano di combattere e alzare la voce per i sacrosanti e inviolabili diritti, a loro dire, di noi donne.Mi trovavo qualche giorno fa in treno, in viaggio di ritorno con mio figlio "grande" di 6 anni e mio marito, reduce da un intervento alla spalla in Romagna.Come sempre accade, vado a cercare il controllore, onde sincerarmi di aver preso il treno corretto con i giusti biglietti e, quando faccio ritorno al mio posto, trovo mio marito che condivide due chiacchiere col vicino.Saluto cortesemente e mi dedico a mio figlio, a cui nel frattempo, onde ovviare all' utilizzo del telefono "baby sitter", propongo di disegnare. Mentre lo aiuto con i suoi trenini, seguo la conversazione. Il buon uomo, adocchiando il tutore di mio marito, chiede che intervento abbia avuto, dove, perché e ci confessa di tornare anche lui reduce da alcune visite di controllo, a seguito di un trapianto di rene avuto un paio di anni fa, intervento per il quale si era rivolto, giustamente, ai centri e medici migliori in Italia, prendendo anche in considerazione la possibilità di curarsi in America.Fin qui niente di male, poi la discussione (o meglio il suo pontificare) spazia dal giudizio sulla sanità, sui medici variamente incontrati, e degenera verso l'incompetenza tipica della gente della nostra epoca, l'incapacità di letto-scrittura delle giovani generazioni e così via verso le solite chiacchiere da bar.Io ascolto, quando chiamata a dire la mia, rispondo con modo garbato, possibilmente assentendo, presa dal disegnare trenini con mio figlio. Di fatto, si tratta di buona educazione, la conversazione del nostro interlocutore ha preso i tratti di un bieco cinismo, pieno di insoddisfazione verso tutto e tutti, incapaci di comprendere quello che invece a lui appare chiaro, se non addirittura scontato.La chiacchierata da bar però ad una certa subisce un grosso scossone, perché, tra un volo pindarico e l'altro, non so neppure io come, il nostro vicino finisce per buttarla sulla politica o meglio sull'etica. Il suo più grave disappunto, è stato vedere che qualche anno fa, nella sua bella regione, abbiano trionfato politici conservatori, macchiatisi del grave reato - nientepopodimeno che - di non essere pienamente d'accordo con l'inviolabile diritto di aborto della donna.PRIMA VERITÀ: TU DONNA NON HAI DIRITTO DI PENSARE DIVERSO DA MEAlzo gli occhi dai fogli di mio figlio e guardo mio marito, seduto davanti a me, leggendo nei suoi occhi l'accorato appello: "Oh no, eccola, adesso parte! Ma dai lascia perdere, siamo quasi arrivati!". Ormai però il vaso di Pandora è stato aperto e, come ben sa, difficilmente starò zitta. Sa che sono una moglie devota e sottomessa, nella misura in cui sono devota e sottomessa al Signore della Vita.Premetto che ho avuto sei figli, con sei gravidanze impegnative e con particolari problemi in sei anni: sono grata a Dio, so che mi ha dato davvero tanto, perché sono viva io e vivi i miei bimbi, quindi, non fosse altro che per debito di riconoscenza, non posso e non voglio tacere la Verità, che penso il Signore voglia sia proclamata.Lascio da parte mio marito, inizia la guerra e alla veneranda età di quarant'anni scopro le "verità" di quelli che io chiamo: "uomini femministi".Faccio notare al mio interlocutore che sono molto vicina a queste idee cattoliche e conservatrici, ree - a suo dire - di non condividere l'aborto. La risposta è: "Ma scherziamo? Una donna che non condivide l'aborto? Ma quelle povere violentate! Cosa dovrebbero fare?!".Osservo che non tutti gli aborti sono frutti di violenza, anzi, e che comunque non può essere quella la soluzione: l'uccisione di un essere senza colpe, che lascerà ferite fisiche e psicologiche enormi nella donna.La risposta del mio interlocutore è: "Ma che dici? Non è assolutamente così. Ma quali ferite? Che ne vuoi sapere?". Certo, io da donna non lo posso sapere, sicuramente di aborti ci capirà di più lui che è un uomo.E qui si ha la prima grande "verità" dei "femministi": tu donna, libera, indipendente ed emancipata devi pensare esattamente quello che io, essere di sesso maschile che lotta per i tuoi "diritti", ti invito a pensare e sei padrona della tua testa e del tuo corpo, solo se inneggi a quel diritto di aborto, che io ti suggerisco.Benissimo, la faccenda prosegue: "Tanto prima, quando non era legale, se ne facevano altrettanti se non di più e le donne morivano, ora almeno si fa in sicurezza!". Rispondo che non so se prima erano di più o di meno di oggi gli aborti, ma che ad ogni modo l'aborto non è una pratica così sicura ed esente da rischi e spesso per la donna è possibile riportare conseguenze fisiche e psichiche anche molto pesanti. Infine, sottolineo, come negli ultimi tempi, all'aborto chirurgico, si stia sostituendo la pratica dell' "aborto comodamente a casa tua" con la somministrazione di semplici compresse: pratica che, mi sento di evidenziare, non è poi tanto sicura, né tanto diversa dagli aborti in casa del passato. Il povero, malcapitato, viaggiatore è fuori di sé: "Ma tu non capisci?", poi rivolto a mio marito: "Ma si rende conto? Ma anche lei la pensa così? A lei sta bene che sua moglie ragioni in questo modo?".SECONDA VERITÀ: L'UOMO DEVE IMPORSI SULLE DONNE CON LA FORZAE qui si ha la seconda "verità" dell'uomo "femminista": tu donna che devi essere libera, emancipata, indipendente, se non pensi quello che ti dico io, essere di sesso maschile, che mi dico combattere per i tuoi "diritti", allora devi essere richiamata alla ragione da chi detiene la patria potestas. Padre, fratello, marito, non importa chi sia, un uomo dovrà contenerti e rispiegarti come ragionare, pena la reclusione nel gineceo per tanta vergogna. Mio marito però (e menomale) non ci sta e risponde, un po' imbarazzato per la piega della situazione, con un sorriso. Per il povero viaggiatore, maschio che vuole combattere (a suo dire) per i diritti delle donne, non poter contare sulla proverbiale solidarietà maschile è troppo: alzatosi dal posto, comincia ad infilarsi lo zainetto, ben prima che il treno rallenti. "Sa che le dico? Hanno fatto bene i francesi a metterlo in Costituzione, così nessuno potrà negarlo e anche qui andrebbe fatto, radiando i medici obiettori di coscienza, che se son tali non devono fare i medici". Dico che non si può costringere nessuno ad uccidere un altro, soprattutto un bambino, ma lui non ci sta: "In Costituzione, va messo in Costituzione! Pensa alle donne in Africa violentate nelle guerre!". Ora, mentre tra me e me cerco di capire il nesso tra Costituzione italiana e problematiche africane (avrà mica ragione, servirà un uomo a spiegarmelo?), che probabilmente mi sfugge, la lingua, va avanti da sé, senza, tenere presente le vicende della malattia e del conseguente trapianto del nostro interlocutore! "Certo, poi il prossimo passo sarà l'eutanasia del malato!" rispondo io, risistemando fogli e colori di mio figlio, e avviandoci verso le porte, per prepararci a scendere, insieme al nostro compagno di viaggio. "Non ci pensare! Non ci pensare nemmeno!" risponde lui, senza più altro da dire. "Basterà essere malati fisici o psichici che si finirà per essere eliminati in nome del "best interest"! Il malato non potrà scegliere niente!"TERZA VERITÀ: LE DONNE E I BAMBINI NON HANNO DIRITTINei suoi occhi leggo un improvviso smarrimento, un tarlo che comincia a rodere, mentre frenetico il viaggiatore, ormai avviatosi all'uscita, cerca di premere, col treno non ancora arrestato, il pulsante delle porte. Qui mi si mostra la terza grande "verità": lottare per vivere, anche cercando le cure, i centri, i medici migliori, e gli organi di qualche donatore, spetta solo a me, "uomo femminista" che combatte per i "diritti" delle donne, essere che si erge al di sopra della plebaglia e che quindi non può e non deve estinguersi. Al bambino nel grembo della donna libera, emancipata, indipendente non spetta neppure lottare per vivere, ma solo farsi eliminare facilmente e senza proteste, con buona pace degli eventuali e mai da poco danni per la nuovamente libera, emancipata, indipendente, donna. Quindi aborto del bimbo sì, ma assolutamente no alla eutanasia... mia.Il treno si ferma e il nostro si eclissa davvero alla velocità della luce.Mentre noi ci avviamo fuori dalla stazione con i bagagli, mio figlio mi chiede: "Mamma cos'è un aborto?". Ha sentito e seguito tutto. "È quando un bambino viene eliminato nella pancia della mamma" rispondo io. "Perché? La mamma non gli vuole bene?". Adesso annaspo. Per fortuna, interviene mio marito: "No tesoro, la mamma semplicemente NON SA ancora di volergliene tanto".
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Giovani arrestati per aver pregato davanti ad una clinica abortista
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7665GIOVANI ARRESTATI PER AVER PREGATO DAVANTI A UNA CLINICA ABORTISTA di Alessia BattiniSono 99.149 i bambini che ogni anno vengono abortiti in Spagna secondo l'ultimo studio dell'Istituto per la Politica Famigliare (IPF): corrisponde a un aborto ogni cinque minuti. Per questo, lo scorso 28 dicembre, 300 persone si sono trovate a pregare pubblicamente il rosario nelle città di Madrid e di Saragoza. «Siamo venuti a chiedere che la vita venga difesa, questa è una battaglia culturale, ma anche spirituale», ha dichiarato un giovane spagnolo di 25 anni che ha deciso di unirsi all'appello lanciato dalla piattaforma "Pregare non è un crimine".In Spagna, nel 2022, è stata approvata la Ley Orgànica 4/2022, che ha introdotto nel codice penale spagnolo l'articolo 172-quater, con il quale si prevede di punire con la reclusione da tre mesi a un anno o con il lavoro di pubblica utilità da 31 a 80 giorni, chiunque cerchi di ostacolare l'esercizio del diritto di aborto di una donna con atti molesti, offensivi, intimidatori o coercitivi. A quanto pare, oggi anche la preghiera viene considerato un atto di questo tipo, sicuramente dalle femministe spagnole, che hanno iniziato a inveire contro i cattolici riuniti gridando frasi come "via i rosari dalle nostre ovaie" o "bruceremo la conferenza episcopale con tutti i vescovi dentro".La reazione dei poliziotti che erano stati schierati per evitare possibili scontri davanti alla clinica per aborti Dator di Madrid, la più grande nella capitale, è stata quella di arrestare i "pericolosi" capigruppo del rosario. A questi giovani sono stati chiesti i documenti e poi sono stati fatti salire su furgoni blindati, mentre le femministe che molestavano, offendevano e intimidivano non sono state nemmeno identificate.Oltre a questi ragazzi, gli agenti hanno arrestato anche il dottor Jesùs Poveda, un medico che da oltre quarant'anni si impegna ad aiutare le madri a rischio di aborto, che si era messo seduto davanti alla clinica in segno di protesta, silenziosa e non violenta come quella di altri, anzi di altre...In Spagna la situazione è sempre più drammatica per i pro-life, soprattutto perché pare che tra gli obiettivi del governo Sanchez ci sia anche la possibilità di liberalizzare l'aborto fino al momento della nascita del bambino.Intanto, giovani ragazzi raccolti in preghiera e medici che dedicano la loro vita a salvare le donne dall'aborto vengono arrestati come criminali, mentre donne inferocite li attaccano e li insultano (e chissà cos'altro sarebbe potuto succedere se non fosse stata presente la polizia). Nessuno in questo caso ha ostacolato il diritto d'aborto, è stato invece ostacolato il diritto alla libertà religiosa e di manifestazione del proprio pensiero. Eppure ormai il diritto all'aborto vale più di tutto il resto: è un dogma, un pilastro intoccabile che regge la nostra società egoista ed egocentrica. Il gesto di questi giovani e di questo medico però,ci danno un forte segnale di speranza, perché hanno dimostrato che c'è qualcuno che, nonostante tutto, è ancora disposto a combattere per difendere la verità.Nota di BastaBugie: Paweł Lisicki, direttore del settimanale Do Rzeczy, nell'articolo seguente dal titolo "La nuova Polonia nasce anti-cattolica" parla del primo ministro Donald Tusk che in Polonia sta accelerando sull'agenda di Bruxelles: perdita di sovranità, ecologismo, diritto all'aborto e diritti LGBTQ+.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 dicembre 2023:Il nuovo primo ministro polacco Donald Tusk ha promesso di riportare il suo Paese «al posto che gli spetta in Europa». Secondo lui è giunto il momento di porre fine a un gelido stallo durato otto anni tra Varsavia e Bruxelles. Suona bene, ma cosa significa in pratica?Donald Tusk ha presentato la sua visione di una Polonia nuova e progressista nel cuore dell'UE, nel discorso con cui ha ottenuto un voto di fiducia in Parlamento. Ma non ha spiegato cosa sia esattamente la «Polonia progressista». In realtà, nel suo discorso ci sono state molte contraddizioni e incoerenze. Da un lato ha detto al Parlamento polacco che «la Polonia riacquisterà la sua posizione di leader nell'Unione europea», dall'altro ha aggiunto che «qualsiasi tentativo di cambiare i trattati che sono contro i nostri interessi è fuori questione... nessuno mi supererà nell'Unione europea».Come è possibile se il tentativo di limitare la posizione polacca era lo scopo principale di Bruxelles? Come può la Polonia «riconquistare» qualcosa che non ha affatto perso? È Bruxelles che tenta di cambiare i trattati, quindi come può Tusk affermare che sarà sia contrario che favorevole a una migliore cooperazione con la Commissione europea? Tusk è un ex presidente del Consiglio europeo ed ex leader del Partito Popolare Europeo, quindi dovrebbe sapere perfettamente qual è il vero scopo delle modifiche ai trattati europei. Ha promesso di «restituire alla Polonia miliardi di euro» di fondi UE, che sono stati congelati a causa di una disputa tra Bruxelles e il governo uscente di Diritto e Giustizia (PiS) su questioni legate allo stato di diritto. Ma come riuscirà a farlo senza perdere la sovranità?Alla fine di novembre di quest'anno il Parlamento europeo ha votato la relazione della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) del Parlamento europeo che raccomanda modifiche ai trattati dell'UE. Il documento prevede, tra le altre cose, il trasferimento di un maggior numero di competenze degli Stati membri all'Unione Europea, che di fatto ridurrebbe ulteriormente la loro sovranità. Le nuove aree in cui gli Stati membri dovrebbero cedere la loro autorità e sottomettersi alla competenza esclusiva dell'Unione sono il clima e l'ambiente.Si può quindi prevedere che Bruxelles deciderà che tipo di auto i polacchi possono guidare e dove possono farlo, se dovranno pagare quote di CO2 per riscaldare le loro case, e molte altre questioni di conseguenza. Le decisioni sul clima e sulle questioni ambientali saranno imposte dalla Commissione europea, come avviene in altri settori in cui l'UE ha già competenza esclusiva, come la politica commerciale comune. Questa sarà la versione più radicale della politica verde, il cosiddetto Green Deal. Le bozze di modifica dei trattati prevedono l'abbassamento della soglia per il voto in Consiglio: dal 55% dei Paesi, che rappresentano il 65% della popolazione della UE, al 50% dei Paesi, che rappresentano il 50% della popolazione della UE. In questo modo, far passare le proposte della Commissione sarà più facile, mentre bloccare qualcosa sarà più difficile. La Polonia perderebbe di fatto il potere di veto. Il precedente governo del PiS non l'ha accettato, ma il nuovo non si opporrà.Inoltre, ci sono nuove competenze condivise che diventano effettivamente competenze della UE, poiché il trattato stabilisce che l'UE ha la priorità nell'esercizio di tali competenze. I Paesi membri possono esercitarle solo nella misura in cui l'Unione sceglie di non farlo. Tra le nuove competenze condivise ci sono la sanità pubblica e l'istruzione. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, ad esempio, vengono citate come nuove aree di competenza condivisa le seguenti: «Le questioni di sanità pubblica e la protezione e il miglioramento della salute umana, in particolare le minacce sanitarie transfrontaliere». Poiché nella UE l'aborto è mascherato sotto il nome di "salute riproduttiva", sarà trattato come parte della politica sanitaria e sarà deciso come competenza condivisa, per la quale l'Unione ha la priorità. Lo stesso vale per le altre competenze condivise menzionate nella bozza di modifica del trattato: silvicoltura, infrastrutture di trasporto transfrontaliere, politica delle frontiere esterne, affari esteri, sicurezza esterna, difesa, protezione civile, industria e istruzione. O Tusk si opporrà e in questo modo non «riporterà miliardi di euro» di fondi UE alla Polonia o, cosa che sembra più probabile, cederà e perderà la posizione di leader. Chiamarlo «riconquistare la posizione di leader» sembra una battuta di cattivo gusto.L'altro punto menzionato da Tusk è il «ritorno alla democrazia». Il nuovo primo ministro polacco ha iniziato il suo discorso con una dura condanna dell'eredità degli anni del PiS, ricordando uno strano testo politico scritto da Piotr Szczęsny, un chimico di 54 anni che si è cosparso di benzina a Varsavia nel 2017 ed è morto in ospedale 10 giorni dopo per le ferite causate dalla sua autoimmolazione. Tusk ha detto che il "manifesto" che Szczęsny ha scritto prima di morire, attaccando il presunto autoritarismo del governo PiS, potrebbe sostituire il suo discorso, e ne ha letto un frammento: «Protesto contro la xenofobia introdotta dalle autorità nel dibattito pubblico... Protesto contro l'atteggiamento ostile delle autorità nei confronti degli immigrati...
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Macron insiste il diritto all'aborto in costituzione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7565MACRON INSISTE: IL DIRITTO ALL'ABORTO IN COSTITUZIONE di Paola BellettiIl presidente de la République Emmanuel Macron ha celebrato il 65° anniversario della Costituzione francese con un discorso nel quale ha espresso, di nuovo, il suo fermo desiderio che l'aborto venga inserito nella Carta costituzionale del paese, addirittura «il più presto possibile». Dopo le parole spese sul tema del referendum come strumento di partecipazione popolare al processo legislativo, che deve essere semplificato, ma non può minacciare i confini dello Stato di Diritto, e prima di accennare alla possibilità di inserire «la protezione del clima al centro delle nostre carte costituzionali» - anche questa un'istanza che proprio non trova sostenitori -, ha espresso l'auspicio che la libertà delle donne di accedere all'aborto sicuro sia sancita e protetta dalla più vincolante delle carte, la Bibbia laica delle democrazie occidentali.Lo aveva già ricordato in occasione della Giornata internazionale della donna l'8 marzo e lui stesso lo ricorda per la celebrazione dell'introduzione della settimana costituzione repubblicana nel 1958, citandosi: «Voglio che la forza di questo messaggio ci aiuti a cambiare la nostra Costituzione per sancire la libertà delle donne di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza», ha detto Macron al Palazzo di Giustizia di Parigi. Che la combo protezione del clima - libero accesso all'aborto sia un'endiade particolarmente cara a Monsieur le President lo avevamo già notato anche durante il semestre di presidenza francese dell'Unione Europea.Sono questi gli aggiornamenti da installare il più presto possibile nelle carte costituzionali dei singoli paesi e nella Carta dei diritti fondamentali in Europa: è lì che dovremmo leggerli, in grassetto e ben evidenziati e possibilmente scolpirli nei nostri cuori. Difficile ristrutturare un edificio che ha problemi alle fondamenta affidandosi al bonus facciate: come si può aggiornare l'elenco dei diritti fondamentali dei cittadini (leggasi persone) riducendo a laterizi quello che davvero li fonda tutti, il diritto alla vita? In tutti questi discorsi sulla libertà di abortire il co-protagonista, il nascituro, è sempre taciuto, complice il fatto che è provvisoriamente impossibilitato a far sentire la propria voce. Eppure è vita, semplicemente al suo inizio. [...]
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Chi salverà i bambini da "Save the Children"?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3326CHI SALVERA' I BAMBINI DA ''SAVE THE CHILDREN''?Aborto, pianificazione familiare ed ora eutanasia infantile: questo è il programma d'azione di Save the Children, la famosa ong che - quantomeno nel nome - a ben altre battaglie dovrebbe rifarsi.E così l'organizzazione che dichiara come ragione sociale il motto "salva i bambini" collabora attivamente con Planned Parenthood, esorta le donne a fare meno figli e considera come opzione caldeggiata l'interruzione di gravidanza.Tali aspetti sono stati sollevati da molti enti, tra cui l'associazione pro-life americana Life Decision Internation ed il gruppo britannico Catholic Action UK, che, oltre a denunciare l'operato di Save the Children, chiedono ai credenti e, più in generale, a tutte le persone che credono nel valore della Vita di astenersi da qualsiasi forma di supporto a questa ong.L'organizzazione ha ovviamente innumerevoli siti, uno per ciascuno Stato in cui è insediata, con palpabili differenze da Nazione a Nazione: per esempio nel portale web italiano ed in quello statunitense il termine "aborto" è mascherato dietro il concetto di "pianificazione familiare", mentre in quello australiano, realtà dove la sensibilità verso la tematica è minore, si fa direttamente riferimento all'interruzione di gravidanza.Ma anche il sito italiano non è scevro da concetti antinatalisti e frutto della più retriva cultura neomalthusiana: "La sovrappopolazione è una questione aperta ormai da anni." si legge "Facciamo troppi figli nel mondo.", "Un corretto accesso alla pianificazione famigliare invece salverebbe milioni di persone."Ora l'ultima uscita di Save the Children chiude il cerchio della cultura della morte: incita all'eutanasia per tutte le età, dal neonato in su.È quanto sta accadendo in Scozia dove, nell'ambito del dibattito preparatorio alla discussione di un disegno di legge sulla cosiddetta dolce morte, entra a gamba tesa l'ong tramite il comitato "Together" - di cui Save the Children è il membro più importante - chiedendo al Parlamento scozzese di - udite, udite - rispettare la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo ed introdurre l'eutanasia anche per i minori, anche per i bambini, prendendo a modello il Belgio.Lasciando da parte tutto il discorso sulla capacità decisionale di un bambino soprattutto in materie quali la scelta di vivere o morire, è paradossale che proprio chi sbandiera di difendere i più piccoli contribuisca a farne morire milioni nel ventre materno ed ora pretenda di concludere lo scellerato piano con l'eutanasia.
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Il ritorno del paganesimo e dei sacrifici dei bambini
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7432IL RITORNO DEL PAGANESIMO E DEI SACRIFICI DEI BAMBINI di Edwin BensonTornano in uso antiche pratiche pagane come il sacrificio di bambini. Nel numero di maggio 2023 la rivista politica americana Commentary ha pubblicato un ampio saggio intitolato "Il ritorno del paganesimo". Il punto principale dell'articolo era che antiche pratiche pagane stanno tornando in uso e sono incorporate in molti movimenti "moderni".L'articolo inizia raccontando il misfatto del killer cosiddetto transgender che ha ucciso tre bambini e tre adulti in una scuola del Tennessee il 27 marzo 2023. L'autore, l’israeliano Liel Leibovitz, vede un potente elemento di paganesimo in quell'atto e nella sua copertura da parte dei media tradizionali: la volontà di sacrificare bambini. "(I figli) erano l'offerta definitiva agli dèi, la prova che il credente pagano era così sicuro della sua fede da offrire la propria prole per dimostrare agli dèi la forza della sua fede", afferma.Leibovitz sembra un candidato insolito per scrivere seriamente di paganesimo. Ha conseguito un dottorato di ricerca alla Columbia University e ha scritto per le riviste The Nation e The New Republic, organi notoriamente di sinistra. Tiene una rubrica anche per la rivista cattolica First Things.Anche la sparatoria nella scuola di Memphis sembra un evento anomalo nel quale vedere sfumature pagane. Quell'evento sembra essere assolutamente moderno. Fino a pochi anni fa la parola "transgender" era raramente sentita e fino a poco tempo fa le sue origini erano trattate come disturbi mentali. Mai prima d'ora questi due elementi erano stati mescolati in un'unica atrocità.NULLA E' VERO, TUTTO E' PERMESSOSebbene il paganesimo sia spesso ignorato, è in crescita. Nel 1990 circa 8.000 americani lo praticavano. Questo numero è cresciuto fino a 340.000 nel 2008. Oggi si stima che 1,5 milioni di aderenti "professino una serie di persuasioni pagane, dalla Wicca alla tradizione vichinga, rendendo il paganesimo una delle persuasioni in più rapida crescita della nazione".Leibovitz fornisce anche una chiave di lettura di questa crescente popolarità delle idee pagane. "[Il paganesimo] può essere distillato nel seguente principio: nulla è vero, tutto è permesso". Questa spiegazione evoca i tormentoni degli anni Sessanta "È vietato vietare" e "Fai quello che vuoi".Tuttavia, se è da trovare nell'articolo di Commentary un punto debole, è quello di dedicare troppo poco spazio alla descrizione di ciò che il paganesimo era o ancora è. Pur non ignorando completamente questo aspetto, l'articolo si è comprensibilmente concentrato sul sacrificio dei bambini. Tuttavia, uno sguardo più completo alla definizione di paganesimo e alle sue pratiche rende i collegamenti più comprensibili.L’enciclopedia Cattolica fornisce una descrizione più specifica del paganesimo. "Il paganesimo, nel senso più ampio, comprende tutte le religioni diverse da quella vera rivelata da Dio e, in senso più stretto, tutte tranne il cristianesimo, il giudaismo e il maomettanesimo. Il termine è usato anche come equivalente di Politeismo. Deriva dal latino pagus, da cui pagani (cioè coloro che vivono in campagna), un nome dato alla gente di campagna rimasta pagana dopo che le città erano diventate cristiane”. Come vedremo, alcune credenze collegano quei romani rurali con i pagani urbani di oggi.TOTEMISMO, ANIMISMO E DUALISMOL'Enciclopedia Cattolica descrive diversi aspetti del paganesimo, il primo dei quali è il "totemismo". Si tratta dell'uso di simboli animali, umani o naturali, spesso distorti, ai quali i credenti attribuiscono un significato pregnante. Un esempio noto è l'arcobaleno, un simbolo usato dal movimento LGBT per rappresentare le sue richieste anche se in realtà non c'è alcun legame effettivo tra l'omosessualità e il fenomeno meteorologico.In questo caso particolare, c'è un significato distorto dato dagli omosessualisti per interpretare il segno usato da Dio per dire a Noè che non avrebbe mai più inondato la terra. “L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra». Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».Un'altra credenza comune nel paganesimo moderno è l'animismo, che attribuisce le caratteristiche dell'anima umana ad animali, piante e oggetti inanimati come il sole e la luna. Oggi, questa è spesso una caratteristica di molti ecologisti che attribuiscono "spiriti" agli alberi, ai fiumi e a certe piante rare. Gran parte del movimento per la "biodiversità" si lega all'idea che ogni specie vegetale contribuisca alla terra con qualcosa, anche se questo "qualcosa" è indefinibile. La rinascita del druidismo nella vita moderna è una conseguenza della rinascita dello spirito dell'animismo.Il dualismo è un altro aspetto dell'antico paganesimo che rientra nella vita e nel pensiero moderni. Esso insegna che la mente e il corpo sono collegati solo perifericamente e che la ragione è intrinsecamente superiore al corpo. Per questo motivo, il corpo deve essere disprezzato e la "vita della mente" deve essere valorizzata. Queste convinzioni erano tipiche degli gnostici, che non erano disposti a credere che Gesù Cristo potesse aver assunto una forma umana vera e propria. Oggi si ritrova in molte pratiche pagane derivate dal buddismo e dall'induismo, che sono entrate nella vita moderna attraverso gli insegnamenti "new age" e lo yoga.L'ABORTO, IL SACRIFICIO DEI BAMBINI DEI NOSTRI GIORNICome già detto, gran parte dell'articolo di Commentary si concentra sul sacrificio dei bambini. Purtroppo, esso omette la forma più comune di sacrificio di bambini nel mondo di oggi, cioè l'aborto procurato. Come gli antichi che gettavano i loro neonati nel cratere dei vulcani per placare gli spiriti, troppe persone moderne si disfano dei loro figli non ancora nati nel futile tentativo di "migliorare" la propria vita.Allo stesso tempo, l'articolo fornisce altri esempi pertinenti di sacrificio di bambini. Come si spiega, si chiede, la chiusura delle scuole legata al Covid? Il fatto che i bambini siano stati in gran parte immuni al Covid sostiene con forza la tesi che le scuole americane avrebbero dovuto rimanere aperte, come quelle di una parte dei Paesi europei. In un periodo di forte conturbazione, il regolare funzionamento delle scuole avrebbe fatto molto per rassicurare i nostri bambini sul fatto che la vita sarebbe tornata alla normalità. Tuttavia, le scuole hanno chiuso e sono rimaste chiuse.Leibovitz ne elenca le conseguenze: "drammatiche impennate delle crisi di salute mentale dei giovani, bruschi cali delle competenze accademiche di base e praticamente ogni altro parametro della miseria umana inflitta ai nostri bambini".L'articolo cita anche la propensione odierna di genitori e insegnanti di sinistra a coinvolgere i bambini nelle loro battaglie politiche. Questo punto è meno solidamente dimostrato, ma ci sono prove a suo favore. Molti programmi scolastici di sinistra presentano l'"azione sociale" degli studenti come uno dei loro obiettivi primari. Aziende come Scholastic, fornitrice di innumerevoli "fiere del libro" per le scuole elementari, creano e presentano interi filoni di letteratura per bambini progettati per indurre a venerare coloro che protestano. Un titolo particolarmente eclatante è Take the Mic: Fictional Stories of Everyday Resistance (Storie di resistenza quotidiana) per ragazzi dai dodici anni in su. Chiunque pensi che gli adolescenti debbano imparare a resistere non ne ha mai cresciuto uno.In effetti, pur ignorando l'aborto procurato, l'articolo presenta diversi punti validi. Lo spirito di un neopaganesimo moderno è molto vivo oggi. I nemici spirituali dell'umanità sono gli stessi di sempre. Satana non ha bisogno di fabbricare nuovi strumenti quando quelli vecchi funzionano così bene.
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Record di aborti in Inghilterra, mentre in Giappone il governo corre ai ripari
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7475RECORD DI ABORTI IN INGHILTERRA, MENTRE IN GIAPPONE IL GOVERNO CORRE AI RIPARIKishida ha stanziato 25 miliardi per contrastare la denatalità (obiettivo che si può raggiungere solo smettendola di abortire ed incentivando le nascite)di Mauro FaverzaniUn'ombra di morte purtroppo avanza in Europa, conquistando nuovi terreni e mietendo troppe vittime innocenti. Lo dimostrano i dati relativi ad Inghilterra e Galles, dove è stato raggiunto un tragico record storico, quello relativo al numero degli aborti praticati nei primi sei mesi del 2022, periodo cui si riferiscono gli ultimi dati diffusi dal Dipartimento governativo della Sanità e dell'Assistenza Sociale: tra il primo gennaio ed il 30 giugno dell'anno scorso sono stati praticati, infatti, 123.219 aborti ovvero 17.731 in più rispetto ai 105.488 praticati nello stesso periodo nel 2021. Se questo trend dovesse proseguire, il rischio è che anche su base annua il 2023 possa confermarsi come l'anno più nero per numero di bambini uccisi nel grembo materno.L'OSCURANTISMO DEL GOVERNOIncurante di tale drammatico campanello d'allarme, proprio all'inizio di quest'anno il Parlamento inglese ha vietato la preghiera silenziosa nei pressi delle cliniche abortive - con una multa fissa iniziale di 100 sterline, ma che può salire fino a 1.000 in caso di processo - ed ha negato la possibilità d'informare le donne circa le possibili alternative: secondo un emendamento alla legge sull'ordine pubblico, approvato a marzo dalla Camera dei Comuni, ciò è da considerarsi illegale.Anche in Irlanda, purtroppo, il tasso abortivo risulta in continua crescita: a cinque anni dal referendum, che ha eliminato dalla Costituzione la tutela per la vita dei bambini non nati, consentendone di fatto l'aborto per qualsiasi motivo fino alla dodicesima settimana ed anche oltre, quando si ritenga che la salute - anche mentale - della madre possa essere in pericolo oppure qualora il piccolo presenti un'anomalia ritenuta pericolosa per la sua vita entro 28 giorni dalla nascita.Prima di quel drammatico referendum, l'aborto in Irlanda era vietato. Nel 2019, anno di entrata in vigore della nuova normativa, furono uccisi 6.666 bambini nel grembo delle loro madri, nel 2021 il numero è salito a 6.700, nel 2022 si è raggiunto il triste record di 8.500 - oltre il 21% in più nel giro di un solo anno -, secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute, Stephen Donnelly. «Una tendenza devastante - ha commentato Eilis Mulroy della Campagna Pro-Life Irlanda in un'intervista al quotidiano Register - Questo è il risultato di un governo, che ha dimostrato una totale mancanza d'interesse nel fornire alle donne con gravidanze non pianificate reali alternative all'aborto».Non pare tuttavia che vi siano ripensamenti in merito: nuove nubi fosche si stanno anzi addensando in Irlanda, dove nei prossimi mesi dovrebbe essere esaminata dalla commissione parlamentare per la Salute una revisione della normativa, voluta dall'Ifpa-Associazione Irlandese per la Pianificazione Familiare, tesa ad eliminare il cosiddetto «periodo di riflessione» obbligatorio di tre giorni dopo il primo colloquio, entro il quale è ad oggi consentito alla donna un ripensamento. I dati, però, attestano quanto importanti siano stati in molti casi questi tre giorni: nel 2021 le consultazioni iniziali sono state 8.284, gli aborti praticati 6.700. Il che significa che ben 1.584 donne sono tornate sui propri passi e quindi che 1.584 bambini sono stati salvati. Togliere anche quel breve lasso di tempo per una riflessione personale, oltre ad esercitare un'indebita pressione psicologica tale da influenzare pesantemente le scelte, significa dimostrare di voler fare proprio di tutto pur di uccidere bimbi nei grembi materni.Il primo ministro irlandese si è dichiarato però «riluttante e a disagio» nell'apportare modifiche alla legislazione sull'aborto, promulgata solo cinque anni fa: «Quando io e altri ci siamo schierati per il Sì - ha dichiarato alla stampa il premier, Leo Eric Varadkar - abbiamo detto che ci sarebbero state delle garanzie, tra cui il periodo di attesa e la protezione delle obiezioni di coscienza». Rimangiarsi ora la parola data è evidentemente troppo persino per loro, subito favorevoli all'introduzione dell'aborto nel Paese.BUONE NOTIZIE DAL GIAPPONELe buone notizie giungono solo dall'altra parte del mondo, dal Giappone nello specifico, dove il governo ha stanziato 3.500 miliardi di yen - pari a 25 miliardi di dollari - in tre anni, dal 2024 al 2027, per contrastare con misure urgenti la denatalità, obiettivo che si può raggiungere in un solo modo: smettendola di abortire ed incentivando le nascite. Non serve la bacchetta magica, occorre piuttosto assicurare un maggior sostegno finanziario alle famiglie. Secondo Haruka Sakamoto, membro della Tokyo Foundation for Policy Research, il crollo nelle nascite dipenderebbe infatti dall'aumento dei single, non per cambiamenti nella scala dei valori, bensì per la precarietà nel lavoro e per i redditi bassi.La decisione, assunta dal primo ministro Fumio Kishida, è giunta, dopo che l'anno scorso il Paese ha toccato il minimo storico di nuovi nati, 799.728 in tutto: «Se non freniamo il rapido declino del tasso di natalità e la diminuzione della popolazione - ha dichiarato il premier alla stampa - l'economia del nostro Paese si contrarrà e sarà difficile mantenere i nostri sistemi di tutela sociale, comprese le comunità locali, le pensioni, l'assistenza medica e l'assistenza infermieristica».Per questo il governo ha previsto un aumento dell'assegno di natalità da 420 a 500 mila yen - pari a 3.500 dollari -, in più le spese per il parto verranno interamente coperte dall'assicurazione sanitaria pubblica. Verranno erogati assegni familiari da 15 mila yen al mese per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni e di 10 mila per ogni figlio di età compresa tra i 3 ed i 18 anni. Dal terzo figlio in poi l'assegno mensile diverrà di 30 mila yen dalla nascita sino alla fine delle scuole superiori. Il tutto senza più restrizioni di reddito familiare. Sempre sul fronte scolastico, verrà offerta ai giovani un'istruzione superiore gratuita e verranno estese anche le esenzioni dalle tasse universitarie. Per assicurare tutto questo - ha spiegato il primo ministro Kishida - «attueremo le misure di sostegno con carattere di urgenza, utilizzeremo obbligazioni speciali di finanziamento del deficit per far fronte alla riforma della spesa».Questo è esattamente ciò che andrebbe fatto in ogni angolo del mondo. Perché non serve a nulla, anzi è molto ipocrita lanciare l'allarme denatalità e poi continuare a fare come se niente fosse.
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Un anno dopo la storica sentenza della Corte Suprema: 60mila aborti in meno
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7469UN ANNO DOPO LA STORICA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA: 60MILA ABORTI IN MENOÈ passato più di un anno - era il 24 giugno 2022 - dalla storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti "Dobbs vs Jackson Women's Health Organization" venne cancellata l'altrettanto storica sentenza "Roe va Wade" del 1973.Un anno, dunque, dall'annullamento del fantomatico "diritto federale di aborto" e che da allora ha lasciato piena sovranità in materia ai singoli Stati.Negli ultimi 12 mesi molti parlamenti locali hanno approvato nuove leggi o modificato quelle vigenti, in un senso o nell'altro, mentre il dibattito sui limiti per accedere all'aborto si è molto polarizzato, così come le scelte politiche e legislative degli Stati. «Di rado - ha scritto il quotidiano Usa Today - una decisione della Corte Suprema ha avuto un impatto così profondo e così rapido sulla vita di così tante persone». Fino alla sentenza di un anno fa era di fatto possibile a qualunque donna in tutti gli State Uniti praticare l'aborto fino a quella che la legge italiana definisce «vita autonoma del feto», cioè tra le 22 e le 24 settimane, per effetto della sentenza del 1992 con cui sempre la Corte Suprema decise sulla controversia Casey-Planned Parenthood. Per effetto del verdetto Dobbs di un anno fa la situazione giuridica dell'aborto nel territorio statunitense si è fatta quantomai variegata, con 14 Stati che hanno introdotto significative limitazioni.Secondo uno studio della Society of Family Planning, gli aborti sono diminuiti dagli 82mila al mese prima della sentenza a 77mila: un calo che nell'arco di un anno dice che ci sarebbero stati 60mila aborti in meno per effetto della decisione della Corte Suprema. Resta comunque imponente il numero complessivo degli aborti - in assenza di un dato ufficiale - in 924mila in un anno (in Italia sono 67mila con una popolazione di 60 milioni di abitanti, contro i 330 milioni degli Usa).Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "L'Onu è sempre stata la fabbrica di nuovi diritti" spiega perché dopo la sentenza della Corte Suprema americana, l'Onu vorrebbe dichiarare l'aborto un diritto umano, in modo da porlo in continuità con la Dichiarazione universale dei diritti umani. Come si può arrivare a una simile contraddizione? È un diritto umano la negazione del diritto alla vita? Il motivo è semplice: perché fin da subito l'Onu ha rifiutato di basare i diritti sulla legge naturale.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 giugno 2023:L'Onu vuole dichiarare l'aborto un diritto umano, ossia porlo in essenziale continuità con la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Ci si chiede se l'orrendo proposito sia una assurda forzatura oppure se possa trovare in quella Dichiarazione qualche appiglio. Potrebbe essere, infatti, che già nella fase di produzione di quella Dichiarazione ci fossero alcuni presupposti che possano servire non a giustificare ma a spiegare questo triste esito, a distanza di tanti anni.È opportuno ricordare che fu allora istituita una Commissione presso l'Unesco per discutere i criteri e i contenuti della Dichiarazione dei diritti umani di successiva redazione. A questa Commissione parteciparono intellettuali e studiosi nei vari campi del sapere e di varia origine culturale e religiosa. Come noto, vi partecipò anche Jacques Maritain che proprio nel 1948 pubblicava il suo libro, edito dall'Unesco, Les droits de l'homme. Il fatto forse più importante del lavoro della Commissione fu il riconoscimento della impossibilità di conoscere un fondamento ultimo dei diritti umani. Per la tradizione filosofica e teologica classica e cattolica il fondamento prossimo dei diritti umani è il diritto naturale e quello ultimo è Dio. Invece per la tradizione politica derivante da Hobbes, Locke e Rousseau, era la convenzione pattizia tra gli uomini con la quale essi diventavano cittadini. Per le altre correnti di pensiero e religiose presenti nella Commissione i fondamenti erano altri ancora. L'Onu rinunciò ad affrontare il problema dal punto di vista conoscitivo e scelse la via pratica: si sarebbe dovuto mettere da parte l'aspetto teoretico o di principio e percorrere la via di un "pensiero pratico comune" cercando di elencare i diritti utili per la vita sociale.Il punto non è da sottovalutare, perché esso rifletteva una visione della realtà e dell'uomo. Il buon senso dice che prima si pensa e poi si agisce in base a quanto si pensa. Il pensiero viene prima dell'azione. Sui diritti umani, invece, l'Onu rovescia i termini e l'aspetto pratico viene prima di quello del pensiero. L'uomo, quindi, pensa in base a quello che fa e non più viceversa: il giudizio dell'intelletto pratico precede il giudizio dell'intelletto teoretico. Va anche notato che mediante questa decisione di rinunciare ad un accordo di principio sui fondamenti, le esigenze pratiche non solo avevano la meglio su quelle della ragione ma anche su quelle della Rivelazione. Parlo qui naturalmente per i cristiani e i cattolici in particolare, come appunto Maritain. Privo della necessità di avere un fondamento ultimo di verità sia razionale che rivelata, l'aspetto pratico veniva lasciato alla libera e immotivata volontà, aprendo la possibilità, già allora, di "nuovi diritti", come infatti sta ora avvenendo.Tutto questo va posto in relazione con il fatto che dopo la Seconda Guerra Mondiale i "diritti umani" divennero la grande ideologia con cui il nuovo ordine voleva plasmare le costituzioni degli Stati. Sappiamo che Arabia Saudita o Sud Africa non aderirono al progetto, ma molti altri Stati invece lo fecero proprio. I diritti che l'Onu andava a definire erano certamente figli della Dichiarazione del 1789, agli inizi della Rivoluzione Francese (che tuttora è parte integrante della costituzione francese), ma più che di Rousseau subirono l'influenza di Locke e assunsero una pretesa di universalità. Essi vennero intesi come una nuova visione dell'uomo definitivamente acquisita e da sovrapporre, come un cappello introduttivo e fondativo, alle varie dichiarazioni che fossero in seguito prodotte. Infatti, se ne produssero poi tante, da quella sui diritti dell'infanzia del 1959 alla Carta sui diritti fondamentali dell'Ue del 2000 e così via. L'Onu divenne la "fabbrica dei diritti", come scrive Bernard Dumont nell'ultimo numero della rivista francese Catholica. Tutte derivanti dalla prima, quella del 1948, che però aveva rinunciato a fondare ultimamente i diritti umani, il che spiega come oggi la stessa Onu diventi la "fabbrica dei nuovi diritti". Si sa che senza il fondamento ultimo, anche i fondamenti prossimi cadono, e quindi anche il fondamento pratico suggerito da Maritain.Tornando a Maritain, egli, in L'uomo e lo Stato (1951) scrive che nella discussione interna alla Commissione dell'Unesco si era arrivati ad un accordo, ma "a condizione che non ci si chiedesse perché". E continua "Sino a quando non vi sarà unità di fede e unità di filosofia nello spirito degli uomini, le interpretazioni e le giustificazioni saranno tra loro in conflitto. Nell'ambito, invece, dell'affermazione pratica, un accordo su una dichiarazione comune è possibile grazie ad un approccio più pragmatico che teorico e mediante uno sforzo collettivo di confronto, rielaborazione e perfezionamento dei progetti di redazione". Maritain mantenne sempre questa sua posizione, anche nel Contadino della Garonna, dove però vi accosta almeno l'avvertimento di "non gettare ai cani la verità". La sua era un'illusione ottica, perché l'accordo pratico privo di un consenso sui principi avrà sempre il carattere del nominalismo e i diritti nominalmente elencati verranno poi applicati in modo alquanto diverso. Ma quella che per lui era un'illusione, per l'Onu era un'ideologia. Senza un fondamento, i diritti possono essere "fabbricati" dalla stessa Onu.
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L'aborto uccide il bambino, rovina la mamma... ma è dannoso anche per il babbo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7409L'ABORTO UCCIDE IL BAMBINO, ROVINA LA MAMMA... MA E' DANNOSO ANCHE PER IL BABBO di Giuliano GuzzoL'aborto? È una questione della donna, solo della donna. Questo vuole un tormentone del femminismo sopravvissuto dal '68 fino ai giorni nostri; e che dimentica non solo la vera vittima della pratica abortiva - il figlio concepito -, ma pure l'altro grande escluso, vale a dire l'uomo. E pensare che esistono almeno due ottime ragioni per cui anche la figura maschile andrebbe assolutamente considerata, quando si parla di aborto. La prima, molto elementare ma anche assai tralasciata, è che là dove c'è una gravidanza, evidentemente, c'è sempre anche un padre. In secondo luogo, si dovrebbe parlare dell'uomo quando ci si occupa della soppressione prenatale dal momento che di tale pratica, di fatto, fa le spese anche lui. Proprio così: l'aborto fa male non solo alla gestante, ma anche al suo compagno, fidanzato o marito. Ad attestarlo è un nuovo studio, intitolato National Men's Abortion Study, commissionato e pubblicato da Support After Abortion, una organizzazione con sede in Florida. Si tratta di una indagine rilevante non solo perché tocca un ambito spesso ignorato - quello della sofferenza maschile per la perdita d'un figlio -, ma perché lo rileva in modo netto e sostanziale. Per capirci, è stato scoperto come il 71% degli uomini interpellati abbia riportato «cambiamenti negativi» nella sua esistenza dopo l'esperienza abortiva. Colpisce che in questa percentuale ci fossero sia uomini su posizioni pro choice (31%) sia pro life (40%), a sottolineare che ciò che lascia l'eliminazione prima della nascita non dipende da posizioni politiche e ideologiche. Si tratta di una sofferenza profonda, che non conosce appartenenze né bandiere. È connaturata all'essere uomini, anzi per l'esattezza padri. Si allinea a tale considerazione anche il fatto, rilevato sempre nella ricerca in questione, secondo cui la stragrande maggioranza di uomini che hanno perso un figlio a causa dell'aborto - l'83% - «ha cercato aiuto o ha affermato che avrebbe potuto beneficiare di un sostegno», anche se non era ideologicamente contrario all'aborto. L'aiuto cercato riguardava la necessità di colmare ciò che questi uomini provano, vale a dire «tristezza, senso di colpa, rimpianto». Per questo lo studio ha concluso che sono necessarie più opzioni - sia religiose (richieste dal 40% degli interpellati) sia laiche (richieste dal 49%) - per aiutare gli uomini ad affrontare il dolore post-aborto. Va detto che, per quanto significativa, questa indagine non è la prima né la unica, anzi. Già nel lontano 1983 una indagine aveva rilevato conseguenze psicologiche gravi associate, nell'uomo, alla paternità perduta a causa dell'aborto. In seguito sono state effettuate molte altre indagini e - anche se c'è chi nega che esista una sindrome post aborto per l'uomo - lo scorso anno, su Psychology Today, Mary C. Lamia, psicologa e psicanalista docente al Wright Institute di Berkeley, in California, ha firmato un interessante articolo dove afferma che la ricerca «ha dimostrato che l'esperienza del dolore intenso per la perdita di un figlio e della paternità» si registra «anche dopo molti anni dopo l'aborto» Significativa, a tale proposito, risulta infine una straziante testimonianza raccolta dai volontari del numero verde dell'Associazione di Don Benzi di un padre che, a distanza di oltre 6 anni dall'aborto del figlio, aveva ancora una grande ferita nel cuore. Ecco le sue parole, più efficaci di ogni statistica o di ogni indagine: «È stata per me una situazione molto pesante [...] In questa situazione di tremenda solitudine e dolore ho deciso che mai avrei permesso a me stesso di rivivere una situazione simile. Ero anche molto confuso, nella mia vita non avevo mai ho provato un dolore così grande». Davanti a tutto ciò un dubbio sorge spontaneo: come si può seriamente sostenere che l'aborto sia solo una questione della donna?
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La Corte Suprema accoglie il ricorso dell'abortista Biden
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7395LA CORTE SUPREMA ACCOGLIE IL RICORSO DELL'ABORTISTA BIDEN IN FAVORE DELLE PILLOLE ABORTIVE di Ermes DovicoLe pillole abortive a base di mifepristone possono ancora essere vendute. Lo ha deciso ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti, con un voto di 7-2. Contrari soltanto Samuel Alito e Clarence Thomas, i giudici che si confermano come i più sensibili rispetto al buonsenso giuridico e quindi al diritto naturale.La decisione non è stata motivata. Ad ogni modo essa accoglie il ricorso dell'Amministrazione Biden e della Danco Laboratories (azienda che produce le pillole a base di mifepristone) che in due cause separate chiedevano il ripristino dello status quo precedente al 7 aprile, quando il giudice federale del Distretto Settentrionale del Texas, Matthew Kacsmaryk, aveva sospeso l'approvazione del mifepristone data dalla Food and Drug Administration nel 2000. Un ordine che valeva per tutti gli Stati Uniti, eccetto per 17 Stati (governati dai Democratici, tranne il Nevada e il Vermont) e per il Distretto di Columbia, che sempre il 7 aprile si erano visti accogliere la propria richiesta dal giudice Thomas Rice, il quale aveva ordinato alla Fda di mantenere lo status quo.La sentenza della corte distrettuale texana era stata poi in parte bloccata (per una questione tecnica, peraltro controversa, relativa alla prescrizione dei termini legali) dalla Corte d'Appello del Quinto Circuito, che il 12 aprile aveva deciso di ripristinare la commercializzazione del mifepristone, sebbene con diverse restrizioni non gradite agli abortisti, come ad esempio il blocco alla distribuzione del mifepristone per posta e l'uso della pillola abortiva solo dopo tre visite di persona, da parte di un medico.LA BATTAGLIA NON È FINITADunque, la decisione della Corte Suprema ripristina in tutta la nazione le regole in vigore fino al 7 aprile, ma ciò non significa che la battaglia sul tema sia finita. Essa continua infatti nelle corti inferiori, come ha ricordato, parlando con Life News, Erik Baptist di Alliance Defending Freedom, il gruppo che rappresenta legalmente l'Alleanza per la Medicina Ippocratica che nel novembre 2022 ha introdotto la causa contro il regime di aborto chimico approvato e poi esteso scriteriatamente dalla Fda. «Come è prassi comune, la Corte Suprema ha deciso di mantenere lo status quo che esisteva prima della nostra causa mentre la nostra sfida all'approvazione illegale da parte della Fda dei farmaci abortivi chimici e alla sua rimozione delle necessarie salvaguardie per quei farmaci va avanti», ha detto Baptist.Il membro dell'Alliance Defending Freedom ha quindi assicurato: «Il nostro caso, che cerca di mettere la salute delle donne al di sopra della politica, continua in modo spedito nei tribunali inferiori. La Fda deve rispondere dei danni che ha causato alla salute di innumerevoli donne e ragazze e allo stato di diritto, non avendo studiato quanto sia pericoloso il regime farmacologico per l'aborto chimico e rimuovendo illegalmente ogni significativa salvaguardia, perfino consentendo gli aborti ordinati via posta», cioè tramite appunto la crescente liberalizzazione della "telemedicina" pro aborto, che ne ha ulteriormente banalizzato la pratica, perpetuando la strage dei bambini nel grembo materno (prime e innocenti vittime di questa situazione) e al contempo accrescendo i rischi per le loro madri. Da qui l'auspicio di Baptist e degli altri pro life americani, i quali sperano che attraverso questa causa si giunga al riconoscimento delle gravi responsabilità della Fda, che negli anni - prima con l'approvazione nel 2000 e poi con la serie di estensioni tra il 2016 e l'inizio del 2023 - ha reso sempre più facile l'accesso alle pillole abortive. E lo ha fatto agendo non certo in base a criteri scientifici, bensì dietro pressioni politiche provenienti dal Partito Democratico e in ultima analisi dall'industria dell'aborto. Industria che spinge verso una più facile distribuzione delle pillole abortive (che ad oggi contano per oltre il 50% di tutti gli aborti negli Stati Uniti), anche per contrastare gli effetti dell'annullamento della sentenza Roe contro Wade e "scavalcare" così gli Stati che legittimamente vietano l'aborto.L'IMPATTO NEGATIVOIn attesa di vedere come finirà, la condotta della Fda è stata già messa a nudo nella causa intentatale dall'Alleanza per la Medicina Ippocratica. Nella sua decisione del 7 aprile scorso, il giudice Kacsmaryk aveva particolarmente sottolineato la realtà degli effetti avversi conseguenti all'assunzione di mifepristone e misoprostolo (la seconda pillola prevista dalla procedura più comune per l'aborto chimico), ricordando quanto è presente nella letteratura scientifica: «Prove convincenti suggeriscono che le statistiche fornite dalla Fda sugli effetti avversi dell'aborto chimico sottostimano l'impatto negativo che il regime di aborto chimico ha su donne e ragazze. Quando le donne cercano cure di emergenza dopo aver ricevuto le pillole abortive chimiche, l'abortista che ha prescritto i farmaci di solito non è colui che provvede a gestire le complicazioni della madre. Di conseguenza - aggiungeva il giudice federale - il medico curante potrebbe non sapere che l'evento avverso è dovuto al mifepristone. Gli studi supportano questa conclusione rilevando che oltre il 60% delle visite al pronto soccorso di donne e ragazze a seguito di aborti chimici vengono erroneamente etichettate come "aborti spontanei" piuttosto che come effetti avversi del mifepristone». E questo è solo uno dei motivi per cui i dati della Fda sono sottostimati e fuorvianti.Anche la Corte d'Appello del Quinto Circuito aveva chiaramente criticato l'approccio della Fda di mettere la testa sotto la sabbia rispetto agli effetti avversi e aveva quindi ripristinato l'obbligo di riferire tutti gli effetti avversi, per le donne, dell'aborto chimico (che includono gravi emorragie e infezioni), dunque non solo le morti materne. Statistica, quest'ultima, che secondo il conteggio ufficiale più aggiornato della stessa Fda (al 30 giugno 2022) include «28 segnalazioni di morti di pazienti associate al mifepristone, da quando il prodotto è stato approvato nel settembre 2000». Il che ricorda come l'aborto, da un lato, uccide bambini innocenti e, dall'altro, non è nemmeno "sicuro" - come viene propagandato - per le loro madri.
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Verso l'abolizione della RU486 in America?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7378VERSO L'ABOLIZIONE DELLA RU486 IN AMERICA? di Luca VolontèDue sentenze contrarie su divieti e liberalizzazione delle pillole abortive, scatenano il finimondo negli USA con Biden e Harris che dimenticano la Pasqua e... difendono l'omicidio chimico degli innocenti. Tutto finirà alla Corte Suprema, ennesima "bomba" nell'anno elettorale 2024 in cui, proprio sulla liberalizzazione dell'aborto, Biden sfida anche i Vescovi.Sin dal novembre scorso, grazie al ricorso dell'Alliance for Hippocratic Medicine e di una serie di associazioni e organizzazioni mediche pro life, si era chiesto di dichiarare illegale l'approvazione della FDA (Food and Drug Administration) del 2000 e di eliminare completamente una delle pillole abortive dal mercato statunitense. Il ricorso, presentato a un tribunale distrettuale federale di Dallas in Texas, ha avuto esito lo scorso 8 aprile, quando il giudice Matthew Kacsmaryk ha dato ragione ai ricorrenti pro-life vietando al contempo la commercializzazione del farmaco mifepristone perché, si legge nella decisione, la FDA «ha completamente omesso di considerare un aspetto importante del problema» omettendo qualsiasi valutazione degli effetti psicologici del farmaco o una valutazione delle conseguenze mediche a lungo termine del farmaco. Gli eventuali ricorrenti contro la decisione avranno sette giorni per presentare appello.Con la sentenza del giudice Kacsmaryk, il mifepristone, il primo farmaco della procedura standard della pillola abortiva, non ha più l'approvazione della FDA e il passaggio al solo misoprostolo senza il mifepristone è molto meno efficace. Una sconfitta per l'aborto chimico, usato dal più del 50% delle donne che sceglie di uccidere il proprio figlio negli USA. Infatti, mentre il primo farmaco mifepristone agisce bloccando l'ormone naturale del progesterone (privando il bambino dei nutrienti necessari alla sua crescita), il misoprostolo provoca contrazioni che espellono il bambino dall'utero e, da solo, non ha la stessa efficacia mortale.LA POLITICA E LA SCIENZA«La Food and Drug Administration statunitense ha preferito la politica alla scienza quando ha spinto per la legalizzazione dei farmaci abortivi chimici mifepristone e misoprostolo nel 2000... la FDA non ha rispettato i suoi obblighi legali di proteggere la salute, la sicurezza e il benessere delle ragazze e delle donne, non ha mai studiato la sicurezza dei farmaci nelle condizioni d'uso indicate, ha ignorato i potenziali impatti del regime di blocco ormonale sui corpi in via di sviluppo delle ragazze adolescenti, ha ignorato le prove sostanziali che i farmaci abortivi chimici causano più complicazioni degli aborti chirurgici e ha eliminato le necessarie garanzie per le ragazze e le donne incinte che si sottopongono a questo pericoloso regime farmacologico», questa la dichiarazione dei legali di Alliance Defending Freedom (ADF), il team di giuristi che ha rappresentato con successo la rete di organizzazioni mediche pro life che hanno promosso il ricorso nella causa intentata contro la FDA a novembre scorso.Le reazioni di fuoco del Presidente Biden e la sua Vice Presidente Harris, in due dichiarazioni complementari, dimostrano l'impegno totale perché la sentenza venga ribaltata, in quanto, se venisse confermata, «impedirebbe alle donne di ogni Stato di accedere al farmaco, indipendentemente dal fatto che l'aborto sia legale in uno Stato...» e rappresenta il pericolo di un «divieto nazionale di aborto che i funzionari eletti repubblicani hanno giurato di rendere legge in America».Il Dipartimento di Giustizia, «ha già presentato un appello e chiederà una sospensione immediata della decisione», assicurava la Casa Bianca, mentre il Segretario del Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani (HHS) Xavier Becerra dichiarava a Pasqua che l'amministrazione Biden sta considerando di sfidare l'ordine giudiziario del giudice federale Kacsmaryk, perché l'Amministrazione Biden ritiene il «farmaco sicuro» ed è convinta che il giudice del Texas sia un "conservatore politicizzato". Ovviamente ignorare un ordine perentorio di un giudice federale avrà conseguenze dirette e spedite verso un giudizio alla Corte Suprema degli USA.LE MAJOR DELL'ABORTOSulla stessa linea di Biden, Harris e dei Dipartimenti di Giustizia e Salute troviamo, manco a dirlo, le major dell'aborto che anche dalle pillole abortive guadagnano: IPPF, Naral, Center for Reproductive Rights e compagnia funebre cantando. Ad aumentare le probabilità di una prossima decisione della Corte Suprema è anche la contemporanea decisione presa da un giudice federale dello Stato di Washington lo stesso 8 aprile. Il giudice Thomas Rice (nominato da Obama), ha stabilito che la FDA ha posto restrizioni «onerose» e «non necessarie» alla dispensazione del mifepristone e ha vietato alla FDA di apportare qualsiasi modifica all'accesso del farmaco nei 17 Stati (governati dai Democratici) che hanno fatto causa.I due giudizi confliggono: da Washington si chiedono minori restrizioni per la pillola da parte della FDA, che tuttavia dovrebbe ritirare ogni licenza di vendita, secondo l'ordine perentorio che l'amministrazione Biden deve attuare, secondo l'ordine del Texas. C'è chi parla di limbo, certo la Corte Suprema dovrà occuparsene presto ed il tema ancora una volta farà parte della prossima campagna elettorale 2024. La "guerra continua" che l'Amministrazione Biden sta facendo a qualunque giudice (sia esso "supremo" o federale statale), associazione (vedi azioni FBI e Dipartimento Giustizia contro cattolici e pro life) e politico (vedi caso Trump) che dissentano dalle politiche Dem forse aiuterà l'annunciata campagna presidenziale di Biden per il 2024, ma per certo sta allontanando gli USA dai principi cardine della democrazia e dello Stato di diritto.È in questo clima di scontro all'arma bianca, che i Vescovi cattolici sono stato costretti a denunciare i tentativi che l'Amministrazione Biden e il suo Dipartimento della Salute stanno compiendo per costringere tutti contribuenti a finanziare farmaci contraccettivi che possono causare aborti precoci attraverso una proposta di modifica della legge sull'Affordable Care Act, o Obamacare.
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L'ipocrita giornata mondiale della sindrome di Down
VIDEO: Cara futura mamma ➜ https://www.youtube.com/watch?v=xNndLBZpTocTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7373L'IPOCRITA GIORNATA MONDIALE DELLA SINDROME DI DOWN di Giuliano GuzzoOggi, 21 marzo, ricorre come noto la Giornata mondiale della Sindrome di Down, evento istituito nel 2011 dalle Nazioni Unite con «l'obiettivo di aumentare la consapevolezza sulla sindrome di down, abbattere i pregiudizi e gli stereotipi ancora presenti nella società e promuovere una cultura della diversità inclusiva». A parte forse la ricorrenza di una terminologia impiegata anche in altri ambiti («abbattere i pregiudizi e gli stereotipi [...] cultura della diversità inclusiva»), questa Giornata mondiale, nella misura in cui vuole fare sensibilizzazione, è senza dubbio da salutare positivamente.Il fatto è che, a maggior ragione in questo giorno, si dovrebbe ricordare - e i grandi media di certo non lo ricorderanno - anche un altro fatto: i bimbi con sindrome di Down, gli stessi che oggi si vedono nei servizi ai telegiornali e nelle immagini dei siti internet, sono da anni brutalmente decimati con l'aborto. Già nel dicembre 2020, a questo proposito, The Atlantic pubblicava un lungo servizio dal titolo inquietante: «Gli ultimi figli della Sindrome di Down». In quell'articolo, si ricordava che «i test prenatali stanno cambiando chi nasce e chi no» e «questo è solo l'inizio».Il fatto è che, al di là dei test prenatali, ci sono pressioni fortissime anche in ambito sanitario perché questi bambini siano abortiti. Ad Emma Mellor, una donna in dolce attesa di una bimba con la trisomia 21 - mamma la cui testimonianza è stata raccolta dalla Bbc - i dottori hanno proposto l'aborto. E non una, ma addirittura 15 volte. «Anche se avevamo chiarito che non era una opzione per noi», ricorda la Mellor, «sembravano davvero insistere». Ora, quello di questa mamma è forse un caso isolato? Davvero dietro gli aborti dei bambini con sindrome di Down sono solo il frutto di scelte genitoriali? Il dubbio viene.Quello che è sicuro è che gli aborti di questi bimbi sono dilaganti. Negli Usa - secondo una pubblicazione uscita su Prenatal Diagnosis oltre dieci anni fa, e quindi oggi probabilmente superata - viene abortito il 67% dei nascituri Down, percentuale che sale ulteriormente tra le madri con più alti livelli d'istruzione: e in Europa è pure peggio. In Danimarca, primo Paese europeo a istituire lo screening per la sindrome di Down, quasi tutti i bambini con diagnosi di sindrome di Down vengono abortiti (97%), esito che interessa il 77% di questi nascituri anche in Francia e oltre il 90% di loro in Italia, Germania, Regno Unito e Belgio.Siamo insomma davanti ad un vero e proprio sterminio. Che spesso, come se non bastasse, viene disposto pure su basi sbagliate. «Quando trovano malattie rare, questi test prenatali sono generalmente sbagliati», denunciava infatti una sconvolgente inchiesta uscita a inizio 2022, a firma di Sarah Kliff e Aatish Bhatia, sulle colonne del più celebre giornale del mondo, il New York Times, a proposito, dei test Nipt - acronimo di «not invasive prenatal test» -, gli esami non invasivi che, attraverso una goccia di sangue prelevata nel primo trimestre, intercettano problemi dello sviluppo fetale.Dunque oltre che scioccante e totalmente inaccettabile, la decimazione dei bimbi con trisomia 21 in corso risulta sovente pure infondata. Insomma, oltre il danno la beffa per un Occidente che oggi, lo abbiamo detto, celebra la Giornata mondiale della Sindrome di Down, ma nei fatti chiude gli occhi davanti alla loro scomparsa. O addirittura, peggio, legittima alla voce «diritti» l'eliminazione seriale dei propri fratelli più piccoli, all'insegna di un atto di violenza - l'aborto volontario - che, se è sempre intollerabile, verso i bambini colpevoli solo di non essere "abbastanza perfetti", diventa ancora più odioso.
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La prima marcia per la vita dopo l'abolizione del diritto di aborto negli Usa
VIDEO: Tommaso Scandroglio spiega la sentenza che ha abolito la Roe vs Wade ➜ https://www.youtube.com/watch?v=gdQ9WX0YufE&list=PLpFpqNiJy93t_8-iaZYjnES9g_5H83d-UTESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7285LA PRIMA MARCIA PER LA VITA DOPO L'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI ABORTO NEGLI USA di Luca VolontèVenerdì 20 gennaio si è svolta a Washington la 50a Marcia per la Vita alla quale hanno partecipato migliaia di persone per celebrare la bellezza della vita e chiedere l'abolizione dell'aborto nel Paese. Negli stessi giorni invece il "cattolico devoto" Joe Biden, insieme a gli abortisti, celebra l'omicidio dell'innocente.Questa è stata la prima Marcia per la Vita svoltasi dopo la storica sentenza del 24 giugno 2022 nella causa Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, da noi descritta sulla Bussola e in cui si è annullato l'aborto federale. Secondo gli organizzatori e diversi osservatori, in 100.000 hanno partecipato alla manifestazione, dei quali moltissimi giovani e giovanissimi della generazione post-Roe. Riunitisi al National Mall, dopo la veglia del giovedì sera e la preghiera di apertura del presidente del Comitato pro life dei Vescovi cattolici, mons. Michael Burbidge, il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Steve Scalise, e il deputato Chris Smith hanno esortato i presenti ad eleggere deputati e senatori pro life e sostenere gli sforzi legislativi a favore della vita.BLOCCARE TUTTI GLI ORDINI ESECUTIVI PRO-ABORTO DI JOE BIDENProprio venerdì 20 gennaio, il deputato repubblicano Andrew Clyde (R-GA) e altri 88 colleghi di partito della Camera hanno ripresentato una proposta di legge [...] che bloccherebbe e disinnescherebbe - se passasse - tutti gli ordini esecutivi pro-aborto del presidente Joe Biden. Dieci giorni prima i repubblicani della Camera avevano votato all'unanimità un disegno di legge che rafforza le tutele per i bambini che sopravvivono ai tentativi di aborto, il Born Alive Abortion Survivors Protection Act: il disegno di legge - ora al Senato - è stato approvato per 220-210, anche con il voto di due Democratici. I Dem si sono distinti in negativo, in larga parte, anche per non aver sostenuto una risoluzione che chiedeva di far piena luce sulle devastazioni dei centri pro life e delle chiese, seguite alla Sentenza Dobbs.Tra la dozzina di relatori alla Marcia c'erano Jonathan Roumie, l'attore che interpreta il ruolo di Gesù nella serie televisiva The Chosen che è vista da decine di milioni di persone nel mondo, e anche la figlia di santa Gianna Beretta Molla, Gianna Emanuela, che ha ricordato a tutti che non avrebbe potuto partecipare se la madre non l'avesse "amata così tanto". Insieme a loro, tra gli altri oratori, l'ex allenatore della NFL Tony Dungy, criticato per la sua partecipazione, il procuratore generale del Mississippi Lynn Fitch, che ha promosso e vinto la causa che ha portato all'annullamento della sentenza Roe v. Wade e il leader evangelico Franklin Graham che ha ricordato come la vittoria dell'abolizione dell'aborto a livello federale segni solo l'inizio di una grande sfida per reinstallare valori cristiani e pro life nel paese. "Il movimento pro-vita ha appena vissuto un'importante vittoria con la caduta della Roe v. Wade, ma il nostro lavoro per costruire una cultura della vita è lungi dall'essere concluso", aveva dichiarato il presidente della March for Life Jeanne Mancini al quotidiano Washington Examiner poco prima della partenza della manifestazione. "La marcia di quest'anno (...) sarà anche un momento per guardare avanti ai prossimi passi, come la necessità di continuare a marciare ogni anno a Washington, e di espandere le marce negli Stati, per far avanzare le protezioni legali per i non nati".LA SENTENZA DOBBS CHE HA SOSTITUITO LA ROETutti i leader pro life americani sono consapevoli di quanto sia stata importante la Sentenza Dobbs e di come essa sia un punto di partenza per un maggiore impegno a tutto campo. Catherine Glenn Foster, presidente e amministratore delegato di Americans United for Life, parlando al Christian Post, ha ribadito come si debba "continuare e raddoppiare di cento volte" il lavoro pro life. Marjorie Dannenfelser, presidente di SBA Pro-Life America, chiede che il Congresso promulghi uno "standard minimo federale" che vieti gli aborti a livello federale dopo una certa settimana dall'inizio della gravidanza, anche se ci sono scarse possibilità di approvazione finché i Democratici manterranno il Senato e la Casa Bianca. La Marcia si è svolta, come sempre, in un clima di festa, nel tradizionale percorso che lambisce tutte le maggiori istituzioni del Paese e con cartelli e slogan accattivanti (qui una raccolta di immagini pro life).Il presidente Biden, la vicepresidente Harris e l'industria pro aborto hanno confermato invece il loro impegno a favore del libero omicidio dell'innocente. Biden ha anticipato alla stampa, proprio nel giorno della Marcia per la Vita, una dichiarazione a favore dell'aborto in occasione del 50° anniversario dell'ormai annullata sentenza Roe V. Wade (22 gennaio 1973), affermando che la Corte Suprema aveva "preso la decisione giusta 50 anni fa", invitando gli americani a "onorare le generazioni di sostenitori che hanno lottato per la libertà riproduttiva" e a impegnarsi "insieme" per reintegrarla. Kamala Harris, arrivata nella Florida del governatore repubblicano pro life Ron De Santis, ha tenuto un discorso infuocato a favore dell'aborto chiedendo al Congresso di Washington di codificare il diritto federale all'aborto e spronando gli abortisti a un maggiore impegno in vista delle elezioni del 2024. Impegno che non mancherà da parte della presidente di Planned Parenthood che, con un articolo scritto su VogueTeen (20 gennaio), racconta di come coinvolgere le figlie adolescenti nelle battaglie per l'omicidio degli innocenti.In tutto ciò, il sondaggio dei Cavalieri di Colombo-Marist, pubblicato in questi stessi giorni, ha rivelato che il 69% vuole che l'aborto sia significativamente limitato, mentre si conferma un buon 79% degli americani che non vuole l'aborto su richiesta per tutti i nove mesi di gravidanza.
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Nel 2022 sono stati compiuti nel mondo oltre 42 milioni di aborti
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7263NEL 2022 SONO STATI COMPIUTI NEL MONDO OLTRE 42 MILIONI DI ABORTI di Fabio FuianoIl 28 dicembre, la Chiesa Cattolica ricorda i Santi Martiri innocenti, i primogeniti uccisi, in odium fidei, dalla follia omicida di Erode che non poteva accettare la legittima regalità di Nostro Signore. Alla luce di questa ricorrenza, una riflessione su quanto accade oggi sembra necessaria: ci apprestiamo a chiudere l'anno 2022 e il sito Worldometers riporta più di 42 milioni di aborti compiuti, accingendosi a ri-azzerare il macabro conto degli innocenti distrutti, per poi ri-avviarlo dalla mezzanotte del 1° Gennaio con il solito ritmo di circa 2 innocenti al secondo uccisi nel mondo.Oggigiorno, Erode non è più un caso eccezionale di malvagità, ma la regola per molti paesi sedicenti "civili" e "al passo coi tempi", tristemente inclusa l'Italia, dove da ormai quasi 45 anni la famigerata 194 continua a causare una inconcepibile strage di innocenti (il prossimo tremendo anniversario, 22 maggio 2023, sarà proprio il 45° della promulgazione). Non bisogna però illudersi che tutto sia cominciato con la 194/78: il processo messo in atto dalle lobby abortiste per ribaltare il giudizio dell'opinione pubblica sull'aborto procurato era già in atto da tempo e, prima ancora della 194, esso aveva già raggiunto un traguardo fondamentale: si tratta della sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975 con cui, per la prima volta, si introduceva nel nostro ordinamento giuridico la possibilità di abortire anche per semplici motivi di "salute" della donna. Questa sentenza è l'antesignano dell'iniqua legge 194, nonché spartiacque decisivo per la legalizzazione dell'aborto nel nostro paese.UNA SENTENZA MALEDETTALa Corte sfruttò a proprio vantaggio il caso di una donna milanese, Minella Carmosina, che nel 1972 fu penalmente perseguita in base all'art. 546 del Codice Penale (abrogato successivamente dalla 194 assieme a tutto il Titolo X - Dei delitti contro l'integrità e la sanità della stirpe) che vietava l'aborto di donna consenziente con la reclusione da due a cinque anni. Il giudice del Tribunale di Milano sollevò questione incidentale di legittimità costituzionale di tale articolo in quanto puniva l'aborto di donna consenziente anche laddove fosse stata "accertata" la pericolosità della gravidanza per il benessere fisico o per l'equilibrio psichico della gestante. Infatti, all'epoca, l'aborto poteva essere eccezionalmente esente da provvedimenti penali solo per un pericolo grave, assolutamente inevitabile e, soprattutto, attuale di danno per la madre (secondo il dettame dell'art. 54 c.p. sullo stato di necessità) e non a scopo medico per evitare che la donna incinta subisse aggravamenti di preesistenti alterazioni fisiche. L'atteggiamento del legislatore era tutt'altro che favorevole all'aborto, ma semplicemente egli, pur preservando lo sfavore per la pratica, non riteneva opportuno punire una donna già fortemente provata per la propria condizione e spinta ad abortire probabilmente più per disperazione che per convinzione. A differenza della legislazione successiva, l'impunibilità non implicava l'approvazione (né in quel caso specifico, né tantomeno tout court).UN TOTALE ROVESCIAMENTOLa sentenza del '75 costituì un totale rovesciamento di paradigma, in quanto riuscì a dire che il concepito partecipa dei princìpi contenuti nella nostra Costituzione: «Ritiene la Corte che la tutela del concepito [...] abbia fondamento costituzionale. L'art. 31, secondo comma, della Costituzione impone espressamente la "protezione della maternità" e, più in generale, l'art. 2 Cost. riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito», salvo poi affermare: «E, tuttavia, questa premessa - che di per sé giustifica l'intervento del legislatore volto a prevedere sanzioni penali - va accompagnata dall'ulteriore considerazione che l'interesse costituzionalmente protetto relativo al concepito può venire in collisione con altri beni che godano pur essi di tutela costituzionale e che, di conseguenza, la legge non può dare al primo una prevalenza totale ed assoluta, negando ai secondi adeguata protezione. Ed è proprio in questo il vizio di legittimità costituzionale, che, ad avviso della Corte, inficia l'attuale disciplina penale dell'aborto». Concludendo: «La scriminante dell'art. 54 c.p. si fonda sul presupposto d'una equivalenza del bene offeso dal fatto dell'autore rispetto all'altro bene che col fatto stesso si vuole salvare. Ora non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare».La Corte si avvalse di un ipocrita escamotage, impiegando un termine, quello di "persona", assolutamente estraneo alla giurisprudenza - giacché la legge non ha mai parlato di uomini persone e uomini non persone - e di tenore filosofico, per giustificare la pratica dell'aborto non tanto per stato di necessità, ma per tutelare il bene della "salute psico-fisica" della donna (cosa che sarà poi ripresa a piè pari nella 194). A rigore, dunque, bisognerebbe datare la legalizzazione dell'aborto in Italia non al 1978, ma al 1975, analogamente a quanto avvenne negli Stati Uniti, dove l'aborto fu reso lecito, appena due anni prima, dalla famosa sentenza Roe v. Wade, ribaltata il 24 giugno scorso dalla maggioranza pro-life della Corte Suprema americana. Far memoria delle tattiche della Corte è necessario, dal momento che, indipendentemente dal Parlamento, essa può ancora riservare delle (brutte) sorprese sul tema della vita umana innocente.
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Un'altra conversione sullo stile di Abby Johnson
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7238UN'ALTRA CONVERSIONE SULLO STILE DI ABBY JOHNSON di Mauro FaverzaniNon è come la storia narrata nel film Unplanned, ma poco ci manca: Kevin Duffy, ex-direttore e consulente della multinazionale dell'aborto Marie Stopes International (oggi ridenominata MSI Reproductive Choices), ha lasciato il suo lavoro nel marzo 2019 ed è divenuto non solo un pro-life convinto, bensì anche direttore esecutivo della SPUC-Society for the Protection of Unborn Children nel settore della ricerca e dell'educazione.Kevin Duffy è stato per sei anni responsabile dello sviluppo di centri abortisti in Africa ed in Asia meridionale: «Ho sempre saputo che l'aborto implicava l'uccisione di una vita umana, ma all'epoca mi sono affidato alla convinzione che le donne vi si sarebbero sottoposte comunque, quindi era meglio che venissero eseguiti in condizioni igieniche e sicure».Quando la multinazionale, per cui lavorava, ha cambiato approccio, però, integrando gli aborti chirurgici con quelli farmacologici, oltre tutto in autogestione, sono maturati in lui i primi dubbi: non v'era alcuna assistenza, quindi neppure la salute era più al sicuro, tanto meno il benessere: «Sempre più donne si presentano nei centri medici con aborti incompleti, dopo essersi auto-somministrate pillole abortive acquistate nelle farmacie locali». Nella primavera 2020, nel Regno Unito venne annunciato che tali farmaci si sarebbero potuti ottenere anche per posta, ma ben presto emersero le prove di come tale meccanismo fosse assolutamente privo di qualsiasi tutela. Bastava telefonare per ottenere l'invio dei prodotti abortivi a donne sostanzialmente inesistenti: «E hanno definito questo un fantastico progresso nella Sanità», ha commentato Duffy. Da qui la sua conversione alla vita: «Ho deciso di mettere le mie conoscenze e la mia esperienza al servizio del movimento pro-life. Sono fiducioso che le false narrazioni dell'industria dell'aborto possano essere sconfitte e che si possa ristabilire una cultura della vita, che si preoccupi veramente del benessere delle donne e della salvaguardia dei diritti umani. Lavorare all'interno dei colossi dell'aborto mi ha mostrato la natura violenta di tale pratica ed il modo freddo ed insensibile, in cui venivano considerate le donne. Far parte della SPUC, il più grande gruppo pro-vita del Regno Unito, rappresenta una grande opportunità per fare la mia parte e fare in modo che l'aborto un giorno sia impensabile».STATI UNITI E MALTAMa le buone notizie sul fronte della vita non finiscono qui. Nei giorni scorsi la Corte Suprema della Georgia, negli Stati Uniti, ha ripristinato la legge sul battito cardiaco del feto, legge che era stata bloccata da un giudice locale. Ciò significa che torna ad essere vietato abortire dopo la sesta settimana di gestazione, quando per l'appunto si riesce a percepire il cuore del bimbo in grembo.Intanto, a Malta, l'arcivescovo Charles Scicluna, richiamandosi al senso di responsabilità, ha incoraggiato la classe politica locale a resistere alle pressioni internazionali, esercitate affinché nell'arcipelago venga legalizzato l'aborto: gli insegnamenti cattolici sulla vita «non sono in vendita o negoziabili», ha aggiunto. Nel corso dell'inverno il Parlamento dovrebbe esaminare una proposta di legge, che intende chiarire come l'aborto sia consentito solo quando la vita della madre sia in pericolo. Ma non si escludono, per l'occasione, colpi di testa da parte degli attivisti pro-choice. «Chiedo in nome di Dio - ha detto mons. Scicluna - di non lasciare la porta socchiusa all'aborto con una clausola, che possa essere distorta in modo tale che l'eccezione diventi la regola». Il diritto alla vita - ha proseguito - «è strettamente legato alla difesa di ogni altro diritto umano».Malta è l'unico Stato in tutta l'Unione europea, ove l'aborto sia ad oggi completamente illegale.BRUTTE NOTIZIENon ci sono solo le buone notizie, purtroppo. In Francia, l'Assemblea nazionale ha compiuto il primo passo, per includere l'aborto come «diritto» nella propria Costituzione. 337 i voti a favore, solo 32 quelli contrari.L'iniziativa è stata cavalcata dalla Sinistra di La France Insoumise in accordo col partito del presidente Macron, Renaissance, ma anche con l'appoggio di molti conservatori, tra cui la maggioranza di Rassemblement National, ricollocatosi così, di fatto, nell'area progressista e “politicamente corretta”, vanificando il significato della propria presenza. L'obiettivo è quello d'aggiungere all'art. 66 della Carta costituzionale francese un paragrafo, in cui si specifichi come nessuno possa «violare il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza», nella peggiore tradizione dell'antilingua. Provvidenzialmente il voto dell'Assemblea nazionale non è sufficiente, per cambiare le cose. Ora il testo dovrà essere adottato, così com'è, dalla Camera dei Deputati, poi dovrà essere approvato con una maggioranza di almeno tre quinti dal Congresso ovvero da un'assemblea straordinaria di deputati e senatori, infine dovrà essere sottoposto a referendum. I passaggi sono ancora tanti, la battaglia sarà ancora lunga, ma va sostenuta con la preghiera oltre che con una forte attività pro-life.
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Una convinta abortista nominata membro della Pontificia Accademia per la Vita
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7202UNA CONVINTA ABORTISTA NOMINATA MEMBRO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA di Mauro FaverzaniIncredibile. Sconcertante. Devastante. Non vi sono parole, per commentare la recente nomina dell'economista italo-americana Mariana Mazzucato a membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita. Proprio lei, abortista convinta. Proprio lei, fautrice dell'Agenda 2030 e dei suoi «Obiettivi di Sviluppo Sostenibile».Surreale la giustificazione avanzata in una nota dalla Pontificia Accademia, per la quale sarebbe importante promuovere al proprio interno «un costante e proficuo dialogo interdisciplinare, interculturale e interreligioso», trattandosi di «un organismo di studio e ricerca». Ma Giovanni Paolo II, in realtà, non la istituì con questo fine, non la pensò come una sorta di palestra per disquisizioni accademiche o una vetrina di virtuosismi dialettici, bensì per indirizzare studi e formazione verso «la promozione e la difesa della vita, soprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con la morale cristiana e le direttive del Magistero della Chiesa», come spiegato nel Motu Proprio Vitæ mysterium dell'11 febbraio 1994. Il che è tutta un'altra cosa. Non solo. Primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita è stato il venerabile Jérôme Lejeune, che fissò un regolamento interno, con cui si richiedeva a ciascun membro - dicasi ciascuno... - di firmare una dichiarazione, in cui si affermava che «davanti a Dio ed agli uomini, testimoniamo che per noi ogni essere umano è una persona» e che «dalla formazione dell'embrione fino alla morte, è lo stesso essere umano, che cresce fino alla maturità e muore». Dunque, tutt'altra fu la direzione impressa a tale organismo, poi cambiata con i nuovi statuti, varati dopo la nomina alla presidenza dell'arcivescovo Paglia e approvati da papa Francesco. Anch'essi comunque richiedono ai propri membri di conformarsi all'insegnamento della Chiesa, nonché, quando di religioni differenti, di promuovere comunque «e difendere i principi relativi al valore della vita e alla dignità della persona umana, interpretati in modo coerente con il magistero della Chiesa», pena l'estromissione dalla Pontificia Accademia, «in caso di azione o dichiarazione pubblica e deliberata manifestamente contraria ai suddetti principi o gravemente offensiva della dignità e della credibilità della Chiesa cattolica e dell'Accademia stessa».NOMINE FATTE DAL PAPA«Le nomine degli Accademici ordinari sono fatte dal Papa», ha proseguito la nota emessa dalla Pontificia Accademia a fronte delle critiche sollevate dopo la nomina di Mariana Mazzuccato. Il che non spiega, non risolve, anzi aggrava e compromette ulteriormente la situazione. Certamente non è nulla di cui andare orgogliosi...V'è un altro problema: pare che, all'interno della Pontificia Accademia per la Vita, si stia pericolosamente rafforzando e consolidando un orientamento abortista decisamente disumano e contrario alla dottrina cattolica. Perché Mariana Mazzuccato non è sola... All'interno della stessa Pontificia Accademia per la Vita un altro membro, Roberto Dell'Oro, docente di Teologia morale e titolare della cattedra O'Malley di Bioetica presso la Loyola Marymount University, dei gesuiti, ha clamorosamente criticato la decisione pro-life della Corte Suprema americana, che lo scorso 24 giugno ha annullato la sentenza Roe vs. Wade, quella che legalizzò di fatto l'aborto negli Stati Uniti. Come ha dichiarato Dell'Oro, nel corso di una conferenza, tale decisione sarebbe ingiusta, in quanto violerebbe «la libertà delle donne», la «piena partecipazione democratica» e sarebbe irrispettosa verso la loro autonomia, tanto da risultare l'espressione di un «regime totalitario»: «Imporre una scelta alle donne in questioni, che appartengono alla loro sfera più intima, minaccia di compromettere la loro integrità, corporea e non, come persone».In una successiva intervista all'agenzia CNA, Dell'Oro ci ha tenuto a spiegare come tali sue osservazioni si siano concentrate solo sulla legalità dell'aborto e non sulla sua moralità. Il che è ancor peggio, poiché indica quell'artificiosa e surreale separazione tra norma e morale, propria del progressismo internazionale, ma radicalmente contraria al tomismo, che fa discendere la prima dalla seconda. Quello stesso tomismo raccomandato per ben due volte dallo stesso Concilio Vaticano II come la dottrina di riferimento della Chiesa, come ben evidenziato in Optatam totius 16 ed in Gravissimum educationis 10.LA DERIVA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITAInfatti, immediata ed opportuna è giunta a Dell'Oro dalla professoressa Teresa Collett, docente di Diritto all'Università St. Thomas, una precisazione che ha chiarito: «Concentrandosi su "scelta e pluralismo", il professore ignora che una repubblica democratica può esistere solo se protegge i diritti umani più elementari, il più fondamentale dei quali è il diritto alla vita, che, come minimo, deve includere il diritto d'essere protetti dalla violenza mortale di altri. Così come il pluralismo non giustifica l'indifferenza dello Stato nei confronti dell'infanticidio o del sacrificio di bambini, anche quando si presenti sotto le spoglie della libertà religiosa, non giustifica il permesso di abortire in assenza della circostanza straordinaria che la gravidanza rappresenti una minaccia per la vita fisica della madre».Ma anche il presidente emerito della FIAMC-Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche, il dottor José María Simón Castellví, è intervenuto in merito, mettendo in guardia dalla deriva della Pontificia Accademia per la Vita: «Sono stati e continuano ad essere nominati Accademici favorevoli all'aborto, difensori dell'eutanasia in qualche misura o detrattori dell'Humanæ vitæ, proprio il contrario di ciò che voleva Giovanni Paolo II e di ciò che è ragionevole per il bene della Chiesa pellegrina su questa terra. E gli scienziati di valore, difensori della Vita, sono stati lasciati da parte», ha dichiarato, negando assolutamente che a chi sia favorevole «alla distruzione della vita intrauterina» si possa «offrire un pulpito per diffondere» tali opinioni devastanti e disumane: «Ne hanno già troppi nel mondo civile e con una maggioranza schiacciante». Parole sacrosante, precisazioni doverose e inappuntabili. Contro le quali a nulla valgono chiacchiere vane ed ipocriti pretesti.
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Le 3 lezioni dell'abolizione della sentenza sull'aborto Roe vs Wade
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7186LE 3 LEZIONI DELL'ABOLIZIONE DELLA SENTENZA SULL'ABORTO ROE VS WADE di John HorvatIl movimento pro-vita ha celebrato con gioia la vittoria della soppressione della Roe v. Wade. La decisione è stata il frutto di decenni di duro lavoro per superare gli ostacoli che nel frattempo si erano frapposti sulla strada. Gli attivisti pro-life hanno dovuto mettere in discussione l'idea che l'aborto procurato fosse un "diritto consolidato" a cui non ci si poteva opporre, dovendo sfidare l'accusa ingannevole che la causa pro-vita fosse dalla parte sbagliata della storia. I gruppi locali hanno trasformato ogni clinica abortiva in un campo di battaglia morale dove gli attivisti hanno combattuto, pregato e spesso prevalso.Tuttavia, gli abortisti radicali rappresentano posizioni sbagliate e perciò quindi facilmente identificabili come il nemico. Gli avversari più difficili sono quelli che potrebbero essere definiti i pro-vita radicalmente moderati, che chiedono costantemente di ammorbidire la posizione del movimento. Questi che compiacciono i liberal stanno sempre a guardare i sondaggi preoccupati di ciò che penserà la sinistra. Adoratori della coesistenza pacifica tra il bene e il male, costoro trasformano ogni mossa in un calcolo politico.I radicalmente moderati si sono uniti agli irriducibili pro-vita per celebrare la vittoria di Dobbs (ndt, la sentenza della Corte Suprema che ha abrogato la precedente sentenza abortista Roe v. Wade). È stato facile rivendicare di aver contribuito alla vittoria, mentre la sinistra si ritirava in preda al disordine e alla rabbia.Tuttavia, da allora la lotta si è inasprita. I pro-vita radicalmente moderati, soprattutto i politici senza spina dorsale, sono tornati alla loro posizione di default, chiedendo a gran voce moderazione e compromessi per attirare gli elettori alle elezioni di midterm. I media riportano che i repubblicani centristi stanno cercando di attenuare il loro messaggio per paura di un contraccolpo.I radicalmente moderati tremano quando i sostenitori dell'aborto, ad esempio, affermano che le leggi che permettono l'aborto procurato sono necessarie perché altrimenti le madri che subiscono un aborto spontaneo saranno perseguite. I continui bombardamenti dei media liberali hanno l'effetto di far vacillare le inconsistenti convinzioni dei moderati radicali.Così, i candidati radicalmente moderati affermano che è giunto il momento di adattarsi al cambiamento di umore. In realtà, detestano radicalmente qualsiasi accenno di apparire come radicali. Credono che la vigliaccheria dia risultati migliori rispetto al difendere fermamente i propri principi.Come hanno dimenticato così facilmente le lezioni apprese durante il lungo regime della Roe v. Wade! Non è il momento di abbandonare una strategia vincente, ma di raddoppiarla e portarla avanti.Ci sono tre lezioni importanti da ricordare in questa nuova fase della lotta antiabortista.1) NON PERDERE MAI DI VISTA L'OBIETTIVO FINALE: L'ELIMINAZIONE TOTALE DELL'ABORTOLa prima lezione è di non perdere mai il focus. L'obiettivo finale del movimento pro-vita è sempre l'eliminazione totale dell'aborto, senza eccezioni. L'accettazione di qualsiasi compromesso al di fuori di questo obiettivo è un tradimento. È perfettamente morale e legittimo per gli attivisti lavorare in un crescendo in modo da scalfire il monolite dell'aborto procurato, purché abbiano la ferma intenzione di abolire dalla faccia della terra l'aborto e la mentalità che lo sostiene.Nel corso degli anni, la posizione salda ha attirato i sostenitori alla causa, rifornendo di energia la sua base. La gente è molto più disposta a sostenere chi crede in modo deciso nei principi piuttosto di chi annacqua le cose fino a ridurle quasi a zero. Questo obiettivo porta in sé la difesa della moralità cristiana che impedisce un comportamento immorale, il quale porta all'aborto. Ogni volta che il movimento pro-vita è stato in crisi, è sempre tornato alle sue radici e si è rivitalizzato abbracciando espressioni più coerenti, logiche e potenti circa le sue posizioni.In questo senso, il movimento ha sempre sfidato gli obiettanti moderati, ottenendo risultati sorprendenti sotto forma di leggi e cliniche abortiste chiuse. Con la loro fermezza, gli attivisti pro-life hanno anche frustrato la sinistra, costringendola a combattere sul campo di battaglia morale, dove hanno sempre perso.Con la decisione di Dobbs, l'attenzione non deve cambiare, ma solo diventare più acuta. L'obiettivo rimane lo stesso. La vittoria non arriverà moderando il messaggio pro-life, ma trovando modi più potenti per difendere la causa.2) NON PREOCCUPARSI DI CIÒ CHE PENSANO GLI ALTRILa seconda lezione è che gli attivisti pro-life non devono preoccuparsi di ciò che i liberal pensano di loro. La loro preoccupazione deve essere esclusivamente quella di fare ciò che è morale e giusto, anche se impopolare. Se il mondo guarda con sospetto a questi nobili sforzi, il problema è del mondo, non loro. Questa strategia ha sempre caratterizzato la lotta pro-vita.Perciò, questo lavoro deve essere fatto apertamente, senza vergogna e con entusiasmo. Gli attivisti pro-vita non devono temere di apparire in pubblica piazza, su un marciapiede solitario o nelle legislature statali. Non devono dare un'importanza esagerata alle elezioni o ai sondaggi. Non devono avere paura di dire la verità sull'aborto a chiunque, in qualsiasi momento o luogo.Questo atteggiamento non significa che il movimento pro-vita debba ignorare l'opinione pubblica su questo tema. Anzi, gli attivisti devono prestare attenzione al dibattito per cambiare in meglio il modo di pensare dell'opinione pubblica. Tuttavia, devono evitare di lasciare che siano le opinioni sbagliate dei liberal e dei radicalmente moderati a dettare le loro azioni.Non preoccuparsi di ciò che pensa la sinistra porta a tattiche e strategie creative che ostacolano la potente industria dell'aborto. Nel cercare modi per bloccare l'industria dell'aborto, gli attivisti devono cercare ciò che Cristo ha lodato come essendo l'innocenza della colomba e l'astuzia del serpente. Questo atteggiamento libera dalle illusioni delle opinioni liberal e apre la strada alle imprese audaci che hanno aperto la strada alla vittoria di Dobbs.I radicalmente moderati pro-vita soffocano l'azione efficace facendosi guidare da ciò che immaginano che gli altri pensino e così prendono la strada della sconfitta.3) IL NEMICO NON È CAMBIATOLa terza lezione fondamentale è che il nemico pro-aborto non è cambiato. Il suo obiettivo di distruggere la morale e l'ordine cristiano rimane lo stesso. I suoi attivisti non saranno mai soddisfatti finché la società non permetterà la totale gratificazione di tutti i desideri sessuali proibiti dalla morale cristiana. L'aborto, a causa della sua natura radicale, è inevitabilmente legato a tutte le lettere della formulazione LGBTQ+.I pro-abortisti possono truccare l'aborto come "diritti riproduttivi" o "assistenza sanitaria alle donne". Tuttavia, il bersaglio da colpire è la morale naturale e cristiana, che frena le passioni umane disordinate. Il movimento abortista non si fermerà davanti a nulla per ottenere questo obiettivo radicale. Per questo motivo, i suoi estremisti cercano di giustificare l'aborto fino alla nascita, di vendere parti del corpo dei nascituri e di eseguire aborti in fabbriche di morte simili a quelle di Gosnell (medico e serial killer americano che ha praticato aborti nella sua clinica di West Philadelphia, è stato condannato per l'omicidio di tre neonati nati vivi dopo aver usato farmaci per indurre il parto, per omicidio colposo in relazione alla morte di una donna durante una procedura di aborto e per diversi altri crimini legati alla medicina).Dopo la sentenza Dobbs, la parte favorevole all'aborto si è solo radicalizzata e ha raddoppiato la sua scommessa. In effetti, i promotori dell'aborto rappresentano un bersaglio migliore da attaccare, poiché ora mostrano sfacciatamente i loro lati più oscuri. Mostrare gli obiettivi pro-aborto in tutto il loro orrore deve essere una priorità. La diffusione costante degli aspetti religiosi e morali del dibattito - a voce alta e chiara - è fondamentale.I radicalmente moderati pro-vita non si pronunciano mai affinché i pro-aborto moderino le loro richieste. Pensano erroneamente che essere gentili con il male possa suscitare simpatia. I moderati stanno ora inviando un pasticciato messaggio "morbido" sull'aborto che può solo danneggiare le elezioni di midterm.È meglio ricordare le lezioni della lotta antiabortista. Chi si appassiona alla propria causa cambia il corso della storia contro ogni previsione e coloro che confidano in Dio saranno sempre dalla parte vincente della storia.Questa preghiera e questa azione mirata e appassionata hanno rovesciato la Roe v. Wade, non i consigli cedevoli di quei moderati che non vogliono rischiare tutto. No, non è il momento di cambiare rotta.
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Le abissali differenze tra la Meloni e Trump
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7166LE ABISSALI DIFFERENZE TRA LA MELONI E TRUMP di Benedetta Frigerio«Ci muoveremo nella direzione di non toccare la 194... di non togliere diritti (l'aborto non è un diritto per l'ordinamento italiano, ndr) alle donne», si è affrettato a dire Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia in conferenza stampa subito dopo la vittoria elettorale del suo partito. A sentire politici che, pur democraticamente eletti, accettano di dover giustificare le proprie posizioni di fronte a leader europei che, pur mai votati, si ergono a poliziotti nazionali, sorge qualche dubbio sul possibile cambiamento culturale che tanti ritengono necessario per cambiare certe norme. Cambiamento che invece l'America sta vivendo, pur dentro il travaglio del parto.Mentre, infatti, il centrodestra indossa gli abiti richiesti da una UE che vuole fare dell'aborto un diritto, in America, dopo il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade del 24 giugno scorso, vengono attaccati e uccisi pro life e vandalizzate strutture di sostegno alla maternitàTorna in mente la corsa alle presidenziali Usa del 2016, quando Trump andava promettendo di nominare giudici pronti a mettere in discussione la Roe v. Wade che dal 1973 aveva reso l'aborto un diritto federale da tutelare in tutti gli Stati Uniti. A molti pareva una follia ormai irrealizzabile. Eppure, dopo l'elezione del presidente repubblicano, con le sue parole sull'aborto in netta contrapposizione alla cultura dominante, i parlamenti statali cominciarono, per la prima volta, ad avere il coraggio di legiferare in massa per limitare o addirittura vietare la pratica abortista.ODIATO E AVVERSATOCosa mai avvenuta prima, nonostante in Usa il movimento pro life sia una voce molto più influente in politica rispetto a quella del movimento italiano. Insomma tutto è cambiato quando un presidente ha osato sfidare il mondo e la cultura, non più solo togliendo fondi al colosso abortista Planned Parenthood ma anche spingendo per la revisione di una sentenza tanto storica quanto contraria alla Costituzione americana. Oggi dopo il pronunciamento della Corte Suprema che rimette la decisione sull'aborto ai singoli Stati, togliendo loro l'obbligo di garantirlo, quelle norme che vietano o restringono la possibilità dell'omicidio in grembo sono entrate in vigore.Trump è stato odiato e avversato innanzitutto, anche se non solo, per questo motivo: il cambiamento che promise in campagna elettorale di nominare alla Corte giudici a favore della legge naturale, e di una lettura della Carta Costituzionale a partire dalle intenzioni dei padri costituenti, produsse il terrore del progressismo individualista che reagì con ferocia. La scelta costò al presidente americano processi mediatici e politici, attacchi continui a mezzo stampa, con una nazione messa a ferro e fuoco dai movimenti progressisti. Ma Trump, anziché indietreggiare, lottò fino alla elezione dell'ultimo giudice "originalista", Amy Coney Barrett.Dall'emissione della Roe v. Wade in poi, anche in tempi molto più pacifici, nessuno credeva possibile che i giudici si pronunciassero come accaduto. Invece, a furia di dirlo e sostenerlo, l'impossibile si è realizzato. E ciò dimostra, come disse il dottor Leandro Aletti in una intervista alla Bussola del 2018 - rilasciata quattro anni prima di morire - dopo milioni di morti e di feriti (le madri) i tempi sono maturi per abrogare la 194. Bisognerebbe saltare sul carro vincente americano. Invece...LA TRISTE SITUAZIONE ITALIANAInvece in Italia si continua a ripetere noiosamente da decenni che deve prima cambiare la cultura. Con anche la maggioranza degli uomini di Chiesa che anziché parlare del bambino non nato fanno eco alla politica.Ma se è verissimo che serve un movimento pro life più forte, se è verissimo che la Chiesa deve lavorare di più a fianco delle madri, se è vero che l'uomo deve incontrare Dio per cambiare mentalità, come può mutare la cultura se nessuno di coloro che la plasmano (fra cui giornalisti, politici, movimenti e vescovi) si unisce, come accade negli Usa, per dire che l'omicidio in grembo dovrebbe essere vietato?Perché è questo che per anni sia i vescovi americani sia il movimento pro life sia i politici statunitensi hanno ripetuto. In Italia invece si pretende di combattere l'aborto predicando che prima deve cambiare la cultura, mentre si difende la legge che lo legalizza e che fa mancare all'appello oltre 6 milioni di italiani pensando di salvare così qualche vita (mentre in realtà gli aborti aumentano anche grazie alle pillole). Ma la verità può trionfare solo se si comincia a dirla e a sostenerla. Un compito questo che la Chiesa dovrebbe svolgere per prima per servire davvero la politica senza inseguirla. Come disse il martire del regime comunista Jerzi Popieluszko: «I cattolici non possono rettificare le menzogne che altri sostengono... compito del cristiano è rimanere attaccato alla verità anche se dovesse costargli molto... per il buon seme della verità a volte bisogna pagare un prezzo molto alto».Infatti, sebbene a seguito delle elezioni del 2020 si poteva pensare che Trump alla fine avesse perso contro una cultura dominante troppo forte per permettere un reale cambiamento, dopo la sentenza di giugno è più corretto credere che si sia sacrificato per un bene più grande.Finché nessuno sarà disposto a tanto, facendo il primo passo, abbattendo il tabù e cominciando a dire che l'aborto va limitato se non vietato e che ormai gli "aborti terapeutici" vengono eseguiti da chiunque voglia abortite dopo il terzo mese, insomma finché nessuno metterà in discussione la legge 194 (parlando dei bambini oltre che delle donne e dei loro diritti), la cultura necessaria alla vittoria della vita non farà mezzo passo in avanti.Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Anno giudiziario negli Usa, importanti sentenze in arrivo" racconta come la Corte Suprema si prepara a produrre altre sentenze storiche dopo la clamorosa cancellazione della sentenza che cinquanta anni fa ha introdotto l'aborto in tutti gli Stati Uniti. Si dovrà decidere sulla discriminazione alla rovescia nelle università e della libertà di non collaborare alle nozze gay. E sul commercio dei maiali.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 ottobre 2022:Negli Usa, da questa settimana, è iniziato il nuovo anno giudiziario. Vi sono almeno tre sentenze in vista che possono cambiare ancor di più il volto dell'America in senso conservatore.I nove giudici della Corte Suprema sono al centro dell'attenzione almeno dalla sentenza Dobbs vs. Jackson che ha ribaltato la Roe vs. Wade sull'aborto e che ha restituito le decisioni ai parlamenti degli Stati. Hanno poi fatto scalpore altre due sentenze, una in cui è stata giudicata incostituzionale la legge locale di New York che limitava la libertà di portare armi, l'altra con cui l'Epa, l'agenzia federale per l'ambiente, si è vista negare la prerogativa di regolamentare le quote d'emissioni negli Stati (in quanto non è un organo legislativo, ma amministrativo). Queste sentenze hanno ribadito la separazione dei poteri in base al principio dei pesi e dei contrappesi, ma sono intese dall'opinione pubblica progressista come un "rigurgito" reazionario su aborto, armi e clima. Ora ai nove giudici, a maggioranza conservatrice, si è aggiunta la progressista Ketanji Brown, la prima donna afro-americana ad entrare nel gruppo, nominata dal presidente Joe Biden e confermata dal Senato. Ma la sola giudice Brown non è in grado di ribaltare di nuovo i rapporti di forza. Quindi c'è da attendersi che le prossime sentenze saranno ancora decise dai giudici conservatori.Da tenere d'occhio due casi originati dalle denunce di Students for Fair Admissions, un'associazione che perora la causa delle ammissioni nei college e nelle università senza discriminazioni razziali. Perché, in entrambi i casi, sia l'università di Harvard che quella della North Carolina, hanno ammesso i candidati sulla base della loro etnia. Con un razzismo alla rovescia tipico della "affirmative action", Harvard ha discriminato gli asiatici, perché mediamente "troppo bravi" nelle materie matematiche e scientifiche. Mentre l'Università della North Carolina ha privilegiato l'ammissione di neri, ispanici e nativi americani, a spese degli europei e, ancora, degli asiatici. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso, sia negli studi che nel lavoro, nel pubblico e nel privato. Ed è il contrario del sogno di Martin Luther King che sognava un mondo in cui si guardasse al "contenuto delle idee" e non al colore della pelle, nemmeno se la discriminazione va a vantaggio delle etnie storicamente discriminate.Un'altra causa importante per la società americana nasce dal caso di Lorie Smith, grafica e proprietaria dell'agenzia 303 Creative. Una legge del Colorado, dove risiede, la obbligherebbe a disegnare siti Web anche per nozze gay, se le venisse richiesto. La Smith ha dichiarato di non aver alcun problema a eseguire un lavoro commissionato da clienti gay dichiarati, ma per le nozze gay no, perché è cristiana praticante ed è contro i suoi valori. La corte d'appello del Decimo circuito le ha dato torto. Ora la Corte Costituzionale potrebbe ribaltare la sentenza. In questa causa sono in gioco due principi fondamentali protetti dal Primo Emendamento: libertà religiosa e libertà di espressione. Da parte progressista, invece, la sentenza è attesa perché ritenuta importante nella causa contro la discriminazione delle persone Lgbt. Due generazioni di diritti si confrontano: quelli fondamentali della Costituzione contro i nuovi diritti sessuali.Importante anche una causa di allevatori contro animalisti: una legge californiana impone che tutti i maiali venduti entro i confini dello Stato siano stati allevati in condizioni rispettose del loro relativo benessere, anche se sono importati da altri Stati.
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La Francia terrà d'occhio la Meloni sull'aborto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7154LA FRANCIA TERRA' D'OCCHIO LA MELONI SULL'ABORTOCosa sarebbe successo se Orban avesse detto lo stesso per la legge Zan in Italia? Intanto negli USA continuano le gravi violenze contro i prolifedi Fabrizio CannoneDal francese Le Monde allo spagnolo El Paìs, dall'inglese The Guardian allo statunitense New York Times; così come politici, presidenti e premier di tutta Europa e del resto del Mondo. In molti, moltissimi, hanno dispensato commenti al vetriolo sulla vittoria elettorale del centrodestra in Italia e in particolare di Giorgia Meloni.Quello che, però, più di tutti balza agli occhi è la vera e propria volontà di ingerenza della Francia. Ebbene sì perché Elisabeth Borne, primo ministro francese e numero 2 di Emmanuel Macron. Ha dichiarato, a mo' di minaccia al futuro governo di Giorgia Meloni: «Naturalmente saremo attenti, con la presidente della Commissione europea (Ursula von der Leyen ndr), che questi valori sui diritti umani e sul diritto d'aborto, siano rispettati da tutti».Anzitutto è d'obbligo ribadire che, ovviamente, sia giuridicamente che moralmente, l'aborto non è mai un diritto umano. Né in Italia, né in Francia, né in Europa, né in America. Esso quindi non fa parte dei valori da proteggere, semmai dai disvalori da combattere.Secondariamente dobbiamo notare come nessuno - tantomeno la stampa italiana - si sia indignato per quella che è una pesante ingerenza (a gamba tesa), non di un singolo politico straniero, ma della premier di un Paese in teoria amico dell'Italia. Ma se Orban disapprovasse le nozze gay promosse dal Pd, cosa direbbero gli alfieri del progressismo italico?Aggiungiamo in conclusione che è davvero penoso che, in un contesto di crisi economica, sociale e perfino militare, si faccia appello alla Commissione europea per "attenzionare" l'Italia sull'inesistente diritto a sopprimere vite umane innocenti.Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "USA, blasfemie a firma Dem e violenze contro i pro life" racconta la situazione di gravissimo attacco alla vita in America.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 settembre 2022:Un teenager ucciso, una volontaria colpita da arma da fuoco alla schiena mentre distribuisce volantini pro vita, un altro centro di aiuto alla maternità assalito, nessun arresto di vandali e terroristi abortisti da maggio ad oggi, ma un arresto per un pro life che pregava fuori dalle cliniche abortiste. Questa è l'America dei Democratici che ora imbracciano la blasfemia contro Gesù e la dottrina cattolica.Le invettive e ripetute minacce di questi mesi, le violentissime parole di Biden delle scorse settimane - come abbiamo raccontato sulla Bussola - erano destinate a fomentare la violenza. Ed ecco altre conferme. Partiamo dalle ultime vicende. Una volontaria pro vita di 84 anni è stata colpita da un proiettile alle spalle il 20 settembre scorso, mentre si recava (porta a porta) nella sua comunità, per spiegare la gravità delle nuove norme di riforma costituzionale pro aborto in Michigan, duramente criticate dai vescovi cattolici. La volontaria è riuscita a recarsi in ospedale, la polizia del Michigan sta indagando sul caso e trasmetterà i risultati alla Procura della Contea di Ionia. Il 18 settembre, in Nord Dakota, il quarantunenne Shannon Brandt ha falciato con il suo furgone il diciottenne Cayler Ellingson e ha ammesso di averlo ucciso di proposito per le idee repubblicane del ragazzo. Brandt è già stato rilasciato dopo aver pagato la cauzione. Due giorni prima, il 16 settembre, è stato vandalizzato il centro di aiuto alla gravidanza cattolico, Mother and Unborn Baby Care di Southfield (Michigan), con inquietanti messaggi di minacce rivolti ai volontari.Pensate che Biden, Harris, Clinton o Pelosi abbiano speso una parola di commento? No. Hillary Clinton il 23 settembre ha invece accusato gli elettori di Trump di essere nazisti e l'ex presidente degli USA di essere come Hitler. La Harris - durante il suo discorso del 22 settembre alla conferenza dell'Associazione dei procuratori generali democratici, in Wisconsin - ha applaudito gli stessi procuratori generali per aver "affrontato", con minacciose indagini, i centri di aiuto alla gravidanza nei loro Stati. Un attacco senza sosta ai centri pro life, visto che sette Democratici di spicco, tra cui gli ex candidati alla presidenza, i senatori Cory Booker, Elizabeth Warren e Bernie Sanders, avevano inviato il 19 settembre una lettera all'amministratore delegato di Heartbeat International (organizzazione pro life americana che lavora in tutto il mondo), Jor-El Godsey, chiedendo risposte su come l'organizzazione utilizzi i dati che le donne forniscono ai loro centri. Nella lettera si insinua che Heartbeat International potrebbe usare i dati per prendere di mira le donne, accusando l'organizzazione di "attirare le persone incinte... verso le strutture affiliate utilizzando una serie di tattiche false e fuorvianti".I Dem sono infastiditi dal fatto che negli ultimi cinque anni (2016-2020) i centri di aiuto per la gravidanza hanno salvato circa 828.131 vite e, solo nel 2019, hanno assistito quasi due milioni di persone. In difesa e per la protezione dei centri di aiuto alla vita, il parlamentare Repubblicano Chris Smith, con l'appoggio di 28 colleghi, della Conferenza episcopale statunitense, della Marcia per la Vita e di Susan B. Anthony Pro-Life America, sta promuovendo una legge federale. Strana coincidenza, la decisione del Dipartimento di Giustizia che ha spedito, il 23 settembre, una trentina di agenti Fbi e una squadra Swat (un'unità speciale di polizia, ndr) armata di tutto punto nell'abitazione di Mark Houck, fondatore e presidente di The King's Men, che è stato arrestato nella sua casa in Pennsylvania, davanti ai suoi bambini atterriti, per aver presumibilmente violato la Legge sulla libertà di accesso agli ingressi delle cliniche, durante la sua attività di consulenza e preghiera davanti a una clinica abortista nel 2021.Per altro verso, è emblematica la denuncia dell'amministratore delegato dei centri pro life CompassCare, perché la polizia dello Stato di New York starebbe nascondendo le prove degli atti vandalici subiti dai propri uffici e nascondendo i filmati delle telecamere che riprendevano i vandali.Le parole dei Dem diventano pallottole e gli arresti e minacce ingiustificate di chiunque si opponga al verbo abortista si moltiplicano a dismisura, fino a trasformarsi in strumentalizzazione blasfema contro Gesù e i Vangeli. Due esempi di questa vergognosa regressione li hanno forniti il presidente Joe Biden e il governatore della California Gavin Newsom.Il presidente degli USA, davanti al Comitato Nazionale Democratico, nel criticare la proposta di legge federale del senatore Repubblicano Lindsey Graham di vietare l'aborto oltre la quindicesima settimana, ha fatto intendere che la "sua" chiesa cattolica sia più permissiva di Graham, quando invece la Chiesa condanna sempre l'aborto procurato, qualificandolo come «delitto abominevole» (cfr. Gaudium et Spes, 51; Evangelium Vitae, 58).Il governatore della California ha promosso degli annunci pubblicitari da affiggersi in alcuni degli Stati USA più restrittivi in fatto di aborto (Texas, Oklahoma, Mississippi, Indiana, Carolina del Sud, Dakota del Sud, Ohio), per attirare nel proprio Stato le donne in cerca di aborto. "Hai bisogno di abortire? La California è pronta ad aiutarti", recita il messaggio; in caratteri più piccoli, gli stessi annunci ricordano le parole di Gesù: "Ama il tuo prossimo come te stesso. Non c'è comandamento più grande di questi. Marco 12:31". La dura reazione della Conferenza episcopale californiana non si è fatta attendere, ma quanto dovremo aspettare perché unanimemente l'intera Chiesa cattolica americana ponga fine a questa sporca e ipocrita strumentalizzazione?Due buone notizie, per concludere.La prima: la pubblicazione delle immagini e della ricerca scientifica internazionale sulla vitalità del feto in relazione all'alimentazione della madre, che azzera il falso mito del semplice "grumo di cellule".La seconda: la falsificazione medica dell'ennesima accusa lanciata da Democratici e Planned Parenthood, secondo cui il battito cardiaco del feto sarebbe solo una "manipolazione"; invece, la letteratura scientifica conferma che il cuore umano è uno dei primi organi a formarsi e funzionare durante lo sviluppo dell'embrione.
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Vietato mostrare in tv down felici
VIDEO: Cara futura mamma ➜ https://www.youtube.com/watch?v=xNndLBZpToc&list=PLolpIV2TSebVzYmc5B11R08Qd2ib0ZEgLTESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7147VIETATO MOSTRARE IN TV DOWN FELICI di Luca VolontèBimbi e adulti affetti dalla Sindrome di Down non possono sorridere, né apparire felici quando lo sono. Ovvero: ecco come l'eugenetica radicale è dottrina dello Stato francese, condivisa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu). Progressivamente da almeno un ventennio, l'intero continente europeo si burla e calpesta la dignità umana e mistifica, solo nell'interesse delle lobby di potere, il concetto di diversità.Però, ciò che è accaduto in Francia e, successivamente assecondato con un gesto di pavida compiacenza dalla Corte di Strasburgo, supera di gran lunga ogni prevedibile malignità. Il caso su cui la Cedu ha rifiutato di discutere lo scorso 1° settembre e, in questo modo, dato ragione al Governo francese, riguarda un video breve, "Dear Future Mom". Il video prodotto dai sostenitori dei bimbi affetti da sindrome di Down in collaborazione con la Fondazione Jérôme Lejeune, uno dei principali centri mondiali di ricerca e assistenza per le persone con sindrome di Down.Le immagini incriminate iniziano citando un'e-mail di una madre incinta, in cerca di consigli: "Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura: che tipo di vita avrà il mio bambino?". Seguono i messaggi di 15 adulti e bambini con sindrome di Down che, in diverse lingue, sereni e sorridenti, rassicurano la madre preoccupata: la vita con la sindrome di Down può essere felice e appagante.Nel 2014, l'autorità radiotelevisiva francese, sotto il "regno" del presidente socialista François Hollande, aveva emesso un avvertimento di allarme, sostenendo che il video "disturbava la coscienza delle donne che, in conformità con la legge, avevano fatto scelte di vita personali diverse". Ai tre canali televisivi che avevano trasmesso il video era stata inviata una lettera in cui si intimava loro di non trasmetterlo più nelle fasce orarie riservate ai "messaggi di interesse generale", con conseguente ordine di censura effettiva.MILIONI DI VISUALIZZAZIONISconcertati, i promotori del video e la Fondazione Lejeune si erano rivolti ai canali televisivi per trasmettere nuovamente il video, senza ottenere risposta positiva. In poche parole, i bimbi Down non dovevano essere felici e se lo erano, e la loro vita lo dimostrava, non avrebbero dovuto comunque farlo sapere alle future mamme che, si presumeva, era preferibile che abortissero. Paradossalmente, il video aveva ottenuto diversi riconoscimenti (2 Leoni d'oro e 2 d'argento) al Festival Internazionale della Creatività di Cannes e dall'Art Directors Club of Europe ed è stato ampiamente condiviso in tutto il mondo dal 2014 ad oggi. Solo su YouTube è stato visualizzato oltre 8,4 milioni di volte.La Fondazione Lejeune aveva dunque contestato la lettera di censura dell'autorità francese, ma "i tribunali transalpini non avevano riscontrato alcun errore di diritto nel parere dell'autorità", perciò si era deciso di presentare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, e di farsi rappresentare da ADF International. Nel ritenere irricevibile il ricorso, la Corte non ha riscontrato una violazione del diritto alla libertà di espressione della Fondazione.Questa sentenza è arrivata nonostante il fatto che lo stesso governo francese avesse riconosciuto, sia nel procedimento nazionale (2014-2017) che davanti alla Corte durante il 2022, che la lettera dell'autorità radiotelevisiva aveva impropriamente "influenzato in modo significativo il comportamento dei canali televisivi, invitandoli a evitare la futura trasmissione del messaggio in questione".Più in particolare, si spiega nella nota dettagliata sul caso di Adf International, la Corte ha stabilito che la Fondazione Lejeune non può affermare di essere una "vittima", ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, perché il video sulla sindrome di Down era stato trasmesso più volte prima dell'intervento dell'autorità francese. Inoltre, la Corte non ha trovato prove sufficienti di un legame diretto tra la lettera inviata dall'autorità radiotelevisiva e il successivo rifiuto del canale televisivo di trasmettere il film.XXI SECOLO: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLEUna minaccia di censura, che ha prodotto l'esito chiaro e univoco dell'autocensura, non è una chiara 'correlazione' tra la lettera e il conseguente comportamento? La decisione della Corte, di dichiarare irricevibile la giusta denuncia della Fondazione Lejeune, invia un doppio segnale ai governi europei: in primis, essi possono esercitare pressioni, direttamente o per interposta istituzione, per mettere a tacere le voci delle persone con sindrome di Down nella sfera pubblica. Inoltre, con la marcatamente pavida decisione, la Corte autorizza i governi ad agire, direttamente o indirettamente, con censure nei confronti di chiunque possa in qualche misura indurre gli utenti a riflettere sulle ragioni della vita umana e sulle prospettive di vita felice per i bimbi diversamente abili."Questa decisione è deludente, ma anche molto rivelatrice del modo in cui il rispetto per i più vulnerabili viene trattato nei tribunali", ha dichiarato Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune. "Ciò contribuisce a creare una cultura della discriminazione, contro la quale dobbiamo opporci. I bambini e gli adulti con sindrome di Down meritano di essere ascoltati e visti nella società", ha dichiarato Jean-Paul Van De Walle, di Adf international. La decisione ha avuto una vasta eco (Le Figaro) e provocato un grande sconcerto in Francia, non solo tra i mass media cattolici (Famille Chretienne), ma anche sui siti di organizzazioni che si occupano di persone con handicap. Il XXI secolo avanza come il XX, guerra, anticristianesimo, epidemie e molte delle stesse ideologie totalitarie e mortali, in primis l'eugenetica pratica.
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Il mensile della Coop sostiene il diritto ad abortire i bambini ma piange per la strage dei pulcini
VIDEO: Paglia su Rai Tre ➜ www.youtube.com/watch?v=CC24DvVl8dsTESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7139IL MENSILE DELLA COOP SOSTIENE IL DIRITTO AD ABORTIRE I BAMBINI, MA PIANGE PER LA STRAGE DEI PULCINI di Mauro FaverzaniNon mancano di suscitare quanto meno perplessità i due titoli affiancati sul numero di settembre del mensile Con, edito dalla Coop, alle pagine 36 e 37. Titoli, che cozzano l'uno contro l'altro. Sulla facciata di destra, «Il diritto all'aborto negato anche online» e, su quella di sinistra, «Mettere fine alla strage dei pulcini maschi».Nel primo articolo non una bioeticista, nemmeno una filosofa od una sociologa, bensì una «docente ed esperta di comunicazione web», come viene presentata, ovvero la professoressa Alessandra Farabegoli, definisce «inquietante», dopo la famosa sentenza della Corte Suprema americana, che, negli Stati Usa ove l'aborto sia stato bandito per legge, le autorità possano richiedere l'accesso ai dati individuali, per capire chi vi si sia sottoposto e chi no attraverso le app per il monitoraggio del ciclo, quelle per la geolocalizzazione presso cliniche abortiste di altri Stati e l'eventuale acquisto di medicinali abortivi. Perciò «le attiviste pro-choice hanno iniziato a consigliare di interrompere» quelle app, «senza limitarsi a disinstallarle dallo smartphone, ma richiedendo la cancellazione completa dei dati del proprio account». Esse temono anche quei gruppi pro-life, che fanno ricorso a database commerciali «per indirizzare le loro campagne a donne, i cui comportamenti lascino presumere l'intenzione di abortire»: sia mai che qualcuna di queste possa ripensarci e salvare la vita del figlio, che tiene in grembo! La professoressa Farabegoli conclude prevedibilmente il proprio articolo con l'appello, da donna a donne, a «continuare a impegnarci per difendere e ampliare i nostri diritti».Dopo tanto accanimento a favore dell'aborto lascia perplessi il vigore con cui, nella pagina accanto, ci si scaglia invece contro «l'uccisione dei pulcini maschi nelle filiere delle galline ovaiole», perché «considerati "scarti" improduttivi», definendola una «prassi inutile e crudele». Lo stridore tra le due notizie è evidente. Com'è possibile che ai pulcini maschi si voglia riconoscere quel diritto alla vita che viceversa viene negato ai bambini nel grembo materno? Com'è possibile definire «prassi inutile e crudele» l'eliminazione dei pulcini e non l'aborto? Com'è possibile inorridire per il fatto che i pulcini vengano definiti «scarti improduttivi» e non per il fatto che i piccoli umani abortiti vengano considerati nelle cliniche e negli ospedali «materiale organico di scarto»?Del resto, l'antispecismo, specie nelle Sinistre, sta galoppando, è diventato una delle nuove battaglie ideologiche, da tenere ben nascosta durante la campagna elettorale, ma da sventolare a più non posso in tutte le altre occasioni, come è accaduto con i vari «Gay Pride» svoltisi su e giù per la Penisola nei mesi scorsi. A beneficio di chi non sappia in cosa consista, l'antispecismo vorrebbe tutte le specie viventi col medesimo status morale e col medesimo valore, sullo stesso piano insomma, il che consente assurdità quali, appunto, quella di riconoscere più diritti ai pulcini che all'embrione umano e di preoccuparsi più per i primi che per il secondo! Incredibile!È quanto, del resto, già avviene in Spagna, dove il governo socialcomunista, guidato da Pedro Sánchez, ha dato il via libera alla cosiddetta legge «sul benessere e sulla protezione degli animali», che intende, per l'appunto, azzerare la macellazione degli animali domestici (prevista solo per motivi di salute pubblica o di eutanasia), eliminare le pratiche che causino loro sofferenza, nonché impedire il loro abbandono, oltre ad una sfilza di altre tutele. Secondo l'agenzia InfoCatólica, tale normativa «concede più diritti agli animali che agli esseri umani non ancora nati»; questi ultimi, in Spagna, «possono essere sacrificati sugli altari delle cliniche abortive» e non solo per eventuali problemi di «salute pubblica»...Insomma, nel mondo del non-senso è giunta l'ora di riportare un po' di ordine...Nota di BastaBugie: Intervistato da Rai Tre, Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, tocca il fondo della sua collaborazione formale al male definendo la legge 194 «un pilastro della società» e dicendo che l'aborto non «è assolutamente in discussione».Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Fatevene una ragione, in Italia l'aborto è un diritto (purtroppo)" critica chi giustifica la legge 194 dicendo che questa si limiterebbe a non punire l'aborto, ma senza affermarlo come un diritto. Invece è proprio questo che dice la legge sull'aborto. La 194 non tollera il male, ma lo presenta come un bene.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 30 agosto 2022:L'influencer Chiara Ferragni e il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita Mons. Vincenzo Paglia hanno contribuito, seppur in diverso modo, ad accendere i riflettori per qualche giorno sul tema dell'aborto e su quello della legge 194.Qualche anima bella anche in casa cattolica ha riproposto un classico cavallo di battaglia del pensiero deviato pro-life: la 194 non attribuisce alla donna nessun diritto di abortire. L'aborto, secondo la 194, sarebbe un reato non punibile laddove si verificassero le condizioni indicate dall'articolato di legge, così come avviene in Germania. Insomma, la 194 non sarebbe alla fine una cattiva legge che permette di abortire, ma una buona legge che tollera l'aborto ed evita di punire la donna perché sempre vittima, come il suo bambino. Questa pietistica narrativa è erronea e ne avevamo già parlato a suo tempo.Per la 194 l'aborto è un diritto. Tre sono almeno le motivazioni di carattere giuridico che ci permettono di affermarlo. La prima: l'azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l'aborto laddove richiesto. Che il medico abbia un dovere di fornire l'aborto è provato dal fatto che quest'ultimo può ricorrere all'obiezione di coscienza per astenersi dal praticare aborti. Se non ci fosse un obbligo, non avrebbe avuto senso inserire l'istituto dell'obiezione di coscienza nel testo di legge. E se dunque esiste un dovere di praticare l'aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l'aborto. Se c'è un dovere vuol dire che da qualche parte c'è un corrispettivo diritto. Predicare il primo senza il secondo sarebbe irragionevole. Oppure e a rovescio: se non ci fosse un diritto di abortire perché parlare di dovere di fornire l'aborto?Secondo motivo per cui possiamo affermare che secondo la legge 194 abortire è un diritto. Ampia giurisprudenza ha riconosciuto da tempo il risarcimento in sede civile per nascita non desiderata. Detto in altri termini, il bambino nasce con qualche malformazione o patologia. Ormai è troppo tardi per ucciderlo, però i genitori si rivolgono al giudice per chiedere i danni per nascita non voluta: se avessero saputo che il loro bambino non era perfetto, avrebbero preferito abortire, scelta resa impossibile dal fatto che non avevamo in mano le informazioni esatte per conoscere lo stato di salute del nascituro. Laddove il risarcimento è stato accordato, tale diritto si poggia sul diritto della donna di conoscere lo stato di salute del feto. Questo diritto a sua volta si fonda sul diritto di scegliere se portare avanti la gravidanza (ecco un'espressione del neo diritto alla genitorialità) oppure se abortire. Quindi il diritto frustrato di essere informata sulle condizioni di salute del feto si fonda sul diritto di abortire, quando si chiede il risarcimento danni per nascita non voluta. Se non esistesse il diritto ad abortire verrebbe meno anche il diritto al risarcimento: solo un diritto non rispettato può permettere di chiedere i danni.Terzo motivo: sono i giudici a più riprese nelle loro sentenze che si riferiscono all'aborto come un diritto. Questo poi, volendo guardare oltre la 194, è la tendenza prevalente in Europa dove, ad esempio, in Francia e nel Regno Unito si stanno studiando progetti di legge per dichiarare l'aborto diritto fondamentale. Lo stesso Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che procede in questa direzione.Non è quindi corretto interpretare la pratica abortiva così come disciplinata dalla 194 come un reato non imputabile per alcune cause di giustificazione, anche perché il reato di aborto è stato formalmente abrogato. Come si potrebbe, allora, parlare ancora di reato di aborto? Vero è che nella 194 vi sono alcune sanzioni, ma non riguardano l'aborto in quanto tale, bensì alcune procedure connesse all'aborto. Ossia abortire è un diritto ma solo se segui alcune procedure il cui mancato rispetto fa scattare una pena.In conclusione, perché tanta insistenza nel negare che per la 194 abortire sia un diritto? Perché, come accennato sopra, si vuole far passare anche in casa cattolica il concetto che la 194 alla fine è una buona legge e come tale è recuperabile. Addirittura potrebbe dare buoni frutti se provassimo a spremere da essa il meglio. Ma la ratio della 194 - ossia il suo Dna, il suo fine principale, il suo succo - è tanto immutabile quanto chiara: tu donna hai il pieno diritto di uccidere tuo figlio.
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Per Google e Wikipedia il figlio nella pancia non è un bambino e nemmeno una persona
VIDEO: Pizzeria Google ➜ https://www.youtube.com/watch?v=7FvCaQhh1Z0&list=PLolpIV2TSebVSarVSJS-Gy5hJo3_40bhITESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7130PER GOOGLE E WIKIPEDIA IL FIGLIO NELLA PANCIA NON E' UN BAMBINO E NEMMENO UNA PERSONA di Mauro FaverzaniDavvero a volte "basta la parola", come recitava lo slogan di una vecchia pubblicità. È il caso del sostantivo «feto». Cercandone la definizione sul principale motore di ricerca Internet al mondo, Google, quella proposta così recita: «Il prodotto del concepimento dei mammiferi durante la vita intrauterina, dalla comparsa dei caratteri distintivi della specie al parto; nella specie umana, il prodotto del concepimento dalla fine del secondo mese di vita intrauterina fino alla nascita». Un incredibile esercizio d'acrobazia lessicale, che evita in qualsiasi punto di parlare di «bambino».Lo stesso, qualora si cercasse la definizione su Wikipedia: «Stadio dello sviluppo prenatale degli organismi vivipari già dotato delle forme e delle caratteristiche della relativa specie. Il feto, diversamente dall'embrione, non subisce particolari modificazioni negli organi, ma questi maturano strutturalmente e funzionalmente fino al parto. Il passaggio da embrione a feto nella specie umana avviene intorno al 60°-70° giorno dal concepimento». Come a dire, ha già tutte le caratteristiche dell'essere umano fatto e finito, ma guai a definirlo tale. Lo stesso sul vocabolario online della Treccani: «Il prodotto del concepimento dei mammiferi considerato durante il suo sviluppo intrauterino; il termine in passato veniva usato solo con riferimento al periodo, che comincia con la riconoscibilità dei caratteri morfologici della specie (nella specie umana, tra la fine del 2° mese dal concepimento ed il compimento della gestazione), mentre si preferiva chiamare embrione lo stadio precedente». L'elenco potrebbe continuare. «Prodotto» o «stadio», ma «bambino» o «persona» mai, benché lo si ammetta «già dotato delle forme e delle caratteristiche della relativa specie». È l'antilingua, signori!NON VOGLIONO CHE SAPPIATE LA VERITÀL'organizzazione Students for Life of America, che ha notato l'anomalia, si è accorta anche di un altro particolare: «Google ha modificato la definizione di "feto" per non includere la parola "bambino"», ha scritto in un post su Twitter. Lo stesso avrebbero fatto l'ACOG-American College for Obstetricians and Gynecologists e la multinazionale dell'aborto, Planned Parenthood. «Non vogliono che sappiate la verità: un feto umano è un bambino», commenta Students for Life. La fonte della definizione proposta da Google sarebbe Oxford Languages, utilizzata tuttavia anche da altri siti specializzati, come Lexico, i quali ciò nonostante riportano ancora esplicitamente il termine «bambino», non lo hanno cancellato. «La nuova definizione di Google si adatta meglio ad un programma pro-aborto, non alla scienza. I medici confermano che i feti sono bambini non ancora nati, esseri umani unici e viventi», commenta in merito l'agenzia InfoCatólica. Che aggiunge: «Google ha una storia di politiche di sinistra favorevoli all'aborto. È stato ripetutamente accusato di censurare le informazioni fornite dai fautori della vita. Qualche anno fa il celebre motore di ricerca ha definito "propaganda" il film pro-life Unplanned sulla vita dell'ex-direttrice di Planned Parenthood, Abby Johnson».Ha rincarato la dose su di un'altra agenzia, LifeSiteNews, la dottoressa Heidi Overton, direttrice del Center for a Healthy America presso l'America First Policy Institute: «La sinistra - ha dichiarato - continua a dire di "seguire la scienza", tranne quando si tratta del dibattito sull'aborto».PRESSIONI SULLE DIPENDENTI AFFINCHÉ ABORTISCANONon solo. Anche la multinazionale americana della grande distribuzione Walmart, proprietaria dell'omonima catena di negozi al dettaglio, pagherà con appositi piani sanitari alle proprie dipendenti, residenti negli Stati Usa ove abortire sia diventato illegale, i costi di viaggio e clinica per recarsi laddove uccidere i propri figli in grembo sia ancora possibile, nel raggio di 100 miglia. Lo ha rivelato l'emittente CNBC, citando una mail inviata da Donna Morris, responsabile del personale di Walmart, azienda che, per la verità, a differenza di altre, coprirà le spese non solo per far abortire, bensì anche per parto, assistenza prenatale e adozione.Il deputato repubblicano del Texas, Michael Cloud, si è detto preoccupato del fatto che le grandi aziende - come Walt Disney, Warner Bros, Netflix, Google, Apple, Meta o Microsoft e molte altre - «facciano pressioni sulle donne, affinché abortiscano, invece di prendersi un periodo di congedo per maternità. Le donne devono sentirsi sostenute nella loro decisione di conciliare famiglia e lavoro. Se queste aziende sfruttano le donne col pretesto dell'accesso all'aborto, allora abbiamo un problema serio». Per questo ha scritto a tali imprese, chiedendo loro spiegazioni circa le politiche di gestione del personale attuate in merito, deciso ad evitare una sorta di "induzione all'aborto" diretta o indiretta, voluta o meno.Non a caso molte di queste aziende devono già affrontare diverse denunce giunte con l'accusa di discriminazione nei confronti delle dipendenti in dolce attesa, coloro che hanno scelto la vita e che oggi lamentano una disparità di trattamento nei confronti delle colleghe, completamente spesate per abortire.
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La censura di Google si abbatte su chi è a favore della vita
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7123LA CENSURA DI GOOGLE SI ABBATTE SU CHI E' A FAVORE DELLA VITA di Mauro FaverzaniSempre più impositivi, sempre più ideologici, sempre più dittatoriali i criteri utilizzati dalle big tech nel gestire a modo loro l'enorme flusso di dati in proprio possesso.Un esempio, ancora una volta, giunge dagli Stati Uniti, dove Google, nei risultati di ricerca,promuove le cliniche abortiste e censura i centri di gravidanza: è quanto ha denunciato l'agenzia InfoCatólica, riprendendo quanto pubblicato dal giornale statunitense The Hill, che ha a sua volta riferito del proposito dell'azienda d'applicare etichette alle cliniche che pratichino gli aborti ed a quelle che non li pratichino.La decisione sarebbe stata assunta su richiesta del senatore democratico Mark Warner e della deputata, sempre democratica, Elissa Slotkin: i due avrebbero chiesto espressamente a Google, quando le utenti digitino «cliniche abortiste vicine» o «pillola abortiva», di evitare risultati di ricerca, che segnalino alle donne in dolce attesa anche i centri di gravidanza pro-life, dove facilmente verrebbero aiutate a scegliere la vita per i propri bimbi in grembo, poiché, secondo il sen. Warner, questi farebbero «ricorso alla disinformazione» e non fornirebbero «servizi sanitari completi».Questo rappresenta davvero una brutta pagina nella storia del più celebre motore di ricerca, che negli Stati Uniti si rivela piegato ai diktat di esponenti del Partito democratico, piegato ai diktat di una visione bioetica spiccatamente abortista, quindi estremamente fazioso ed, in buona sostanza, inaffidabile.IL PEGGIOR VOLTO VIOLENTO PRO-CHOICELamenta l'agenzia InfoCatólica: «Quando LifeSiteNews ha cercato "aiuto alla gravidanza" su Google, il primo risultato è stato Planned Parenthood, benché si tratti di una struttura che pratica aborti e presso cui i servizi di aiuto alla gravidanza, come assistenza prenatale e post-parto, siano praticamente inesistenti». Il che è assurdamente paradossale. Ovvio, questa è una situazione che, al momento, pare interessare esclusivamente gli Stati Uniti, dove il clima in materia è divenuto a dir poco incandescente; l'Italia ad esempio non ne è interessata. Ma non è detto che in avvenire tale modus operandi non possa venire esteso arbitrariamente anche ad altre aree geografiche: un dubbio, questo, che costituisce una pesante mazzata in termini di credibilità per Google.Quanto agli Stati Uniti, si noti come sia venuto allo scoperto il peggior volto violento pro-choice: da maggio ad oggi almeno cinque centri di gravidanza pro-life hanno subìto incendi dolosi, mentre decine sono quelli che hanno subito vandalismi e minacce. In una recente intervista, la senatrice democratica Elizabeth Warren del Massachusetts avrebbe chiesto la chiusura completa di questi centri di gravidanza, «perché presumibilmente "torturano" le donne», ha dichiarato: incredibile! La realtà, fotografata da un'analisi condotta dal Charlotte Lozier Institute, è naturalmente un'altra: dal 2016 i 3 mila centri pro-life hanno contribuito a salvare dall'aborto oltre 800 mila nascituri, servito nel 2019 quasi 2 milioni di persone, fornito più di 730 mila test di gravidanza, effettuato quasi mezzo milione di ecografie, distribuito 1.300.000 pacchetti di pannolini, oltre 2 milioni di tutine per neonati, il tutto gratuitamente.TEXAS PARADISO PROLIFENel frattempo, lo scorso 25 agosto in Texas è entrato in vigore il divieto pressoché totale diaborto, consentito solo in caso di pericolo di vita per la madre. Contemporaneamente si sono nettamente inasprite le pene per i medici che pratichino l'aborto e per quanti collaborino con loro, potenzialmente estensibili sino all'ergastolo. Le madri che abortiscono, viceversa, non verranno punite.Per evitare che tale provvedimento venga affossato da autorità locali pro-choice, la nuova legge stabilisce che sia il Procuratore Generale dello Stato del Texas a dover perseguire questo crimine e prevede la possibilità di sporgere denunce civili contro i medici abortisti, qualora i procuratori locali si rifiutassero di collaborare.Ciò significa due cose: la prima è che, negli Stati Uniti, la guerra sul tema della vita si è fatta accesissima; la seconda è che comunque tutto ciò dimostra come cancellare le leggi abortiste - compresa la 194 per l'Italia - sia assolutamente possibile. La speranza e la voglia di combattere per questo obiettivo pertanto non devono mai venire meno.Nota di BastaBugie: Eugenio Capozzi nell'articolo seguente dal titolo "Restrizioni all'aborto, la Cina ha paura della denatalità" parla delle nuove linee guida varate dal governo cinese che restringono la possibilità di abortire allo scopo di favorire un maggior numero di nascite. La Cina infatti si ritrova a fare i conti con i disastri sociali ed economici della politica del figlio unico e dell'aborto favorito in tutti i modi.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 agosto 2022:In Cina l'Autorità nazionale per la sanità ha emanato nuove linee guida sull'aborto, in cui si raccomanda alle strutture ospedaliere di ridurre in ogni modo gli aborti che non siano «necessari dal punto di vista medico». Questa interpretazione molto più restrittiva della liceità dell'interruzione di gravidanza viene esplicitamente motivata dall'ente di Stato di Pechino con la preoccupazione per l'invecchiamento sempre più rapido della popolazione e la crescente difficoltà di gestire il sistema previdenziale.La decisione presa dal regime cinese rappresenta una svolta storica nella politica demografica del gigante asiatico, e assume una enorme importanza anche in prospettiva mondiale, in quanto essa per molti versi chiude una lunga epoca di assoluto predominio di un'ideologia antinatalista e filo-abortista affermatasi a partire dall'Europa dai primi decenni del Novecento in poi, che a sua volta affondava le radici nelle teorie tardosettecentesche di Malthus sul controllo della popolazione.L'aborto venne legalizzato per la prima volta con il sorgere della prima dittatura totalitaria, nell'Unione sovietica nel 1920, e successivamente nella Germania hitleriana e in alcuni stati scandinavi. Le motivazioni erano, nel primo caso, l'ideale di una totale uguaglianza tra uomini e donne, in vista della quale la maternità veniva considerata come un potenziale ostacolo; nel secondo la deriva eugenetica volta al "miglioramento" della razza attraverso la soppressione di individui e progenie "difettosi". Dagli anni Sessanta in avanti, poi, in Occidente la liberalizzazione dei costumi sessuali e il femminismo avrebbero dato una nuova, potente spinta alla legittimazione dell'aborto, rivendicata sempre più, insieme alla contraccezione, come componente essenziale di una libertà individuale totale, scissa dalle responsabilità e dalle gerarchie familiari.Nel frattempo, nei grandi paesi dell'allora "terzo mondo" (Cina, India, Africa decolonizzata), popolati da grandi masse ancora alle prese con i problemi della sussistenza, le classi dirigenti locali, all'unisono con gran parte di quelle occidentali, individuavano il controllo delle nascite come strumento necessario a frenare la crescita della popolazione, consentendo così il successo di ambiziosi programmi di modernizzazione e sviluppo economico. Obiettivo che venne talvolta perseguito (come nell'India di Indira Gandhi) anche attraverso campagne di sterilizzazione imposte alle classi più povere. E che venne fatto proprio sostanzialmente, nel tempo, anche dall'Onu e dalle altre organizzazioni internazionali a essa collegate, le quali - anche sotto l'influsso del nascente ambientalismo e del rinnovato malthusianesimo portato avanti da circoli come il Club di Roma - cominciarono a cercare di imporre in ogni modo nei paesi del terzo mondo politiche di cosiddetta "salute riproduttiva", cioè di diffusione e propaganda capillare di contraccettivi e aborti.In Cina dopo l'avvento del maoismo l'interruzione di gravidanza venne legalizzata con molti limiti. Ma una svolta molto più permissiva in tal senso venne adottata proprio dopo la fase del collettivismo, nell'epoca in cui le riforme varate da Deng Xiaoping costruivano quell'ordinamento ibrido tra dittatura comunista ed economia di mercato destinato a trasformare la Cina nella potenza economica dominante nel mondo insieme agli Stati Uniti. Fu infatti nel 1980 che il regime di Pechino varò la "politica del figlio unico", che imponeva a tutte le coppie del paese di non generare più di un bambino. Un sistema al limite dell'infanticidio di Stato, che prevedeva, in caso di gravidanze non "legali", oltre a pesanti sanzioni e a possibile perdita del lavoro, aborti obbligati, praticati con la forza in caso di rifiuto, anche in prossimità del parto, e sequestro dei neonati "frutto della colpa" per darli in adozione.La politica del figlio unico è rimasta in vigore fino al 2013, quando le autorità del paese hanno dovuto ammettere che il freno alla generazione, lungi dal consentire una maggiore prosperità collettiva e la disponibilità di maggiori risorse, causava invece un rallentamento della crescita, e maggiori problemi sociali. A partire dalla grande crisi mondiale del 2008 l'economia cinese ha progressivamente esaurito la spinta impetuosa del Pil che l'aveva caratterizzata nei decenni precedenti, il mercato interno ha dato segni di stanchezza, la "bolla" immobiliare si è ampiamente sgonfiata, ed è cominciato ad emergere in tutta la sua serietà il problema di una popolazione anziana sempre più numerosa, più sola e più priva di assistenza, proprio per l'assenza dei figli. Da qui l'allentamento della stretta con la "concessione" del secondo figlio a coppia, e successivamente del terzo.
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Le ultime notizie sulla battaglia per la vita in America e nel resto del mondo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7116LE ULTIME NOTIZIE SULLA BATTAGLIA PER LA VITA IN AMERICA E NEL RESTO DEL MONDO di Mauro FaverzaniMeglio non farsi troppe illusioni: la battaglia per la Vita è solo all'inizio ed è ancora tutta da combattere. In questa fase particolarmente delicata a livello internazionale, non è certo il caso di dormire sugli allori o di accontentarsi di successi parziali. Perché, certo, anche lo Stato dell'Indiana ha varato una legge per limitare l'aborto, dopo la nota sentenza emanata dalla Corte Suprema americana. Ma non basta. La normativa, che entrerà in vigore il prossimo 15 settembre, prevede delle eccezioni quali stupro, incesto, anomalie del feto o pericolo di vita per la madre, purché entro la decima settimana dalla fecondazione. Nel Kansas, però, oltre il 60% degli elettori, chiamati a referendum, ha votato a favore dell'aborto legale, offrendo così un imprevisto assist ai Democratici in vista delle elezioni di midterm di novembre.Ed i Democratici non mollano... A partire dall'amministrazione Biden, che, senza fornire motivazioni - come evidenziato dal Texas Tribune -, ha deciso di negare al programma federale Medicaid l'estensione dei fondi da due a sei mesi per le neo-mamme, garantendo loro per tale periodo maggiore assistenza sanitaria, così da cercare di ridurre, tra l'altro, la mortalità materna. Washington ha preferito spingere piuttosto per il finanziamento dell'aborto. Una scelta, che il governatore del Texas, Greg Abbott, repubblicano, sarebbe intenzionato ad impugnare in tribunale. Da qui il suo ultimatum a Biden: o revoca la «misura inconcepibile o si prepari ad una battaglia». Da tener presente che il finanziamento pubblico dell'aborto è alquanto impopolare negli Stati Uniti: un sondaggio promosso lo scorso gennaio dall'Università Marist di Poughkeepsie, New York, ha confermato come il 73% degli americani non sia assolutamente d'accordo col fatto che, per uccidere i piccoli nel grembo materno, si utilizzino i soldi delle tasse.Intanto, in Australia l'eugenetica continua ad imperversare: le recenti statistiche condotte hanno evidenziato come vengano uccise con l'aborto più femmine che maschi. Quella che viene attuata è una vera e propria selezione, promossa convintamente per motivi sessuali, cercando di corrispondere così ai desideri delle giovani coppie, specie di quelle appartenenti alle comunità indiane e cinesi.Un fenomeno isolato, regionale? Assolutamente no. Fiorella Nash, nel suo libro The abolition of woman, già nel 2018 ha denunciato come nel mondo oltre 160 milioni di bambine siano state eliminate a causa dell'aborto selettivo del sesso; in India, secondo lo SPUC-Society for the Protection of Unborn Children, tra il 1987 ed il 2016 sarebbero state uccise nel grembo materno ben 13,5 milioni di femmine. Anche nel Regno Unito un'inchiesta condotta dal quotidiano The Independent ha rivelato come l'aborto selettivo abbia ridotto la popolazione femminile, specie tra le comunità delle minoranze etniche, di una cifra compresa tra le 1.500 e le 4.700 unità. Numeri sconcertanti, numeri che rivelano come in certi ambienti si abbia e si promuova una concezione della famiglia ormai disumana.Ciò non induca ovviamente a perdere la speranza, tutt'altro: la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha aperto una nuova stagione pro-life ancora tutta da scrivere. E le buone notizie non mancano anche altrove, come a Porto Rico, dove il disegno di legge n. 693 si ripropone di vietare l'aborto almeno dopo la 22ma settimana, anziché, come prima, considerarlo legale per l'intera durata della gravidanza. Il testo normativo è già stato approvato dal Senato di Porto Rico con 16 sì, 9 no, un'astensione ed un assente, prima di essere trasmesso alla Camera dei Rappresentanti.Insomma, i germi di speranza ci sono, quanto avviene Oltreoceano dimostra anche come cancellare l'aborto sia tutt'altro che impossibile, ma proprio per questo è tempo di rimboccarsi le maniche e di combattere la Buona Battaglia per la Vita.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Mauro Faverzani, nell'articolo seguente dal titolo "Prima marcia in India, in Usa pro-choice all'attacco" parla della situazione in India e negli Stati Uniti d'America.Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 15 agosto 2022:Cominciamo dalle buone notizie: in India, a Nuova Delhi per la precisione, lo scorso 10 agosto si è svolta con successo la prima marcia nazionale per la Vita, partecipatissima e guidata dai vescovi cattolici di rito latino occidentale e di rito siro-malabarese orientale: il programma prevedeva un tragitto di 2,5 chilometri, percorsi in preghiera ed in modo raccolto lungo le vie della capitale.Nel corso del rilevante evento sono stati ricordati i milioni di bambini uccisi nel Paese negli ultimi cinquant'anni, 51 per la precisione, da quando cioè è stata introdotta la legge che ha malauguratamente legalizzato l'aborto, legge risalente per l'appunto al 1971. L'arcivescovo di rito siro-malabarese Kuriakose Bharanikulangara della Diocesi di Faridabad ha evidenziato come ogni anno in India siano stati compiuti circa 15,6 milioni di aborti, per giungere oggi ad un tragico totale di circa 800 milioni di bambini uccisi nel grembo materno: un'ecatombe...Era presente alla grande marcia anche il vescovo Deepak Valerian Tauro, ausiliario dell'arcidiocesi di Delhi e presidente della Commissione per la Vita. Per i bimbi abortiti le campane sono suonate a morto dopo la S. Messa celebrata nella cattedrale, Messa che ha concluso ufficialmente la marcia.Purtroppo però alle buone notizie fan da contrappeso anche questa volta le cattive: nello Utah un giudice, Andrew Stone, recependo le proteste della multinazionale dell'aborto Planned Parenthood, non ha esitato ad infischiarsene della decisione, con cui la Corte Suprema americana ha rovesciato la sentenza Roe contro Wade ed ha restituito ai singoli Stati la possibilità di legiferare in materia: pertanto, il giudice ha bloccato in via preliminare l'entrata in vigore della normativa pro-life. Contro l'arroganza di tale veto il procuratore generale, Sean Reyes, si è detto pronto a battersi con fermezza in tribunale per far rispettare una legge, che intende tutelare la vita dei bambini non ancora nati. A suo giudizio, «la corte distrettuale ha abusato della propria discrezionalità» e la sua sentenza dovrebbe essere pertanto annullata.Lo Utah è stato uno dei primi Stati a vietare l'aborto dopo la citata sentenza della Corte Suprema, varando una legge pro-life regolarmente firmata dal governatore repubblicano Gary Herbert ed ora in vigore. Tale normativa, che proibisce l'aborto, pone peraltro anche alcune eccezioni come quella relativa ai casi di stupro, di incesto, l'eventuale disabilità del figlio o una situazione di pericolo per la vita della madre. Non solo: a breve, sempre nello Utah, dovrebbe entrare in vigore ed avere pieno effetto anche una seconda legge, la Down Syndrome Abortion Non-Discrimination Act, firmata sempre dal governatore Herbert, con cui si vieta di abortire i bimbi affetti da sindrome di Down.Dal pubblico al privato, la lotta per la vita non conosce tregua: secondo quanto riferito dall'agenzia francese Médias-Presse-Info, negli Stati Uniti alcune grandi aziende come Amazon e la Apple, sempre dopo la sentenza della Corte Suprema, si sarebbero immediatamente rese disponibili a farsi carico di coprire tutte le spese alle proprie dipendenti, decise ad abortire ma che vivano in Stati ove ciò sia tornato illegale, per consentire loro di recarsi invece in altri ove sia ancora permesso. Tutto spesato, fino ad un tetto massimo di 4 mila dollari.Non si è fatta pertanto attendere la risposta di diverse sigle pro-life, che hanno lanciato una riuscita campagna di sensibilizzazione via social, invitando tutti gli aderenti a postare una propria foto con un cartello, che recita: «Amazon e Apple, smettete di finanziare l'industria dell'aborto #BoycottAmazon».La battaglia per la Vita continua: quanto accaduto nelle poche settimane, in cui è entrata in vigore la sentenza della Corte Suprema americana, dimostra l'importanza di mantenersi informati e d'esser sempre ben desti e pronti a reagire a qualsiasi abuso compiuto, diversamente destinato a tradursi purtroppo in vite umane spezzate nel grembo materno.
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In Texas torna in vigore la legge del 1925 che vieta l'aborto e incarcera chi lo pratica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7058IN TEXAS TORNA IN VIGORE LA LEGGE DEL 1925 CHE VIETA L'ABORTO E INCARCERA CHI LO PRATICA di Diego TorreNel giorno del Sacro Cuore di Gesù, la Corte Suprema statunitense ha definitivamente ribaltato la storica sentenza Roe vs Wade del 1973, che di fatto ha incoraggiato l'orrenda pratica dell'aborto in tante altre nazioni del mondo.La Corte ha stabilito che non vi è un diritto costituzionale all'aborto, mentre quello alla vita è citato come il primo diritto naturale proprio nella Dichiarazione di indipendenza delle colonie del 1776.La Corte ha rimesso così ai singoli Stati ogni scelta legislativa. Scrivono i giudici: "(...) annulliamo queste decisioni [le precedenti sentenze, ndr] e restituiamo tale autorità al popolo e ai suoi rappresentanti eletti".La decisione inoltre, contrariamente a quanto dicono i mass media nostrani, non entra nel merito, non vieta l'aborto e nemmeno ribadisce il diritto costituzionale alla vita, ma si limita a rimettere il tutto alla decisione dei singoli Stati.Ma per i partigiani della morte è già troppo e la loro reazione non si è fatta attendere. Scendono in piazza abortisti e femministe, con manifestazioni di protesta, anche sotto la casa dei giudici, proibite per legge. Particolari attenzioni hanno avuto le sedi di gruppi prolife: alcune vandalizzate, altre incendiate. Trattamento analogo è stato riservato ad alcune chiese. Il Senato dell'Arizona, a Phoenix, con i senatori dentro, ha visto un tentato assalto dei "difensori dei diritti"; lo stesso è avvenuto al Tribunale di Portland. Non manca il saccheggio di alcuni negozi e ancora un assalto agli studi della Fox News, emittente televisiva di orientamento conservatore. Si sprecano infine insulti e minacce di morte a parlamentari ed esponenti prolife. Insomma i difensori dei diritti "sessuali e riproduttivi" si stanno seriamente impegnando nel rispetto delle leggi e della democrazia americane. E non si sono ancora fermati.Ma anche le multinazionali abortiste, quelle che con l'aborto si arricchiscono, si sono mobilitate con tutte il peso della loro lobbies e vista l'imminenza delle elezioni di novembre che vedranno il rinnovo della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato, hanno messo spudoratamente sul piatto 150 milioni di dollari per finanziare le campagne dei candidati "compiacenti" e filoabortisti.Brillano inoltre per zelo decine di grandi imprese che, preoccupate per i diritti delle loro dipendenti che lavorano in Stati dove vigerà proibizione o limitazione, sono pronte a pagare viaggi della "speranza" per farle abortire (ed essere così pronte a riprendere il lavoro). Quanta umanità!Ovviamente la grande stampa è indignata, protesta, lancia messaggi di fuoco, crea la copertura massmediatica e psicologica dove poi si sviluppa con facilità la violenza. Le fa eco la stampa europea, e le stesse televisioni italiane, le quali ovviamente non informano delle iniziative a favore della sentenza, mostrandosi squallido esempio di un allineamento acritico e fazioso.E come non "apprezzare" il fiero appoggio del "cattolico" presidente Biden, pronto, insieme alla sua corte di democratici, a qualunque sforzo, cominciando da ogni misura utile, per continuare la vendita online delle pillole abortive? E come non "apprezzare" l'indignazione dei politici italiani, da Letta a Bonino, da Conte a Speranza. Tutti concordi comunque nel sostenere che la legge 194 italiana non si tocca.Di contro a tanto polverone si sono però già mossi Arkansas, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, Ohio, Missouri, Dakota del Sud, Utah, che hanno immediatamente legiferato per bandire o fortemente limitare l'aborto. Sono una pattuglia iniziale che a tempi brevissimi si ingrosserà, con il plauso ed il sostegno del partito repubblicano e del presidente Donald Trump, nonché di molti vescovi americani e delle principali denominazioni evangeliche, impegnati da sempre nella difesa della vita sin dal concepimento. A proposito: diamo a Cesare ciò che è di Cesare. Di Trump si può pensare quello che si vuole, ma bisogna essergli onestamente grati per l'attuale composizione della Corte Suprema, composizione che ha permesso dopo 50 anni l'attuale svolta.Ne esce il quadro di un'America spaccata sul tema politicamente più importante: la sacralità della vita umana.In mezzo a tanto menare di fendenti, silenzioso ma vitalissimo, ci sta un esserino, anzi milioni di esserini, in attesa della sentenza degli adulti: "io ho il diritto di vivere in quanto persona umana (come insegna la scienza) o per una gentile concessione di mia madre?"Al di là infatti di ogni argomento e di ogni isteria relativista, una realtà permane, oggettiva ed incontestabile: un essere umano viene fatto a pezzi (attualmente fino al 9° mese di gravidanza in alcuni degli stati USA), aspirato e buttato nel contenitori dei rifiuti speciali ospedalieri per decisione di colei che dovrebbe dargli la vita. E questo non sarà mai un diritto per alcuno ma un delitto per tutti! E nessuna ragione, economica, sociale o psicologica può valere più della sua vita. Il resto è assolutamente secondario.In USA dal 1973, data di emanazione della storica sentenza Roe vs Wade, mancano 62.000.000 (sessantadue milioni) di americani! In Italia dal 1978 più di 6.000.000. E di quelli soppressi con le pillole abortive non sapremo neanche il numero! Per la retorica abortista erano tutti casi pietosi ovviamente, ma anche questa narrazione ha avuto la sua evoluzione. L'aborto come "necessità" viene sempre più "superato" dalla sua condizione di "diritto" inalienabile da far valere indiscriminatamente, sempre e comunque. E' quello che pensa anche una chiesa satanista USA, che nella sua proibizione vede un'insidia alla propria... libertà di religione.Nota di BastaBugie: Gerry Freda nell'articolo seguente dal titolo "Texas, la Corte suprema ripristina legge anti-aborto del 1925" parla della legge che vieta l'aborto e punisce chi lo pratica anche con la carcerazione e che non era più stata applicata dal 1973, dopo la sentenza Roe v. Wade.Ecco l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 2 luglio 2022:La Corte suprema del Texas ha autorizzato venerdì l'entrata in vigore di una legge del 1925 che vieta l'aborto e punisce chi lo pratica anche con la carcerazione. I guidici texani hanno ribaltato una sentenza di una corte inferiore della contea di Harris, che aveva bloccato temporaneamente l'applicazione della legge. Ora la norma che rende illegale l'aborto è stata ripristinata. Ad annunciare il verdetto della Corte suprema è stato Ken Paxton, procuratore generale dello Stato del Sud degli Usa. La legge del 1925 non era più stata applicata dopo il 1973, con la sentenza Roe v. Wade. Il Texas ha potuto agire dopo la cancellazione, avvenuta la scorsa settimana, della storica sentenza da parte della Corte suprema nazionale.In base alle dichiarazioni rilasciate da Paxton subito dopo la decisione, con il rientro in vigore della legge del 1925 scatterà l'interruzione di ogni servizio offerto dalle cliniche che avevano finora eseguito interruzioni di gravidanza nello Stato. Effettuare un aborto equivarrà di conseguenza a un crimine, punibile anche con il carcere. A rafforzare il contenuto anti-aborto della normativa texana generale contribuirà anche una recente legge statale che vieta l'interruzione di gravidanza dopo sei settimane di gestazione e tale divieto vale anche per le donne vittime di incesto e di stupro.Le associazioni contrarie alla stretta decisa dalle autorità texane hanno immediatamente condannato la sentenza emessa dai supremi giudici locali, affermando che rappresenta un colpo mortale per il diritto delle donne di accedere a servizi sanitari essenziali. Il procuratore Paxton e le organizzazioni pro-life, al contrario, hanno esultato per il ripristino della legge anti-aborto del 1925. Paxton, in particolare, ha scritto su Twitter: "Una vittoria pro vita! I nostri provvedimenti statali pre-Roe v. Wade che vietano l'aborto in Texas sono buone leggi al 100%. La controversia legale continua, ma io continuerò a vincere per i bambini non nati del Texas".LE AZIENDE NEGLI USA CHE PAGANO IL VIAGGIO PER ABORTIRENelle ore successive alla storica sentenza della Corte Suprema che ha restituito agli stati l'autorità per vietare l'aborto, più di 50 aziende statunitensi hanno aggiornato le loro politiche di "pianificazione familiare" per includere rimborsi per l'aborto e i viaggi correlati. Questo ha lo scopo di mantenere le loro dipendenti al lavoro ed evitare di pagare le varie maternità.Amazon ad esempio ha aggiornato il suo piano di benefici per includere fino a 4.000 dollari in spese di viaggio all'anno.Ma se uno pensasse che basta boicottare Amazon per avere la coscienza a posto, ecco l'elenco completo delle aziende statunitensi che affermano che sponsorizzeranno il turismo dell'aborto per i dipendenti (fonte: Washington Examiner).Da questo elenco scopriamo che oltre a non usare Amazon dovremmo eliminare dalla nostra vita: Adidas, American Express, Apple, Disney, Google, Gucci, Facebook e Instagram (Meta), Levis, Microsoft, Netflix, Nike, PayPal, Sony, ecc.
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