PODCAST · music
Babilonia
by RSI - Radiotelevisione svizzera
Un invito a viaggiare senza bussola nel mare magnum della musica d’ogni tempo e d’ogni luogo, a bordo di un’arca radiofonica guidata da due timonieri onnivori e tenacemente curiosi, con un ospite che non si limita a raccontare il proprio universo sonoro ma commenta d’istinto tutti gli ascolti proposti dal programma.
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U.T. Gandhi
Nel 2017 la nostra arca radiofonica si trovava a Trieste, e tra i vari ospiti che abbiamo avuto il piacere di accogliere c’era il grande batterista friulano U.T. Gandhi, che purtroppo è scomparso di recente, il 10 agosto scorso all’età di 66 anni, a causa di un malore improvviso che lo ha colto a casa, a Osoppo in provincia di Udine. Ci piace quindi ricordarlo così, riproponendo quell’incontro per noi così fortunato ed arricchente.La prima cosa che chiederemo al nostro ospite di oggi, all’anagrafe Umberto Trombetta, sarà di spiegarci l’origine del suo nome d’arte. Batterista friulano, classe 1960, U.T. Gandhi cresce artisticamente da autodidatta e dal 1978 è attivo sulla scena jazz europea. Ha seguito seminari di perfezionamento con Jimmy Cobb e Peter Erskine, tra gli altri, e ha fatto parte per otto anni del quintetto elettrico “Electric Five” di Enrico Rava, con il quale ha pure partecipato ai progetti “Carmen” e “L’Opera Va”. Da anni tiene dei corsi di percussione per i detenuti nelle case circondariali di Udine, Pordenone e Tolmezzo, e da questa importante esperienza sono nati 3 CD realizzati con i detenuti stessi. Come docente cura regolarmente alcuni “laboratori di percussioni” in diverse località del Friuli Venezia Giulia e “clinics” di batteria jazz e percussioni in varie città d’Italia. La lista delle sue collaborazioni è lunga e prestigiosa, da Richard Galliano a Franco D’Andrea, da Louis Sclavis a Tony Scott, come si conviene ad un protagonista di lungo corso del jazz europeo. Gli argomenti non mancheranno neppure oggi, insomma, così come le sorprese del nostro babilonico itinerario sonoro.
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Roberto Bartoli
Il nostro ospite di oggi è un contrabbassista assai apprezzato nell’ambito del jazz e più in generale della musica improvvisata, in Italia ma anche in Europa. Attivo soprattutto a partire dagli anni ‘90, Roberto Bartoli si distingue per il suo stile raffinato e per una ricerca costante sull’interazione sonora, ovvero su un dinamico interplay che favorisce la libertà espressiva. Il suo contrabbasso non è solo strumento ritmico o armonico, ma spesso diventa una vera e propria voce narrante, capace di passare dal lirismo poetico a soluzioni più astratte e percussive. Sperimentatore attento, Bartoli ama muoversi tra jazz, musica contemporanea, improvvisazione radicale e linguaggi cameristici. Nel corso della sua carriera ha collaborato con molti dei nomi più rilevanti del jazz e della musica di ricerca italiana, come Stefano Battaglia, Tiziano Tononi, Enrico Rava o Giancarlo Schiaffini.Oltre alla carriera da performer, Bartoli è attivo anche nella didattica e nella formazione, dando vita a laboratori, masterclass e corsi dedicati al contrabbasso, all’improvvisazione e alla musica d’insieme. La sua discografia comprende numerose pubblicazioni con etichette indipendenti legate al jazz contemporaneo e alla musica di ricerca, e oggi tra le altre cose ci parlerà del trio Wander, che si completa con il sax soprano di Maurizio Lesmi e il pianoforte di Lorenzo Tosarelli (piano).
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Raffaela Siniscalchi
®La nostra ospite di oggi è una cantante romana decisamente talentuosa. Raffaela Siniscalchi comincia a cantare intorno ai 16 anni, esibendosi in gruppi rock-blues e jazz nei più importanti locali della capitale italiana. La passione per il jazz e per un uso anche strumentale della voce la porta a perfezionare la sua tecnica, entrando in contatto con illustri maestri come Mark Murphy, Maria Pia de Vito, Mark Murphy, Norma Winstone e con il trombettista e compositore Kenny Wheeler. Nel ’93 ha fatto parte del progetto discografico “ESO” di Paolo Damiani, come voce solista al fianco di Paolo Fresu, Roberto Gatto, Danilo Rea e Gianluigi Trovesi. Numerosissime e diverse sono poi state le esperienze che hanno illuminato la sua parabola artistica: nel 2003, per fare un solo esempio, viene scelta da Nicola Piovani come interprete per lo spettacolo “Concerto Fotogramma” ed entra a far parte de “La compagnia della Luna”. Molto attiva anche sul fronte didattico, ha insegnato nelle più prestigiose scuole di musica della capitale e oggi ci parlerà, tra le altre cose, dei suoi progetti più recenti.Prima emissione 19 giugno 2022
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Silvia Mandolini
®La nostra ospite di oggi è una violinista dal percorso artistico ricco e sfaccettato, capace di attraversare con naturalezza repertori che spaziano dal barocco alla musica contemporanea. Nata a Montréal nel 1970, Silvia Mandolini si forma inizialmente al Conservatoire de Musique de Montréal sotto la guida di Raymond Dessaints e Johanne Arel. Successivamente perfeziona la sua formazione alla McGill University prima di trasferirsi in Italia, nel 1994. Qui ottiene il diploma in violino presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, studiando con Daniele Gay. Nei primi anni della sua carriera, Mandolini è attiva in Canada come membro dell’Orchestre Baroque de Montréal e dell’Ensemble Contemporain de Montréal, distinguendosi subito per la sua versatilità e per l’interesse nei confronti del repertorio contemporaneo. In Italia avvia un’intensa attività orchestrale e cameristica, e dal 2008 è primo violino stabile dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, città dove risiede e sviluppa anche progetti artistici indipendenti. Parallelamente, si dedica con passione alla musica da camera e alla musica contemporanea, collaborando con ensemble come Divertimento Ensemble, Sentieri Selvaggi, Tactus, Virtuosi Italiani, Quartettone e il gruppo di tango contemporaneo Tango Seis. Uno degli ambiti più significativi del suo percorso è quello della musica contemporanea per violino solo. Silvia Mandolini ha presentato prime esecuzioni assolute di compositori come Luca Francesconi, Giorgio Magnanensi, Franco Donatoni, Iannis Xenakis, Jean Barraqué, Lelio Camilleri, Ana Sokolović, Claudio Teatini e Mario Macaretti, tra gli altri. Ha partecipato a festival e rassegne internazionali di grande prestigio come la Biennale di Venezia, Milano Musica, Angelica, Verona Contemporanea e Serico‑Tonale. Oltre all’attività concertistica, Mandolini ha collaborato con il compositore Giovanni Venosta per la registrazione delle colonne sonore dei film di Silvio Soldini, tra cui Pane e tulipani e Le acrobate, e ha partecipato a sperimentazioni di musica elettronica dal vivo, come il progetto MAGIK a Vancouver.Prima emissione: 3 febbraio 2026
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Emiliano D’Auria
®Pianista e compositore, il nostro ospite di oggi veste da tempo anche i panni dell’organizzatore, in particolare come direttore artistico del Festival JazzAP e del Cotton Jazz Club di Ascoli Piceno, sua città natale. Come musicista e leader di formazioni ben assortite, Emiliano D’Auria ha sempre cercato di restituire una lettura originale della sua intima fascinazione per le atmosfere e i territori del profondo nord europeo, che come sappiamo animano una parte significativa del catalogo ECM. Lo si capisce bene ascoltando il suo quinto lavoro discografico pubblicato nel 2023, First rain, che non a caso ha registrato nelle remote, antiche e sconfinate terre scandinave dell’isola di Giske, in Norvegia, dove l’attesa dell’imminente «prima pioggia» di primavera diventa una metafora relativa alla concretizzazione del progetto sonoro che prende corpo attraverso dodici composizioni inedite, tutte farina del sacco di Emiliano D’Auria. In quel caso era in compagnia di un quartetto tutto italiano che, tra l’altro, è stato protagonista di un appuntamento con la nostra rassegna Tra jazz e nuove musiche, ma sulla nostra arca radiofonica ci parlerà prima di tutto del suo progetto più recente, The baggage room, realizzato registrato al Bunker Studio di Brooklyn (NY) alla testa di un quintetto costituito da affermati musicisti americani. Un’occasione babilonica per addentrarci nel laboratorio creativo di uno dei pianisti più interessanti della scena jazz italiana.Prima emissione: 18 marzo 2025
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Francesca Baccolini
®La nostra ospite di oggi è una contrabbassista, bassista elettrica, compositrice e performer italiana, tra le figure più versatili e innovative della scena musicale contemporanea. Nata nel 1982 a Livorno, Francesca Baccolini vive e lavora tra Bologna e il resto d’Europa, dove sviluppa un’intensa attività artistica che attraversa i confini del jazz, della musica elettronica, della performance e della sperimentazione sonora. Formatasi presso il Conservatorio G. B. Martini di Bologna con indirizzo jazz, Francesca inizia presto a coltivare un linguaggio personale che si nutre di improvvisazione radicale, ricerca timbrica e contaminazioni interdisciplinari. Nel 2010 fonda Hobocombo, trio dedicato alla rilettura dell’opera del compositore newyorkese Moondog, un sottovalutato quanto importante precursore del minimalismo. Il gruppo diventa un punto di riferimento per la nuova scena elettroacustica europea e si esibisce in numerosi festival internazionali, fondendo folk, percussioni ipnotiche, testi visionari e un’estetica essenziale. Francesca è anche parte stabile de L’Orchestrina di Molto Agevole, originale ensemble che reinterpreta il repertorio del liscio italiano con sensibilità contemporanea e ironia, unendo tradizione popolare e attitudine sperimentale. Parallelamente, collabora con numerosi artisti visivi, coreografi e registi: tra le sue collaborazioni più importanti c’è quella con Roberto Passuti, con cui ha realizzato spettacoli in cui suono, movimento e luce convivono in composizioni ibride e multisensoriali. Negli ultimi anni ha dato vita anche ad un suo percorso solista, sviluppando live set elettroacustici e installazioni sonore nei quali il contrabbasso dialoga con elettronica e materiali acustici manipolati in tempo reale.Prima emissione: 11 novembre 2025
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Andrea Satta
®Sull’Arca Radiofonica di Babilonia ospitiamo questa settimana Andrea Satta, musicista, pediatra e scrittore dagli orizzonti sonori assai vasti, proprio come piace a noi. Fondatore, cantante e autore dei testi di una delle band cantautorali più significative del panorama musicale italiano, i Têtes de Bois, è ideatore e direttore artistico dei molti festival e progetti portati avanti dal gruppo a partire dal 1992 (“Stradarolo”, “Sotto il cielo di Roma e Berlino”, “Ferrovia dell’Allume”, “Avanti Pop”, “41° Parallelo”, “Festival della Bicicletta”, “Palco a Pedali” ecc.) e accanto alla sua carriera artistica porta avanti l’attività di pediatra nella periferia romana. Ciclista per vocazione, poeta e scrittore, ha all’attivo due libri: I riciclisti (Ediciclo, 2009) e Ci sarà una volta – favole e mamme in ambulatorio (Infinito Edizioni, 2011). È stato inviato al Giro d’Italia e al Tour de France per il Manifesto e L’Unità (su quest’ultima testata con il vignettista Sergio Staino), e di conseguenza le peregrinazioni sonore di Babilonia non lo spaventano affatto. In momentanea libera uscita dai Têtes de Bois, ci presenta oggi il suo primo album da solista, “Niente Di Nuovo Tranne Te”. Un lavoro che si avvale di preziosi compagni d’avventura che affiancano Satta nei suoi dodici brani: Giovanni Truppi, Daniele Silvestri, Paolo Benvegnù, gli stessi Têtes de Bois, insieme a Giorgio Maria Condemi a chitarre, batterie, basso e banjo. Folk, echi di Tom Waits, fiati e arrangiamenti orchestrali s’incontrano in uno sguardo autentico, che racconta luoghi di confine tra provincia e periferia, dove i centri commerciali hanno preso il posto dei fiumi e il meccanico sembra uno psicologo di automobili e di affetti.Prima emissione: 4 marzo 2025.
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Reda Zine
®Il nostro ospite di oggi è un artista italo-marocchino decisamente babilonico, il cui percorso artistico abbraccia tradizione gnawa, afrobeat, cinema e impegno culturale. Tra le strade polverose di Casablanca e i vicoli sonori di Bologna si muove infatti da anni Reda Zine, musicista, regista, attivista e mediatore culturale, un artista che ha fatto del dialogo tra mondi e tradizioni il cuore pulsante della propria ricerca. Nato in Marocco ma cittadino del mondo, Reda cresce immerso nelle sonorità rituali della cultura gnawa, quella musica ipnotica che mescola i ritmi africani con la spiritualità sufi e che per secoli ha rappresentato un ponte invisibile tra Africa subsahariana, Nord Africa e Mediterraneo. Lo strumento che diventa il suo marchio di fabbrica è il guembri, un basso a tre corde rivestito di pelle di capra, capace di produrre un suono profondo, caldo, ancestrale, che guida le cerimonie di trance e i canti delle confraternite gnawa. Trasferitosi in Italia, Reda porta con sé non solo un bagaglio musicale ma anche un’urgenza culturale. A Bologna fonda il Laboratorio Sociale Afrobeat, un collettivo che mescola groove, afro-funk e attivismo sociale. Da lì nasce anche il progetto Voodoo Sound Club, un ensemble che fonde afrobeat, jazz e psichedelia con un sound energetico e militante. Ma il cuore artistico di Reda pulsa soprattutto nel progetto Fawda (in arabo “Caos”), un ensemble dove la tradizione Gnawa incontra la sperimentazione elettronica, il desert blues, il rock psichedelico e la poesia sufi. Reda è anche regista e autore: con il suo documentario “The Long Road to the Hall of Fame”, dedicato al leggendario gruppo Public Enemy, ha raccontato le connessioni profonde tra arte, resistenza e diritti civili.Prima emissione: 28 ottobre 2025.
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Riccardo Gola
®Il nostro ospite di oggi è un artista decisamente multidisciplinare, e quindi a suo modo babilonico. Riccardo Gola lavora infatti dal 2006 come illustratore, art director e graphic designer, e ha curato la direzione artistica e illustrato centinaia di copertine di libri per editori come Rizzoli, Garzanti o Longanesi. Ha progettato loghi e identità visive per eventi come festival musicali, festival cinematografici e campionati sportivi. Nel 2021 ha illustrato due libri: “La storia del jazz in 50 ritratti“ di Paolo Fresu e Vittorio Albani (Centauria) e “7 daily rituals: gratitudine“ di Federica Avanzi e Simone Massarini (Vivida Books). La sua attività di musicista scorre dal 2011 su un binario parallelo e complementare, il suo strumento principale è il contrabbasso ma ama suonare anche il basso elettrico e il synth. Si è laureato alla Siena Jazz University, studiando con insegnanti come Joe Sanders, Greg Hutchinson, Ralph Alessi e Seamus Blake, e fa parte di alcune delle band più interessanti della scena jazz contemporanea italiana come Storytellers di Simone Alessandrini e il trio Folkways di Costanza Alegiani. Oggi ci parlerà in particolare, tra le altre cose, del suo più recente progetto da bandleader, Cosmonautica, un quartetto completato da Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto, Enrico Zanisi al pianoforte, ed Enrico Morello alla batteria per il quale ha firmato l’intero repertorio.Prima emissione: 18 febbraio 2025.
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Virginia Guastella
®La nostra ospite di oggi è una compositrice, pianista e direttrice artistica italiana. Nata a Palermo nel 1979, Virginia Guastella si è imposta sulla scena internazionale grazie a un linguaggio musicale personale che fonde rigore classico, sperimentazione timbrica, improvvisazione e uno spiccato gusto per la contaminazione tra generi. Dotata di un precoce talento, consegue il diploma in pianoforte a soli 17 anni e prosegue gli studi a Bologna, dove si diploma in composizione sotto la guida di Adriano Guarnieri e si laurea con lode in Estetica musicale, approfondendo in modo interdisciplinare i rapporti tra musica, filosofia e arti visive. Si perfeziona inoltre presso l’Accademia Chigiana di Siena, seguendo corsi con Salvatore Sciarrino e Boris Petrushansky. Parallelamente, frequenta masterclass di direzione d’orchestra con Piero Bellugi e Gillian B. Anderson, specializzandosi anche nella sonorizzazione di film muti, uno dei campi che la vedono protagonista anche a livello internazionale. Virginia Guastella è autrice di un ampio catalogo che comprende musica orchestrale, da camera, elettronica, teatro musicale, opere radiofoniche e colonne sonore, caratterizzato da una forte tensione espressiva e da un’originale ricerca timbrica. Parallelamente all’attività compositiva è anche pianista e performer, interprete d’elezione delle proprie musiche e di un’ampia gamma di repertori contemporanei, e ha collaborato con importanti ensemble e solisti tra cui l’Icarus Ensemble (che dirige regolarmente), il Duo Improbabile (formazione piano-percussioni con cui esplora l’intersezione tra jazz, classica e rock) e gruppi vocali e strumentali in Europa e negli Stati Uniti.Prima emissione: 21 ottobre 2025
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Eugenio Renzetti
®Abbiamo oggi il piacere di ospitare un talento emergente del jazz italiano, il trombonista e compositore Eugenio Renzetti. Dopo il diploma in trombone, ottenuto presso il Conservatorio di Cesena, accumula un’importante serie di esperienze da orchestrale, con grandi formazioni come la Rieti Jazz orchestra, la Maderna Jazz Orchestra o l’Orchestra Operaia. E’ primo trombone della New Talents Jazz Orchestra di Mario Corvini, collabora attivamente in formazioni ridotte insieme al trombonista Marcello Rosa e nel 2018 fonda la Filarmonica Sabina Foronovana, un agguerrito ensemble di giovani strumentisti a fiato. Oggi ci occuperemo in particolare del suo più recente lavoro da solista, una sorta di concept album che nasce dalla lettura e quindi dalla passione per i capolavori di Franz Kafka. Per il suo K-024, pubblicato nel 2024 in occasione dei cent’anni dalla scomparsa del grande scrittore boemo, Renzetti guida un settetto illuminato dagli intrecci sassofonistici di Simone Alessandrini e Roberto Bottalico, il Group Zero che come sentiremo mette in mostra arrangiamenti complessi e vben congeniati e un interplay raffinatissimo. Un lavoro, tra l’altro, impreziosito dalla presenza della “voce virtuale” di Federico Sanguineti, figlio del grande poeta e critico letterario Edoardo.Prima emissione: 14 gennaio 2025
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Angela Nisi
®La nostra ospite di oggi è una cantante lirica che ha intrapreso la carriera di soprano lirico nel 2010, affrontando con pari dedizione il repertorio operistico, sinfonico e cameristico. Diplomata in canto e laureata in musicologia, Angela Nisi ha frequentato l’Accademia di recitazione del Teatro Stabile di Torino, diretta da Davide Livermore, e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Renata Scotto. Il suo repertorio spazia dai ruoli romantici e drammatici – come Violetta ne La traviata o Desdemona in Otello – a personaggi più lirici e delicati, fino a incursioni nella musica sinfonica e da camera. Ha calcato i palcoscenici di teatri importanti, dal San Carlo di Napoli al Maggio Musicale Fiorentino, collaborando con direttori come Antonio Pappano e Daniel Oren. All’attività artistica Angela affianca una costante ricerca, che l’ha portata a laurearsi in musicologia presso l’Università Tor Vergata di Roma. Accanto alla carriera artistica, porta avanti anche una dimensione di ricerca e divulgazione: ama condividere riflessioni su musica, canto e perfino discipline come lo yoga, che considera parte integrante della sua espressività. Tra le altre cose, oggi ci parlerà di un album fresco di stampa, pubblicato da Brilliant Classics: Porrino: I canti dell’esilio (Songs of Exile). Accompagnata da Enrica Ruggiero, la sua “pianista di fiducia”, con questo disco Angela Nisi esplora il repertorio inedito di un autore che merita decisamente di essere riscoperto, il compositore sardo Ennio Porrino.Prima emissione: 23 settembre 2025.
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Danjlo
®Il nostro ospite di oggi è Danilo Turco, in arte Danjlo, polistrumentista, produttore, autore, sound designer e regista, con una carriera iniziata precocemente e che lo ha fatto conoscere come uno dei più eclettici e talentuosi artisti della sua generazione. Dalla sua partecipazione come sound designer al collettivo The Jackal dove, a soli 19 anni, ha dato un contributo fondamentale nella creazione dell’immaginario artistico che li ha resi famosi, alla scrittura per gli Almamegretta, per i quali ha scritto e composto alcuni brani contenuti in Senghe, ultimo album della band napoletana. Danjlo è passato attraverso collaborazioni che a vario titolo lo hanno visto partecipe a progetti con il Cirque Du Soleil, Frank Matano e Le Iene, e nel 2023 è tornato a produrre un lavoro da solista, il terzo, dal significativo titolo Post Internet. Ascolteremo quindi degli esempi della sua originale e a tratti inafferrabile poetica, come sempre tra una sorpresa e l’altra del nostro babilonico itinerario sonoro.Prima emissione: 26 novembre 2024
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Inaudito Remixx 31
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantante John De Leo, del cornista Giovanni Hoffer, e della cantante Francesca Ajmar.
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Ottavia Bianchi
®La nostra ospite di oggi è attrice e cantante, e già questo fa di lei un personaggio benvenuto sulla nostra arca radiofonica. Dopo gli studi presso la facoltà di Lettere Moderne dell’università “La Sapienza”, Ottavia Bianchi si forma come attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Ha studiato, tra gli altri, con Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Francesco Manetti, Armando Pugliese e Luca Ronconi, e si è perfezionata nel canto con Agustì Humet Climent. Dal 2012 porta in tournée l’unico spettacolo autorizzato sulla vita di Monica Vitti, di cui è coautrice. Accanto all’attività principale di attrice pratica anche quella di cantautrice e vocalist, sia per diverse formazioni che in originali spettacoli musicali. Attiva dal 2008 come insegnante di recitazione, educazione vocale e canto in diverse strutture didattiche, pubblica manuali e dispense tra cui il Manuale di Dizione e Pronuncia, edito da Professione Doppiaggio. Oggi ci soffermeremo in particolare sul cd pubblicato nel 2023, Ecco il mio cuore, che riunisce canzoni sono tutte attraversate dal fil rouge della teatralità, vere e proprie storie cantate, alcune più dichiaratamente tragicomiche, altre velate di saudade e influenze latine.Prima emissione: 10 dicembre 2024
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Matching Criteria
Ospitiamo oggi due elementi dei Matching Criteria, un progetto musicale collettivo nato a Bologna nel 2023, tra i più interessanti della nuova scena elettronica sperimentale italiana. La sua struttura è volutamente fluida: più che una band tradizionale, si tratta di un laboratorio sonoro in costante evoluzione, che ruota attorno a un nucleo di musicisti e performer con background eterogenei. Il progetto nasce dall’incontro tra Giovanni Tamburini e Matteo Castaldini, in arte AKA5HA, i nostri due ospiti, con Lorenzo Servali e Oscar Martin Del Rio. Il nome Matching Criteria gioca sul doppio significato di “criteri condivisi” e “corrispondenze creative”, evocando la tensione tra struttura e improvvisazione, tra ordine e flusso libero. Fin dal debutto, con l’album Matching Criteria I pubblicato nel 2023, il collettivo ha mostrato un approccio non convenzionale alla produzione musicale: ogni brano nasce come processo collaborativo, in bilico tra composizione scritta e momenti di improvvisazione. Nel 2025 arriva Matching Criteria II, pubblicato dall’etichetta indipendente Trovarobato, punto di riferimento per la musica di ricerca in Italia. Questo secondo lavoro segna una maturazione evidente nel sound, che diventa più ambizioso e denso, pur mantenendo l’essenza ambient/downtempo che lo contraddistingue. Oggi Matching Criteria rappresenta una delle esperienze più originali e stratificate del panorama sperimentale italiano. Il collettivo continua a esplorare nuovi territori sonori, mantenendo fede alla propria identità aperta, sensibile e profondamente interdisciplinare.
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Diego Sapignoli
Il nostro ospite di oggi è un batterista e percussionista italiano riconosciuto per la sua straordinaria versatilità e per la capacità di muoversi con disinvoltura tra generi musicali diversi, dal rock al folk, dal jazz alla musica d’autore. Nel corso della sua carriera, Diego Sapignoli ha saputo costruirsi una solida reputazione come musicista eclettico, apprezzato sia in ambito live che in studio di registrazione, grazie a un approccio creativo e a un’attenzione particolare al dettaglio sonoro. Uno dei capitoli più importanti della sua carriera è stato il lungo sodalizio con i Sacri Cuori, una band che fonde elementi di rock, folk e influenze mediterranee in cui Diego ha militato per circa sei anni, contribuendo a definire un sound unico e riconoscibile. Nel corso degli anni ha lavorato anche con numerosi artisti di spicco, tra cui Vinicio Capossela, Nada, Dan Stuart dei Green on Red, Evan Lurie e altri. Accanto al lavoro con grandi nomi, Sapignoli è attivo anche in progetti meno convenzionali e più sperimentali. Nel 2025 ha preso parte al progetto “I DelaVega”, un duo con Antonio Gramentieri caratterizzato da una formula musicale aperta e dinamica, con ospiti che ruotano settimanalmente, creando un mix originale di generi e repertori. Questo progetto esprime bene l’attitudine di Diego verso la musica come momento di scambio e condivisione, oltre che come espressione artistica.
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Inaudito Remixx 30
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del virtuoso di organo hammond Sam Paglia e della pianista e compositrice Virginia Guastella.
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Galoni
®Il nostro ospite di oggi è un cantautore originario della provincia di Latina e romano d’adozione, attivo da oltre un decennio con tre solidi album alle spalle e un nuovo lavoro che non vede l’ora di presentarci. Emanuele Galoni, in arte Galoni, è docente di italiano per vocazione e professione, e fin dal suo album d’esordio del 2011, “Greenwich” (2011), ha attirato l’attenzione della critica grazie alla qualità del suo progetto e al suo stile di scrittura, con il quale ha saputo costruire un immaginario narrativo poetico e urbano, combinando la radice tipica della tradizione cantautorale italiana con sonorità di matrice nordeuropea. Rientra in studio nel 2013 per il secondo album, “Troppo bassi per i podi”, che racconta ed esprime una sorta di realismo magico di provincia, dove alla rassegnazione a una consuetudine alienante si contrappone una massiccia dose di follia e di surrealismo, che attraverso un costante dialogo riescono a rendere la quotidianità indolore e a trasformarla “in qualche straccio di futuro”. Nel 2018 esce “Incontinenti alla deriva”, il terzo disco di inediti, che consolida l’ottimo riscontro della critica nei confronti della sua poetica, confermando Galoni come autore capace e originale. Il lavoro è un concept album che riflette sulle anomalie del periodo storico attuale e sulla omologazione del tempo. Noi ci occuperemo in particolare del suo lavoro più recente, “Cronache di un tempo storto”, che ruota intorno al concetto di casa e riflette con un approccio giornalistico e diaristico.Prima emissione: 29 ottobre 2024
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Candy Smith
La nostra ospite di oggi è un mezzosoprano e musicologa statunitense, attiva nel panorama della musica antica e specializzata nel repertorio delle compositrici dei conventi italiani del Rinascimento e del Barocco. Nata a Los Angeles, Candace Smith vive in Europa dal 1975, e si stabilisce in Italia nel 1978. Candace Smith ha conseguito una laurea in musica alla California State University, dove si è distinta per il suo impegno nella musica contemporanea. Successivamente, si è specializzata in musica medievale alla Schola Cantorum Basiliensis sotto la guida di Andrea von Ramm. In Italia, ha studiato e collaborato con la celebre cantante Cathy Berberian e nel 1994 ha ottenuto un diploma in pedagogia vocale presso il Rabine-Institut für funktionale Stimmpädagogik in Germania. Nel corso della sua carriera, Candace Smith ha collaborato con numerosi ensemble di musica antica, tra cui Sequentia, P.A.N. e The Newberry Consort. Dal 1978 al 1989 ha diretto il gruppo Concerto delle Dame, uno dei primi a specializzarsi nella musica composta da donne. Nel 1991 ha fondato Cappella Artemisia, un ensemble prevalentemente femminile dedicato alla musica dei conventi italiani dei secoli XVI e XVII. Questo gruppo si è distinto per il recupero e l’esecuzione di opere di compositrici come Isabella Leonarda, Chiara Margarita Cozzolani e Maria Xaveria Perucona. Dal 1997, insieme al marito, il cornettista statunitense Bruce Dickey, ha avviato la pubblicazione di questo repertorio attraverso Artemisia Editions.
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Marco Molinelli
Il nostro ospite di oggi è un artigiano del suono e delle immagini, un autore che lavora al confine tra discipline, un compositore che trasforma ogni progetto in un’esperienza sensoriale e intellettuale. Che si tratti di un film, di un videoclip, di un’installazione o di un brano strumentale, la sua firma è riconoscibile per profondità, visione e poetica. Il progetto che assorbe maggiormente le energie creative di Marco Molinelli è C’mon Tigre, un collettivo artistico che fonde generi e media cercando di costruire un linguaggio sonoro visivo ispirato alle tradizioni globali e alle sperimentazioni contemporanee. La loro discografia cresce in intensità, culminando in un lavoro visionario che mescola narrazione, IA e musica. Il collettivo C’mon Tigre si articola attorno a un duo fondatore anonimo – due musicisti originari di Ancona, ora basati a Bologna – che preferiscono mantenere riserbo sulle loro identità personali. Oggi ci concediamo un’eccezione rivelando nome di uno di loro, ma va detto che il gruppo vive e respira grazie a una comunità variabile di oltre trenta musicisti e artisti, selezionati di volta in volta in base alle necessità del progetto: in studio e dal vivo, il collettivo si avvale di talenti tra jazz, funk, elettronica e world music, da Seun Kuti a Mick Jenkins, da Colin Stetson a Giovanni Truppi.
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Inaudito Remixx 29
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantautrice bolognese Eloisa Atti, del bassista Pierpaolo Ranieri e del flautista, musicista elettronico e compositore Luigi Mangiocavallo.
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Magnifiche promiscuità sonore
Il nostro ospite di oggi è un pianista, compositore e arrangiatore romano, classe 1969, che ha approcciato lo studio del pianoforte classico all’età di 8 anni. Ben presto, però, Alessandro Gwis si avvicina al jazz e alla musica improvvisata e comincia quindi ad approfondire l’uso del sintetizzatore e delle tastiere elettroniche.Dal 1988 svolge un’intensa attività professionale: è membro del gruppo Aires Tango sin dalla sua fondazione, al fianco di Javier Girotto, e nel 2006 ha pubblicato il suo primo lavoro da solista, in trio con Luca Pirozzi e Armando Sciommeri. Collabora con i più illustri esponenti del jazz italiano e non solo, da Paolo Fresu e Antonello Salis a Cuong Vu e Paul McCandless, da Enrico Rava e Maria Pia de Vito a Gianni Coscia, Gegè Telesforo e Ben Sidran, per non citarne che alcuni. Ha inoltre composto ed eseguito musica per il cinema, per la televisione e per la danza, e ha suonato ha collaborato con diversi cantanti di musica leggera, tra i quali Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Patty Pravo, Sergio Endrigo, Lucio Dalla e molti altri. Gli argomenti per chiacchierare con lui non mancheranno, insomma, così come le sorprese sonore che animano ogni settimana le nostre babiloniche scalette.
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Alessandro Gwis
Il nostro ospite di oggi è un pianista, compositore e arrangiatore romano, classe 1969, che ha approcciato lo studio del pianoforte classico all’età di 8 anni. Ben presto, però, Alessandro Gwis si avvicina al jazz e alla musica improvvisata e comincia quindi ad approfondire l’uso del sintetizzatore e delle tastiere elettroniche.Dal 1988 svolge un’intensa attività professionale: è membro del gruppo Aires Tango sin dalla sua fondazione, al fianco di Javier Girotto, e nel 2006 ha pubblicato il suo primo lavoro da solista, in trio con Luca Pirozzi e Armando Sciommeri. Collabora con i più illustri esponenti del jazz italiano e non solo, da Paolo Fresu e Antonello Salis a Cuong Vu e Paul McCandless, da Enrico Rava e Maria Pia de Vito a Gianni Coscia, Gegè Telesforo e Ben Sidran, per non citarne che alcuni. Ha inoltre composto ed eseguito musica per il cinema, per la televisione e per la danza, e ha suonato ha collaborato con diversi cantanti di musica leggera, tra i quali Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Patty Pravo, Sergio Endrigo, Lucio Dalla e molti altri. Gli argomenti per chiacchierare con lui non mancheranno, insomma, così come le sorprese sonore che animano ogni settimana le nostre babiloniche scalette.
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Francesco La Licata
Francesco La Licata è una figura centrale della musica contemporanea italiana, attivo come compositore, direttore d’orchestra, clavicembalista e docente. Nato a Palermo nel 1957, ha costruito nel tempo un percorso artistico ricco e articolato, in equilibrio tra rigore accademico, sperimentazione sonora e apertura verso il teatro musicale e le arti multimediali. La sua formazione è solida e multidisciplinare: si diploma in pianoforte sotto la guida di Alberto Trombone, in composizione con Eliodoro Sollima e in clavicembalo con Rosalba Paganini presso il Conservatorio “Vincenzo Bellini” della sua città. Fin da giovane mostra un vivo interesse per la ricerca sonora e per l’innovazione linguistica, che lo porta a entrare in contatto con alcuni dei maggiori protagonisti della musica del Novecento, tra cui Aldo Clementi, suo punto di riferimento intellettuale, e Iannis Xenakis, con cui collabora alla prima italiana dell’opera Oresteia nel 1987. La Licata si perfeziona in direzione d’orchestra a Londra e a Ginevra, approfondendo parallelamente lo studio della composizione e della prassi esecutiva della musica contemporanea. Nel corso degli anni ha diretto numerosi ensemble specializzati, tra cui Zephir Ensemble e soprattutto FontanaMIX, gruppo con cui realizza regolarmente concerti, spettacoli e prime esecuzioni in Italia e all’estero. Come compositore, il suo linguaggio si distingue per un’equilibrata sintesi tra costruzione formale e espressività timbrica, spesso in dialogo con la letteratura, il teatro e la poesia. La Licata è anche un appassionato didatta. Ha insegnato nei conservatori di Cuneo, Sassari, Palermo e, attualmente, al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena, dove tiene corsi di lettura della partitura, analisi e musica da camera del Novecento. È docente anche all’Università di Bologna, all’interno del DAMS, contribuendo alla formazione di generazioni di musicisti e interpreti della contemporaneità.
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Erasmo Treglia
Di recente ci ha lasciati, a soli 65 anni, uno dei pionieri della nuova musica popolare italiana e della cosiddetta world music. Noi gli rendiamo omaggio riproponendo l’incontro che abbiamo avuto la fortuna di registrare sulla nostra arca radiofonica qualche anno fa. Etnomusicologo ed eclettico pluristrumentista in grado di passare agilmente da uno strumento popolare all’altro, dalla ghironda al violino a tromba, dalla ciaramella alla nickelharpa, Erasmo Treglia si è occupato in particolare di ricerca e studio delle tradizioni musicali dell’Est europeo e dei “repertori del nomadismo” in area italiana e mediterranea. Ha fondato l’etichetta discografica Finisterre, il cui ampio catalogo riunisce artisti italiani e stranieri e negli anni ha raccontato e insegnato i suoni di un universo musicale “altro”, al confine delle terre conosciute. Tra i suoi vari progetti musicali spicca quello con gli Acquaragia Drom, un gruppo storico della musica popolare italiana con all’attivo numerosi concerti in tutto il mondo e collaborazioni con grandi artisti come Piero Pelù, Cirque du Soleil, Eugene Hutz, Moni Ovadia e spettacoli con Paolo Rossi, Lella Costa, Ambrogio Sparagna, Taraf de Haidouks, Nikita Mikhailkov e tanti altri. Attivo anche in ambito didattico, Treglia è stata senza dubbio una figura imprescindibile nel panorama italiano della musica popolare.
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Sara Jane Ghiotti
La nostra ospite di oggi è una cantante, compositrice e arrangiatrice sammarinese di grande talento e versatilità, riconosciuta a livello internazionale nel panorama del jazz contemporaneo. Sara Jane Ghiotti ha conseguito con lode la laurea in Canto Jazz e in Arrangiamento e Direzione per Orchestra Jazz presso il Conservatorio Rossini di Pesaro, dove ha studiato con maestri del calibro di Gianmarco Gualandi e Bruno Tommaso. Parallelamente, ha completato una laurea con lode in Logopedia, specializzandosi in Vocologia Artistica e collaborando con il Professor Franco Fussi. Questo connubio di formazione artistica e scientifica ha arricchito la sua comprensione tecnica e interpretativa della voce. La sua attività concertistica l’ha portata a collaborare con artisti di fama come Fabrizio Bosso, Giacomo Rotatori e il Gershwin Quintet, con cui ha sperimentato progetti che fondono jazz, chanson francese e musica americana, dimostrando un’elegante capacità di attraversare diversi linguaggi musicali. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo album, In mancanza d’Aria, seguito nel 2022 da Non siamo tutti eroi, un progetto dedicato al cantautore Piero Ciampi che le è valso la prestigiosa Targa del Premio Ciampi 2023. Nel 2023 ha rilasciato NoRiPlay – Session 1, un album di standard jazz arrangiati per quartetto, e ha partecipato al progetto “Im_prompting” al VinterJazz di Copenaghen, esplorando nuove forme di narrazione musicale.
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Inaudito Remixx 28
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantautore romano Fabrizio Emigli, dell’armonicista Gianluca Littera, del polistrumentista e produttore Danjlo, e del leader della banda Ikona Stefano Saletti.
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Gianfranco De Franco
®Polistrumentista, musicologo e musicoterapeuta, il nostro ospite di oggi si è diplomato in Clarinetto presso il conservatorio di Cosenza, e ha poi conseguito due lauree, in Musica al D.A.M.S. dell’Università della Calabria e in Musicoterapia presso l’Istituto di Musicologia e Musicoterapia Appollon. La passione per la musica di Gianfranco De Franco comincia a manifestarsi nella banda musicale “V. Longo” del suo paese, Laino Borgo in provincia di Cosenza, e non smette poi di crescere sfociando anni dopo in una lunga serie di significative esperienze e collaborazioni: come polistrumentista dei “Mandaraproject” capitanati da Gennaro De Rosa, con il cantautore Peppe Voltarelli nell’omaggio a Modugno dal titolo Voleva fare l’artista, con Pasquale Nigro per il suo esordio discografico Orientato a sud e con il cantautore Gaspare Tancredi, per non citarne che alcuni. Coinvolto spesso e volentieri nella sonorizzazione di film, ma anche di audiolibri e di spettacoli teatrali, De Franco esplora stili di musica sperimentale ed ambient lambendo new age, metal industrial e musica contemporanea. È quindi un artista decisamente babilonico, che come sentiremo è perfettamente a suo agio sulla nostra arca radiofonica.Prima emissione: 24 settembre 2024
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Egle Sommacal
Egle Sommacal è un chitarrista e compositore italiano nato a Belluno, classe 1966, noto per il suo approccio evocativo e personale alla musica strumentale. Figura storica del rock alternativo italiano, ha saputo nel tempo costruire un linguaggio unico che fonde minimalismo, folk, blues e sperimentazione. Dopo gli esordi sulla scena underground con i Detriti – formazione bolognese a cavallo tra hardcore e free-jazz – Sommacal entra nel 1992 nei Massimo Volume, band fondamentale del rock alternativo italiano, contribuendo alla creazione di alcuni dischi seminali come Lungo i bordi e Club Privé. Il suo stile chitarristico, misurato ed espressivo, si rivela presto uno degli elementi distintivi del gruppo. Nel corso degli anni Duemila, Sommacal si dedica a nuove esperienze musicali: collabora con gli Ulan Bator, partecipa a progetti teatrali e alla composizione di colonne sonore, e avvia un percorso solista che lo consacra come uno dei più interessanti chitarristi italiani in ambito acustico contemporaneo. Nel 2007 pubblica il suo primo album solista, Legno, interamente suonato in presa diretta con chitarra acustica a corde di metallo. Nel 2016 esce L’atlante della polvere, disco interamente acustico che rappresenta una summa del suo stile: un viaggio strumentale tra ambienti sospesi, melodie spezzate e dinamiche sottili, che racconta mondi interiori senza l’uso delle parole. Parallelamente alla carriera solista, Sommacal prosegue le collaborazioni con progetti collettivi di rilievo: fa parte del Wu Ming Contingent, e dal 2022 è chitarrista nei Cattivi Maestri, band che accompagna Pierpaolo Capovilla. Nel 2024 dà vita al duo A Bad Day con la chitarrista Sara Ardizzoni (Dagger Moth), esplorando una dimensione improvvisativa fatta di loop, texture e dialoghi sonori in tempo reale, in un equilibrio perfetto tra rigore e libertà..
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Alessia Obino
La nostra ospite di oggi è una cantante, compositrice, arrangiatrice e docente la cui ricerca artistica si muove con naturalezza tra jazz, soul, elettronica e musica d’avanguardia. Originaria di Bologna, fin da giovanissima Alessia Obino ha sentito la necessità di esplorare la voce come strumento duttile, creativo e narrativo, capace di spaziare ben oltre i confini stilistici tradizionali. Il suo percorso formativo inizia con lo studio del canto jazz presso il Conservatorio di Trieste, dove consegue il diploma accademico. Parallelamente si perfeziona con alcune tra le più importanti vocalist della scena internazionale, tra cui Sheila Jordan, Jay Clayton e Donna McElroy. Questi incontri segnano profondamente la sua impostazione interpretativa, spingendola a un approccio personale, poetico e spesso improvvisativo. Negli anni, Alessia ha sviluppato una voce fortemente riconoscibile: intensa, calda, mai compiaciuta, spesso immersa in ambientazioni sonore originali che combinano acustico ed elettronico. Non a caso, il suo primo album da solista, Echoes (2009, Caligola Records), è stato accolto con entusiasmo dalla critica, che ne ha sottolineato la finezza compositiva e la raffinatezza vocale. Alessia Obino ha sempre considerato la voce come uno strumento “senza confini”, ed è proprio questo principio a guidare il suo progetto più recente, A Sound’s a Million Shapes (2023). Si tratta di un album profondamente spirituale, influenzato dalla visione musicale e cosmica di Sun Ra, ma anche dal soul afroamericano degli anni ’70, da Curtis Mayfield al sound psichedelico dei Rotary Connection. Alessia è anche un’apprezzata insegnante, tiene corsi di canto jazz presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, dove accompagna giovani cantanti in un percorso formativo che coniuga tecnica vocale, creatività e consapevolezza stilistica.
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Inaudito Remixx 27
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della chitarrista e cantante Costanza Savarese, del cantautore Andrea Satta e del compositore Elio Martusciello.
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Marco Valabrega
®Violinista e compositore, il nostro ospite di oggi nasce a Roma da una famiglia di musicisti. Dopo aver iniziato lo studio del pianoforte presso il conservatorio di Santa Cecilia, Marco Valabrega si diploma in violino e successivamente in viola. Per alcuni anni svolge costante attività orchestrale (Teatro dell’Opera e Rai) e si esibisce con diverse formazioni cameristiche in giro per l’Italia. Inizia quindi ad emergere in lui un forte interesse per la musica popolare che lo indirizza in particolare verso una ricerca sulla prassi esecutiva mediorientale e barocca, e sulla musica ebraica. Nel 1995 nasce il quintetto Mish Mash, formazione con la quale Marco Valabrega svolge ininterrottamente fino ad oggi un’intensa attività concertistica e di ricerca. Nel 2005 fonda il trio Dreidel destinato al recupero filologico della musica klezmer nella sua accezione più pura ed autentica. Ha composto numerosi brani che vengono eseguiti in concerto e utilizzati per situazioni teatrali e cinematografiche. Nel 2008, ad esempio, compone la colonna sonora per il documentario Due poeti, due voci di Nelo Risi, in concorso al Festival di Locarno.Prima emissione: 14 novembre 2023
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Lorenzo Kruger
Il nostro ospite di oggi è un cantautore romagnolo, di Riccione in particolare, classe 1977. Lorenzo Kruger è noto in particolare per essere stato il frontman e autore dei testi dei Nobraino, band indipendente romagnola che si distingue fin da subito per lo spirito dissacrante e la presenza scenica fuori dagli schemi. Il gruppo si afferma nella scena indie italiana grazie a una serie di dischi che uniscono cantautorato pungente, rock d’autore e teatro di parola. Con Kruger alla voce e ai testi, i Nobraino si esibiscono su alcuni dei palchi più importanti del paese: dal Concerto del Primo Maggio al Premio Tenco, passando per festival e teatri. Parallelamente al percorso con i Nobraino, Kruger dà vita nel 2011 al progetto Gli Scontati, in coppia con il pianista Giacomo Toni. Il duo si cimenta in un tributo live, personale e giocoso, alla poetica di Paolo Conte, e nel 2016 pubblicano anche l’album Studi Interrotti, contenente alcuni inediti e rivisitazioni del repertorio contiano. Nel 2021 Lorenzo Kruger debutta ufficialmente come solista con l’album Singolarità, prodotto da Taketo Gohara e pubblicato da Woodworm/Universal. Nel 2023 arriva la notizia del ritorno dei Nobraino, con nuove date e un disco in preparazione. Figura atipica nel panorama musicale italiano, Kruger vanta una presenza scenica decisamente fuori dal comune che oggi proverà a raccontarci.
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Giovanni Hoffer
Il nostro ospite di oggi è uno dei cornisti italiani più versatili e stimati della sua generazione, capace di muoversi con disinvoltura tra i mondi della musica classica, del jazz, della musica contemporanea e del pop grazie ad un talento e a una curiosità musicale fuori dal comune. Nato a Lecco nel 1972, Giovanni Hoffer si è diplomato in corno al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel 1991, e ha quindi intrapreso un’intensa attività concertistica come professore d’orchestra, collaborando con alcune tra le più importanti istituzioni italiane: dall’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, passando per la Sinfonica della RAI e l’Orchestra della Svizzera Italiana. Ha avuto l’occasione di lavorare con direttori di fama mondiale come Riccardo Muti, Lorin Maazel, Daniel Barenboim e Daniele Gatti, affinando così il suo linguaggio musicale in contesti di altissimo livello. Parallelamente all’attività classica, Giovanni Hoffer coltiva una profonda passione per il jazz, diventando ben presto uno dei pochi cornisti italiani a inserirsi con successo in questo panorama. La sua versatilità si esprime anche nella musica contemporanea, dove ha lavorato con ensemble quali Sentieri Selvaggi e Divertimento Ensemble, eseguendo composizioni di autori come Franco Donatoni, Michael Nyman e Ludovico Einaudi. La sua capacità di adattarsi a generi diversi lo ha portato a collaborare anche con grandi nomi della musica pop italiana, tra cui Vasco Rossi, Niccolò Fabi e Francesco Renga, arricchendo così la sua esperienza musicale e ampliando ulteriormente il suo pubblico. Giovanni non è solo un interprete, ma anche un docente appassionato: insegna corno al Conservatorio Antonio Buzzolla di Adria e conduce masterclass in Italia e all’estero, trasmettendo la sua esperienza e la sua sensibilità a nuove generazioni di musicisti. Oggi ci parlerà in particolare della sua recente esperienza con il Koro Almost Brass Quintet, ensemble guidato da Cristiano Arcelli che ha pubblicato un album interamente dedicato a riletture monkiane.
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Sandro Satta
®Classe 1955, di Rovereto, il nostro ospite di oggi è uno dei sassofonisti più quotati e apprezzati della scena jazz italiana ma, in realtà, comincia la sua formazione musicale studiando chitarra classica e tromba. Partiremo proprio dalla sua infanzia e adolescenza per tracciare poi la sua parabola artistica in modo randomico, come ci piace fare qui a Babilonia. Citeremo quindi alcuni dei molti grandi musicisti coi quali Sandro Satta ha collaborato, da Antonello Salis a Lester Bowie, da Paolo Fresu a Gary Bartz, e i suoi lavori con alcune compagnie teatrali tra cui il Club Teatro di Remondi e Caporossi, la compagnia della coreografa Roberta Garrison, il regista Roberto Olla ed altri. Tra le sue esperienze più significative vanno senz’altro elencate quelle in duo con Antonello Salis, con il Quartetto Meta, con la Tankio Band, con il Sud Ensemble di Pino Minafra, con il quintetto di Giancarlo Schiaffini e con il quartetto Mediana, del quale ci parlerà in modo particolare. Prima emissione: 31 ottobre 2023
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Inaudito Remixx 26
L’avventura della nostra arca radiofonica nel “mare magnum” della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantante sarda Ilenia Romano, del chitarrista Francesco Diodati e del liutista e tiorbista Simone Vallerotonda.
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Eleonora Strino
®Abbiamo oggi il piacere di ospitare sulla nostra arca radiofonica una chitarrista che la critica ha riconosciuto da qualche anno come uno dei giovani talenti più promettenti del panorama jazzistico internazionale, basti pensare che la rivista Jazz Guitar Today l’ha inserita nella copertina del numero di febbraio del 2020. Eleonora Strino si è formata al conservatorio di Napoli e si è poi perfezionata studiando al prestigioso conservatorio di Amsterdam sotto la guida dei chitarristi Maarten Va de Grinteen, Martijn Van Iterson e Jesse Van Ruller. Molto apprezzata da alcuni dei nomi più in vista della scena jazz italiana, tra i quali Dado Moroni ed Emanuele Cisi che non a caso l’hanno voluta nei loro gruppi, Eleonora ha pubblicato nel maggio del 2023 il suo primo album come bandleader, registrato dal vivo a Berlino con due personaggi leggendari della musica improvvisata: Greg Cohen al contrabbasso e Joey Baron alla batteria. L’album, dal titolo “I Got Strings”, è stato prodotto dalla Cam Jazz e vale la pena di essere scoperto perché rivela le potenzialità di una musicista che oggi ascolteremo anche alle prese con la nostra babilonica scaletta. Prima emissione: 17 settembre 2024
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Ziad Trablesi
®Tunisino, classe 1976, il nostro ospite di oggi è un eccellente solista di oud, cantante e compositore. È un figlio d’arte, suo padre è stato un importante elemento dell’Orchestra araba della Medina di Tunisi, si diploma in conservatorio nel 1994 e nel 2002, dopo una serie di esperienze in contesti espressivi diversi, si trasferisce a Roma dove si impone presto come esponente di punta della cultura musicale araba ed etnica in Italia, in particolare come colonna portante dell’Orchestra di Piazza Vittorio, come direttore artistico dell’orchestra delle donne arabe e mediterranee “Almar’à” e come cofondatore della Babel Nova Orchestra. Ziad ha contribuito a numerosi progetti musicali che esplorano i confini del ‘neofolk urbano’ e del panorama musicale mediterraneo, e si è distinto anche nel cinema e nel teatro componendo per produzioni come ‘Lettere dal Sahara‘ e ‘Pizza e datteri‘. La sua collaborazione nel 2019 con il sassofonista jazz Gabriele Cohen ha portato alla creazione del duo “Dialoghi Andalus Sedarad”‘, un esplorazione delle radici musicali arabe ed ebraiche attraverso la moderna improvvisazione jazzistica. È difficile sintetizzare la sua originale parabola artistica in pochi ascolti, ma come sempre noi ci proveremo, tra una sorpresa e l’altra della nostra babilonica scaletta. Prima emissione: 21 gennaio 2025
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Inaudito Remixx 25
L’avventura della nostra arca radiofonica nel “mare magnum” della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del trombonista Eugenio Renzetti, della cantante Namritha Nori e del pianista jazz Emiliano D’Auria.
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Marco Frattini
Il nostro ospite di oggi è un musicista e batterista tra i più versatili e innovativi dell’odierna scena italiana, capace di attraversare con naturalezza il jazz, il pop, la musica elettronica e il teatro musicale. La formazione di Marco Frattini affonda le radici in una solida base classica, maturata fin da giovane sotto la guida di Carlo Chiarelli, ma è nel jazz e nella musica improvvisata che trova la sua vera voce. Si perfeziona in Italia e poi negli Stati Uniti, frequentando ambienti formativi di altissimo livello come il Berklee College of Music e il New England Conservatory di Boston. Qui entra in contatto con grandi maestri internazionali del jazz tra cui Jimmy Cobb, Gregory Hutchinson, Buster Williams e Danilo Pérez, assorbendo stimoli fondamentali per la sua visione musicale. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerosi artisti di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Trilok Gurtu, Roy Paci, Mauro Ermanno Giovanardi, Luca Barbarossa e Gianmaria Testa, affiancando anche attori e performer come Peppe Servillo e Alessio Boni in progetti multidisciplinari. Artista poliedrico, Frattini ha dato vita a numerosi progetti personali. Tra questi spicca Empty Music, un trio raffinato e sperimentale in cui la batteria diventa protagonista di una narrazione sonora introspettiva e poetica. Parallelamente, Frattini è co-leader del trio MACK, un progetto di confine tra elettronica, hip-hop e sound design, nato con l’intento di superare le barriere stilistiche e coinvolgere il pubblico attraverso linguaggi musicali contemporanei. Da solista ha dato vita a S0L0, un progetto performativo che mescola batteria acustica, live electronics, loop e narrazione sonora, e che ha portato in tour tra spazi teatrali, gallerie d’arte e festival di ricerca. Collabora tra gli altri con Rosa Brunello, e oltre alla sua attività artistica è anche un apprezzato docente di batteria e percussioni jazz.
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Gaia Banfi
La nostra ospite di oggi è cantautrice, musicista e produttrice. Cresciuta tra Milano, Genova e Bologna, Gaia Banfi è un’artista capace di coniugare scrittura intima e poetica con una raffinata ricerca sonora che unisce canzone d’autore, elettronica e suggestioni jazz. Figlia di Baffo Banfi, storico tastierista del gruppo prog Un Biglietto per l’Inferno, Gaia si avvicina alla musica fin da giovanissima. A sei anni inizia a studiare canto, chitarra classica e violino. Dopo un percorso articolato e ricco di esperienze, si diploma in Canto Jazz con il massimo dei voti al Conservatorio di Bologna, sotto la guida di Diana Torto. Parallelamente si forma come produttrice, muovendosi con disinvoltura tra strumenti acustici, synth analogici e tecniche di sound design. Nel 2020 pubblica il suo primo album, Lotus, un progetto sperimentale e introspettivo che mette in luce la sua sensibilità compositiva e la sua visione musicale personale. Nel 2022 avvia una collaborazione con il produttore AKA5HA, con cui sviluppa il progetto strumentale elettronico Non si può stare morti per sempre, che le consente di esplorare nuove dimensioni sonore e performative. Nel 2025 pubblica il suo secondo album, La Maccaia, per l’etichetta indipendente Trovarobato. Il titolo è un omaggio al fenomeno meteorologico tipico della Liguria – una nebbia umida e sospesa, portata dallo scirocco – che diventa metafora della memoria, dell’attesa e del non detto. Il disco fonde elementi di elettronica, cantautorato e jazz, dando vita a un linguaggio evocativo e personale. Le sue composizioni, caratterizzate da testi profondi e da una vocalità intensa ma ariosa, sono influenzate da artisti come Bon Iver, Floating Points, Radiohead, e Stan Getz. Artista in costante evoluzione, Gaia si muove tra mondi diversi, mescolando tradizione e avanguardia, concretezza e sogno. La sua musica è uno spazio fluido dove convivono emozione, ricerca e appartenenza: un diario sonoro che racconta i paesaggi interiori e reali da cui proviene.
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Davide Castiglia
Violinista, compositore, liutaio e pedagogo, Davide Castiglia è una delle figure più significative della scena italiana legata alla musica popolare e alla sua reinterpretazione contemporanea. La sua carriera si muove da decenni lungo un doppio binario: da un lato la riscoperta e la valorizzazione delle radici musicali europee, in particolare mediterranee, balcaniche e celtiche, dall’altro un forte impulso alla sperimentazione, alla trasversalità dei linguaggi e all’educazione musicale collettiva. Formatosi come violinista classico, Castiglia ha avviato giovanissimo una carriera musicale che lo avrebbe portato presto a confrontarsi con il repertorio folk e tradizionale. Negli anni Ottanta si è inserito in un movimento più ampio che, in Italia, puntava a riscoprire e reinterpretare la musica popolare regionale e le sue connessioni con le tradizioni europee. Nel 1981 entra a far parte del gruppo Morrigan’s Wake, dedito alla musica celtica e irlandese, e a partire dal 1991 è tra i fondatori del gruppo Bevano Est, un ensemble che diventa rapidamente punto di riferimento per una musica “di confine”, sospesa tra innovazione e memoria, jazz e danza popolare, composizione e improvvisazione. Con Bevano Est, Davide Castiglia dà corpo a un progetto musicale originale, capace di fondere strumenti acustici, libertà espressiva e forme danzanti. Il violino di Castiglia diventa una delle voci riconoscibili dell’ensemble, in dialogo con fisarmonica, clarinetto e strumenti a percussione. Il gruppo si esibisce nei principali festival italiani e internazionali, partecipando anche a progetti teatrali e cinematografici con registi del calibro di Giuseppe Bertolucci ed Ermanno Olmi. Accanto all’attività di musicista e compositore, Castiglia si distingue anche come formatore e direttore di ensemble. Alla Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli, della quale è parte attiva, ha creato e diretto per oltre dieci anni l’Orchestrona, un laboratorio orchestrale permanente composto da 20-30 musicisti di ogni età, provenienza e livello.
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Peppe Vessicchio
®Il nostro ospite di oggi è un polistrumentista napoletano, arrangiatore, direttore d’orchestra, compositore e personaggio televisivo tra i più amati dal grande pubblico italiano. Giuseppe Vessicchio, meglio noto come Peppe, compie i suoi primi passi nel mondo della musica nella sua città, dove realizza dischi per cantanti come Buonocore, Bennato, Di Capri, Gagliardi e Sastri. Poco dopo Vessicchio avvia una fertile collaborazione con Gino Paoli, col quale scrive a due mani successi come "Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande o Coppi". Parallelamente nel 1975 esordisce nel gruppo dei Trettré, un trio di attori comici e cabarettisti napoletani, suonando chitarra e pianoforte. È una presenza fissa al Festival di Sanremo dal 1990, ricevendo nel '94, nel '97 e nel '98 il premio come miglior arrangiatore; nell'edizione del 2000 viene premiato, sempre per gli arrangiamenti, dalla giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti. Ha vinto quattro Festival di Sanremo come direttore d'orchestra ed è noto al grande pubblico anche per il suo ruolo di docente e direttore d'orchestra nel programma televisivo "Amici" di Maria De Filippi. È stato arrangiatore, tra gli altri, per Roberto Vecchioni, Andrea Bocelli, Elio e le Storie Tese, Syria, Fiordaliso, Zucchero Fornaciari, Avion Travel, Ron, Ornella Vanoni e Fred Bongusto. Dal 2017 Vessicchio fa parte della commissione selezionatrice dei brani dello Zecchino d'Oro di cui è direttore artistico, e nel 2018 ha accettato di dirigere l'orchestra della band rock più grande del mondo, il progetto Rockin'1000, allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. Questi sono solo alcuni dei suoi meriti già celebri, ma a noi in realtà interessano molto i suoi lavori meno noti e oggi cercheremo di svelarli anche a voi. Prima emissione domenica 23 maggio 2021
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Cristiano Arcelli
Il nostro ospite di oggi è un sassofonista, compositore e arrangiatore tra le voci più significative del jazz italiano contemporaneo. Nato a Perugia nel 1976, Cristiano Arcelli si forma inizialmente come sassofonista classico, diplomandosi con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Francesco Morlacchi” della sua città. Fin da giovane, però, si appassiona al linguaggio del jazz, che approfondisce partecipando ai seminari di Siena Jazz e studiando con importanti maestri italiani come Gabriele Mirabassi, Bruno Tommaso e Paolo Fresu. La sua carriera si distingue per un equilibrio raffinato tra attività da solista, collaborazione con grandi artisti internazionali e intensa produzione compositiva. Come sassofonista, Arcelli ha calcato i più importanti palcoscenici italiani e internazionali – dall’Umbria Jazz al Berlin Jazz Festival, dal Cartagena Music Festival in Colombia al Lincoln Center di New York – condividendo il palco con musicisti del calibro di Enrico Rava, Danilo Rea, Paolo Damiani, Cristina Zavalloni, Nguyen Lê, Cyro Baptista, Joe Chambers e molti altri. Come compositore e arrangiatore, Arcelli ha scritto per prestigiose formazioni orchestrali, tra cui l’Orchestra Jazz della Sardegna, l’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani, la Bruno Maderna di Forlì e persino la Bangkok Symphony Orchestra. Il suo lavoro fonde il linguaggio jazzistico contemporaneo con la scrittura colta europea, rivelando un gusto narrativo e cinematografico che emerge chiaramente in molti dei suoi progetti. Oggi ci parlerà in particolare del suo recente progetto Koro Almost Brass Quintet, un ensemble inusuale e raffinato nato con l’idea di reinterpretare un repertorio jazzistico e crossover, la formazione si distingue per una line‑up di soli fiati (quasi una brass band) con l’unico spiazzante elemento del sax alto di Arcelli, che svolge anche il ruolo di arrangiatore principale.
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Murubutu
Il nostro ospite di oggi è una delle figure più originali e intriganti del panorama hip hop italiano. Nato a Reggio Emilia nel 1975, Murubutu, al secolo Alessio Mariani, è rapper, narratore, insegnante di filosofia e storia, e prima di tutto un “artigiano della parola” capace di fondere l’energia del rap con la profondità della letteratura e la forza evocativa della narrazione. Il suo percorso artistico prende avvio nei primi anni ’90 con la Kattiveria Posse, collettivo reggiano che univa teatro e rap militante. È proprio da questo humus che nasce Murubutu, figura solista che sceglie di declinare il rap come mezzo per raccontare storie, esplorare mondi e restituire alla parola scritta e orale un valore profondo. Nel 2009 pubblica Il giovane Mariani e altri racconti, primo album in cui definisce il suo stile: un rap “letterario”, colto, che trae ispirazione da autori come Calvino, Pavese, Fenoglio e da un immaginario storico, mitico, urbano. Seguiranno lavori di crescente maturità artistica, tra cui La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane (2011), Gli ammutinati del Bouncin’ (2014), L’uomo che viaggiava nel vento (2016), Tenebra è la notte (2019), e la collaborazione con Claver Gold per Infernvm (2020), un concept interamente ispirato all’Inferno dantesco. Parallelamente alla carriera musicale, Murubutu continua a insegnare in un liceo di Reggio Emilia, ed è proprio lì che ha sperimentato il “rap didattico”, utilizzando la musica per spiegare concetti filosofici e storici, avvicinando gli studenti ai contenuti scolastici con un linguaggio nuovo e coinvolgente. Il suo progetto più recente, La vita segreta delle città, esplora il vissuto emotivo e poetico dei luoghi urbani attraverso brani che raccontano storie di periferie, angoli dimenticati, stazioni e sogni, con ospiti come Erica Mou, Alborosie e Danno dei Colle der Fomento.
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Inaudito Remixx 24
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della vocalist friulana Elsa Martin e del cantautore napoletano Claudio Domestico, in arte Gnut.
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Danilo Gallo
Il nostro ospite di oggi è una delle figure più sorprendenti, poliedriche e vitali della scena musicale italiana contemporanea. Contrabbassista, bassista elettrico, polistrumentista e compositore, Danilo Gallo è un artista che sfugge a ogni etichetta, e proprio per questo è diventato una delle presenze più riconoscibili del jazz europeo di oggi. Nato a Foggia nel 1972, ma cresciuto musicalmente tra il Veneto e l’Europa centrale, Gallo ha sempre coltivato una vocazione anarchica, generosa e trasversale. Lontano dal jazz accademico quanto dalle convenzioni del mainstream, ha sviluppato un linguaggio musicale originale che mescola groove, improvvisazione, folklore immaginario, ironia e poesia sonora. Non a caso, nel corso della sua carriera ha affiancato con naturalezza figure iconiche come Marc Ribot, Uri Caine, Bobby Previte, Cuong Vu, Chris Speed, Enrico Rava, Francesco Bearzatti, Paolo Angeli, Jenny Scheinman, Jim Black, solo per citarne alcuni. Il suo nome è legato a molti progetti artistici di riferimento: per citarne solo due, con “Guano Padano”, trio che miscela atmosfere spaghetti-western, psichedelia, blues e rock minimale (assieme a Zeno de Rossi e Alessandro “Asso” Stefana) ha creato alcune delle esperienze più visionarie della musica strumentale italiana, e con il Tinissima Quartet di Francesco Bearzatti ha girato il mondo, contribuendo a opere ispirate a Malcolm X, Tina Modotti, Woody Guthrie. È anche uno dei fondatori dell’etichetta El Gallo Rojo Records, una delle realtà più coraggiose della discografia indipendente italiana, che ha dato spazio a musiche “di confine”, fuori formato, lontane dalle logiche commerciali, e oggi tra le molte altre cose ci parlerà del suo immaginifico tributo al grande sopranista Steve Lacy, Lacy in the Sky With Diamonds.
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Stefano Saletti
Il nostro ospite di oggi è un polistrumentista instancabile: suona bouzouki, oud, chitarre, pianoforte e molto altro. Stefano Saletti è un autentico viaggiatore sonoro, sempre in cerca di storie e suoni da far incontrare. Negli anni ’80 ha fondato i Novalia, una delle band più rappresentative della nuova musica popolare italiana, e da lì ha iniziato a tracciare un percorso che lo ha portato al cuore del Mediterraneo musicale e culturale. Dal 2004 con la Piccola Banda Ikona – poi semplicemente Banda Ikona – ha dato vita a un progetto che è diventato un punto di riferimento per la world music. Nei suoi dischi canta anche in Sabir, l’antica lingua franca dei marinai, per evocare quel Mediterraneo che unisce e affratella, più che dividere. Ogni suo lavoro è un mosaico di strumenti e influenze: dal suono arabo-andaluso alle melodie greche, dai ritmi balcanici alle voci femminili che caratterizzano tante sue produzioni. È direttore del Festival Popolare Italiano a Roma e di Suoni nel mare a Livorno, rassegne nate per far dialogare artisti e tradizioni diverse. Nel corso della sua carriera ha collaborato con registi, attori e grandi nomi della musica internazionale, e non ha mai smesso di sperimentare: dal progetto “Oriental Night Fever” con Hector Zazou, dove i classici della disco anni ’70 diventano mediorientali, al trio Café Loti, che fonde la tradizione persiana con quella mediterranea. Oggi ci parlerà in particolare del suo album più recente, Mediterranima, una sorta di canto corale per il Mediterraneo nel quale ogni canzone è affidata a una voce femminile diversa, tutte protagoniste della scena folk/world italiana: Gabriella Aiello, Yasemin Sannino, Ginevra Di Marco, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Eleonora Bordonaro e Fabia Salvucci.
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Costanza Savarese
L’ospite di oggi è già venuta a trovarci qualche anno fa, ed era una giovane quanto talentuosa chitarrista romana, tra le altre cose fondatrice del Globe Duo con il flautista Andrea Oliva. Oggi Costanza Savarese è un’artista multidisciplinare: performer vocale, chitarrista solista, videoartista e designer di costumi e make-up teatrali. Ha intrapreso lo studio della vocalità tradizionale ed estrema seguita dalla vocologa artistica Eleonora Bruni ed è un elemento del collettivo internazionale HYBRID WAVE. Ha debuttato in qualità di solista con orchestra all’interno di prestigiose stagioni concertistiche, e più di recente in qualità di performer vocale presso ARS ELECTRONICA Festival Linz ed il Museo Madre di Napoli, nell’ambito del progetto audio-visuale “Hypogheios” realizzato insieme a Daniel Bacalov, Roberto Pugliese, Gilda Buttà, Alberto Zappalà e Gianfranco Tedeschi. Ha presentato le Folk Songs di Luciano Berio in forma di lezione concerto ed è stata protagonista del “Satyricon” di Bruno Maderna presso il Festival Pucciniano di Torre del Lago, ricoprendo i ruoli di Fortunata e Scintilla. Ha inciso in duo con il pianista Emanuele Arciuli, per l’etichetta americana Neuma Records, un cd monografico con musiche di William Duckworth, ed è docente di Chitarra Classica ed Educazione alla Voce Cantata presso l’AIMART- Accademia Internazionale di Musica e Teatro.
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ABOUT THIS SHOW
Un invito a viaggiare senza bussola nel mare magnum della musica d’ogni tempo e d’ogni luogo, a bordo di un’arca radiofonica guidata da due timonieri onnivori e tenacemente curiosi, con un ospite che non si limita a raccontare il proprio universo sonoro ma commenta d’istinto tutti gli ascolti proposti dal programma.
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RSI - Radiotelevisione svizzera
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