PODCAST · music
Birdland
by RSI - Radiotelevisione svizzera
Il salottino del jazz di Rete Due propone ogni settimana un approfondimento, in più puntate dedicato, alla storia e alla cultura della musica afroamericana. Singoli artisti, movimenti, ambiti geografici, strumenti o stili particolari, vengono illustrati dagli ascolti scelti con cura e dai preziosi commenti, affidati a riconosciuti esperti della materia.
-
100
Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (5./5)
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la seconda parte.
-
99
Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (4./5)
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la seconda parte.
-
98
Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (3./5)
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la seconda parte.
-
97
Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (2./5)
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la seconda parte.
-
96
Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (1./5)
Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la seconda parte.
-
95
Dischi storici. Keith Jarrett Trio “Standards vol. 1 e 2” (1./2)
Maurizio Franco rilegge i primi due storici album del trio di Keith Jarrett, a cui il pianista statunitense diede vita nei primi anni ’80, con Gary Peacock al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria.Standards vol. 1 & 2, usciti per ECM, sono il fondamento di una lunga avventura che ha contribuito a riscrivere la storia del piano trio, una storia interrotta in anni recenti dopo la scomparsa di Peacock e il ritiro forzato dalle scene del pianista.
-
94
Jerry Bergonzi, sassofonista (3./3)
Dedichiamo questa serie di Birdland a Jerry Bergonzi, uno dei più influenti didatti del sassofono dagli anni ’80. Insieme a George Garzone e Larry Schneider, fa parte della cosiddetta scuola di Boston che ha avuto importanza centrale nell’era post-coltraniana.Nato nella capitale del Massachusetts nel 1947, Bergonzi ha acquisto notorietà nei primi anni ’70 grazie alle feconda collaborazione con Dave Brubeck, con tour internazionali e molti album pubblicati. Ha al suo attivo una corposissima discografia da leader (più di 40 pubblicazioni a partire da metà anni ’80) e pure come sideman. Ha pubblicato pure diversi libri didattici (spesso accoppiati a CD e video), tra questi la serie a più volumi Inside Improvisation.
-
93
Jerry Bergonzi, sassofonista (2./3)
Dedichiamo questa serie di Birdland a Jerry Bergonzi, uno dei più influenti didatti del sassofono dagli anni ’80. Insieme a George Garzone e Larry Schneider, fa parte della cosiddetta scuola di Boston che ha avuto importanza centrale nell’era post-coltraniana.Nato nella capitale del Massachusetts nel 1947, Bergonzi ha acquisto notorietà nei primi anni ’70 grazie alle feconda collaborazione con Dave Brubeck, con tour internazionali e molti album pubblicati. Ha al suo attivo una corposissima discografia da leader (più di 40 pubblicazioni a partire da metà anni ’80) e pure come sideman. Ha pubblicato pure diversi libri didattici (spesso accoppiati a CD e video), tra questi la serie a più volumi Inside Improvisation.
-
92
Jerry Bergonzi, sassofonista (1./3)
Dedichiamo questa serie di Birdland a Jerry Bergonzi, uno dei più influenti didatti del sassofono dagli anni ’80. Insieme a George Garzone e Larry Schneider, fa parte della cosiddetta scuola di Boston che ha avuto importanza centrale nell’era post-coltraniana.Nato nella capitale del Massachusetts nel 1947, Bergonzi ha acquisto notorietà nei primi anni ’70 grazie alle feconda collaborazione con Dave Brubeck, con tour internazionali e molti album pubblicati. Ha al suo attivo una corposissima discografia da leader (più di 40 pubblicazioni a partire da metà anni ’80) e pure come sideman. Ha pubblicato pure diversi libri didattici (spesso accoppiati a CD e video), tra questi la serie a più volumi Inside Improvisation.
-
91
Mike Brecker, la discografia personale (5./5)
Nove album a proprio nome tra il 1987 e il 2003, quasi tutti per Impulse!, a parte gli ultimi per Verve e un decimo postumo, Pilgrimage, uscito per HeadsUp nel maggio 2007 a qualche mese dalla scomparsa.È il lascito come leader del grande sassofonista Mike Brecker, che Claudio Sessa ha isolato - nel mare di una discografia ben più ampia, se consideriamo i tanti album come co-leader, quelli con i Brecker Brothers, con gli Steps Ahead e altro ancora – per dare vita a questa intensa serie di Birdland dedicata ad uno dei più influenti stilisti del sax tenore del post Coltrane.
-
90
Mike Brecker, la discografia personale (4./5)
Nove album a proprio nome tra il 1987 e il 2003, quasi tutti per Impulse!, a parte gli ultimi per Verve e un decimo postumo, Pilgrimage, uscito per HeadsUp nel maggio 2007 a qualche mese dalla scomparsa.È il lascito come leader del grande sassofonista Mike Brecker, che Claudio Sessa ha isolato - nel mare di una discografia ben più ampia, se consideriamo i tanti album come co-leader, quelli con i Brecker Brothers, con gli Steps Ahead e altro ancora – per dare vita a questa intensa serie di Birdland dedicata ad uno dei più influenti stilisti del sax tenore del post Coltrane.
-
89
Mike Brecker, la discografia personale (3./5)
Nove album a proprio nome tra il 1987 e il 2003, quasi tutti per Impulse!, a parte gli ultimi per Verve e un decimo postumo, Pilgrimage, uscito per HeadsUp nel maggio 2007 a qualche mese dalla scomparsa.È il lascito come leader del grande sassofonista Mike Brecker, che Claudio Sessa ha isolato - nel mare di una discografia ben più ampia, se consideriamo i tanti album come co-leader, quelli con i Brecker Brothers, con gli Steps Ahead e altro ancora – per dare vita a questa intensa serie di Birdland dedicata ad uno dei più influenti stilisti del sax tenore del post Coltrane.
-
88
Mike Brecker, la discografia personale (2./5)
Nove album a proprio nome tra il 1987 e il 2003, quasi tutti per Impulse!, a parte gli ultimi per Verve e un decimo postumo, Pilgrimage, uscito per HeadsUp nel maggio 2007 a qualche mese dalla scomparsa.È il lascito come leader del grande sassofonista Mike Brecker, che Claudio Sessa ha isolato - nel mare di una discografia ben più ampia, se consideriamo i tanti album come co-leader, quelli con i Brecker Brothers, con gli Steps Ahead e altro ancora – per dare vita a questa intensa serie di Birdland dedicata ad uno dei più influenti stilisti del sax tenore del post Coltrane.
-
87
Mike Brecker, la discografia personale (1./5)
Nove album a proprio nome tra il 1987 e il 2003, quasi tutti per Impulse!, a parte gli ultimi per Verve e un decimo postumo, Pilgrimage, uscito per HeadsUp nel maggio 2007 a qualche mese dalla scomparsa.È il lascito come leader del grande sassofonista Mike Brecker, che Claudio Sessa ha isolato - nel mare di una discografia ben più ampia, se consideriamo i tanti album come co-leader, quelli con i Brecker Brothers, con gli Steps Ahead e altro ancora – per dare vita a questa intensa serie di Birdland dedicata ad uno dei più influenti stilisti del sax tenore del post Coltrane.
-
86
Charles Lloyd & Bill Frisell: visioni di Big Sur (2./2)
La regione di Big Sur in California - a sud di Monterey, vera meraviglia della natura – fu per lungo tempo un luogo impenetrabile ed inesplorato. Malgrado la colonizzazione da parte spagnola nel secondo ‘700 (loro è il nome del luogo, El país grande del sur ), un certo uso industriale nell’800 (per il legname) e una maggior accessibilità dagli anni’40 con la costruzione di una grande strada, il luogo mantenne parte i suoi caratteri primigeni, restò pochissimo abitato e con gli anni ’50 e ’60 iniziò ad attirare scrittori, artisti, adepti delle filosofie orientali e della nascente New Age, mistici e bohémiens di ogni genere. Bref: Big Sur divenne posto di riferimento della controcultura negli USA.Charles Lloyd (che vi si fissò negli anni ’70) e Bill Frisell hanno dedicato alla regione una propria visione musicale. Il primo con l’introvabile album Big Sur Tapestry del 1979 (per flauti e oboe solo) e il classico ECM in quartetto Notes from Big Sur del 1992, il secondo con un omonimo album del 2013 al crocevia dei più diversi generi della musica americana.
-
85
Charles Lloyd & Bill Frisell: visioni di Big Sur (1./2)
La regione di Big Sur in California - a sud di Monterey, vera meraviglia della natura – fu per lungo tempo un luogo impenetrabile ed inesplorato. Malgrado la colonizzazione da parte spagnola nel secondo ‘700 (loro è il nome del luogo, El país grande del sur ), un certo uso industriale nell’800 (per il legname) e una maggior accessibilità dagli anni’40 con la costruzione di una grande strada, il luogo mantenne parte i suoi caratteri primigeni, restò pochissimo abitato e con gli anni ’50 e ’60 iniziò ad attirare scrittori, artisti, adepti delle filosofie orientali e della nascente New Age, mistici e bohémiens di ogni genere. Bref: Big Sur divenne posto di riferimento della controcultura negli USA.Charles Lloyd (che vi si fissò negli anni ’70) e Bill Frisell hanno dedicato alla regione una propria visione musicale. Il primo con l’introvabile album Big Sur Tapestry del 1979 (per flauti e oboe solo) e il classico ECM in quartetto Notes from Big Sur del 1992, il secondo con un omonimo album del 2013 al crocevia dei più diversi generi della musica americana.
-
84
Steve Lacy: visioni di Monk (3./3)
Il grande specialista del sax soprano Steve Lacy è stato il primo, verso la fine degli anni 50, a rileggere le composizioni di Thelonious Monk in un momento dove la musica di Monk la suonava solo…Monk!È da quel momento, dallo storico album Reflections, che il mondo del jazz ha finalmente certificato quanto le composizioni del pianista neroamericano stavano influenzando il jazz moderno, un repertorio che è poi diventato una miniera di standard con cui tutti avrebbero in seguito dovuto fare i conti.Partendo proprio da quel disco Riccardo Bertoncelli ci propone una ricognizione nell’universo monkiano riletto da parte del suo primo grande interprete, un percorso che spazierà poi attraverso i tanti altri lavori discografici del sassofonista - in gruppo o in solitaria con il suo sax, monografici ma non soltanto – dove la musica di “Sphere” grazie a Lacy assume nuova luce.
-
83
Steve Lacy: visioni di Monk (2./3)
Il grande specialista del sax soprano Steve Lacy è stato il primo, verso la fine degli anni 50, a rileggere le composizioni di Thelonious Monk in un momento dove la musica di Monk la suonava solo…Monk!È da quel momento, dallo storico album Reflections, che il mondo del jazz ha finalmente certificato quanto le composizioni del pianista neroamericano stavano influenzando il jazz moderno, un repertorio che è poi diventato una miniera di standard con cui tutti avrebbero in seguito dovuto fare i conti.Partendo proprio da quel disco Riccardo Bertoncelli ci propone una ricognizione nell’universo monkiano riletto da parte del suo primo grande interprete, un percorso che spazierà poi attraverso i tanti altri lavori discografici del sassofonista - in gruppo o in solitaria con il suo sax, monografici ma non soltanto – dove la musica di “Sphere” grazie a Lacy assume nuova luce.
-
82
Steve Lacy: visioni di Monk (1./3)
Il grande specialista del sax soprano Steve Lacy è stato il primo, verso la fine degli anni 50, a rileggere le composizioni di Thelonious Monk in un momento dove la musica di Monk la suonava solo…Monk!È da quel momento, dallo storico album Reflections, che il mondo del jazz ha finalmente certificato quanto le composizioni del pianista neroamericano stavano influenzando il jazz moderno, un repertorio che è poi diventato una miniera di standard con cui tutti avrebbero in seguito dovuto fare i conti.Partendo proprio da quel disco Riccardo Bertoncelli ci propone una ricognizione nell’universo monkiano riletto da parte del suo primo grande interprete, un percorso che spazierà poi attraverso i tanti altri lavori discografici del sassofonista - in gruppo o in solitaria con il suo sax, monografici ma non soltanto – dove la musica di “Sphere” grazie a Lacy assume nuova luce.
-
81
Per una storia del piano trio (5./5)
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
-
80
Per una storia del piano trio (4./5)
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
-
79
Per una storia del piano trio (3./5)
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
-
78
Per una storia del piano trio (2./5)
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
-
77
Per una storia del piano trio (1./5)
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
-
76
Chico Hamilton batterista, compositore e bandleader (5./5)
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
-
75
Chico Hamilton batterista, compositore e bandleader (4./5)
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
-
74
Chico Hamilton batterista, compositore e bandleader (3./5)
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
-
73
Chico Hamilton batterista, compositore e bandleader (2./5)
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
-
72
Chico Hamilton batterista, compositore e bandleader (1./5)
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
-
71
Miles Electric Show 1969-1975 (5./5)
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
-
70
Miles Electric Show 1969-1975 (4./5)
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
-
69
Miles Electric Show 1969-1975 (3./5)
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
-
68
Miles Electric Show 1969-1975 (2./5)
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
-
67
Miles Electric Show 1969-1975 (1./5)
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
We're indexing this podcast's transcripts for the first time — this can take a minute or two. We'll show results as soon as they're ready.
No matches for "" in this podcast's transcripts.
TOPICS IN THIS SHOW
Loading reviews...
ABOUT THIS SHOW
Il salottino del jazz di Rete Due propone ogni settimana un approfondimento, in più puntate dedicato, alla storia e alla cultura della musica afroamericana. Singoli artisti, movimenti, ambiti geografici, strumenti o stili particolari, vengono illustrati dagli ascolti scelti con cura e dai preziosi commenti, affidati a riconosciuti esperti della materia.
HOSTED BY
RSI - Radiotelevisione svizzera
CATEGORIES
Loading similar podcasts...