PODCAST · arts
Colpo di scena
by RSI - Radiotelevisione svizzera
Sentimenti, emozioni, idee vengono espressi attraverso il potere immaginifico della radio e la parola si valorizza, grazie a fini autori, abili adattatori radiofonici e sensibili interpreti. Veri e propri “film per le orecchie” da godere quotidianamente.
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Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Un delirio (3./3)
Per rendere omaggio al poeta più amato, Antonio Tabucchi ha chiamato al capezzale di Fernando Pessoa, durante la sua agonia, i suoi eteronimi, ovvero le figure immaginarie con cui lo scrittore e poeta portoghese incessantemente dialogava. Per rendere omaggio al poeta più amato, Antonio Tabucchi ha chiamato al capezzale di Fernando Pessoa, durante la sua agonia, i suoi eteronimi, ovvero le figure immaginarie con cui lo scrittore e poeta portoghese incessantemente dialogava.
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Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Un delirio (2./3)
Per rendere omaggio al poeta più amato, Antonio Tabucchi ha chiamato al capezzale di Fernando Pessoa, durante la sua agonia, i suoi eteronimi, ovvero le figure immaginarie con cui lo scrittore e poeta portoghese incessantemente dialogava.
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Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Un delirio (1./3)
Per rendere omaggio al poeta più amato, Antonio Tabucchi ha chiamato al capezzale di Fernando Pessoa, durante la sua agonia, i suoi eteronimi, ovvero le figure immaginarie con cui lo scrittore e poeta portoghese incessantemente dialogava.
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La paura fa brutti scherzi
Storie create e raccontate dagli artisti in collaborazione con i cittadini è quanto proposto da Karakorum teatro di Varese negli ultimi 5 anni con l’iniziativa “Vasi comunicanti”.
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Il pranzo del martedì
Storie create e raccontate dagli artisti in collaborazione con i cittadini è quanto proposto da Karakorum teatro di Varese negli ultimi 5 anni con l’iniziativa “Vasi comunicanti”.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (10./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (9./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (8./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (7./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (6./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (5./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (4./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (3./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (2./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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Pinocchium - C’era una volta un disco di cartone (1./10)
Il primo audiolibro della storia è Le avventure di Pinocchio, pubblicato nel 1933 dalla casa discografica Durium. L’opera, composta da diciotto dischi di cartone incisi su un solo lato, fu ideata dal direttore della Durium, Alberto Airoldi. Si trattava di una fiaba recitata e cantata, arricchita dalla presenza di attori, cantanti, musicisti e un rumorista, che insieme diedero vita a un’opera innovativa per l’epoca.Pinocchium di Lucio Savoiardi, però, ci trasporta ancora più indietro nel tempo, al 1932, documentando un precedente e meno noto tentativo di creare un audiolibro tratto dal capolavoro di Collodi. Savoiardi è infatti in possesso di una preziosa serie di dischi ricevuti in eredità dal nonno Alfonso, tecnico del suono della Durium, che testimoniano questa prima sperimentazione di racconto sonoro.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (10./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (9./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (8./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (7./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voce dall’etere (6./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (5./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (4./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (3./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (2./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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L’IA e l’IO: voci dall’etere (1./10)
Cosa significa “la percezione della realtà”, ma soprattutto cos’è la realtà? Un’impresa spaziale, cercare di raccontare cosa sia e siano le intelligenze artificiali, un viaggio in un mondo dove i confini tra umano e artificiale si sfumano. Protagonisti del viaggio? Giulia, una giornalista traghettatrice tra i mondi, interpretata da Cinzia Spanò che esplora le complesse relazioni tra persone e intelligenze artificiali avanzate e Robi, un’IA evoluta, impersonata dalla voce più che reale di Luca Sandri. Insieme i due affrontano dilemmi etici, crisi personali e scoperte sorprendenti che mettono in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’amore, la connessione tra esseri umani e tra loro e le tecnologie.
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Bombe di pace - L’abbandono (10./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - L’inferno (9./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - La quiete (8./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace La guerra (7./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - la scelta(6./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - Talebani(5./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - L’agguato (4./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - L’assedio (3./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - Kunduz (2./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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Bombe di pace - Kabul (1./10)
Sono passati dieci anni dalla notte del 2 ottobre 2015, quando a Kunduz, in Afghanistan, fu bombardato da un aereo AC-130 delle forze statunitensi l’ospedale di Medici senza frontiere. Il bilancio di quell’azione fu di 42 vittime, tra cui molti bambini ricoverati, e 14 tra medici e infermieri.Perché ricordare quel massacro, di cui ha parlato Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere, riproponendo lo sceneggiato “Bombe di pace”? Perché dopo dieci anni quello che sembrava solo un episodio di un conflitto lontano si ripete quasi quotidianamente in molti conflitti e soprattutto vicino a noi
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La rivolta del 4 (5./5)
Una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.
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La rivolta del 4 (4./5)
Una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.
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La rivolta del 4 (3./5)
Una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.
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La rivolta del 4 (2./5)
Una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.
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La rivolta del 4 (1./5)
Una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.una regista vuole mettere in scena un capolavoro della letteratura ceca, il romanzo antimilitarista Le avventure del bravo soldato Sc’veik, ambientato nella prima guerra mondiale. Ma con grande stupore di tutti, attori, tecnici e regista, a volte misteriosamente al materiale registrato in studio si sovrappongono spezzoni di altri radiodrammi, altre registrazioni del passato, sempre sul tema della guerra, come se lo studio di registrazione avesse non solo una sua memoria d’archivio, ma anche una sua intelligenza e che questa intelligenza volesse dirci che ripetiamo sempre gli stessi errori, non impariamo dalle passate esperienze, non abbiamo memoria.
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L’addormentatrice
Lugano è la mia città. Negli anni 90 eravamo una compagnia di 50 giovani affiatati di vent’anni che frequentava il bar Piccolo Federale in Piazza Riforma. Eravamo la Compagnia del Piccolo. Dopo le 18 la città si svuotava e per le strade del centro incontravamo solo fantasmi quindi o salivamo al Parco San Michele per vedere dall’alto le luci della città e dal basso le luci delle stelle, oppure partivamo per Milano a far serata. Tanti giovani della mia generazione sono cresciuti con la rassegnazione di abitare in una città di fantasmi.
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L’alieno
Lugano è la mia città. Negli anni 90 eravamo una compagnia di 50 giovani affiatati di vent’anni che frequentava il bar Piccolo Federale in Piazza Riforma. Eravamo la Compagnia del Piccolo. Dopo le 18 la città si svuotava e per le strade del centro incontravamo solo fantasmi quindi o salivamo al Parco San Michele per vedere dall’alto le luci della città e dal basso le luci delle stelle, oppure partivamo per Milano a far serata. Tanti giovani della mia generazione sono cresciuti con la rassegnazione di abitare in una città di fantasmi.
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La Notte
Lugano è la mia città. Negli anni 90 eravamo una compagnia di 50 giovani affiatati di vent’anni che frequentava il bar Piccolo Federale in Piazza Riforma. Eravamo la Compagnia del Piccolo. Dopo le 18 la città si svuotava e per le strade del centro incontravamo solo fantasmi quindi o salivamo al Parco San Michele per vedere dall’alto le luci della città e dal basso le luci delle stelle, oppure partivamo per Milano a far serata. Tanti giovani della mia generazione sono cresciuti con la rassegnazione di abitare in una città di fantasmi.
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (7./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (6./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (5./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (4./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (3./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (2./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro.
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Franco Califano; il Prévert di Trastevere (1./7)
Autore di grandi successi, interprete di canzoni dialettali romanesche, artista discontinuo e infaticabile animatore della vita notturna, Franco Califano nasce casualmente in Libia nel 1938, ma cresce a Roma. Nella sua carriera pubblica una ventina di album e firma canzoni di successo per interpreti già affermati, trasformandosi nel tempo in cantautore puro
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Sentimenti, emozioni, idee vengono espressi attraverso il potere immaginifico della radio e la parola si valorizza, grazie a fini autori, abili adattatori radiofonici e sensibili interpreti. Veri e propri “film per le orecchie” da godere quotidianamente.
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RSI - Radiotelevisione svizzera
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