Diritto comparato e attualità internazionale podcast artwork

PODCAST · news

Diritto comparato e attualità internazionale

I podcast di Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo

  1. 40

    La cancellazione dei pari ereditari, tra passato e futuro della House of Lords. Di Claudio Martinelli

    51ª puntata dei podcast sull'attualità internazionale di Radio Radicale, realizzati in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.Oggi affrontiamo la riforma della Camera dei Lord e la definitiva cancellazione dei pari ereditari dalla geografia parlamentare del Regno Unito, approvata lo scorso 18 marzo con il via libera reale al disegno di legge voluto dal governo Starmer.I pari ereditari, duchi, visconti, conti, siedono alla Camera dei Lord per diritto di nascita, senza mai essere stati eletti da nessuno.Eppure il loro voto conta: non si tratta di un potere di veto, quello fu abolito nel 1911, ma della facoltà di ritardare fino a un anno l'approvazione di qualsiasi legge voluta dai Comuni, emendare i testi, e imporre al governo trattative non previste dal voto popolare.Con una maggioranza strutturalmente conservatrice garantita dalla nascita, non dalle urne.Per il laburismo britannico l'abolizione dei pari ereditari è da sempre una questione identitaria.La riforma di oggi è il primo passo di un percorso più ambizioso, che punta a trasformare la Camera dei Lord in una seconda camera elettiva, con tutto ciò che questo comporterebbe per gli equilibri del sistema Westminster.Ne parliamo con Claudio Martinelli, professore ordinario di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.Fonti audio. Nel corso di questa puntata ascolterete, nell'ordine: Keir Starmer in campagna elettorale, dicembre 2022; Jesse Norman, deputato conservatore, che il 16 ottobre 2024 interviene alla Camera dei Comuni nel dibattito sulla seconda lettura del disegno di legge, difendendo il valore di una riforma graduale e la funzione della Camera dei Lord come strumento di controllo della legislazione; un episodio del podcast della Hansard Society dell'ottobre 2024, l'associazione britannica indipendente che dal 1944 si occupa di ricerca e divulgazione sul funzionamento del Parlamento, dedicato alle prospettive del disegno di legge dopo la seconda lettura alla Camera dei Comuni; Lord Moylan, pari conservatore, che il 12 dicembre 2024 interviene alla Camera dei Lord paragonando la rimozione dei pari ereditari all'epurazione del Parlamento compiuta dall'esercito di Cromwell nel XVII secolo; un passaggio dalla seduta della Camera dei Lord del 10 marzo 2026, giorno in cui i Lord dichiaravano di non opporsi più alla volontà della Camera dei Comuni. Ma cominciamo dalla Regina Elisabetta II, che nel discorso della Corona del novembre 1998 annunciava il disegno di legge per abolire il diritto dei pari ereditari di sedere e votare alla Camera dei Lord.

  2. 39

    Lo scontro sulla riforma del potere giudiziario in Messico, di Tania Groppi

    Il Messico si colloca tra quei paesi in cui, cavalcando un sentimento populista, il potere esecutivo sta cercando, o è riuscito, a controllare il potere giudiziario e la giustizia costituzionale. In attesa dell’insediamento della sua delfina Claudia Sheinbaum, vincitrice alle elezioni presidenziali del 2 giugno con il 64% dei voti, e del nuovo Congresso, il presidente uscente Andrés Manuel López Obrador sta portando avanti un progetto di riforma costituzionale volto a modificare profondamente il potere giudiziario, prevedendo l’elezione diretta dei giudici, con l’azzeramento del sistema esistente. Le divisioni politiche messicane in questi giorni riguardano anche la composizione del nuovo Congresso e il rispetto della norma “contrommagioritaria” che, allo scopo di evitare una sovrarappresentazione, prevede limiti all’assegnazione dei seggi alla maggioranza largamente vincitrice alle elezioni. Ne parla in questo podcast, realizzato da Radio Radicale con le Riviste di Diritto pubblico comparato ed europeo, la professoressa Tania Groppi, ordinario Istituzioni di Diritto Pubblico all'Università degli Studi di Siena.

  3. 38

    L’importanza delle prossime elezioni al Parlamento Europeo, di Lorenzo Federico Pace

    Ogni cinque anni, i cittadini dell'Unione europea eleggono i membri del Parlamento Europeo, l'unica assemblea transnazionale al mondo eletta direttamente. Alle prossime elezioni di giugno 2024, verranno eletti 720 eurodeputati, 15 in più rispetto allo scorso mandato. All’Italia spettano 76 seggi, terzo paese per numero di rappresentanti dopo Germania e Francia. Le elezioni sono portate avanti dai partiti politici nazionali ma, una volta eletti, la maggior parte dei deputati al Parlamento europeo sceglie di aderire a un gruppo politico transnazionale. Il numero di deputati eletti da un partito politico è proporzionale al numero di voti che riceve. Il trattato di Lisbona stabilisce che si deve tener conto dei risultati delle elezioni europee quando il Consiglio europeo, dopo appropriate consultazioni e deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento il candidato alla carica di Presidente della Commissione. Il Parlamento elegge il Presidente a maggioranza dei membri che lo compongono.Dell’importanza delle elezioni per il Parlamento Europeo ci parla in questo podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo il professor Lorenzo Federico Pace, docente di diritto dell’Unione Europea all’Università del Molise.

  4. 37

    Il saluto fascista è reato? Di Salvatore Curreri

    Il 17 aprile scorso le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno depositato le motivazioni della sentenza di gennaio, che prova a fare chiarezza dopo decisioni contrastanti. Il tema, ovviamente, ha trovato nuova attualità con l’arrivo al governo di Fratelli d’Italia, partito erede del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, specie quando i suoi esponenti, considerate le cariche istituzionali ricoperte, sono chiamati a prendere posizione in occasione di celebrazioni ufficiali come la Festa della Liberazione del 25 aprile. Di fronte al saluto cosiddetto “romano” in cerimonie commemorative come quelle di Acca Larentia a Roma o per l’assassinio di Sergio Ramelli a Milano, le Sezioni unite della Corte distinguono le due previsioni penali previste rispettivamente nella Legge Scelba, che delinea un reato di pericolo concreto (le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, che richiedono un’idoneità e una funzionalità alla riorganizzazione del partito) e nella Legge Mancino (diffusione di idee discriminatorie) che richiede solo un pericolo astratto ma anche l’evocazione pur se simbolica di idee di intolleranza e discriminazione razziale. Secondo il professor Salvatore Curreri, ordinario di diritto costituzionale e pubblico comparato all’Università di Enna e autore di questo podcast realizzato in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo, questa decisione si radica “nella matrice certo antifascista, ma proprio per questo anche liberale e democratica della nostra Costituzione per la quale le idee, finché rimangono tali e non abbiano un concreto contenuto offensivo e una carica istigatrice alla violenza, si combattono con le idee, e non con il carcere”.Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeoFonti audioIl saluto fascista ad Acca Larentia, 8 gennaio 2024Intervento di Ignazio La Russa, Camera dei deputati 13 settembre 2017 Intervista di Michele Lembo, Radio Radicale, a Emanuele Fiano, 19 gennaio 2024 Interviste di Lanfranco Palazzolo, Radio Radicale: Fabio Rampelli, 10 luglio 2017; Valter Verini, 10 luglio 2017; Vittorio Bruno, 19 gennaio 2024; Angelo Bonelli, 19 gennaio 2024 Intervento di Brando Benifei al Parlamento Europeo, 16 gennaio 2024Presentazione del libro di Daniele Capezzone, 22 marzo 2024

  5. 36

    Il Safety of Rwanda Act e il contrasto dell’immigrazione illegale nel Regno Unito, di Claudio Martinelli

    Per fermare l’immigrazione illegale nel Regno Unito, e i rischiosi viaggi su piccole imbarcazioni attraverso la Manica, i governi conservatori di Boris Johnson e Rishi Sunak hanno pensato al deterrente del trasferimento dei richiedenti asilo in un paese terzo, il Rwanda.Il progetto è stato portato avanti negli ultimi anni con diverse difficoltà dovute all’opposizione politica ma anche alle pronunce giurisprudenziali che, se non hanno riguardato il nocciolo della questione (si può o meno trasferire un richiedente asilo in un altro paese?), hanno comunque richiesto maggiori garanzie rispetto a un paese considerato insicuro, in particolare rispetto alla possibilità di rimpatrio nel paese da cui il richiedente asilo è fuggito.Per rimediare a questo tipo di censura il governo Sunak ha dunque stipulato un vero e proprio trattato con il Rwanda che prevede maggiori garanzie e che nelle scorse settimane il Parlamento ha infine ratificato.Ma, mentre si avvicinano le elezioni politiche in cui i conservatori sono dati per sconfitti, non è chiaro se il progetto andrà a buon fine o se ci saranno nuovi ricorsi che sospenderanno la sua attuazione.Delle criticità di questa vicenda, che coinvolgono i rapporti tra Parlamento e Governo, il ruolo della Camera dei Lord, i poteri delle Corti, le difficili relazioni tra Regno Unito, alcune Corti internazionali e alcuni principi del diritto internazionale, ci parla il professor Claudio Martinelli, docente di diritto pubblico comparato e diritto parlamentare all’Università di Milano-Bicocca, in questo podcast realizzato con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.Tra le fonti audio che ascolterete, nell’ordine: la notizia della ratifica parlamentare sulla Bbc, il primo ministro Boris Johnson il 14 aprile 2022, la decisione della Court of appeal del 29 giugno 2023, il primo ministro Rishi Sunak il 15 novembre 2023, il ministro degli Interni, James Cleverly il 7 gennaio 2024.

  6. 35

    L’Austria, un paese consociativo ma diviso. Di Francesco Palermo

    In Austria, il prossimo autunno, dopo le Europee di giugno, si terranno le elezioni politiche. I sondaggi da tempo lasciano presupporre la vittoria del partito di estrema destra Fpö, il Partito delle libertà, un tempo associato al nome di Jörg Haider, poi guidato da Heinz-Christian Strache, travolto dallo scandalo di Ibiza, con la pubblicazione di un video che lo mostrava impegnato in una trattativa con una sedicente nipote di un oligarca russo. Oggi il leader è Herbert Kickl e, nonostante diversi casi emersi nei mesi scorsi e l’apertura negli ultimi giorni di una nuova indagine giudiziaria, l’Fpö punta a essere il primo partito, forte di posizioni populiste, filorusse (in un paese che, lo ricordiamo, non fa parte della Nato), euroscettiche (nonostante sia membro dell’Ue e, a differenza dell’Ungheria, anche dell’Eurogruppo) e contrarie ai vaccini. Prendere più voti, tuttavia, potrebbe non bastare. Per governare potrebbe essere necessaria un’alleanza con il Partito popolare austriaco che attualmente è all’esecutivo con i Verdi ed esprime il cancelliere Karl Nehammer, con la prospettiva, in mancanza, anche del ricorso a un governo degli esperti (quello che noi italiani chiameremmo un governo tecnico). Le recenti elezioni locali, che dipingono un paesaggio politico di tutt’altro colore, con il successo nei comuni dei partiti di sinistra, compresa il Partito comunista, completano il quadro di un paese diviso, dove resta centrale la figura del presidente Alexander Van der Bellen, ex esponente verde candidatosi come indipendente, eletto direttamente dai cittadini, che lo hanno confermato nel 2022 per un secondo mandato. Di queste divisioni in un paese tradizionalmente consociativo parla in questo podcast il professor Francesco Palermo, ordinario di Diritto Pubblico Comparato all'Università degli Studi di Verona e direttore dell'Istituto di Studi Federali Comparati di Eurac. Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  7. 34

    La proposta francese sull’aiuto a morire, di Anna Maria Lecis

    Grande sfida sociale del secondo quinquennio di presidenza di Emmanuel Macron, il progetto di legge sul fine vita è arrivato mercoledì 10 aprile 2024 in Consiglio dei ministri e verrà esaminato in prima lettura all'Assemblea nazionale a partire dal 27 maggio.Il governo preferisce chiamarlo "aiuto a morire", perché parte da una richiesta di un paziente già prossimo alla morte e perché prevede un accurato percorso medico.Giudicato troppo restrittivo da alcuni, pericoloso da altri, il testo è stato presentato dalla ministra del Lavoro, della salute e delle solidarietà Catherine Vautrin come "un progetto di solidarietà con l'idea di creare uno spazio che non è un nuovo diritto né una libertà, ma un equilibrio tra il rispetto e l'autonomia della persona".Il Governo sembra preoccupato di non infiammare il dibattito, mentre i sondaggi mostrano che una larga maggioranza di cittadini è favorevole all'eutanasia e molti paesi europei hanno già legiferato.Del progetto di legge francese, della sua gestazione, dei contenuti e dell’iter previsto, ci parla la professoressa Anna Maria Lecis, costituzionalista, docente associata di Diritto pubblico a Sciences Po Bordeaux, in questo podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  8. 33

    La Francia e la libertà di aborto nella Costituzione, di Anna Maria Lecis

    Un progetto di legge di iniziativa del presidente della Repubblica Emmanuel Macron, presentato l'8 marzo scorso, intende costituzionalizzare la libertà di aborto in Francia.Ricordando la figura dell'avvocata Gisèle Halimi, più di mezzo secolo dopo lo storico processo di Bobigny che aprì la strada alla legge Veil legalizzando l’interruzione volontaria di gravidanza in Francia, il Capo dello Stato ha provato a imprimere una svolta al dibattito parlamentare già in corso.Ce ne parla in questo podcast Anna Maria Lecis, costituzionalista, professoressa associata di Diritto pubblico a Sciences Po Bordeaux.Questo podcast è realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.Le fonti audio.L'8 gennaio 1974, nel programma "Aujourd'hui madame", l'avvocato Gisèle Halimi risponde a un’antiabortista: "Stiamo lottando perché le donne siano libere di scegliere la loro maternità".Mercoledì 8 marzo 2023 il presidente francese Emmanuel Macron annuncia la sua intenzione di inserire la libertà di aborto nella Costituzione francese, prorpio durante un omaggio all'avvocata e attivista femminista Halimi.Il 22 gennaio scorso, nel 51esimo anniversario della decisione Roe versus Wade, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden rilancia la battaglia sul diritto all'aborto, evidenziando ciò che i democratici ritengono sarà una potente arma politica contro il probabile candidato repubblicano Donald Trump.E infine Simone Veil il 26 novembre 1974 interviene all'Assemblea nazionale francese.In un discorso divenuto famoso, l’allora ministra della Sanità difende la legge che depenalizza l'interruzione volontaria di gravidanza.Cambia la prospettiva del dibattito esponendo questa "convinzione femminile" di fronte a un'"assemblea composta quasi esclusivamente da uomini".Per questo si arrivò ad accusare Simone Veil, che era stata prigioniera in un campo di concentramento e che aveva avuto la famiglia decimata, di difendere una legge nazista.

  9. 32

    La Francia e il nuovo Governo di Gabriel Attal, di Anna Maria Lecis

    Il nuovo governo francese del primo ministro Gabriel Attal, sostenuto da una maggioranza relativa e non definita (non c’è stato un voto di fiducia), nella sua composizione sembra proseguire sulla strada di un maggior coinvolgimento della destra nella strategia della seconda presidenza di Emmanuel Macron.Prima e dopo le prossime elezioni europee, che anche in Francia come in Italia segnano l’agenda politica, e in vista delle presidenziali del 2027, sono numerose le sfide su cui l’esecutivo dovrà misurarsi: dalla protesta in corso di agricoltori e allevatori all’immigrazione, dalle riforme economiche ai temi etici dell’aborto e del fine vita.Ce ne parla in questo podcast Anna Maria Lecis, costituzionalista, professoressa associata di Diritto pubblico a Sciences Po Bordeaux.Questo podcast è realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  10. 31

    Ulteriori sviluppi nella regressione democratica turca alla vigilia delle elezioni municipali, di Valentina Rita Scotti

    Il 31 marzo prossimo si terranno in Turchia le elezioni municipali.Mentre sul versante delle opposizioni si attendono ancora i candidati ufficiali, tra molte divisioni dei partiti, l’Alleanza del popolo guadagna tempo e supporto elettorale puntando sul prestigio delle proprie candidature.Come quella dell’ex ministro dell’Ambiente, in corsa per diventare sindaco di Istanbul, che ha portato avanti il progetto zero waste lanciato dalla Turchia già nel 2017 per combattere il cambiamento climatico.Il paese, tuttavia, continua a essere percorso da uno scontro istituzionale, con una regressione democratica che sembra interessare soprattutto il potere giudiziario.Intanto procede il piano del presidente Recep Tayyip Erdogan di consolidare il ruolo della Turchia come potenza regionale.Ce ne parla in questo podcast Valentina Rita Scotti, che insegna Diritto Pubblico Comparato presso la European Law and Governance School (ELGS) della European Public Law Organization (EPLO) in Grecia, è componente del Centro per gli studi di genere della Koç University di Istanbul, dove ha insegnato Diritto Costituzionale e Diritto e discriminazioni basate sul genere, e autrice del volume 'La Turchia di Erdogan', edito dal Mulino.Questo podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  11. 30

    L'ambiente nella Costituzione, di Francesco Palermo e Federica Cittadino

    Con Francesco Palermo (Professore Ordinario di Diritto Pubblico Comparato all'Università degli Studi di Verona e Direttore dell'Istituto di Studi Federali Comparati di Eurac Research di Bolzano) e Federica Cittadino (Ricercatrice Senior all'Istituto di Studi Federali Comparati di Eurac Research).

  12. 29

    La Corte Costituzionale tedesca, i fondi per la pandemia e la crisi politica, di Francesco Palermo

    La sentenza della Corte Costituzionale tedesca che, accogliendo un ricorso dell'opposizione contro il Governo, ha stabilito che i fondi non spesi per l'emergenza pandemica non potevano essere utilizzati per l’emergenza climatica, oltre a costituire un precedente giuridico, sta avendo importanti effetti politici su una maggioranza il cui consenso nei sondaggi è in grave diminuzione.Cresce la Cdu-Csu, cresce soprattutto l’estrema destra, specie nei Länder orientali, mentre aumentano le tensioni tra liberali e verdi nella coalizione e si è parlato persino di un possibile cambio in corsa del Cancelliere.Conseguenze anche sul piano europeo, dove la crisi dell'immagine rigorista della Germania, ha complicato il ripristino dei criteri stringenti del Patto di stabilità pre Covid.La sentenza di Karlsruhe è il tema di questo podcast del professor Francesco Palermo, ordinario di diritto pubblico comparato all'Università di Verona e direttore dell'Istituto di studi federali comparati di Eurac, realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  13. 28

    La Corte Suprema israeliana annulla la prima parte della riforma giudiziaria del Governo Netanyahu, di Tania Groppi

    Lunedì scorso l'Alta Corte di Giustizia di Israele ha bocciato la prima parte della revisione giudiziaria voluta dal Governo Netanyahu, la cosiddetta Legge fondamentale per l'annullamento dello standard di ragionevolezza, che riduceva i poteri dell'Alta Corte e ha scatenato mesi di proteste a livello nazionale.Una sentenza importantissima sia nel contesto israeliano che globale, come spiega la professoressa Tania Groppi, docente di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Siena, in questo podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di Diritto pubblico comparato ed europeo.

  14. 27

    Un altro referendum costituzionale bocciato in Cile, di Tania Groppi

    Il Cile, per la seconda volta in 15 mesi, ha detto no a una proposta di riforma della Costituzione approvata durante la dittatura di Augusto Pinochet.Stavolta si è votato il 17 dicembre sul progetto redatto dalla destra ed estrema destra.Il testo della precedente convenzione, allora avanzata dalla sinistra, era stato invece respinto nel plebiscito del settembre 2022.Il risultato di oggi dà un po' di respiro al presidente della Repubblica Gabriel Boric, dopo la sconfitta dell’anno scorso.E tuttavia, a quattro anni dall'avvio del processo costituente, il progetto di una nuova legge fondamentale può dirsi senz’altro accantonato.Ce ne parla in questo podcast la professoressa Tania Groppi, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Siena.Questo podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  15. 26

    La Spagna e la legge di amnistia per gli indipendentisti catalani, di Anna Mastromarino

    Il dibattito parlamentare presso il Congresso dei deputati spagnoli sulla legge per concedere l'amnistia ai secessionisti catalani inizierà martedì 12 dicembre.L'obiettivo della maggioranza è che la legge, punto cruciale dell'accordo sull'appoggio al nuovo esecutivo di Pedro Sánchez da parte degli indipendentisti di Junts per Catalunya, sia approvata definitivamente entro marzo 2024.Si prefigura una svolta nella recente storia spagnola nel segno della riconciliazione, ponendo fine all’infruttuosa ricerca di soluzioni giudiziarie al conflitto politico in Catalogna.Contro l’amnistia si sono schierati invece diversi governi autonomi e buona parte del potere giudiziario, mentre i partiti di opposizione hanno mobilitato la piazza portando lo scontro anche al Parlamento Europeo in vista delle prossime elezioni europarlamentari.E’ il tema di questo podcast a cura della professoressa Anna Mastromarino, Ordinaria di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Torino, realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  16. 25

    Il King's Speech come sintesi della Costituzione britannica, di Claudio Martinelli

    Lo scorso 7 novembre a Londra si è svolto il primo King’s Speech da 73 anni a questa parte.Si tratta dell’apertura delle sessioni che scandiscono l’attività del Parlamento britannico con la lettura da parte del Sovrano delle linee programmatiche del Governo.Una vera e propria cerimonia nella cui forma si sostanziano principi costituzionali non codificati ma anche le loro evoluzioni storiche in senso democratico.Il King’s Speech come sintesi della Costituzione britannica è il titolo di questo podcast a cura del professor Claudio Martinelli, che insegna Diritto pubblico comparato all’Università di Milano Bicocca, realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  17. 24

    Il Parlamento europeo: assemblea o architrave dell'integrazione? Di Claudio Martinelli

    Il prossimo anno, dal 6 al 9 giugno 2024, in tutti i 27 Stati membri dell'Unione, si terranno le elezioni per il Parlamento europeo.Un'occasione per provare a spiegare ai cittadini europei, nel corso di questi mesi, come funzionano concretamente le istituzioni dell’Unione, a cominciare, appunto, da quella più direttamente coinvolta: il Parlamento europeo.Ce ne parla in questo podcast, realizzato da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo, il professor Claudio Martinelli che insegna diritto pubblico comparato e diritto parlamentare all'Università di Milano Bicocca.

  18. 23

    Autonomia e riaccentramento, di Mario Bertolissi

    Non a caso il Costituente del 1948 aveva pensato alle Regioni. La varietà dei territori aveva convinto anche gli Alleati dell'opportunità di un modello di forma di Stato federale. Furono invece istituite controvoglia, dotate di poche funzioni, private delle materie che dovevano essere devolute e, anche dopo la riforma costituzionale del 2001, la tendenza è stata quella del riaccentramento in ottemperanza a una mentalità giacobina per cui tutto deve essere uguale. E' l'opinione del professor Mario Bertolissi, già ordinario di diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, in questo nuovo podcast dedicato al progetto di Autonomia differenziata. Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  19. 22

    La Germania e la stabilità anche in un sistema parlamentare, di Francesco Palermo

    Serve una forma di governo presidenziale, o semipresidenziale, o un cosiddetto “premierato” per garantire stabilità all’Esecutivo? La risposta, guardando agli altri ordinamenti vicini al nostro, è negativa. La Germania, dove il governo è fatto per durare un’intera legislatura e le ipotesi di crisi sono dettagliatamente disciplinate nella Costituzione, è un esempio di scuola di come la stabilità possa essere assicurata anche in un contesto rigidamente parlamentare. A Berlino, infatti, i cancellieri dal 1949 a oggi sono stati solo nove. Del sistema parlamentare tedesco, dalla legge elettorale alla accurata regolamentazione delle sue patologie, ci parla in questo podcast il professor Francesco Palermo, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Verona e direttore dell'Istituto di studi federali comparati di Eurac.Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  20. 21

    La Turchia dopo la nuova vittoria di Erdogan, di Valentina Rita Scotti

    La conferma di Recep Tayyip Erdoğan alle elezioni parlamentari del 14 maggio 2023 e al ballottaggio per le presidenziali del successivo 28 maggio porta a chiedersi quali saranno le continuità e le inversioni di rotta rispetto i due precedenti mandati del presidente turco. Le nomine all’interno del nuovo gabinetto presidenziale al momento suggeriscono alcune risposte. Ce ne parla in questo podcast Valentina Rita Scotti, che insegna Diritto Pubblico Comparato presso la European Law and Governance School (ELGS) della European Public Law Organization (EPLO) in Grecia, ed è componente del Centro per gli studi di genere della Koç University di Istanbul, dove ha insegnato Diritto Costituzionale e Diritto e discriminazioni basate sul genere.Questo podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  21. 20

    La crisi del Perù e le sue radici, di Tania Groppi

    In Perù il 7 dicembre 2022 il presidente eletto, José Pedro Castillo, un ex insegnante originario di una delle zone indigene più povere del Paese, è stato destituito dal Congresso e arrestato il giorno stesso dopo aver tentato inutilmente di scioglierlo e indire le elezioni per un’assemblea costituente. Poche ore dopo giurava come presidente la sua vice, Dina Boluarte, mentre dalle campagne partivano le proteste, poi violentemente represse. Dalla sua indipendenza dalla Spagna nel 1821, il Perù ha varato diverse costituzioni, ma nessuna è stata il prodotto di un voto costituente del popolo e sempre il risultato di un’intesa tra le elite politiche e le oligarchie. Un paese con un’economia basata sulla servitù della gleba fino alla Riforma agraria del 1969, varata dalla Giunta militare, dove per buona parte del Novecento gli analfabeti non hanno avuto diritto al voto e il suffragio universale è arrivato solo nel 1979. Seguono gli anni Ottanta con la guerriglia di Sendero Luminoso e Tupac Amaru che ha causato 60mila morti e, tra il 1990 e il 2000, la dittatura di Alberto Fujimori, poi condannato per crimini contro l'umanità tra cui l’accusa di sterilizzazione forzata di centinaia di migliaia di donne indigene. Nel 2001 il ritorno alla democrazia, sempre caratterizzata però da un costituzionalismo debole, dalle divisioni nella società peruviana e dal razzismo verso gli indigeni. Della storia recente del Paese e dello sfaldamento costituzionale oggi in atto ci parla in questo podcast la professoressa Tania Groppi, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Siena, di ritorno dal Perù, dove è stata invitata dall’Istituto italiano di cultura di Lima e dalla Pontificia Universidad Catolica de Perú.Questo podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  22. 19

    Perché la guerra ora in Ucraina, di Lorenzo Federico Pace

    “Perché la guerra ora in Ucraina. In altri termini che cos’è l’Unione europea e a cosa serve”, è il tema di questo podcast realizzato da Lorenzo Pace, docente di Diritto dell’Unione Europea all’Università del Molise, sulla base del contenuto del suo recente volume “Introduzione al diritto dell’Unione Europea, natura e ordinamento giuridico”. Il podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  23. 18

    Il Cile, i tentativi di scrivere una nuova Costituzione e le nostalgie di Pinochet, di Tania Groppi

    In Cile, alle elezioni dei membri dell’assemblea costituente convocate dal presidente Gabriel Boric in un nuovo tentativo di sostituire la Costituzione di Augusto Pinochet, a conquistare la maggioranza è stata proprio l’estrema destra nostalgica di Pinochet.In questo podcast la professoressa Tania Groppi, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Siena, ripercorre tutte le sconfitte a cui sono andati incontro coloro che hanno provato a dare una nuova "magna charta" al Paese, da ultimo quella subita nel referendum solo l’anno scorso sempre dal giovane presidente Boric, e analizza i motivi dei risultati del 7 maggio 2023 e lo scenario che si apre ora per il Cile.In questo podcast ascolterete anche la voce del presidente Boric, il trentasettenne di origini croate presidente del Cile dal 2022; quella di José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano cileno conservatore sconfitto alle presidenziali, cinquantasette anni, figlio di un tenente dell’esercito nazista e fratello di una figura importante della dittatura. Ascolterete inoltre il saluto in lingua mapuche di Elisa Loncon, linguista, attivista per i diritti degli indigeni ed ex presidente della Convenzione costituzionale cilena. Infine ascolterete l'avvocato costituzionalista Luis Alejandro Silva, il candidato consigliere costituzionale più votato in Cile alle elezioni del 7 maggio scorso, repubblicano e numerario dell’Opus Dei. Silva ha basato la sua campagna elettorale sulla lotta all'insicurezza e all'immigrazione irregolare, due delle principali preoccupazioni dei cileni, ma che evidentemente poco hanno a che fare con le riforme costituzionali in discussione. Questo podcast è stato realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.Altri inserti audio: DW Español, Duro golpe para el presidente Boric en Chile (10 maggio 2023)

  24. 17

    Regolare la secessione? Di Francesco Palermo

    Dal 1990 a oggi sono nati 30 nuovi Stati. Sono 129, invece, quelli nati dalla Seconda guerra mondiale. Almeno un terzo di questi stati è nato per secessione. Tranne i rari processi guidati dalla comunità internazionale, gli altri casi sono stati almeno all’inizio esempio di secessione illegittima. Ce ne parla in questo podcast il professor Francesco Palermo, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Verona e direttore dell'Istituto di studi federali comparati di Eurac. La differenza, rispetto a tempi meno recenti, - spiega il professor Palermo - è che oggi si registra una tendenza crescente a giuridicizzare le pulsioni secessioniste, riconducendole nell’alveo del diritto, in un percorso che generalmente prevede l’utilizzo del referendum.Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  25. 16

    Il Sovrano e l'Incoronazione nella democrazia parlamentare britannica, di Claudio Martinelli

    I cittadini del Regno Unito e del Commonwealth sono invitati a celebrare sabato 6 maggio 2023 l'incoronazione di Sua Maestà il Re e di Sua Maestà la Regina Consorte.L'incoronazione è incentrata su una solenne cerimonia religiosa rimasta sostanzialmente invariata da oltre 1.000 anni e si svolge nell'Abbazia di Westminster a Londra.Abbiamo chiesto al professor Claudio Martinelli, docente di diritto pubblico comparato all’Università di Milano Bicocca, di spiegarci il significato costituzionale della Coronation e delle figura del Monarca nella democrazia parlamentare britannica.Spiega il professor Martinelli: "L’evoluzione della Costituzione britannica verso la democrazia parlamentare postula la trasformazione della figura del Monarca. Il modello di distinzione tra forma e sostanza è la reale dimensione britannica della divisione dei poteri. La forma attribuisce al Monarca la titolarità di tutti i poteri dello Stato, la sostanza gli conferisce solo l’incarico di rappresentare la loro continuità e il loro agire in funzione del Popolo. Dunque, sono proprio quei limiti che ne determinano l’autorità, per cui il loro rispetto è la vera costituency del Sovrano d’Inghilterra".Inserti audio: Incoronazione di Elisabetta II, brani dal Macbeth di Giuseppe Verdi.

  26. 15

    La relativa neutralità della Svizzera nel conflitto in Ucraina, di Sergio Gerotto

    In nome della sua neutralità oggi la Svizzera non fornisce armi all’Ucraina, né ai paesi che gliele fornirebbero, ma aderisce alle sanzioni disposte nei confronti dell’invasore russo. Da sempre la neutralità è per la Svizzera soprattutto uno strumento di politica estera che permette di raggiungere determinati risultati e, in particolare, la difesa della sua sicurezza e indipendenza e il mantenimento della sua credibilità internazionale. Quella di oggi, però, non è più la neutralità integrale praticata durante la Guerra Fredda, con l’astensione totale da qualsiasi intervento, ma a partire dagli Anni Novanta è diventata una neutralità modulabile con la possibilità di aderire alle sanzioni dinanzi a gravi violazioni del diritto internazionale. Ce ne parla in questo podcast il professor Sergio Gerotto, ordinario di Diritto Pubblico Comparato presso l'Università degli Studi di Padova. Realizzato il 27 aprile 2023 da Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Fonti audio: Conferenza stampa del cancelliere tedesco Olaf Scholz con il presidente della Confederazione svizzera, Alain Berset (Berlino, 24 aprile 2023); Il presidente della Confederazione svizzera, Ignazio Cassis, al Festival internazionale dei diritti umani (Ginevra, 19 marzo 2023); Il presidente della Confederazione svizzera, Ignazio Cassis, al Quirinale (29 novembre 2022); Rts, Notiziario sulla visita di Ignazio Cassis in Ucraina (Kyev, 20 ottobre 2022) Dialogo tra il presidente della Repubblica di Croazia, Zoran Milanović, e il presidente della Confederazione svizzera, Ignazio Cassis (Università di Ginevra, 12 aprile 2022); Altri suoni dalla guerra in Ucraina (fonte: Telegram)

  27. 14

    L'emergenza dello "stato di emergenza", di Francesco Palermo

    L'11 aprile il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza sull'intero territorio nazionale, per sei mesi, in relazione all'eccezionale incremento dei flussi di persone migranti in ingresso attraverso le rotte del Mediterraneo. Negli ultimi dieci anni sono state oltre cento le dichiarazioni di stato d’emergenza, anche a carattere locale, nel nostro Paese. La procedura per l'attivazione di questo strumento è molto semplice e, a differenza di quanto accade in altri ordinamenti europei, non coinvolge il Parlamento. Ce ne parlail professor Francesco Palermo, docente ordinario di diritto pubblico comparato all'Università di Verona. Questo podcast è realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  28. 13

    Il divieto di maternità surrogata in Spagna e il caso Obregón, di Rosa Iannaccone

    Una settimana fa l'attrice e conduttrice Ana Obregón è diventata protagonista del dibattito mediatico e politico in Spagna. La notizia che era ricorsa a una madre surrogata negli Stati Uniti per diventare nuovamente madre dopo la morte del figlio è stata la più discussa sui social network, sulle prime pagine dei giornali e persino al Congresso dei Deputati. Quando le polemiche intorno a questa pratica sembravano essersi placate, si è riacceso il dibattito: l'attrice ha dichiarato che la bambina nata tramite maternità surrogata è sua nipote e la figlia di suo figlio morto ventisettenne nel maggio 2020 per un cancro. L'annuncio di Obregón ha generato nuovi dubbi e discussioni etiche e legali su una pratica vietata in Spagna. Ne parliamo in questo podcast con la dottoressa Rosa Iannaccone, dottoranda in Diritto pubblico, comparato ed internazionale presso la Facoltà di Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione, dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Registrato il 6 aprile 2023.Questo è un podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  29. 12

    Il rinvio della riforma della giustizia in Israele, di Tania Groppi

    Dopo una serie di manifestazioni e scioperi che hanno largamente coinvolto la società civile, nei giorni scorsi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sospeso l’esame parlamentare della contestata riforma della giustizia. Cosa ci dice dello Stato di Israele questa vicenda in cui l’opinione pubblica è apparsa così divisa e polarizzata? E quale lezione trarre per i paesi democratici sui rischi che corre lo Stato di diritto? Domande alle quali risponde in questo podcast, realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo, la professoressa Tania Groppi, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Siena. Registrato il 31 marzo 2023. Sulla riforma della giustizia in Israele la professoressa Groppi ha realizzato con Radio Radicale anche un altro podcast pubblicato l'8 marzo 2023.

  30. 11

    La controversa riforma della legge elettorale tedesca, di Carlo Fusaro

    In Germania il 17 marzo scorso la maggioranza di governo ha varato una modifica della legge elettorale che stabilisce un numero massimo – invalicabile - di componenti del Bundestag (630 deputati, come i deputati italiani prima del taglio dei parlamentari del 2020). Aboliti i cosiddetti “mandati in eccesso” che negli anni scorsi hanno portato a un rigonfiamento eccessivo della Camera bassa, i seggi verrebbero ora attribuiti con un sistema per cui i candidati arrivati primi nei collegi uninominali sarebbero eletti solo se il loro seggio rientrasse nel numero che ciascuno partito conquista nel riparto nazionale del voto proporzionale. Questo meccanismo, combinato con la soglia di sbarramento del 5% che viene mantenuta, impedirebbe ai partiti diffusi solo localmente di entrare in Parlamento. Partiti come la Linke ma come anche la Csu, storica alleata bavarese della Cdu, non a caso hanno presentato tutti ricorso alla Corte Costituzionale contro questa riforma. Ne parliamo in questo podcast con il professor Carlo Fusaro, già ordinario di diritto pubblico comparato presso l’Università di Firenze. Registrato il 30 marzo 2023. Questa rubrica è realizzata da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  31. 10

    Famiglie arcobaleno e tutela dei diritti del minore, di Michele Di Bari

    Di recente il Ministero dell'Interno ha richiamato i prefetti ad assicurare una puntuale e uniforme osservanza degli indirizzi giurisprudenziali emessi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla cosiddetta gestazione per altri, invitandoli a fare analoga comunicazione ai sindaci che avevano preso a trascrivere gli atti di nascita esteri dei bambini figli di coppie omosessuali nati attraverso questa pratica. La Corte di Cassazione a sezioni unite, alla fine dell'anno scorso, di fronte alla richiesta di trascrizione dell'atto estero di un bambino nato con la gestazione per altri da due padri, aveva infatti stabilito l’impossibilità di procedere con l'automatico riconoscimento perché la pratica offenderebbe in modo intollerabile la dignità della donna e minerebbe nel profondo le relazioni umane. Eppure la stessa Corte di Cassazione aveva adottato una posizione più aperta in materia di affidamento e adozione quando aveva escluso pregiudizi per il minore che nasca e cresca in una famiglia omogenitoriale. D'altra parte la Corte Costituzionale, valutando la legittimità della legge 40 del 2004 che vieta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita per le coppie omosessuali e vieta la pratica della gestazione per altri per tutti, cioé sia per le coppie eterosessuali che omosessuali, ha rivolto un monito al legislatore in quanto l’impossibilità di riconoscere il genitore intenzionale pone un problema di tutela del minore. Siamo dunque di fronte a una normativa inadeguata, a una giurisprudenza contraddittoria, alle quali nelle ultime settimane si è sovrapposto un dibattito politico a dir poco confuso. Proviamo a fare chiarezza in questo podcast con Michele Di Bari, RdtB di Diritto pubblico comparato e professore aggregato di diritto costituzionale presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università degli studi di Padova. Registrato il 29 marzo 2023. Questa rubrica è realizzata da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo.

  32. 9

    L’attualità del voto di fiducia in Francia e Spagna, di Stefano Ceccanti

    Due voti di fiducia negli stessi giorni, in Francia e in Spagna. Da un lato la mozione di censura parlamentare che ha messo insieme sinistra e repubblicani contro il governo francese dopo l’approvazione senza voto della riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron. Dall’altro la votazione di una mozione di sfiducia costruttiva da parte della destra di Vox in Spagna con la strana proposta di un ex comunista come primo ministro. Due voti con esiti immediati analoghi, ma che potrebbero essere diversi nel lungo periodo, come racconta Stefano Ceccanti, professore ordinario di Diritto pubblico comparato, in questo podcast realizzato in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrato il 21 marzo 2023.

  33. 8

    Rischi e potenzialità dell'uso dell'IA nelle politiche pubbliche, di Giovanna De Minico

    Abbiamo chiesto all’Intelligenza artificiale quale potrebbe essere l'impatto dell'Intelligenza artificiale sui diritti costituzionalmente garantiti e sul quadro delle norme europee, considerando i rischi dell'utilizzo presente e futuro nelle politiche pubbliche. Ci ha fornito una risposta in parte fiduciosa nelle sue potenzialità di trasformare molte aree della nostra vita, incluso il modo in cui vengono garantiti i diritti costituzionalmente protetti e lo sviluppo del quadro delle norme europee, in parte però anche consapevole di alcuni rischi significativi che devono essere attentamente considerati (dal diritto alla privacy, alla libertà di espressione, dai diritti di uguaglianza, alla protezione dei dati personali).Abbiamo posto questa stessa domanda a una docente di diritto costituzionale, la professoressa Giovanna De Minico, che insegna alla Federico II di Napoli. La sua risposta in questo podcast realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrato il 20 marzo 2023.

  34. 7

    La Tunisia dalla primavera araba all'autoritarismo di Kais Saied, di Tania Groppi

    Il presidente della Tunisia Kais Saied nel 2019 era un ex professore di diritto costituzionale candidato alle elezioni come indipendente. Una volta eletto, a partire dal 2021, ha sospeso il Parlamento e la costituzione democratica elaborata solo dieci anni prima contro la dittatura e ridisegnato il sistema istituzionale e politico per concentrare l'autorità nelle sue mani. Questa involuzione autoritaria in Tunisia da ultimo ha fatto prevalere i dubbi su un accordo di prestito del Fondo monetario internazionale che hanno aggravato la crisi economica in cui si trova il Paese. Le parole decisamente razziste del presidente sugli immigrati hanno colpito la comunità internazionale e determinato una sospensione dei colloqui con la Banca Mondiale. Saied ha denunciato un complotto per insediare gli africani subsahariani nel Paese e allontanarlo dai suoi legami arabi e islamici. Anche se la Tunisia sta sprofondando sempre più nella crisi economica, il presidente rifiuta di fare le riforme necessarie per ottenere il prestito di cui ha bisogno dalle istituzioni internazionali. L’instabilità preoccupa l’Italia per una possibile nuova ondata di migranti in partenza dalle coste tunisine, ma al momento l’Unione Europea e le altre organizzazioni non sembrano disposte a sacrificare la democrazia tunisina in cambio di una stabilità che potrebbe rivelarsi comunque precaria e, in futuro, ancora più esplosiva.Tania Groppi, docente ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la facoltà di Economia dell’Università di Siena, in questo podcast realizzato in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo, ci racconta l’involuzione autoritaria in Tunisia: dalle speranze della rivoluzione araba innescata dalla rivolta del Gelsomino del 2011 alla disperazione sociale e al boicottaggio delle urne. Registrato il 19 marzo 2023.Fonti audio. 25 settembre 2022. Circa 3.000 manifestanti a Tunisi per protestare contro la presa dei poteri di governo da parte del presidente tunisino Kais Saied. 25 luglio 2021. Il messaggio con cui il presidente Kais Saied sospende il Parlamento e licenzia il primo ministro Musica Hector Berlioz - Requiem Grande Messe des Morts, Op 5, H 75 I Requiem Kyrie.

  35. 6

    L’autoritarismo competitivo di Erdogan in Turchia alla prova delle elezioni del prossimo 14 maggio, di Valentina Rita Scotti

    In Turchia si voterà il 14 maggio prossimo, circa un mese prima della scadenza del mandato presidenziale e parlamentare previsto il 18 giugno.Sarà l’occasione per verificare se ancora esiste nel paese un consenso per la costruzione del progetto per la Nuova Turchia.Inizialmente mascherato dalla volontà di perfezionare l’adesione ai valori europei, questo progetto ha invece trasformato il sistema di governo in un “autoritarismo competitivo”, una delle tante forme di democrazia illiberale per sua natura ibrida e dunque non ancora assimilabile a una dittatura.Un sistema da ultimo messo in discussione dalla gestione dei soccorsi alle decine di migliaia di vittime dello sciame sismico del febbraio scorso.La scelta del 14 maggio è stata apparentemente dettata dalla volontà di consentire una più ampia partecipazione al voto.Di fatto per il partito di Erdogan, l’Akp, è importante il coinvolgimento degli “indecisi”, visto che l’opposizione si presenta con un fronte compatto, il cosiddetto “Tavolo dei Sei”, unita su un programma minimo rappresentato dal ritorno alla forma parlamentare e dalla riforma di quelle leggi che più hanno colpito la tutela dei diritti.Ancora in dubbio invece la partecipazione del partito filocurdo, il terzo partito per consensi, su cui pende un giudizio che dovrebbe arrivare solo dopo il termine di presentazione delle liste.Valentina Rita Scotti insegna Diritto Pubblico Comparato presso la European Law and Governance School (ELGS) della European Public Law Organization (EPLO) in Grecia.E’ componente del Centro per gli studi di genere della Koç University di Istanbul, dove ha insegnato Diritto Costituzionale e Diritto e discriminazioni basate sul genere.In questo podcast, realizzato da Radio Radicale in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo, ci racconta l’autoritarismo competitivo di Erdogan in la Turchia alla prova delle elezioni del prossimo 14 maggio. Registrato il 14 marzo 2023.Fonti audio: corrispondenza di Mariano Giustino da Ankara nel Notiziario dell’11 marzo 2023 condotto da Sonia Martina, Recep Tayyip Erdogan il 10 marzo 2023 annuncia che le elezioni per il 14 maggio, intervento di Kemal Kiliçdaroglu, leader del Partito Popolare Repubblicano e capo dell'opposizione.

  36. 5

    I rischi della controversa riforma della giustizia in Israele, di Tania Groppi

    Lo scorso finesettimana per la nona volta decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Israele contro il governo più a destra nella storia del paese e contro la sua riforma della giustizia che minerebbe l’indipendenza dell’ordine giudiziario e il sistema dei pesi e contrappesi fondamentali in una democrazia. Domenica, il presidente della Commissione Costituzione, Legge e Giustizia della Knesset, Simcha Rothman, inizierà un'altra settimana fitta di sessioni per far passare un'altra tranche della "riforma giudiziaria". Le prossime quattro settimane, tra Purim e Pasqua, potrebbero essere cruciali. Gli analisti sulla stampa israeliana prevedono diversi possibili scenari, avvertendo che queste sono comunque acque inesplorate per Israele. I cambiamenti in atto in Israele con la riforma della giustizia secondo molti osservatori internazionali rischiano di eliminare l’unico freno effettivo al potere del governo e di indebolire profondamente l’unico corpo in grado di controbilanciare i poteri di una maggioranza. Ad aggravare il contesto il dettaglio di un primo ministro attualmente sotto processo per corruzione, che ha nominato ministri con precedenti penali, e rivendica la legittimità di rovesciare il sistema giudiziario, nonostante le critiche che ora provengono da un ampio spettro politico e sociale. Steven Cook, editorialista di Foreign Policy e senior fellow Eni Enrico Mattei per gli studi del Medio Oriente e dell’Africa presso il Council on Foreign Relations ha scritto: "Israele è su una traiettoria politica che la colloca tra gli stati illiberali nel mondo. Affinità politiche basate sul nazionalismo, l’identità, l’antipatia per il liberalismo e l’ostilità verso i musulmani sembrano aver avuto un ruolo nel guidare i legami di Israele con una costellazione di paesi illiberali; in particolare Russia, Ungheria, Polonia, India e Brasile sotto l’ex presidente Jair Bolsonaro. Naturalmente, queste affinità non sempre vanno nella stessa direzione. La Polonia, a differenza degli altri paesi di questo elenco, è uno dei principali sostenitori dell'Ucraina. Sarebbe impreciso suggerire che Israele è proprio come la Russia, che è proprio come l’India, che è proprio come l’Ungheria. Ma ciò che sta accadendo (o può accadere) in Israele si allinea con ciò che è accaduto in altri stati illiberali, compresa la Russia. I politici hanno svuotato, piegato e minato le istituzioni per bloccare il loro potere e perseguire politiche illiberali in nome di una causa apparentemente più grande, in particolare il nazionalismo, l'identità e la religione". Secondo quanto sostenuto sul Financial Times da Eran Yashiv, professore di economia all’Università di Tel Aviv, "l’indebolimento di Israele come bastione della democrazia in Medio Oriente non è nell’interesse del mondo occidentale, e potrebbe diventare un pericolo". Tania Groppi, docente ordinario di Istituzioni di diritto pubblico alla facoltà di Economia dell’Università di Siena, in questo podcast ci spiega la controversa riforma delle giustizia in corso in Israele. Questa è la quinta puntata dei podcast di Radio Radicale realizzati in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrata l'8 marzo 2023. Fonti audio: manifestanti durante la nona giornata di proteste a Tel Aviv; requiem di Jean Richafort.

  37. 4

    La crisi dello Stato di diritto in Polonia, di Simone Gianello

    La Polonia è oggi tra gli attori principali del conflitto che si combatte in Ucraina dopo l’invasione russa. Dal 24 febbraio 2022 Varsavia è diventata sempre più un alleato prezioso di Washington e della Nato: per l’accoglienza di milioni di rifugiati, per il sostegno militare, per la presenza politica, primi tra gli occidentali, dei suoi leader sul suolo ucraino, ma anche perché da anni metteva in guardia i vicini sulle intenzioni di Mosca e avversava con ogni forza la dipendenza dal gas russo. Il ruolo centrale della Polonia nell’alleanza che sostiene l’Ucraina appare in contrasto con la posizione assunta negli ultimi anni all’interno dell’Unione Europea. Con la vittoria dei conservatori di Diritto e Giustizia nel 2015 la Polonia è diventata il secondo avamposto sovranista d’Europa, dopo l’Ungheria di Viktor Orbán, impegnata in un avvitamento illiberale e in un braccio di ferro con le istituzioni comunitarie sulla questione dello stato di diritto che dura ancora oggi e alla quale è stata legata anche l’elargizione dei fondi previsti dal Recovery plan. La guerra in Ucraina può rappresentare una leva pesante nella disputa tra Ue e Polonia. Bruxelles, insomma, non potrà più permettersi di essere troppo severa.Simone Gianello, ricercatore in Diritto Pubblico Comparato dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, ci racconta la crisi dello Stato di diritto in Polonia. Questa è la quarta puntata dei podcast di Radio Radicale realizzati in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrata il 3 marzo 2023. Fonti audio: il presidente statunitense Joe Biden in visita a Varsavia il 21 febbraio 2023, speech della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen al Parlamento europeo il 7 giugno 2022.

  38. 3

    L’Irlanda del Nord tra instabilità politica e prospettive di riunificazione dell'Isola verde, di Claudio Martinelli

    Una sentenza della Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che le regole sullo status giuridico dell’Irlanda del Nord concordate dal Regno Unito con l’Unione Europea nel Northern Ireland Protocol sono pienamente legittime. Questa soluzione, per la quale il Nord dell'Irlanda resta nel mercato unico europeo tracciando un confine di mare con la Gran Bretagna per evitare il confine di terra tra le due Irlande, non è mai stata accettata dal Dup, il partito unionista per eccellenza. Un anno fa il first minister del governo nordirlandese, il leader del Dup Paul Givan, si è dimesso per protesta e dopo le elezioni anticipate di maggio, che per la prima volta hanno visto la vittoria dello Sinn Fein, il partito oltranzista della comunità cattolica, non è mai stato trovato un accordo di governo. E questa settimana il Parlamento di Londra discuterà il progetto di legge che concede un altro anno di tempo alle forze politiche nordirlandesi per un’intesa. Claudio Martinelli, professore ordinario Diritto pubblico comparato Università di Milano Bicocca, in questo podcast ripercorre le complesse vicende politiche dell’Ulster e le nuove tensioni innescate dalla Brexit, sullo sfondo delle quali si intravede la prospettiva forse non immediata ma contemplata espressamente nell’accordo del Venerdì Santo di un referendum per la riunificazione dell’Irlanda. Questo è un podcast di Radio Radicale realizzato con le Riviste di Diritto pubblico comparato ed europeo. Registrato il 21 febbraio 2023.Voci di repertorio di Paul Givan, già first minister dell'Irlanda del Nord (Dup), Chris Heaton-Harris, secretary of State for Northern Ireland, degli ex primi ministri britannici Tony Blair e David Cameron e dell'attuale primo ministro Rishi Sunak, della vicepresidente dello Sinn Féin, Michelle O'Neill, della presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen.

  39. 2

    La Scozia tra devolution e indipendenza, di Claudio Martinelli

    L’improvviso annuncio delle dimissioni di Nicola Sturgeon da leader dello Scottish National Party e da First Minister del Governo scozzese ha riportato di stretta attualità la questione scozzese, rimettendola al centro del dibattito politico britannico. Ce la racconta il professor Claudio Martinelli, ordinario di diritto pubblico comparato all'Università di Milano Bicocca. Questa è la seconda puntata dei podcast di Radio Radicale realizzati in collaborazione con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrato il 17 febbraio 2023

  40. 1

    L'autonomia differenziata, di Francesco Palermo

    Il 2 febbraio 2023 il Consiglio dei ministri ha avviato il percorso del disegno di legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata. Secondo il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, si tratta una riforma necessaria per rinnovare e modernizzare l’Italia. Ma le critiche sono state molte, anche da quei partiti dell’opposizione che in passato si erano detti favorevoli a una maggiore autonomia. Si chiede soprattutto una definizione preventiva dei Livelli esseziali di prestazioni in modo da garantire l’uniformità di diritti civili e sociali. Con il professor Francesco Palermo, docente ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Verona e direttore dell'Istituto di studi federali comparati di Eurac, approfondiamo il progetto di riforma. Cosa prevede, lo strumento prescelto, il procedimento necessario per l’approvazione, le analogie con altri Paesi e l'impatto con l’autonomia speciale italiana, l'eventuale bilanciamento tra uniformità e asimmetrie. Questo è il primo dei podcast di Radio Radicale realizzati in collaborazione con I podcast di Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo. Registrato il 10 febbraio 2023.

Type above to search every episode's transcript for a word or phrase. Matches are scoped to this podcast.

Searching…

We're indexing this podcast's transcripts for the first time — this can take a minute or two. We'll show results as soon as they're ready.

No matches for "" in this podcast's transcripts.

Showing of matches

No topics indexed yet for this podcast.

Loading reviews...

ABOUT THIS SHOW

I podcast di Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo

HOSTED BY

Roberta Jannuzzi

Produced by Radio Radicale

Frequently Asked Questions

How many episodes does Diritto comparato e attualità internazionale have?

Diritto comparato e attualità internazionale currently has 40 episodes available on PodParley. New episodes are automatically indexed when they're published to the podcast feed.

What is Diritto comparato e attualità internazionale about?

I podcast di Radio Radicale con le Riviste di diritto pubblico comparato ed europeo

How often does Diritto comparato e attualità internazionale release new episodes?

Diritto comparato e attualità internazionale has 40 episodes. Check the episode list to see recent publication dates and frequency.

Where can I listen to Diritto comparato e attualità internazionale?

You can listen to Diritto comparato e attualità internazionale on PodParley by clicking any episode. We provide an embedded audio player for direct listening, and you can also subscribe via your preferred podcast app using the RSS feed.

Who hosts Diritto comparato e attualità internazionale?

Diritto comparato e attualità internazionale is created and hosted by Roberta Jannuzzi.
URL copied to clipboard!