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Gli articoli di Valori.it
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La città che assorbe: gestire l'acqua e i rifiuti nell'era degli eventi estremi
Le città coprono il 4% del territorio del Vecchio Continente, eppure è qui che vive la maggior parte degli europei, si consuma oltre il 60% dell'energia globale e si produce circa il 75% delle emissioni di CO2. La crisi climatica non è un fenomeno lontano: si misura nell'aria che respiriamo, nell'acqua che non defluisce dopo un nubifragio, nel calore che si accumula tra il cemento d'agosto. Le città sono al tempo stesso le principali responsabili del problema e il luogo in cui il problema si può affrontare con più efficacia.Eppure le città sono spesso sole. Le politiche di resilienza climatica dipendono quasi esclusivamente dalle entrate municipali e dai fondi europei, e solo una su due ha una voce di bilancio dedicata. Questo dossier racconta le città che stanno già cambiando – le piste ciclabili di Parigi, le piazze-spugna di Copenaghen, i biodigestori di Milano, le superillas di Barcellona – non come esempi irraggiungibili, ma come prove che un'altra città è già in costruzione. Le città possibili, appunto. Gli articoli che compongono il dossier: Meno auto, più alberi: come le città europee stanno ripensando lo spazio pubblicoGrenoble ha rimosso i cartelloni per piantare alberi. Parigi ha triplicato le biciclette. Le città europee stanno ridisegnando lo spazio pubblico – e la qualità dell'ariaLa città che assorbe: gestire l'acqua e i rifiuti nell'era degli eventi estremiPiazze che si allagano, scarti organici che diventano biometano. Le città più innovative hanno trasformato acqua e rifiuti da problema a risorsaInvestire oggi o pagare domani: perché la transizione urbana non è un costoOgni euro speso in prevenzione ne risparmia fino a dieci in danni. I numeri dimostrano che la transizione urbana conviene – e che non farla costa di piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/citta-possibili/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Meno auto, più alberi: come le città europee stanno ripensando lo spazio pubblico
Le città coprono il 4% del territorio del Vecchio Continente, eppure è qui che vive la maggior parte degli europei, si consuma oltre il 60% dell'energia globale e si produce circa il 75% delle emissioni di CO2. La crisi climatica non è un fenomeno lontano: si misura nell'aria che respiriamo, nell'acqua che non defluisce dopo un nubifragio, nel calore che si accumula tra il cemento d'agosto. Le città sono al tempo stesso le principali responsabili del problema e il luogo in cui il problema si può affrontare con più efficacia.Eppure le città sono spesso sole. Le politiche di resilienza climatica dipendono quasi esclusivamente dalle entrate municipali e dai fondi europei, e solo una su due ha una voce di bilancio dedicata. Questo dossier racconta le città che stanno già cambiando – le piste ciclabili di Parigi, le piazze-spugna di Copenaghen, i biodigestori di Milano, le superillas di Barcellona – non come esempi irraggiungibili, ma come prove che un'altra città è già in costruzione. Le città possibili, appunto. Gli articoli che compongono il dossier: Meno auto, più alberi: come le città europee stanno ripensando lo spazio pubblicoGrenoble ha rimosso i cartelloni per piantare alberi. Parigi ha triplicato le biciclette. Le città europee stanno ridisegnando lo spazio pubblico – e la qualità dell'ariaLa città che assorbe: gestire l'acqua e i rifiuti nell'era degli eventi estremiPiazze che si allagano, scarti organici che diventano biometano. Le città più innovative hanno trasformato acqua e rifiuti da problema a risorsaInvestire oggi o pagare domani: perché la transizione urbana non è un costoOgni euro speso in prevenzione ne risparmia fino a dieci in danni. I numeri dimostrano che la transizione urbana conviene – e che non farla costa di piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/citta-possibili/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Investire oggi o pagare domani: perché la transizione urbana non è un costo
Le città coprono il 4% del territorio del Vecchio Continente, eppure è qui che vive la maggior parte degli europei, si consuma oltre il 60% dell'energia globale e si produce circa il 75% delle emissioni di CO2. La crisi climatica non è un fenomeno lontano: si misura nell'aria che respiriamo, nell'acqua che non defluisce dopo un nubifragio, nel calore che si accumula tra il cemento d'agosto. Le città sono al tempo stesso le principali responsabili del problema e il luogo in cui il problema si può affrontare con più efficacia.Eppure le città sono spesso sole. Le politiche di resilienza climatica dipendono quasi esclusivamente dalle entrate municipali e dai fondi europei, e solo una su due ha una voce di bilancio dedicata. Questo dossier racconta le città che stanno già cambiando – le piste ciclabili di Parigi, le piazze-spugna di Copenaghen, i biodigestori di Milano, le superillas di Barcellona – non come esempi irraggiungibili, ma come prove che un'altra città è già in costruzione. Le città possibili, appunto. Gli articoli che compongono il dossier: Meno auto, più alberi: come le città europee stanno ripensando lo spazio pubblicoGrenoble ha rimosso i cartelloni per piantare alberi. Parigi ha triplicato le biciclette. Le città europee stanno ridisegnando lo spazio pubblico – e la qualità dell'ariaLa città che assorbe: gestire l'acqua e i rifiuti nell'era degli eventi estremiPiazze che si allagano, scarti organici che diventano biometano. Le città più innovative hanno trasformato acqua e rifiuti da problema a risorsaInvestire oggi o pagare domani: perché la transizione urbana non è un costoOgni euro speso in prevenzione ne risparmia fino a dieci in danni. I numeri dimostrano che la transizione urbana conviene – e che non farla costa di piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/citta-possibili/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Riso amaro: nelle risaie il caldo estremo si paga sulla pelle dei braccianti
Il riso sfama più della metà dell'umanità. Lo coltivano centinaia di milioni di persone, lo consumano miliardi. È antico quanto l'agricoltura stessa, eppure non è mai stato così fragile. La crisi climatica ne minaccia le rese, comprime le finestre di semina, moltiplica i parassiti. Ma il riso non è solo una coltura a rischio: è anche un detonatore politico. Quando il suo prezzo esplode, cadono i governi. Quando le esportazioni si bloccano, si innescano crisi umanitarie globali.Dietro ogni chicco c'è una filiera che concentra il potere in alto e scarica il rischio in basso: sui braccianti esposti al caldo estremo, sui piccoli produttori senza reti di protezione, sui consumatori più poveri che non possono permettersi di mangiare altro. E su un Pianeta che non può più garantire le condizioni di cui il riso ha bisogno per crescere.Questo dossier racconta tutto questo: la coltura, il lavoro, la filiera, la geopolitica. Perché nel riso, come spesso accade, si vede il mondo.Gli articoli che compongono il dossier:Il clima che mette a rischio la coltura più fragile del mondoSiccità, calore estremo, alluvioni: la crisi climatica minaccia la risicoltura. E le soluzioni per adattarsi rischiano di creare nuovi problemiNelle risaie il caldo estremo si paga sulla pelle dei bracciantiCaldo estremo, paghe ridotte, caporalato: nelle risaie la crisi climatica si scarica sui braccianti. L'anello più debole della filiera paga il contoChi controlla la filiera del riso decide chi paga il prezzo della crisiQualsiasi sarà la strategia per il futuro della produzione del riso, deve essere delineata con attenzione a tutti gli attori della filieraPerché il prezzo del riso può far cadere un governoQuando il prezzo del riso esplode, cadono i governi. Dal 2008 a oggi, il riso è un'arma geopolitica che nessun mercato finanziario riesce ad assorbireLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/riso/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Riso amaro: perché il prezzo del riso può far cadere un governo
Il riso sfama più della metà dell'umanità. Lo coltivano centinaia di milioni di persone, lo consumano miliardi. È antico quanto l'agricoltura stessa, eppure non è mai stato così fragile. La crisi climatica ne minaccia le rese, comprime le finestre di semina, moltiplica i parassiti. Ma il riso non è solo una coltura a rischio: è anche un detonatore politico. Quando il suo prezzo esplode, cadono i governi. Quando le esportazioni si bloccano, si innescano crisi umanitarie globali.Dietro ogni chicco c'è una filiera che concentra il potere in alto e scarica il rischio in basso: sui braccianti esposti al caldo estremo, sui piccoli produttori senza reti di protezione, sui consumatori più poveri che non possono permettersi di mangiare altro. E su un Pianeta che non può più garantire le condizioni di cui il riso ha bisogno per crescere.Questo dossier racconta tutto questo: la coltura, il lavoro, la filiera, la geopolitica. Perché nel riso, come spesso accade, si vede il mondo.Gli articoli che compongono il dossier:Il clima che mette a rischio la coltura più fragile del mondoSiccità, calore estremo, alluvioni: la crisi climatica minaccia la risicoltura. E le soluzioni per adattarsi rischiano di creare nuovi problemiNelle risaie il caldo estremo si paga sulla pelle dei bracciantiCaldo estremo, paghe ridotte, caporalato: nelle risaie la crisi climatica si scarica sui braccianti. L'anello più debole della filiera paga il contoChi controlla la filiera del riso decide chi paga il prezzo della crisiQualsiasi sarà la strategia per il futuro della produzione del riso, deve essere delineata con attenzione a tutti gli attori della filieraPerché il prezzo del riso può far cadere un governoQuando il prezzo del riso esplode, cadono i governi. Dal 2008 a oggi, il riso è un'arma geopolitica che nessun mercato finanziario riesce ad assorbireLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/riso/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Riso amaro: chi controlla la filiera decide chi paga il prezzo della crisi
Il riso sfama più della metà dell'umanità. Lo coltivano centinaia di milioni di persone, lo consumano miliardi. È antico quanto l'agricoltura stessa, eppure non è mai stato così fragile. La crisi climatica ne minaccia le rese, comprime le finestre di semina, moltiplica i parassiti. Ma il riso non è solo una coltura a rischio: è anche un detonatore politico. Quando il suo prezzo esplode, cadono i governi. Quando le esportazioni si bloccano, si innescano crisi umanitarie globali.Dietro ogni chicco c'è una filiera che concentra il potere in alto e scarica il rischio in basso: sui braccianti esposti al caldo estremo, sui piccoli produttori senza reti di protezione, sui consumatori più poveri che non possono permettersi di mangiare altro. E su un Pianeta che non può più garantire le condizioni di cui il riso ha bisogno per crescere.Questo dossier racconta tutto questo: la coltura, il lavoro, la filiera, la geopolitica. Perché nel riso, come spesso accade, si vede il mondo.Gli articoli che compongono il dossier:Il clima che mette a rischio la coltura più fragile del mondoSiccità, calore estremo, alluvioni: la crisi climatica minaccia la risicoltura. E le soluzioni per adattarsi rischiano di creare nuovi problemiNelle risaie il caldo estremo si paga sulla pelle dei bracciantiCaldo estremo, paghe ridotte, caporalato: nelle risaie la crisi climatica si scarica sui braccianti. L'anello più debole della filiera paga il contoChi controlla la filiera del riso decide chi paga il prezzo della crisiQualsiasi sarà la strategia per il futuro della produzione del riso, deve essere delineata con attenzione a tutti gli attori della filieraPerché il prezzo del riso può far cadere un governoQuando il prezzo del riso esplode, cadono i governi. Dal 2008 a oggi, il riso è un'arma geopolitica che nessun mercato finanziario riesce ad assorbireLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/riso/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Riso amaro: Ii clima che mette a rischio la coltura più fragile del mondo
Il riso sfama più della metà dell'umanità. Lo coltivano centinaia di milioni di persone, lo consumano miliardi. È antico quanto l'agricoltura stessa, eppure non è mai stato così fragile. La crisi climatica ne minaccia le rese, comprime le finestre di semina, moltiplica i parassiti. Ma il riso non è solo una coltura a rischio: è anche un detonatore politico. Quando il suo prezzo esplode, cadono i governi. Quando le esportazioni si bloccano, si innescano crisi umanitarie globali.Dietro ogni chicco c'è una filiera che concentra il potere in alto e scarica il rischio in basso: sui braccianti esposti al caldo estremo, sui piccoli produttori senza reti di protezione, sui consumatori più poveri che non possono permettersi di mangiare altro. E su un Pianeta che non può più garantire le condizioni di cui il riso ha bisogno per crescere.Questo dossier racconta tutto questo: la coltura, il lavoro, la filiera, la geopolitica. Perché nel riso, come spesso accade, si vede il mondo.Gli articoli che compongono il dossier:Il clima che mette a rischio la coltura più fragile del mondoSiccità, calore estremo, alluvioni: la crisi climatica minaccia la risicoltura. E le soluzioni per adattarsi rischiano di creare nuovi problemiNelle risaie il caldo estremo si paga sulla pelle dei bracciantiCaldo estremo, paghe ridotte, caporalato: nelle risaie la crisi climatica si scarica sui braccianti. L'anello più debole della filiera paga il contoChi controlla la filiera del riso decide chi paga il prezzo della crisiQualsiasi sarà la strategia per il futuro della produzione del riso, deve essere delineata con attenzione a tutti gli attori della filieraPerché il prezzo del riso può far cadere un governoQuando il prezzo del riso esplode, cadono i governi. Dal 2008 a oggi, il riso è un'arma geopolitica che nessun mercato finanziario riesce ad assorbireLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/riso/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Dalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnl
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l'Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all'Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un'altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.Gli articoli che compongono il dossier: Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitenseUn viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificatiDa Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del frackingIl giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l'export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di EniIn Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche compliciTotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzioNell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefattoMentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischioDalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnlDalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnlLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/gas-naturale-liquefatto/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Nell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefatto
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l'Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all'Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un'altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.Gli articoli che compongono il dossier: Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitenseUn viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificatiDa Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del frackingIl giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l'export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di EniIn Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche compliciTotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzioNell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefattoMentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischioDalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnlDalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnlLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/gas-naturale-liquefatto/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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In Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche complici
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l'Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all'Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un'altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.Gli articoli che compongono il dossier: Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitenseUn viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificatiDa Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del frackingIl giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l'export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di EniIn Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche compliciTotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzioNell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefattoMentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischioDalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnlDalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnlLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/gas-naturale-liquefatto/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Da Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del fracking
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l'Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all'Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un'altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.Gli articoli che compongono il dossier: Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitenseUn viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificatiDa Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del frackingIl giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l'export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di EniIn Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche compliciTotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzioNell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefattoMentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischioDalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnlDalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnlLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/gas-naturale-liquefatto/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitense
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l'Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all'Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un'altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.Gli articoli che compongono il dossier: Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitenseUn viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificatiDa Vaca Muerta all'Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del frackingIl giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l'export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di EniIn Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche compliciTotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzioNell'Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefattoMentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischioDalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnlDalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnlLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/gas-naturale-liquefatto/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Le guerre invisibili: a Gaza le stragi continuano nonostante il cessate il fuoco
Ci sono guerre che riempiono i telegiornali e guerre che non esistono. Non perché manchino i morti, i profughi, le città rase al suolo, ma perché mancano le telecamere, gli interessi geopolitici, l'attenzione dei mercati. Eppure continuano: in Sudan, nel Myanmar, nello Yemen, nel Sahel e altrove. Lontani dai riflettori, questi conflitti si nutrono di armi vendute legalmente, di risorse contese, di Stati fragili abbandonati dalla comunità internazionale.Raccontarle non è solo un dovere giornalistico: è un atto politico. Perché dimenticare una guerra non la ferma, la prolunga.Gli articoli che compongono il dossier: Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicitàTrentadue guerre attive, milioni di civili invisibili. Raffaele Crocco spiega perché il silenzio sui conflitti dimenticati non è distrazione: è scelta politicaLe guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontanoTrentadue guerre attive, ventidue aree di crisi. L'Atlante delle guerre 2026 racconta i conflitti che non fanno notizia e le ragioni economiche che li alimentanoLe guerre invisibili: neocolonialismo in Africa, femminicidi in America LatinaDal neocolonialismo africano ai femminicidi latinoamericani: le guerre che non fanno notizia ma devastano milioni di persone ogni giornoLe guerre invisibili: la guerra civile ignorata in SudanIl Sudan è nel terzo anno di guerra civile. Un genocidio in corso, milioni di sfollati e nessuna attenzione internazionale. Il conflitto più ignorato del mondoLe guerre invisibili: a Gaza le stragi non si fermanoIl cessate il fuoco a Gaza non ha fermato le uccisioni. I dati parlano di un massacro in corso che il mondo ha smesso di guardareLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/guerre-invisibili/Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Le guerre invisibili: la guerra civile in Sudan, il conflitto più ignorato del mondo
Ci sono guerre che riempiono i telegiornali e guerre che non esistono. Non perché manchino i morti, i profughi, le città rase al suolo, ma perché mancano le telecamere, gli interessi geopolitici, l'attenzione dei mercati. Eppure continuano: in Sudan, nel Myanmar, nello Yemen, nel Sahel e altrove. Lontani dai riflettori, questi conflitti si nutrono di armi vendute legalmente, di risorse contese, di Stati fragili abbandonati dalla comunità internazionale.Raccontarle non è solo un dovere giornalistico: è un atto politico. Perché dimenticare una guerra non la ferma, la prolunga.Gli articoli che compongono il dossier: Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicitàTrentadue guerre attive, milioni di civili invisibili. Raffaele Crocco spiega perché il silenzio sui conflitti dimenticati non è distrazione: è scelta politicaLe guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontanoTrentadue guerre attive, ventidue aree di crisi. L'Atlante delle guerre 2026 racconta i conflitti che non fanno notizia e le ragioni economiche che li alimentanoLe guerre invisibili: neocolonialismo in Africa, femminicidi in America LatinaDal neocolonialismo africano ai femminicidi latinoamericani: le guerre che non fanno notizia ma devastano milioni di persone ogni giornoLe guerre invisibili: la guerra civile ignorata in SudanIl Sudan è nel terzo anno di guerra civile. Un genocidio in corso, milioni di sfollati e nessuna attenzione internazionale. Il conflitto più ignorato del mondoLe guerre invisibili: a Gaza le stragi non si fermanoIl cessate il fuoco a Gaza non ha fermato le uccisioni. I dati parlano di un massacro in corso che il mondo ha smesso di guardareLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/guerre-invisibili/
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Le guerre invisibili: dal neocolonialismo in Africa ai femminicidi in America Latina
Ci sono guerre che riempiono i telegiornali e guerre che non esistono. Non perché manchino i morti, i profughi, le città rase al suolo, ma perché mancano le telecamere, gli interessi geopolitici, l'attenzione dei mercati. Eppure continuano: in Sudan, nel Myanmar, nello Yemen, nel Sahel e altrove. Lontani dai riflettori, questi conflitti si nutrono di armi vendute legalmente, di risorse contese, di Stati fragili abbandonati dalla comunità internazionale.Raccontarle non è solo un dovere giornalistico: è un atto politico. Perché dimenticare una guerra non la ferma, la prolunga.Gli articoli che compongono il dossier: Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicitàTrentadue guerre attive, milioni di civili invisibili. Raffaele Crocco spiega perché il silenzio sui conflitti dimenticati non è distrazione: è scelta politicaLe guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontanoTrentadue guerre attive, ventidue aree di crisi. L'Atlante delle guerre 2026 racconta i conflitti che non fanno notizia e le ragioni economiche che li alimentanoLe guerre invisibili: neocolonialismo in Africa, femminicidi in America LatinaDal neocolonialismo africano ai femminicidi latinoamericani: le guerre che non fanno notizia ma devastano milioni di persone ogni giornoLe guerre invisibili: la guerra civile ignorata in SudanIl Sudan è nel terzo anno di guerra civile. Un genocidio in corso, milioni di sfollati e nessuna attenzione internazionale. Il conflitto più ignorato del mondoLe guerre invisibili: a Gaza le stragi non si fermanoIl cessate il fuoco a Gaza non ha fermato le uccisioni. I dati parlano di un massacro in corso che il mondo ha smesso di guardareLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/guerre-invisibili/
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Le guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontano
Ci sono guerre che riempiono i telegiornali e guerre che non esistono. Non perché manchino i morti, i profughi, le città rase al suolo, ma perché mancano le telecamere, gli interessi geopolitici, l'attenzione dei mercati. Eppure continuano: in Sudan, nel Myanmar, nello Yemen, nel Sahel e altrove. Lontani dai riflettori, questi conflitti si nutrono di armi vendute legalmente, di risorse contese, di Stati fragili abbandonati dalla comunità internazionale.Raccontarle non è solo un dovere giornalistico: è un atto politico. Perché dimenticare una guerra non la ferma, la prolunga.Gli articoli che compongono il dossier: Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicitàTrentadue guerre attive, milioni di civili invisibili. Raffaele Crocco spiega perché il silenzio sui conflitti dimenticati non è distrazione: è scelta politicaLe guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontanoTrentadue guerre attive, ventidue aree di crisi. L'Atlante delle guerre 2026 racconta i conflitti che non fanno notizia e le ragioni economiche che li alimentanoLe guerre invisibili: neocolonialismo in Africa, femminicidi in America LatinaDal neocolonialismo africano ai femminicidi latinoamericani: le guerre che non fanno notizia ma devastano milioni di persone ogni giornoLe guerre invisibili: la guerra civile ignorata in SudanIl Sudan è nel terzo anno di guerra civile. Un genocidio in corso, milioni di sfollati e nessuna attenzione internazionale. Il conflitto più ignorato del mondoLe guerre invisibili: a Gaza le stragi non si fermanoIl cessate il fuoco a Gaza non ha fermato le uccisioni. I dati parlano di un massacro in corso che il mondo ha smesso di guardareLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/guerre-invisibili/
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Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicità
Ci sono guerre che riempiono i telegiornali e guerre che non esistono. Non perché manchino i morti, i profughi, le città rase al suolo, ma perché mancano le telecamere, gli interessi geopolitici, l'attenzione dei mercati. Eppure continuano: in Sudan, nel Myanmar, nello Yemen, nel Sahel e altrove. Lontani dai riflettori, questi conflitti si nutrono di armi vendute legalmente, di risorse contese, di Stati fragili abbandonati dalla comunità internazionale.Raccontarle non è solo un dovere giornalistico: è un atto politico. Perché dimenticare una guerra non la ferma, la prolunga.Gli articoli che compongono il dossier: Le guerre invisibili: il silenzio sui conflitti dimenticati è complicitàTrentadue guerre attive, milioni di civili invisibili. Raffaele Crocco spiega perché il silenzio sui conflitti dimenticati non è distrazione: è scelta politicaLe guerre invisibili: trentadue conflitti che i media non raccontanoTrentadue guerre attive, ventidue aree di crisi. L'Atlante delle guerre 2026 racconta i conflitti che non fanno notizia e le ragioni economiche che li alimentanoLe guerre invisibili: neocolonialismo in Africa, femminicidi in America LatinaDal neocolonialismo africano ai femminicidi latinoamericani: le guerre che non fanno notizia ma devastano milioni di persone ogni giornoLe guerre invisibili: la guerra civile ignorata in SudanIl Sudan è nel terzo anno di guerra civile. Un genocidio in corso, milioni di sfollati e nessuna attenzione internazionale. Il conflitto più ignorato del mondoLe guerre invisibili: a Gaza le stragi non si fermanoIl cessate il fuoco a Gaza non ha fermato le uccisioni. I dati parlano di un massacro in corso che il mondo ha smesso di guardareLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/guerre-invisibili/
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Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la moda
La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.Gli articoli che compongono il dossier: Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la modaPoliestere, cotone, viscosa: dietro le fibre tessili si nasconde un modello fossile e iperproduttivo. Un viaggio nei materiali che vestono il mondoNelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibileCosa succede davvero nelle fabbriche della moda: chimica dei tessuti, acqua contaminata e lavoro invisibileDentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenzaTra brand e fabbriche esiste una rete invisibile di intermediari, marketing e logistica. Così la moda frammenta la produzione e diluisce le responsabilitàFast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestitiPerché compriamo così tanti vestiti? Dal decluttering al second hand, cosa succede davvero agli abiti nella filiera globale della modaDentro l’armadio dei lettori di ValoriUn sondaggio tra i lettori di Valori racconta abitudini di acquisto, percezione della sostenibilità e cosa succede ai vestiti che non si usano piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/fast-fashion-moda-sostenibile/
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Fast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestiti
La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.Gli articoli che compongono il dossier: Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la modaPoliestere, cotone, viscosa: dietro le fibre tessili si nasconde un modello fossile e iperproduttivo. Un viaggio nei materiali che vestono il mondoNelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibileCosa succede davvero nelle fabbriche della moda: chimica dei tessuti, acqua contaminata e lavoro invisibileDentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenzaTra brand e fabbriche esiste una rete invisibile di intermediari, marketing e logistica. Così la moda frammenta la produzione e diluisce le responsabilitàFast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestitiPerché compriamo così tanti vestiti? Dal decluttering al second hand, cosa succede davvero agli abiti nella filiera globale della modaDentro l’armadio dei lettori di ValoriUn sondaggio tra i lettori di Valori racconta abitudini di acquisto, percezione della sostenibilità e cosa succede ai vestiti che non si usano piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/fast-fashion-moda-sostenibile/
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Nelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibile
La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.Gli articoli che compongono il dossier: Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la modaPoliestere, cotone, viscosa: dietro le fibre tessili si nasconde un modello fossile e iperproduttivo. Un viaggio nei materiali che vestono il mondoNelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibileCosa succede davvero nelle fabbriche della moda: chimica dei tessuti, acqua contaminata e lavoro invisibileDentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenzaTra brand e fabbriche esiste una rete invisibile di intermediari, marketing e logistica. Così la moda frammenta la produzione e diluisce le responsabilitàFast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestitiPerché compriamo così tanti vestiti? Dal decluttering al second hand, cosa succede davvero agli abiti nella filiera globale della modaDentro l’armadio dei lettori di ValoriUn sondaggio tra i lettori di Valori racconta abitudini di acquisto, percezione della sostenibilità e cosa succede ai vestiti che non si usano piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/fast-fashion-moda-sostenibile/
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Dentro l'armadio dei lettori di Valori
La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.Gli articoli che compongono il dossier: Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la modaPoliestere, cotone, viscosa: dietro le fibre tessili si nasconde un modello fossile e iperproduttivo. Un viaggio nei materiali che vestono il mondoNelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibileCosa succede davvero nelle fabbriche della moda: chimica dei tessuti, acqua contaminata e lavoro invisibileDentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenzaTra brand e fabbriche esiste una rete invisibile di intermediari, marketing e logistica. Così la moda frammenta la produzione e diluisce le responsabilitàFast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestitiPerché compriamo così tanti vestiti? Dal decluttering al second hand, cosa succede davvero agli abiti nella filiera globale della modaDentro l’armadio dei lettori di ValoriUn sondaggio tra i lettori di Valori racconta abitudini di acquisto, percezione della sostenibilità e cosa succede ai vestiti che non si usano piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/fast-fashion-moda-sostenibile/
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Dentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenza
La moda non è solo stile. È una filiera globale che parte dalle fibre – naturali o sintetiche –, attraversa fabbriche e intermediari, si nutre di marketing e velocità e finisce nei nostri armadi sempre più pieni. Dietro ogni capo si muove un sistema complesso: impatti ambientali, lavoro invisibile, logistica accelerata, sovrapproduzione e consumo continuo. Il problema non è soltanto la fast fashion, ma il modello che la rende possibile.Gli articoli che compongono il dossier: Fibre tessili e impatto ambientale: da dove inizia la modaPoliestere, cotone, viscosa: dietro le fibre tessili si nasconde un modello fossile e iperproduttivo. Un viaggio nei materiali che vestono il mondoNelle fabbriche della moda: chimica, acqua e lavoro invisibileCosa succede davvero nelle fabbriche della moda: chimica dei tessuti, acqua contaminata e lavoro invisibileDentro la moda globale: intermediari, marketing e trasparenzaTra brand e fabbriche esiste una rete invisibile di intermediari, marketing e logistica. Così la moda frammenta la produzione e diluisce le responsabilitàFast consumption: perché compriamo così tanto e dove finiscono i vestitiPerché compriamo così tanti vestiti? Dal decluttering al second hand, cosa succede davvero agli abiti nella filiera globale della modaDentro l’armadio dei lettori di ValoriUn sondaggio tra i lettori di Valori racconta abitudini di acquisto, percezione della sostenibilità e cosa succede ai vestiti che non si usano piùLeggi il dossier online: https://valori.it/dossier/fast-fashion-moda-sostenibile/
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Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.Gli articoli che compongono il dossier: Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessariaTassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto socialeTassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezzaTassare le eredità: quanto (e come) si paga in EuropaDalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianzeTassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianzeIl nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessariaTassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tuttiUn estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia socialeTassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in FranciaLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/tassazione-grandi-patrimoni/
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Tassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tutti
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.Gli articoli che compongono il dossier: Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessariaTassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto socialeTassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezzaTassare le eredità: quanto (e come) si paga in EuropaDalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianzeTassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianzeIl nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessariaTassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tuttiUn estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia socialeTassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in FranciaLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/tassazione-grandi-patrimoni/
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Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.Gli articoli che compongono il dossier: Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessariaTassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto socialeTassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezzaTassare le eredità: quanto (e come) si paga in EuropaDalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianzeTassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianzeIl nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessariaTassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tuttiUn estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia socialeTassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in FranciaLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/tassazione-grandi-patrimoni/
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Tassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.Gli articoli che compongono il dossier: Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessariaTassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto socialeTassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezzaTassare le eredità: quanto (e come) si paga in EuropaDalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianzeTassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianzeIl nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessariaTassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tuttiUn estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia socialeTassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in FranciaLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/tassazione-grandi-patrimoni/
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Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessaria
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.Gli articoli che compongono il dossier: Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessariaTassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto socialeTassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezzaTassare le eredità: quanto (e come) si paga in EuropaDalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianzeTassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianzeIl nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessariaTassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tuttiUn estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia socialeTassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in FranciaLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/tassazione-grandi-patrimoni/
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Dove la mensa funziona: i modelli che cambiano il piatto
Le mense scolastiche in Italia sono uno snodo cruciale dove si intrecciano diritti, disuguaglianze, salute pubblica e crisi climatica. “Il cibo che educa” è un dossier di Valori.it che entra in uno dei luoghi meno visibili del nostro welfare per raccontare un servizio essenziale, troppo spesso trascurato. Perché da ciò che finisce nel piatto delle bambine e dei bambini non dipende solo la qualità del loro pranzo, ma l’idea stessa di futuro che stiamo costruendo.Gli articoli che compongono il dossier: Mense scolastiche in Italia: un diritto a metàUn viaggio nei numeri, nelle regole e nelle fratture del sistema mense: costi, qualità, Nord-Sud e il ruolo del pasto come dirittoQuando la mensa diventa politica climaticaDalle scuole alle città, la mensa diventa strumento per ridurre emissioni, cambiare abitudini alimentari e trasformare la spesa pubblica in politica climatica.Dove la mensa funziona: i modelli che cambiano il piattoStorie e modelli concreti di mense che funzionano: città, cooperative e scuole che sperimentano filiere locali, menù sostenibili e partecipazione delle famiglie.«La mensa è parte dell’educazione»: perché il pasto è un atto politicoClaudia Pratelli, assessora alla Scuola di Roma Capitale, racconta perché il pasto scolastico è parte del percorso educativo, leva contro le disuguaglianze e strumento concreto di politica pubblicaCosa raccontano le famiglie sulle mense scolasticheLe voci di ottanta famiglie rivelano qualità, problemi e disuguaglianze delle mense scolastiche italiane, tra igiene, nutrizione, partecipazione e richieste di maggiore equitàLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/mense-scolastiche/
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Cosa raccontano le famiglie sulle mense scolastiche
Le mense scolastiche in Italia sono uno snodo cruciale dove si intrecciano diritti, disuguaglianze, salute pubblica e crisi climatica. “Il cibo che educa” è un dossier di Valori.it che entra in uno dei luoghi meno visibili del nostro welfare per raccontare un servizio essenziale, troppo spesso trascurato. Perché da ciò che finisce nel piatto delle bambine e dei bambini non dipende solo la qualità del loro pranzo, ma l’idea stessa di futuro che stiamo costruendo.Gli articoli che compongono il dossier: Mense scolastiche in Italia: un diritto a metàUn viaggio nei numeri, nelle regole e nelle fratture del sistema mense: costi, qualità, Nord-Sud e il ruolo del pasto come dirittoQuando la mensa diventa politica climaticaDalle scuole alle città, la mensa diventa strumento per ridurre emissioni, cambiare abitudini alimentari e trasformare la spesa pubblica in politica climatica.Dove la mensa funziona: i modelli che cambiano il piattoStorie e modelli concreti di mense che funzionano: città, cooperative e scuole che sperimentano filiere locali, menù sostenibili e partecipazione delle famiglie.«La mensa è parte dell’educazione»: perché il pasto è un atto politicoClaudia Pratelli, assessora alla Scuola di Roma Capitale, racconta perché il pasto scolastico è parte del percorso educativo, leva contro le disuguaglianze e strumento concreto di politica pubblicaCosa raccontano le famiglie sulle mense scolasticheLe voci di ottanta famiglie rivelano qualità, problemi e disuguaglianze delle mense scolastiche italiane, tra igiene, nutrizione, partecipazione e richieste di maggiore equitàLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/mense-scolastiche/
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Mense scolastiche in Italia: un diritto a metà
Le mense scolastiche in Italia sono uno snodo cruciale dove si intrecciano diritti, disuguaglianze, salute pubblica e crisi climatica. “Il cibo che educa” è un dossier di Valori.it che entra in uno dei luoghi meno visibili del nostro welfare per raccontare un servizio essenziale, troppo spesso trascurato. Perché da ciò che finisce nel piatto delle bambine e dei bambini non dipende solo la qualità del loro pranzo, ma l’idea stessa di futuro che stiamo costruendo.Gli articoli che compongono il dossier: Mense scolastiche in Italia: un diritto a metàUn viaggio nei numeri, nelle regole e nelle fratture del sistema mense: costi, qualità, Nord-Sud e il ruolo del pasto come dirittoQuando la mensa diventa politica climaticaDalle scuole alle città, la mensa diventa strumento per ridurre emissioni, cambiare abitudini alimentari e trasformare la spesa pubblica in politica climatica.Dove la mensa funziona: i modelli che cambiano il piattoStorie e modelli concreti di mense che funzionano: città, cooperative e scuole che sperimentano filiere locali, menù sostenibili e partecipazione delle famiglie.«La mensa è parte dell’educazione»: perché il pasto è un atto politicoClaudia Pratelli, assessora alla Scuola di Roma Capitale, racconta perché il pasto scolastico è parte del percorso educativo, leva contro le disuguaglianze e strumento concreto di politica pubblicaCosa raccontano le famiglie sulle mense scolasticheLe voci di ottanta famiglie rivelano qualità, problemi e disuguaglianze delle mense scolastiche italiane, tra igiene, nutrizione, partecipazione e richieste di maggiore equitàLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/mense-scolastiche/
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Quando la mensa diventa politica climatica
Le mense scolastiche in Italia sono uno snodo cruciale dove si intrecciano diritti, disuguaglianze, salute pubblica e crisi climatica. “Il cibo che educa” è un dossier di Valori.it che entra in uno dei luoghi meno visibili del nostro welfare per raccontare un servizio essenziale, troppo spesso trascurato. Perché da ciò che finisce nel piatto delle bambine e dei bambini non dipende solo la qualità del loro pranzo, ma l’idea stessa di futuro che stiamo costruendo.Gli articoli che compongono il dossier: Mense scolastiche in Italia: un diritto a metàUn viaggio nei numeri, nelle regole e nelle fratture del sistema mense: costi, qualità, Nord-Sud e il ruolo del pasto come dirittoQuando la mensa diventa politica climaticaDalle scuole alle città, la mensa diventa strumento per ridurre emissioni, cambiare abitudini alimentari e trasformare la spesa pubblica in politica climatica.Dove la mensa funziona: i modelli che cambiano il piattoStorie e modelli concreti di mense che funzionano: città, cooperative e scuole che sperimentano filiere locali, menù sostenibili e partecipazione delle famiglie.«La mensa è parte dell’educazione»: perché il pasto è un atto politicoClaudia Pratelli, assessora alla Scuola di Roma Capitale, racconta perché il pasto scolastico è parte del percorso educativo, leva contro le disuguaglianze e strumento concreto di politica pubblicaCosa raccontano le famiglie sulle mense scolasticheLe voci di ottanta famiglie rivelano qualità, problemi e disuguaglianze delle mense scolastiche italiane, tra igiene, nutrizione, partecipazione e richieste di maggiore equitàLeggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/mense-scolastiche/
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La solitudine dell’artista in un mercato musicale ridisegnato dai grandi colossi
La finanza si è presa anche la musica. Cataloghi, diritti e streaming sono diventati asset da cui ricavare profitti, e pochi grandi colossi dominano ormai il mercato. Con il risultato di una produzione musicale sempre più standardizzata, che lascia poco spazio alla sperimentazione e alle esperienze indipendenti. Ma se la musica diventa solo un investimento, che ne è del suo valore culturale e collettivo? È la domanda da cui parte il nostro dossier "Another brick in the Wall Street", che analizza dati, voci e prospettive di chi la musica continua a farla, studiarla e viverla.Leggi il dossier online.
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Cosa succede alla musica quando a dominare sono le piattaforme di streaming
La finanza si è presa anche la musica. Cataloghi, diritti e streaming sono diventati asset da cui ricavare profitti, e pochi grandi colossi dominano ormai il mercato. Con il risultato di una produzione musicale sempre più standardizzata, che lascia poco spazio alla sperimentazione e alle esperienze indipendenti. Ma se la musica diventa solo un investimento, che ne è del suo valore culturale e collettivo? È la domanda da cui parte il nostro dossier "Another brick in the Wall Street", che analizza dati, voci e prospettive di chi la musica continua a farla, studiarla e viverla.Leggi il dossier online.
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Come la finanza trasforma i festival in asset finanziari
La finanza si è presa anche la musica. Cataloghi, diritti e streaming sono diventati asset da cui ricavare profitti, e pochi grandi colossi dominano ormai il mercato. Con il risultato di una produzione musicale sempre più standardizzata, che lascia poco spazio alla sperimentazione e alle esperienze indipendenti. Ma se la musica diventa solo un investimento, che ne è del suo valore culturale e collettivo? È la domanda da cui parte il nostro dossier "Another brick in the Wall Street", che analizza dati, voci e prospettive di chi la musica continua a farla, studiarla e viverla.Leggi il dossier online.
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Cosa succede quando la finanza governa la produzione musicale
La finanza si è presa anche la musica. Cataloghi, diritti e streaming sono diventati asset da cui ricavare profitti, e pochi grandi colossi dominano ormai il mercato. Con il risultato di una produzione musicale sempre più standardizzata, che lascia poco spazio alla sperimentazione e alle esperienze indipendenti. Ma se la musica diventa solo un investimento, che ne è del suo valore culturale e collettivo? È la domanda da cui parte il nostro dossier "Another brick in the Wall Street", che analizza dati, voci e prospettive di chi la musica continua a farla, studiarla e viverla.Leggi il dossier online.
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Quando il Sud globale porta la crisi climatica in tribunale
La crisi climatica non è più solo una questione scientifica o politica: oggi si discute anche nelle aule di tribunale. Le cause climatiche – le cosiddette climate litigation – stanno diventando uno strumento sempre più usato per chiamare governi, imprese e attori finanziari a rispondere delle proprie responsabilità."Il clima in trubunale" è un dossier di Valori.it che racconta come si sta evolvendo questo fronte: dalle azioni legali contro la finanza globale, alle sentenze delle corti supreme, fino alla crescita dei contenziosi climatici promossi dai Paesi del Sud globale.Ecco gli articoli che compongono il dossier: Quando la finanza è chiamata a rispondere del climaLe banche e i grandi fondi sotto accusa per gli investimenti in attività inquinanti.Quando la crisi climatica arriva alle corti supremeLe cause che portano la crisi ambientale davanti ai più alti tribunali del mondo.Quando il Sud globale porta la crisi climatica in tribunaleI Paesi più colpiti dalla crisi guidano un nuovo fronte legale per ottenere risarcimenti.Leggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/climate-litigation/
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Quando la crisi climatica arriva alle corti supreme
La crisi climatica non è più solo una questione scientifica o politica: oggi si discute anche nelle aule di tribunale. Le cause climatiche – le cosiddette climate litigation – stanno diventando uno strumento sempre più usato per chiamare governi, imprese e attori finanziari a rispondere delle proprie responsabilità."Il clima in trubunale" è un dossier di Valori.it che racconta come si sta evolvendo questo fronte: dalle azioni legali contro la finanza globale, alle sentenze delle corti supreme, fino alla crescita dei contenziosi climatici promossi dai Paesi del Sud globale.Ecco gli articoli che compongono il dossier: Quando la finanza è chiamata a rispondere del climaLe banche e i grandi fondi sotto accusa per gli investimenti in attività inquinanti.Quando la crisi climatica arriva alle corti supremeLe cause che portano la crisi ambientale davanti ai più alti tribunali del mondo.Quando il Sud globale porta la crisi climatica in tribunaleI Paesi più colpiti dalla crisi guidano un nuovo fronte legale per ottenere risarcimenti.Leggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/climate-litigation/
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Quando la finanza è chiamata a rispondere del clima che cambia
La crisi climatica non è più solo una questione scientifica o politica: oggi si discute anche nelle aule di tribunale. Le cause climatiche – le cosiddette climate litigation – stanno diventando uno strumento sempre più usato per chiamare governi, imprese e attori finanziari a rispondere delle proprie responsabilità."Il clima in trubunale" è un dossier di Valori.it che racconta come si sta evolvendo questo fronte: dalle azioni legali contro la finanza globale, alle sentenze delle corti supreme, fino alla crescita dei contenziosi climatici promossi dai Paesi del Sud globale.Ecco gli articoli che compongono il dossier: Quando la finanza è chiamata a rispondere del climaLe banche e i grandi fondi sotto accusa per gli investimenti in attività inquinanti.Quando la crisi climatica arriva alle corti supremeLe cause che portano la crisi ambientale davanti ai più alti tribunali del mondo.Quando il Sud globale porta la crisi climatica in tribunaleI Paesi più colpiti dalla crisi guidano un nuovo fronte legale per ottenere risarcimenti.Leggi il dossier su Valori.it: https://valori.it/dossier/climate-litigation/
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Finanza senza regole: così le banche ignorano la crisi climatica
Per qualche anno la finanza ha millantato il proprio impegno per il clima, ma i dati dimostrano che ha fatto tutto il contrario.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/finanza-crisi-climatica-senza-regole/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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I disastri ambientali finanziati da banche e istituti di credito
Dalla miniera di carbone in Australia al gas in Mozambico: le banche finanziano progetti fossili legati a gravi disastri ambientali.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/banche-disastri-ambientali-banking-on-climate-chaos-2025/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Banche e clima: falliscono le alleanze e gli impegni volontari
Banking on climate chaos boccia senza appello le policy volontarie e le alleanze per il clima volute dalle banche: servono regole vincolanti.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/banche-clima-impegni-volontari-non-bastano/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Banche spagnole e fossili: 29 miliardi di greenwashing nel 2024
Nel 2024 Santander, BBVA e La Caixa hanno investito quasi 29 miliardi nelle fossili. Il greenwashing bancario spagnolo è sotto i riflettori.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/banche-spagnole-greenwashing-fossili-2024/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Unicredit e Intesa Sanpaolo: banche italiane in prima linea nel finanziare le fossili
Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno investito oltre 11 miliardi di dollari nel 2024 per sostenere progetti fossili. Le banche italiane ignorano la crisi climatica.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/banche-italiane-finanziamenti-fossili-unicredit-intesa-sanpaolo/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Banking on Climate Chaos 2025: due terzi delle banche rilanciano sul fossile
Nel 2024, 48 delle 65 banche monitorate hanno aumentato gli investimenti fossili. È finita l’era del greenwashing, comincia quella del postwashing.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/banche-finanziamenti-fossili-2025/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Banking on Climate Chaos 2025: le banche spingono la finanza fossile
Finanza green? Obiettivi net zero? Accordo di Parigi? I dati di Banking on Climate Chaos spazzano via il greenwashing delle grandi banche.Leggi l'articolo su Valori.it: https://valori.it/finanza-fossile-banking-on-climate-chaos-2025/Leggi il nostro dossier su Banking on Climate Chaos 2025: https://valori.it/dossier/banking-on-climate-chaos-2025/
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Diritti negati nella filiera del caffè
La filiera del caffè è una catena lunga e complessa: spesso lungo le sue maglie si nascondono gravi violazioni dei diritti umani. Trovi l'articolo con link e approfondimenti su Valori.it: https://valori.it/caffe-diritti-umani/
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Caffè e crisi climatica: una filiera sempre più fragile
La crisi climatica mette a rischio la produzione di caffè e la sopravvivenza dei piccoli produttori. Ecco cosa sta accadendo.Trovi l'articolo con link e approfondimenti su Valori.it: https://valori.it/caffe-crisi-climatica/
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Caffè, deforestazione e clima: cosa c’è davvero nella tua tazzina
La produzione di caffè incide su foreste, suoli e clima. Scopri come scegliere il caffè in modo più consapevole.Trovi l'articolo con link e approfondimenti su Valori.it: https://valori.it/caffe-deforestazione-clima/
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