PODCAST · business
Piccoli non sfigati
by conguido.it
Le discussioni di due che hanno una microimpresa e imparano a costruirla a botte di discussioni
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10 errori che speriamo di non ripetere mai più
Quest'anno Guido compie 10 anni, quindi ecco qui 10 errori che abbiamo collezionato (in questi 10 anni, appunto) e che speriamo di non ripetere. Contiene: fischiettamenti, confessioni, molto reggaeton, ricchi premi, cotillon.
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Perché, tu il sabato non lavori?
Per chi lavora in proprio, ogni decisione ha ben più di una sola conseguenza. Ci sono conseguenze immediate – ad esempio passare un weekend di merda a maledirsi per aver tenuto fede a un proprio desiderio – e conseguenze impossibili da prevedere, in cui ci si trova a inciampare quasi senza accorgersene dopo mesi, anni. In questa puntata speciale del podcast – che esce in occasione della Settimana dei piccoli business – le decisioni e le loro conseguenze nascono un venerdì pomeriggio, quasi sera, di inizio estate: loro nascono, e poi bisogna farci i conti.
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La giornata di un pensionato
Quando abbiamo iniziato a mettere giù le idee per questa stagione del podcast Enrica ha proposto quasi subito di usare una puntata per raccontare la giornata di un pensionato, e aveva perfettamente senso. Entrambi abbiamo interessi da pensionati: cucire, camminare, fare a maglia, il giardino, i viaggi, le galline. Poi la pensione è anche un pezzo enorme dei discorsi che si fanno quando si lavora in proprio: chissà se ci andrò mai, chissà quanto prenderemo, chissà se ci saranno ancora soldi, bisogna investire, bisogna fare una pensione integrativa, e così via. La vita del pensionato per noi è fonte di desiderio e di grande invidia: allora una mattina di fine ottobre sono partito e sono andato a trovare mio padre, per passare una giornata da pensionato insieme e per chiedergli come si vive da pensionati, secondo lui.
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Andava tutto così bene 🫠
Qui da noi non ci sono negozi, ma una volta c’era una tipografia. Poi il tipografo è andato in pensione e la tipografia ha chiuso. Gli chiedevano spesso perché non si spostasse dal paese alla città, trentamila abitanti a un quarto d’ora da qui. Rispondeva: «perché poi non finisci più. Da lì devi andare a Torino, poi Torino non basta e devi andare a Milano, e poi? Poi Milano non basta: ma dov’è che basta?» Ci ripensavo mentre a un certo punto dell’intervista Marika dice: ma chi l’ha mai voluta fare l’imprenditrice? Ecco il paesaggio in cui dobbiamo tutti per forza lavorare: l’imprenditrice che fa l’impresa. Se l’impresa non ti riesce: chiudi. Ma se l’impresa ti riesce, invece?
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Lavorare in coppia
Facciamo un caffè? Scendo a bagnare le piante. Ci parliamo un minuto? Sono indietro con le fatture. Chi li prende i bambini oggi? Oggi ho voglia di fare niente. Ti levi che sei davanti alla luce? Mi metto le cuffie. Andiamo a fare un giro io e te? Questa sedia mi sta spaccando i polsi. Mi fai un cappuccino? Basta, finisco stasera. La rifaccio? Vado che ho una call. Stai registrando? Mi ha chiamato la commercialista. Hai fame? Li porto dai miei così vai avanti quanto vuoi. Non mi carica le storie. Ma la newsletter la mandi? Hai dormito stanotte? Come stai?
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Una piccola attività è di tutti?
Quando una piccola attività chiude, di chi è la responsabilità? È Di chi ha deciso di aprire – che nonostante tutte le sue buone intenzioni, poverino, alla fine proprio non ce la poteva fare, e se chiude, in fondo se lo merita anche. Oppure è di chi alla piccola attività ci vive intorno e si accorge di lei soltanto quando sta per chiudere, e allora si dispiace, perché era un negozio così carino, e non era male per nulla passarci davanti, uscendo per una passeggiata, il sabato mattina, con la tazza fumante di caffé da asporto e i bimbi che si trascinano dietro scocciati, e magari entrare per fare una foto al negozio da mettere nelle storie di Instagram (con l'hashtag #sundaymorning), anche se entrarci per comprare, insomma, quello invece è tutto un altro discorso, e Amazon, insomma, Amazon alla fine è così comodo, la sera, spiaggiati sul divano, comprare pigiando un pulsante?Bottega Dispensagrammi è su Instagram, e per chi può andare ad Asti è anche in Via Garetti 32.Noi Libreria ha un sito, è su Instagram e per chi è di Milano, a Milano oppure su Milano (come un dirigibile) è in via delle Leghe 18, Metro Pasteur.Questo è il link diretto per partecipare al crowdfunding di Noi Libreria, fino al 10 novembre.
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Vai virale, e dopo? 🤌
Spaccare, svoltare, fare il botto, fare il salto, andare virali: tutte cose che si fanno col marketing, e di cui noi non sappiamo assolutamente niente. Non ci siamo mai riusciti, non sappiamo come si fa e non ci abbiamo neanche mai provato. Ma sappiamo che è il desiderio inconfessabile di ognuno: magari anche il nostro? L'ignoto è irresistibile, così come il proibito. Allora abbiamo chiesto a tre piccole attività che sono andate virali com'è effettivamente che si sta, quando si è virali, e cosa succede prima, durante e dopo, e se è vero che poi niente sarà mai più come prima, e soprattutto, insomma, se ci sono delle regole, o dei segreti, o dei trucchi – così magari virali riusciamo ad andarci anche noi.
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Ok, Boomer
I boomer li sfottono tutti. Non lavorano quanto lavoriamo noi, non sanno veramente che lavoro facciamo, hanno abitudini ridicole, rispettano molto le gerarchie, non prendono mai ferie, non sanno usare la tastiera del telefono e neanche quella del computer, gli si rompe Google, gli si rompe internet. Questa è l'ultima puntata di questa stagione di podcast e la passiamo insieme: noi, voi e i boomer che conosciamo meglio al mondo.
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La nostra giornata perfetta
Due persone tristi raccontano la loro giornata perfetta. Cosa potrà mai andare storto? Comprende Enrica e i suoi gravi – ma quantomeno consapevoli – problemi con la felicità altrui, la fragranza del profumo di cipolla appena raccolta qualche minuto prima dell'alba, il senso di colpa di fare quello che ti piace, la consapevolezza di aver sbagliato tutto, il desiderio di essere ricchi di famiglia, il bisogno non negoziabile di portare a casa la giornata prima delle nove del mattino, almeno una (ma riprovevole) infrazione dell'altrui proprietà intellettuale.
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Con una mano allatto, con l'altra cerco su Google
Claudia Mandarà lavora come psicologa e psicoterapeuta, ha avuto un figlio, ne aspetta un'altra: quando l'ha saputo ha provato paura, un senso di tristezza e di perdita. Cristina Portolano lavora come fumettista e illustratrice, ha inserito sua figlia al nido, ha ripreso a lavorare da poco: non è mai stata così incazzata come da quando è rimasta incinta. Valeria ci ha chiesto un parziale anonimato; suo figlio ha poco più di tre mesi, lei è tornata al lavoro con un mese e mezzo di anticipo: altrimenti magari poi il posto che ha lasciato non c'è più. Questo è un frammento delle loro storie di madri che lavorano in proprio.
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Il mio CV fa schifo
È il 2014, Enrica ha 30 anni, è laureata in storia dell'arte, lavora nel marketing. Come intende giustificarsi? La sua è una posizione chiaramente illegittima, chiaramente sta fottendo il lavoro a persone molto più laureate alla Bocconi di lei. Come se non bastasse, il suo commercialista le lascia un bigliettino sibillino: «guadagnare uguale, fatturare doppio». Dopo aver compilato la sua dichiarazione dei redditi l'infelice è colto da pietà e le lascia trovare un biglietto da 500€ sotto il suo ufficio: che si prenda finalmente un cono gelato tre gusti. Enrica le prova tutte, compresa l'umiliazione finale: fa scivolare il suo CV tra le mani del responsabile delle risorse umane di una grande azienda, attirato con una scusa francamente ridicola – partecipare a una puntata di questo podcast. Nemmeno questa le riesce: il suo CV fa schifo, se ne faccia una ragione, si trasferisca su Milano, si iscriva finalmente in Bocconi. Sfigata.
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Quell'imbecille vende più di me
Vi abbiamo fatto una domanda. Vi capita mai di pensare che il successo ricada tutto sulla testa degli imbecilli e mai – proprio mai – sulla vostra? Quello che è successo dopo vi lascerà senza fiato. Enrica che si cerca a tutti i costi una querela, celebrità della rete goffamente camuffate, minacce di morte (del personal brand), manuali di marketing che valgono costano più di un Tolstoj. Alla fine si fa viva la censura, e fa saltare tutto.
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Siamo sempre arrabbiati
Tutte le persone che lavorano in proprio sono incazzate come delle faine? Tutti i clienti di tutte le persone che lavorano in proprio sono quindi a loro volta incazzati come delle faine? Abbiamo deciso di iniziare la quarta stagione del podcast trastullandoci intorno a questa domanda. Da dove viene questa incazzatura? Possiamo magari dare la colpa a qualcun altro? Ma ti ricordi quella volta che hai dovuto ridare indietro i soldi dell'acconto? Vogliamo solo limonare? Esiste un modo per non essere sempre così incazzati? Oh, in amicizia: ma va*****lo, vai.
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Stavo imboccando suo figlio durante una riunione?
Si fanno un sacco di chiacchiere sulle piccole attività, su cosa significa essere una piccola attività e su come sia lavorare con le piccole attività. Le piccole attività sono tentativi falliti di diventare grandi? Un bel mazzo di dilettanti allo sbaraglio? Gente concreta, che bada al sodo? Gente che non ha mai budget per fare niente? Le piccole attività sono il sogno realizzato di lavorare poco e vivere moltissimo? La sevizia autoinflitta di chi non ha più una vita privata? Le piccole attività sono professionali? Indossano abiti adeguati? Mandano gli slot per le call? Bucano le deadline? Hanno agende fitte di contatti? Vivono tra Roma e Milano? Cambiano mai idea? La risposta a tutte queste domande, chiaramente, è una sola: le piccole attività sono creature che vibrano nelle nostre mani. Per capire cosa significa – e assicurasi che non sia un delirio di onnipotenza – è proprio il caso di ascoltare la puntata.
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Mi licenzio e apro Partita IVA
È vero che così «ti puoi gestire il tuo tempo»? È vero che con la Partita IVA è meglio, perché puoi guadagnare «due o tre stipendi al mese»? È vero che lavorare in proprio «è uno stile di vita»? E a noi, cos'è che ci a spinto ha farlo, poi, alla fine? Ne è valsa la pena? Lo rifaremmo? In questa puntata non c'è la risposta a nemmeno una di queste domande, ma in compenso c'è la storia lacrimosa di Enrica sul pianerottolo e quella straziante del tiramusù di Ivan: intonso, immacolato, mai nemmeno sfiorato.
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Come distinguersi dalla concorrenza
È facile: basta seguire il metodo Jerry Calà, sbocciare il gamberone ad alta quota, inforcare Woolrich e Timberland, farsi trovare pronti col piatto tipico dell'hinterland padano: iceberg, mais in scatola, carota grattugiata, peperoncino in polvere. Taaaac!
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Cosa vuole dire «farcela»?
[🚨 -50% su tutti gli abbonamenti a Guido, così poi lo capisci, finalmente 🚨] Cosa vuol dire «farcela» noi lo sappiamo per noi stessi – a volte, nemmeno sempre, dipende da come ci svegliamo. E quindi di sicuro non ci azzardiamo a dirlo per tutti. Che bizzarria sarebbe, no? Dire cosa dovrebbe significare farcela per tutti. Per letteralmente otto miliardi di persone. Andare a dirlo online, magari. Magari su Instagram? Su Instagram! Che assurdità. E a proposito di Instagram: a quanto pare andiamo tutti in giro con un bastone a forma di Instagram con cui percuotiamo la realtà. Sarà vero?
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Perché qualcuno ce la fa e qualcuno no
Una domanda sensatissima, una domanda insopportabile, una domanda che marzullianamente si fa una domanda e poi si da una risposta: eh, ma dipende da cosa significa, farcela. Noi di sicuro non ce la facciamo, quindi ormai senza freni rispondiamo in due puntate, come gli scrittori di saghe fantasy: questa è la prima di due, e la risposta non è «dipende», anzi: ha un sinistro suono metallico.
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Bisogna fare il Black Friday?
Fare il Black Friday si può? Si può ma non si dovrebbe? È sostenibile? Significa svendersi? È sleale? È indispensabile? Significa svalutare il proprio lavoro? Significa turbocapitalismo ultraconsumista? Significa taaac fatturare a manetta? Significa fritelle allo scrippo d'acero, tacchini vivi e giorno del grazie? Parliamone.
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Quando lo ordini su Wish 😎 Quando ti arriva a casa 🙃
L'attesissmo trailer dell'attesissimissima terza stagione del podcast, in cui Enrica spiega un meme alla radio, ci mandiamo spesso reciprocamente a cagare, si minaccia il divorzio, ci si overlappa, si dicono moltissime parolacce e in generale non si capisce un beneamato ca**o.
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Questa è la fine
L'ultima puntata della seconda stagione è una lunghissima sessione di terapia, in cui capiamo finalmente cosa tiene insieme cinque anni di scelte sbagliate, ci muoviamo spaesati nel mondo degli adulti e ci identifichiamo con il nostro animale guida. Lo scarafaggio? Esatto, lo scarafaggio.
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Si può programmare l'assenza?
Ti piacerebbe ascoltare consigli pratici e di valore da mettere in pratica subito per imparare a programmare la tua assenza? Sei nel posto sbagliato. Questa è la storia di un crollo lungo quattro anni, del silenzio come scelta inevitabile e presa di posizione, di uno smarrimento, di un giro lunghissimo per tornare alla fine al punto di partenza: che è un posto completamente diverso da quello da cui siamo partiti, e anche perfettamente identico.
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Io, di base, mi fido
Faccio bene? Faccio male? Sono un cretino? Sì, perché dietro tutta questa manfrina della fiducia cieca e incondizionata c'è altro. Io, di fronte ai conflitti – a qualsiasi conflitto – me la do a gambe.
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Dimenticarmi di me
Guido compie sei anni, tutti gli abbonamenti sono scontati oltre il 50%. Trovi tutto su conguido.it >>> In questa puntata: vomito di cane riscaldato, ex carrozzerie di trecento metri quadrati, una mano di bianco, il doppio del budget +IVA, libri un po' del cazzo, Enrica imbruttita (nel senso del famoso Milanese), Enrica nascosta in sala pose (una stanza piccola e buia), le ragioni per cui ci si abbandona e ci si dimentica di sé, e quanto brucia riconoscerlo, cinque anni dopo.
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La patata bollente
Guido compie sei anni, tutti gli abbonamenti sono scontati oltre il 50%. Trovi tutto su conguido.it >>> Quella volta che ho lavorato per un anno intero al nostro nuovo sito, per poi scoprire – dopo un anno – che tutto il lavoro cbe avevo fatto era da buttare.
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Problemi con le autorità
Guido compie sei anni, tutti gli abbonamenti sono scontati oltre il 50%. Trovi tutto su conguido.it >>> Ti dicono che le cose vanno piuttosto bene, invece tu capisci che vanno male: malissimo anzi, un vero e proprio fallimento personale, da correre a nascondersi. Capita anche a te? A noi sì, e non riusciamo a farcela passare.
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Non so più dire di no
Perché sono qui a lavorare di notte, all'ultimo, in diretta dall'inferno, con le bombe fuori, per un cliente che non avrei mai dovuto prendere e a cui avrei dovuto dire – da subito – di no?
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Ci hanno chiuso Instagram
Ci hanno chiuso Instagram e non è stata colpa nostra. Ma le cose che sono successe dopo sì, lo sono. E le abbiamo pagate care – sappiamo anche dirvi esattamente quanto.
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Il trailer della seconda stagione, finalmente
Il trailer della seconda stagione del nostro podcast, tre anni dopo la prima, in cui non riusciamo in alcun modo a spiegare chi siamo e cosa facciamo. Ciao.
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«Non ci cagherà nessuno»
C’è un fatto a cui Ivan ed io ripensiamo ogni tanto, tanto che ha anche un nome: il fatto di Berlino. Il fatto di Berlino si è svolto sulla Karl Marx Allee a giugno del 2017.Era un pomeriggio di sole, il clima era mite, perfetto. Passeggiavamo sotto i grandissimi alberi del viale spingendo Cecilia sul passeggino, che finalmente si era addormentata: un momento di grandissima pace. In quel momento ci siamo trovati a parlare di lavoro. Io ero appena rientrata dalla maternità da tre mesi; in quel momento Guido era solo uno dei servizi che offrivo, la mia entrata maggiore erano i corsi in classe, sospesi per via del congedo di maternità. Dopo la mia maternità c’era un po’ di agitazione riguardo alle nostre entrate, perché il congedo e la ripartenza avevano fatto subire una battuta d’arresto alle nostre entrate. Il primo compleanno di Guido però stava per arrivare, era proprio dietro l’angolo.Fino a quel momento Guido era stato sul mio sito, ma in occasione del primo compleanno avevamo fatto un investimento (di tempo) e avevamo deciso di crederci: volevamo pensare che Guido potesse un giorno sostenerci economicamente, se non del tutto almeno in parte. In occasione del primo compleanno avevamo quindi spostato Guido sul suo nuovo sito, e per spingerlo avevamo pensato a una promozione del -50% per qualche giorno.Il fatto di Berlino consiste in noi che ci avviciniamo ai giorni di questa promozione in modi diametralmente opposti: io, tutta contenta perché di lì a poco le nostre casse si sarebbero rimpinguate. Ivan disperato, perché «non ci cagherà nessuno».In questa puntata, quindi, parliamo del pessimismo.
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«Era l'unica scema a fare le cose che voleva fare»
Quando quattro anni fa Enrica è passata dal regime dei minimi al regime ordinario come partita Iva è successa una cosa che prima non succedeva, ed è successa di colpo, tutta in una volta. Ha iniziato a dare tantissimo peso e a preoccuparsi tantissimo di quello che facevano gli altri – dove gli altri erano i suoi colleghi e i suoi concorrenti.Improvvisamente era come se si fosse dimenticata di tutto quello che voleva fare e che aveva trascorso anche già un paio d'anni a costruire. Ad esempio Enrica aveva già deciso di voler fare soprattutto formazione, però durante quel passaggio ha ripreso a fare tantissime consulenze. Perché? Perché gli altri facevano consulenze.Era come se si sentisse l'unica scema a fare le cose che voleva fare, l'unica a voler improntare il suo lavoro nel modo in cui piaceva a lei. Un modo diverso da quello di tutti gli altri, che però era il suo modo e che aveva già incominciato a funzionare.In questa puntata parliamo proprio di questo: degli altri, del peso che hanno, del peso che gli diamo e del peso che dovrebbero avere
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«State esagerando con i costi, dovete darvi una calmata»
Lo scorso novembre siamo stati una riunione con la nostra commercialista, che ci ha detto due cose: «state esagerando con i costi, dovete darvi una calmata»; e «gli investimenti vanno benissimo, ma non si fanno prendendo dal flusso di cassa». In quell'occasione abbiamo imparato che dovevamo fermarci, stimare i costi e poi chiedere un finanziamento per coprire quei costi.Due informazioni che io ho trovato molto utili: sono uscito da quella riunione sereno, soprattutto per il fatto di avere una prospettiva delle cose da fare in futuro per avere un'attività ancora più solida. Avevo quindi voglia di condividere questa soddisfazione con Enrica, ma l'ho guardata e mi sono reso conto che la sua reazione non era di soddisfazione. Sembrava che le avessero appena sterminato la famiglia.In questa puntata parliamo di un argomento su cui abbiamo due punti di vista opposti – il mio è quello giusto, e lo razionalmente sappiamo entrambi, ma Enrica non può fare a meno di esserne spaventata. È un argomento che riguarda il rapporto con i soldi, nostro e del contesto in cui siamo cresciuti: gli investimenti.
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«Chi vende di più ottiene il punteggio più alto»
Uno dei motori nella mia vita professionale è la spinta della vendita. Io amo vendere, da sempre. Quando facevo l’università lavoravo come promoter nei supermercati e dovevo vendere prodotti talvolta assurdi di cui sapevo pochissimo. lo facevo con un entusiasmo che col senno di poi definirei immotivato. Mi sentivo in una specie di gioco in scatola, in cui chi vende di più ottiene il punteggio più alto. Questa è una cosa vera tutt’ora, per fortuna però ora vendo cose che mi piacciono.Quando ho incontrato Ivan e ho iniziato a dargli una mano con il suo piano marketing mi sono scontrata contro una realtà opposta alla mia. L’argomento di oggi ci tocca da vicino: si parla di vendere, o meglio ancora di vendersi. Una cosa che a me piace un sacco e che Ivan trova disdicevole.
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3
«Questo posto non va più bene per noi»
Lo scorso agosto Ivan ed io abbiamo avuto una delle discussioni più furenti da quando abbiamo preso un ufficio fuori da casa. Questa discussione è avvenuta perché abbiamo deciso di smantellare la stanza che avevamo adibito a sala pose – ci siamo accorti che non la usavamo mai – e di riarredare la stanza da cui lavoriamo Ivan ed io in modo da adibilirla anche a sala pose – un lavoro che ho preso in carico io. Un pomeriggio Ivan entra e iniziamo a discutere sul lavoro che avevo fatto fino a quel momento; una discussione che si è ingrandita sempre di più, da palla di neve è diventata valanga: alla fine del pomeriggio Ivan sosteneva che dovessimo disdire l’affitto dello SpazioFigo e traslocare da un’altra parte perché questo posto non va bene per noi.Oggi riprendiamo in mano questa discussione per parlare di un argomento che ci sta molto a cuore, nel senso che ci litighiamo spesso: l’ideale.
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«Non ho un obiettivo, non mi ricordo di averne mai avuto uno»
Qualche giorno fa eravamo in macchina e ho chiesto a Enrica se aveva voglia di ascoltare l’episodio di un podcast in cui intervistavano Jason Fried – CEO di Basecamp. C’è una frase che lui dice quasi subito all’inizio dell’intervista: «I don’t have routines […] I don’t have any goals, goals are not something that I pay attention to».Il fatto che Jason dica di non avere un obiettivo, che non si ricordi di averne mai avuto uno è molto interessante perché è l’amministratore delegato di una società che esiste da vent’anni e che ha molto successo, sia economico che culturale. Ed è ancora più interessante perché non è un’impostazione di questo momento, lui dice di aver sempre gestito la sua società in questo modo: «And people are “come on, you must have some goals! Like this or that” but I really don’t remember ever having one. I try to do the best I can at any given situation». Il senso è: non ho mai avuto obiettivi, faccio quella che ritengo essere la cosa giusta da fare in quel momento.Questo vuol dire che non ci sono planner comprati a settembre, non ci sono lavagne con scritti sopra gli obiettivi, non ci sono calendari mensili o annuali, non ci sono quaderni delle nuove idee, non ci sono buoni propositi: niente di tutto ciò. Mentre ascoltavamo Enrica a un certo punto ha messo in pausa e mi ha detto: «non sono d’accordo con niente di quello che sta dicendo».Così è nata la nostra discussione: le abbiamo dato un nome, che è «l’obiettivo», ed è diventata la prima puntata di questo podcast.
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Chi siamo
Benvenuti nel nostro podcast, che si chiama Piccoli non sfigati. Questa è la puntata zero: quella in cui spieghiamo chi siamo e come funziona da queste parti. È una puntata che potete tranquillamente saltare se vi interessa passare subito al sodo: la prima stagione del nostro podcast è tutta online, sono sei puntate, ognuna su un argomento diverso.
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