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PODCAST · religion

radio namastè della centralenaturale

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  1. 8

    chi può definirsi bioregionalista

     il giornaletto di Saul e la centralenaturale insieme in RADIO SAUL ottava  lettura testi di Paolo D’Arpini / Saul Arpino e voce di Caterina, dal blog : Il Giornaletto di Saul: http://saul-arpino.blogspot.it/ Paolo: Nel 2006 mi lasciai convincere dal caro amico Peter Boom di farmi regalare un computer e di collegarmi su internet. La cosa mi costrinse anche a fare l’allaccio all’Enel poiché in quel periodo stavo facendo un esperimento di sopravvivenza bruta, andavo a candele. Precedentemente, dagli anni ‘90 al 2000, mi ero occupato moltissimo di comunicazione ed informazione, avendo collaborato con numerosi giornali e radiotelevisioni, infatti per circa un ventennio fui sulla cresta dell’onda ed ogni fax inviato alle agenzie di stampa ed ai quotidiani ed alle emittenti tv veniva prontamente accolto e utilizzato per trarne articoli e servizi. Tra l’altro io stesso mi ero fatto “imprenditore” avendo diretto alcuni giornali locali (fra cui: Etruria, supplemento di Mondo Sabino, ed il Provinciale, supplemento di Notizie Verdi). Ovviamente il giornale che ritenevo più “importante” era il notiziario emesso dal nostro Circolo Vegetariano VV.TT.: “Bullettin”. Si trattava di un trimestrale cartaceo di cui l’ultima edizione risale al 2003, fu anche pubblicata su internet a cura dell’amico Gondrano: http://www.gondrano.it/agric/lab/bior.... Dicevo che sino al 2006 non utilizzavo internet ma non è propriamente vero, infatti mio fratello Alessandro aveva aperto un sito a metà degli anni ‘90 del secolo scorso denominato “Calcata.net” in cui comparivano le notizie relative al Circolo. A quel tempo era cosa rara, la Rete appena appena muoveva i primi passi. Ricordo che facemmo anche una presentazione ufficiale del sito, nell’Atelier di Cinzia Modiano, a Roma, con la partecipazione di diversi giornalisti ed amici importanti, la cosa fu riportata anche a livello nazionale. Il fatto è che nel 2004, esattamente allo scadere dei vent’anni dalla fondazione del Circolo, presi la palla al balzo, pensando che più di un ventennio non si potesse stare in cima… e così mi ritirai in una piccola stamberga a fare l’eremita, abbandonando ogni aspetto di vita mondana e sociale… Solo per l’insistenza di alcuni amici affezionati, come il suddetto compianto Peter Boom, o l’allora vicepresidente del Circolo Roberto Caivano ed altri, mi decisi infine di riprendere ad occuparmi delle “cose del mondo”. Cominciai un po’ impacciato a inviare le prime email e ben presto, dietro la spinta di Cristina De Simone, aprii un nuovo sito: http://www.circolovegetarianocalcata.it/ – questo avvenne nell’anno 2007. A quel tempo già avevo iniziato ad inviare una “lettera collettiva” ai soci e simpatizzanti, prima a firma di Sauro Arpino (da dino-sauro) e quasi subito dopo con lo pseudonimo “migliorato” di Saul Arpino (Saul è il nome ebreo per Paolo). Queste informative, che chiamai il Giornaletto di Saul, furono pubblicate per un breve periodo nella lista di Ecologia Peacelink

  2. 7
  3. 6

    RAPPORTO DI COPPIA, VITA DOPO LA MORTE, CREATIVITA', VEGANESIMO E BULLISMO.

    lacentralenaturale intervista la dott.ressa Carla Sale Musio

  4. 5

    no alla mattanza a pasqua e pasquetta la pace perfetta

    https://www.youtube.com/watch?v=y2vF_rHwNM4&t=96s

  5. 4
  6. 3

    Vogliamo comprendere la tanto vociferata _KALI YUGA_

    audio offerto da Eros Poeta https://erospoeta.blogspot.com/    / @rayagnosis   / herodesnostos Sono un ricercatore umanista, ecologista profondo. Provengo dal mondo dei brevetti e delle nuove tecnologie, e oggi sono prevalentemente impegnato nel realizzare il grande progetto Argo, nel quale convergono le mie competenze, sensibilità ed esperienze. Amo la trasparenza, e su internet potete trovare molti miei contenuti condivisi sempre gratuitamente.    / @rayagnosis  

  7. 2

    SAMADHI,SUPREMA IDENTITA' di Raphael - tratto dal commento al sutra357 del Vivekacudamani di Sankara

    voce di Eros Poeta: https://www.youtube.com/ @rayagnosis Non è semplice parlare di Raphael, né è possibile definirlo, si potrebbe dire di Lui che è un metafisico, un Advaitin, un platonico, etc. Tuttavia, sarebbero definizioni legate esclusivamente alle tematiche che ha trattato nei suoi libri, pubblicati in Italia da Edizioni Ashram Vidya. Dunque, Raphael potrebbe essere identificato in qualsiasi o in nessuna etichetta. Perciò di seguito verrà chiamato Maestro, con spirito di umiltà e non certo per affermare il nostro essergli discepoli. Non intendiamo impadronirci della Luce metafisica di cui rifulge. Scegliamo l’appellativo Maestro anche perché è grazie alla Sua opera e a quella dei suoi seguaci che oggi in Italia e forse anche in Occidente, la Filosofia dell'Essere o Filosofia Realizzativa, specialmente il suo ramo indiano, quello noto come Advaita Vedanta, è conosciuto. Raphael ha tradotto e commentato le più importanti opere della filosofia Advaita, opere di Gaudapada, Shankara, senza però dimenticare quei rami tradizionali che in Occidente o in Medio Oriente hanno risuonato della stessa nota. Porgendo il nostro omaggio a questo Maestro, in realtà lo porgiamo a tutti coloro che nel tempo e nel silenzio hanno incarnato l'insegnamento tradizionale. Li ringraziamo per suo tramite, perché i suoi libri ce li hanno resi più vicini, comprensibili, intimi. E sempre attraverso lui, porgiamo omaggio a tutti quei Maestri che a noi non sono noti, ma conosciuti solo ai loro discepoli, perché un Maestro è tale quando, attraverso il suo insegnamento, altri riscoprono la propria Pura Realtà identica alla Realtà Assoluta. Di lui non sono noti i dati anagrafici, né è più raggiungibile dal pubblico da quando si è ritirato nel silenzio, lasciando che fossero i suoi libri a parlare in sua vece. Chi lo ha conosciuto quando ancora teneva degli incontri aperti al pubblico, lo descrive come una personalità affascinante, umile, disponibile, totalmente immersa nella tradizione e operante solo al fine di preservare e mantenere vivente la stessa. Per questo motivo non è possibile definire il suo insegnamento, egli non ha un suo insegnamento, lo possiamo considerare un trasmettitore della Tradizione e questa non appartiene, né potrebbe appartenere a qualcuno. Nelle sue opere tratta ed espone i vari rami tradizionali supportandoli tutti come se vi appartenesse, ma nonostante la grande padronanza che mostra, si intuisce chiaramente che Egli non appartiene a nessuno di questi. È come se fosse oltre tutti i rami, privo di quell’ego che potrebbe permettergli di riconoscersi solo in uno o più di questi. Tale caratteristica dovrebbe potersi appartenere ad ogni realizzato non duale, pertanto la nostra non è l'affermazione di una unicità puntuale, quanto l'affermazione di un’Unità totale fra l'Essere di ogni Maestro e la Realtà Assoluta. Ugualmente i suoi discepoli e i suoi collaboratori tengono un basso profilo e non sono conosciuti al pubblico, e pur proseguendo e aiutando l'opera del Maestro operano in anonimato, usando ad esempio lo pseudonimo di "Gruppo Kevala". Non si può non ammirare l'opera di questo Maestro che, in un’era dove l'apparire sembra essere lo scopo principale della vita, è riuscito ad insegnare ai suoi allievi come la forma sia più importante dell'apparenza e come la sostanza è più importante della forma. Riportiamo un brano tratto da un periodico dove viene data di Raphael una descrizione - dal sito www.vedanta.it - che calzerebbe non solo a Lui, ma a qualsiasi Realizzato. «Raphael è colui che, come dice Plotino, si "vergogna di stare in un corpo", avendo avuto da sempre una propensione per uno stato di pura essenza di essere. Ciò implica che, fin da giovane, la sua condizione si è palesata come stato metafisico di là da ogni apparenza formale o fenomenica. Questo comporta altresì che riguardo alla semplice individualità, quale "ombra" di "ciò che si è", non è il caso di spendere alcuna parola; equivarrebbe a voler conoscere più il vestito che la persona indossa piuttosto che la vera identità della persona stessa. Quel "ciò che si è" - e che siete anche tutti voi che leggete - non ha storia, non ha memoria, non ha esperienza: quindi non ha né passato né futuro. "L 'ombra", o l'apparenza, non ha realtà ontologica né validità logica perché è l'effetto dell'avidya (non-conoscenza). Che significato può avere parlare di qualcosa che appare e dispare all'orizzonte della pura Consapevolezza e che è causa di oblio di "ciò che si è"? Così, questo nome Raphael, se per voi è fonte di stimolo a comprendere l'Essenza che siete voi stessi a certi livelli, allora ha compiuto il suo scopo; se invece il vostro intento è di voler soddisfare una semplice curiosità di ordine formale, oggettivo e individuale, è dimostrato che qualunque tipo di curiosità, per la sua particolare natura, per quanto estesa e particolarizzata, non può portare alcun beneficio né progresso». testo preso da premasai.it

  8. 1

    "OCCIDENTE VS ORIENTE E ADVAITA VEDANTA" da “Il Sentiero della Non-Dualità” (Advaitavada) di Raphael

    voce di Eros Poeta: https://www.youtube.com/ @rayagnosis Non è semplice parlare di Raphael, né è possibile definirlo, si potrebbe dire di Lui che è un metafisico, un Advaitin, un platonico, etc. Tuttavia, sarebbero definizioni legate esclusivamente alle tematiche che ha trattato nei suoi libri, pubblicati in Italia da Edizioni Ashram Vidya. Dunque, Raphael potrebbe essere identificato in qualsiasi o in nessuna etichetta. Perciò di seguito verrà chiamato Maestro, con spirito di umiltà e non certo per affermare il nostro essergli discepoli. Non intendiamo impadronirci della Luce metafisica di cui rifulge. Scegliamo l’appellativo Maestro anche perché è grazie alla Sua opera e a quella dei suoi seguaci che oggi in Italia e forse anche in Occidente, la Filosofia dell'Essere o Filosofia Realizzativa, specialmente il suo ramo indiano, quello noto come Advaita Vedanta, è conosciuto. Raphael ha tradotto e commentato le più importanti opere della filosofia Advaita, opere di Gaudapada, Shankara, senza però dimenticare quei rami tradizionali che in Occidente o in Medio Oriente hanno risuonato della stessa nota. Porgendo il nostro omaggio a questo Maestro, in realtà lo porgiamo a tutti coloro che nel tempo e nel silenzio hanno incarnato l'insegnamento tradizionale. Li ringraziamo per suo tramite, perché i suoi libri ce li hanno resi più vicini, comprensibili, intimi. E sempre attraverso lui, porgiamo omaggio a tutti quei Maestri che a noi non sono noti, ma conosciuti solo ai loro discepoli, perché un Maestro è tale quando, attraverso il suo insegnamento, altri riscoprono la propria Pura Realtà identica alla Realtà Assoluta. Di lui non sono noti i dati anagrafici, né è più raggiungibile dal pubblico da quando si è ritirato nel silenzio, lasciando che fossero i suoi libri a parlare in sua vece. Chi lo ha conosciuto quando ancora teneva degli incontri aperti al pubblico, lo descrive come una personalità affascinante, umile, disponibile, totalmente immersa nella tradizione e operante solo al fine di preservare e mantenere vivente la stessa. Per questo motivo non è possibile definire il suo insegnamento, egli non ha un suo insegnamento, lo possiamo considerare un trasmettitore della Tradizione e questa non appartiene, né potrebbe appartenere a qualcuno. Nelle sue opere tratta ed espone i vari rami tradizionali supportandoli tutti come se vi appartenesse, ma nonostante la grande padronanza che mostra, si intuisce chiaramente che Egli non appartiene a nessuno di questi. È come se fosse oltre tutti i rami, privo di quell’ego che potrebbe permettergli di riconoscersi solo in uno o più di questi. Tale caratteristica dovrebbe potersi appartenere ad ogni realizzato non duale, pertanto la nostra non è l'affermazione di una unicità puntuale, quanto l'affermazione di un’Unità totale fra l'Essere di ogni Maestro e la Realtà Assoluta. Ugualmente i suoi discepoli e i suoi collaboratori tengono un basso profilo e non sono conosciuti al pubblico, e pur proseguendo e aiutando l'opera del Maestro operano in anonimato, usando ad esempio lo pseudonimo di "Gruppo Kevala". Non si può non ammirare l'opera di questo Maestro che, in un’era dove l'apparire sembra essere lo scopo principale della vita, è riuscito ad insegnare ai suoi allievi come la forma sia più importante dell'apparenza e come la sostanza è più importante della forma. Riportiamo un brano tratto da un periodico dove viene data di Raphael una descrizione - dal sito www.vedanta.it - che calzerebbe non solo a Lui, ma a qualsiasi Realizzato. «Raphael è colui che, come dice Plotino, si "vergogna di stare in un corpo", avendo avuto da sempre una propensione per uno stato di pura essenza di essere. Ciò implica che, fin da giovane, la sua condizione si è palesata come stato metafisico di là da ogni apparenza formale o fenomenica. Questo comporta altresì che riguardo alla semplice individualità, quale "ombra" di "ciò che si è", non è il caso di spendere alcuna parola; equivarrebbe a voler conoscere più il vestito che la persona indossa piuttosto che la vera identità della persona stessa. Quel "ciò che si è" - e che siete anche tutti voi che leggete - non ha storia, non ha memoria, non ha esperienza: quindi non ha né passato né futuro. "L 'ombra", o l'apparenza, non ha realtà ontologica né validità logica perché è l'effetto dell'avidya (non-conoscenza). Che significato può avere parlare di qualcosa che appare e dispare all'orizzonte della pura Consapevolezza e che è causa di oblio di "ciò che si è"? Così, questo nome Raphael, se per voi è fonte di stimolo a comprendere l'Essenza che siete voi stessi a certi livelli, allora ha compiuto il suo scopo; se invece il vostro intento è di voler soddisfare una semplice curiosità di ordine formale, oggettivo e individuale, è dimostrato che qualunque tipo di curiosità, per la sua particolare natura, per quanto estesa e particolarizzata, non può portare alcun beneficio né progresso». testo preso da premasai.it

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