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Benvenuto sul canale Spreaker di Spazio70.Qui proponiamo le nostre serie audio di approfondimento, che affrontano eventi e aspetti misconosciuti dell’Italia contemporanea (e non solo): dalla violenza politica agli anni di piombo, dalla criminalità organizzata ai segreti di Stato, fino alle tensioni globali della Guerra fredda. La maggior parte degli episodi si basa su un lavoro di ricerca d’archivio, capace di comprendere atti giudiziari e testimonianze dirette, per offrire un racconto rigoroso e coinvolgente, lontano da sensazionalismi e semplificazioni.Il nostro obiettivo è dare profondità e contesto agli eventi che hanno segnato l’Italia e mostrarne i legami con la storia internazionale, restituendo al pubblico uno sguardo critico e documentato. Iscriviti per ascoltare i nuovi episodi, scoprire le playlist tematiche e seguire il lavoro editoriale di Spazio70.Il nostro sito internet: <a href="https://spazio70.com/" target="_bla
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[466] Da Cefis a Gelli. Un «passaggio» di consegne?
Dalla parabola di Eugenio Cefis all’ascesa di Licio Gelli: due sistemi di potere diversi, ma con sorprendenti elementi di continuità. Servizi segreti, finanza, stampa, politica e reti parallele si intrecciano in un passaggio cruciale degli anni Settanta. Fu davvero un «passaggio» di consegne? Un viaggio dentro la trasformazione dei centri occulti che accompagnarono la crisi della Prima Repubblica.Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[465] Dalla «guerra» Miceli-Maletti alla riforma dei servizi segreti (1977)
Dalla guerra interna al SID tra Vito Miceli e Gianadelio Maletti alla riforma dei servizi del 1977. Sullo sfondo, lo scontro politico tra Moro e Andreotti, i rapporti con il PCI e l’ascesa di uomini legati alla P2 ai vertici di SISMI e SISDE. Una storia di apparati, faide, coperture e continuità che mostra quanto fosse profondo il rapporto tra politica, intelligence e potere occulto.Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[464] Il giovane Gelli. I rapporti del futuro «Venerabile» con il PCI
Licio Gelli prima della P2: il passato fascista, il doppio gioco, i rapporti con il CLN e la collaborazione con esponenti comunisti nel dopoguerra. Un capitolo poco conosciuto della sua biografia, tra protezioni, servizi segreti, informative riservate e ambiguità mai del tutto chiarite. Una storia che riemerge negli anni Settanta e che diventa uno degli aspetti più controversi del caso Gelli.Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[463] «Non vedevo, non sapevo, non capivo». Lo scheletro piduista negli armadi dei partiti
Quanto sapeva davvero la politica italiana della P2 prima del marzo 1981? Andreotti, Craxi, Fanfani, Berlinguer, Spadolini, Forlani e gli altri leader dell’epoca dissero di aver visto poco, saputo poco, capito poco. Ma documenti, rapporti e testimonianze raccontano una storia più complessa: quella di una loggia profondamente intrecciata con partiti, servizi segreti, finanza ed editoria. Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[462] Il Corriere della Sera «piduistizzato». Una storia dimenticata
Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, il Corriere della Sera finì al centro della rete di interessi della loggia P2. Una storia di potere, finanza e controllo dell’informazione, tra Rizzoli, Gelli, Ortolani e Calvi. La storia di un grande giornale «piduistizzato».Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[461] Caso Moro e P2. L’inefficienza dei servizi segreti nei 55 giorni
Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro rappresentano uno dei passaggi più drammatici e controversi della recente storia repubblicana. Durante i quasi due mesi del sequestro, quale fu il ruolo degli apparati dello Stato incaricati della ricerca del presidente della Democrazia cristiana?Dalla relazione di minoranza presentata dall'onorevole Massimo Teodori alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2. Lettura di passi scelti. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[460] I finanziamenti di Roberto Calvi a Pci e Psi
Roberto Calvi, il Banco Ambrosiano e i finanziamenti ai partiti politici italiani.Proponiamo la lettura di alcuni passi della relazione di minoranza prodotta dall'onorevole Massimo Teodori, già membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2.Al centro della documentazione i rapporti finanziari, riconducibili al Banco Ambrosiano e a Roberto Calvi, con il Partito socialista italiano (PSI) e il Partito comunista italiano (PCI).Di particolare interesse risulta il tema dei finanziamenti concessi al PCI: un capitolo poco ricordato della recente storia politica e finanziaria italiana, ricostruito attraverso quanto riportato nella relazione Teodori.L'episodio qui presentato, in formato podcast, propone passi scelti del documento mantenendo al centro la fonte e lasciando alle carte il racconto dei fatti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[459] Il ministero della paranoia. Gianluca Falanga racconta la Stasi
Il 6 maggio 2026, presso Mondolibro – Libreria italiana a Berlino (Torstraße 159), Gianluca Falanga ha presentato la nuova edizione de «Il ministero della paranoia. Storia della Stasi». L'incontro è stato moderato da Maria Grazia Orlandini.Gianluca Falanga è consulente scientifico del Museo della Stasi. Tra le sue pubblicazioni: «Labirinto Stasi. Vite prigioniere negli archivi della Germania Est» (Feltrinelli, 2021)Maria Grazia Orlandini è formatrice e studiosa attiva a Berlino presso memoriali e musei dedicati alla storia della DDR. La sua ricerca e attività didattica si concentrano sulla costruzione e trasmissione della memoria storica nell'Europa contemporanea, con particolare attenzione all'elaborazione del passato della divisione tedesca e della dittatura socialista nella Germania orientale.Tra i temi toccati nell'incontro: 1) «La Stasi? Non mi sarebbe mai venuto in mente di occuparmi di Germania Est»; 2) «Sulla Stasi escono decine di libri all'anno»; 3) La paranoia non come elemento patologico, ma «fenomeno politico e costitutivo» del potere nella Germania orientale; 4) «La storia dei comunisti tedeschi? E' tra le più tragiche in Europa»; 5) L'Hotel Lux durante il terrore staliniano; 6) «Senza il potere si muore»; 7) Sulla «onnipresenza e onniscienza» della Stasi; 8) L'interesse per la «cibernetica»; 9) La raccolta delle informazioni «slegata dal sospetto»; 10) La figura di Werner Irmler; 11) «I contatti con la Stasi? Dipende dalla vita che facevi»; 12) «Conoscere serviva soprattutto per prevenire»; 13) «Anche i poliziotti venivano verificati periodicamente»; 14) «Le informazioni, anche solo di carattere commerciale, raccolte oggi? Sono di gran lunga più vaste di quelle raccolte dalla Stasi»; 15) «In Brandeburgo, circa tredicimila funzionari sono finiti nell'amministrazione pubblica e nella polizia»; 16) La figura di Matthias Warnig.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[458] Processo Pecorelli. La lite tra Gaspare Mutolo e l'avv. Franco Coppi (1997)
Perugia 1° Marzo 1997. Il teste Gaspare Mutolo risponde alle domande dell'avvocato Franco Coppi (difesa Andreotti). Momenti di tensione nel corso di un'udienza del processo Pecorelli.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[457] Processo Dell'Utri. Parla Vittorio Mangano (1998)
Palermo, 13 luglio 1998. Vittorio Mangano depone in qualità di teste nel corso di un'udienza del processo Dell'Utri.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[456] Processo Pecorelli. Parla Gaspare Mutolo: «Abbruciati? Era un personaggio molto importante»
Perugia 1° Marzo 1997. Il teste Gaspare Mutolo risponde alle domande del Pubblico ministero nel corso di un'udienza del processo Pecorelli.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[455] Brigate Rosse, appello Moro uno/bis. Parla la dissociata Norma Andriani
Roma, 11 dicembre 1984. Appello processo Moro uno/bis. Depone Norma Andriani.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[454] Processo Grazioli. Deposizione di Franco Catracchi (Spazzolino)
Roma martedì 20 giugno 1995. Franco Catracchi depone nel corso di un'udienza del processo GrazioliIl nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[453] Processo alla Banda della Magliana. Confronto Tigani, D'Ortenzi, Mancini
Roma, 29 maggio 1996. Processo alla Banda della Magliana. Depongono Giovanni Tigani, detto Paperino, Alessandro D'ortenzi, detto Zanzarone e Antonio Mancini, detto Accattone.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
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[452] Enrico Nicoletti. Il «cassiere» della Banda della Magliana in aula (1998)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiNapoli, 23 giugno 1998.In questa data, nel corso del processo noto come «Gava–Alfieri», viene ascoltato come testimone Enrico Nicoletti.Quello che state per ascoltare è, appunto, un documento processuale.Non una ricostruzione, non una narrazione a posteriori, ma una deposizione resa in aula, all’interno di un procedimento giudiziario, con le sue regole, i suoi tempi e il suo linguaggio.Per comprenderne il significato, è necessario soffermarsi, sia pure brevemente, sulla figura di Enrico Nicoletti.Nicoletti è stato indicato da più fonti come il cosiddetto «cassiere» della Banda della Magliana.Un ruolo che, al di là delle semplificazioni, rinvia a una funzione precisa: la gestione dei flussi finanziari.All’interno di una realtà criminale come quella romana degli anni 70-80, il controllo del denaro rappresenta un elemento centrale. Non solo per il sostentamento delle attività illecite, ma per la possibilità di stabilire relazioni, investire capitali, costruire collegamenti con ambienti economici e professionali.Figure come Nicoletti operano in una dimensione meno visibile rispetto a quella dei gruppi armati o degli esecutori materiali.Non sono, nella maggior parte dei casi, i protagonisti delle azioni violente.Ma sono coloro che rendono possibile la continuità e la stabilità dell’organizzazione.È attraverso la gestione delle risorse che un gruppo criminale può radicarsi, diversificare le proprie attività, e in alcuni casi interagire con ambiti esterni al mondo strettamente criminale.Per questo motivo, l’attenzione verso figure di questo tipo consente di cogliere un aspetto spesso trascurato nelle rappresentazioni più diffuse: la dimensione economica e relazionale dei fenomeni criminali.Una dimensione meno appariscente, ma decisiva.La deposizione che ascolterete si inserisce in un contesto processuale specifico, quello del procedimento Gava–Alfieri, e risponde alle domande poste in aula, secondo le modalità proprie di un’udienza.Non si tratta, quindi, di un racconto lineare, ma di un documento che va ascoltato tenendo conto della sua natura: frammentaria, talvolta tecnica, legata alle esigenze del dibattimento.È proprio in questa forma, però, che risiede il suo valore.Perché consente di avvicinarsi direttamente a una voce, a un linguaggio, a un modo di rappresentare fatti e relazioni che appartiene a un preciso momento storico.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Buon ascolto da Spazio70.
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[451] Il «memoriale della Repubblica». Parla Miguel Gotor
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiSiena, 18 maggio 2011, nona giornata del seminario «Il lavoro culturale» organizzato dall'associazione «Level Five. Centro studi Marco Dinoi». Presentazione del libro di Miguel Gotor «Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l'anatomia del potere italiano». Intervento iniziale e moderazione del dibattito a cura di Francesco Zucconi. Tra gli argomenti toccati da Gotor: a) i tre «pilastri» di un lavoro complesso: l'intrigo del caso Moro, le dinamiche di funzionamento del potere italiano, il taglio e la riflessione di carattere generazionale; b) che cos'è il memoriale Moro? Dal carattere di «memoria difensiva» al valore «testamentario o testimoniale»; c) la genesi del libro e il rapporto con le lettere dalla prigionia; d) «non mi limito a raccontare» cosa c'è scritto nel memoriale, «ma come questi testi sono arrivati fino a noi»; e) un memoriale «che non esiste in originale» e che «compare in due diversi momenti nel tempo»; f) 1 ottobre 1978. L'irruzione dei carabinieri in via Monte Nevoso, a Milano; g) il secondo «ritrovamento» del 1990; h) la polemica della «manina» e della «manona» tra Craxi e Andreotti; i) un problema metodologico. Il tema e il ruolo delle note all'interno di un'opera a carattere storico; l) il concetto di verità storica; m) il tentativo di far sì che la ricerca sia un momento di formazione dell'opinione pubblica; n) lo studio sul come funzionino le istituzioni democratiche sotto l'attacco del terrorismo politico; o) le fotocopie di manoscritto «osservate, censurate e ricollocate» al loro posto; p) una prova storica e logica; q) «gli originali degli scritti? Le Br se ne sono privati»; r) «un ostaggio che muore e gli originali delle sue carte che scompaiono»; s) il pianto di Bonisoli durante «La notte della Repubblica»; t) «un deserto attraversato da una intera generazione»
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[450] Torture ai Br del caso Dozier. Parlano Frascella, Libera e Persichetti
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCon il presente contributo proponiamo due deposizioni processuali e un’intervista radiofonica. Le deposizioni (Padova, 1983) sono riferibili alle brigatiste Emanuela Frascella ed Emilia Libéra, chiamate a ricostruire la propria versione dei fatti in relazione al blitz del NOCS che, il 28 gennaio 1982, portò alla liberazione del generale statunitense James Lee Dozier e all’arresto dei militanti B.R. coinvolti nel sequestro. L’intervista radiofonica, trasmessa nel 2011 su Radio Onda Rossa, è invece a Paolo Persichetti, saggista ed ex militante dell’Unione dei Comunisti Combattenti.1) «Volevano sapere nomi di battaglia e identità»; 2) «Sentivo gli altri urlare"; 3) «L'accento di chi picchiava? Secondo me era romano»; 4) «Ci minacciavano che ci avrebbero ammazzati»; 5) «Dicevano che Ciucci era morto»; 6) «Spesso riuscivo a identificare le voci degli altri»; 7) «I maltrattamenti? Hanno inciso su dei problemi che già c'erano rispetto alla linea politica dell'organizzazione»;8) «Le domande? Erano inutili, perché sapevano chi eravamo»; 9) «Sentivo la Frascella urlare»;10) Poliziotto «buono» e poliziotto «cattivo»; 11) «Savasta? M'era preso un mezzo attacco isterico»;12) Sul «professor De Tormentis»; 13) Sui «divulgatori della tortura moderna».
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[449] «Sono un vecchio fascista degli anni 70». Speciale Massimo Carminati
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo proponiamo cinque deposizioni di Massimo Carminati. Nel primo estratto (Roma, 1996) Carminati depone nel corso di un'udienza del processo alla Banda della Magliana, affermando di aver conosciuto in maniera approfondita soltanto Franco Giuseppucci, di non aver partecipato all'agguato Marchesi-Parenti e di non sapere nulla delle armi custodite al Ministero della Sanità.Nel secondo estratto, ancora nel corso del processo alla Banda della Magliana, Carminati si confronta in aula con Maurizio Abbatino, che lo accusa di aver preso parte all'agguato Marchesi-Parenti (nell'ambito della faida per vendicare la morte di Giuseppucci) e aver avuto accesso a un deposito di armi presso il Ministero della Sanità. Carminati nega ogni addebito e verrà assolto dall'accusa del tentato omicidio Marchesi-Parenti grazie all'alibi del suo ricovero presso l'Ospedale Militare Celio.Tra i temi toccati durante le deposizioni: 1) «Mi ricordo di aver conosciuto abbastanza bene esclusivamente Giuseppucci. I rapporti erano personali, non di gruppo»; 2) «Avevamo amicizie e interessi differenti»; 3) «L'accusa di far parte dei servizi segreti deviati? E' quella che mi fa più male»; 4) «Sicilia e Abbatino? Li ho conosciuti dopo l'81 o 82, in carcere»; 5) «De Pedis? Può essere che l'ho incontrato da qualche parte in carcere»; 6) «Maragnoli? Era una frequentazione di bar"; 7) «Banda della Magliana? E' una definizione giornalistica»; 8) «I rapporti con De Tomasi? La mia famiglia vendette una gioielleria. Fu acquistata nell'89-90 dal cognato o nipote»; 9) «Droga? Non l'ho mai trattata»; 10) «Negli ultimi anni, tra ricoveri ospedalieri e altro, non ho proprio avuto lo spazio fisico per una attività lavorativa»; 11) «Le condizioni economiche della mia famiglia? Agiate»; 12) «Tu hai venduto carne a peso»; 13) «Il nero di Romanzo criminale? Mi prendevano in giro. Sono diventato una macchietta»; 14) «La katana che mi hanno regalato? Serve a sfilettare i tonni»; 15) L'analisi della «katana» regalata a Carminati; 16) «Sono un vecchio fascista degli anni Settanta»; 17) «Sono sempre stato ostile al traffico di stupefacenti»; 18) «E' più facile che trovino droga nelle tasche di chi mi pedina, che nelle mie»; 19) «Scamarcio e Romanzo Criminale? Chi mi conosceva, sapeva che quello era un argomento che non andava toccato»; 20) «Michele Senese? Lo conosco benissimo. Ci ho fatto tre o quattro anni a Rebibbia. E quando esce, lo vado a salutare».
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[448] Speciale Adriana Faranda
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo, proponiamo due deposizioni di Adriana Faranda. La prima è riconducibile a una udienza del maxiprocesso alle Br per insurrezione (anno 1989). La seconda, al processo Moro quinquies (anno 1996) nella quale l'ex brigatista parla dell'uccisione dell'onorevole Aldo Moro. Classe 1950, originaria di Tortorici (Messina), dopo un primo percorso in gruppi della sinistra armata, attivi a Roma, nella prima metà degli anni Settanta, Faranda entra nelle Brigate rosse, assieme a Valerio Morucci, nell'estate del 1976. I due svolgono un ruolo importante e controverso durante i drammatici giorni del sequestro Moro, per poi abbandonare l'organizzazione nelle prime settimane del 1979 ed essere arrestati nel maggio dello stesso anno. In qualità di dissociata, Faranda beneficerà in seguito degli sgravi di pena previsti dalla legislazione premiale antiterrorismo introdotta in Italia negli anni Ottanta. Tra i temi toccati durante le deposizioni: 1) «Partecipando a Potere operaio ritengo di avere perseguito un fine rivoluzionario così come tutti gli appartenenti ai gruppi extraparlamentari nati attorno al 68-69»; 2) Dall'impegno «politico effettivo come militante» al «proponimento di lotta armata»; 3) «I progetti rivoluzionari nati alla sinistra del Pci? Non vennero mai sostanziati»; 4) «Non ho mai fatto parte di strutture direttive, in Potere operaio»; 5) «Il fine delle Br? Sovvertire lo Stato e instaurare una dittatura del proletariato come detto e ripetuto in tutti i documenti brigatisti»; 6) «L'insurrezione in una società capitalistica avanzata? E' impensabile e illusoria»; 7) La lotta armata «come unica strada possibile»; 8) Sul superamento della «propaganda armata»; 9) «A un certo punto si cominciò a portare avanti delle azioni armate per la sopravvivenza stessa della organizzazione»; 10) «Era ovvio che se fosse andata male tutta l'operazione, Moro sarebbe stato ucciso. Però era una eventualità che si tendeva a evitare»; 11) «L'8 maggio, in una riunione in via Chiabrera, venne detto da Moretti che sarebbe stato ucciso nel garage di via Montalcini»; 12) «Mi assumo io la responsabilità», disse Moretti; 13) «L'uomo di copertura? Si decise sarebbe stato il quarto uomo, Maccari»; 14) Sul «trasbordo"» e l'arrivo nei pressi «di piazza del Gesù»; 15) «Era previsto l'uso della Skorpion silenziata. Venne detto che era più sicura, perché a raffica»; 16) «Di copertura? Una calibro 9, silenziata».
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[447] Speciale Moby Prince
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo, di quasi quattro ore e mezza complessive, proponiamo un approfondito focus sul disastro del Moby Prince, avvenuto il 10 aprile 1991, davanti al porto di Livorno. La prima registrazione, risalente al 25 luglio 2019, Senato della Repubblica, Palazzo della Minerva, documenta la presentazione del volume «Il caso Moby Prince. La strage impunita», di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza.La seconda registrazione, risalente al 31 marzo 2016, documenta una seduta della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince e reca l'Audizione di Enrico Fedrighini, giornalista e autore del volume «Moby Prince: un caso ancora aperto». La terza e ultima registrazione, risalente al 24 gennaio 2018, Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, documenta la Presentazione della relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta (2015-2018) sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince. Tra gli altri, segnaliamo gli interventi di Angelo Chessa e Loris Rispoli, in rappresentanza dei parenti delle vittime del disastro.Tra gli argomenti toccati durante la prima registrazione: 1) Il tema delle «cose non vere» dette e scritte sul caso Moby Prince; 2) «Che cosa avvenne di inconfessabile nella rada di Livorno» quel 10 aprile 1991?; 3) Un caso «volutamente nascosto dai più importanti media»; 4) Il lavoro di una Commissione «che ha storicamente ribaltato il caso Moby Prince»; 6) «Non è vero che fu la nebbia la causa della collisione»; 7) «Non è vero che fu colpa dell'equipaggio e del comandante Chessa»; 8) «Non è vero che le persone» all'interno della nave «morirono tutte nell'arco di trenta minuti»; 9) Il tema del disinteresse, anche attuale, mostrato dai grandi media sulla vicenda e i lavori della Commissione; 10) «Perché i soccorsi non partirono per tempo?»; 11) «Lì c'è stata una omissione di soccorso»; 12) «L'equipaggio distratto dalla partita? Una post-verità nazionalpopolare abilmente costruita»; 13) «Arriverà qualche querela? Macché...»; 14) «Com'è possibile che uno Stato abbia abdicato alle sue funzioni di sicurezza e all'accertamento della verità?»; 15) Le parole «tombali» contenute nella richiesta di archiviazione della Procura di Livorno (2010); 16) Il tema delle navi militarizzate americane che «non aiutarono i soccorsi»Tra i temi toccati durante la seconda registrazione: 1) «Nessuno sapeva, quella sera, di essere registrato»; 2) «La nebbia? Non c'era, né prima né dopo» il disastro; 3) «Al momento della collisione la visibilità era perfetta»; 4) Le testimonianze degli ufficiali Thermes e Olivieri; 5) «Non è stato adottato alcun piano di soccorso». Il caso del capitano Roffi; 6) Il «canale riservato»; 7) «La prima cosa che succede» in rada a Livorno «è la fuga dal punto in cui c'è stata la collisione»; 8) La «misteriosa» nave Theresa; 9) «Le registrazioni radar? Nemmeno un banco di triglie sarebbe passato inosservato quella sera»; 10) «Querele? Non ho mai avuto alcun tipo di problema»; 11) «Difficile pensare a errori a catena che vanno tutti in una direzione specifica»; 12) Il «video Canu» e «il taglio-giunzione fatto in modo non professionale»; 13) Il tema dei mancati soccorsi; 14) Sulla «troppa fretta» usata per chiudere la vicendaTra gli argomenti toccati durante la terza registrazione: 1) Un puzzle da scomporre e ricomporre aggiungendo le (tante) tessere mancanti; 2) «La nebbia non c'era. Tutte le persone audite dalla Commissione, presenti prima dell'impatto, sulla costa e in mare, non confermano minimamente la nebbia»; 3) Sulla posizione della petroliera Agip Abruzzo; 4) «Se non è stata la nebbia, cos'è stato a generare l'impatto?»; 5) I video Canu e D'Alesio; 6) «Quella notte potevano esserci delle bettoline in giro»; 7) Il tema del «timone bloccato a 30°»; 8) «Le navi sono rimaste incastrate per più di cinque minuti»; 9) «La petroliera? Ha richiamato su di sé i soccorsi»; 10) L'emergenza a bordo; 11) «La Moby Prince non è stata cercata, è stata trovata casualmente»; 12) Quando la nave è stata trovata «non c'è stata una azione» per tentare «di spegnere il fuoco, si è subito rinunciato»; 13) Il tema della sopravvivenza a bordo. «Non è scientificamente possibile dire che siano morti tutti nel giro di mezz'ora»; 14) «La perizia medico-legale? Fu fatta solo per riconoscere le vittime, non per analizzare le cause della morte»; 15) Il superstite; 16) La provenienza della petroliera; 17) «Il carico della petroliera? L'ispezione non è stata permessa»; 18) Il tema degli accordi assicurativi; 19) Il percorso giudiziario; 20) «Non condividiamo le sentenze»Senato della Repubblica, reperto rilasciato con licenza Creative Commons 3.0
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[446] Speciale Walter Sordi (Pecorelli, Gelli, Libano)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo pubblichiamo tre distinte deposizioni dell'ex terrorista NAR, e collaboratore di giustizia, Walter Sordi. Romano, classe 1961, militante, da giovanissimo, nella organizzazione di estrema destra denominata "Terza Posizione", Sordi è stato parte attiva di un gruppo i cui punti di riferimento sono stati Luigi Ciavardini, Giorgio Vale, Stefano Soderini, Pasquale Belsito e altri, poi tutti passati, con alterne vicende, nei cosiddetti "Nuclei armati rivoluzionari". Nella prima deposizione (Roma, 17 marzo 1993), Sordi depone nel corso di un'udienza del processo alla P2. Nella seconda deposizione, parla dei suoi rapporti con Avanguardia Nazionale, davanti ai giudici di Bologna, durante il processo per la strage del 2 agosto 1980.Nella terza deposizione, Sordi, ancora nel corso di un'udienza del processo per la strage di Bologna, parla dell'addestramento militare in Libano (al fianco delle milizie cristiane) al quale presero parte vari militanti italiani di estrema destra tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti.
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[445] Ustica: «Sul luogo dell'incidente, c'era un forte traffico militare»
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 5 giugno 2001. Processo sui depistaggi relativi al caso Ustica. Depone Roberto Bruschina, maresciallo dell'aeronautica militare in servizio a Ciampino la sera del 27 giugno 1980.Tra i principali temi toccati durante la deposizione: 1) «I turni di servizio? Spesso, per questioni di servizio, si facevano 24 ore di fila»; 2) «Entrò un civile, che lavorava al radar. Mi disse di trasmettere a Martina Franca che, sul luogo dell'incidente, c'era un forte traffico militare»; 3) «La mia deduzione è che fosse americano, di una portaerei»; 4) «Il civile? L'avevo visto molte volte lì»; 5) Civile o militare?;6) «Non sono mai stato interessato a capire. Per me era un incidente come gli altri»; 7) La registrazione della telefonata; 8) «Il traffico poteva esserci sia al momento dell'incidente» sia al momento dei soccorsi in zona; 9) Quale ruolo dell'ambasciata americana? 10) Differenze fra trascrizione e audio della telefonata.
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[444] «Abbruciati ha avuto rapporti con la Massoneria». Parla Alfredo Fiorelli (SISDE)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiDeposizione del dottor Alfredo Fiorelli, già funzionario Sisde e capo della Dia di Roma, nel corso del processo Pecorelli. L'anno di registrazione è il 1998. Tra gli argomenti toccati, i possibili rapporti di Danilo Abbruciati con uomini dei Servizi e della Massoneria. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. 1) «Rapporti di Abbruciati con la massoneria? Con alcuni esponenti, per esempio Flavio Carboni, emersero dei rapporti»; 2) Su un possibile incontro Abbruciati-Pazienza; 3) Le dichiarazioni di Mancini su un incontro Abbruciati-Ortolani;4) «A Milano ho accompagnato più volte Abbruciati. Aspettava una persona che lo avrebbe dovuto portare a incontrare Ortolani»; 5) «I riferimenti dati da Mancini? Generici»;6) «La morte di Danilo? Un agguato, non una disgrazia»; 7) Sulla cosiddetta «riunione di Acilia».
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[443] Nuove Brigate rosse: parla Nadia Desdemona Lioce
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiBologna, 7 febbraio 2005. Nel corso di un'udienza del processo per l'omicidio, da parte delle cosiddette «Nuove brigate rosse», del giuslavorista Marco Biagi, l'imputata Nadia Desdemona Lioce legge un comunicato in aula. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti toccati durante l'udienza: 1) «L'azione dello Stato non si è mai fermata al solo piano militare della neutralizzazione delle avanguardie combattenti»;2) Sugli «schemi di guerra psicologica»;3) La «spettacolarizzazione della forza militare dello Stato»; 4) Sul «rilancio della strategia della lotta armata»; 5) «Il duplice processo controrivoluzionario» degli anni 80 e 90;6) «L'imperialismo» dopo l'11 settembre;7) «Non riconosciamo alcuna legittimità a giudicarci alle corti che, dello Stato, sono i tramiti».
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[442] «Oggi è la nostra responsabilità». L'ultimo discorso di Aldo Moro (versione integrale)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 28 febbraio 1978. Aldo Moro interviene nel corso della riunione dei gruppi parlamentari della Democrazia cristiana. Si tratta del suo ultimo discorso pubblico.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti toccati durante il discorso: 1) «Parecchi amici pensano, a torto, che io abbia la chiave per il superamento delle nostre comuni difficoltà»; 2) Una vita «spesa al servizio del partito»; 3) Il tema degli «interrogativi angosciosi» e della «fiducia nella Democrazia cristiana»; 4) «Qualche cosa, da anni, s'è arruginito nel normale meccanismo della vita politica italiana»; 5) «Il Paese, in un soprassalto di consapevolezza, ci ha riconfermato nel ruolo di primo partito italiano»; 6) Sulla Dc «non più in grado di aggregare una maggioranza politica»; 7) «I due vincitori» alle politiche del 1976. Il tema del mancato scioglimento delle Camere dopo il risultato elettorale; 8) Sulla «abitudine di addebitare tutti i mali alla Democrazia cristiana»; 9) Sull'approfondimento di una linea «di contatto reciprocamente istruttivo» con il Pci; 10) Sul «contributo» del Partito comunista «in forma di astensione»; 11) Un accordo «sulle cose da fare» e «per un certo tempo»; 12) Il «nervosismo di base» nel Pci; 13) «Noi abbiamo saputo cambiare quando era necessario e possibile»; 14) «La nostra flessibilità ha salvato la democrazia» in Italia; 15) Un «terreno nuovo e più esposto»; 16) «Io temo l'emergenza, sul terreno economico sociale. Perché so che c'è»; 17) Sulla «forma di anarchismo dilagante»; 18) La necessità di «avere un certo respiro» per il 1978; 19) «Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità»; 20) Sulla importanza di «preservare l'unità della Democrazia cristiana».
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[441] Speciale P2. Parla Bettino Craxi
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 17 gennaio 1994. Bettino Craxi testimonia nel corso di un'udienza del processo alla Loggia P2. Tra gli argomenti trattati: l'incontro con Licio Gelli; gli incontri con il presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi; la vicenda «Eni-Petromin»; la vicenda del cosiddetto «Conto protezione».Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti. 1) Il ruolo di Vanni Nisticò affinché Craxi incontrasse «l'ingegner Luciani»; 2) L'incontro all'hotel Raphael; 3) «Noi abbiamo molta influenza sulla stampa»; 4) «Informai il capo dello Stato, Sandro Pertini»;5) «A brigante, brigante e mezzo»;6) Sulla vicenda «Eni-Petromin»;7) Il tentativo di «rovesciare" Craxi dalla segreteria del Psi; 8) La vicenda del «Conto Protezione»; 9) «Verso altri non c'è la medesima attenzione e spasmodica ricerca del particolare»;10) «Si ripetono cose che, a furia di ripeterle, diventano vere»;11) Il suicidio del tenente-colonnello Luciano Rossi; 12) Il tentato suicidio di Calvi nel carcere di Lodi;13) «Non confermo né il cretino, né altro»; 14) «Ero restìo a incontri con persone che non conoscevo. Si vociferava in modo confuso su questa realtà massonica»;15) «Martelli, invitato alla festa d'insediamento di un presidente americano, vide Gelli»;16) «Calvi? Dopo che l'ho conosciuto, l'ho incontrato diverse volte. Ma non parlava di questioni amministrative»;17) «Non mi ha mai dato l'impressione di essere del gruppo della P2»;18) «Parlava un italiano influenzato da una sorta di gergo bancario»; 19) «Lei deve tener conto di chi conta veramente nel mondo»; 20) «Non stare a perdere tempo con Craxi, perché sarà rovesciato»; 21) «Un problema insolubile? Far corrispondere entrate e spese nei partiti politici»;22) «Non so come il Pci abbia risolto il problema con Calvi. Come ha restituito i finanziamenti? Voi siete informatissimi»
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[440] Omicidio Mattarella. Parla Francesco Cossiga
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 15 marzo 1995. Il senatore della Repubblica italiana Francesco Cossiga, è chiamato a deporre in qualità di testimone nel corso di un'udienza del processo per i delitti politici commessi a Palermo tra il 1979 e il 1982.Tra i temi toccati, l'omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. 1) «Non ho mai avuto particolari rapporti con la vita politica siciliana»;2) «Ero a conoscenza delle ombre pesanti che si addensavano su uomini e fatti della Dc siciliana»;3) «Come ministro dell'Interno l'attività era focalizzata nella lotta contro il terrorismo»;4) «Piersanti Mattarella? Era un innovatore»;5) «La contattazione di ambienti mafiosi durante il caso Moro? Non volli prenderla neanche in lontana considerazione»;6) «Non ho mai creduto all'ipotesi terroristica»; 7) Bernardo Mattarella;8) «I terroristi? Si guardarono bene dal metter piede in Sicilia»;9) «Gladio? Sono stato assolto con una sentenza del tribunale dei ministri che qualifica Gladio come istituzione legittima dello Stato»;10) «Ho assunto la difesa di Stay behind come reazione ai non so di tanti miei colleghi di governo».
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[439] Stay behind. Parla Giulio Andreotti (processo Gladio)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 2 novembre 1999. Il senatore della repubblica italiana Giulio Andreotti è chiamato a deporre in qualità di testimone nel corso di una udienza del processo Gladio. Tra gli argomenti affrontati: iniziative della magistratura, rapporti con i servizi segreti, basi e depositi della organizzazione. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto.1) «Stay behind? Lo seppi nella seconda parte del mio primo mandato al ministero della difesa»; 2) «Il personale? Potevano essere reclutate anche le donne»; 3) Una struttura «nella Nato, ma non della Nato»; 4) «Che vi fossero depositi di armi, l'ho saputo dopo il 1990»; 5) Sulle lettere del giudice Casson; 6) «Su un deposito di armi, fu costruita una chiesa»; 7) «Il patto atlantico e la comunità europea sono punti di riferimento fondamentali della politica estera italiana»; 8) Sulla riforma dei servizi segreti del 1977; 9) «I 622? Era la consistenza di coloro che erano stati arruolati. Alcuni erano passati al mondo migliore»; 10) «Lamentele sul disvelamento della struttura? A livello governativo-diplomatico, nessuna»; 11) Gli accenni alla possibilità di potersi attivare nella «lotta alla droga» o «alla criminalità organizzata»; 12) «La direzione politica? Era del servizio»; 13) Sul Craxi «non informato».
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[438] Speciale Prima Linea. Parlano Donat Cattin, Sandalo e Viscardi
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiNel primo contributo proponiamo la deposizione di Marco Donat Cattin, ex dirigente dell'organizzazione armata Prima Linea, nel corso di una udienza del processo alla rivista Metropoli (Roma, 21 ottobre 1986). Nel secondo contributo, l'ex Prima Linea Roberto Sandalo parla in qualità di collaboratore di giustizia nel corso di un'udienza del Processo 7 Aprile (1983). Nel terzo e ultimo contributo, il collaboratore di giustizia, ed ex Prima Linea, Michele Viscardi, noto alla stampa come «il killer dagli occhi di ghiaccio», risponde alle domande della Corte nell'ambito di un'udienza del processo 7 Aprile (1984). Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti. Tra i principali temi toccati durante le deposizioni: 1) «Il sequestro Moro? Ci siamo meravigliati dell'impresa e abbiamo cercato di prendere contatti con le Br»; 2) «Dicemmo che non avremmo appoggiato l'operazione Moro»; 3) Sul «comando unificato» Prima linea-Formazioni comuniste combattenti; 4) «La colonna romana? La consideravamo la più movimentista e per questo la più vicina a noi»; 5) Il primo incontro a Roma col bierre Seghetti; 6) Il secondo incontro a Roma con Seghetti e Gallinari; 7) Sulle «difficoltà di comprensione» delle rispettive «terminologie»; 8) Sull'ipotesi di un «aggancio-comune» Br-PL; 9) Sulla rivista Metropoli e il ruolo di Oreste Scalzone; 10) «I Comitati comunisti rivoluzionari? Ci offrirono alcune armi provenienti dal Libano»; 11) L'interesse per la Fiat di Cassino e Napoli; 12) «I primi contatti coi brigatisti? All'inizio del '77, a Torino»; 13) «Prima Linea? Nel '79 ebbe un bilancio di oltre un miliardo di lire»; 14) Sul ruolo delle rapine di autofinanziamento e il reperimento di armi; 15) «Il fine? Era quello di scatenare la guerra civile in Italia»; 16) «Abbiamo confuso il malcontento con la disponibilità di prendere un mitra in mano»; 17) Il corteo del 1° maggio 1977 a Milano; 18) La «ricerca» di un dirigente della Magneti Marelli per sparargli alle gambe; 19) «Oggi mi sono reso conto del nulla che c'era dietro la lotta armata»; 20) «Alessandrini? E' stata una operazione difensivistica»;
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[437] Per un «inquadramento storico» dei NAR. Parla Valerio Fioravanti
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiNel primo contributo proponiamo la deposizione, in qualità di imputato, di Valerio Fioravanti (Bologna, 22 dicembre 1993) nel corso di un'udienza del secondo appello per la strage del 2 agosto 1980. Nel secondo contributo (Roma, 10 novembre 1989), durante un'udienza del processo d'appello per la strage di Bologna, Fioravanti racconta alla Corte i dettagli dell'assalto a Radio Città Futura, avvenuto a Roma il 9 gennaio 1979.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti. Tra i principali temi toccati durante le deposizioni: 1) «I vecchi gruppi? Hanno lavorato per anni e non hanno prodotto niente»; 2) «Ci hanno attribuito 35 omicidi. E c'è un motivo se sono stati fatti»; 3) «Nessuno dei pentiti Nar ha detto qualcosa sulla strage di Bologna»; 4) Sulla teoria della «banda super segreta»; 5) «Non bisogna confondere un gruppo misterioso come Avanguardia nazionale con un gruppo esplicito, noto, dissezionato in tutti i modi»; 6) «Il pregiudizio verso di noi? Essere troppo giovani per aver fatto tutto da soli»; 7) «Dopo Acca Larentia volevamo vendicarci del Msi»; 8) «Le 250 mila pagine di atti processuali? Strategia della confusione»; 9) Sulla vicenda delle cartelle cliniche di Massimo Sparti; 10) «La strage? Ho una mia idea»; 11) Sul «tatuaggio» di Picciafuoco; 12) «Il nostro controllo sulla piazza romana? Non attraverso i libri»; 13) L'azione a Radio città futura; 14) I «messaggi verso destra» e verso «la sinistra».
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[436] Loggia P2. Berlusconi e Costanzo raccontano la loro adesione
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiNel primo contributo proponiamo la deposizione di Silvio Berlusconi nel corso di un'udienza del processo alla Loggia Massonica P2 (1993). Nel secondo, la deposizione di Maurizio Costanzo in qualità di testimone nel corso del processo per il crack del Banco Ambrosiano Veneto (1991). Entrambe le deposizioni sono incentrate sulla adesione dei due importanti personaggi pubblici alla Loggia massonica di Licio Gelli. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i principali temi toccati durante le deposizioni: 1) B: «La P2? Tutto quanto si risolse nella mia adesione, sollecitatami dall'amico Roberto Gervaso»; 2) B: «Gervaso mi parlò di Gelli in termini molto positivi. Appariva circondato da buona considerazione generale»; 3) B: «Incontrai Gelli due volte. Mi riempì di complimenti»; 4) B: «Appariva come un Rotary o un Lions. Gervaso insistette particolarmente»; 5) B: «Mi mandarono una tessera con su scritta una cosa ridicola: apprendista»; 6) B: «Non ne trovai traccia nei miei diari»; 7) B: «Gervaso voleva scrivere sul Corriere della Sera»; 8) B: «Si vedeva in me una persona di sicuro avvenire»; 9) B: «Tassan Din? Lo conobbi per l'acquisto del settimanale Tv sorrisi e canzoni»; 10) B: «Ero amico di Franco Di Bella»; 11) B: «Avevo della massoneria una impressione positiva, perché anche in casa c'erano delle tradizioni al riguardo»; 12) B: «Gelli? Era risaputo che aveva una importante influenza in casa Rizzoli»; 13) B. «Non sapevo che Corona e Carboni fossero massoni»; 14) C: «L'intervista a Gelli sul Corriere? Faceva parte di una serie che si chiamava "Il fascino discreto del potere occulto"»; 15) C: «Fu Tassan Din a dirmi che Gelli voleva essere per forza intervistato da me»; 16) C: «Fu una intervista faticosissima. E non dettata»; 17) C: «Ricevetti tante telefonate di complimenti»; 18) C: «Ho conosciuto Gelli per invitarlo alla trasmissione televisiva Bontà loro. Era il luglio-settembre 1977»; 19) C: «All'Excelsior, primi del 1978, mi fece l'offerta di iscrizione»; 20) C: «Al momento della iscrizione ero ai massimi professionali»; 21) C: «Vivevo un difficile momento psicologico. Ho aderito per cretinismo»; 22) C: «Il settimanale l'Occhio? Fu un processo complesso».
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[435] Franco Freda: «Izzo? Con lui c'erano rapporti di tolleranza e di indulgenza»
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiBrescia, 1987. Franco Freda depone in qualità di teste nel corso di un'udienza del processo Piazza della Loggia.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i temi toccati durante la deposizione: 1) «Trani? Erano periodi di permanenza ridotti. Accettai l'ospitalità di Concutelli»; 2) «Ferri? Avevo un ricordo di una persona molto attenta sotto il profilo della preparazione dottrinaria»; 3) «Non ho mai conosciuto Buzzi»; 4) «Per indole, sono distratto in fatto di dicerie»; 5) «Latini, Izzo e Concutelli? Erano nella stessa cella, a periodi alterni»; 6) «Il passeggio, a Trani, veniva effettuato tutti assieme. Per una ragione igienica»; 7) «Izzo? Con lui c'erano rapporti di tolleranza e di indulgenza»; 8) Sulle possibilità di «rigenerazione» di Izzo; 9) Sul possibile inserimento di Izzo all'interno della rivista carceraria «Quex»; 10) «Buzzi collaboratore dei carabinieri? E' agli atti».
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[434] Caso Moro. Confronto Morucci-Faranda
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiAdriana Faranda e Valerio Morucci, ex militanti delle Brigate Rosse, vengono messi a confronto nel corso del processo Moro Quinquies (1996). Tra gli argomenti trattati: l'assassinio dell'onorevole Aldo Moro, la mitraglietta Skorpion utilizzata per l'omicidio e i ruoli dei brigatisti coinvolti.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i principali temi trattati durante il confronto: 1) F: «Morucci? Mi riportò dei particolari dolorosi sull'omicidio Moro»; 2) F: «Ambedue sapevamo che lì, in via Montalcini, c'era Maccari»; 3) M: «Dopo la telefonata a Tritto, non ho alcun ricordo»; 4) F: «Non ricordo che mi si parlò di inceppamento tecnico dell'arma, ma del blocco di Moretti»; 5) M: «L'unica cosa che ho trattenuto nella memoria è che ci fosse stato un inconveniente con le armi»; 6) F: «Sbobinavano? Non lo sapevamo, così come che stessero registrando»; 7) Sul ruolo di Gallinari all'interno dell'appartamento di via Montalcini; 8) M: «Che uno stesso soggetto utilizzasse due armi? Tutto è possibile»; 9) Sulla «candidatura» di Maccari per via Montalcini; 10) «Moretti? Oltre alla Skorpion era in possesso della propria arma. Non essendo silenziata, non fu usata per uccidere Moro.»
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[433] «Prodi? Era tra i più increduli». Sequestro Moro, la seduta spiritica del 2 aprile 1978
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 23 giugno 1998. Seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (presidenza Giovanni Pellegrino). Parla il professore Alberto Clò, uno dei partecipanti alla nota seduta spiritica del 1978.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i principali temi toccati durante l'audizione: 1) «A noi colpì che il piattino si muovesse con grande rapidità»; 2) «Gradoli venne fuori in risposta a una domanda specifica»; 3) «Qualsiasi medium escluderebbe che un fatto medianico possa avvenire in una atmosfera scherzosa»; 4) «E' impossibile che qualcuno governasse il piattino senza che gli altri potessero accorgersene»; 5) «Il fatto che il piattino si muovesse resta un fatto a me assolutamente inspiegabile»; 6) «Prodi? Ha fatto domande anche lui. Ed era tra i più increduli»; 7) «La domanda vivo o morto? La risposta fu che era vivo»; 8) «Escludo che qualcuno tra i presenti avesse conoscenze nella Autonomia».
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[432] Bruno Tassan Din: «L'acquisto del Corriere della Sera? Trascendeva il fatto economico»
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiMilano, 4 marzo 1991. Bruno Tassan Din depone in qualità di imputato nel corso del processo per il crack del Banco Ambrosiano, raccontando la vicenda dell'acquisto del Corriere della sera da parte della Rizzoli e l'incontro con Licio Gelli, il «Maestro venerabile» della Loggia P2.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i temi toccati durante la deposizione: 1) Settembre 1973. Da Montedison alla Rizzoli; 2) «La Rizzoli? Si presentava come una azienda sana, pur con uno sviluppo dei costi»; 3) «La decisione più importante di un editore è la scelta di un buon direttore»; 4) «La Comit era, all'epoca, la banca preferenziale del Gruppo Rizzoli»; 5) «Ho cercato di impostare un controllo di gestione. L'azienda era vecchia industrialmente»; 6) «Abbiamo 25 miliardi di debiti a breve termine. Cerchiamo di metterne metà a medio termine»; 7) «L'acquisto del Corriere della Sera? Vengo informato dopo»; 8) Un acquisto «a scatola chiusa»; 9) «Non costa 50 miliardi. Costa 100 miliardi»; 10) «La decisione fu di Andrea Rizzoli, supportata discontinuamente da Angelo»; 11) «Il Corriere della Sera trascendeva il fatto economico»; 12) L'accordo con la Montedison; 13) «L'azienda Corriere della Sera, che perdeva 15 miliardi all'anno, aveva una produttività bassissima»; 14) Non solo Montedison, Comit e Agnelli. «Dovevamo pagare 10 mila persone»; 15) «I Rizzoli si erano smarriti»; 16) «Ci spostiamo su Roma per cercare di ottenere i finanziamenti»; 17) «Il Corriere è comunista»; 18) «Cerchiamo disperatamente altre soluzioni»; 19) Primavera 1975. L'avvocato Ortolani; 20) «Vi presento una persona che vi può molto aiutare».
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[431] Banda della Uno bianca, la strage del Pilastro. Parla Roberto Savi
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiBologna, 12 dicembre 1994. Roberto Savi, membro della Banda della Uno bianca, depone al processo per la strage del Pilastro (4 gennaio 1991) che costò la vita a tre carabinieri.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i temi toccati durante la deposizione: 1) «Dovevamo procurarci delle auto»; 2) «Pensai volessero fermarci»; 3) «Ero messo abbastanza male»; 4) «Colpi di grazia? Non sono in grado di confermare»; 5) «Perché li abbiamo uccisi? Per non essere fermati»; 6) «Il mio Ar 70? Non ha mai avuto un dispositivo per lo sparo a raffica»; 7) «Sì, ho usato un raccogli-bossoli»; 8) «Il driver? Spesso ero io»; 9) «I depistaggi di Macauda? Probabilmente avrà avuto i suoi buoni motivi»; 10) «L'azione contro i campi nomadi? Un depistaggio».
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[430] Alessandro D'Ortenzi: «La batteria con De Pedis? Era la migliore di Roma»
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 4 marzo 1996. Alessandro D'Ortenzi, detto «Zanzarone», depone nel corso di un'udienza del processo alla Banda della Magliana.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Tra i temi toccati durante la deposizione: 1) «Aldo Semerari? E' stato un mio carissimo amico»; 2) «Mi dichiaro un nazifascista. Di fatto e di nome»; 3) «La batteria di Testaccio con De Pedis? Era la migliore di Roma»; 4) «A fine 1978 io, Abbatino e Toscano, abbiamo tentato di ricostruire una batteria»; 5) «Le perizie compiacenti? Io sono stato dichiarato totale infermo di mente»; 6) «Se qualcuno dei servizi mi vuole sparare addosso, non ho paura»; 7) «Abbatino e Toscano? Volevano conoscere soprattutto le potenzialità del prof. Semerari»; 8) «Le riunioni? Si parlava della destabilizzazione del Paese»; 9) Sulla ipotesi di un delitto a Londra; 10) Sulla perizia Colafigli; 11) «Dopo la morte di Semerari, mi sono ritirato, in buon ordine, a Rieti»; 12) «Non c'è gente della malavita romana che non conosca Zanzarone»; 13) «Abbatino Maurizio? E' un pentito depistante».
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[429] Banda della Magliana: parla un ex funzionario dei servizi segreti
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPerugia, 5 febbraio 1998. Il colonnello Giancarlo Paoletti, funzionario del SISDE in pensione, depone, in qualità di testimone, nel corso di un'udienza del processo Pecorelli.Si ringrazia il Radio Radicale per la condivisione del reperto.Tra i temi toccati durante la deposizione: 1) «Rapporti istituzionali con Abbruciati e De Pedis? Questa domanda potrebbe essere auto-indiziante...»; 2) «L'incontro con Abbruciati? Fu casuale e non voluto»; 3) «Prendevamo contatti con il direttore del carcere di Rebibbia»; 4) «Ricordo di avere avuto incontri in carcere o con De Pedis o con Maragnoli»; 5) «Non vi furono sviluppi operativi»; 6) «Abbruciati? Mi chiese più di quanto io fossi disposto a dargli»; 7) «Le richieste di denaro? Era più facile assecondarle. Gli interventi a livello processuale venivano respinti»; 8) «La risposta negativa ad Abbruciati? Ritengo sia stata decisa a livello centro»; 9) «Per raccogliere info su Carminati e altri ambienti della destra, chiedemmo a Barbera di favorire contatti con De Pedis, Abbruciati e Maragnoli»; 10) «Nomi di copertura? Nei rapporti con la malavita organizzata, si cercava di non usarli»; 11) «Si viveva un periodo intensissimo di lavoro»; 12) «La fonte logistica? Pur non dando notizie su un certo argomento, può collaborare alla buona riuscita di una operazione»; 13) «L'ambiente del terrorismo di sinistra era più blindato, più difficile da penetrare»; 14) «Al di là di un premio in danaro o alla restituzione della patente, non si andava»; 15) Sul tema dei rapporti, non sempre di natura istituzionale, tra banda della Magliana ed esponenti delle forze dell'ordine.
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[428] Processo a Ordine Nuovo, parla Sergio Calore
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 28 novembre 1988. Sergio Calore, ex ordinovista e collaboratore di giustizia, risponde alle domande del Presidente della Corte, Severino Santiapichi, nel corso di un'udienza del processo a Ordine Nuovo.Si ringrazia il Radio Radicale per la condivisione del reperto.Tra i temi toccati durante l'interrogatorio: 1) Gennaio 1984. L'inizio della «collaborazione» di Sergio Calore; 2) Novembre 1976. Sulla compravendita di hashish per «autofinanziamento»; 3) I «dépliant di armi» in un albergo di Monteporzio Catone; 4) Estate '76. Concutelli «esautora di ogni responsabilità» il gruppo dirigente all'estero di ON; 5) I «GAO» (Gruppi d'Azione Ordinovista); 6) La cena «Da Nino» alla Camilluccia. Il «contrasto» tra Concutelli e Signorelli; 7) Lo «Stato di tipo organico» teorizzato da ON; 8) Azioni rivendicate e non; 9) Un «gruppo che si raccoglieva attorno a Concutelli»; 10) «Contro l'Utopia marxista».
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[427] Tra lo stregone e il generale. La controversa figura di Isabel Perón (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 16 (3/10/2025)María Estela Martínez Cartas, detta «Isabelita», ballerina diventata presidente dell’Argentina, rimane una figura enigmatica e controversa. Dal legame con Perón e l’influenza di López Rega fino al golpe del 1976, la sua parabola mescola spiritismo, potere, intrighi e oblio. Una storia che segna le ombre del peronismo e dell’intera nazione argentina.Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) «No me atosigués!». Un emblema della distanza di Isabelita dalla realtà argentina; 2) Il golpe del 24 marzo 1976 e l’indifferenza del Paese alla sua deposizione; 3) Oblio e rimozione dalla memoria storica e politica argentina; 4) Origini e famiglia «adottiva»; 5) Lo spiritismo e la costruzione di una nuova identità; 6) Una carriera artistica deludente. Le accuse di essere stata una «bataclana»; 7) L’incontro con Perón. Da semplice a presenza stabile nella vita del caudillo; 8) Il ruolo a Puerta de Hierro; 9) L’ingresso del «Brujo» López Rega; 10) La vicepresidenza e la «Triple A»; 11) Un silenzio durato decenni.
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[426] Kabul e l'eroina. Alla ricerca di «Paolo», disperso in Afghanistan (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 15 (26/9/2025)Milano, 1974. Due ragazzi tornano da Kabul con una storia inquietante: feste, droga, ospedali improvvisati e un amico rimasto in Afghanistan. Il racconto dei giovani e l’inchiesta del giornalista Giovanni Belingardi svelano un fenomeno che toccò migliaia di occidentali tra anni Sessanta e Ottanta: la «via della droga» verso Oriente, tra illusioni mistiche, eroina a basso costo e destini spezzati.Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) Una intervista del Corriere d’Informazione; 2) I viaggi in Oriente. La droga a Kabul; 3) Il caso di «Paolo»; 4) Le famiglie in allarme; 5) L’indagine del ministero dell’Interno; 6) Un reporter alla ricerca di «Paolo». Giovanni Belingardi; 7) La «Chicken Street» di Kabul; 8) Testimonianze dirette; 9) Padre Angelo Panigati, il «prete dei drogati»
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[425] Sui fondi sovrani cinesi. Parla Alessandro Arduino
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiUniversità statale di Milano, 11 marzo 2010. Audio della presentazione del libro di Alessandro Arduino Il fondo sovrano cinese (O Barra O Edizioni).Si ringrazia il Laboratorio Lapsus per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti trattati all'interno della registrazione: 1) La Cina. Da «fabbrica del mondo» a «player globale» nelle acquisizioni estere; 2) Il «socialismo di mercato». Da ossimoro capace di strappare sorrisi a possibile modello alternativo; 3) L'errata «profezia» di James Chanos sulla Cina; 4) Visioni catastrofiste o eccessivamente ottimistiche; 5) «Non è possibile che la Cina cresca così tanto. Giocano sui numeri»; 6) Il tema dello «sviluppo a lungo termine»; 7) Il fondo sovrano cinese. Alcune caratteristiche; 8) Sulla «velocità» dello sviluppo cinese; 9) L'accumulo di riserve in valuta estera per investire nei Paesi in crisi o in via di sviluppo; 10) Gli «altri» fondi sovrani cinesi; 11) L'invecchiamento della popolazione cinese; 12) «Gli obiettivi cinesi non sono soltanto di carattere economico»; 13) Due figure-chiave: Lou Jiwei e Gao Xiqing; 14) I fondi sovrani come strumenti per «affievolire» la concorrenza straniera sui mercati esteri; 15) «Meglio il Giappone della Cina»; 16) Dall'export ai consumi interni; 17) Sulla «ristrutturazione» delle forze armate secondo «criteri aziendali»; 18) «La stragrande maggioranza dei tecnocrati cinesi ha una laurea in ingegneria»; 19) Domande e risposte.
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[424] La mafia a Milano. Parla Giampiero Rossi
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiMilano, aprile 2012. Intervento del giornalista Giampiero Rossi, coautore con Mario Portanova e Franco Stefanoni del libro Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti (Melampo editore, 2012).Si ringrazia il Laboratorio Lapsus per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti trattati all'interno della registrazione: 1) «Andreotti ha qualcosa a che vedere con la mafia. A Milano c'è un partito trasversale della corruzione e secondo noi Craxi ne sa qualcosa»; 2) «A Milano c'è la mafia». La reazione di Pillitteri e Craxi; 3) Il «fortino di via Bianchi»; 4) La prima edizione del libro «Mafia a Milano. Quarant'anni di affari e delitti» (1996); 5) Cosa Nostra italo-americana. Primi anni Cinquanta, a Milano; 6) Joe Adonis e Lucky Luciano; 7) Lacune normative e soggiorni obbligati; 8) L'arresto di Liggio; 9) La Direzione distrettuale antimafia di Milano; 11) «Gettate fango». Si continua a negare; 12) La fase di «inabissamento»; 13) Imprenditoria «impermeabile» e politica «negazionista"».
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[423] La strategia della tensione in Europa. Parlano Giannuli, Deliolanes, Dondi
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiUniversità degli Studi di Milano, aprile 2011.Registrazione parziale del convegno «Chi è Stato? La strategia della tensione in Europa (1969-1974)», organizzato dal Laboratorio Lapsus.Interventi:Aldo Giannuli, già docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano e consulente di diverse procure (tra cui Milano, per la strage di piazza Fontana, e Brescia, per la strage di piazza della Loggia). Titolo dell’intervento: «Lo scenario internazionale tra consolidamento e rotture».Dimitri Deliolanes, corrispondente della TV greca ERT e autore di numerosi lavori sul contesto storico-politico greco. Titolo dell’intervento: «L’attività eversiva del regime dei colonnelli in Italia e in Grecia».Mirco Dondi, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Titolo dell’intervento: «L’Italia e la democrazia anomala».Tra gli argomenti trattati all'interno della registrazione: 1) Sulla corretta definizione di «strategia della tensione»; 2) La politica della distensione; 3) La teoria della «guerra rivoluzionaria»; 4) Grecia, Indonesia, America latina; 5) Il ruolo della Francia; 6) Destabilizzare per stabilizzare; 7) La firma dei trattati di Helsinki; 8) «All'insaputa della CIA». Sul regime del colonnelli, in Grecia; 9) Cipro; 10) Sulla attività eversiva dei colonnelli in Italia; 11) Il «piano Demagnetize»; 12) Le «Stay behind» europee; 13) Uomini del negoziato e trame repressive; 14) Forze armate e Confindustria; 15) Tra illegalità e complicità internazionali.
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[422] Il ritorno del populismo in Italia. Parla Roberto Biorcio
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiMilano, 2015. Lezione del professor Roberto Biorcio (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca).Si ringrazia il Laboratorio Lapsus per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti trattati durante la lezione: 1) Sulla rinascita del populismo, in Italia; 2) Il problema del populismo come «intrinseco alla democrazia»; 3) Una «rinascita» che parte dagli anni Ottanta; 4) Il tramonto dei partiti di massa. L'appello al popolo «contro le élite»; 5) Sulle varie «tipologie» di populismo; 6) Il ruolo dei partiti di sinistra; 7) La destra populista; 8) La Prima repubblica e il «limitato spazio» per il populismo; 9) La «crisi» di fine anni Ottanta; 10) Tangentopoli e l'inizio della cosiddetta «Seconda repubblica»; 11) Gli anni Novanta. La Lega Nord; 12) Berlusconi e il «tele-populismo»; 13) I Cinque stelle; 14) «I politici sono un po' spaventati quando la gente va a votare su un argomento»; 15) Renzi.
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[421] Danilo Abbruciati e i misteri della sua sepoltura (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 14 (22/8/2025)Danilo Abbruciati, detto «er Camaleonte», è una delle figure più enigmatiche della cosiddetta Banda della Magliana. La sua parabola criminale, dalle borgate romane fino all’attentato a Milano contro Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano, intreccia rapporti con servizi segreti, faccendieri e mafiosi. Ma i misteri non finiscono con la sua morte: dalle tumulazioni anomale al Verano emergono domande senza risposta che coinvolgono anche la famiglia De Pedis.Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) Un uomo, una identità inesistente. Enrico Branceto; 2) Lo spostamento della salma di Abbruciati per far posto ad Antonio De Pedis; 3) Il «Lord Brummel del crimine». Sulla figura di Danilo Abbruciati; 4) L’attentato a Roberto Rosone; 5) Mandanti ignoti; 6) I rapporti con elementi dell'intelligence; 7) I permessi di guida rilasciati da Nigeria e (forse) Nicaragua; 8) Una strana tumulazione.L'immagine di anteprima utilizzata per questo episodio è frutto di una nostra rielaborazione delle più diffuse foto di Abbruciati presenti on line.
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[420] L'Operazione Thesaurus-Rubikon. Come CIA, NSA e BND spiavano il mondo (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 13 (15/8/2025)Per decenni, attraverso la società svizzera Crypto AG, CIA e BND hanno spiato governi e servizi segreti di mezzo mondo, fornendo macchine cifranti manipolate. Dall’America Latina alla guerra delle Falkland, fino agli odierni dibattiti su 5G e backdoor, l’Operazione Rubikon mostra come il controllo dell’informazione resti una posta strategica globale.Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) Alle origini dell’Operazione Thesaurus/Rubikon; 2) Il tema delle deliberate «vulnerabilità crittografiche»; 3) La «portata globale» dell'Operazione Thesaurus/Rubikon; 4) Casi emblematici; 5) Il ruolo della Svizzera; 6) A un passo dallo scandalo; 7) La fine ufficiale del programma; 8) L’eredità (molto attuale) di «Rubikon».
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[419] Mino Pecorelli e il trionfo di Bettino. L’ascesa di Craxi negli articoli di OP (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 12 (8/8/2025)Mino Pecorelli fu tra i primi a intuire l’ascesa di Craxi, grazie a fonti riservate e un acuto fiuto politico. Dalle colonne dell’Osservatore Politico anticipò il cambio di rotta del PSI, il ruolo degli USA, l’isolamento del PCI e le convergenze tra socialisti, DC e ambienti piduisti. Un’analisi lucida, giocata in anticipo sul futuro della politica italiana.Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) Craxi segretario del Psi. L'anticipazione di Pecorelli nel 1975; 2) Il PSI come «nuovo» perno politico italiano; 3) Il sostegno degli Stati Uniti; 4) L’anticomunismo craxiano come linea guida; 5) Il caso Moro come «spartiacque»; 6) La «copertura culturale» contro il Pci; 7) Il consolidamento della segreteria Craxi all'interno del Psi; 8) Gli appoggi occulti e il ruolo della P2; 9) Le fonti e il «metodo» Pecorelli.
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[418] «Operazione Alex». L'agguato contro Emilio Alessandrini (MONDO CONTEMPORANEO)
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiPuntata 11 (1/8/2025)Il 29 gennaio 1979, a Milano, Prima Linea uccide il giudice Emilio Alessandrini. Trentasette anni, figura chiave delle indagini sugli anni di piombo e sulla criminalità economica, Alessandrini era un magistrato riservato e meticoloso. L’attentato, compiuto da un commando guidato da Sergio Segio e Marco Donat-Cattin, fu pianificato nei minimi dettagli e portato a termine in pochi secondi. Tra i principali argomenti trattati all'interno dell'episodio: 1) 29 gennaio 1979; 2) La dinamica dell’agguato; 3) Un magistrato simbolo delle inchieste più delicate sugli anni di piombo; 4) Il rifiuto della scorta; 5) Il gruppo di fuoco; 6) Le indagini seguite da Alessandrini; 7) Le «motivazioni» dell’attentato; 8) Il contesto milanese; 9) Il profilo umano di Alessandrini; 10) Milano e l'ondata di sdegno dopo l'attentato.
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[417] Lo chiamavano «Cocomero». La storia violenta di Cristiano Fioravanti (MONDO CONTEMPORANEO)
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