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Spin-Off: il podcast di InOltre

Esploriamo prima di giudicare, analizziamo anziché schierarci. Cerchiamo le connessioni oltre la superficie. Niente notizie da vetrina.Spin-off è antitribale: non difende bandiere, non cerca consenso, non semplifica per piacere. Per orientarsi in un mondo complesso, per chi vuole vedere come le storie si trasformano, si intrecciano e spesso finiscono molto lontano da dove erano iniziate.Spin-off, ciò che parte e non si sa dove arriva.

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  1. 22

    Ep. 21 - Soldi, sondaggi e fondazioni: dentro la macchina invisibile dei partiti - Parte seconda

    La seconda parte dell’inchiesta allarga lo sguardo dalla rete costruita intorno a Futuro Nazionale alle infrastrutture che sostengono il centrosinistra italiano. Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono il ruolo di Social Change e dell’associazione Agenda, i finanziamenti provenienti dalla fondazione svedese Democracy and Pluralism e i servizi offerti a candidati del Partito Democratico e della sinistra. Formazione, campagne digitali, acquisto di spazi pubblicitari e costruzione delle leadership: tutto avviene legalmente, ma attraverso una macchina esterna ai bilanci e alle strutture ufficiali dei partiti. Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.

  2. 21

    Ep. 20 - Soldi, sondaggi e fondazioni: dentro la macchina invisibile dei partiti - Parte prima

    Non servono più mazzette o finanziamenti consegnati di nascosto: il consenso politico si costruisce attraverso associazioni, fondazioni, centri studi, società demoscopiche, media e reti internazionali che operano spesso nella piena legalità, ma lontano dagli occhi degli elettori. Partendo dall’inchiesta di Channel 4 sui sondaggi commissionati da Reform UK, Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono la nuova macchina dei partiti e le sue zone grigie. Al centro di questa prima parte, la struttura cresciuta intorno a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: dal Mondo al Contrario alla Fondazione Generazione Decima, fino ai rapporti con Benjamin Harnwell e Steve Bannon. Una rete politica, finanziaria e mediatica che collega l’Italia al progetto transnazionale della destra populista.

  3. 20

    Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0

    Il summit di Ankara non ha prodotto fratture spettacolari né dichiarazioni roboanti, ma ha segnato un passaggio strategico: il ritorno del pragmatismo diplomatico e l’avvio di un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica. Il generale Mario Greco analizza il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, l’aumento degli investimenti nella sicurezza e nella difesa, il sostegno confermato all’Ucraina e il ruolo crescente dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo. Sullo sfondo resta la sfida decisiva per l’Unione Europea: utilizzare il tempo guadagnato dalla protezione atlantica per riformare i propri processi decisionali e conquistare una reale autonomia strategica. Il vertice di Ankara, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere capacità militari, difesa digitale, industria, ricerca tecnologica e tutela delle infrastrutture e della vita quotidiana dei cittadini europei.

  4. 19

    Ep. 18: Ankara, la NATO e il bivio europeo: più autonomia o irrilevanza

    Nel nuovo episodio di Spin Off, Raffaele Magaldi dialoga con Mario Greco sul vertice NATO di Ankara e sulla trasformazione dell’Alleanza atlantica in “NATO 3.0”. Al centro: il rafforzamento del pilastro europeo, il sostegno all’Ucraina, il ruolo della Turchia, il nodo della difesa comune e la necessità per l’Europa di diventare un attore strategico credibile senza rompere il legame transatlantico. Greco insiste anche sul ruolo dell’Italia, che potrebbe essere ponte naturale tra fianco Est e fianco Sud, protagonista nel Mediterraneo allargato e promotrice di una NATO più europea ma ancora atlantica. Il punto decisivo, però, resta politico: scegliere se assumere responsabilità strategiche o restare prigionieri del tatticismo interno.

  5. 18

    Ep. 17: Starmer sacrificato sull’altare dei sondaggi: il Labour punta sull’incognita Burnham

    Le dimissioni di Keir Starmer aprono nel Regno Unito una crisi politica anomala e potenzialmente esplosiva. Non un normale passaggio di consegne dentro il partito di maggioranza, ma la sostituzione di un premier eletto su un programma centrista con Andy Burnham, figura popolare ma esterna al governo, non deputato, non coinvolto nel manifesto laburista e priva di una vera continuità politica con l’esecutivo uscente. A pesare sulla caduta di Starmer sono state le dimissioni di ministri chiave, soprattutto nell’area della difesa e della politica estera, cioè il terreno su cui il premier aveva costruito la propria credibilità internazionale. Il Labour prova così a salvarsi inseguendo i sondaggi e la pressione mediatica, ma rischia di consegnarsi a una leadership fragile, sostenuta da anime opposte del partito e costretta fin dall’inizio a scegliere tra ritorno blairiano e svolta a sinistra. Sullo sfondo restano la guerra ibrida russa, l’esultanza dell’internazionale sovranista, le difficoltà di Farage e di Reform, e un quadro europeo che perde uno dei protagonisti della Coalition of the Willing proprio mentre Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo e rapporti con Trump richiederebbero stabilità e iniziativa. Burnham può arrivare a Downing Street, ma senza mandato e senza una linea chiara rischia di trasformare il “salvatore del Labour” nel detonatore della prossima crisi britannica.

  6. 17

    Ep. 16: L’Iran di Bahram Farrokhi: pax americana, solitudine dell’opposizione e nuovi equilibri mediorientali

    Bahram Farrokhi legge la crisi iraniana oltre la retorica della liberazione imminente: Washington cerca stabilità più che cambio di regime, Reza Pahlavi fatica a unificare l’opposizione, i Pasdaran restano l’attore più organizzato e il Medio Oriente entra in una nuova fase di competizione tra Israele, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran. Sullo sfondo, una popolazione iraniana ancora una volta delusa da accordi che rischiano di fermarsi al nucleare senza incidere sulla natura del regime.

  7. 16

    Ep. 15: Regno Unito sotto pressione: Belfast, guerra ibrida russa e la sfida interna a Starmer

    In questa puntata di Spin Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla crisi britannica, partendo dalle violenze di Belfast. L’episodio viene letto come parte di una dinamica più ampia: fatti di cronaca reali selezionati, deformati e amplificati fino a diventare carburante per mobilitazioni identitarie. Libutti ricostruisce il contesto nordirlandese, ancora segnato dall’eredità dei Troubles, e collega le rivolte alla propaganda della destra radicale, al ruolo di Tommy Robinson, alle reti vicine a Elon Musk e ai circuiti dell’influenza russa. Sullo sfondo emerge una vera guerra ibrida contro il Regno Unito. La seconda parte riguarda la crisi interna al Labour: le dimissioni di John Healey e Al Carns indeboliscono Keir Starmer e aprono interrogativi sulla sua leadership, mentre Andy Burnham si prepara a una possibile sfida. Chiudono il quadro l’arresto di Robinson, l’abbordaggio di una nave della flotta ombra russa e il dibattito sul blocco dei social ai minori.

  8. 15

    Ep. 14: La politica britannica tra crisi del populismo, tensioni nel Labour e ruolo di Elon Musk

    In questa nuova puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla nuova fase politica britannica. Al centro della conversazione c’è la possibile sfida di Andy Burnham a Keir Starmer: una partita ancora lontana dall’essere chiusa, legata alla suppletiva di Makerfield e agli equilibri interni del Labour. Libutti ricostruisce anche le difficoltà di Reform.uk, stretto tra un candidato controverso e la concorrenza di Restore Britain, formazione collocata ancora più a destra e sostenuta dall’ecosistema mediatico legato a Elon Musk. Ampio spazio viene dedicato al caso Novak, alla sua strumentalizzazione online e alla reazione di Starmer contro le campagne d’odio su X. In chiusura, il ritorno mediatico di Tony Blair viene letto più come un tentativo di recuperare influenza che come una reale minaccia alla leadership del premier.

  9. 14

    Ep. 13: Quando l’intelligenza artificiale sfida l’umano: Lanzieri legge la nuova enciclica di Leone XIV

    Nel dialogo con Raffaele Magaldi, Alfonso Lanzieri interpreta la Magnifica Humanitas come un tentativo di riportare l’intelligenza artificiale dentro una domanda più radicale: che cosa resta dell’uomo quando la tecnica non è più solo uno strumento, ma un ambiente che trasforma lavoro, potere, responsabilità e vita comune? Tra filosofia, teologia e critica del transumanesimo, Lanzieri individua nell’enciclica un richiamo sobrio ma netto: il limite non è un difetto da cancellare, bensì la condizione dell’incontro e della responsabilità.

  10. 13

    Ep. 12: Regno Unito, la crisi politica di Starmer tra Labour diviso e pressione dei media

    Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla fase turbolenta della politica britannica: le tensioni interne al Labour, la pressione su Keir Starmer, il ruolo amplificatore dei media, l’ascesa di Reform e il difficile riavvicinamento del Regno Unito all’Europa dopo la Brexit.

  11. 12

    Ep. 11: Ucraina, memoria e resistenza: intervista a Marco Setaccioli

    Cosa significa davvero “resistenza” oggi? E cosa possiamo imparare dall’Ucraina in guerra? In questa puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Marco Setaccioli, giornalista e attivista pro-ucraino appena rientrato da Kyiv. Attraverso il suo racconto diretto, emergono storie di resilienza quotidiana, identità nazionale in costruzione e un forte senso di appartenenza che si manifesta anche nei gesti più inaspettati — come l’invio di libri al fronte. Dalla commemorazione quotidiana delle vittime alla consegna simbolica della tessera FIAP alla premio Nobel Oleksandra Matvichuk, l’episodio esplora il significato contemporaneo della resistenza, mettendolo in dialogo con il 25 aprile italiano e le sue contraddizioni. Si parla anche di propaganda, narrazioni distorte e del ruolo dell’informazione, con uno sguardo critico su come il conflitto viene percepito in Italia rispetto alla realtà sul campo. Un episodio intenso e ricco di spunti per comprendere meglio non solo la guerra in Ucraina, ma anche il valore universale della libertà e della democrazia.

  12. 11

    Ep. 10: La lingua, la propaganda, la guerra: Nastya smonta il mito dei russofoni perseguitati

    Una testimonianza dal Donbass prima e dopo il 2014: Nastya racconta un’infanzia russofona ma ucraina, senza fratture identitarie, e il brusco passaggio dalla normalità alla propaganda, dalle proteste agli “uomini verdi”, fino alla guerra aperta. Un racconto diretto su ciò che le narrazioni filorusse cancellano: la vita concreta di chi ha visto il proprio mondo diventare irraggiungibile.

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