PODCAST · arts
TerraRossa Podcast
by TerraRossa Edizioni
Il podcast di TerraRossa Edizioni è a cura di Stefano Savella e ha due format: in "Tra le pagine" gli autori della casa editrice parlano di come è nata l’idea del loro libro, cosa racconta, qual è lo stile in cui è scritto; in "Sul comodino" gli autori della casa editrice parlano di uno scrittore che reputano significativo e di un suo libro in particolare.
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Sul comodino di Michele Ruol: "Revolutionary Road" di Richard Yates
Michele Ruol, autore per TerraRossa Edizioni di "Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia", ci parla di "Revolutionary Road" di Richard Yates.
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Tra le pagine di "Inventario di quel che resta quando la foresta brucia" di Michele Ruol
Nella storia di Madre e di Padre ci sono degli avvenimenti che determinano un prima e un dopo. La nascita di Maggiore e poi quella di Minore, ad esempio, o l’incidente che li coinvolge, ma anche episodi apparentemente marginali dirottano le loro esistenze, come le nostre: delle mani che si sfiorano per caso e poi si trattengono appena più del dovuto, o l’apertura casuale di una chat altrui. In questo esordio luminoso e contundente, Michele Ruol ci conduce nell’intimità dei suoi personaggi attraverso le impronte lasciate sugli oggetti della casa in cui abitavano, riuscendo a farci continuamente ricredere sull’idea che ci siamo fatti su ciascuno di loro – e forse anche su quella che abbiamo di noi stessi. Michele Ruol, di professione medico anestesista, scrive per il teatro e ha pubblicato racconti sulle riviste letterarie «Inutile» ed «Effe – Periodico di Altre Narratività», oltre che in raccolte a più voci, come "L’amore ai tempi dell’apocalisse" (Galaad), a cura di Paolo Zardi, e "Il Veneto del futuro" (Marsilio), a cura di Alessandro Zangrando. Il testo "Betulla", prodotto dal Piccolo Teatro di Milano per il podcast "Abbecedario per il mondo nuovo", è stato pubblicato nel libro omonimo edito da Il Saggiatore. "Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia" è il suo esordio come autore di narrativa.
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Tra le pagine di "Il pantarèi" di Ezio Sinigaglia
Daniele Stern è un giovane collaboratore editoriale che viene incaricato di redigere una sintetica storia del romanzo del Novecento per una “Enciclopedia della Donna”. Un lavoro nel quale si getta a capofitto, cercando di tenere lontano il pensiero della moglie che lo ha lasciato per un altro, e della quale è ancora innamorato, sebbene continui a essere molto attratto anche dai ragazzi. Assistiamo così alle sue scorribande senza meta, tra una pagina su Proust e una su Joyce, Kafka, Faulkner e gli altri autori che hanno rivoluzionato il romanzo moderno, mentre la tentazione di scriverne uno lui stesso si fa di giorno in giorno più forte.Pubblicato nel 1985, "Il pantarèi" è un’opera metaletteraria sulle inesauribili possibilità della scrittura, una risposta alla domanda sulla morte del romanzo che già a quei tempi circolava con insistenza fra gli intellettuali, ma è anche una storia sull’instabilità sentimentale ed emotiva, sull’ambiguità dell’eros e la meravigliosa inafferrabilità della vita. Ezio Sinigaglia (Milano, 1948) ha lavorato a lungo in ambito editoriale e pubblicitario. Ha esordito nel 1985 con "Il pantarèi", un metaromanzo sui classici del Novecento riproposto nel 2019 da TerraRossa, editore con il quale ha pubblicato anche "L’imitazion del vero", "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte" e "Sillabario all’incontrario", tutti scritti negli anni ’80-’90. Ha inoltre dato alle stampe "Eclissi" con Nutrimenti e "L’amore al fiume (e altri amori corti)" con Wojtek.
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Sul comodino di Enrico Macioci: "Il cammino del morto" di Larry McMurtry
Enrico Macioci, autore per TerraRossa Edizioni di "L'estate breve", ci parla di "Il cammino del morto" di Larry McMurtry.
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Tra le pagine di "L'estate breve" di Enrico Macioci
Il giovane protagonista è impacciato con le sue coetanee e disorientato dalla passione per la scrittura, ma ha una dote che coltiva con costanza e determinazione: sa giocare molto bene a calcio. Quando però nel suo quartiere arriva Michele, dovrà ridimensionare le ambizioni e ammettere che “il talento, come la vita, può sembrare un magnifico, drammatico capriccio. E forse lo è”. In questo romanzo di formazione malinconico e sincero, Macioci ci regala alcune pagine luminose sull’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, sull’ascendente dei desideri sulle nostre esistenze, sulla suggestione dei ricordi. Enrico Macioci è nato a L’Aquila nel 1975. Si è laureato prima in Giurisprudenza e poi in Lettere moderne. Ha esordito con "Terremoto" (Terre di mezzo, 2010), a cui sono seguiti "La dissoluzione familiare" (Indiana, 2012), "Lettera d’amore allo yeti" (Mondadori, 2017), "Tommaso e l’algebra del destino" (SEM, 2020), "Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia" (TerraRossa, 2022). "L’estate breve" nasce da una riscrittura di "Breve storia del talento", pubblicato da Mondadori nel 2015.
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Sul comodino di Ezio Sinigaglia: "Il male oscuro" di Giuseppe Berto
Ezio Sinigaglia, autore per TerraRossa Edizioni di "Grave disordine con delitto e fuga", ci parla di "Il male oscuro" di Giuseppe Berto.
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Tra le pagine di "Grave disordine con delitto e fuga" di Ezio Sinigaglia
Un giovane manager di successo, colto e sicuro di sé, al cospetto di un incantevole fattorino adolescente, in grado di scardinare l’ordine esatto della sua vita con la semplice forza della bellezza: è questo lo spunto narrativo di un romanzo breve, in equilibrio fra commedia e noir, che consente a Ezio Sinigaglia di raccontare i rapporti di potere e le contorte dinamiche aziendali, le perversioni della morale e le sortite del destino, con la sua prosa armonica e irriverente, costante fonte di meraviglia per un numero sempre maggiore di critici e lettori che lo hanno eletto a classico riscoperto della letteratura del Novecento. Ezio Sinigaglia (Milano, 1948) ha lavorato a lungo in ambito editoriale e pubblicitario. Ha esordito nel 1985 con "Il pantarèi", un metaromanzo sui classici del Novecento riproposto nel 2019 da TerraRossa, editore con il quale ha pubblicato anche "L’imitazion del vero", "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte" e "Sillabario all’incontrario", tutti scritti negli anni ’80-’90. Ha inoltre dato alle stampe "Eclissi" con Nutrimenti e "L’amore al fiume (e altri amori corti)" con Wojtek.
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Sul comodino di Osvaldo Capraro: "Oltre il confine" di Cormac McCarthy
Osvaldo Capraro, autore per TerraRossa Edizioni di "Né padri né figli", ci parla di "Oltre il confine" di Cormac McCarthy.
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Tra le pagine di "Né padri né figli" di Osvaldo Capraro
Due storie che si incrociano, quella di Mino, ragazzo dall’infanzia problematica, e quella di don Paolo, viceparroco in forte crisi vocazionale; il primo ha la stoffa del calciatore, ma subisce il fascino degli ambienti criminali, il secondo è innamorato di una donna e cerca il coraggio per intraprendere una nuova vita. In un’opera dal ritmo sempre più incalzante e attraverso un doppio registro stilistico, Capraro ci racconta le parabole dei due protagonisti, sino all’impatto con una realtà molto diversa dalle loro aspettative. "Né padri né figli" è un romanzo duro e vero, tra i primi ad aver fatto i conti con l’universo criminale della Sacra Corona Unita, prima che il noir pugliese diventasse una moda; in questa nuova edizione il linguaggio diventa più espressivo e si accosta ancor più al parlato, acquisendo una nuova autenticità. Osvaldo Capraro ha esordito con "Il pianeta delle isole rapite" (la meridiana) e nel 2006 ha vinto il Premio Città di Bari con la prima edizione e/o di "Né padri né figli"; è seguito il romanzo "Nessun altro mondo" (Stilo). Ha partecipato alle antologie "Qualcosa da dire. Voci da una Puglia migliore" (Kora), "Ogni maledetta domenica" (minimum fax) e "Meridione d’inchiostro. Racconti inediti di scrittori del Sud" (Stilo). Suoi articoli e racconti sono apparsi su «Lo Straniero» e «Nuovi Argomenti».
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Sul comodino di Filippo Tuena: "La peste" di Albert Camus
Filippo Tuena, autore per TerraRossa Edizioni di "Il volo dell'occasione", ci parla di "La peste" di Albert Camus.
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Tra le pagine di "Il volo dell'occasione" di Filippo Tuena
Ci si può innamorare di una donna algida e suadente che sembra avere la stessa consistenza di un’apparizione? Nella Parigi degli anni ’90 sì e il narratore racconta la sua ossessione per Blanche e i tentativi di rompere il nefasto triangolo amoroso che la vede protagonista, l’accanimento nel ricostruire la sua storia e nel provare a prenderne parte. Tuena, con l’eleganza sorniona del suo stile, ci regala un racconto di passione e fantasmi, in cui la fuggevolezza del tempo e delle occasioni finisce per imporsi su ogni umano proposito e desiderio. Filippo Tuena (Roma, 1953) ha vinto il Premio Grinzane Cavour con "Tutti i sognatori" (Fazi, 1999), il Premio Bagutta con "Le variazioni Reinach" (Rizzoli, 2005, poi Neri Pozza, 2015) e il Premio Viareggio con "Ultimo parallelo" (Rizzoli, 2007, poi il Saggiatore, 2021); è stato nella Cinquina finalista del Premio Campiello con "In cerca di Pan" (Nottetempo, 2023). "Il volo dell’occasione", ora riproposto da TerraRossa, era uscito con Longanesi nel 1994 e poi con Fazi nel 2004. Tra le sue opere recenti "Le galanti" (il Saggiatore, 2019) e "La voce della Sibilla" (il Saggiatore, 2022).
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Sul comodino di Claudia Lamma: "Il continente bianco" di Andrea Tarabbia
Claudia Lamma, autrice per TerraRossa Edizioni di "Jenny la Secca", ci parla de "Il continente bianco" di Andrea Tarabbia.
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Tra le pagine di "Jenny la Secca" di Claudia Lamma
Trip torna dai suoi amici e si ritrova legato a una sedia, con un occhio nero e una gamba rotta. Ciascuno dei ragazzi di un tempo è dovuto scendere a compromessi, con gli altri e con se stesso, per trovare la propria strada: adesso sono tutti invischiati in un progetto criminoso più grande di loro. Intanto di Jenny sembrano essersi perse le tracce, ma non c’è da fidarsi: la Secca ormai è una donna che non mostra traccia della fragilità e della solitudine di un tempo. Ma si può esser certi di conoscere davvero coloro a cui siamo legati dalle stimmate e dalle estasi della giovinezza? Con una capacità inconsueta di intrecciare le vicende dei suoi personaggi, di mostrarceli mentre dialogano tra di loro e vivono le proprie esistenze, con uno stile magmatico e privo di manierismi, Claudia Lamma crea un romanzo corale che racconta le storie di un gruppo di ragazzi ormai diventati uomini attraverso un percorso che non fa sconti e non rispetta le regole: quello di ogni vita. Claudia Lamma, classe ’74, è nata a Bologna dove si è diplomata al liceo Classico Caimani – quello di Jack Frusciante – per poi iscriversi al D.a.m.s., con la speranza di far decollare la carriera giornalistica avviata con «il Resto del Carlino». Nel ’96 ha avuto un brutto incidente e ha mollato baracca e burattini. Anche se negli ultimi tre lustri non ha mai smesso di scrivere, "Jenny la Secca" è il suo primo romanzo e ha vinto il concorso SpiritiLibri.
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Sul comodino di Cosimo Argentina: "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad
Cosimo Argentina, autore per TerraRossa Edizioni di "Il cadetto", ci parla di "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad.
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Tra le pagine di "Il cadetto" di Cosimo Argentina
Leo sta per lasciare la sua città, Taranto, e gli amici di sempre per giocarsi la carta dell’Accademia a Modena. È un duro ed è un ribelle, per cui saprà tener testa alla violenza che permea le giornate da cadetto, ma quella vita non fa per lui. Tenterà di strappare una laurea in Giurisprudenza a Bari e poi di lavorare a Milano, sempre alla ricerca della sua sfuggente vocazione, ovunque capace di sodalizzare con i più deboli, con coloro che vivono ai margini per imposizione o per scelta. Il cadetto racconta cosa sia stato esser giovani a fine millennio, l’impossibilità di sottrarsi ai colpi bassi della vita così come ai suoi improvvisi doni, e in questa nuova edizione Argentina riesce a restituirci la crudeltà e l’ironia del suo esordio portandole sino in fondo. Cosimo Argentina è originario di Taranto, ma da anni si è trasferito in Brianza. Ha esordito nel 1999 con Il cadetto pubblicato da Marsilio e arricchito e rinnovato in questa nuova edizione; è stato il primo romanzo della quadrilogia tarantina: sono seguiti Cuore di cuoio (ripubblicato da Fandango), Maschio adulto solitario (Manni) e Vicolo dell’acciaio (Fandango). Tra le altre sue opere il pamphlet Beata Ignoranza (Fandango) e i romanzi Per sempre carnivori (minimum fax) e L’umano sistema fognario (Manni). Suoi racconti sono apparsi in diverse riviste e antologie, tra le ultime Meridione d’inchiostro. Racconti inediti di scrittori del Sud (Stilo), Fabbrica di carta (Laterza) e «Granta Italia 5 – Il Male» (Rizzoli).
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Sul comodino di Francesco Dezio: "Storie dell'arcobaleno" di William T. Vollmann
Francesco Dezio, autore per TerraRossa Edizioni di "Nicola Rubino è entrato in fabbrica" e "La gente per bene", ci parla di "Storie dell'arcobaleno" di William T. Vollmann.
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Tra le pagine di "Nicola Rubino è entrato in fabbrica" di Francesco Dezio
Nicola Rubino ha trent’anni quando intraprende la Via Crucis che lo trasformerà da stagista in operaio a tempo determinato di una grande azienda, da ribelle idealista in ingranaggio del sistema. Un romanzo che non si limita a denunciare un ambiente lavorativo opprimente e spersonalizzante, ma fa i conti con le aspirazioni frustrate di coloro che lo popolano e con la gamma completa dei loro sentimenti. Una storia in presa diretta che, tra narrazione e testimonianza, non rinuncia all’inventiva e all’espressività di una lingua che trova un inedito equilibrio tra letterarietà e gergo. A dodici anni dalla sua prima pubblicazione, Nicola Rubino è entrato in fabbrica ci mostra ancora una verità eversiva, ignorata seppur sotto gli occhi di tutti, e in questa nuova versione dà prova della piena maturità stilistica dell’autore. Francesco Dezio è nato ad Altamura nel 1970 e ha esordito nel 1998 con un racconto nell’antologia "Sporco al sole. Racconti del sud estremo" (Besa). Nel 2004 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo "Nicola Rubino è entrato in fabbrica", opera che inaugura una nuova stagione della cosiddetta letteratura industriale e ora riproposta da TerraRossa Edizioni. Del 2014 è la sua prima raccolta di racconti, "Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta" (Stilo), diversi dei quali già apparsi su quotidiani e riviste. Nel 2008 è stato ospite di cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai Radio 3. Ha collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», «Corriere del Mezzogiorno».
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Sul comodino di Alessio Di Girolamo: "Fuga senza fine" di Joseph Roth
Alessio Di Girolamo, autore per TerraRossa Edizioni di "Quante bugie mi hai detto questa sera", ci parla di "Fuga senza fine" di Joseph Roth.
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Tra le pagine di "Quante bugie mi hai detto questa sera" di Alessio Di Girolamo
Ora che il tempo sta per scadere e che la confusione nella sua mente è sempre più indistricabile, Anna fa un resoconto infedele della sua precoce e morbosa educazione sessuale, cerca di capire chi e perché l’abbia rapita, forse anche nel disperato tentativo di salvare quegli istanti di felicità che le hanno concesso l’infanzia e la pubertà.Un romanzo che sonda i difficili equilibri famigliari e i rischi di ogni iniziazione alla vita adulta, la fragilità della psiche e la forza delle pulsioni.L’esordio di Alessio Di Girolamo ci sfida a reinterpretare continuamente quanto ci viene raccontato e sorprende sia per la maturità stilistica, sia per la sensibilità con la quale riesce a penetrare nell’intimità femminile. Alessio Di Girolamo è nato nel 1981 a Torino, dove vive. Dopo aver lavorato in ambito editoriale e in altri campi, anche selvatici, come quello che circondava il magazzino di cassonetti che doveva conteggiare (quasi sempre precariamente e con retribuzioni e contratti di dubbia decenza), attualmente è un operatore del CAS di Alpignano. È stato membro del collettivo sparajurij e della redazione della rivista «Atti impuri». Questo è il suo secondo romanzo. Il primo è andato perduto e ci teneva a farlo sapere.
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Sul comodino di Mattia Grigolo: "La strada" di Cormac McCarthy
Mattia Grigolo, autore per TerraRossa Edizioni di "Temevo dicessi l'amore", ci parla di "La strada" di Cormac McCarthy.
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Tra le pagine di "Temevo dicessi l'amore" di Mattia Grigolo
Cinque storie racchiuse in quattordici racconti; ciascuna ha tra i suoi protagonisti una ragazza di nome Ofelia e la segue in momenti diversi della sua esistenza, dall’infanzia alla piena giovinezza, scegliendo voci e prospettive differenti e creando corrispondenze sotterranee con il regno animale. Grigolo riesce così con delicatezza ma senza reticenze a scrivere di amori non sempre corrisposti, di ambizioni e desideri, di perdite e ricerche, di solitudine; lo fa con uno stile asciutto e palpitante in cui ciò che viene omesso finisce per imporsi. Mattia Grigolo è cresciuto nella provincia milanese e vive a Berlino. Ha fondato la rivista letteraria «Eterna», il magazine di approfondimento «Yanez» e cura laboratori di scrittura con l’hub creativo Le Balene Possono Volare. Suoi contributi sono apparsi su diversi periodici e siti online e nel 2022 ha esordito con il romanzo breve "La raggia" (Pidgin). "Temevo dicessi l’amore" è la sua prima raccolta di short stories e include molti inediti, un testo pubblicato su «Crack», uno su «inutile» e due racconti vincitori del Premio Zeno 2022.
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Sul comodino di Francesco Dezio: "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline
Francesco Dezio, autore per TerraRossa Edizioni di "La gente per bene", ci parla di "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline
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Tra le pagine di "La gente per bene" di Francesco Dezio
Con rabbia e ironia il narratore racconta il trascinarsi delle ore e dei giorni da disoccupato o come dipendente alle prese coi meccanismi insensati e truffaldini dell’imprenditoria, in una provincia specchio della nazione e sempre più abbandonata a se stessa. Dezio non si limita a raccontare la fine del lavoro e l’ingiustizia sociale, ma reinventa un linguaggio e una sintassi che sfruttano al meglio tutte le loro possibilità in un caustico romanzo che rilancia e porta avanti il discorso sulla precarietà, che sfoga l’amarezza per una politica inadeguata e per le disparità sociali che si perpetrano di generazione in generazione. Francesco Dezio è nato ad Altamura nel 1970 e ha esordito nel 1998 con un racconto nell’antologia "Sporco al sole. Racconti del sud estremo" (Besa). Nel 2004 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo "Nicola Rubino è entrato in fabbrica", opera che inaugura una nuova stagione della cosiddetta letteratura industriale e ora riproposta da TerraRossa Edizioni. Del 2014 è la sua prima raccolta di racconti, "Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta" (Stilo), diversi dei quali già apparsi su quotidiani e riviste. Nel 2008 è stato ospite di cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai Radio 3. Ha collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», «Corriere del Mezzogiorno».
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Sul comodino di Flavia Piccinni: "Ritratto di Jennie" di Robert Nathan
Flavia Piccinni, autrice per TerraRossa Edizioni di "Adesso tienimi", ci parla di "Ritratto di Jennie" di Robert Nathan.
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Tra le pagine di "Adesso tienimi" di Flavia Piccinni
Amare, e nell’amore morire. È questa la storia di Martina, che ha diciassette anni, che vive a Taranto, che conosce l’abuso e la dipendenza, che trova nell’ossessione una zattera per una momentanea, disperata, felicità. Intorno a lei un Sud perbenista e ipocrita. Dentro di lei la violenza assoluta come si conosce solo nella giovinezza. La sua storia, malinconica e aspra, la racconta direttamente lei. Per come l’ha vissuta. Per come l’ha uccisa. Flavia Piccinni (Taranto, 1986), dopo aver vinto il Premio Campiello Giovani, ha esordito appena ventenne con "Adesso tienimi", pubblicato nel 2007 da Fazi e ora riproposto da TerraRossa. Sono seguiti i romanzi "Lo sbaglio" (Rizzoli, 2011) e "Quel fiume è la notte" (Fandango Libri, 2016). Ha pubblicato il saggio sulla ’ndrangheta "La mala vita" (Sperling & Kupfer, 2012). Con l’inchiesta scandalo "Bellissime" (Fandango Libri, 2017) – divenuta un docufilm per Fandango e TIMvision, al centro di tre interrogazioni parlamentari e un DDL – ha vinto il Premio Benedetto Croce, il Premio Enea e il Premio Essere Donna Oggi. La sua ultima inchiesta, scritta con Carmine Gazzanni, è "Nella Setta" (Fandango Libri, 2018). È coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide, fa parte della redazione di «Nuovi Argomenti» ed è autrice di documentari per Rai 1 e Rai Radio 3.
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Sul comodino di Daniele Petruccioli: "Austerlitz" di Winfried G. Sebald
Daniele Petruccioli, autore per TerraRossa Edizioni di "La casa delle madri" e di "Si vede che non era destino", ci parla di "Austerlitz" di Winfried G. Sebald.
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Tra le pagine di "Si vede che non era destino" di Daniele Petruccioli
La protagonista di questa storia prima è una bambina e poi una donna. Prima non riesce a comprendere l’enigma della sua gravidanza, poi la stranezza di suo figlio. Una bambina che per amore dei genitori rinuncia alle proprie visioni e una donna che per amore del suo uomo le ritrova. Questa bambina, questa donna, si chiama Maria. Seguendo una prospettiva delicatamente laica e dando voce femminile alla sua scrittura, Daniele Petruccioli riesce ad accostarsi al mistero senza cadere nelle facili suggestioni dell’irrazionale per ripercorrere, in modo inedito, una delle vicende cardinali della cultura occidentale: dall’annunciazione alla crocifissione. Daniele Petruccioli è nato a Roma e fa il traduttore di opere letterarie. Ha pubblicato articoli e saggi sulla traduzione, tra cui "Le pagine nere" (La Lepre 2017), e il romanzo "La casa delle madri" (TerraRossa Edizioni 2020, selezionato nella dozzina del Premio Strega); nel 2022 è uscito per Tetra il racconto "Sotto la città".
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Sul comodino di Ezio Sinigaglia: "Sotto il nome del cardinale" di Edgardo Franzosini
Ezio Sinigaglia, autore per TerraRossa Edizioni di "L’imitazion del vero", "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte" e "Sillabario all'incontrario", ci parla di "Sotto il nome del cardinale" di Edgardo Franzosini.
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Tra le pagine di "Sillabario all'incontrario" di Ezio Sinigaglia
Autobiografia sì, ma senza pretese di completezza, diario sì, ma senza minutaglie, saggio sì, ma senza disciplina, "Sillabario all’incontrario" è un romanzo che non si preoccupa di appartenere a un genere ma non si fa scrupolo di attraversarli tutti per comprendere le origini del malessere del Narratore. Dalla Z di Zoo alla A di Aldilà, Sinigaglia ribalta l’alfabeto e le aspettative del lettore conducendolo nel proprio mondo popolato di ricordi, libri e animali, in una riflessione tanto intima quanto universale sul rapporto con l’infanzia e sulla realtà che ci circonda, sui legami familiari e sull’onta indelebile delle nostre colpe, sulla necessità di amare e di essere amati in ogni modo possibile, in ogni forma immaginabile. Ezio Sinigaglia è nato a Milano nel 1948. Ha svolto diversi lavori in ambito sia editoriale sia pubblicitario e nel 2016 ha dato alle stampe per Nutrimenti il romanzo breve "Eclissi". Con TerraRossa Edizioni ha pubblicato nel 2019 "Il pantarèi" (con cui nel 1985 aveva esordito), nel 2020 "L’imitazion del vero", segnalato al Premio Strega, nel 2021 "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", prima parte del dittico completato nel 2022 da "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte". Tra gli autori che ha tradotto e curato figurano Marcel Proust, Charles Perrault, Julien Green, Boileau&Narcejac e Iegor Gran. Suoi contributi narrativi e saggistici sono apparsi su riviste a stampa e sul web.
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Tra le pagine di "L'imitazion del vero" di Ezio Sinigaglia
Mastro Landone è riconosciuto come il più talentuoso artigiano e inventore che vi sia al mondo, ma entro i confini del principato di Lopezia è solo e infelice perché costretto a reprimere la propria sessualità. Finché l’apparizione del giovane Nerino non lo indurrà a concepire la più semplice e geniale delle sue creazioni, infrangendo le leggi degli uomini per assecondare quelle del desiderio. Con una scrittura di ineguagliabile musicalità e grazia, che mima un italiano arcaico, Sinigaglia ci regala una novella che gioca con le regole della sintassi e della morale per lanciare una nuova sfida letteraria e farci riflettere sui labili confini tra realtà e inganno, verità e finzione. Ezio Sinigaglia è nato a Milano nel 1948. Ha svolto diversi lavori in ambito sia editoriale sia pubblicitario e nel 2016 ha dato alle stampe per Nutrimenti il romanzo breve Eclissi. Con TerraRossa Edizioni ha pubblicato nel 2019 "Il pantarèi" (con cui nel 1985 aveva esordito), nel 2020 "L’imitazion del vero", segnalato da Lorenza Foschini al Premio Strega, nel 2021 "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", prima parte del dittico che si completa nel 2022 con "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte". Tra gli autori che ha tradotto e curato figurano Charles Perrault, Marcel Proust, Julien Green e Boileau&Narcejac. Suoi contributi narrativi e saggistici sono apparsi su riviste a stampa e sul web.
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Sul comodino di Cristò: "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Erich Maria Remarque
Cristò, autore per TerraRossa Edizioni di "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare", ci parla di "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Erich Maria Remarque.
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Tra le pagine di "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare" di Cristò
L’omissione è una menzogna oppure no? Quante ne occorrono per non turbare le relazioni che intessiamo con le persone che ci sono più care? Quella tra Paolo e Petra è una storia di amore e di inganni capace di varcare i limiti temporali che scandiscono ciascuna esistenza. Spiegarvi come e perché significherebbe privarvi del piacere di confrontarvi con quest’opera che ribadisce la capacità immaginifica di Cristò: un autore che partendo dal realismo magico di Landolfi e Buzzati, libro dopo libro, sta creando un nuovo genere letterario. Cristò lavora in una libreria, suona il pianoforte e ha pubblicato diversi romanzi; tra gli ultimi, con Neo Edizioni "La carne" e con TerraRossa Edizioni "Restiamo così quando ve ne andate", "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare" (in corso di traduzione in Francia, Belgio, Cile e Argentina), "Uno su infinito". Suoi contributi sono apparsi su «la Repubblica», alfabeta2, Artribune e minima&moralia.
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Sul comodino di Carlo Bertocchi: "La vita davanti a sé" di Romain Gary
Carlo Bertocchi, autore per TerraRossa Edizioni di "Mezza luce mezzo buio, quasi adulti", ci parla di "La vita davanti a sé" di Romain Gary.
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Tra le pagine di "Mezza luce mezzo buio, quasi adulti" di Carlo Bertocchi
Bert e la sua banda vivono la loro ultima estate prima delle superiori con l’adrenalina di sapere che nei campi delle loro scorribande c’è un assassino, con l’eccitazione di qualcosa che sta per finire e altro che deve iniziare. Intanto però c’è da fare i conti con Billy e i suoi scagnozzi e da capire come resistere alle lentiggini di Matilda: sono questi i problemi che assillano il protagonista, per lo meno finché un incontro inatteso e temuto lo costringerà a scelte irragionevoli dalle rischiose conseguenze. Un romanzo dallo stile impertinente e ironico che racconta quelle emozioni e quei turbamenti che appartengono alla stagione luminosa e irripetibile che precede l’età adulta. Carlo Bertocchi nasce in mezzo agli anni ’70 nella Romagna di confine: non quella festosa delle balere e della crema solare, quell’altra. La sua giovinezza è stata segnata dalla visione di "Guerre Stellari" ma, incapace di costruire astronavi e spade laser, ha preferito dedicarsi prima alla cucina, poi alle scienze sociali e da sempre alla scrittura. Si è diplomato alla Scuola Holden e continua a studiare e leggere con entusiasmo. Questo è il suo primo romanzo e vede la luce anche grazie agli insegnamenti di Cristiano Cavina e Marco Missiroli, putacaso romagnoli anche loro.
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Sul comodino di Marco Rovelli: "La lucina" di Antonio Moresco
Marco Rovelli, autore per TerraRossa Edizioni di "La parte del fuoco", ci parla di "La lucina" di Antonio Moresco.
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Tra le pagine di "La parte del fuoco" di Marco Rovelli
Quelle di Karim ed Elsa sono due vite difficili, e ardono: immigrato clandestino lui, dentro e fuori da una clinica lei. Eppure quando si incontrano sembra sciogliersi un po’ della rispettiva solitudine, ma non si fa alcuna concessione al sentimentalismo. Marco Rovelli sceglie una lingua letteraria e tagliente per raccontare il nostro tempo visto dal margine: "La parte del fuoco" è un romanzo che denuncia e mostra l’inadeguatezza del sistema istituzionale e sociale nel dare spazio alle diversità, sedare i conflitti, rendere giustizia. Una storia che attraversa tutta l’Italia e la sua coscienza malata. Marco Rovelli, musicista e scrittore toscano, insegna storia e filosofia nei licei. È autore di canzoni, poesie, testi teatrali e diverse opere narrative, tra cui i reportage "Lager italiani" (Rizzoli, 2006), "Lavorare uccide" (Rizzoli, 2008) e "Servi" (Feltrinelli, 2009) e le biografie romanzate "La guerriera dagli occhi verdi "(Giunti, 2016) e "Il tempo delle ciliegie" (Elèuthera, 2018). "La parte del fuoco" è stato il suo primo romanzo “puro”, pubblicato nel 2012 da Barbès, nella collana diretta da Andrea Cortellessa, e ora riproposto in questa edizione rivista da TerraRossa. Ha collaborato con «alfabeta2», «il manifesto», «l’Unità», «Nuovi Argomenti».
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Sul comodino di Diana Ligorio: "L'urlo e il furore" di William Faulkner
Diana Ligorio, autrice per TerraRossa Edizioni di "Mia e la voragine", ci parla di "L'urlo e il furore" di William Faulkner.
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Tra le pagine di "Mia e la voragine" di Diana Ligorio
Mia Balestra non sopporta la sua illustrissima madre, pediatra ossessivamente concentrata sul lavoro, che la costringe a trascorrere nello sperduto paese di Dolina le sue estati; quella dei suoi undici anni però non sarà come le altre: Mia farà amicizia con i bambini-bestia, conoscerà il mondo incantato della donna-sirena e scoprirà che la gravina che costeggia l’abitato, oltre che sussurrare, custodisce segreti. Sì, "Mia e la voragine" è una favola ma la magia è tutta negli occhi della protagonista che ce la racconta con la sua voce impertinente, autentica e ricca di immaginazione; lo si legge come un libro d’avventura per ragazzi ma non è solo la storia di una bambina che sta diventando grande, è piuttosto quella di chiunque nel corso della sua esistenza affronti la paura di cambiare. Diana Ligorio, classe 1982, è originaria di San Michele Salentino. Vive a Roma dove lavora come autrice di film documentari. "Mia e la voragine" è la prima opera con la quale si confronta con il pubblico dei lettori.
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Sul comodino di Daniele Petruccioli: "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo
Daniele Petruccioli, autore per TerraRossa Edizioni di "La casa delle madri", ci parla di "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo
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Tra le pagine di "La casa delle madri" di Daniele Petruccioli
Ernesto e Elia sono gemelli e si inseguono in una specie di lontananza ravvicinata senza riuscire a toccarsi, come fossero rette parallele; Sarabanda e Speedy, i loro genitori, invece non la smettono di allontanarsi neanche quando credono di starsi vicino. E così Daniele Petruccioli ci conduce su e giù per le generazioni che si succedono in case dove le persone crescono, vivono, muoiono, traslocano e che sono forse le uniche vere custodi di una memoria che facciamo di tutto per rimuovere, ma permane ostinata. "La casa delle madri" non è solo un’esplorazione dei delicati equilibri sui quali poggiano gli sbilanciati rapporti famigliari, ma è anche l’esordio di una voce narrativa capace di incantare il lettore, facendolo smarrire in una prosa ricca di affluenti ma al contempo sorvegliata e potente. Daniele Petruccioli è nato nel 1970 a Roma. In passato si è occupato di teatro, ma da anni lavora prevalentemente come traduttore. Ha pubblicato i saggi Falsi d’Autore. Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti (Quodlibet 2014) e Le pagine nere. Appunti sulla traduzione dei romanzi (La Lepre 2017). La casa delle madri è il suo primo romanzo.
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Sul comodino di Cristò: "Agostino" di Alberto Moravia
Cristò, autore per TerraRossa Edizioni di "Uno su infinito", ci parla di "Agostino" di Alberto Moravia
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Tra le pagine di "Uno su infinito" di Cristò
Quante probabilità ha un racconto di venir pubblicato da tre editori diversi in otto anni? Senza dubbio davvero poche, eppure "Uno su infinito" era già uscito con il titolo "That’s (im)possible" prima per caratterimobili e poi per Intermezzi, ma non ha ancora perso nulla della sua capacità di indagare il desiderio umano di illudersi. Non è però solo la storia di una lotteria che lentamente si trasforma in un fenomeno planetario, ma è anche il canto folle e rivoluzionario del suo ideatore Bruno Marinetti, un faretto puntato sul momento di celebrità o in cui la realtà si sfrangia nel sogno dei tanti personaggi che si raccontano dinanzi a una telecamera. Cristò lavora in una libreria, suona il pianoforte e ha pubblicato diversi romanzi; tra gli ultimi, con Neo Edizioni "La carne" e con TerraRossa Edizioni "Restiamo così quando ve ne andate" e "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare" (in corso di traduzione in Francia, Belgio, Cile e Argentina). Suoi contributi sono apparsi su «la Repubblica», alfabeta2, Artribune e minima&moralia.
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Sul comodino di Alessandro Cinquegrani: "Le benevole" di Jonathan Littell
Alessandro Cinquegrani, autore per TerraRossa Edizioni di "Pensa il risveglio", ci parla di "Le benevole" di Jonathan Littell
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Tra le pagine di "Pensa il risveglio" di Alessandro Cinquegrani
Lorenzo è scomparso quando le riprese del suo film sono quasi terminate; il narratore ne segue le tracce e, mano a mano che passa il tempo, si impossessa della sua vita. Lorenzo potrebbe essere morto, ma la sua presenza si insinua nella coscienza degli altri personaggi, con la sua ombra sinistra. Nel frattempo c’è qualcosa che non funziona, continuano ad aprirsi delle crepe nella realtà di questo mondo, a riproporsi frammenti di vita e visioni, a ritornare i nomi di Albert Speer, architetto del Terzo Reich e confidente di Hitler, e di Josef Mengele, il medico assassino di Auschwitz. Quando il narratore scoprirà della gravidanza della compagna di Lorenzo, Cate, la storia prenderà un’accelerazione che lo porterà a compiere scelte di cui non sembrava capace. Un romanzo intenso e politico che ci interroga continuamente sulla responsabilità di essere al mondo. Alessandro Cinquegrani (Treviso 1974) è professore di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È autore di diversi volumi di critica letteraria tra cui "Solitudine di Umberto Saba" (Marsilio, 2007) e "Il sacrificio di Bess. Sei immagini su nazismo e contemporaneità" (Mimesis, 2018). Ha esordito nella narrativa nel 2012 con il romanzo "Cacciatori di frodo" (Miraggi), finalista al Premio Calvino e candidato al Premio Strega, da cui è stato tratto lo spettacolo teatrale omonimo (regia di Giuseppe Emiliani, protagonista Stefano Scandaletti), e che è ora in corso di traduzione in Francia. Collabora con importanti riviste di critica letteraria e cinematografica. Ha scritto la drammaturgia "Medea" per il Teatro Bresci, selezionata nel Circuito Off del Teatro Stabile del Veneto.
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Sul comodino di Mauro Maraschi: "Tutte le opere" di Thomas Bernhard
Mauro Maraschi, autore per TerraRossa Edizioni di "Rogozov", ci parla delle opere di Thomas Bernhard.
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Tra le pagine di "Rogozov" di Mauro Maraschi
Chi è davvero Ruggero Gargano? Fanatico salutista o spirito illuminato? Vittima o carnefice? Avrebbe avuto un rapporto meno tormentato con sua figlia se la compagna non li avesse abbandonati? Sarebbe stato così spietato con i suoi vessatori se fossero stati meno cinici (Taddeo), indisponenti (Ennio) o remissivi (Carla)? Anima in pena alla costante ricerca di soldi, Ruggero idealizza la Natura, crede nell’autoguarigione e per il bene della figlia malata ha deciso di seguire sino in fondo le sue teorie, ma basandosi sul suo resoconto è difficile scindere tra verità e manipolazione, comprendere quali colpe imputargli e in che misura. Quale che sia la sua vera indole, è però senza dubbio un personaggio grottesco e vivo come pochi ne sa regalare la narrativa contemporanea e Maraschi lo delinea e lo assedia in un romanzo denso di approfondimenti su ogni ambito dello scibile, con una verve inarrestabile e senza mai far perdere ritmo alla narrazione. Mauro Maraschi (Palermo, 1978) è traduttore e redattore editoriale. È stato editor della narrativa di Hacca, per la quale ha curato l’antologia "ESC" (2013). Ha tradotto, tra gli altri, "Complex TV" di Jason Mittell (minimum fax, 2017), "Masscult e Midcult" di Dwight Macdonald (Piano B, 2018) e "Il codice delle creature estinte" di E.B. Hudspeth (Moscabianca, 2019). Ha curato la selezione dei diari di Henry David Thoreau intitolata "Io cammino da solo. Journal 1837-1861" (Piano B, 2020) e, insieme a Micaela Latini, "Una conversazione notturna" (Portatori d’acqua, 2020), trascrizione di un’intervista del 1977 al suo amato Thomas Bernhard. Collabora con riviste e blog di ambito letterario, tra cui «L’indice dei Libri del Mese».
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Sul comodino di Ezio Sinigaglia: "Signorina Rosina" di Antonio Pizzuto
Ezio Sinigaglia, autore per TerraRossa Edizioni di "Fifty-fifty", "L'imitazion del vero" e "Il pantarèi", ci parla di "Signorina Rosina" di Antonio Pizzuto.
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Tra le pagine di "Fifty-fifty" di Ezio Sinigaglia
Fifty-fifty, ossia Fifí (colui che per metà si concede e per metà si nega), è il nome parlante assegnato dal narratore al giovane uomo per il quale ha rinunciato a ogni altra relazione. La loro unione, per quanto esclusiva e simbiotica, è un bizzarro esempio di “amore non corrisposto”. Come scopriamo nel primo volume, "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", in realtà anche Fifí è innamorato di Aram, ma il suo sentimento sceglie modi diversi, e soprattutto non erotici, per manifestarsi. La varietà dei linguaggi d’amore diventa così, in apparenza, il filo conduttore del romanzo. Il narratore ripercorre, implacabilmente, i tre anni, sei mesi, dodici giorni di questo singolare rapporto: una stagione di incanti, ma anche di astinenza e di attesa, pari solo a quella patita da Stocky, comune amico e geniale compositore, che veglia su di loro e sugli altri sei indimenticabili personaggi, ospiti della sua pittoresca villa in Versilia. Nel secondo volume, "Fifty-fifty. Sant'Aram nel Regno di Marte", il narratore è immerso in uno dei momenti più luminosi del suo passato: durante la naia, quando il desiderio di un corpo sembrava poter sempre trovare una via per esprimersi. Non più i dinieghi di Fifí, ma l’affetto e l’entusiastico noviziato omoerotico del ritrovato Sciofí sono infatti il perno intorno al quale la memoria si va rifondando. Ezio Sinigaglia porta così a compimento la sua opera più ambiziosa, in cui la creatività della lingua reinventa la tradizione letteraria novecentesca in una chiave insieme umoristica e rigorosa. Un trattato in forma narrativa sulla meraviglia e la libertà di amare, sulle insidie della gelosia e sulla stoltezza degli uomini quando giocano a far la guerra. Romanzo d’avventure, di formazione, di memoria? Di sicuro una commedia irriverente, che con una lingua piena di inventiva ci riporta al mondo esuberante degli anni Ottanta, attraverso un carosello di figure e situazioni che divertono, sorprendono e commuovono. Ezio Sinigaglia è nato a Milano nel 1948. Ha svolto diversi lavori in ambito sia editoriale sia pubblicitario e nel 2016 ha dato alle stampe per Nutrimenti il romanzo breve "Eclissi". Con TerraRossa Edizioni ha pubblicato nel 2019 "Il pantarèi" (con cui nel 1985 aveva esordito), nel 2020 "L’imitazion del vero", segnalato da Lorenza Foschini al Premio Strega, nel 2021 "Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche", prima parte del dittico che si completa con "Fifty-fifty. Sant’Aram nel Regno di Marte". Tra gli autori che ha tradotto e curato figurano Charles Perrault, Marcel Proust, Julien Green e Boileau&Narcejac. Suoi contributi narrativi e saggistici sono apparsi su riviste a stampa e sul web.
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Sul comodino di Luca Tosi: "La fondazione" di Raffaello Baldini
Luca Tosi, autore per TerraRossa Edizioni di "Ragazza senza prefazione", ci parla di "La fondazione" di Raffaello Baldini.
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Tra le pagine di "Ragazza senza prefazione" di Luca Tosi
Si può raccontare un periodo in cui tutto va storto facendo sorridere? Luca Tosi ci è riuscito con questo esordio apparentemente scanzonato che ha per protagonista un ventisettenne della provincia romagnola. Lavoro nessuno, pensieri e parenti troppi, fisse una sola: Lei. Marcello non riesce a togliersela dalla testa, anche se c’ha passato insieme una notte soltanto, e allora trascorre a casa coi genitori meno tempo possibile, cerca in qualche modo di far fruttare la laurea, ma soprattutto gira in tondo per le strade di Santarcangelo e intanto osserva e rimugina trascinandoci nel mulinello irriverente delle sue considerazioni. Luca Tosi è nato a Cesena nel 1990 e attualmente vive a Bologna. Suoi racconti sono apparsi su «Futura» (newsletter del «Corriere della Sera»), su minima&moralia, sulla rivista «’tina» diretta da Matteo B. Bianchi e nelle antologie "Matti di guerra" (Morellini Editore), curata da Andrea Tarabbia, e "Cuore di Pietra" (Skinnerboox), curata da Federico Clavarino e Wu Ming 2. "Ragazza senza prefazione" (TerraRossa Edizioni) è il suo romanzo d’esordio.
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ABOUT THIS SHOW
Il podcast di TerraRossa Edizioni è a cura di Stefano Savella e ha due format: in "Tra le pagine" gli autori della casa editrice parlano di come è nata l’idea del loro libro, cosa racconta, qual è lo stile in cui è scritto; in "Sul comodino" gli autori della casa editrice parlano di uno scrittore che reputano significativo e di un suo libro in particolare.
HOSTED BY
TerraRossa Edizioni
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