Ahi lasso, or è stagion de doler tanto (G. d'Arezzo)

EPISODE · Feb 9, 2025 · 25 MIN

Ahi lasso, or è stagion de doler tanto (G. d'Arezzo)

from Assaggi di Letteratura · host Gianmaria Guida

ep. 73 st. 1Questo componimento è un chiaro esempio dell'impegno morale e civile di Guittore, il quale incarne un nuovo tipo di intellettuale, un intellettuale comunale, cittadino. Già qui si nota la differenza con la poesia provenzale e siciliana.Siamo di fronte al primo esempio di poesia civile della nostra letteratura!Ahi lasso, or è stagion de doler tantoa ciascun om che ben ama Ragione,ch’eo meraviglio u’ trova guerigione,ca morto no l’ha già corrotto e pianto,vedendo l’alta Fior sempre granatae l’onorato antico uso romanoch’a certo pèr, crudel forte villano,s’avaccio ella no è ricoverata:ché l’onorata sua ricca grandezzae ’l pregio quasi è già tutto peritoe lo valor e ’l poder si desvia.Oh lasso, or quale diafu mai tanto crudel dannaggio audito?Deo, com’hailo sofrito,deritto pèra e torto entri ’n altezza?Altezza tanta êlla sfiorata Fiorefo, mentre ver’ se stessa era leale,che ritenea modo imperïale,acquistando per suo alto valoreprovinci’ e terre, press’o lunge, mante;e sembrava che far volesse imperosì como Roma già fece, e leggeroli era, c’alcun no i potea star avante.E ciò li stava ben certo a ragione,ché non se ne penava per pro tanto,como per ritener giustizi’ e poso;e poi folli amorosode fare ciò, si trasse avante tanto,ch’al mondo no ha cantou’ non sonasse il pregio del Leone.Leone, lasso, or no è, ch’eo li veotratto l’onghie e li denti e lo valore,e ’l gran lignaggio suo mort’a dolore,ed en crudel pregio[n] mis’ a gran reo.E ciò li ha fatto chi? Quelli che sonode la schiatta gentil sua stratti e nati,che fun per lui cresciuti e avanzatisovra tutti altri, e collocati a bono;e per la grande altezza ove li miseennantir sì, che ’l piagãr quasi a morte;ma Deo di guerigion feceli dono,ed el fe’ lor perdono;e anche el refedier poi, ma fu fortee perdonò lor morte:or hanno lui e soie membre conquise.Conquis’è l’alto Comun fiorentino,e col senese in tal modo ha cangiato,che tutta l’onta e ’l danno che datoli ha sempre, como sa ciascun latino,li rende, e i tolle il pro e l’onor tutto:ché Montalcino av’abattuto a forza,Montepulciano miso en sua forza,e de Maremma ha la cervia e ’l frutto;Sangimignan, Pog[g]iboniz’ e Collee Volterra e ’l paiese a suo tene;e la campana, le ’nsegne e li arnesie li onor tutti presiave con ciò che seco avea di bene.E tutto ciò li aveneper quella schiatta che più ch’altra è folle.Foll’è chi fugge il suo prode e cher danno,e l’onor suo fa che vergogna i torna,e di bona libertà, ove soggiornaa gran piacer, s’aduce a suo gran dannosotto signoria fella e malvagia,e suo signor fa suo grand’ enemico.A voi che siete ora in Fiorenza dico,che ciò ch’è divenuto, par, v’adagia;e poi che li Alamanni in casa avete,servite i bene, e faitevo mostrarele spade lor, con che v’han fesso i visi,padri e figliuoli aucisi;e piacemi che lor dobiate dare,perch’ebber en ciò farefatica assai, de vostre gran monete.Monete mante e gran gioi’ presentateai Conti e a li Uberti e alli altri tuttich’a tanto grande onor v’hano condutti,che miso v’hano Sena in podestate;Pistoia e Colle e Volterra fanno oraguardar vostre castella a loro spese;e ’l Conte Rosso ha Maremma e ’l paiese,Montalcin sta sigur senza le mura;de Ripafratta temor ha ’l pisano,e ’l perogin che ’l lago no i tolliate,e Roma vol con voi far compagnia.Onor e segnoriaadunque par e che ben tutto abbiate:ciò che desïavatepotete far, cioè re del toscano.Baron lombardi e romani e pugliesie toschi e romagnuoli e marchigiani,Fiorenza, fior che sempre rinovella,a sua corte v’apella,che fare vol de sé rei dei Toscani,dapoi che li Alamaniave conquisi per forza e i Senesi.

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