PODCAST · arts
AudioRivista.it
by AudioRivista
Podcast in tema di storia, letteratura e culture del territorio. Singoli episodi della durata di circa 30 minuti pensati per un utile intrattenimento.
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Poeti al registratore: al Beat72 con Valentino Zeichen
Il "cacciatore di poeti" Pietro Tordi cattura col suo mangianastri parte di un reading di Valentino Zeichen al romano Beat72
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In tram da Roma ai Castelli
Nel saggio di Patrizia Montuori il ruolo fondamentale svolto a cavallo fra Ottocento e Novecento dalla tramvia nel favorire la ricucitura fra Roma, proclamata Capitale, e i Colli Albani suoi vicini prediletti.
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"Prepara una valigia. Roma è occupata."
Diario di un ebreo romano costretto nella clandestinità nella propria città dagli occupanti nazifascisti.
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Giano: il dio dai due volti
Il mito del dio laziale della mutazione, del passaggio, divinità dunque ambivalente, rievocato da Enrico Tullio Pizzicannella.
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Tigri da casa. Dei gatti e i loro umani
L' amore per i gatti ha radici antiche. Con questi racconti Andrea Cantaluppi ci mostra come lo si può declinare oggi con umorismo.
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Amleto ventiventiquattro
Fra i più citati al mondo, il famoso monologo di Shakespeare offre lo spunto a Filippo Roncaccia, coadiuvato da Isabella Lattanzi, per rievocare l'intera tragedia.
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Ventisette secoli di cucina
L' evoluzione del modo di cucinare a Roma dalle pagine del libro di Andrea Cantaluppi "L' Arlecchino gastronomico"
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Alessandro Baricco: "Barnum 2", lo spettacolo circense continua
Bocce, Edimburgo, When They Are Kings: questi i titoli dei reportage di Alessandro Baricco tratti dal libro "Barnum 2", Edizioni Feltrinelli.
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Elvira Vinciguerra: Il vento del tempo
Liriche di Elvira Vinciguerra
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Alessandro Baricco: Barnum, lo spettacolo della vita
Scene di vita quotidiana rappresentate da Alessandro Baricco come numeri di uno spettacolo da circo Barnum, allegro e coinvolgente.
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Andrea Cantaluppi e i segreti della cucina romanesca
Un viaggiatore curioso e divertito, l' esperto gastronomo Andrea Cantaluppi, fa da tramite tra la cucina di Firmina, cuoca del quinto-quarto al Testaccio dei primi del Novecento, e il Gianicolo dove giovani trasteverini si opposero invano alle forze franco-papaline ma dove tempo dopo altri giovani difesero invece vittoriosamente il proprio lavoro e i destini del celebre Meo Patacca.
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Alessandro Gentilini: pensieri monelli in grottaferratese
Con studiata malizia candida e nella pittoresca parlata di Grottaferrata, Alessandro Gentilini offre divertenti spunti di riflessione.
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Luigino, un rocchigiano sul fronte greco
Luigi Giansanti, caduto in una delle guerre più sbagliate mai combattute dall' Italia
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Leopardi: di notte parlando con le mummie
Una riflessione del Leopardi sul tema della morte trattato con ironia
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Jean-Claude Izzo e la felicità mediterranea
Lo scrittore francese di padre italiano e madre di ascendenza spagnola in queste pagine lette da Enrico Tullio Pizzicannella manifesta il suo amore per il Mediterraneo, visto come fosse una "piccola patria".
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Il sorprendente mondo degli insetti
Uno sguardo esplorativo e curioso sul mondo degli insetti: questo il contenuto del podcast che proponiamo. Diciamolo subito. A molte persone gli insetti non piacciono, provocano repulsione, sembrano pericolosi. Eppure… senza il loro prezioso lavoro il nostro pianeta patirebbe. Quando si parla di insetti si deve stare attenti a non fare confusione. Per esempio, i...
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Il Mito di Elena
In compagnia di Enrico Tullio Pizzicannella torniamo a indagare il multiforme mondo del Mito, e lo facciamo proponendo un Podcast dal titolo “Il Mito di Elena”. Perché proprio Elena? Perché a nostro avviso il personaggio, ampiamente noto, viene diffusamente percepito negativamente dal pubblico, con un giudizio forse un po’ categorico e unilaterale. A ben vedere...
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Nona
Siamo nell’ottavo cerchio dell’inferno. Il luogo è l’ottava bolgia ove vengono puniti coloro che sono stati consiglieri fraudolenti. Il canto inizia con una severa invettiva nei confronti di Firenze, aggiungendosi così alle numerose dure prese di posizione del poeta contro la città che lo aveva esiliato. Ci avviciniamo sempre più al centro dell’inferno nei luoghi, quindi, ove la geografia dantesca colloca i peccati più gravi. Dante è attratto dallo sterminato numero di fuochi che vede emergere dalla terra e chiede a Virgilio di poter interagire con un fuoco che si divide in due punte. Virgilio gli annuncia che lì sono puniti Ulisse e Diomede ambedue responsabili di inganni che portarono al rapimento del Palladio a Troia e alla costruzione del cavallo fatale che permise ai greci di penetrare entro le mura di Troia.Dante chiede di poter parlare con Ulisse (lo maggior corno della fiamma antica) e qui comincia uno dei monologhi più affascinanti del poema. Dante non conosceva i poemi omerici e la leggenda di Ulisse gli era nota attraverso varie versioni diverse tra loro e comunque distanti da quanto narrato nell’Odissea. Nasce da questo la forza e la bellezza di versi che richiamano sempre e comunque, anche nella punizione eterna, l’esaltazione della natura umana. Niente può trattenere Ulisse dalla voglia di conoscere il mondo e i mondi. Sarà questa sete di conoscenza che porterà Ulisse a violare l’inviolabile e a condannare lui e i suoi compagni ad una morte certa.CANTO VENTISEIESIMOGodi, Fiorenza, poi che se’ sì grande,che per mare e per terra batti l’ali,e per lo ’nferno tuo nome si spande!Tra li ladron trovai cinque cotalituoi cittadini onde mi ven vergogna,e tu in grande orranza non ne sali.Ma se presso al mattin del ver si sogna,tu sentirai di qua da picciol tempodi quel che Prato, non ch’altri, t’agogna.E se già fosse, non saria per tempo.Così foss’ei, da che pur esser dee!ché più mi graverà, com’più m’attempo.Noi ci partimmo, e su per le scaleeche n’avea fatto iborni a scender pria,rimontò ’l duca mio e trasse mee;e proseguendo la solinga via,tra le schegge e tra ’ rocchi de lo scogliolo piè sanza la man non si spedia.Allor mi dolsi, e ora mi ridoglioquando drizzo la mente a ciò ch’io vidi,e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio,perché non corra che virtù nol guidi;sì che, se stella bona o miglior cosam’ha dato ’l ben, ch’io stessi nol m’invidi.Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,nel tempo che colui che ’l mondo schiarala faccia sua a noi tien meno ascosa,come la mosca cede alla zanzara,vede lucciole giù per la vallea,forse colà dov’e’ vendemmia e ara:di tante fiamme tutta risplendeal’ottava bolgia, sì com’io m’accorsitosto che fui là ’ve ’l fondo parea.E qual colui che si vengiò con li orsivide ’l carro d’Elia al dipartire,quando i cavalli al cielo erti levorsi,che nol potea sì con li occhi seguire,ch’el vedesse altro che la fiamma sola,sì come nuvoletta, in sù salire:tal si move ciascuna per la goladel fosso, ché nessuna mostra ’l furto,e ogne fiamma un peccatore invola.Io stava sovra ’l ponte a veder surto,sì che s’io non avessi un ronchion preso,caduto sarei giù sanz’esser urto.E ’l duca che mi vide tanto atteso,disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;catun si fascia di quel ch’elli è inceso».«Maestro mio», rispuos’io, «per udirtison io più certo; ma già m’era avvisoche così fosse, e già voleva dirti:chi è ’n quel foco che vien sì divisodi sopra, che par surger de la piradov’Eteòcle col fratel fu miso?».Rispuose a me: «Là dentro si martiraUlisse e Diomede, e così insiemea la vendetta vanno come a l’ira;e dentro da la lor fiamma si gemel’agguato del caval che f
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Rifornimenti notturni
Partendo da una sbronza piuttosto pesante, Filippo Roncaccia immagina un passaggio notturno presso il self service di un distributore di carburanti. Ancora preso dai “postumi” della sbornia, non può fare a meno di notare quanto sia aumentato il costo della benzina verde mentre il rifornimento alla propria vettura sta terminando troppo rapidamente. Aiutato dalla gradazione...
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Il giallo Agatha Christie - Podcast
L’infedele Archibald Christie, primo marito di Agatha, darà una figlia alla scrittrice e anche il suo nome ma la colpirà profondamente negli affetti in un periodo di grande infelicità, nello stesso anno in cui nasce Elisabetta Seconda, la regina tuttora felicemente regnante. Agatha reagirà in maniera sconvolgente. In questo episodio vengono rievocati i fatti e...
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Memorie di un telespettatore sparato - Proietti e Verdone
Speriamo di tutto cuore che dopo aver ascoltato questo podcast, possiate aiutarci a comprenderne il gradimento scrivendo vostri commenti anche brevi. Memorie di un telespettatore sparato è prima di ogni altra cosa un esperimento, diciamo così, perché prende più o meno a caso quattro ricordi in mezzo alle masse fluttuanti che ognuno di noi ha...
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Ottava
Brunetto Latini, conosciuto pochissimo dalla maggior parte delle persone, è invece una delle figure più importanti della storia più antica della letteratura italiana.Lo stesso Dante Alighieri, nel quindicesimo canto dell’ Inferno, lo riconosce come proprio maestro, ribadendo il concetto fondamentale sancito dalla storia la quale consacra Brunetto Latini come padre del cosiddetto “dolce stilnovo” e maestro dei più grandi esponenti della corrente letteraria, appunto, degli “stilnovisti”.Figura centrale quindi quella di Brunetto Latini il quale componendo la propria opera “Il Tesoro”, realizza quella che viene riconosciuta da critici autorevolissimi come la prima enciclopedia in “lingua volgare”.Latini può essere quindi definito come colui che sia in prima persona con la propria opera sia con l’insegnamento a Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e lo stesso Dante Alighieri pone le prime salde fondamenta della lingua italiana.È infatti il lavoro di questi letterati e poeti, unito alle precedenti esperienze che fanno capo alla poesia siciliana (Francesco Casella e Cecco Angiolieri) che danno alla lingua di quell’epoca il colpo d’ala necessario per farla assurgere allo stadio di compiuta bellezza che tutto il mondo a tutt’oggi riconosce.Potremmo quindi, ignorando la permanenza in terra di Francia di Brunetto Latini, ricostruire il percorso di sedimentazione della nostra lingua come un circuito magico che partendo dal latino medievale si trasferisce in Provenza dando nerbo al linguaggio dei trovieri che componevano i loro poemi con le leggende della “Canzone di Orlando” la quale giunse in Sicilia con la dominazione franca dando così alimento alla poesia dei “siciliani” i quali a loro volta a motivo di contatto personale o d’arte trasmisero quel linguaggio a Firenze dove Brunetto Latini diede metodo alla lingua e Dante la mise in opera col successo “eterno” che tutti conosciamo.CANTO QUINDICESIMOOra cen porta l’un de’ duri margini;e ’l fummo del ruscel di sopra aduggia,sì che dal foco salva l’acqua e li argini.Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia,temendo ’l fiotto che ’nver’ lor s’avventa,fanno lo schermo perché ’l mar si fuggia;e quali Padoan lungo la Brenta,per difender lor ville e lor castelli,anzi che Carentana il caldo senta:a tale imagine eran fatti quelli,tutto che né sì alti né sì grossi,qual che si fosse, lo maestro félli.Già eravam da la selva rimossitanto, ch’i’ non avrei visto dov’era,perch’io in dietro rivolto mi fossi,quando incontrammo d’anime una schierache venian lungo l’argine, e ciascunaci riguardava come suol da seraguardare uno altro sotto nuova luna;e sì ver’ noi aguzzavan le cigliacome ’l vecchio sartor fa ne la cruna.Così adocchiato da cotal famiglia,fui conosciuto da un, che mi preseper lo lembo e gridò: "Qual maraviglia!".E io, quando ’l suo braccio a me distese,ficcaï li occhi per lo cotto aspetto,sì che ’l viso abbrusciato non difesela conoscenza süa al mio ’ntelletto;e chinando la mano a la sua faccia,rispuosi: "Siete voi qui, ser Brunetto?".E quelli: "O figliuol mio, non ti dispiacciase Brunetto Latino un poco tecoritorna ’n dietro e lascia andar la traccia".I’ dissi lui: "Quanto posso, ven preco;e se volete che con voi m’asseggia,faròl, se piace a costui che vo seco"."O figliuol", disse, "qual di questa greggias’arresta punto, giace poi cent’annisanz’arrostarsi quando ’l foco il feggia.Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni;e poi rigiugnerò la mia masnada,che va piangendo i suoi etterni danni".Io non osava scender de la stradaper andar par di lui; ma ’l capo chinotenea com’uom che reverente vada.El cominciò: "Qual fortuna o destinoanzi l’ultimo dì qua giù ti mena?e chi è questi che mostra ’l cammino?"."Là sù di s
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Piccole Patrie: l' impronta delle Apuane - Podcast
Il terzo episodio tratto dal manoscritto “Storie del mio paese” ci riporta all’elemento - essenziale in ogni scrittura creativa - dell’onestà dell’autore.Non fosse bastato nei due episodi precedenti, Giovanni Pellegrini ribadisce qui in piena innocenza quest’elemento che innerva i fondamenti dell’attività di chi scrive.Nell’onesta e schietta ricerca di sé stesso lo scrittore creativo, sia esso poeta o narratore, si profonde infatti nel continuo approfondimento della conoscenza della propria anima pescando e cercando nei propri ricordi, desideri, sogni, sensazioni e in mille altri pensieri; e nel medesimo atto del comporre mette a disposizione di chi legge ciò che ha trovato e incontrato.Giovanni Pellegrini, almeno in alcuni tratti, fa addirittura di più; riesce cioè a sognare, e a farci sognare, i propri ricordi.Così, quella semplicità e profondità del ricordo sa ricomprendere in sé anche l’eredità di quella profonda ironia campagnola e toscana sedimentata in secoli di civiltà agricola; fino a raggiungere il termine della vita attuale, al definitivo tramonto della memoria che si poteva condividere anticamente in quei luoghi e allo scorgere del novo orizzonte che, nel presente, resta ancora confuso.E in ogni elemento che s’ ascolta tra passato e presente, emergono - anche se in modo tenue e accennato - l’ ansia e il desiderio che il futuro possa mantenere e far crescere quello che resta, in originalità e unicità, del patrimonio di vita che Giovanni ha ricevuto in eredità.Introduzione di Filippo Roncaccia Testo e voce di Giovanni PellegriniNell'immagine: un pennato toscano, attrezzo citato nel racconto.Musiche: Valse musette Tiersen style, Jo Brunenberg - Si tu vois ma mère, Sidney Bechet - Indifference, Dominique Paats
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Alla ricerca di Fernando Pessoa - Podcast
L’ “autobiografia di un fantasma”, così è stata definita l’opera che Fernando Pessoa ha costruito pezzo per pezzo nell’arco breve della sua vita.Fantasmatica perché sostanzialmente pubblicata postuma, addirittura diversi decenni dopo la sua morte, avvenuta nel 1935. Eppoi perché molti dei suoi scritti li attribuisce ad autori diversi da lui, personaggi da lui inventati ma provvisti di personalità, di una propria sensibilità (o insensibilità), di una propria visione del mondo. “Veri”.Sono gli eteronimi di Pessoa di cui il grande pubblico verrà a conoscenza solo a partire dagli anni Ottanta dello scorso secolo ma che affascinano da subito un numero sempre crescente di lettori e di estimatori. In questo episodio Enrico-Tullio Pizzicannella ci fa conoscere meglio questa figura centrale nella letteratura non solo portoghese e ci offre un assaggio della sua arte.
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Piccole Patrie: Rocca di Papa e il Dottor Montanari, carbonaro
Una ricerca storica e documentale abile, paziente e appassionata effettuata da Rita Gatta ha permesso alla stessa insegnante e artista rocchigiana di ritrovare in modo preciso ed esauriente lo sfondo prospettico dei grandi fatti dell’epoca dell’Italia preunitaria intrecciato ai quadri della vita quotidiana vissuti a Rocca Di Papa in quel primo “ottocento”.Rita Gatta struttura il lavoro che sentiremo trasfuso nel podcast, utilizzando il collegamento fra le comuni vicende paesane e la vita di personaggi storici importanti come Massimo D’Azeglio e lo stesso dottor Montanari, medico chirurgo condotto a Rocca Di Papa e al tempo stesso figura di rilievo della carboneria italiana e romana.Nei dialoghi che ascolteremo ci guiderà il contrappunto perenne ma sempre divertente e vivo tra l’allusione alla grande storia che vive la speranza di grandi cambiamenti, di cui quel tempo pre – risorgimentale era completamente impregnato, e la cronaca che invece nei fatti quotidiani proponeva, come propone sempre, il daffare dei poveri cittadini con l’aumento delle tariffe fiscali e il rincaro di merci e servizi.I dialoghi creati da Rita Gatta per spiegare il tutto sono costruiti riprendendo in pieno la cultura popolare dell’ epoca e proposti, quindi, in una lingua rocchigiana tanto impeccabile quanto interessante, da seguire in molti tratti anche per lo spasso che se ne può trovare nelle inflessioni e nei pittoreschi modi di dire.Introduzione di Filippo Roncaccia – Testo e voce di Rita GattaMusica: Domenico Cimarosa, Concerto per oboe in Do Minore – Solista Arthur BenjaminNell’immagine: il cardinale Segretario di Stato Agostino Rivarola
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Piccole Patrie: Totò, amore napoletano
Antonio De Curtis: il grande Totò. La sua fama di comico lo ha consegnato al grande pubblico di molte generazioni come l’interprete geniale di una napoletanità divenuta simbolo di un paese intero: l’Italia e gli italiani, un popolo che si arrangia, che è sempre sull’orlo della miseria e della nobiltà, della fame e dell’arte di sistemare le cose, specialmente negli anni della rinascita post bellica.La grandezza di Totò, tuttavia, non è stata soltanto quella consegnata a tutti noi dal cinema. Totò è stato anche un poeta, ha cantato con versi che riecheggiano l’andamento dei sentimenti espressi con una semplicità volutamente ricercata e trovata all’interno della grande tradizione della poesia dialettale, o meglio, della poesia che attraverso la lingua del popolo, esprime valori che sono universali: l’amore e il legame con la propria terra, la vita e la morte che vanno sempre insieme nel narrare l’eterno romanzo della condizione umana.                Ce lo consegna così la nostra amica Miranda Marino, donandoci sapori e sensazioni che da Totò, arrivano con semplicità e profondità al nostro sentire.Introduzione di Carlo Colognese Selezione dei brani e voce di Miranda Marino.
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Settima
Dante e Virgilio proseguendo nel loro cammino giungono nel secondo girone del settimo Cerchio e si addentrano nella selva dei suicidi. E’ quello territorio delle arpie, mostruose creature con viso di donna e corpo d’uccello con il compito di tormentare i dannati, tramutati in alberi per aver usurpato, togliendosi la vita, la prerogativa divina. Personaggio centrale del Canto è Pier delle Vigne.Introduzione e voce di Carlo Colognese.Illustrazione di Gustavo Doré.CANTO TREDICESIMONon era ancor di là Nesso arrivato,quando noi ci mettemmo per un boscoche da neun sentiero era segnato.Non fronda verde, ma di color fosco;non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco:tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,che cacciar de le Strofade i Troianicon tristo annunzio di futuro danno.Ali hanno late, e colli e visi umani,piè con artigli, e pennuto ’l gran ventre;fanno lamenti in su li alberi strani.E ’l buon maestro «Prima che più entre,sappi che se’ nel secondo girone»,mi cominciò a dire, «e sarai mentreche tu verrai ne l’orribil sabbione.Però riguarda ben; sì vederaicose che torrien fede al mio sermone».Io sentia d’ogne parte trarre guai,e non vedea persona che ’l facesse;per ch’io tutto smarrito m’arrestai.Cred’io ch’ei credette ch’io credesseche tante voci uscisser, tra quei bronchida gente che per noi si nascondesse.Però disse ’l maestro: «Se tu tronchiqualche fraschetta d’una d’este piante,li pensier c’hai si faran tutti monchi».Allor porsi la mano un poco avante,e colsi un ramicel da un gran pruno;e ’l tronco suo gridò: «Perché mi schiante?».Da che fatto fu poi di sangue bruno,ricominciò a dir: «Perché mi scerpi?non hai tu spirto di pietade alcuno?Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:ben dovrebb’esser la tua man più pia,se state fossimo anime di serpi».Come d’un stizzo verde ch’arso siada l’un de’capi, che da l’altro gemee cigola per vento che va via,sì de la scheggia rotta usciva insiemeparole e sangue; ond’io lasciai la cimacadere, e stetti come l’uom che teme.«S’elli avesse potuto creder prima»,rispuose ’l savio mio, «anima lesa,ciò c’ha veduto pur con la mia rima,non averebbe in te la man distesa;ma la cosa incredibile mi feceindurlo ad ovra ch’a me stesso pesa.Ma dilli chi tu fosti, sì che ’n veced’alcun’ammenda tua fama rinfreschinel mondo sù, dove tornar li lece».E ’l tronco: «Sì col dolce dir m’adeschi,ch’i’ non posso tacere; e voi non graviperch’io un poco a ragionar m’inveschi.Io son colui che tenni ambo le chiavidel cor di Federigo, e che le volsi,serrando e diserrando, sì soavi,che dal secreto suo quasi ogn’uom tolsi:fede portai al glorioso offizio,tanto ch’i’ ne perde’ li sonni e ’ polsi.La meretrice che mai da l’ospiziodi Cesare non torse li occhi putti,morte comune e de le corti vizio,infiammò contra me li animi tutti;e li ’nfiammati infiammar sì Augusto,che ’ lieti onor tornaro in tristi lutti.L’animo mio, per disdegnoso gusto,credendo col morir fuggir disdegno,ingiusto fece me contra me giusto.Per le nove radici d’esto legnovi giuro che già mai non ruppi fedeal mio segnor, che fu d’onor sì degno.E se di voi alcun nel mondo riede,conforti la memoria mia, che giaceancor del colpo che ’nvidia le diede».Un poco at
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Sul fiume con Cleopatra
Si pensa ormai da tanto tempo che tutto si sia potuto conoscere, scrivere e immaginare di uno dei personaggi più famosi e mitici della storia; si ritiene universalmente, quindi, che null’altro di nuovo possa incuriosire noi esseri umani riguardo alla mitica figura di Cleopatra Regina d’Egitto. Audiorivista.it ha deciso di cogliere ancora una volta la...
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Sesta
Nel decimo Canto, Dante, guelfo "bianco" e in quanto tale condannato all'esilio nel 1302, incontra fra i dannati nel sesto cerchio dell' Inferno - quello dove si trovano le anime che hanno peccato di incontinenza e in particolare di eresia - due fiorentini illustri. Si tratta di Farinata degli Uberti, che era stato capo dei ghibellini, e di Cavalcante de' Cavalcanti, padre dell'amico di gioventù del poeta, Guido. Così Firenze fa da sfondo alle disquisizioni tra i personaggi, tra lotte di fazioni e ricordi nostalgici.Introduzione e voce di Carlo CologneseIllustrazione di Gustavo DoréEpisodi precedenti:Parte QuintaParte QuartaParte TerzaParte SecondaParte PrimaCANTO DECIMOOra sen va per un secreto calle,tra ’l muro de la terra e li martìri,lo mio maestro, e io dopo le spalle.«O virtù somma, che per li empi girimi volvi», cominciai, «com’a te piace,parlami, e sodisfammi a’ miei disiri.La gente che per li sepolcri giacepotrebbesi veder? già son levatitutt’i coperchi, e nessun guardia face».E quelli a me: «Tutti saran serratiquando di Iosafàt qui tornerannocoi corpi che là sù hanno lasciati.Suo cimitero da questa parte hannocon Epicuro tutti suoi seguaci,che l’anima col corpo morta fanno.Però a la dimanda che mi faciquinc’entro satisfatto sarà tosto,e al disio ancor che tu mi taci».E io: «Buon duca, non tegno ripostoa te mio cuor se non per dicer poco,e tu m’hai non pur mo a ciò disposto».«O Tosco che per la città del focovivo ten vai così parlando onesto,piacciati di restare in questo loco.La tua loquela ti fa manifestodi quella nobil patria natioa la qual forse fui troppo molesto».Subitamente questo suono uscìod’una de l’arche; però m’accostai,temendo, un poco più al duca mio.Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?Vedi là Farinata che s’è dritto:da la cintola in sù tutto ’l vedrai».Io avea già il mio viso nel suo fitto;ed el s’ergea col petto e con la frontecom’avesse l’inferno a gran dispitto.E l’animose man del duca e prontemi pinser tra le sepulture a lui,dicendo: «Le parole tue sien conte».Com’io al piè de la sua tomba fui,guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».Io ch’era d’ubidir disideroso,non gliel celai, ma tutto gliel’apersi;ond’ei levò le ciglia un poco in suso;poi disse: «Fieramente furo avversia me e a miei primi e a mia parte,sì che per due fiate li dispersi».«S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogne parte»,rispuos’io lui, «l’una e l’altra fiata;ma i vostri non appreser ben quell’arte».Allor surse a la vista scoperchiataun’ombra, lungo questa, infino al mento:credo che s’era in ginocchie levata.Dintorno mi guardò, come talentoavesse di veder s’altri era meco;e poi che ’l sospecciar fu tutto spento,piangendo disse: «Se per questo ciecocarcere vai per altezza d’ingegno,mio figlio ov’è? e perché non è teco?».E io a lui: «Da me stesso non vegno:colui ch’attende là, per qui mi menaforse cui Guido vostro ebbe a disdegno».Le sue parole e ’l modo de la penam’avean di costui già letto il nome;per
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Piccole Patrie: Svringuli svranguli a Rocca di Papa
Rita Gatta compone poesie in dialetto non per rifugiarsi in un sentimento vanamente nostalgico verso il passato. I lavori di Rita servono a riportare in luce la voce genuina di luoghi e sentimenti; per porli al confronto con i linguaggi nuovi sorti o importati a Rocca Di Papa e più in generale nei Castelli Romani. Anche i ricordi che riemergono, leggendo attentamente, servono a salvare il passato per porlo a disposizione di chi vive nel presente; perché, come giusto e necessario, possa essere trovato il vero senso della nostra storia soprattutto in prospettiva futura. Abbiamo scelto, come prima volta dei nostri podcast, quattro componimenti tratti dalla raccolta “Svrìnguli svrànguli” (Edizioni Controluce, Monte Compatri, 2010) che riguardano altrettanti momenti di reale interesse nella vita dei tempi “antichi” o della prima età di Rita stessa.Testo e voce di Rita Gatta - Note introduttive di Filippo RoncacciaNell'immagine: fiori della pianta detta "Berretta del Prete" (a Rocca di Papa : "Svringuli svranguli")Musiche: 1) Saltarello tarantella Evento ad Artena 2012 - 2) 'Ecco la Primavera' di Francesco Landini (1325?-1397), interpreti non precisati - 3) Marin Marais Le Basque - Flauto traverso Lenka Molčányiová Flauto Zorka Mrvová - 4) Thomas Walsh: Inisheer - Irish Traditional Music - Eseguono gli alunni di una scuola di musica di Visingsoe in Svezia.AudioRivista.it, prima di pubblicare foto o testi reperiti in rete, compie le opportune verifiche per accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scrivere a [email protected]: si provvederà prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.
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Piccole Patrie: le Apuane, fra colline e montagne
Continua il viaggio in terra toscana, la sua terra, di Giovanni Pellegrini. In questa seconda puntata, l' Autore rievoca usanze della sua piccola patria, una fetta delle Alpi Apuane, con una testimonianza fra il candido e il salace, sincera e a tratti commossa. E' il ricordo di una austera comunità fortemente legata da vincoli familiari e condizionata da un ambiente naturale severo.Musiche: Kevin MacLeod (incompetech.com) "Investigations" - Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 LicenseImmagine: tramonto sulle Alpi Apuane - Foto di Cristoforo RaveraPuntata precedente
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Quinta
In questa parte della sua personale selezione Carlo Colognese commenta e legge il Canto Sesto della Divina Commedia. Il Canto è ambientato nel terzo girone dell’ Inferno, dove dimorano le anime che si sono macchiate in vita del peccato di gola. Dante vi giunge dopo essersi ripreso dal mancamento avuto alla fine del Canto precedente, il Quinto, in seguito all’incontro e al dialogo con Paolo e Francesca, vittime di passioni amorose. Ma adesso il tema centrale è di natura politica e l’ incontro con Ciacco offrirà l’ occasione al Poeta di soffermarsi sulla situazione a Firenze. Episodi precedenti:Parte QuartaParte TerzaParte SecondaParte PrimaAl tornar de la mente, che si chiusedinanzi a la pietà d’ i due cognati,che di trestizia tutto mi confuse,novi tormenti e novi tormentatimi veggio intorno, come ch’io mi movae ch’io mi volga, e come che io guati.Io sono al terzo cerchio, de la piovaetterna, maladetta, fredda e greve;regola e qualità mai non l’è nova.Grandine grossa, acqua tinta e neveper l’aere tenebroso si riversa;pute la terra che questo riceve.Cerbero, fiera crudele e diversa,con tre gole caninamente latrasovra la gente che quivi è sommersa.Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,e ’l ventre largo, e unghiate le mani;graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.Urlar li fa la pioggia come cani;de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;volgonsi spesso i miseri profani.Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,le bocche aperse e mostrocci le sanne;non avea membro che tenesse fermo.E ’l duca mio distese le sue spanne,prese la terra, e con piene le pugnala gittò dentro a le bramose canne.Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,e si racqueta poi che ’l pasto morde,ché solo a divorarlo intende e pugna,cotai si fecer quelle facce lordede lo demonio Cerbero, che ’ntronal’anime sì, ch’esser vorrebber sorde.Noi passavam su per l’ombre che adonala greve pioggia, e ponavam le piantesovra lor vanità che par persona.Elle giacean per terra tutte quante,fuor d’una ch’a seder si levò, rattoch’ella ci vide passarsi davante.«O tu che se’ per questo ’nferno tratto»,mi disse, «riconoscimi, se sai:tu fosti, prima ch’io disfatto, fatto».E io a lui: «L’angoscia che tu haiforse ti tira fuor de la mia mente,sì che non par ch’i’ ti vedessi mai.Ma dimmi chi tu se’ che ’n sì dolenteloco se’ messo e hai sì fatta pena,che, s’altra è maggio, nulla è sì spiacente».Ed elli a me: «La tua città, ch’è pienad’invidia sì che già trabocca il sacco,seco mi tenne in la vita serena.Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:per la dannosa colpa de la gola,come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.E io anima trista non son sola,ché tutte queste a simil pena stannoper simil colpa». E più non fé parola.Io li rispuosi: «Ciacco, il tuo affannomi pesa sì, ch’a lagrimar mi ’nvita;ma dimmi, se tu sai, a che verrannoli cittadin de la città partita;s’alcun v’è giusto; e dimmi la cagioneper che l’ha tanta discordia assalita».E quelli a me: «Dopo lunga tencioneverranno al sangue, e la parte selvaggiacaccerà l’altra con molta offensione.Poi appresso convien
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Rime frascatane: a Frascati con Luigi Cirilli
Luigi Cirilli (1928 - 2012) canta le piccole cose della propria città; è uno di coloro che con la poesia hanno trovato Frascati a cavallo tra i tempi tragici della seconda guerra mondiale e la stagione della faticosa risalita dal baratro durante il dopoguerra.Il poeta utilizza la struttura del sonetto e la riempie con una forma dialettale dolce e un tono piacevolmente garbato. Spazia nei vari luoghi del paese o nei suoi posti dell’anima dandosi la costante del prima e del poi; anche quando non lo dice espressamente confronta i tempi dell’anteguerra al periodo che lui viveva come proprio presente; rimanda il paragone di come poteva essere Frascati prima che la guerra le portasse via ciò che poi non ha potuto più riavere, alla sua condizione personale di vecchio che pensava alla propria gioventù.Non sono senz’altro segni e colori sbiaditi, il tratto è anzi molto nitido e piacevole anche quando, con la solita sapiente misura, Luigi Cirilli non risparmia critiche a chi di dovere sui comportamenti personali o sul venir meno alle responsabilità date dai ruoli pubblici.Mauro Grossi - che già ha presentato qui una selezione di liriche di cirilli - è riuscito a dare l’inflessione giusta ai toni che servivano a rammentare questi sonetti ai tanti che nei vari momenti hanno avuto modo di portarli nel cuore.Per gentile concessione degli eredi dell'autore.Musiche: Accordion - https://www.purple-planet.com
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Piccole Patrie: le Colline Apuane
Alle spalle della Versilia, sospesa fra Lunigiana e Lucchesia, vi è una terra aspra e severa, lontana dalle nobili signorie, seppur geograficamente vicine, di Pisa, Firenze o Siena. Le Colline Apuane sono la via di accesso alla risorsa che il mondo invidia all’Italia, il marmo, giacimento antico ma di sfruttamento intensivo recente, pietra compatta, dura e impenetrabile celebrata per la sua bellezza.Di questa ricchezza la gente del posto ne ha beneficiato ben poco: per secoli ha visto i marmi, soprattutto bianchi e neri, prendere la via di nobili dimore. Delle ville romane nell’antichità, dei Duomi toscani nel Rinascimento, di lontani continenti nell’era moderna del lusso. Sul territorio di tutto quel ben di Dio rimaneva poco assai. Le tracce più vistose erano: nella mente la visione delle cave, voragini sempre più invasive scavate nei monti, nei muscoli la fatica bestiale dello strappare alla terra quei macigni, nel fisico le ferite – quando non le menomazioni – causate dalle pietre.Il tribolato vivere nelle Colline Apuane viene qui rievocato da Giovanni Pellegrini con un’arguzia e una ironia marcata tipicamente toscane. E’ la testimonianza di un’ epoca ormai conclusa ma protrattasi uguale a sé stessa per secoli e dunque ormai patrimonio culturale del paese.Musiche – Si ringraziano i seguenti autori ed interpreti: 1) Antonio Vivaldi Concerto per fagotto in Mi minore [RV 484] – The Fryderyk Chopin University of Music Concert Hall – Fagotto: Klaudia Abramczuk – 2) Tadeusz Łanda – 3) Gruppo popolare e solisti dell’ Oltrepo pavese – “I canti dei partigiani” – 4) Kevin MacLeod (incompetech.com) “Investigations” – Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License – 5) Hortus Musicus – Kyrie – Album Gregorian ChantSeconda Puntata
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Breve cenno sulla canzone napoletana
Un viaggio nel mondo ricco e variegato della canzone napoletana viene proposto in questo episodio scritto e interpretato da Miranda Marino, un’ attrice capace di trasmettere l’ incanto che le canzoni napoletane sanno dare e che arricchisce la narrazione con piccole e belle citazioni cantate per concludere poi con una breve e molto significativa poesia di Totò, il Principe di Napoli.La canzone napoletana è parte sostanziale del patrimonio popolare dell’intera Europa e in modo maggiore dell’area mediterranea. In un cammino oramai quasi millenario, questa forma d’arte ha preso dentro di sé elementi di moltissime espressioni di canto e musica portando il complesso di queste influenze al massimo livello di perfezionamento.Alcuni pensano che la magia che si è così realizzata sia figlia della bellezza dei luoghi e della bontà del clima ma si tratta certamente di conclusioni troppo sicure e semplici, improponibili di fronte al mistero di un popolo che, nei millenni, ha accolto in se tante differenti spinte di crescita nel corso del proprio cammino culturale.Va presa come oggettivamente storica la realtà in base alla quale Napoli, nella cultura e nell’arte, anche in quella popolare, rappresenta da tantissimo tempo uno dei punti di riferimento principali in cui si ritrovano i portati della civiltà dell’Antica Grecia, della Latinità, dell’ impero Bizantino, della civiltà moresca e delle civiltà europee progredite nei secoli a noi più vicini.
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Giacomo Leopardi: Il tramonto della luna
Sono le ore venti del 14 giugno 1837 quando Giacomo Leopardi, stroncato dalla malattia, esala l'ultimo respiro in casa dell' amico Antonio Ranieri in una Napoli flagellata dal colera. Poco prima, nel pomeriggio, il poeta ha ricevuto la visita di un ammiratore, lo storico tedesco Heinrich Wilhelm Schulz. Da costui apprendiamo che - come riferisce la ricercatrice Carla Glori - le ultime parole scritte in punto di morte da Leopardi furono proprio gli ultimi sei versi de "Il tramonto della luna" il componimento qui rievocato per la voce di Carlo Colognese e che per la restante e massima parte era già stato redatto l'anno prima.Il tramonto della lunaQuale in notte solinga,Sovra campagne inargentate ed acque,Là ‘ve zefiro aleggia,E mille vaghi aspettiE ingannevoli obbiettiFingon l’ombre lontaneInfra l’onde tranquilleE rami e siepi e collinette e ville;Giunta al confin del cielo,Dietro Apennino od Alpe, o del TirrenoNell’infinito senoScende la luna; e si scolora il mondo;Spariscon l’ombre, ed unaOscurità la valle e il monte imbruna;Orba la notte resta,E cantando, con mesta melodia,L’estremo albor della fuggente luce,Che dianzi gli fu duce,Saluta il carrettier dalla sua via;Tal si dilegua, e taleLascia l’età mortaleLa giovinezza. In fugaVan l’ombre e le sembianzeDei dilettosi inganni; e vengon menoLe lontane speranze,Ove s’appoggia la mortal natura.Abbandonata, oscuraResta la vita. In lei porgendo il guardo,Cerca il confuso viatore invanoDel cammin lungo che avanzar si senteMeta o ragione; e vedeChe a se l’umana sede,Esso a lei veramente è fatto estrano.Troppo felice e lietaNostra misera sorteParve lassù, se il giovanile stato,Dove ogni ben di mille pene è frutto,Durasse tutto della vita il corso.Troppo mite decretoQuel che sentenzia ogni animale a morte,S’anco mezza la viaLor non si desse in priaDella terribil morte assai più dura.D’intelletti immortaliDegno trovato, estremoDi tutti i mali, ritrovàr gli eterniLa vecchiezza, ove fosseIncolume il desio, la speme estinta,Secche le fonti del piacer, le peneMaggiori sempre, e non più dato il bene.Voi, collinette e piagge,Caduto lo splendor che all’occidenteInargentava della notte il velo,Orfane ancor gran tempoNon resterete; che dall’altra parteTosto vedrete il cieloImbiancar novamente, e sorger l’alba:Alla qual poscia seguitando il sole,E folgorando intornoCon sue fiamme possenti,Di lucidi torrentiInonderà con voi gli eterei campi.Ma la vita mortal, poi che la bellaGiovinezza sparì, non si coloraD’altra luce giammai, nè d’altra aurora.Vedova è insino al fine; ed alla notteChe l’altre etadi oscura,Segno poser gli Dei la sepoltura.
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese – Parte Quarta – Podcast
In questo Episodio Carlo Colognese accompagna l’ascoltatore nella rivisitazione di due Canti della Divina Commedia, il Quarto e il Quinto.Coerentemente con l’impostazione data all’ omaggio che ha voluto rendere al Sommo Poeta nel settecentesimo anniversario della morte, del Quarto Canto Colognese presenta però una sintesi ragionata ma non la lettura. L’ intento del curatore infatti è quello di condividere con gli ascoltatori non già una rivisitazione completa dei cento Canti in cui si suddivide l’opera ma una selezione, orientata secondo criteri personali, focalizzata su temi, personaggi ed emozioni suscettibili di meglio aderire al comune sentire di oggi.Per l’ appunto nel Quinto Canto, dove si scende nel girone dei lussuriosi, Dante avrà uno degli incontri più emotivamente coinvolgenti, tanto da lasciarlo tramortito. Il poeta giunto nel secondo cerchio dell’ Inferno vi trova una delle coppie di amanti più celebri della letteratura mondiale, Paolo e Francesca, precipitati per via dei sensi in un vortice di perdizione in cui si intrecciano Eros e Thanatos, l’amore e la morte. L’ amore li danna perché fedifraghi e quindi meritevoli di punizione divina: un tema, questo, che secoli dopo verrà ripreso e sviluppato da romanticismo e simbolismo.Nell’immagine: Dante Gabriel Rossetti “Paolo and Francesca da Rimini” (particolare), 1867, National Gallery of Victoria, MelbourneFonte: artsandculture.google.comEpisodi precedenti:Parte TerzaParte SecondaParte Prima
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Prometeo: colui che riflette prima - Podcast
Zeus, Prometeo e Pandora con il suo mefitico vaso sono al centro di questo episodio della serie dedicata ai Miti curata per AudioRivista da Enrico Tullio Pizzicannella. Il racconto svela la complessa natura di uno degli interpreti più intriganti della storia mitologica: Prometeo, un nome che significa “colui che riflette prima”. Dotato di intelligenza e...
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La Contessa di Castiglione: il sesso e la Patria - Podcast
Una figura, quella di Virginia Oldoini, in cui mondanità, bellezza, orgoglio femminile e forza di patriottismo hanno potuto fondersi e risplendere in modo talmente grande e spettacolare che il ricordo ne resiste ancora perfettamente vivo. La presenza, il fascino e la spregiudicatezza della Contessa furono poste con pieno successo da Cavour al servizio dei Savoia...
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Un caffé con Anna Magnani - Podcast
Nella mirabolante e relativamente breve vita di Anna Magnani vi è un aspetto che viene spesso trascurato e che invece Filippo Roncaccia pone al centro di questa sua “intervista impossibile”: il costante impegno nello studio, sorprendente per chi come l’attrice famosa nel mondo è ricordata soprattutto, oltre che per le grandi doti artistiche, per il...
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Elisabetta, la sposa di Dracula
Elisabetta, sposa del principe Vlad di Valacchia, in questa intervista impossibile si confida con Filippo Roncaccia tentando di ristabilire la verità attorno alla figura del marito, passato alla leggenda come lo spietato e vampiresco Conte Dracula, signore della Transilvania.Tutto ha origine da storie menzognere fatte circolare ad arte da mercanti tedeschi per vendicarsi dei taglieggiamenti subiti ad opera di Dracula, sostiene la giovane principessa. Che si lancia in una appassionata difesa del marito cui dà voce Laliko, originaria di terre non lontane dalla Transilvania.
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Giacomo Leopardi e il gioco del destino - Podcast
Nell' operetta morale intitolata "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" che qui viene presentata, Leopardi sviluppa il tema del rapporto dell’essere umano col proprio destino scegliendo la strada di sfatare i luoghi comuni che si sono formati attorno all’attesa dell’anno nuovo. L’attendersi, appunto, quasi per forza un tempo migliore dall’anno che deve venire, il senso del tempo che passa con i mali che vi incontriamo, il desiderio di vivere una vita differente da quella che viviamo o abbiamo vissuto e, ovviamente, la speranza che in qualche modo si possa predire, condizionare e indirizzare il futuro. La meraviglia che si prova venendo in contatto con il genio di Giacomo Leopardi, è che in questo dialogo il poeta affronta la tematica più difficoltosa dell’essere umano e riesce ad esprimerla ai massimi livelli di bellezza, sensibilità e profondità utilizzando uno strumento semplice come un dialogo di strada.Questo componimento letterario, inoltre, appare svolto con la massima naturalezza concedendo pochissimo all’artificio del narratore e cioè il modello adottato anche da altri del confronto del livello superiore rappresentato da una persona più smaliziata, il “passeggere”, e di quello inferiore esemplificato da una figura più ingenua che nella fattispecie è appunto il venditore di almanacchi.
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Shakespeare, Giulio Cesare e ... il pendolo della Storia
Nella tragedia “Giulio Cesare” di William Shaspeare viene messo in scena il confronto tra chi alla stregua di Bruto sacrifica i propri affetti più cari per un bene che considera superiore, la libertà, e chi come Marco Antonio piega invece il proprio sentimento di amicizia sincera alle necessità della lotta politica, guidato dall’ambizione personale.È il tema principale di uno dei drammi più belli di tutti i tempi: Giulio Cesare di William Shakespeare. Nel monologo di Marco Antonio - tra i più significativi esempi della forza espressiva del drammaturgo inglese - si può cogliere il momento in cui il pendolo della Storia cambia verso e il complotto anticesariano viene ridotto all’impotenza dall’intervento sagace di Marco Antonio, amico di Cesare e a lui fedele in politica. Shakespeare conosce infatti la differenza che passa tra coloro che vendono soltanto parole ed i veri politici; questi ultimi sanno che per rendersi credibili occorre presentarsi con almeno qualche segno concreto. Marco Antonio riporta la bilancia del potere a favore della propria parte mostrando al popolo la pergamena con il testamento di Cesare che costituisce, appunto, suoi eredi tutti i cittadini di Roma.Nel sottolineare quel momento Shakespeare – in linea con la moderna storiografia - ha saputo individuare il momento in cui gli equilibri del potere si rovesciano. I congiurati delle Idi di Marzo non erano un gruppo isolato: avevano motivo di sperare nell’appoggio di fazioni potenti. Ma l’ istinto, la prontezza e l’ abilità di un politico di razza quale nel dramma shakespeariano si palesa Marco Antonio riescono a riportare compatta la componente popolare a favore del movimento cesarista e contro i congiurati, che saranno costretti a fuggire da Roma.
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte terza - Podcast
Seguiamo Carlo Colognese nella sua introduzione al terzo canto dell’ Inferno della Divina Commedia e nella lettura del canto stesso. Dante affronta l’argomento dell’ ignavia, in uno dei tratti del poema che hanno lasciato maggiormente il segno nella memoria popolare con la potenza delle immagini della porta d’entrata all’ inferno, la figura di Caronte, traghettatore delle anime dannate, ed infine la forza espressiva di frasi come “Lasciate ogni speranza oh voi ch’entrate”, “Senza infamia e senza lodo”, “Non ragioniam di lor ma guarda e passa”. Tra gli ignavi, di cui parla il canto, Dante fa capire di aver riconosciuto Celestino Quinto noto proprio come dice lo stesso Sommo Poeta per aver “fatto il gran rifiuto”; aver rinunciato cioè al Soglio Pontificio. Anche se lo stesso Celestino Quinto fu fatto santo quando Dante era ancora in vita, il poeta lo pone tra gli ignavi all’inferno perché dopo quel rifiuto venne eletto papa Bonifacio Ottavo che con le sue manovre costrinse Dante all’esilio. Carlo Colognese ci offre una lettura del canto che si potrebbe definire “epica” per la passione autentica con cui ce la trasmette e il ritmo coinvolgente di cui si serve per esprimerla. L’introduzione, con la cura impiegata da Carlo Colognese nel riprendere temi e tracce di ragionamento ponendole in rapporto con la temperie storica in cui Dante ha scritto, serve a seguire con vero gusto la lettura fluida, ritmata e appassionata con cui Colognese ci porge il canto terzo medesimo.Ecco , di seguito, la trascrizione dell’ introduzione.Tre donne benedette hanno fatto sì che Dante cominciasse il suo cammino illuminato dalla poesia di Virgilio. La Vergine, Santa Lucia, Beatrice, le tre metafore della ricerca di Dio. Esse si sono impegnate a soccorrere l’anima di Dante che stava per perdersi nella selva dell’errore e del peccato.Ora siamo giunti davanti alla porta che si apre sull’abisso. Qui conviene abbandonare ogni speranza. L’eterno giudizio attende coloro che entreranno.Ma Dante e Virgilio stanno ancora nel non luogo che anticipa il giudizio. Qui stanno le anime di coloro i quali non hanno mai preso posizione nella vita, Non converrebbe nemmeno parlarne tanto è grave il peccato dell’ignavia. Si l’ignavia è un peccato, ma coloro che non si sono mai spesi per una causa non sono degni nemmeno di stare all’inferno. Stanno qui in questa landa senza luce, tormentati da insetti mentre un vessillo di cui non si coglie il profilo e la natura li costringere a correre. Questo è il luogo degli angeli che non si schierarono ne con Dio ne con lucifero, qui sta colui che per viltà fece il gran rifiuto, forse celestino quinto. La cosa interessante è che pur essendo puniti in eterno, non sono degni nemmeno dell’inferno terribile. La legge del contrappasso li costringerà a correre per sempre, sospinti dal vento e tormentati da insetti immondi.Tuttavia il vero protagonista del canto è Caronte, figura demoniaca che dante prende in prestito dalla mitologia classica. Caronte è il traghettatore delle anime perdute che, sempre per il contrappasso, hanno una furiosa ansia di giungere alla loro destinazione. Caronte capisce che Dante è vivo e si interroga sul perché un vivo stia su quella sponda, cercando di entrare nelle contrade dell’eterna dannazione. Sarà Virgilio a zittire il demone. Tuttavia interverrà un terremoto che aiuterà Dante a chiudere questo canto, come farà altre volte, con uno svenimento provvidenziale.Nell’ immagine: “Dante e il suo poema” (particolare) affresco di Domenico di Michelino (1417-1491) – Santa Maria del Fiore (Firenze)
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La scoperta de l' America raccontata da Pascarella
Si parla molto dell’ironia come tratto caratteristico del popolo romano. Di solito vi si affianca un certo cinico disincanto. Il grande poeta romano Cesare Pascarella ambienta il suo racconto della scoperta dell’America dentro una vecchia osteria; in questo ambiente, mentre si beve e si “ragiona” in modo popolare, si dimostra un’ironia profonda e intelligente assieme alla capacità di riflettere con saggezza sulle grandi dinamiche della storia. Il sicuro patrimonio di un popolo che viene da lontano e di ciò è pienamente cosciente.Testo di Cesare Pascarella (1858 – 1940) voce di Filippo Roncaccia
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Rime frascatane: in osteria con Luigi Cirilli
Mauro Grossi recita una raccolta di versi di Luigi Cirilli su Frascati. Ne ha già fatto materia per uno spettacolo teatrale proposto allo spettatore come un album di ricordi dove particolari fotografati in soggettiva, vengono alternati a grandi panoramiche tra passato, presente e futuro della cittadina dei Castelli Romani.Il linguaggio con cui il poeta si esprime, è il vero filo conduttore di questa avventura poetica; egli, e con lui Mauro Grossi, racconta di Frascati ma al contempo parla a Frascati con intensità e dolcezza modulate precisamente in ciascuno di questi due momenti.Luigi Cirilli (1928-2012), poeta dialettale molto amato a Frascati e conosciuto anche altrove, era autodidatta avendo dovuto interrompere gli studi in giovanissima età per dare aiuto alla famiglia con il proprio lavoro. La sua attività poetica si estese, oltre alle classiche rime dialettali, anche alla parodia dei grandi poemi antichi dove Cirilli inseriva personaggi reali e situazioni di vita vissuta del suo paese.
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Seconda
In questa seconda parte della sua personale selezione Carlo Colognese legge e commenta il Secondo Canto della Divina Commedia.Nell’immagine: Dante e Virgilio in un’ illustrazione di Paul Gustave Doré (1832 – 1883)
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Le Erinni
Enrico Tullio Pizzicannella torna ad esplorare gli antichi miti e stavolta si sofferma su figure molto particolari, che non appartengono né agli dei né agli eroi: le Erinni.Ci sono colpe tremende, come l’uccisione del proprio padre o della propria madre, o di un fratello, che ne gettano il responsabile nella più cupa disperazione, per l’orrore del delitto commesso, fino a farlo impazzire.Perché l’atto compiuto è naturalmente inaccettabile, moralmente insopportabile.I Greci, nel loro racconto mitologico, hanno spesso avuto la capacità e la sensibilità di tradurre in figure ben definite questi stati d’animo estremi. Vale allora la pena accendere un faro sulle Erinni, entità punitive, primordiali e spaventose.Perché il mito non sono solo eroi e dei, ma anche i lati oscuri dell’uomo che nel mito li definisce e, in qualche modo, ci fa i conti.Nell’ immagine: Oreste inseguito dalle Erinni (particolare) – 1862, William-Adolphe Bouguereau (Chrysler Museum of Art – Norfolk, Usa)Musiche: KieLoKaz – “Just Arround the World ” dall’ album Free Ganymed (FMA)
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Giacomo Leopardi: dialogo della Natura e di un Islandese
Giacomo Leopardi si cimenta col senso complessivo dell’esistenza sulla terra e, per farlo da par suo, sceglie situazioni iperboliche vissute da personaggi anch’essi proposti al massimo dell’originalità.L’islandese fuggiasco a vita per gli angoli più estremi della terra, incontra in uno dei posti più selvaggi dell’Africa colei da cui sta fuggendo: la Natura.Oltre all’ineluttabilità del confronto che ognuno di noi deve sostenere, internamente o esternamente, con la “natura” stessa, da questo dialogo emerge il fatto che il mistero della vita sulla terra soverchia qualsiasi argomentazione logica che noi possiamo utilizzare per risolverlo.Voci di Alberto Gini (il Narratore), Isabella Lattanzi (la Natura) e Filippo Roncaccia (l' Islandese)Musiche: "Adrenaline" di Mamoune Taleb; Sea Dragon - "Enrollados" dall'album Consumir y Morir (FMA); "Investigations" di Kevin MacLeod Licensed under Creative Commons: By Attribution 4.0 LicenseImmagine: Caspar D. Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia (particolare) - 1818 Hamburger Kunsthalle (Amburgo)
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Dante, selezione dalla Commedia a cura di Carlo Colognese - Parte Prima
Cogliamo l'occasione del ricorrere il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri per proporre una selezione dei canti della Divina Commedia.Ovviamente ognuno ha in mente una sua personale scelta dei versi della Commedia, quindi diamo per scontata, la nostra, essere soggetta al gusto personale, alla fama degli endecasillabi scelti, all'emozione personale che questi hanno suscitato in noi.Tuttavia abbiamo cercato di costruire un percorso critico di cui parleremo commentando volta per volta ciò che verrà letto.Raccogliamo quindi tutto ciò che ci viene dagli anni del liceo e lo affidiamo a chi vorrà ascoltarci, convinti come siamo che la poesia di Dante, come tutte le espressioni della classicità, ha e avrà ancora molto da dire all'uomo del presente e del futuro, quando questi vorrà tornare ad interrogare se stesso nel silenzio della riflessione e della ricerca della verità.Illustrazione: Eugène Delacroix – Dante e Virgilio all’ Inferno (particolare) 1822 - Louvre
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