Audioguida Villa Cernigliaro - Parco e Giardini Culturali [ITA] podcast artwork

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Audioguida Villa Cernigliaro - Parco e Giardini Culturali [ITA]

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    5. Passeggiata Antonicelli

    5. Passeggiata Antonicelli Questo tratto nel giardino di Villa Cernigliaro è dedicato a Franco Antonicelli, editore, poeta e intellettuale torinese. Camminando tra gli alberi, si può immaginare il passo calmo di quest’uomo sensibile e ironico che, negli anni più difficili del Novecento, trasformò la sua stessa casa in un rifugio di libertà. Tra questi sentieri, infatti, si riunivano molti dei protagonisti della cultura italiana del tempo: filosofi, poeti, scrittori e artisti che trovavano qui un luogo sicuro per parlare, discutere e sognare un Paese diverso.Negli anni Trenta, a Torino, Antonicelli frequentava il Caffè Rattazzi, dove il professore Augusto Monti teneva salotti letterari frequentati da giovani antifascisti tra cui Norberto Bobbio, Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Massimo Mila. Si definivano un “collettivo spirituale”: un gruppo di amici uniti dall’amore per la cultura e dalla volontà di restare liberi. Durante l’estate, questo piccolo mondo si spostava qui, a Sordevolo, dove la famiglia Antonicelli apriva le porte della sua Villa. Nelle sere d’agosto, nel salone o nel giardino, si discuteva di libri e di politica, lontano dagli occhi del regime.Con poeti e intellettuali Antonicelli stringeva autentici e sinceri legami. Cesare Pavese, che conosceva dai tempi del liceo, era tra i suoi migliori amici ed era anche il suo traduttore preferito. C’era poi Carlo Linati, scrittore e traduttore comasco, che Antonicelli descrisse in un poemetto in dialetto milanese, El me amis Linati: «sbadato, assorto, capace di perdersi in un quadernetto come se avesse trovato il suo mondo».Tra i suoi maestri c’era poi il Benedetto Croce, filosofo e successivamente senatore. Croce, raccontava, si definiva un “mostro” per la sua disciplina ferrea: un uomo che non conosceva riposo.La passeggiata Antonicelli è un omaggio a un uomo e al suo modo di vivere la cultura come atto di libertà. Camminando qui, si può ancora immaginare il suono delle voci di questa cerchia di intellettuali e amici tra gli alberi e percepire che l’arte ed il pensiero, come i passi nel parco, continuino a muoversi senza sosta.

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    4. La Villa e il Giardino

    4. La Villa e il Giardino La dimora storica Villa Cernigliaro, già Vercellone-Germano-Antonicelli, con vincolo monumentale del Ministero della Cultura e tutela della Soprintendenza di riferimento, viene progettata all’inizio del XX secolo dall’Architetto Antonio Vandone di Cortemilia e rivisitata negli anni Venti dall’architetto Giovanni Chevalley. L’edificio rappresenta uno dei migliori esempi di stile storicista, che mescola elementi liberty con influenze neorinascimentali, visibili nelle proporzioni e nelle decorazioni in cotto. Il risultato è un’architettura romantica e solenne, che sembra emergere dal paesaggio quasi fosse un castello rievocato dal passato.Attorno alla dimora si estende il parco, un paesaggio disegnato da alberi ad alto fusto, piante e arbusti scelti e disposti con cura. Di fronte alla Villa, verso sud, vi sono: l’attrezzeria del Parco, due esemplari di tiglio, uno dei più alti boschetti di Canfora del Nord Italia, diverse varietà di rododendri monumentali con fioriture multicolore cicliche e l’Osmanthus che costeggia l’ampia strada carraia oggi recuperata in cemento architettonico.Verso est, aiuole prative, dalle forme sinuose, attraversate da percorsi pedonali con cordoli in piccoli ciottoli ai lati dei sentieri, l’ingegnoso sistema di raccolta delle acque piovane presente in tutto il parco. In queste aiuole vi sono alcuni esemplari arborei: calicantus, boschetti di bambù e palme, sequoie, magnolia grandiflora e diverse tipologie di faggio, di notevoli dimensioni e importanza. Il Cedro del Libano  è uno degli alberi più imponenti del parco: la chioma ampia e i rami orizzontali formano un grande ombrello verde. Si trova nel prato orientale e nel giardino formale a ovest, L’Abete rosso  forma un cerchio di dieci esemplari lungo il margine meridionale del parco. Le sue chiome piramidali e i lunghi coni pendenti creano una quinta verde che delimita lo spazio del belvedere. Sono piantati in un’area di forte pendenza, affiancati da una zona coperta da antichi arbusti, come la Deutzia gracilis, e da una distesa di Ortensie.Il parco custodisce inoltre parte della collezione di arte contemporanea della villa. Oltre a quelle presenti nel giardino all’italiana, nel giardino che si affaccia ad est si trova il Terzo Paradiso. Si tratta di un'opera artistica e un progetto globale di Michelangelo Pistoletto che simboleggia la fusione equilibrata tra mondo naturale e artificiale, per creare armonia e sostenibilità.

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    3. Il Belvedere

    3. Il BelvedereOltre il giardino all’italiana, attraversando l’ampio parterre dei Berberis lungo la stradina in pietra, sulla destra possiamo vedere l’orto sinergico, che ha ceduto metà del suo terreno ad un piccolo impianto fotovoltaico - a basso impatto visivo e circondato da siepi di Leccio. Successivamente, si raggiunge il secondo parterre dei Tigli, affacciato a sud-ovest. Da questo punto la vista abbraccia il paesaggio circostante della dimora.Questo panorama, così ampio e armonioso, è parte integrante della villa. Da qui si possono ammirare da un lato i verdi pascoli, i boschi, i paesini affacciati e il Santuario di Graglia che punteggiano la valle, dall’altra le Alpi biellesi con il loro dominante Monte Mucrone. La Valle dell’Elvo ha una storia antica. Per secoli fu un territorio di pellegrinaggi e di manifattura. Poco distante, a Oropa, sorge il celebre Santuario dedicato alla Madonna Nera, divenuto patrimonio UNESCO: un luogo di fede ma anche di incontro tra culture. E più a valle, Biella divenne una delle capitali europee della lana, dove nascevano le filature. Oggi, come allora, il Belvedere invita a fermarsi, respirare e guardare lontano.

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    2. Il Giardino all’Italiana

    2. Il Giardino all’Italiana Dalla Serra dei Leoni, passeggiando lungo il viale delle camelie si giunge al giardino all’italiana, il cuore verde di Villa Cernigliaro. Qui l’ordine geometrico delle siepi e dei vialetti dialoga con la libertà del paesaggio che si dispiega poco oltre, sulla Valle dell’Elvo. Il giardino viene progettato dai Fratelli Du Bois, il disegno è d’ispirazione liberty, elegante a spazi regolari, siepi potate, aiuole di rose polyanthe antiche e geometrie che riflettono l’armonia ideale tra natura e architettura. Grazie alla vincita del Bando PNRR dedicato al restauro di Parchi storici, oggi il giardino, così come tutto il parco della villa, è stato recuperato con grande attenzione. Le siepi di bosso sono state curate e in parte ripiantate, la fontana è stata rimessa in funzione e sono stati riconvogliati i percorsi delle acque sotterranee.
Fermatevi un momento: ascoltate il fruscio delle foglie, l’acqua che scorre, e immaginate le voci di chi, un tempo, passeggiava qui discutendo di storia e politica.All’interno del giardino all’italiana è possibile ammirare alcune opere della collezione permanente di arte contemporanea della villa. Tra i bossi, si trovano Automazione 1 e Automazione 2, due opere in ferro della serie “Vissuto in movimento” dello scultore milanese Valerio Anceschi, del 2004. Furono acquistate da Bruno Bacchelli e donate alla proprietà per il parco della Villa. Nell’angolo ad Est, due opere in ferro di Ornella Rovera, scultrice e docente dell’Accademia Albertina di Torino: Le Crinoline, metafora della rigida gabbia che in passato ha omologato la donna.In questa zona, attorno al giardino all’italiana, sono da evidenziare alcuni esemplari arborei, tra cui il Cedro, il Cipresso, la Tuia occidentale, il Tasso il Faggio e il Faggio rosso.

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    1. Serra dei Leoni

    1. Serra dei Leoni Benvenuti a Villa Cernigliaro, a Sordevolo, nel cuore del Biellese. Davanti a voi si apre un luogo dove natura, arte e storia convivono. Questa dimora viene progettata nel primo ´800 per la famiglia Vercellone, importanti imprenditori biellesi. Nel ‘900 passa al notaio della famiglia Agnelli, Annibale Germano, suocero di Franco Antonicelli, precettore di Gianni Agnelli. Antonicelli è un editore e intellettuale antifascista tra i più influenti del Novecento. Negli anni del regime fascista trasforma la Villa in buon ritiro per scrittori, filosofi, editori, statisti e pensatori democratici, tra i molti: Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Leone Ginzburg, Benedetto Croce, Giulio Einaudi. Dà vita al cosiddetto “Collettivo morale spirituale atto a fondare l'altra Italia".Accanto alla Villa si trova la Serra dei Leoni, progettata negli anni 20 del Novecento dall’Architetto Mario Passanti, allievo di Giovanni Chevalley, artefice della rivisitazione architettonica della Dimora. Il suo nome deriva dalle tre teste di leone in pietra da cui sgorga l’acqua della fontana esterna. In origine era un’orangerie, con pavimento in terra battuta e letti caldi in ferro collegati a una stufa a carbone: un sistema ingegnoso che permetteva di preservare bulbi e semenze durante l’inverno. Nei mesi freddi venivano ricoverati gli agrumi nei grandi vasi in coccio fiorentino e la serra era ricca di attività come la cura delle piante e la preparazione delle fioriture che, a primavera, avrebbero colorato i giardini. La strada che costeggia la Serra dei Leoni è affiancata da un filare di alberi di Cachi che fanno da quinta permeabile tra il parco e la serra.Dal 1998 la Serra dei Leoni è rinata grazie a un progetto di restauro conservativo promosso dall’associazione Zero Gravità, che da oltre vent’anni si occupa della tutela e della vita culturale di Villa Cernigliaro. Gli interventi hanno restituito la sua struttura originale, riportando alla luce i dettagli decorativi e la trasparenza che la caratterizzano. La rinascita di questo luogo fa parte di un progetto più ampio di riqualificazione: Zero Gravità organizza mostre, performance e residenze d’artista, mantenendo vivo il dialogo tra la storia della dimora e la creatività contemporanea. Come un tempo custodiva germogli e fioriture, oggi la Serra coltiva incontri e idee.

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