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Il miracolo economico italiano

Alla metà del 1950 l’Italia era ancora intrappolata negli anni grigi del dopoguerra.L’industria, limitata alle regioni del Nord-ovest, produceva perlopiù beni di prima necessità, alimentari e tessili; quasi la metà della forza lavoro era assorbita dalle campagne, solo nell’8% delle abitazioni si potevano trovare, insieme, acqua corrente, luce e servizi igienici.Poi, in modo così improvviso da giustificare il termine ‘miracolo’, tutto cambia.Cambia innanzitutto il mondo industriale, che riesce a intercettare e soddisfare la domanda estera in campo chimico, meccanico e metallurgico. Cambia di conseguenza il lavoro, con un riversamento della manodopera dalle campagne alle fabbriche, dal Sud al Nord.Cambia il potere d’acquisto dei lavoratori, il cui reddito pro capite, dal 1954 al 1964, aumenta del 63%.Cambiano le aspirazioni degli italiani, che sopravvissuti a un cinquantennio in cui si erano registrati quasi 10 anni di conflitti

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    La tappa della tempesta

    «Ma dove vai bellezza in bicicletta, così di fretta pedalando con ardor?» cantava Silvana Pampanini in “Bellezze in bicicletta”, dove Silvana, il suo personaggio, pedala insieme a Delia verso il loro sogno più grande: entrare nella compagnia di Totò.  Sono gli anni Cinquanta. In sella alle proprie fedeli compagne, tutti canticchiano questo motivetto, come se ad ogni pedalata e ad ogni fischiettio si potesse pedalare più forte. Come se tutti si sentissero come Silvana e Delia, alla ricerca di un sogno da realizzare. È lo stesso ritornello che riecheggia il 22 maggio 1958, alla quinta tappa della quarantunesima edizione del Giro d’Italia, l’ultima che vede tra i propri partecipanti l’indimenticato Fausto Coppi. «Quando il Giro è arrivato, scendeva su Mondovì un’acqua spaventosa, accompagnata dal brontolio sordo e lontano del tuono» si legge sulla Stampa del giorno dopo. I tifosi aspettano in piazza, riparati dagli ombrelli e avvolti in impermeabili. Vogliono vedere i loro beniamini sfrecciare verso il traguardo.  Dopo 193 km, tra curve e falsopiani tipici del paesaggio delle Langhe, un inaspettato Alfredo Sabbadin taglia il traguardo, precedendo di parecchi metri Botella, Fantini e il favorito Moser, che arriva con cinque minuti di ritardo e la Maglia rosa ormai fradicia. Gli spettatori festeggiano e aiutano i corridori a ripararsi dalla pioggia battente.  Pioggia odiata dai corridori, che non vogliono ammalarsi per poter continuare la loro corsa verso Chiavari.  Pioggia temuta dagli organizzatori, che con la polizza di Reale Mutua si sono tutelati dal rischio di non poter trasmettere in tv la cerimonia di premiazione.  Pioggia fortunata per Sabbadin che, come un fulmine in mezzo al temporale, si fa spazio e corre dritto alla meta. 

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    Il fenomeno e la brillantina: Cesare Polacco

    Cesare Polacco, alias il quasi infallibile ispettore Rock, ha risolto i suoi mini-gialli su Carosello dal 1957 al 1968 in episodi sceneggiati da Luigi Magni, Furio Scarpelli e Lina Wertmuller da 1 minuto e 45 secondi, a cui era aggiunto un ‘codino’ pubblicitario di 30 secondi dove venivano presentati i prodotti della linea Linetti. Cesare Polacco ha recitato in moltissimi film italiani, tra i quali varie commedie a fianco di Totò, e in alcuni sceneggiati, primo fra tutti il clamoroso successo dei Promessi Sposi, del 1967, dove interpretava il Conte Zio. Ha prestato poi la sua voce ad attori americani come Anthony Quinn, Buster Keaton e Boris Karloff, e ad alcuni personaggi dei film d’animazione Disney – Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan, Biancaneve e Pinocchio – .  Del suo legame con Reale Mutua rimane una foto color seppia, dove, elegantissimo, guarda in camera fumando una delle sue pipe, tanto amate da chiedere al produttore di poterle fare diventare il segno distintivo dell’ispettore Rock.  Sulla fotografia un autografo: “alla Reale Mutua Assicurazione, unica custode dei miei pochi risparmi”. 

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    500 l'automobile minima

    500 di cilindrata, 500 chili, 500 mila lire: nel 1957 esce la Nuova 500 che, dopo una tiepidissima iniziale accoglienza del primo modello, diventa una vera e propria icona del design italiano – prima vettura a vincere il prestigioso Compasso d’Oro – e contribuisce significativamente a cambiare la mobilità degli italiani. Così è presentata al suo debutto:  “Eccola qua, le concediamo il posto d’onore, il privilegio dell’apertura, lo spazio che nei quotidiani è riservato all’articolo di fondo. Carlos Salamano, pilota e pioniere, ce la presenta con legittimo orgoglio. Motore posteriore di 479 centimetri cubici, 2 cilindri in linea e raffreddamento ad aria. Ampio e comodo abitacolo per due passeggeri, spazio retrostante i sedili capace di ospitare almeno quattro valigie, oppure per chi li preferisce alle quattro valigie, due bambini. Dunque buon viaggio alla fantastica velocità di 85 chilometri all’ora, realizzabili con appena quattro litri di benzina, vale a dire una ventina di chilometri al litro (gli americani hanno degli accendisigari che consumano molto di più). Altro elemento notevole della nuova 500 è il prezzo, inferiore alle 500 mila lire. Se ciò non vi sembra a prima vista abbastanza sensazionale, seguiteci, malgrado il caldo, in questo rapido calcolo. Dato il suo prezzo, e dato il suo peso di circa 470 chilogrammi, la nuova utilitaria costa meno di 1000 lire al chilo, vale a dire la metà del prosciutto. Un generoso sistema di rateizzazione ne permetterà inoltre l’acquisto di 20 chili al mese, pari a circa 700 grammi al giorno, comprese le domeniche e i giorni festivi. Motoscuteristi di tutta Italia unitevi: il proletariato della strada è in marcia non più su due, ma su quattro ruote. Le grandi, spaziose, sicure, levigate, deserte strade d’Italia vi attendono”.   

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    Il tempo ritrovato: l’energia elettrica e le donne

    Hans Rosling, medico e statistico svedese, in un Ted Talk del 2010 racconta cosa abbia significato la diffusione degli elettrodomestici nelle case dal punto di vista delle donne e dei bambini.  "Avevo quattro anni quando vidi mia madre caricare una lavatrice per la prima volta. I miei genitori avevano risparmiato anni per poterla acquistare e il giorno in cui fu messa in moto, anche mia nonna volle essere presente. Lei era ancora più emozionata: per tutta la vita aveva acceso il fuoco per scaldare l’acqua, e lavato il bucato a mano per sette bambini.Chiese di poter premere lei il pulsante, prese una sedia e si godette l’intero ciclo di lavaggio. Era incantata. ‘È una magia’ diceva. Perché la lavatrice fosse una magia me lo fece capire subito mia madre: ‘Ora che abbiamo caricato il cestello’ mi disse ‘tu e io andiamo in biblioteca’. Perché questa è la magia: carichi il cestello e in cambio ottieni libri.Mia madre ora aveva tempo per leggermi dei libri, e per studiare". Tra gli anni ‘50 e ‘60 il reddito pro capite italiano passa da 350.000 a 571.000 lire e le ristrettezze di un’economia di sussistenza lasciano spazio a un’esplosione dei consumi. Gli elettrodomestici entrano in un numero sempre maggiore di case, alimentati dall’energia elettrica, la prima, grande alleata dell’emancipazione femminile. 

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