PODCAST · education
Obiettivo: vita - Il Podcast
by Andrea Manganaro
Podcast di approfondimento evolutivo dei temi e dei messaggi del libro omonimo. Un viaggio tra vita, malattia e amor proprio.
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Episodio 4 - Obiettivo: vita - A ciascuno il suo treno (*)
Il modello globalizzato, standardizzato e uniformato che ci viene imposto a livello sociale tende da un lato a convincerci dell’esistenza di una “normalità“ e dall’altro a vedere nel “diverso“ un soggetto anormale che non si conosce, che non si sa affrontare e che si fa presto a isolare. Insieme a questo, il vivere moderno tende ad appiattire le differenze e le diversità anche tra le persone che vengono fatte rientrare nella cosiddetta “corrente maestra”, cioè tutte quelle persone che si abbandonano, chi per inerzia, chi per incapacità, chi per pigrizia, agli standard e alle etichette sociali. Così facendo, vengono anche rinnegati e depauperati anche tante qualità e tanti talenti nascosti, magari preziosissimi e rari, ma non corrispondenti ai cliché della società. Anche a livello giovanile, ad esempio, i ragazzi sono disorientati e incapaci di far leva sulla propria qualità per emergere. Così diventa più facile prendere in giro, umiliare, discriminare e bullizzare i soggetti apparentemente più fragili per accrescere la propria autostima e il proprio desiderio di affermazione. Un mondo migliore sarà possibile se e quando ciascuno di noi, dai più giovani a noi adulti, comincerà a guardare dentro se stesso prima di giudicare gli altri, se e quando ciascuno di noi comincerà a correggere i propri difetti prima di deridere quelli altrui, se e quando ciascuno di noi comincerà a valorizzare i propri talenti prima di pensare che la sopraffazione sia l’unico modo per emergere Le differenze individuali e le diversità sono tratti caratteristici e distintivi che fanno di ciascuna persona un individuo unico e irripetibile: prima impareremo che tutti noi siamo ugualmente differenti, diversi e disabili su diversi fronti e per diversi aspetti aspetti, prima impareremo a essere implicitamente inclusivi e pronti per un futuro e un mondo migliore.
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Episodio 3 - Obiettivo: vita - Il valore dell’amicizia (*)
L’amicizia è un valore e l’amicizia ha un valore. Si tratta di un valore spesso sottovalutato, specialmente in epoca social dove di “amici“ ne abbiamo decine, centinaia e forse migliaia. Sotto il nome di “amicizia” facciamo passare di tutto, dalle amicizie vere fino alle amicizie social, fino alle conoscenze superficiali od occasionali. Eppure, se ci pensiamo veramente gli amici veri si contano sulle dita di una mano. Questo perché l’amicizia racchiude in sé altri valori importanti come la fiducia, il rispetto e l’onestà, tutti difficili da trovare coincidenti in tante delle persone che consideriamo genericamente “amiche”. In un’epoca in cui le relazioni interpersonali sono tutte veloci, superficiali, sfuggenti e perlopiù occasionali, se non addirittura circostanziali, è sempre più raro, ma per questo ancora più importante, avere come freccia al proprio arco l’amicizia vera, quella profonda, disinteressata e immediata, l’amicizia in cui non servono parole ma in cui ci si capisce al volo. Papa Francesco, in un famoso passaggio, si esprimeva in questi termini: “La vera amicizia consiste nel poter rivelare all’altro la verità del cuore.” E voi? con quante persone vi sentite liberi di farlo? Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official e sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 2 - Obiettivo: vita - Quando sei felice, facci caso (*)
Etimologicamente, l’enciclopedia Treccani definisce la felicità come quello “stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato”: bella scommessa! Mettere in coincidenza la serenità, l’assenza di preoccupazioni e l’assenza di effetti turbativi derivanti da dolori o sofferenze pare difficilmente realizzabile nella nostra ordinaria quotidianità. Sembra quasi che la felicità debba essere un obiettivo ultimo o comunque al nostro orizzonte, un obiettivo da raggiungere sempre nel corso della nostra vita, come se fosse un po’ una carota che danza di fronte ai nostri occhi senza possibilità di addentarla e raggiungerla. Come spesso succede, la realtà è che siamo specializzati nel rendere complicate anche le cose più semplici: dal timore di non vivere momenti di felicità, alla paura di mandare in frantumi quella stessa felicità con il solo pensiero di accorgersene, fino all’ idealizzazione dello stesso concetto di felicità come qualcosa di lontano e, per così dire, “alto”. La felicità, invece, è una cosa semplice, istintiva e immediata come tutte le emozioni e come i sentimenti che ne conseguono. Prima ancora di farci troppe domande e di spaventarci delle risposte, dovremmo imparare a vivere di più e meglio il nostro presente, riprendendo contatto intimo con la nostra sensibilità e con tutto ciò che - dalle persone alla natura, dagli animali fino alle cose - ci fa star bene con semplicità e con naturalezza. Già questo è e sarà sempre una buona base di partenza per la felicità di ciascuno di noi. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official e sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 1 - Obiettivo: vita - L’altopiano (*)
Ciascuno di noi tende a pesare ciò che ha in base a due fattori: da un lato l’abitudine a godere di certi privilegi o di certe condizioni, dall’altro la fatica della conquista. Quando una persona nasce, cresce e vive in piena salute, non si rende conto del fatto che possano esserci condizioni anche molto diverse, perché assuefatto da una prospettiva in quota riferita solo al contesto valutativo di fronte ai propri occhi. Allo stesso modo, godendo del privilegio di essere stata e di stare sempre bene, quella stessa persona non ha neppure la percezione della quota rispetto al livello del mare della propria vita e cioè di quante cose stia dando per scontate ma che scontate proprio non sono. La salute, prima di tutto. Purtroppo, al di là delle tante parole che io insieme a tanti altri potremo dire, la verità è che la vera percezione del valore delle cose, e cioè della propria propria altitudine rispetto alla pianura, considerando che la quota più alta corrisponda a uno status migliore, arriva solamente in occasione della perdita e cioè quando si finisce per sacrificare sul piatto della vita uno degli aspetti solitamente scontati come la salute, l’agio economico, il lavoro o la famiglia. È solo allora che il valore dell’altitudine assume importanza, è solo allora che la terza dimensione assume un peso specifico, è solo allora che il prezzo della perdita diventa misurabile. E la misura corrisponde alla fatica e allo sforzo per la riconquista di ciò che si è perso, un valore già noto a chi quella fatica l’aveva magari già provata fino in fondo prima di arrivare all’altopiano, ma non a chi sull’altopiano ci è nato. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_ manganaro_official e sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 20 - Obiettivo: vita - Stazione
Viviamo ormai una vita senza pause, senza respiro, senza tregua, come se fosse quasi un peccato alzare la mano e chiedere il cambio, come succede nello sport. Non ci concediamo nemmeno il tempo di avvertire la fatica, accorgerci dell’affanno e percepire i crampi ai nostri muscoli. No, è obbligatorio correre, correre sempre come delle palline da flipper impazzite, senza concederci momenti di respiro Come già discusso anche nell’episodio “Corrente”, viviamo guidati dalla corrente quasi per inerzia, senza la forza ma, in certi casi, senza nemmeno la volontà di estraniarsi dal flusso e fermarsi sulla riva per osservare con una prospettiva nuova e diversa il corso del fiume della nostra vita. A volte lo facciamo per pigrizia, altre volte per mancanza di lucidità, altre volte ancora per paura di porci troppe domande o forse più per paura di scoprire le risposte a queste domande. Il fatto è che, senza pause rigeneranti e senza momenti di riflessione, finiamo ben presto fuori giri, dimenticandoci del fatto che non siamo biologicamente costruiti per vivere in apnea. La realtà è che tutti i treni, anche quelli a lunga percorrenza, si fermano in alcune stazioni senza che ci sia nulla di strano e soprattutto nulla di cui vergognarsi. A volte le pause in stazione sono programmate in anticipo, altre volte sono delle necessità emerse durante il percorso (ad esempio, degli stop tecnici), altre ancora sono delle pause imposte dall’esterno p di cui ci rendiamo conto all’improvviso. La cosa importante è il fatto di essere preparati, se non addirittura di mettere in conto la possibilità di fermarci in stazione per il tempo necessario, un tempo di una durata che conosciamo e conosceremo sempre e solo noi. Seguimi anche sui profili Instagram andrea_manganaro_official e Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 19 - Obiettivo: vita - Alter ego (Io e Lei)
Il tema di questo episodio riguarda l’impatto delle nostre ombre sulla nostra personalità e sul nostro atteggiamento verso la vita. Ciascuno di noi è convinto di rimanere se stesso in tutte le condizioni e in tutte le situazioni, mascherando anche i lati oscuri che vorremmo mantenere sottotraccia, un po’ nascosti dall’occhio indiscreto delle persone che ci stanno attorno. Ciò di cui non siamo consapevoli, invece, è il fatto che le nostre ombre influenzano molto nitidamente e molto marcatamente il nostro comportamento, tanto che spesso alterano le nostre parole, i nostri pensieri e soprattutto i nostri atteggiamenti di riflesso rispetto a qualcosa che coviamo dentro o dietro di noi. Che si tratti di forme di dolore, di paure, di ansie, di conflitti ereditati dal passato e residenti nel nostro inconscio, che si tratti ancora di dubbi, di grandi crisi personali o di malattie, poco importa finché siamo in grado di dominarle o comunque di gestirle senza farcene prevaricare. Spesso, invece, finiamo per farci talmente condizionare dal nostro lato oscuro da attribuirne un ruolo più importante di quello che dovrebbe avere e cioè quello di “alter ego”. È come se ci lasciassimo in qualche modo trasfigurare dalle nostre ombre, una volta date le spalle alla luce della nostra vita. Siccome poi ci capita spesso di essere orientati verso il nostro lato più oscuro, più melanconico e più ansioso, ne consegue che, a parità di esteriorità corporea, ci possa capitare altrettanto spesso di mostrare agli altri - ma anche a noi stessi - il nostro lato peggiore, il mister Hyde che è in noi. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official o sul canale Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 18 - Obiettivo: vita - Immaginare il futuro
Avete mai fatto caso a quanto passato ci sia nel nostro presente e nel nostro futuro? Sembra un gioco di parole ma non è così. In questo episodio vorrei affrontare un aspetto del nostro atteggiamento verso il futuro con un’interpretazione un po’ insolita. Per farlo, cercherò prima di tutto di affrontare la differenza (o le differenze) tra i due concetti di fantasia e di immaginazione. La vera concreta differenza tra fantasia e immaginazione si riconduce al fatto che la seconda sia un “di più“ della prima, visto che alla componente di visualizzazione pura, propria della fantasia, viene associata anche la componente sensoriale/emozionale. Il risultato dell’immaginazione è, quindi, molto più pieno e realistico di quello della fantasia. Succede che, come San Tommaso, finiamo per credere più a ciò che immaginiamo che a ciò che, per così dire, sogniamo, perché l’immaginazione poggia sul fatto di aver visto, toccato o sperimentato certe sensazioni o certe emozioni che danno “profondità “ e “tridimensionalità“ alla nostra pura fantasia mentale. Il senso del discorso si riconduce non solo alla necessità di vivere intensamente le emozioni e le esperienze sensoriali del nostro presente, cosa che già facciamo fatica a fare, ma anche alla presa di consapevolezza del fatto che il nostro atteggiamento di oggi nei confronti della vita condizionerà certamente la nostra capacità di immaginazione del nostro futuro a breve, a medio e a lungo termine. Seguimi anche sul canale IG andrea_manganaro_official o sulla pagina FB Andrea Manganaro OV
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Episodio 17 - Obiettivo: vita - Instaliving
C’è un aspetto particolare della nostra interpretazione del presente che ho scelto di affrontare tramite l’analogia con la fotografia, a me tanto cara. Se immaginiamo che la nostra sensibilità verso la vita sia in qualche modo paragonabile all’azione dello scatto fotografico, è chiaro che esista un parallelismo piuttosto netto tra la nostra condotta di vita, nel senso più generale, e il nostro stile fotografico. Da un lato c’è la progressiva, continua e inesorabile accelerazione dei tempi di scatto con la conseguente perdita di valore di ciascuno di essi; dall’altro c’è la perdita di significato profondo del soggetto o della scena che scegliamo volontariamente di immortalare, passati dall’essere pensati, voluti e meticolosamente studiati, come accadeva nel passato con le macchine fotografiche analogiche, all’essere superficiali, affrettati e quasi “casuali”, come accade al giorno d’oggi. Ed è proprio l’uso-abuso dello smartphone, con tutte le facilitazioni tecniche e tecnologiche che ne restano associate, a rappresentare il vero simbolo della nostra intervenuta leggerezza rispetto al passato e rispetto al valore della vita che, giorno dopo giorno, ci lasciamo sfuggire. L’avvento dei social network e l’accessibilità massiva alla fotografia digitale tramite gli smartphone ha creato una profonda frattura tra la realtà fisica, che tutti noi dovremmo vivere con intensità e piena consapevolezza, e la realtà virtuale, che la maggior parte delle persone ormai vive con prevalenza e priorità sul resto. Tra una foto non scattata e un’emozione reale non vissuta, in futuro potremmo pentirci senza dubbio della seconda, difficilmente della prima. Nell’ordine di importanza, vengono prima le emozioni e poi le foto, difficilmente succede il contrario. Seguimi anche sul canale IG andrea_manganaro_official o sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 16 - Obiettivo: vita - Rimorsi e rimpianti
Uno degli errori più grandi che possiamo commettere è quello di vivere rivolti verso il passato anziché prestare attenzione al nostro presente e al nostro futuro. Spesso poi, vivere al passato significa restare inghiottiti nel vortice dei rimorsi e rimpianti, vivendo di “se” e di “ma”, come se - rivivendo a posteriori le esperienze e non solo gli errori del passato - cercassimo di cambiare il corso degli eventi, spesso addirittura torturandoci in virtù di periodi ipotetici del terzo tipo, lontani da qualunque realtà e del tutto inappropriati rispetto ai nostri veri e immediati interessi di vita. Purtroppo ci dimostriamo spesso essere degli studenti indisciplinati che si dimostrano restii ad apprendere le lezioni del passato, ricadendo negli errori già commessi e perdendo occasioni e opportunità nuove a causa dell’atteggiamento vecchio. Parlare di rimorsi e di rimpianti significa anche riproporre il classico motivo distintivo tra “chi fa, sbaglia” e “chi non fa, non sbaglia”, sebbene a posteriori anche il non-fare possa rivelarsi un errore e quindi tramutarsi in rimpianto. Questo dovrebbe suggerirci il fatto che nella vita conviene sempre osare e cioè muovere un passo in avanti nella direzione voluta e desiderata, piuttosto che restare fermi. Ogni giorno, di fronte ad una scelta non abbiamo altri elementi oltre a quelli disponibili nel contesto valutativo del momento e sulla base di quelli possiamo basare le nostre considerazioni. Solo il tempo proverà la correttezza della nostra valutazione e soprattutto la completezza del quadro valutativo entro cui ci siamo mossi, ma sarebbe troppo complesso, improduttivo e limitativo pensare di condizionare le scelte di oggi in virtù della paura di scoprirci fallaci domani. Seguimi sul canale IG andrea_manganaro_official e sul profilo FB Andrea Manganaro OV
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Episodio 15 - Obiettivo: vita - Corrente
A partire dallo stesso concetto di “corrente“, in questo episodio ho cercato di esporre le due diverse e contrapposte chiavi di lettura che - a mio avviso- dovremmo tenere sempre nella dovuta considerazione. Esiste, infatti, una prima interpretazione del concetto di “corrente” - quella dei condizionamenti sociali - da cui, nostro malgrado, siamo trascinati e da cui faremmo bene a uscire o che dovremmo almeno vivere con una coscienza e una consapevolezza diverse. Esiste, però, una seconda interpretazione di “corrente” - quella del naturale flusso degli eventi - a cui invece ci opponiamo strenuamente anziché lasciare che la natura faccia il proprio corso. Spesso, infatti, finiamo per essere trasportati dalla corrente “sbagliata” e per perderci, allo stesso tempo, la corrente “giusta”. Probabilmente quando ci troviamo immersi nella routine quotidiana e, soprattutto, quando ci troviamo nella condizione più favorevole e fortunata di assenza di ombre, di problemi e di preoccupazioni, ci manca un po’ il contesto di valutazione. Così finiamo per fare l’esatto opposto di quello che dovremmo ragionevolmente fare nell’ottica del miglioramento di sé e dell’amor proprio. Ecco, quindi, i due aspetti per me fondamentali per la nostra crescita: il primo si riconduce alla necessità di prenderci dei momenti di pausa dalla sistematicità della nostra quotidianità per guardarci dentro e per esaminare la nostra vita dall’esterno; il secondo si riconduce alla necessità di liberarci dai pesi che zavorrano e che rallentano il nostro percorso di crescita, togliendoci la leggerezza e limitandoci nel nostro entusiasmo. Estraniarsi dalla corrente sociale e diventare, allo stesso tempo, corrente degli eventi della vita non è in contrapposizione. Al contrario! È un’assoluta necessità se vogliamo raggiungere la necessaria leggerezza e la più matura consapevolezza di ciò che siamo, di ciò che vogliamo e della direzione in cui vogliamo andare nel corso della nostra vita. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official o sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 14 - Obiettivo: vita - Lasciare un segno
Insieme al pieno godimento della vita, il nostro obiettivo è e deve restare quello di realizzare se stessi attraverso i propri talenti, con lo scopo di investire su se stessi e di lasciare poi un proprio segno indelebile nel mondo che ci possa anche - in un giorno molto lontano - sopravvivere. Non è certo alla celebrità che bisogna puntare, anche quando ci si voglia dedicare a un’attività di nicchia, quasi sconosciuta e limitata solo a pochi. La vera cosa importante è quella di riconoscere in se stessi delle qualità e investire del tempo nella loro valorizzazione, indipendentemente da ciò che la società dice o impone. Esiste, per così dire, la percezione dell’intangibilità del proprio contributo concreto nel mondo, come se il volontariato valesse di meno di una scultura che tutti possono vedere, come se lasciare un segno nelle persone valesse di meno di un album musicale, come se essere guida ed esempio per i propri figli valesse di meno di un ruolo importante al lavoro. Lasciare un segno nel mondo si può fare in tanti modi diversi, l’importante è cercare di farlo a modo proprio, in maniera distintiva e strettamente personale in base alle proprie inclinazioni e alle proprie possibilità, puntando a massimizzare i talenti, le qualità e le doti che ciascuno deve imparare a riconoscersi e a fruttificare. Tutti dovremmo cercare di vivere veramente, non solo di esistere. Tutti dovremmo cercare di autografare la vita, lasciando un segno tangibile del nostro passaggio. Si tratta di un segno che non va a apposto alla fine della vita, come un testamento, ma va lasciato giorno dopo giorno, tramite le scelte e tramite il nostro atteggiamento quotidiano nei confronti delle persone che incontriamo e con cui condividiamo il nostro tempo. Sia nel caso del godimento della vita tramite i sensi, tramite l’attenzione e tramite l’essere spugna di emozioni, sia nel caso dell’interpretazione del proprio ruolo di costruttore di valore tramite i propri talenti e le proprie qualità, è sempre una questione di volontà, è sempre una questione di scelta individuale, è sempre una questione di motivazioni e di priorità. Nessuno potrà mai scegliere o decidere al posto nostro dove, come e quando apporre la nostra firma nel corso della vita. È una scelta volontaria e autonoma che solo noi possiamo fare, facendo il primo passo e lasciando la prima impronta nella direzione del cambiamento. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official o sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 13 - Obiettivo: vita - “Dare valore alla vita”
Come possiamo dare realmente valore alla nostra vita? Come possiamo liberarci dalle fredde catene con cui la nostra società vorrebbe anestetizzarci? Forse, se non avessi attraversato l’esperienza di malattia che ho attraversato, non sarei mai arrivato a pormi queste domande o, perlomeno, non adesso e non in questi termini. Ora che l’ho fatto, mi piace l’idea di poter condividere con voi le tre scelte fondamentali, volontarie e consapevoli che ho scoperto essere alla base della valorizzazione piena della vita: non dare nulla per scontato, apprezzare le piccole cose e cercare il buono e il bello nonostante tutto. Molti pensano di avere tutto e che quel “tutto“ sia sacro, dovuto e scontato, quando invece di scontato non c’è mai nulla: non lo sono le cose, non lo sono le persone, non lo sono gli amanti e gli amici, non lo è la salute. Bisogna sempre avere cura e coltivare ciò che è importante, non smettendo mai di ringraziare per ciò che si ha e per tutto ciò che arriva quotidianamente come un dono. Mi domando anche spesso: bisogna essere per forza malati o avere sofferto nella vita per cogliere l’importanza ed il valore delle piccole cose? Io non credo ma molto spesso è così, probabilmente perché chi ha sofferto di più nella propria vita tende spesso ad avere una sensibilità tale da cogliere di più e meglio anche le piccole cose e le piccole sfumature della quotidianità. L’importanza e, soprattutto, il valore delle piccole cose si riconduce molto spesso alla mancanza, nel senso che ce ne si accorge quando quelle cose non ci sono più o non si possono più fare, come nella malattia. Cercare, poi, il lato positivo e il bello in tutte le cose e in tutte le circostanze non è affatto facile e neppure scontato, specialmente quando sembra che tutto vada a rotoli o, peggio ancora, quando ci si trovi nel pieno di una crisi personale. Un vecchio proverbio maori recita così: “Porta il tuo viso verso il sole e le ombre cadranno dietro di te.” Allora, ricordiamoci di riconoscere e valorizzare sempre le persone che ci sono quando siamo in difficoltà, ricordiamoci di riconoscere e valorizzare sempre i piccoli gesti e le piccole cose che viviamo quotidianamente, ricordiamoci di riconoscere e valorizzare sempre il tempo e le attenzioni che ci vengono dedicate delle persone per cui siamo importanti. Seguimi anche sul canale Instagram andrea_manganaro_official o sul profilo Facebook Andrea Manganaro OV
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Episodio 12 - Obiettivo: vita - Sconfitte e fallimenti
Viviamo in un’epoca in cui si è perso il valore dei passaggi edificanti e degli scatti di crescita, un’epoca in cui sembra sempre tutto scontato e alla portata, dimenticando troppo spesso il fatto che i successi e le vittorie sono il frutto di sacrifici, di inciampi, di ostacoli, di tentativi falliti e di innumerevoli sconfitte. È una visione distorta, parziale e, purtroppo, tipica dell’età moderna perché, se così non fosse, non si spiegherebbe come, nel corso dell’evoluzione della specie, l’uomo sia stato in grado di apprendere ed evolvere dallo stato di ominide fino all’uomo che conosciamo oggi. Chissà quante volte i nostri antenati avranno fallito nell’intento di accendere un fuoco o di costruire un’arma di selci o ancora lì per dare degli animali selvaggi, se non addirittura di coltivare dei cereali o di forgiare degli oggetti tramite la fusione dei metalli. Probabilmente ci saranno arrivati sbagliando infinite volte, fallendo occasioni su occasioni, arrivando a essere sconfitti nelle intenzioni eppure mai completamente vinti. Ecco, la chiave di lettura probabilmente è proprio questa: una sconfitta o un fallimento non significano inevitabilmente la rinuncia a una vittoria più ampia e definitiva, che resta sempre al nostro orizzonte, ma rappresentano solo dei momenti di crescita e di rivalutazione delle nostre intenzioni e del nostro operato, da cui, tramite l’intelligenza e la plasticità mentale di cui dovremmo dimostrarci padroni, ci si aspetta di apprendere e di imparare. Seguimi sul canale Instagram: andrea_manganaro_official o sulla pagina Facebook: Andrea Manganaro OV
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Episodio 11 - Obiettivo: vita - Giudizi e pregiudizi
Viviamo in un mondo che tende ad attribuire etichette e a formulare giudizi, puntando più alla forma che alla sostanza. Probabilmente non ce ne rendiamo neppure conto, ma quotidianamente esprimiamo, senza quasi neanche accorgercene, giudizi relativi a persone, a cose o a situazioni che ci capita di vivere o di osservare. Molto spesso, per non dire troppo spesso, finiamo addirittura per giudicare le persone solo sulla base dell’apparenza senza conoscerne la vera storia. Diceva Platone “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.” E, in effetti, dovremmo ricordarcene molto più spesso nella nostra quotidianità. Il punto è che siamo ormai abituati a fare anche noi dei processi sommari alle persone come vediamo fare in tv, sui social network e sui mass-media. Il pensiero moderno ormai ci ha messo in condizione di arrivare a sentenze prima ancora di accertarci che ci sia un processo vero e proprio e, addirittura, prima ancora di avere conferma dell’esistenza di un capo di imputazione. Quella del giudizio è, in qualche modo, un circolo vizioso, perché spesso si compone di una successione di giudizi espressi e di giudizi subiti che si autoalimentano, in un vortice di apparenza e di superficialità che allontana dall’essenza delle cose. Forse e in qualche modo, non ce ne rendiamo neppure del tutto conto, ma siamo sempre e costantemente condizionati anche dal timore del giudizio altrui. Giudichiamo gli altri così come giudichiamo noi stessi, con la differenza che agli altri spesso capita di risparmiare qualcosa o di concedere delle attenuanti che non concediamoci mai a noi stessi. Seguimi sul canale Instagram: andrea_manganaro_official
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Episodio 10 - Obiettivo: vita - Sotto scacco
Sembrerà forse riduttivo ma è un fatto che viviamo ormai sotto scacco della nostra mente, che è a sua volta alla mercé della corrente sociale. Tutto questo, talvolta anche in maniera subdola e indiretta, illudendoci di essere padroni dei nostri gusti e delle nostre scelte, mentre finiamo per essere solo degli inconsapevoli e materiali esecutori In questo flusso di condizionamenti a cascata, ciò che rimane veramente in gabbia nella nostra mente e, infine, nella nostra razionalità sono proprio la nostra sensibilità più profonda, la nostra anima e il nostro “io“ più vero. Non è un caso che le persone più sensibili e più emotive vengano considerate più fragili e più vulnerabili, come se avere un grande cuore significasse essere spuri rispetto alla normalità, come se essere sensibili significasse andare controcorrente, come se il fatto di porre il cuore al pari della mente fosse un segno di debolezza. È una visione del mondo, ma anche della nostra umanità che è completamente rovesciata rispetto a come dovrebbe essere. Senza farci annebbiare dalla paura di esporci, dal timore di sembrare sensibili e dalla falsa idea di apparire sdolcinati, quanto sarebbe bello dirsi qualche volta di più “ti voglio bene”, “mi manchi”, “sono felice di averti vicino” e così via. Siamo talmente razionali, freddi e distaccati (almeno in apparenza) da dare per scontate troppe cose, sia nella percezione della nostra realtà sia nei rapporti umani Ma ne vale veramente la pena? Siamo davvero sicuri di avere qualcosa da guadagnare dall’anaffettività e dall’ insensibilità? Seguimi sul canale Instagram: andrea_manganaro_official
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Episodio 9 - Obiettivo: vita - Aspettative e realtà
Chi non è mai rimasto deluso dal tradimento delle proprie aspettative? Chi non è mai rimasto male di fronte a fatti, gesti o comportamenti diversi da quelli che ci si aspettava? Crearsi delle aspettative nei confronti delle cose e delle persone, pur essendo piuttosto naturale, si presta alla creazione di una realtà che non esiste se non nella nostra testa, con il rischio di trovarsi poi a sbattere il muso sulla vera realtà, talvolta in maniera cruda e fin troppo dolorosa. Crearsi delle aspettative significa viziare una naturalità di rapporti con le terze persone, generando allo stesso tempo i presupposti per motivi di rabbia e di delusione quando le cose poi non vanno come ci eravamo immaginati Senza aspettative, ogni attenzione, ogni gesto e ogni presenza diventa un dono per cui ringraziare. Spesso le aspettative sono intrecciate a doppio filo anche con dei problemi di comunicazione tra persone. Senza riuscire a comunicare direttamente ed esplicitamente nulla, ci creiamo automaticamente un’aspettativa in termini di azioni, reazioni e comportamenti nei nostri confronti che molto spesso poi tardano ad arrivare. La frenesia dei tempi, l’assenza di pazienza e l’incapacità di comunicare ci porta ad una condizione paragonabile a quella di una Torre di Babele dei tempi moderni. Godiamoci, quindi, di più il presente, accogliamo di più la spontaneità dei gesti e ringraziamo sempre, come se si trattasse di un dono, chiunque ci sia vicino, a qualunque titolo, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Seguimi sul canale Instagram: andrea_manganaro_official
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Episodio 8 - Obiettivo: vita - Specchio
Riflettere, ascoltarsi e guardarsi dentro con onestà e sincerità è un atto d’amore verso se stessi che tutti dovrebbero avere come priorità e invece… pare essere la cosa da cui tutti scappiamo di più (più o meno consapevolmente). Meglio non pensare e farsi andare bene le cose per poi crollare in maniera fragile alla prima difficoltà: non è patologico? Perché tutta questa paura di guardarci dentro? Perché tutte queste riserve nel dedicarci del tempo? Che poi altro non è che una coccola a se stessi. Può essere talvolta doloroso, altre volte sorprendente, aitre ancora rivelatore, ma comunque si tratta di un atto di onestà e di rispetto verso il proprio “io” più profondo e autentico. Diceva Pirandello nel suo celebre “Uno, nessuno, centomila”: “Luigi Pirandello: Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. In effetti, è come se ci si specchiasse negli altri per vedere se stessi. Il problema, quindi, diventa che ci nascondiamo dietro a delle maschere di circostanza, talvolta perbeniste ma comunque non trasparenti, e finiamo per dimenticare dove finiamo noi e dove inizia la persona che gli altri si aspettano. Quando questa “dimenticanza” si cronicizza e diventiamo una proiezione di noi stessi sugli altri e viceversa. Siamo talmente “drogati”, talmente impigriti, forse anche troppo comodisti da non accorgercene neppure. Oppure ci convinciamo senza troppo sforzo che vada bene così. Ma così facendo facciamo un torto a noi stessi, non ad altri. Siamo noi a non volerci ascoltare, siamo noi a volerci annullare in nome della corrente di massa, siamo noi a sprecare tempo, risorse e opportunità dietro a qualcosa che non ci corrisponde D’altra parte, quale identità dovrei mai rispettare se mi specchio nell’immagine che gli altri hanno e danno di me? Seguimi anche sul canale IG: andrea_manganaro_official
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Episodio 7 - Obiettivo: vita - Passo dopo passo (A piccoli passi, Parte 2)
Tutto in natura ha bisogno dei propri tempi. Non esistono scorciatoie o forzature. I tempi sono scanditi in maniera equilibrata e fisiologica e come tali vanno accettati e rispettati. Oggigiorno, invece, noi uomini abbiamo perso il dono della pazienza, credendoci dominatori del tempo e prepotenti usurpatori delle leggi della natura. È come se avessimo posto una taglia sulla velocità e sulla rapidità di conseguimento del risultato, indipendentemente dal percorso, noncuranti della qualità del metodo e a prescindere da ciò che immoliamo sull’altare del risultatismo. La conseguenza è che abbiamo perso la capacità di aspettare, di pazientare e, allo stesso tempo, di accettare anche i piccoli incidenti di percorso che fisiologicamente possono succedere nel percorso degli eventi e delle cose. Diceva Massimo Gramellini in un passaggio del suo libro “L’ultima riga delle favole”: “Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l'equilibrio per un attimo”. Il risultato? È che finiamo per sottostimare il valore del passo e di ciò che ci sta dietro (volontà, determinazione, abilità, coraggio sia nel fine sia nell’azione; e che finiamo per dimenticare spesso che quello che conta non è il risultato finale. Il vero obiettivo è nella preparazione. Nessun passo, infatti, esisterebbe se non ci fosse il precedente, giusto o sbagliato che sia stato. È sempre meglio avanzare per piccoli e graduali passi che stare fermi o correre, bruciando le tappe e se stessi insieme a esse. Il sapore della vita, il valore della conquista e la consapevolezza dei propri mezzi si sperimentano lungo il percorso e si tratta di concetti morbidi che vanno assaporati e metabolizzati lentamente, con la pazienza che non vogliamo più riconoscere. Seguimi anche sul canale IG: andrea_manganaro_official
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Episodio 6 - Obiettivo: vita - Il primo passo (A piccoli passi, Parte 1)
Alla base di ogni cambiamento e di ogni ripartenza dopo una crisi c’è sempre un primo passo da compiere. Vale anche per i piccoli cambiamenti di prospettiva della nostra quotidianità nella direzione del pieno godimento della nostra vita. I primi passi possono riguardare tanto le piccole quanto le grandi cose, tanto i piccoli quanto i grandi cambiamenti, tanto le piccole quanto le grandi scelte. Il tratto comune è rappresentato dal fatto di essere un incipit nella direzione del benessere e della propria realizzazione. Martin Luther King sosteneva che “Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino.” Ed è esattamente così che va affrontato e scomposto il problema: bisogna dapprima compiere il primo, più importante e delicato passo e poi procedere progressivamente un passo dopo l’altro, senza guardare troppo in là, rispettando se stessi e la gradualità del processo di ripartenza. Seguimi sul canale IG: andrea_manganaro_official
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Episodio 5 - Obiettivo: vita - Il coraggio oltre la paura
Paure e preoccupazioni sono pesanti zavorre nel percorso di realizzazione personale: esse ci sottraggono energie e tempo che dovremmo dedicare, al contrario, alla ricerca della vita piena. Diceva Mark Twain che “il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura”, intendendo che tutto si riconduce al nostro atteggiamento nei confronti di ciò che ci spaventa di fronte al quale abbiamo due sole possibilità: scappare o lottare. Nel primo caso, spesso prevalente, il risultato è la sottomissione alle paure; nel secondo caso, minoritario, il risultato è il dominio, pur nella consapevolezza e nell’accettazione del fatto che le paure e le preoccupazioni fanno parte di noi e non possiamo evitarle ma solo gestirle. Seguimi su IG: andrea_manganaro_official
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ABOUT THIS SHOW
Podcast di approfondimento evolutivo dei temi e dei messaggi del libro omonimo. Un viaggio tra vita, malattia e amor proprio.
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Andrea Manganaro
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