PODCAST · education
Voci - Voices
by Daniele Belloni
Storie interiori narrate dalle voci dentro (il romanzo di numerose vite). danielebelloni.substack.com
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La mia medicina
Mi piaceva venire da lei, Non perché stessi male, Ma perché stavo bene anche se lei sosteneva che fossi troppo giovane e in salute e mi indicava la sala d’aspetto “È piena di vecchi” diceva. "Si dovrebbe venire qui solo da vecchi” ma io pensavo che si dovrebbe andare dal medico solo quando si sta bene. E stanotte sono tornato da lei, che sorpresa! sono entrato in studio fuori orario che erano quasi le otto di sera. Le sue segretarie ridacchiavano pensando che lei non mi avrebbe mai ricevuto, ma nei sogni non funziona così, nei sogni si aprono spazi improvvisi e il tempo ruota al contrario.. Però non ero solo, davanti a me entrò un signore, uno come lei, un suo collega, ed è giusto così, si va dal medico solo quando si è un medico. Così mi sono seduto in sala d’aspetto, occupavo una sedia sulla soglia di una stanza dove si teneva una lezione di yoga, una classe numerosa, e che tenerezza! tutti quegli stiramenti e quelle distrazioni muscolari e mentali… ho pensato “non è un tempio, questo”… Cercavo altro, cercavo la mia medicina, e prendere rifugio, nell’abbraccio del mio maestro. Così mi son messo a migliorare la sala d’aspetto: ho attivato una connessione ad alta velocità, e un monitor touch screen per liberare le anime dalla fila alla cassa del supermercato. Poi la classe di yoga ė terminata, e uno sciame di persone si è mosso verso l’uscita, era una classe numerosa, e c’era una ragazza e c’era un ragazzo… si sarebbero incontrati, in seguito? Mi guardai attorno, e niente, nessuno che mi offrisse un caffè. E poi si sarebbero sposati, quel ragazzo e quella ragazza? Nei sogni bisogna camminare insieme, e poi fare figli che ricordino nel tempo quanto basta per non smarrire la memoria. Nonostante fossero in tanti, quelli dello yoga - si trattava pur sempre di una classe numerosa… - fuori non c’era più nessuno, erano come scomparsi all’istante nel pallore di una sera incombente, dentro la prospettiva di case basse e tetti spioventi, e intorno un sapore di periferia, o provincia - o di entrambe le cose - che si estendeva oltre la solitudine di un’ immagine sfuocata, del passato. Non ricordavo la strada per fare ritorno, l’assistente digitale taceva e non avevo abbastanza crediti per chiedere pietà. E poi avvertivo un rumore fastidioso: era il silenzio fragile della penombra che si sprigionava nell’aria. Infine è apparso lei, irato come deve essere un medico, un maestro, con un discepolo tonto. “Perché vieni ancora qui?“ “Ora ho gli anni per farlo” ho risposto. “Mi guardi, sono come quelli seduti in sala d’aspetto”. Avrei voluto dire qualcos’altro ancora, farmi prescrivere una medicina, da lei, un farmaco inutile, sul ricettario, ancora una volta, con la sua calligrafia ingarbugliata. “Non sai che adesso ci sono le stampanti?” La sua voce era un misto di compassione e derisione: “Nessuno scrive più le ricette a mano”. “Nemmeno lei?” Ho mormorato. Ma chi vuoi che risponda a certe domande, imbarazzanti, quando il tempo si avvolge a spirale e degli anni polverizzati forse resta solo un profumo, un frammento, un riflesso, che devi far presto, devi svegliarti e scriverlo, sennò tornerà a sospirare nel vento? E chissà se sono tornato a casa, quella sera, chissà se sono ancora in giro negli anni e nei sogni, quando chiudo gli occhi e mi fingo addormentato (mi fingo addormentato) a cercare la mia medicina, a cercare il mio Maestro… … e la mia medicina. (Musica: "Swaying" - Candelion) This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit danielebelloni.substack.com
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4
Intervista al pugile sul Santo Natale
“Auguri, pugile, domani è Natale, il Santo Natale”… “Deve proprio?” “Non le piace ricevere gli auguri?” “No, il Santo Natale, deve proprio venire? Puntuale come un gancio destro in un match combinato… Non si può schivare, ti arriva addosso e ti mette al tappeto…” “Scusi, non capisco… cosa ha contro il Natale?” “Santo Natale… Un giorno l’ho affrontato sul ring”. “Chi?” “Natale”. “Si tratta di una metafora, forse?” “Che cos’è una metafora?” “In breve: una metafora è il trasferimento di significato tra elementi simili per esprimere concetti efficacemente. È una figura retorica…”. “Non ho capito una mazza e comunque piantala: e dunque questo pugile si chiamava Santo Natale, Santo di nome, Natale di cognome. Era siciliano come me. Cioè friulano, ma i nonni venivano da Trapani. Era soprannominato il Trapano. Tirava un jab arrotolato che sembrava la punta di un Black & Decker. Sai cos’è un Black & Decker? Non è una metafora, è un trapano… e quindi Santo Natale con il suo job a trapano, maledetto lui… tutte le volte che viene ‘sta festa me lo ricorda, il trapano, e tutti i cazzotti che ho preso…”. “Da Santo Natale?” “Eh, da Pasqua e Capodanno…” “Pugili che si chiamavano così?” “Lascia perdere… Per me è sempre Natale quando conto le ferite, e i tagli, quando le ossa mi fanno male, per averne prese troppe… È sempre Natale e non so cosa ci sia da festeggiare…E ora vattene, vai a farti una metafora che io mi faccio una nazionale senza filtro” “Una nazionale senza filtro? Le vendono ancora? “ “Dove vivo io, sì, il tabaccaio dove vivo io solo quelle vende… e poi sul banco tiene ancora lo stecco coi boeri che potevi strapparne uno e magari vincerne altri. C’era scritto sulla carta che li avvolgeva… che avevi vinto…”. “Sì, il cioccolatino con il liquore, e l’amarena… e quelli vinti il tabaccaio li pescava da un contenitore che teneva sotto il banco. Con quelli non potevi vincere più nulla…”. “Ah vedo che anche tu…”. “Sì, e ricordo che quando scartavi quelli senza premio era come se avessi già perso”. “Come con la la cintura dei pesi medi, una volta che l’avevi vinta, potevi solo perderla”. “Ma… potevi difenderla…”. “Sì, ma quante volte? però con i boeri … con i boeri… ti è mai capitato di vincerne tre in un botto?” “Tre in una volta, sì una volta sola…”. “Anche a me… tre in un botto solo… una volta sola, ma… chi dimentica?” "Già, chi dimentica? Poi le buone memorie fanno bene, no?” “Ok, ma adesso vattene, non mi rompere, non starmi a scassare, devo pensare…” “Sì certo me ne vado è stato un… piacere”. “Eh, un piacere… tutto mio”. “Va bene, me ne vado, Buon Natale, pugile…”. “Buon Natale, sì, buon Natale a te, buon Natale… gioventù”. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit danielebelloni.substack.com
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E chi lo vuole un guru?
La sai una cosa? A volte mi capita di seguire le scritte sui muri, posso prendere una strada oppure un’altra in base a quelle indicazioni, e il bello è che non mi perdo mai… Fammi capire cosa intendi per scritte sui muri … Pensa che a volte sogno intere pagine scritte sui muri… Dovresti prendere una strada oppure un’altra in base alle scritte delle vie, seguendo i nomi delle vie… sai? Vie, viali, piazze… Seguendo le scritte sui muri, sognandole — è come seguissi il nome di un’unica via, una via senza nome, e mi faccio portare dall’intuizione, seguo una strada oppure un’altra in base all’ispirazione. Le scritte possono emergere nella mente, le sogno a volte, anche se nei sogni le parole risultano oscure, come fossero scritte in una lingua sconosciuta — e allora cammino così, seguendo una traccia che mi guida da dentro, e le parole si chiariscono mentre procedo… E così ti confondi e prendi la metropolitana nella direzione sbagliata… Sì, e me ne accorgo tre fermate dopo, allora scendo di corsa, e cambio direzione… E perdi un sacco di tempo… Ma non l’orientamento, Ma se hai sbagliato direzione! No, intendo, l’orientamento — dentro Cosa ne dici di vivere nel mondo — fuori? Quelle che tu chiami perdite di tempo, divengono ispirazioni e suggerimenti, rivelano tesori nelle pieghe delle cose ordinarie, e quel perdere tempo mi dà il tempo di vedere altri aspetti della realtà, livelli più sottili, celati al sapere ordinario e al comportamento convenzionale. Ahhh, ci sono, è come prendere qualcosa… una sostanza, è come… uno sballo! È come un ballo, divieni in grado di danzare con le forze del tempo, le forze che sottendono allo scorrimento del tempo, e così accedi a una sfera di conoscenza che sta oltre il tempo — è come una meditazione, un viaggio interiore. Sì ma dovresti essere un po’ più bravo anche nei viaggi esteriori: prendere il tram giusto, la giusta direzione, la giusta metropolitana, altrimenti rimbalzi da un marciapiede all’altro, sali e scendi le scale — quelle mobili, se funzionano — e sbatti da un capolinea all’altro e non esci più fuori e poi ti diranno che sei fuori... Un amico mi ha detto che sbagliare direzione non è poi questa perdita di tempo, tornare indietro e rifare la medesima strada, rivela un altro aspetto della realtà… ad esempio diceva di dimenticare intenzionalmente qualcosa uscendo di casa, metti — le chiavi dell’automobile… così devi tornare indietro per recuperarle. Diceva che rifacendo il medesimo percorso — con un’attitudine diversa — la realtà mostra aspetti del tutto differenti e le persone che incontri recano messaggi che prima non avresti mai ricevuto…. sulla natura della realtà... che sei in grado di accogliere solo rifacendo la stessa strada con uno sguardo diverso. Nel perdere tempo, perdendoti nel tempo, esci dal tempo, e si spalanca lo sguardo Ho capito hai un amico psichedelico, sarà un maestro, sarà un guru… Ti prego di non presentarmelo mai… Ma perché? E chi lo vuole, un Guru? Sai che la parola guru significa “colui che disperde le tenebre dell’ignoranza”? Preferisco accendere la luce, premendo l’interruttore, all’energia psichica preferisco l’energia elettrica… Questo amico mi ha detto di osservare le cose da lati inediti, salire su una scala e guardare dall’alto le cose che normalmente guardo dal basso, e mettere spazio fra me e le cose, uno spazio inedito che posso contemplare… Salire su una scala, hai visto mai… Eh sì, e poi di rivedermi seduto in un angolo della casa, dove mi piace stare, e chiedere a quell’immagine di me: a cosa pensavi seduto lì, sei felice? Parli con la tua immagine allo specchio… E poi di chiedermi anche: stai facendo tutto quanto è in tuo potere per trasformare la prima nascita, segnata dal fato, in una seconda nascita che è la realizzazione di un destino? Fato, destino... parole desuete… Cioè, come fosse un’intervista… Sì, certo, l’Intervista Trinitaria all’Essere… Proprio così! Come fai a saperlo? L’ho inventata io quella roba… Ma allora sei tu il mio amico… sei tu che mi hai detto tutto quelle cose… Sì, sono io, sono il tuo amico, ma ti prego, non sono il tuo guru, ti prego, davvero… non — so – no — il — tuo — guru… ci siamo capiti? E chi lo vuole un guru? This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit danielebelloni.substack.com
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Sogno cose inesistenti
Ho preso un tram stanotte Ero solo a bordo, Ti inventi sempre le cose… Fammi finire Che linea era, sei certo che non fosse un sogno? Lascia che ti racconti… L’autista era un bambino, e mentre guidava, leggeva Topolino... Vedi? non esiste proprio! E poi magari mi dirai che il tram è volato via, che hai visto Milano dall’alto, il centro, San Siro, la Madonnina e la periferia… Sono certo che non fosse un sogno… Ma quale linea del tram decolla mai? Nemmeno se passa per Linate... Quali tram si alzano in alto fra le nuvole e girano intorno al sole e alle stelle, sulle rotaie nelle notti di luna piena? Sei sicuro che non fosse un sogno? Doveva essere un sogno… Si è fermato sulla porta di una casa luminosa C’era una valle e da lì si vedeva il mare Poi il tram seguiva una strada verso un luogo chiamato Nessun Dove Sei certo certo che non fosse un sogno? Quale cartello stradale reca l’indicazione Nessun Dove? O Nessun Dolore — forse Solo in un sogno poteva essere così... Poi mi hai detto che al termine della corsa il tram è finito dentro una stanza insieme ai giochi di un bambino e mi hai detto che non era un modellino, Dentro una stanza piena di libri e bambole, mangiadischi e racchette da tennis, scarpe da calcio e danza, maglie di una squadre che ha vinto tutte le partite, senza nome sulle spalle, senza numero E secondo te si può vivere così prendere un tram a Milano centro e trovarsi dall’altra parte del cielo in rotta verso l’orizzonte Dici che si può attraversare il mare Scivolare sull’oceano Su rotaie galleggianti fra piccole onde e il loro profumo Dici che hai visto le rotaie correre sulla spiaggia Dici che il tram si è fermato in mezzo alla sabbia davanti a un bar con un tavolino solo e un mezzo cameriere, piccolo, un bambino Che leggeva Topolino Dici che hai preso un ghiacciolo verde E un’aranciata arancione E un analcolico rosso Dici che i colori erano buoni e che eri il solo cliente sul finire della stagione, l’ultimo giorno d’estate e che hai lasciato a quel mezzo cameriere in mancia un'intera eredità per il suo lungo inverno Hai firmato un assegno e prima di risalire sul tram hai visto quel bambino divenire un uomo quel bar moltiplicare i tavoli quei colori scolorire Quella spiaggia affollarsi e poi più niente sei ripartito — volevi dimenticare Sì, ho visto quel tram sempre più piccolo, un punto arancione come l’aranciata sull’orizzonte, rosso come l’analcolico Poi è scomparso E c’eri tu a bordo, solo tu Sei volato via E sei sicuro che non fosse un sogno… Le guglie del Duomo, dall’alto, la casa misteriosa, la valle che scivolava dentro il mare e quel bambino che leggeva Topolino Dai, Topolino… Solo nei sogni… Quale bambino lo legge più Topolino? Solo un autista bambino, solo un mezzo cameriere da mezzo tavolino al tramonto del sole e dell’estate Ma insisti, e dici che non era un sogno, E dici che quel bambino eri tu e che quel bambino ero io Non ricordi davvero? Quel bambino eravamo noi, una bambina, un bambino Dentro il medesimo sogno, travestito da realtà Solo che io ci ho sempre creduto — io, sì… E adesso un po’ Anche tu Tu sì, sempre, devo ammetterlo e adesso un po’ Anch'io, Anch'io... This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit danielebelloni.substack.com
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Fai quello che devi
Fai quello che devi, non raccattare scuse, non rendere le cose complicate, Se devi vincere, vinci, se devi perdere, perdi. Fai quello che devi Hai notato? Si gira il mondo e a ogni scalo ci si guarda attorno e le cose non sono come sembravano, come ce le aspettavamo Eppure, mi pareva che… mi pareva che... Allora concedi un’altra possibilità… Perché poi le cose cambieranno, certo… Perché è solo questione di tempo… Ha bisogno del suo tempo, lei (lei ha bisogno del suo tempo, ci mancherebbe!), e anche lui (lui ha bisogno del suo tempo, eh, per forza!) E poi tutti - tutti quanti - peccatori e santi - abbiamo tutti bisogno del nostro tempo (e come no?! Come negarlo?) Allora non fai quello che devi e piuttosto attendi ancora, e attendi ancora… Ma… attendi cosa? Il ritorno a casa di un’idea di una speranza Mai esistita Dimentica, volta pagina e prendi un altro aereo, destinazione sconosciuta — questa volta, un biglietto scolorito, sgualcito, un’indicazione labile — persa una carta d’imbarco aleatoria, per una volta — vola così, verso l’ignoto, spiega le ali e alzati più in alto che puoi e goditi l’istante come non mai e senti che è così, perché fai quello che devi, quello che devi, E lo fai senza pensarci, lo fai senza indugiare, lo fai senza rancore, senza un secondo fine, senza rimpianti, anzi non piangi non riempi la tua vita col pianto e quindi non remi contro Sali su, qui… qui — dai — che andiamo forte! Tieniti stretta, goditi il vento sul volto È un sentiero fatto di silenzio che ti porta dove vedi la tua stessa storia e ne comprendi infine la trama Se vuoi la riscrivi — in forma eroica Col volto che sai di avere — anche senza uno specchio Col cuore che senti pulsare — anche se non ne conosci il ritmo Col segreto che tramandi — se posi lo sguardo — e non tentenni non bisbigli — dichiari Dichiari forte, tonante — e il cielo si spalanca e ti piove addosso chi tu sei Adesso oltre le rughe del passato Adesso Oltre le parole che scivolano Adesso dai calici rovesciati lungo i solchi del viso E così Pensi e ti muovi, ti muovi con grazia incerta, ma sei bella così E poi respiri dal profondo della tua forza E con un gesto solo, e mezza parola, quanto basta. fai quello che devi. AdessoGrazie per aver letto “La storia della mia vita, da adesso in poi”! Iscriviti gratuitamente per ricevere altri post e sostenere il mio lavoro. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit danielebelloni.substack.com
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