PODCAST · religion
Mistici Poeti e Giullari
by Francesco Sartori
Le più belle opere di mistici, poeti e letterati raccontate da narratori professionisti.Un fratello chiese ad Abba Poemen: «Che devo fare per trovare la pace?»L’anziano rispose: «Inizia da ciò che è piccolo. Se non puoi tacere tutto, taci una parola. Se non puoi amare tutti, ama chi ti sta davanti. La pace non viene da ciò che fai, ma da ciò che lasci cadere dalle mani.»Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 12 - Il porto sepolto
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 12Il porto sepoltoVi arriva il poetaE poi torna alla luce con i suoi cantiE li disperdeDi questa poesiaMi restaQuel nullaDi inesauribile segreto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 11 - Presentazione lettura della raccolta "L'Allegria"
Presentazione lettura della raccolta "L'Allegria"Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 10 - Segreto del poeta
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 10Segreto del poetaSolo ho amica la notte.Sempre potrò trascorrere con essaD’attimo in attimo, non ore vane;Ma tempo cui il mio palpito trasmettoCome m’aggrada, senza maidistrarmene. Avviene quando sento,Mentre riprende a distaccarsi da ombre,La speranza immutabileIn me che fuoco nuovamente scovaE nel silenzio restituendo va,A gesti tuoi terreniTalmente amati che immortali parvero,Luce.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 09 - Amsterdam marzo 1933
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 09Amsterdam marzo 1933È dietro le casipole il porticciolo,con i burchielli pronti a scivolaredentro strette lunghissime di specchie una vela, farfalla colossale,ha raso l'erba e, dietro le casipole,va gente, con le vetrici s'intreccia,nelle nasse si schiudono occhi, va...Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 08 - Defunti su montagna
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 08Defunti su montagnaPoche cose mi restano visibiliE, per sempre, l’aprileTrascinante la nuvola insolubile,Ma d’improvviso splendido:Pallore, al ColosseoSu estremi fumi emerso,Col precipizio alle orbiteD’un azzurro che sorte più non eccitaNé turba.Come nelle distanzeLe apparizioni incerte trascorrentiIl chiarore impegnandoA limiti d’inganni,Da pochi passi apparsiI passanti alla base di quel muroPerdevano staturaDilatando il deserto dell’altezza,E la sorpresa se, ombre, parlavano.Agli echi fondi attentoDello strano tamburo,A quale ansia suprema rispondevoDi volontà, brucianteQuanto appariva esausta?Non, da remoti eventi sobbalzando,M’allettavano, ancora familiariNel ricordo, i pensieri dell’orgoglio:Non era nostalgia, né delirio;Non invidia di quiete inalterabile.Allora fu che, entrato in San Clemente,Dalla crocefissione di MasaccioM’accolsero, d’un alito staccatiMentre l’equestre rabbiaConvertita giù in roccia ammutoliva,Desti dietro il biancoreDelle tombe abolite,Defunti, su montagneSbocciate lievi da leggere nuvole.Da pertinaci fumi risalitoFu allora che intravvidiPerché m’accende ancora la speranza.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 07 - Senza più peso
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 07Senza più pesoPer un Iddio che rida come un bimbo,Tanti gridi di passeri,Tante danze nei rami,Un'anima si fa senza più peso,I prati hanno una tale tenerezza,Tale pudore negli occhi rivive,Le mani come foglieS'incantano nell'aria...Chi teme più, chi giudica?Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 06 - La morte meditata. Canto V.
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 06Hai chiuso gli occhi.Nasce una nottepiena di finte buche,di suoni morticome di sugheridi reti calate nell’acqua.Le tue mani si fanno come un soffiod’inviolabili lontananze,inafferrabili come le idee.E l’equivoco della lunae il dondolio, dolcissimi,se vuoi posarmele sugli occhi,toccano l’anima.Sei la donna che passacome una foglia.E lasci agli alberi un fuoco d’autunno.TRANSLATE with xEnglishArabicHebrewPolish BulgarianHindiPortuguese CatalanHmong DawRomanian Chinese SimplifiedHungarianRussian Chinese TraditionalIndonesianSlovak CzechItalianSlovenian DanishJapaneseSpanish DutchKlingonSwedish EnglishKoreanThai EstonianLatvianTurkish FinnishLithuanianUkrainian FrenchMalayUrdu GermanMalteseVietnamese GreekNorwegianWelsh Haitian CreolePersian TRANSLATE withCOPY THE URL BELOWBackEMBED THE SNIPPET BELOW IN YOUR SITE Enable collaborative features and customize widget: Bing Webmaster PortalBackDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 05 - Caino
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 05CainoCorre sopra le sabbie favolose E il suo piede è leggero.O pastore di lupi,Hai i denti della luce breveChe punge i nostri giorni.Terrori, slanci,Rantolo di foreste, quella manoChe spezza come nulla vecchie querci,Sei fatto a immagine del cuore.E quando è l'ora molto buia,Il corpo allegroSei tu fra gli alberi incantati?E mentre scoppio di brama,Cambia il tempo, t'aggiri ombroso,Col mio passo mi fuggi.Come una fonte nell'ombra, dormire!Quando la mattina è ancora segreta,Saresti accolta, anima,Da un'onda riposata.Anima, non saprò mai calmarti?Mai non vedrò nella notte del sangue?Figlia indiscreta della noia,Memoria, memoria incessante,Le nuvole della tua polvere,Non c'è vento che se le porti via?Gli occhi mi tornerebbero innocenti,Vedrei la primavera eternaE, finalmente nuova,O memoria, saresti onesta.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 04 - La madre
Giuseppe Ungaretti legge se stesso 04La madreE il cuore quando d'un ultimo battitoavrà fatto cadere il muro d'ombraper condurmi, Madre, sino al Signore,come una volta mi darai la mano.In ginocchio, decisa,Sarai una statua davanti all'eterno,come già ti vedevaquando eri ancora in vita.Alzerai tremante le vecchie braccia,come quando spirastidicendo: Mio Dio, eccomi.E solo quando m'avrà perdonato,ti verrà desiderio di guardarmi.Ricorderai d'avermi atteso tanto,e avrai negli occhi un rapido sospiro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 03 - Inno alla morte
Giuseppe Ungaretti legge se stessoInno alla morteAmore, mio giovine emblema,Tornato a dorare la terra,Diffuso entro il giorno rupestre,E' l'ultima volta che miro(Appiè del botro, d'irruentiAcque sontuoso, d'antriFunesto) la scia di luceChe pari alla tortora lamentosaSull'erba svagata si turba.Amore, salute lucente,Mi pesano gli anni venturi.Abbandonata la mazza fedele,Scivolerò nell'acqua buiaSenza rimpianto.Morte, arido fiume...Immemore sorella, morte,L'uguale mi farai del sognoBaciandomi.Avrò il tuo passo,Andrò senza lasciare impronta.Mi darai il cuore immobileD'un iddio, sarò innocente,Non avrò più pensieri nè bontà.Colla mente murata,Cogli occhi caduti in oblio,Farò da guida alla felicità.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura
Giuseppe Ungaretti legge se stesso:Sono una creaturaPoesia inserita ne Il porto sepolto (1916) e poi riconfluita ne L’allegria, richiama da vicino Veglia non solo per il tema e l’ambientazione nei disperati mesi della guerra al fronte, ma anche per determinate scelte tecniche tipicamente ungarettiane (i versi spezzati e senza punteggiatura che isolano la “parola nuda” e altamente significativa, l’uso del participio per scandire la progressione sintattica, la ricerca lessicale molto scrupolosa anche in un testo di misura breve o brevissima come questo, l’uso del procedimento analogico).Metro: versi liberi. Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916Come questa pietradel monte San Michelecosì freddacosì duracosì prosciugatacosì refrattariacosì totalmentedisanimataCome questa pietraè il mio piantoche non si vedeLa mortesi scontavivendoDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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Giuseppe Ungaretti 01 - presentazione
Ungaretti legge se stesso...È un disco composito, quello che presentiamo, in memoria e in omaggio di Giuseppe Ungaretti. Ungaretti che legge se stesso, attori come Alberto Lupo e Giancarlo Sbragia che leggono un'antologia dalle raccolte ungarettiane, un tentativo di presentazione ragionata delle ultime poesie d'amore del poeta. Ungaretti che legge se stesso.In tanti lo hanno ascoltato, lo hanno visto. Non tutti forse hanno capito che Ungaretti, quando leggeva i suoi versi, era come se ripercorresse l'iter creativo della sua poesia. Ma quelli che più si intendono di queste cose l'avevano capito bene.E in occasione degli Ottantanni del Poeta, ad esempio, in una trasmissione radiofonica in omaggio a lui, Streler disse che l'unico modo che conosceva per poter leggere Ungaretti era di cercare di imitarlo. E Gassman disse che non se la sentiva di leggere poesie di Ungaretti, avendolo appunto ascoltato direttamente. Ungaretti legge una scelta di poesie che vanno dal 1916 al 1953, abbracciando dunque quasi l'intero arco della sua ispirazione poetica.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 6
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 6“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 5
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 5“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 4
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 4“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 3
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 3“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 2
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 2“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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I Fioretti dei padri del deserto - 1
I fioretti dei Padri del deserto - episodio 1“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/mistici-poeti-e-giullari--6987387/support.
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