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L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà

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    Il Corriere elogia la vita da escort, ma ne tace i lati oscuri

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8534IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURIdi Federica Di Vito A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business redditizio. Con la stessa andatura di una serie tv viene tratteggiata la giornata tipo di una escort sulla quarantina attiva nel panorama milanese, tacendone i pericoli e quasi esaltando i soldi facili e la "libertà". «Mi vendo, ma resto libera», dice Alessandra Vittiglio, "in arte" Taylor B., impegnata a gestire un telefono che squilla incessantemente. Tramite le sue parole viene restituita al lettore la narrazione patinata della vita di una prostituta che unisce competenze psicologiche (con tanto di formazione da criminologa) e freddezza imprenditoriale: dalla gestione professionale della propria immagine, alla meticolosa selezione dei clienti che spaziano da spavaldi giovani a professionisti in cerca di ascolto o compagnia durante eventi esclusivi. «Duecento euro, mezz'ora. Trecento, un'ora. Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento», spiega. L'incasso mensile può arrivare a ventimila euro, «nei periodi ordinari». Libertà è per Alessandra il controllo totale sulla gestione della propria "attività" con orari, tariffe, luogo e uso del proprio corpo affidati esclusivamente alla sua regia. «Comprano la mia essenza, ma poi torna a me», così Alessandra pensa di orchestrare una cessione parziale della sua persona, ignorando che già siamo stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20) e per questo veramente liberi. Completamente taciuti i rischi e gli aspetti lesivi della dignità umana, il Corriere rischia di ottenere una «irresponsabile propaganda alla prostituzione» a cui qualche ragazzina potrebbe facilmente ispirarsi, avverte Marina Terragni, garante per l'Infanzia. Tuttavia, le numerose evidenze scientifiche su quanto il lavoro di prostitute sia perlomeno rischioso, ci riportano coi piedi per terra.Da una ricerca del 2024 condotta dalla Universitat Oberta de Catalunya (UOC) che ha coinvolto un campione di 76 donne residenti a Barcellona o in altre due città catalane che sono attualmente o sono state in passato lavoratrici del sesso è emerso che oltre il 90% ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche nel corso del lavoro. Molte di queste poi presentano anche storie pregresse di vittimizzazione, come abusi infantili o violenza domestica. Il 67% ha fatto uso di droghe, spesso spinte dalle pressioni dei clienti o come meccanismo di fuga per gestire il trauma legato all'attività. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Acta Psychiatrica Scandinavica con il quale si sono esaminati 30 studi precedentemente effettuati sull'argomento, ha scoperto come «i problemi di salute mentale erano diffusi tra le lavoratrici del sesso. La depressione era il problema di salute mentale più comune; tuttavia, anche altri problemi psicologici erano frequenti, tra cui ansia, abuso di sostanze e ideazione suicidaria. Le lavoratrici del sesso sono esposte a numerosi rischi, tra cui violenza e comportamenti sessuali ad alto rischio. Nonostante l'elevata prevalenza di problemi di salute mentale, le lavoratrici del sesso incontrano spesso notevoli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari». In ultimo, un rapporto globale di ZipDo delinea una crisi umanitaria con tassi di mortalità estremamente elevati tra le lavoratrici del sesso. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi è stimato a 233 per 100.000, contro l'8,9 della popolazione femminile generale. Globalmente, il rischio di omicidio è 12 volte superiore alla media. Il tasso di morte per overdose è 20 volte superiore alla popolazione generale, il tasso di suicidio 4 volte superiore alla media negli Usa e l'aspettativa di vita media è di 35 anni, rispetto ai 72 della popolazione generale.Intanto dalla più vicina Francia non arrivano notizie più confortanti. Fiore all'occhiello europeo dell'aborto in Costituzione ha visto in quattro anni l'aumento del 43% di minorenni che si prostituiscono, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne. E nonostante l'aumento dei numeri sia in parte spiegato dal miglioramento dell'attività di identificazione e supporto svolta da associazioni e servizi governativi, quei numeri sono reali e sono persone. Badi il Corriere a scegliere una narrazione semplicistica e irresponsabile.

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    La correlazione tra pornografia e abusi sessuali su minori

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8524LA CORRELAZIONE TRA PORNOGRAFIA E ABUSI SESSUALI SU MINORI Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l'esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale sui minori. La ricerca, intitolata "Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell'infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori", è stata condotta da docenti della New York University, dell'Università dell'Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University. Gli autori hanno osservato che l'esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un'età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l'84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani.I QUATTRO LEGAMI PORNO-ABUSISecondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro principali modalità di intreccio tra pornografia e abusi sui minori. La prima è il modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi. C'è poi la normalizzazione, che rende apparentemente "standard" comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale. A questo si aggiungono l'adescamento, attraverso l'uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all'abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite.SMARTPHONE E WEB I PRIMI FATTORI DI RISCHIOLo studio si è basato su dati qualitativi provenienti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore. Gli intervistati hanno individuato negli smartphone dei bambini uno dei problemi principali. Tra le associazioni familiari e per l'infanzia statunitensi, a tal proposito, c'è chi ha sottolineato che spesso molti genitori non tolgono il telefono ai propri figli per paura di apparire "cattivi genitori", ma questo aumenta in modo sconsiderato il rischio che i bambini si possano imbattere in contenuti inappropriati e pornografici, anche quando guardano video apparentemente innocui come quelli sui cartoni animati. Sempre gli autori dello studio, inoltre, hanno evidenziato che uno dei fattori di rischio più rilevanti è l'accesso illimitato dei bambini a Internet tramite console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all'insaputa dei genitori. Nelle interviste è emerso anche il ruolo dei social media: secondo alcuni operatori, infatti, proprio attraverso strumenti come Snapchat, Facebook e Instagram i criminali riescono a entrare in contatto con i minori, e diversi bambini seguiti dai sanitari hanno raccontato di aver conosciuto un abusatore proprio tramite queste piattaforme.LA VIOLENZA RESA NORMALELa ricerca ha inoltre confermato la correlazione tra contenuti sessualmente espliciti e violenza, poiché è emerso che, quanto più precoce è l'esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta. Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale. Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento - violento e vergognoso - verso le donne, ma di arrivare a percepire come piacere comportamenti aggressivi e violenti, fino a parlare di strangolamento, colpi, pugni, immobilizzazione. Anche alcuni infermieri specializzati in casi di violenze sessuali - e intervistati nel corso della ricerca - hanno riscontrato le stesse dinamiche, parlando di adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia. Di qui, il punto conclusivo dello studio è netto: solo bloccando l'accesso a questo materiale tossico sarà possibile iniziare a invertire tendenze - e rischi - sempre più gravi per le giovani generazioni.

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