Roma parla Cinema

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Roma parla Cinema

Roma è un set cinematografico a cielo aperto. Luogo prescelto di un numero indefinito di pellicole, il cinema ha contribuito ad aumentare la sua stessa fama. Scopri le location dei film che sono stati girati nelle sue vie e nei suoi luoghi più iconici con Loquis.- Scarica l'app Loquis per iOS e Android.

  1. 449

    Acqua e Sapone - al drive-in

    In "Acqua e Sapone" Rolando si veste da prete, si presenta alla villa della madre della modella Sandy come padre Spinetti e inizia il suo lavoro. Sandy scopre presto la vera identità di Rolando e ne approfitta, con la scusa di visite a musei e chiese, per venire a contatto con la vita semplice e spontanea richiesta dalla sua età. Il drive-in dove l'improvvisato sacerdote Rolando porta la modella Sandy a vedere un cartone animato di Yoghi è il drive in di CasalPalocco in Piazza Fonte degli Acilii a Casalpalocco. Casal Palocco è la trentaquattresima zona di Roma nell'Agro Romano. Il toponimo Casalpalocco indica una frazione di Roma Capitale.

  2. 448

    Furto sventato - Roma Violenta in Via del Corso

    Betti, il poliziotto violento del film Roma Violenta, per vendicare il fratello ucciso in una rapina, si scatena contro la delinquenza. L'avvocato Sartori arruola Betti nella sua squadra di vigilantes, una sorta di "ronda" ante litteram. La ronda in questione passa all'azione perlustrando prima le vie del centro storico e sventando il furto in un negozio di stoffe in Largo Goldoni, quindi San Giorgio al Velabro, proprio di fronte al negozio di antiquariato di Sei donne per l'assassino, luogo in cui due rapinatori vengono fermati e pestati da Merli e i vigilantes. Largo Carlo Goldoni è una strada del Rione Campo Marzio, compresa tra Via dei Condotti, Via della fontanella Borghese e Via Tomacelli. Nel 1907 si decise di dare un nome a questo tratto più largo posto lungo Via del Corso in un importante crocevia come quello con Via Condotti e Via Tomacelli, e si decise di dedicarlo all'illustre commediografo veneziano Carlo Goldoni, che qui abitò, come una targa ricorda.

  3. 447

    La cattura dei violentatori a Porta Maggiore in Roma Violenta

    Il poliziottesco italiano Roma Violenta del 1975 diretto da Marino Girolami è il primo film della cosiddetta Trilogia del commissario, che vede protagonista il commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli. Questo b-movie considerato di secondo ordine per la violenza contenuta all'epoca è stato rivalutato dopo essere stato citato da Tarantino che ha espresso il suo amore nei confronti di quel genere dall'estetica tutta italiana. L'avvocato Sartori, nel film, assiste inerme alle violenze sulla figlia perpetrate da due balordi introdottisi nella sua villa con la forza. Di conseguenza entra in azione la "ronda" capeggiata da Betti che presto acciuffa i due malfattori. Il primo viene beccato in Via Severino Grattoni, praticamente di fronte all'Hotel Porta Maggiore. Sempre nello stesso hotel, Betti va a far visita alla proprietaria (Daniela Giordano) con cui ha una saltuaria relazione. Quando esce da lì un agente della Speciale gli confida il nome dell'assassino del bus, confidenza che aiuterà Betti ad acciuffare i due rapinatori.

  4. 446

    La mazzetta a Formia

    Sergio Corbucci, uno dei registi che negli anni '70 diede lustro al cinema italiano, nel '78 si cimentò con la messa in scena cinematografica del romanzo omonimo di Attilio Veraldi, che scrisse il soggetto e collaborò alla stesura della sceneggiatura. Il protagonista è Sasà , un impeccabile Nino Manfredi, piccolo faccendiere napoletano con le mani in pasta un po' dappertutto che si inventa la vita giorno per giorno. L'albergo di Formia presso cui si reca Sasà (Manfredi) per incontrare Giulia (Piro), figlia di Don Michele, per farsi consegnare alcune carte è in realtà ad Anzio (RM) in una palafitta di Via del Molo Pamphili. Protetta dalle verdi colline circostanti e dal monte Altino, Formia è un centro balneare di antiche tradizioni e una delle città più antiche del sud pontino, con un clima mite e un vasto patrimonio artistico e culturale, oltre che storico-archeologico, con numerosi resti romani, tra ville e antiche tombe, tra le quali troviamo quella di Cicerone.

  5. 445

    La mazzetta a Calcata

    La mazzetta è un film del 1978 diretto da Sergio Corbucci, tratto dall'omonimo romanzo di Attilio Veraldi. Sasa' interpretato da Nino Manfredi, si occupa di affari di poca importanza che gli commissiona la povera gente del rione. Uno speculatore edilizio gli affida l'incarico di rintracciare la figlia Giulia, scappata di casa con documenti compromettenti. La piazza dove il commissario Assenza, interpretato da Ugo Tognazzi chiede all'avvocato Jovine per quale motivo si metta al servizio di gente come Minetti, bravo solo a far rischiare la pelle è Piazza Roma a Calcata. In questo piccolo e stupendo borgo della provincia di Viterbo, riuscito a conservare intatto il proprio patrimonio storico e naturale è stata girata anche la scena della distruzione del paesello nel film Amici miei. Calcata viene citato anche nel film di Andrei Tarkovskij Nostalghia del 1983.

  6. 444

    Il Commissario Assenza a Fabrica di Roma

    Nel film La Mazzetta, Nino Manfredi interpreta Sasà, finto avvocato napoletano che ha l'incarico di trovare la figlia scomparsa di un industriale. Il compenso sarà una "mazzetta" di banconote. La mazzetta si ingrossa col procedere delle indagini (e proporzionalmente al "marcio" che Sasà si trova a scoprire). Saltano fuori importanti connivenze e una corruzione che ha le sue radici molto in alto. Morti a non finire e finale che lascia tutto come prima. Il passaggio a livello dove l'auto del commissario Assenza, interpretato da Ugo Tognazzi, viene bloccata dall'arrivo del treno è via Corchiano a Fabrica di Roma, un borgo dell'Agro Falisco che ha conservato intatto il suo aspetto medievale. A pochi chilometri dai resti dall'antica città di Faleri Novi. Fabrica di Roma si riconosce da lontano, per l’alta torre del castello che svetta sulle case. La presenza della civiltà falisca è testimoniata da tombe e resti di abitazioni sparsi sul territorio. Il feudo nel passato era riconosciuto per la sua laboriosità, da qui il nome fabrica.

  7. 443

    Non lasciarmi a Ostiense!

    Inevitabilmente quanto volutamente, a fare i conti con il passato non sono soltanto i personaggi, ma anche gli stessi attori, impegnati in un match, anche doloroso, con la loro riconoscibilità di "tipi" oltreché di divi ormai maturi. All'assortito cast maschile del film "La terrazza", ne corrisponde uno femminile, altrettanto interessante, in cui spiccano Carla Gravina e Stefania Sandrelli. Il punto in cui Luigi (interpretato da Mastroianni) implora Carla di non lasciarlo è sulla Riva Ostiense a Roma, proprio accanto al Gasometro, ben visibile alle spalle dei protagonisti. Lo stesso luogo in cui riempirono di botte Bombolo anche in Delitto al Blue Gay (1984). Il Gazometro è stata una location particolarmente amata anche dal regista Ferzan Ozpetek. Archeologia industriale e tradizione popolare si sposano felicemente in questa parte di Ostiense, che era zona industriale agli inizi del secolo scorso.

  8. 442

    Acqua e Sapone nella villa in via Cadlolo

    Mitica commedia italiana diretta e interpretata da Carlo Verdone nel 1983. Per realizzare questa celebre pellicola il regista, nonché attore coprotagonista del film, prese spunto da un servizio giornalistico che raccontava il fenomeno delle cosiddette baby modelle e dello sfruttamento delle madri sulle loro figlie prodigio. In Acqua e Sapone, infatti, una giovanissima top model arriva a Roma per lavoro accompagnata dalla sua famiglia. La madre, in cerca di un precettore per la ragazza, cerca di entrare in contatto con un prelato, ma per errore contatta un bidello che, con un espediente, si sostituisce all’illustre sacerdote decidendo di impersonare l’uomo di chiesa. L’inganno funziona con la famiglia dell’adolescente, ma non dura a lungo con la ragazza. Tra i due nasce però presto un tenero sentimento che sarà interrotto solo nel finale del film, quando durante una festa la madre scopre la vera identità dell’uomo. La villa del ricevimento in cui la donna capisce chi è il vero sacerdote si svolge nel parco dell’ex Hotel Hilton, oggi Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, in via Cadlolo 101 a Roma, proprio nel cuore del rione Prati.

  9. 441

    La Strada - fuori dalla caserma al Mercato Ostiense

    L'ingenua Gelsomina, nel film pluripremiato di Fellini La Strada, viene venduta a Zampanò dalla mamma, rozzo girovago che si esibisce nei paesini con giochi di forza e che abusa di lei. La giovialità e l'ingenuità di Gelsomina non servono a mitigare il terribile carattere di Zampanò, nel quale il barbaro istinto di sopravvivenza guida ogni azione: spesso l'uomo la lascia sola per andare a sperperare in vino e donne i pochi soldi guadagnati, e altrettanto spesso lei scappa, finendo tuttavia per tornare sempre da lui. Quando incontrano il Matto, un equilibrista filosofo che diventa amico di Gelsomina e si diverte a prendere in giro gli spettacoli di Zampanò, Zampanò lo uccide. Gelsomina lo abbandona. Il luogo dove Gelsomina, seduta a terra e appoggiata al motocarro, attende che Zampanò esca dalla caserma dei Carabinieri dove è in stato di detenzione da alcuni giorni, dopo che il giocoliere ambulante era stato arrestato perché, armato di coltello, aveva minacciato Il Matto, è in in via Corinto a Roma. Sullo sfondo vediamo il mercato rionale non ancora rifinito. Si tratta del "Mercato Ostiense", mercato coperto della zona San Paolo. Un altra scena è stata girata in questa location, quando poco prima il motocarro di Zampanò guidato da il Matto, che si era offerto di accompagnare Gelsomina nei pressi della stazione dei carabinieri, proviene da via Efeso e svolta in via Corinto.

  10. 440

    Il negozio della Ciociara a Trastevere

    Siamo in Via Giulio Cesare Santini, già Via dei Genovesi, proprio all'angolo con Via Giggi Zanazzo a Trastevere. Qui nel film di Vittorio De Sica, La Ciociara, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia, con interpreti del calibro di Sophia Lòren, che per il ruolo vinse anche un Oscar, c'era il negozio di alimentari della protagonista Cesira. Nel romanzo lo troviamo in Vicolo del Cinque, mentre nel film il regista ha mantenuto l’ambientazione nello stesso pittoresco Rione Trastevere scostandosi però dalla via del libro. La prima immagine dopo i titoli di testa, ci dà una panoramica della strada. Il palazzo sulla sinistra è il Cinema Roma di Verdone. Ora, invece, il locale usato nel set fa parte del Puff, lo storico locale di Lando Fiorini.

  11. 439

    La Ciociara - Michele preso dai tedeschi

    Lo sceneggiatore Zavattini rimaneggerà il soggetto ringiovanendo Cesira, la quale avrebbe dovuto avere cinquant'anni, per poterla far interpretare alla Loren, allora venticinquenne. Data la giovanissima età (11 anni e mezzo) di Eleonora Brown, interprete della piccola Rosetta, regia e troupe non le parlarono apertamente di una scena di stupro ma di violenza gratuita a suon di percosse, impostando il set e il movimento degli attori in tale caso come una sorte di "gioco". De Sica per far piangere la giovane, che non era un'attrice professionista, nella scena della morte di Michele le raccontò cose atroci, come la finta morte dei genitori in un incidente. Ai provini partecipò anche Raffaella Carrà per la parte di Rosetta, ma fu scartata perché giudicata troppo cresciuta per la parte. Ci troviamo nel territorio montano del comune di Itri, nella grande spianata in località Forcella Rava, sulla strada "Al Santissimo Santuario", che collega Civita Farnese al Santuario della Madonna della Civita. Qui, sono state girate alcune scene del film: nel villaggio di Sant'Eufemia giunge un drappello di soldati tedeschi allo sbando. Chiedono ed ottengono del pane e dell'acqua e successivamente sequestrano Michele, che li guiderà oltre il valico. Il giovane non farà più ritorno.

  12. 438

    La Ciociara - l'attesa a Sperlonga

    Estate 1943. Per sfuggire ai bombardamenti che hanno cominciato a colpire Roma, Cesira, giovane e piacente vedova, lascia il negozietto di alimentari a Trastevere e con la figlia tredicenne Rosetta cerca rifugio nel paesino natio di Sant'Eufemia, tra i monti della Ciociaria. Nella serenità dei luoghi, che sembrano tagliati fuori dalla drammaticità della guerra, madre e figlia vengono accolte da parenti e amici. Tra gli sfollati c'è il giovane antifascista Michele, intellettuale tormentato, che s'innamora timido e impacciato di Cesira. Ma è sorprendentemente Rosetta a corrispondergli, timida e pudica. Il fronte avanza inesorabile dal Sud Italia e un gruppo di tedeschi, che cerca scampo all'incalzare degli Alleati, costringe Michele a far loro da guida nella fuga tra i monti. Arrivano finalmente gli Alleati. Tutti credono che la guerra sia finita. Nell'euforia generale, Cesira decide di tornare a piedi a Roma con Rosetta. La strada dove nel finale Cesira, non vedendo tornare la figlia dalla festa da ballo, l'aspetta fuori è la strada Fondi - Sperlonga, località Tre Ponti, Via Sette Acque. Sperlonga è uno dei borghi più belli d’Italia, arroccato sullo sperone roccioso di San Magno, deve il suo suggestivo fascino alla caratteristica struttura compatta delle abitazioni, separate solo da strettissimi vicoli e lunghe scalinate che improvvisamente si aprono su diversi punti di belvedere, da cui si possono ammirare sia il mare sia il paesaggio circostante.

  13. 437

    La Ciociara - lo stupro a Vallecorsa

    Il film del 1960 La Ciociara, di Vittorio de Sica, è tratto dall'omonimo libro di Alberto Moravia, parla di Cesira, interpretata da Sofia Loren, che per sfuggire ai bombardamenti che hanno cominciato a colpire Roma durante la seconda guerra mondiale, lascia il negozietto di alimentari a Trastevere e con la figlia tredicenne Rosetta cerca rifugio nel paesino natio di Sant'Eufemia, tra i monti della Ciociaria. Quando arrivano finalmente gli Alleati, tutti credono che la guerra sia finita. Nell'euforia generale, Cesira decide di tornare a piedi a Roma con Rosetta. Lungo la strada, madre e figlia si fermano a riposare in una chiesa diroccata. Ma un gruppo di soldati marocchini, aggregati all'esercito americano, le aggredisce e le violenta. L'esterno della chiesa, visibile sia quando le due entrano che quando escono, è quello di Santa Maria delle Grazie in Via San Francesco a Vallecorsa. Proprio in questo paese, Alberto Moravia e la compagna Elsa Morante, nel periodo bellico, soggiornarono sul monte Sant'Agata presso un villaggio di pastori.

  14. 436

    La fuga dei rapinatori del Gobbo a Ostiense

    Nel film poliziottesco, La Banda del Gobbo, del 1977, con protagonista Tomas Milian, i rapinatori fuggono in Viale Marconi – chiedendosi se fossero riusciti, come da complotto, a uccidere il Gobbo durante la confusa operazione con bombe a gas. Per loro sfortuna il Gobbo si è salvato ed è anche sfuggito ai poliziotti infilandosi in un condotto fognario e percorrendo la lunga cloaca che porta al Tevere. Dal condotto è visibile un piccolo scorcio di palazzi sul fiume. Non essendoci il tipico muraglione, argine tiberino di centro città, è facile riconoscerela zona del Tevere tra Ponte dell'Industria e Ponte Marconi, i palazzi che vede il Gobbo sono sul Lungotevere di Pietra Papa. Qui i malavitosi si chiedono se sono riusciti come da complotto a uccidere il Gobbo durante l'operazione.

  15. 435

    Rapina del Gobbo a Prati Fiscali

    Tornato a Roma dopo alcuni mesi di latitanza in Corsica, Vincenzo Marazzi dello "Il Gobbo" assalta, con i complici Perrone, l'Albanese e il Sogliola, il furgone portavalori di una banca. Compiuto il colpo i soci gli sparano addosso. Il Gobbo si salva e si rifugia in casa di una prostituta sua amica, preparandosi alla vendetta. Uccide il Sogliola chiudendolo in una cella frigorifera; si sbarazza dell'Albanese con un colpo di rivoltella; fa morire di paura il Perrone minacciandolo con un trapano. Per poter scovare il nascondiglio del criminale e della banda che egli intanto ha messo insieme, la polizia si serve di "Monnezza", suo fratello gemello, ma sia questi che il Gobbo si prendono facilmente gioco degli agenti. Finalmente, il commissario Sarti ed i suoi uomini, riescono a sorprenderlo, ma mentre la sua banda è costretta ad arrendersi, il Gobbo si sottrae alla cattura fuggendo in auto. Sull'autostrada la macchina sbanda e precipita nel Tevere, scomparendo sott'acqua. Ma, chissà, forse il Gobbo è riuscito ancora una volta a cavarsela. In questa scena er Monnezza compie una rapina del furgone portavalori, la scena si svolge davanti a una Banca di Roma che il Gobbo dice essere in "Via Catalani 117". In realtà il luogo è in Viale Val Padana, in zona prati Fiscali/Conca D'Oro. Zona situata tra il fiume Aniene ed il fiume Tevere, delimitata dalle tre arterie stradali principali della città: il Grande Raccordo Anulare, la Nomentana e la Salaria. La nascita di questa zona ha radici nella fondazione di Roma. Nel '900 è stata protagonista di un importante sviluppo urbanistico.

  16. 434

    Er Monnezza a San Basilio

    Ne “La banda del Gobbo” Milian interpreta due parti, quelle cioè di due gemelli, di cui uno deforme, che seguono due strade diverse pur rimanendo ai margini della società: il gobbo infatti si dà al banditismo mentre quello normale si accontenta di piccoli intrallazzi. Tutta la storia s’impernia su di una rapina e su di una vendetta. ll Gobbo si reca nella vineria di un ricettatore per concertare una rapina con tre malavitosi: Alberto Maria Perrone, proprietario di un autosalone, Mario Di Gennaro, detto "er Sogliala", e "l'Albanese". Progetta con loro un colpo al furgone portavalori con tanto di bomba a gas. Siamo in via Recanati, presso i lotti popolari nel cuore di San Basilio, il quartiere periferico dell'area nord-est della città sviluppatosi durante il fascismo e dopo la fine della seconda guerra mondiale grazie agli aiuti Marshall. Nella scena si intravede un grosso viale alberato con le palazzine dei lotti popolari allineate obliquamente.

  17. 433

    Er Monnezza sul Monte Ciocci

    La pellicola è una di quelle che hanno dato lustro al genere poliziottesco. La galleria di malavitosi è quanto di meglio si possa pretendere e l’azione è di ottimo livello. Non può mancare in un’adeguata videoteca a tema. Sergio, detto "er Monnezza" è alle prese con il suo datore di lavoro, un meccanico, che lo rimprovera per la sua scarsa attitudine al lavoro. Siamo tra le baracche di Monte Ciocci in Valle Aurelia. Si individua facilmente il posto quando inquadrano la ciminiera di una delle due fornaci abbandonate ancora presenti nella zona (la Fornace Veschi). Il monte era all'epoca ancora popolato da migliaia di baraccati, evacuati nel 1981 e trasferiti nelle case popolari del Tufello. Nel 1976, questa "favela" romana fu teatro del film di Scola Brutti, sporchi e cattivi. Fonte davinotti.com

  18. 432

    Una rapina al Colosseo

    Maurizio Merli interpreta, come al solito, un poliziotto violento che, per vendicare il fratello ucciso in una rapina, si scatena contro la delinquenza formando un gruppo di vigilantes. Forse un collaboratore rimasto paralizzato riuscirà a convincerlo a desistere. A questo punto si ritorna a scene di "violenza" ambientate a Roma. Nella prima sequenza si vedono due borseggiatori, in moto, aggredire e scippare una donna che cammina in Via del Colosseo. Interessante la scelta di questa via che, nonostante sia molto centrale, non è così nota a tutti i romani. La via del Colosseo va da Largo Corrado Ricci a Largo Gaetana Agnesi, fa parte sia del Rione Monti , prende il nome dall'anfiteatro Flavio, il Colosseo, rione Celio, che si trova al centro della piazza del Colosseo e che appartiene al rione Celio e Rione Campitelli. Su questa via si trova la Chiesa di Santa Maria della Neve, che in antico si chiamava Chiesa di Sant'Andrea del Portogallo. Sempre su via del Colosseo c'è da vedere la Villa Silvestri, e passeggiando lungo la via da ammirare le edicole sacre, piccole madonnine votive poste sui palazzi. Spettacolare è la vista del Colosseo in fondo alla via.

  19. 431

    Speriamo che sia femmina in Via di Cornazzano

    Il film di Monicelli del 1986, Speriamo che sia femmina è un ritratto di una famiglia borghese allargata, come ce ne sono tante al giorno d’oggi, in cui i toni della commedia convivono con quelli drammatici di ogni esistenza umana trovando l’equilibrio in un tono medio, favorito dal contesto un po’ irreale della vita di campagna. Rispetto alla commedia all’italiana gli angoli sono più smussati, uniformati da uno sguardo meno aggressivo, più attento ai chiaroscuri che alle sottolineature. Il casale protagonista che nel film è ambientato in Toscana, dove vivono i personaggi femminili di questa storia, come Elena, che dirige la fattoria e Fosca, vero nume tuelare della casa in realtà si trova a Roma in via di Cornazzano, proprio al limite tra le case di Rebibbia e il parco dell'Aniene a Roma.

  20. 430

    Roma Violenta, la rapina all'Eur

    Inaspettato, fortunatissimo successo di genere, Roma Violenta ha rinnovato il poliziottesco all'italiana e creato il personaggio del commissario Betti (Maurizio Merli), ispirato a quello de LA POLIZIA INCRIMINA LA LEGGE ASSOLVE, che risultò così convincente da diventare popolarissimo come commissario giustiziere del poliziottesco all'italiana. Il film parla della criminalità violenta che si accanisce su Roma e di un tutore dell'ordine che cerca di stroncarla. Qui gli stessi borseggiatori tentano di derubare una vecchietta che esce dalle Poste di Viale Asia, all'Eur, ma questa volta incappano in un agente travestito che li neutralizza ammanettandoli a suon di colpi di karate.

  21. 429

    Roma Violenta, Betti all'ospedale del Celio

    Il commissario Betti, protagonista del poliziesco Roma Violenta, si reca all'ospedale militare del Celio, immutato da allora se non nella variazione cromatica dell'intonaco, per trovare il brigadiere Biondi ferito gravemente durante la sparatoria alla banca di Aprilia. Qui Betti decide di rassegnare le dimissioni dalla polizia. Dopodiché, si passa in interni a casa Betti, che viene infine convocato dall'Avvocato Sartori che ha il suo studio in Piazza Mincio. Piccola vetrina quindi anche per questa, che è sicuramente una delle location più sfruttate dal cinema italiano.

  22. 428

    La scuola di "Speriamo che sia Femmina" a Oriolo Romano

    In un casale della campagna toscana vive in armonia un gruppo di donne. Elena, donna energica e razionale, dirige la fattoria, mentre la domestica Fosca, pratica e di buon senso, è il vero nume tutelare della casa, che provvede alle necessità materiali di tutte. Fosca si prende cura di due ragazzine, sua figlia Immacolata e la nipote di Elena, Martina che è figlia di Claudia, famosa attrice residente a Roma, che per egoismo e necessità di lavoro ha abbandonato la ragazzina affidandola alla sorella Elena. Un'altra donna, Franca, la figlia maggiore di Elena, appare e scompare a seconda dei fidanzati presi o lasciati. La figlia minore, Malvina, mite e sottomessa, pensa prevalentemente ad allevare e curare con affetto i cavalli della fattoria. In questo gineceo l'unica figura maschile è il vecchio zio Gugo. La scuola delle bambine è in realtà il municipio di Oriolo Romano in via Vittorio Emanuele III. Oriolo Romano sorge in provincia di Viterbo, sui dolci rilievi dei Monti Sabatini, in un territorio prevalentemente collinare ricco di boschi e poco distante dal Lago di Bracciano, riserva naturale dal 1999.

  23. 427

    Tutti dentro - la casa del giudice sul Lungotevere

    Nel film Tutti dentro, il giudice Salvemini interpretato da Alberto Sordi è incorruttibile, ligio, scrupoloso, retto ma al tempo stesso ingenuo. Incaricato di una delicata inchiesta su certe tangenti, incastra alcuni ambigui personaggi col suo fare falsamente bonario e disponibile, salvo poi cadere in una trappola tesagli dagli inquisiti stessi. L'istrione Sordi dipinge con mestiere il personaggio del giudice antipatico e zelante. La casa in cui vive il giudice, come spesso capita nei film, ha una doppia location: interni ed esterni non corrispondono. Per gli esterni è stata usato lo splendido edificio di Piazza delle Belle Arti, anche il panorama dalla finestra che si intravede nel film, con la particolare sporgenza del ponte ,per l'affaccio sul fiume, conferma la location. Il Palazzo si trova a ridosso del lungo Tevere Flaminio, ponte Risorgimento e via delle Belle Arti, punto di incontro tra il quartiere Flaminio, Villa Borghese e la zona delle accademie internazionali e al di la del ponte il quartiere di piazza Mazzini. Il palazzo è adiacente anche a Palazzo Borromeo, palazzo rinascimentale residenza estiva di papa Giulio III.

  24. 426

    La terrazza al Foro Piscario

    In maniera più sotterranea rispetto a C'eravamo tanto amati, Ettore Scola dà vita ad un altro affresco umano idealmente orientato al passato, pullulante di personaggi che vivono nella continua nostalgia per un periodo in cui la vita poteva essere percepita nella sua pienezza. Nonostante ciò, La terrazza ha il merito di non essere mai un lavoro piagnucoloso, costruito sul teorema del rimpianto e della rinuncia, sfoggiando, invece, uno sguardo lucido e sempre consapevole su ogni elemento messo in scena. Le rovine con la scala in marmo bianco su cui si fermano Mario e Giovanna per un bacio appassionato si trovano all'interno dell’area archeologica del Foro Piscario, a Roma. Il nome di questo tratto di strada è adiacente al Portico d'Ottavia ed è stato attribuito nel 1948. Il Foro Piscario apparteneva al luogo in cui per secoli si è svolto il mercato del pesce: proprio sotto al Portico d'Ottavia è ancora oggi visibile una targa che mostra le misure consentite per i pesci, dando testimonianza di questo mercato. Al numero 33 della strada si può vedere la facciata dell'Oratorio dei Pescivendoli, realizzato nel 1689. Oggi la strada arriva dentro l'area archeologica del Teatro di Marcello e rappresenta per questo una passeggiata molto suggestiva.

  25. 425

    Perdiamoci di vista - nuotata al Foro Italico

    Gepy Fuxas inizia a conoscere intimamente Arianna, cenano insieme, si conoscono, parlano molto e diventano amici. C'è anche molta tenerezza nel loro rapporto, ad ogni scena il legame è più evidente. Avendo molto più tempo libero grazie al fallimento della sua trasmissione in tv, ma godendo ancora dei benefici della sua notorietà, Gepy porta Arianna a nuotare da sola. La piscina in cui Verdone accompagna Asia Argento è girata nell'impianto della Federazione Italiana Nuoto al Foro Italico, in Piazza De Bosis.

  26. 424

    La banda del Gobbo - Sbarco a Civitavecchia

    La banda del Gobbo è uno dei film più riusciti della serie, con Milian che si sdoppia nella parte del Monnezza e del suo gemello (il Gobbo, per l’appunto, che pretende di essere il maggiore perché uscito prima dalla pancia della madre) animando attraverso i due fratelli Marazzi simpatiche scene all’insegna di quella romanità cui tanto ha dato il doppiatore di entrambi, Ferruccio Amendola. Il Gobbo è cinico, spietato oltre che violento: tratta malissimo il Monnezza, che invece gli è affezionato. Per quanto concerne le location, va sottolineato come, nell'immaginario cinematografico di Lenzi, venga immortalata una Roma periferica e post industriale oggi quasi definitivamente sparita. Siamo a Civitavecchia, il Gobbo (Vincenzo Marazzi), ricercato in patria, è stato in Corsica per un po' di tempo dove ha "alzato un po' di polvere" – dirà poi a Sergio, suo fratello gemello –. Sbarca nel Porto alla guida di una Citroën DS Pallas ("Squalo") bianca. Il traghetto da cui scende è attraccato vicino al Forte Michelangelo (che tuttavia non viene mai inquadrato).

  27. 423

    La scuola - Scena Iniziale

    Nel film di Daniele Lucchetti del 1995, Silvio Orlando, che interpreta il professore di un malandato istituto superiore della periferia romana, in questo punto di via del Mandrione tenta di prendere l'autobus per arrivare in orario a lezione, attorniato da numerosi studenti che hanno la meglio su di lui. Ma il professore Vivaldi riesce a cavarsela strappando un passaggio alla collega Majello, interpretata da Anna Galiena. Tratto da due libri di Domenico Starnone (Ex Cattedra e Sottobanco), il film ha inaugurato un mini-filone di film a tema scolastico (uno dei quali, Auguri professore di Riccardo Milani, è interpretato sempre da Silvio Orlando), che però non hanno avuto il suo stesso successo.

  28. 422

    “Writing’s on the wall” al Museo della Civiltà Romana

    Eccoci all’EUR, vicino a Piazza Giovanni Agnelli, nel colonnato del Museo della Civiltà Romana, museo dedicato alla storia di Roma e dei suoi monumenti, purtroppo attualmente chiuso al pubblico. Qui è stato ambientato un falso cimitero del Verano con tanto di finte lapidi con nomi italiani, ed ecco che qui si incontrano Daniel Craig, l'agente 007, e Monica Bellucci, neo-vedova di Marco Sciarra, membro della setta Spectre. E' proprio "Spectre" il nome dell'attesissimo film con James Bond uscito in tutte le sale il 5 novembre del 2015; oltre a questa scena, molte altre sono state girate a Roma, in diversi punti della città, in numerose strade e in altri luoghi. Qui è stato girato anche il video musicale di una delle canzoni della colonna sonora del film “Writing’s on the wall” di Sam Smith.

  29. 421

    Monica Bellucci e James Bond a Villa di Fiorano

    Spector è la 24esima pellicola della piu celebre spia del grande schermo. In questo episodio a Roma, Bond incontra e seduce Monica Bellucci in una villa dell'Appia Antica, Villa di Fiorano.

  30. 420

    L’inseguimento di James Bond per le strade di Roma

    Nel film Spectre del 2015, alle prese con l’inseguimento alla Jaguar di Hinx, l’agente 007 si sposta velocemente nella Capitale da un quartiere all’altro, da Trastevere a via Nomentana. Si riconosce Porta Pia, la centralissima Via della Conciliazione attraversando Borgo Pio e passando davanti a San Pietro e Castel Sant’Angelo. Anche se il percorso delle due automobili non è fedele all’urbanistica di Roma, nel percorso si vedono nettamente anche la terrazza del Fontanone sopra Trastevere, già nota da La Grande Bellezza di Sorrentino, i viali del Lungotevere con una particolare illuminazione degli alberi dal basso, Piazza Navona, via delle Quattro Fontane, Ponte Milvio, Fontana di Trevi, Via dei Cestari, Via Panisperna.

  31. 419

    Sacro Gra - Storie sul Raccordo

    Tutti i giorni migliaia di persone passano di qui, lungo il nastro di cemento che circonda Roma: Sacro Gra, ecco come Gianfranco Rosi ha rinominato il Grande Raccordo Anulare, raccontato nel suo documentario. Roberto fa il barelliere sulle ambulanze del 118 e pertanto passa spesso la notte a soccorrere, fra gli altri, le vittime di incidenti stradali sul GRA. Cesare è uno degli ultimi pescatori di anguille ancora rimasti sul Tevere; abita, assieme alla compagna ucraina, su una grossa zattera in riva al fiume, a poca distanza dal punto in cui il suo corso interseca gli alti viadotti del GRA. Paolo è un nobile piemontese, apparentemente decaduto, dalla lunga barba e dal parlare molto forbito, che abita ora con la figlia laureanda Amelia in un monolocale, dentro una fredda e anonima palazzina nei pressi del raccordo, probabilmente uno dei tanti edifici occupati da sfrattati e sfollati precedentemente adibito a uffici, vicino all'aeroporto di Ciampino. Nello stesso palazzo vive anche una famiglia di immigrati, il cui giovane figlio si diletta con attrezzatura per dj. Queste, insieme a storie di prostitute, biologi e operai di cantiere, sono le storie di vita silenziose che si nascondono nel caos intorno al raccordo e a cui il regista decide di dar voce in una lettera d'amore a Roma e alla sua periferia.

  32. 418

    Manuel al Laurentino 38

    Siamo al Laurentino 38, una delle più grandi opere di edilizia economica pubblica della capitale, in un quartiere costruito negli anno settanta, con l'idea di ospitare 32 mila persone. E' proprio qui che si consuma la storia di Manuel, in una periferia che non offre prospettive nè a chi resta nè a chi se ne va. Al compimento dei diciotto anni, il giovane esce dall'istituto per minori privi di un sostegno familiare e deve reinserirsi in un mondo da cui è stato a lungo lontano. Sua madre, che è in carcere, può sperare di ottenere gli arresti domiciliari solo se lui accetta di prenderla in carico. Si tratta di una responsabilità non di poco conto. è fuori, è solo, esposto alla tentazione della cocaina ma anche consapevole della necessità di rimettere ordine proprio in questo appartamento al 38, messo sottosopra anni prima dall'irruzione dei carabinieri e, di conseguenza nella vita di sua madre. La situazione sociale è perfettamente raccontata da Dario Albertini nella pellicola "Manuel", del 2017.

  33. 417

    Sole cuore amore nel quartiere Don Bosco

    Termina qui il lungo viaggio che Eli, madre e moglie di famiglia, affronta ogni giorno, dalla sua abitazione sul litorale di Torvajanica al bar in zona Don Bosco nel Tuscolano dove ha trovato impiego a tempo pienissimo. Si sveglia alle 4 e 30 per rientrare a casa alle 22, quattro ore al giorno almeno spesi tra bus e due linee della metro, dal lunedi al sabato, per 800 euro al mese rigorosamente in nero. Qui Eli deve anche sopportare l'ignavo padrone del bar e la sua moglie maleducata, e sogna un futuro più semplice e più stabile...; è proprio da questo suo sogno che riscopre la passione per la danza che, per anni, aveva dovuto accantonare. La sua commovente storia è raccontata in "Sole, cuore e amore" , un film di Daniele Vicari che descrive perfettamente il paesaggio di un'interzona romana, non la periferia tossica e neppure il centro borghese, una situazione ambientale media "normale", in cui la maggior parte delle persone vive.

  34. 416

    Il Contagio al Quarticciolo

    Siamo nella periferia Sud-est di Roma, precisamente nel Quarticciolo, una delle 12 borgate ufficiali disegnate dal piano regolatore di Marcello Piacentini del 1935. Tra le vie del piccolo quartiere vaga Maurizio Tesei nei panni di Mauro, uno dei «contagiati» dal virus elegante e crudele della capitale: da piccolo spacciatore in periferia, a palazzinaro della Roma bene, amante di una ricca organizzatrice di eventi buona per la scalata sociale, non solo, lui è anche il motore della Cooperativa che lucra sui fondi per i rifugiati in un centro di accoglienza, dove si annida Mafia Capitale. La sua storia, adattamento dell'omonimo romanzo di Walter Siti, è raccontata nel film "Il Contagio", dei due giovani registi romani Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Il dramma di mauro si realizza in questa palazzina, in una sorta di gara a chi sta peggio.

  35. 415

    La terra dell'abbastanza a Ponte di Nona

    Eccoci a Ponte di Nona, a Roma est, un quartiere costruito da zero nei primi anni del 2000. Un quartiere strano, dove non ci sono scuole, non ci sono parchi, nè asili, nè licei o posti di polizia; esistono solo un grande centro commerciale e una chiesa realizzata dopo forti richieste del popolo dei fedeli. Damiano e Fabio d'Innocenzo hanno scelto proprio questo contesto di periferia per girare il loro film d'esordio "La terra dell'abbastanza". Qui, i due giovani protagonisti, Mirko e Manolo, figli di questa periferia romana sciatta e violenta, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. Si tratta di un pentito di un clan criminale di zona e uccidendolo i due si sono conquistati casualmente denaro, rispetto e autorità, ma allo stesso tempo si trovano improvvisamente in un vero e proprio tunnel senza via d’uscita: un imbuto che punta dritto verso l’inferno.

  36. 414

    Smetto quando voglio - Masterclass all'Eur

    È proprio lungo il Viale della Civiltà del Lavoro che si completa l’ultima fatica del gruppo dei banditi di "Smetto quando voglio - Masterclass", l'ultimo film della trilogia del regista Sydney Sibilia, del 2017. Alla ricerca della libertà e con la speranza di ottenere una fedina penale pulita, i nostri eroi corrono a bordo di improbabili mezzi d’epoca nazista con tanto di bandierine e caschi con svastiche, sul famoso Viale dell’EUR, con alle spalle gli archi illuminati del Palazzo della Civiltà Italiana, o meglio conosciuto come il Colosseo Quadrato, alla volta del Porto di Civitavecchia, da cui accedono dal Varco Fortezza.

  37. 413

    Smetto quando voglio alla Sapienza

    Con una veduta aerea notturna, ci ritroviamo catapultati sopra l’Università La Sapienza: proprio qui, di fronte alla statua della Minerva, simbolo dell’Ateneo, ha inizio la storia della banda dei ricercatori del film "Smetto quando voglio", la commedia di Sydney Sibilia. Pietro Zinni è un neurobiologo aspirante al tempo indeterminato che si vede negare non solo il contratto, ma anche il rifinanziamento del progetto a cui sta lavorando. All’interno della prima università romana sono ambientate la maggior parte delle scene iniziali.

  38. 412

    Il marchese del grillo al Parco degli Acquedotti

    Il Marchese del Grillo, film del 1981 diretto da Mario Monicelli, è senza dubbio tra le commedie più amate del cinema italiano. Un magistrale Alberto Sordi veste i panni di Onofrio del Grillo, un nobile romano dedito all’ozio e alle burle. Proprio il casuale incontro con un povero carbonaio, nonché suo perfetto sosia, sarà il pretesto per una nuova serie di incredibili equivoci. In una delle scene iniziali del film il Marchese si sposta in carrozza insieme a un suo amico francese, condividendo con lui la meraviglia e il fasto che li circondano. I due stanno infatti costeggiando le imponenti strutture dell’Acquedotto Claudio, all’altezza del Casale di Roma Vecchia. Così, ancora una volta, il cinema attinge al magnifico set a cielo aperto che oggi si chiama Parco degli Acquedotti. Proprio qui inoltre Sordi rivolge all’ufficiale francese le celebri parole: «Ma tu lo conosci bene ‘sto Napoleone?».

  39. 411

    Il marchese del Grillo e la Chiesa di San Bonaventura

    «Io a te, se ti pigliavo da solo, ti sistemavo!» Lo urla Don Bastiano al Marchese del Grillo in una delle scene iniziali del film della famosa pellicola di Mario Monicelli. Se gli esterni sono stati girati tra le suggestive rovine di Monterano, un borgo laziale, gli interni sono romani. “Il covo del brigante” è stato collocato infatti nella chiesa di San Bonaventura, disegnata su progetto del Bernini, per sfruttare l’imponente albero di fico che vi cresce proprio al centro. Così con le sue iconiche frasi immerse in scenografie senza tempo un magnifico Alberto Sordi, e la sua interpretazione del marchese romano dedito alle burle, continua a far sorridere il pubblico conquistando anche le nuove generazioni.

  40. 410

    Il marchese del grillo e la Chiesa di San Giorgio al Velabro

    Una delle più celebri scene del Marchese del Grillo, indimenticabile pellicola del 1981 con la regia di Mario Monicelli e protagonista Alberto Sordi, è sicuramente quella dell'esecuzione in pubblica piazza di Fra' Bastiano. Prima di essere giustiziato, il capo brigante urlerà queste parole: «E voi, massa di pecoroni invigliacchiti pronti a chinare la testa di fronte ai potenti, inginocchiatevi a me e fatevi il segno della croce!». Il set di questa scena è piazza del Velabro a Roma, nei pressi della chiesa di San Giorgio al Velabro. Le riprese del film sono però state girate in studio a Cinecittà, cercando di immaginare come poteva essere quel luogo, un tempo conosciuto come Piazza Bocca della Verità, in quegli anni. Nella scena compare, infatti, Castel Sant’Angelo sullo sfondo: questo luogo è limitrofo alla piazza ma oggi non è in effetti più visibile da dove doveva essere girata la scena.

  41. 409

    Mamma Roma al mercato del Pigneto

    Era il 1962 quando Pier Paolo Pasolini dirigeva Mamma Roma, una pellicola che metteva in scena tutto il dolore e il realismo possibile proprio del regista e scrittore. Anna Magnani interpretava una prostituta che vuole cambiare vita insieme a suo figlio Ettore e, così compra una casa alla periferia di Roma e si aggiudica un banco al mercato rionale. Così il regista riprende Anna Magnani mentre sta al banco di via del Pigneto, bella e sguaiata, rivelando l’essenza più umana e popolare di questa città. Oggi il quaeriere in cui è stata girata questa scena è un’area urbana in piena rivalutazione, anche immobiliare, a seguito dell’apertura di locali e della trasformazione della zona. Pasolini però ci ricorda il passato di genuina borgata di quello che oggi è un luogo della “movida” capitolina.

  42. 408

    Mangia, prega, ama a Piazza del Fico

    Siamo in Piazza del Fico, di fronte a Via della Pace, tra i tavoli di un delizioso e tipico ristorantino romano, in una splendida giornata di sole. Julia Roberts, qui nei panni di un'americana in viaggio per il mondo alla ricerca del segreto del "dolce far niente", è a pranzo con Luca Argentero, che cerca di insegnarle alcune parole in italiano. Ridono e scherzano mentre mangiano fiori di zucca e tra un boccone e l'altro, la Roberts prova a pronunciare la parola "attraversiamo", incontrando non poche difficoltà. Grande successo del 2010, il film "Mangia, prega, ama", porta la firma di Ryan Murphy.

  43. 407

    La Grande Bellezza sul Lungotevere

    Premio Oscar al Miglior film straniero, La Grande Bellezza è il film del 2013 co-scritto e diretto da Paolo Sorrentino. In questa, ormai iconica, pellicola il malinconico e affascinante giornalista Jep Gambardella riflette con amarezza sulla giovinezza perduta e ritrae la complessità e le contraddizioni della cultura e della vita mondana capitolina. Tra i tanti momenti poetici che questo film regala, ve ne è uno particolarmente intenso e malinconico legato al Lungotevere: la scena ritrae Jep, interpretato da un magistrale Antonio Servillo che, dopo aver fatto, annoiato, l'amore in un appartamento pregiato a Piazza Navona, passeggia all'alba lungo il fiume. Qui, meditabondo e disincantato, incrocia le voci della Roma più sboccata, stagliandosi nell’immaginario degli spettatori come un’epica visione e un momento cardine del film.

  44. 406

    Anna Magnani a Trastevere

    E’ il 1972 e Federico Fellini regala al pubblico Roma, un film che tra i suoi aspetti più straordinari custodisce proprio la non-sceneggiatura: le frasi immortalate sulla pellicola sembrano infatti rubate dalla strada per raccontare l’essenza più intima e gli umori dell’anima capitolina. Una delle sue scene più emblematiche vede Fellini interpellare l’attrice Anna Magnani sul portone di casa, in Piazza Santa Maria in Trastevere, proprio mentre sta infilando la chiave nella toppa. Qui il regista la invita, con la sua voce più suadente a rilasciare un commento davanti la macchina da presa. Il regista conclude così il film e regala una sua personale dichiarazione d’amore alla Città Eterna, omaggiando anche Anna Magnani. L’attrice è infatti considerata da Fellini l’essenza dello spirito romanesco, musa e incarnazione femminile della Capitale. La scena vuole dar l’idea che la Magnani sia stata colta inaspettatamente mentre rientrava a casa, ma il dialogo era stato scritto e concordato. L’effettiva abitazione dell’attrice era infatti a Palazzo Altieri e non in Piazza Santa Maria in Trastevere.

  45. 405

    Nettezza Urbana all'Isola Tiberina

    Il secondo documentario di Antonioni, noto anche come "Nettezza Urbana" descrive la giornata degli spazzini a Roma attraverso i luoghi più conosciuti della Capitale. Ecco l'Isola Tiberina, una ricca coppia della Roma bene cammina, discutendo e lasciando cadere cartacce a terra.. l'inquadratura dal basso della strada sul ponte si solleva ed ecco l'anziano spazzino che fa il suo dovere e raccoglie il tutto: un'alternanza di associazioni libere e allusive, attraverso cui il regista tenta di ritrovare il rapporto che lega il lavoro con l'ambiente urbano.

  46. 404

    L'onorevole Angelina traghettata all'isola tiberina

    Nel febbraio del 1947, le acque tumultuose del Tevere, gonfie per le piogge incessanti, invadono le strade di Roma, tra cui il quartiere del Pigneto, costringendo i suoi abitanti a una drammatica evacuazione. In questa cornice si svolge una delle scene più intense del film, con Angelina Bianchi, interpretata magistralmente da Anna Magnani, che viene soccorsa in una scena di salvataggio emotivamente carica. La sequenza inizia nel cuore del Pigneto, dove Angelina è traghettata via dalla sua casa sommersa. Le telecamere catturano il contrasto tra la disperazione dei residenti e la determinazione fiera di Angelina, che non perde mai la speranza né la volontà di lottare per il suo quartiere. La cinepresa segue la barca di salvataggio mentre naviga attraverso le strade allagate, mostrando dettagliatamente le facciate delle case e i visi preoccupati dei cittadini affacciati alle finestre. Mentre il salvataggio procede, il regista sfrutta l'opportunità per enfatizzare il ruolo di Angelina come paladina della comunità. Nonostante la situazione critica, ella continua a dare istruzioni e a coordinare gli aiuti, dimostrando un'incredibile resilienza e capacità di leadership. La scena culmina quando Angelina, nonostante l'opposizione del marito poliziotto, guida un gruppo di donne alla riconquista delle loro case, simboleggiando una lotta più ampia per la giustizia e i diritti civili. Questo momento non solo serve a sottolineare l'eroismo quotidiano di Angelina, ma diventa anche un simbolo potente della resistenza della comunità contro le avversità. La fotografia sfrutta il contrasto tra le acque torbide del Tevere e la solidità degli edifici romani, mentre la colonna sonora accentua il pathos della scena, rendendola uno dei momenti più memorabili del film.

  47. 403

    L'amore in città all'Isola Tiberina

    Rita Josa arriva a Ponte Palatino con l'Isola Tiberina sullo sfondo e sceglie la riva del fiume vicino a Ponte Mazzini come luogo dove suicidarsi, scende le scale e cammina verso l'acqua con aria malinconica ma decisa.., si tratta di uno spezzone di "Tentato suicidio" di Michelangelo Antonioni, uno degli episodi di "L'amore va in città", film costruito interamente su un progetto di Zavattini con sei storie che dovrebbero documentare il reale usando attori non professionisti che interpretano i loro ruoli nella vita.

  48. 402

    La truffa dell'Obolo a Piazza Navona

    Il Mattatore è un film del 1960, opera di Dino Risi. La pellicola si struttura in una sequenza di episodi truffaldini legati, oltre che dai personaggi, dalla voce fuori campo del protagonista che li introduce e che spesso anche li commenta. Uno di questi episodi si svolge a Piazza Navona, davanti alla famosissima Fontana dei Quattro Fiumi, capolavoro barocco del Bernini: vestiti da Babbo Natale, vi sono Vittorio Gassman nei panni di Gerardo, attore fallito e ladro alle prime armi, e Lello, ladro di professione, che stanno mettendo in atto una truffa a regola d'arte. I due, in questa che è una delle più famose scene del film, impietosiranno i passanti chiedendo fintamente l'obolo per i figli dei carcerati. Attenderanno la sera per portare via il salvadanaio di cartapesta versione gigante nel quale hanno raccolto il malloppo.

  49. 401

    Il mattatore alla Stazione Termini

    All'interno della Stazione Termini, una delle icone architettoniche di Roma, si svolge un momento chiave di "Il mattatore". La struttura della stazione, riconoscibile per le sue colonne marmoree scure accoppiate, fa da sfondo alla prima truffa orchestrata da Gerardo, interpretato da Vittorio Gassman. Gerardo, un attore di scarso successo che si cimenta nel ruolo di ladro, si unisce al suo complice Lallo, un criminale esperto, per eseguire il colpo. La scelta di questa location non è casuale: la grandiosità e l'animazione perpetua della stazione contrastano vivamente con l'insicurezza e l'improvvisazione dei protagonisti, sottolineando l'ironia e la tensione della scena. "Il mattatore", diretto da Dino Risi nel 1960, si avvale di questo luogo simbolico per immergere lo spettatore nell'ambiente frenetico e caotico tipico delle grandi stazioni ferroviarie, dove ogni personaggio può nascondere una doppia vita.

  50. 400

    Il giovedì - Partitella di pallone a Montagnola

    A Roma, all'interno dell’area urbana Montagnola, si trova la Piazza Caduti della Montagnola, luogo scelto da Dino Risi per una delle sequenze del suo film "Il Giovedì" del 1964. In questa piazza, caratterizzata dalla presenza della Chiesa del Buon Pastore, Dino, un uomo di quarant'anni dal passato turbolento, si ritrova a giocare a calcio con alcuni amici di suo figlio Robertino, che non vedeva da molto tempo. Durante la partita improvvisata, Dino mostra le sue abilità pallonare, tentando di riconnettersi con suo figlio in un contesto giocoso e disteso. La scena culmina quando un errore di Dino fa terminare la palla in strada, vicino a un vigile in bicicletta, il quale osserva la scena con un misto di disappunto e rassegnazione. Questo momento, oltre a sottolineare la maldestra euforia di Dino, enfatizza la distanza emotiva tra lui e le figure autoritarie, rappresentate dal vigile. La scelta di questo luogo pubblico e aperto, comune punto di ritrovo e di vita quotidiana, amplifica la tensione e l'umorismo della scena, rendendo la piazza non solo uno sfondo ma un elemento attivo nella narrazione, testimone delle dinamiche familiari e sociali del protagonista.

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