EPISODE · Sep 11, 2026 · 5 MIN
11-9-26 venerdì 23o. La domanda non è soltanto: “Ho ragione?” Ma se così ti perdo, è buona?
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Partirei proprio dall'espressione che abbiamo ascoltato e ripetuto nel Salmo, perché credo che possa essere la cifra, il filtro attraverso cui metterci realmente in ascolto del Vangelo, della buona notizia di oggi. La domanda da farsi è: ma io dove abito nel mio cuore? Perché la prospettiva sarebbe l'espressione di contemplazione e di gioia di chi è nella comunione del Signore e dice, quanto sono amabili le tue dimore, Signore. Le tue dimore vuol dire abitare a casa sua, essere con Lui, sentire nel cuore quello che sente Lui, stupirsi e meravigliarsi della diversità rispetto a quello che si sente non essendo in comunione con Lui. Potrei già chiudere, spero che ci sia capito. Perché la prospettiva della comunione è quella dell'accoglienza dell'altro. Ma se rileggete il Salmo 83 che abbiamo ascoltato nel Salmo, vedete che è uno stupore, è un'esultanza continua perché è una vita che entra nella comunione con il Signore. Mentre sarebbe bello vedere anche il combattimento della fede di cui ci parla Paolo, che forse anche questo può essere veramente un modo per rimettersi nella giusta prospettiva. Perché lui dice sostanzialmente che il Vangelo è la prospettiva della sua vita. Guai a me se non annuncio il Vangelo, vuol dire guai a me se non lo vivo. Ahimè, dove vado? Che vita faccio se non vivo il Vangelo? Non che mi arrivano delle bastonate se non annuncio il Vangelo. La prospettiva è esserne parte, tant'è che dice quale dovrebbe essere la mia ricompensa? Essere gratuito, cioè poter dire con tutta la mia vita, con tutte le mie scelte che bella questa relazione con il Signore dalla quale non giudico, non mi metto sopra, non ho una trave nell'occhio tanto da mettermi a dire fai così, fai colà. No, mi pongo nella prospettiva dell'accoglienza tanto da poter dire, come uno che ha beneficiato dell'essere non giudicato ma salvato “guarda da questo punto di vista”. E credo che questo ci aiuti a uscire dalla prospettiva del giudizio di cui parla il Vangelo che parte da una ipocrisia. Cioè da una messa in scena. L'ipocrita è quello che si mette la maschera, perché dice all'altro qualcosa che dovrebbe fare ma che lui stesso nel momento in cui lo dice non lo sta facendo. E su questo un po' vi invito a riflettere. Ogni volta che la nostra correzione fraterna non parte da una comunione, quindi da un'accoglienza, da una disponibilità, in realtà diciamo all'altro qualcosa che deve fare che io stesso non sto facendo, cioè non parto dalla comunione. Allora, l'ipocrita è colui che pensa di essere superiore. Invece chi ha scoperto che nella comunione ci sta proprio a partire dal fatto che a lui è usata misericordia, anziché giudicare, semplicemente indica la via della salvezza che lui stesso sta sperimentando, cioè di essere una persona amata e perdonata, di rimettersi da questa prospettiva. Chiediamo quindi al Signore che di questa parola di verità ce ne serviamo “non contro, ma per”, non per avere ragione sull'altro, ma per guadagnare il fratello ad una comunione che stiamo vivendo, per rimetterci insieme nella prospettiva dell'essere guidati da un amore che è più forte di ogni peccato.
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