PODCAST · religion
Santi: dalla tribolazione alla vittoria
by Stefano Savoia
La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral
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16-9-26 mercoledì 24o. Quanto accade perché sia via dello Spirito per me: «Prendila bene!»
Siamo aiutati, oggi decisamente siamo aiutati. Partirei proprio dal testo della Prima lettera ai Corinti perché sì, è come un grande poema, un inno a ciò che ci può radicalmente cambiare la vita. Perché possiamo essere di gran fenomeni, ma se non abbiamo amore non abbiamo niente. Ma ci crediamo? Perché crederci, guardate subito il Vangelo: la prospettiva del credere nell'amore che è permettere dire di sì a quello che il Signore fa intervenendo nella tua vita Hai motivi per accogliere e non accogliere. Gli altri, Dio... Sì, è vero, a volte arrivano un po' irrompendo nella nostra vita: Ma tu cosa vedi? Che cosa pensi? Semplicemente di doverti difendere? Cioè, ti vuoi salvare da solo, per cui bisogna difendersi da tutti quelli che in un qualche modo potrebbero compromettere quello che tu hai pensato. Però spazio per l'amore farai fatica a trovarlo a quel punto. Perché chi si vuole salvare alla fine si isola. Gli altri, a quel punto, sono quelli che hanno sempre qualcosa che non ti va bene. Ah, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Abbiamo suonato il flauto e non avete ballato. Cioè, non sono disponibile. E questa cosa è così importante che avere chiaro che Dio entra nella nostra storia in tutto quello che succede. Non è che ogni tanto e se lo vuoi entra. Lui è il Signore. Entra. A te sta l'intelligenza per riconoscerlo. La sapienza è riconosciuta giusta dai suoi figli. Questa espressione, che può sembrare un po' enigmatica, è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli. Cioè, da quanti si sentono generati dall'amore. La sapienza è sempre quel sapere, il sapore di Dio in tutte le cose. Non è frutto di indottrinamento. Certo che il conoscere le cose ha bisogno di essere illuminato, però, dalla presenza di Dio. Non è una conoscenza enciclopedica. È riconoscere il bene e permettergli di esprimersi. Mi ricorda una ditta che faceva degli scavi per fare i pozzi artesiani. Perché, sì, devi sapere dove fare il buco perché arrivi l'acqua. Sembra una cosa da poco. In realtà, noi spesso ci consumiamo andare a cercare lì dove non c'è. La sapienza di Dio ci viene incontro in tutte le situazioni della vita. Per questo, mi piacerebbe dire quello che abbiamo ripetuto nel Salmo: Beato il popolo scelto dal Signore. Cioè, ciascuno di noi dovrebbe imparare a riconoscere proprio questo. Che c'è una scelta perché tu, in qualunque situazione che ti trovi, possa fare la stessa scelta di Dio. E se ti sembra difficile, guarda come ha continuato a scegliere di vivere con amore fino alla morte e alla morte è di croce. Ti sembra difficile? Ma non ti sto dicendo sforzati di farlo. Riconosci come Lui fa. Credi all'amore che ti viene incontro e ne troverai la semplicità. Che vuol dire l'energia positiva, non la tua fatica, l’energia positiva che da dentro di te ti porta a corrispondere. Possa essere questo per noi un motivo oggi di grazia. Anziché trovare tutte le ragioni per continuare a lamentarci e a contrapporre. Troviamo un termine bellissimo che c'è nella lettera agli ebrei: EULABEIA, che vuol dire prendila bene. Eu=bene, lambano vuol dire prendere. Ma prendila così bene, che riconosci che quella è la strada che lo Spirito sta percorrendo verso di te.
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305
15-9-26 Maria addolorata. Restare: non puoi togliere il dolore all'altro, ma puoi impedirgli di attraversarlo da solo.
È per me oggi un motivo di gioia e di pace poter celebrare questa Eucaristia perché la consolazione che è compresa in questo mistero possa essere anche un motivo di consolazione per chi cerca una vita vera, piena. E la vita è piena e vera quando l'amore di Dio trova spazio in noi. E c'è chi ha dato il sangue, tante volte, tante volte. E il sangue non è soltanto quello che scorre nelle vene, ma è anche quello. Il sangue è l'amore con cui si guarda negli occhi i fratelli. Quello è il tuo sangue. Sapete che se questo ci fosse chiaro non ci sarebbero più guerre. Chiaro, perché gli altri sono il tuo sangue. E pensavo questo perché da quanto ho potuto conoscere Dino lui è stato così. Ma questo è meraviglioso perché il Vangelo si incarna quando qualcuno, o direttamente o indirettamente, fa così, dà la vita. Dare la vita è dare tempo, spazio, disponibilità. oggi attraverso questo brano del Vangelo vorrei trovare insieme a voi questa consolazione. Perché la festa di oggi, Maria addolorata, è legata a quella di ieri che era l'esaltazione della Santa Croce. Cioè questo mistero d'amore per cui Cristo dà la vita per il mondo. E Maria misteriosamente, cioè non in un modo evidente, ma stando presso la Croce del Figlio, ha partecipato del dolore del Figlio. Quindi è martire per amore. Cioè testimone dell'amore che sa portare i pesi. Spero che questo per ciascuno di noi dica qualcosa. Cioè questo è un annuncio. Voglio essere ancora più esplicito. Senza amore che cos'è il nostro passaggio sulla Terra? Che cos'è? Che cosa rimane? Qualche cosa che uno vuole togliersi davanti. Perché mentre l'amore lo vogliamo sempre nella nostra vita, sia quello che ci danno che quello che vogliamo dare, mentre le altre cose di solito sono motivo di conflitto, di gara, di... Lasciamo stare, basta. Cioè vado sul negativo dopo. Mentre l'amore diventa una promozione dell'altro. E allora cosa fa Gesù dalla Croce mentre sta dando la sua vita? Dà il discepolo amato a Maria: Ecco tua madre. E a Maria dà il discepolo amato. Ecco tuo figlio. Cioè dà l'amore. Vivete in relazione. E io credo che anche Dino abbia fatto così. Ma facciamo tesoro prezioso. Non perdiamoci le cose più importanti per cercarne altre che sono meno importanti. Perché se no dopo rimaniamo con un pugno di mosche. Accogliamo l'annuncio principale. E teniamolo stretto. E il modo migliore per tenerlo stretto sapete qual è? È viverlo. Allora io oggi sento che questo è un annuncio che anche chi non ha conosciuto Cristo o non ha avuto modo di approfondire il suo messaggio, ma vive con amore fa la stessa cosa. Perché il centro dell'annuncio è che l'amore con cui siamo amati ci salva. E questo lo possiamo conoscere in vari modi. Allora ciascuno lo faccia proprio. E lo annunci con la vita. Perché questo non soltanto riempirà la tua vita. Non solo il tempo. Questo riempie il cuore. E noi di questo abbiamo bisogno per il nostro cuore. E poi per il cuore delle persone che amiamo. Perché questo continua a riempire qualunque cosa accada la vita delle persone che amiamo. Allora ringraziamo il Signore che ci abbia dato questo insegnamento e questa testimonianza con la sua vita, con il suo messaggio e con tanti testimoni, tra cui anche Dino, che lo hanno incarnato con la loro vita e rimangono pietre preziose, luci sul nostro cammino.
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14-9-26 esaltazione croce. La Croce è amare fino in fondo, la forma più alta della vita.
Celebrare l'esaltazione della Santa Croce può sembrare una contraddizione, ma sono sicuro che mi capirete adesso, perché la scelta di amare non è semplicemente un vezzo. Questo va a toccare l'essenza stessa della nostra vita. Quando non sentiamo amore né in entrata né in uscita, ci sembra di essere morti e di non essere utili a nulla, di essere fuori, di non essere vivi. C'è poco da fare. Perché dico questo con l'esaltazione della Santa Croce? È un titolo un po' ridondante, ma vorrei che si capisse bene che cos'è la Croce, perché noi spesso davanti alla Croce sentiamo a volte dire poverino. È poverino uno che ama e che non smette di amare qualunque cosa accada? ma è l'espressione massima della vita! Come poteva dirci Dio concretamente, umanamente? Perché noi spesso sentiamo l'umano come il limite alla vita. Sbagliatissimo. Quando diciamo siamo umani, diciamo una cosa vera, ma attenzione, Dio entra da uomo, da umano nella storia per dirci l'amore che ciascuno di noi possa vivere, qualunque cosa accada. E questa è la meraviglia di Dio. E man mano che stiamo dentro questo mistero, ci si apre la vita. e si capisce che tutto quello che il Figlio di Dio umanamente ha vissuto era l'amore di Dio per l'umanità. Quindi tutt'altro che poverino. È l'espressione massima dell'eternità di Dio perché non semplicemente entra nel tempo a modo suo, ma perché entra nel tempo a modo nostro. Cioè anche soltanto per dedicare il tempo che state prendendo alla vostra giornata e metterlo qui, state facendo qualche cosa (che conta, anche) per chi dice che ha 24 ore e non sa cosa fare, ma normalmente non è così, abbiamo sempre dei tempi molto dedicati. Quindi è solo una scelta, una decisione di prendersi un tempo particolare per entrare in un mistero. A me sembra opportuno guardarlo proprio come Dio ce lo mostra però. Per questo anticipato dal libro dei Numeri che abbiamo ascoltato, questo serpente che si doveva fare, chi alzava lo sguardo? Non bastava pensarci? perché? Allora ci è stato detto visivamente che cosa gli uomini di tutti i tempi possono continuare a fare. Concretamente dovevano fare questo, alzare lo sguardo e guardare questo serpente di bronzo, che vuol dire avere un atto di fede che questo mi avrebbe salvato. Segno di quello che è il mistero di Cristo. I segni, se non li capiamo, non servono a niente, cioè sarà per qualcun altro e non per te. Questo è un segno che però ha trovato una spiegazione, data da Gesù stesso, perché dice Gesù come Mosè innalzò il serpente, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Vi sembra una scelta da poverino? A me sembra la scelta di un amante trasportato dall'amore, cioè di un Dio che ci sta dicendo come il suo amore entra nella storia concreta di un uomo e tu ti puoi lasciare amare così. Ma attenzione, sennò facciamo soltanto una parte, questa sarebbe una parte passiva. Lui mi ama, ma fa bene, guarda come sono bello. Mi ama perché? Perché da sempre cerca che l'amore con cui siamo amati entrando in noi ci dia vita, cioè ci motivi ad amare. Perché questo, lo dicevo all'inizio, finché non si muove dentro di noi un sentimento d'amore che non è semplicemente un innamoramento, è un sentimento che decide e quindi porta ad una volontà di dedicare, di esserci e di morire anche per questo. Perché sai che se vivi così e muori così non muori come il figlio di Dio. Quindi a questo oggi vorrei portare insieme a voi un desiderio, che la vita cristiana, cioè animata dall'amore di Cristo, passi, illumini, motivi il nostro cuore perché la nostra vita diventi dono d'amore. Ci faccia comprendere come non c'è per questo: età, condizione sociale, nazionalità, non c'è una condizione esterna che possa impedire ciò che umanamente, uomo o donna di qualunque età a un certo punto della vita possa decidere di fare, tanto che il mondo, accogliendo Cristo anche attraverso di te, corrisponda al suo amore.
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13-9-26 Domenica 24oa. Perdonare significa scegliere la libertà.
Sono sicuro che se vi chiedono dimmi il tuo Vangelo preferito nessuno di voi dice questo testo, vero? Ci sconvolge abbastanza, però ci mette davanti alla realtà più importante della nostra vita, perché tutti partiamo da questo dato siamo debitori insolventi. Il peccato che cos'è? Il peccato è questa lontananza da Dio che alla fine ti mette in una condizione che o credi nel suo perdono, o non la trovi pari da nessuna parte non stai bene. Questa è la logica che può cambiare in bene i nostri rapporti, cioè se scopri che a te è stato condonato, perdonato, non ti viene imputato niente giubileo, no? Ok, e cosa fai con gli altri? E qui ci sono i nostri sassolini nella scarpa, perché se vi dovessi dire numericamente i 10.000 talenti e i 100 denari oggi che cosa corrisponde? 10.000 talenti più o meno al debito italiano lo stato italiano, avete presente il nostro debito? più o meno è quello i 100 denari sono un denaro al giorno per uno stipendio normale quindi sono circa 3 mesi poco più di 3 mesi di stipendio. quindi come per ricordarci che i torti che subiamo non è che non sono niente no, sono il tuo perdono costa ma vuoi metterlo a paragone con quello che è perdonato a te? Vuoi mettere in conto il dono che tu ricevi continuamente e direttamente dal cuore di Dio anche per mezzo dei fratelli che diventano se vuoi un ricordo continuo di quanto è importante la grazia di Dio allora siccome so che questa è una materia molto scomoda e come ve la sto dicendo così scivola via, olio praticamente, invece vi invito adesso ad essere molto concreti perché ciascuno di voi ciascuno di noi ha delle fatiche che ha messo in qualche cantina in qualche buchetto della sua vita come per dire questa non me la voglio ricordare perché se me la ricordo… invece proprio questo è il momento giusto perché la grazia che il Signore ci fa è veramente grande il perdono non dato ti diventa un macigno per la vita. Potrei entrare singolarmente nelle letture che abbiamo ascoltato oggi e anche a lungo, perché ci sarebbero tante cose da analizzare però credo che quando abbiamo capito il principio lo possiamo subito ciascuno personalizzare e adattare ha cominciato subito il Libro del Siracide dicendo che cosa succede a chi conserva nel cuore rancore e ira che sono cose orribili. Certo, lo sappiamo, e se le conservi ti rimane il peccato. ti rimane irrisolto dentro di te. Domanda: davvero lo vuoi? oppure possiamo chiedere al Signore: Tu che sei misericordioso abbiamo cominciato già dal canto iniziale l'abbiamo ritrovato nel Salmo oggi questo Salmo 102 che è un benedire il Signore perché non tiene in conto i nostri peccati anzi, quanto dista l'Oriente dall'Occidente così li allontana da noi, se glielo permetti. perché se non glielo permetti e ti stringi al tuo pensiero, ti rimane come una zavorra che ti butta giù. Ma davvero lo vuoi? quindi oggi è veramente una grande occasione se vogliamo essere smemorati di tanto amore di Dio per noi da diventare così assurdi e concentrati nel ricordare quello che a noi è stato fatto di negativo. Pensate, il Signore ti dice "guarda, tieni la palla, giocala tu come la vuoi giocare ci sto anch’io" e e credo che questa sia la bellezza di Dio perché per trasformare il nostro cuore ci chiede il permesso: lo vuoi? e man mano che tu gli permetti di amarti di quell'amore lì, senti come diventa una liberazione riguardo a tutte le zavorre che ci portiamo dentro. Allora, con fiducia entriamo in questo mistero d’amore, perché la stessa Eucaristia non è altro che una realizzazione del perdono di Dio per ogni uomo.
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12-9-26 sabato 23o. Le prove non fanno mettere le fondamenta, ma le rivelano. Tu ti senti saldo?
Gesù parte dall'albero buono e dall'albero cattivo, che tipo di frutti vengono, non ci può essere un albero buono che fa frutti cattivi, ma per dire che cosa? Per parlare dell'uomo e del suo cuore. L'uomo buono, dal tesoro del suo cuore, trae fuori il bene. Quindi ci sta orientando a guardare che cosa abbiamo nel cuore, perché il bene, il buono e il cattivo che viene fuori dipende dal cuore. Va a toccare un aspetto che forse dovremmo considerare, che non basta semplicemente appellarsi al Signore per avere un cuore buono, ma di fare quello che lui dice. Per cui se ascoltiamo le sue parole e le mettiamo in pratica, allora si vede che la bontà del cuore poi porta dei frutti. Lì dimostriamo che ci sono delle fondamenta per cui anche in mezzo a tante prove riusciamo a resistere. Se invece abbiamo un cuore più superficiale, quindi la nostra vita di conseguenza sarà superficiale, ce la porta via subito. Le prove della vita ci disastrano. Oggi quindi abbiamo quest'opportunità di scoprire come l'ascolto è per fare delle scelte, non per sapere delle cose, per muoversi praticamente nella vita. Quindi questo ci radica e se siamo ben radicati il cuore sarà buono. Avremo un cuore che sa portare quei frutti, ma non perché siamo bravi, ma perché siamo radicati, siamo lì. Se ci sono delle prove non smettiamo di produrre il bene. C'è una bellissima espressione che usa sia il Salmo 1 che Geremia 17, qua lo dice che non intristisce anche nel momento in cui c'è della siccità, perché le sue radici sono presso delle acque, cioè sa attingere anche in momenti di grande difficoltà. Allora la nostra benevolenza dipenderà da dove siamo fondati, che cosa abbiamo nel cuore, che cosa ascoltiamo, quale sono le parole a cui facciamo riferimento e di conseguenza ci sarà un buon frutto nella nostra vita.
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11-9-26 venerdì 23o. La domanda non è soltanto: “Ho ragione?” Ma se così ti perdo, è buona?
Partirei proprio dall'espressione che abbiamo ascoltato e ripetuto nel Salmo, perché credo che possa essere la cifra, il filtro attraverso cui metterci realmente in ascolto del Vangelo, della buona notizia di oggi. La domanda da farsi è: ma io dove abito nel mio cuore? Perché la prospettiva sarebbe l'espressione di contemplazione e di gioia di chi è nella comunione del Signore e dice, quanto sono amabili le tue dimore, Signore. Le tue dimore vuol dire abitare a casa sua, essere con Lui, sentire nel cuore quello che sente Lui, stupirsi e meravigliarsi della diversità rispetto a quello che si sente non essendo in comunione con Lui. Potrei già chiudere, spero che ci sia capito. Perché la prospettiva della comunione è quella dell'accoglienza dell'altro. Ma se rileggete il Salmo 83 che abbiamo ascoltato nel Salmo, vedete che è uno stupore, è un'esultanza continua perché è una vita che entra nella comunione con il Signore. Mentre sarebbe bello vedere anche il combattimento della fede di cui ci parla Paolo, che forse anche questo può essere veramente un modo per rimettersi nella giusta prospettiva. Perché lui dice sostanzialmente che il Vangelo è la prospettiva della sua vita. Guai a me se non annuncio il Vangelo, vuol dire guai a me se non lo vivo. Ahimè, dove vado? Che vita faccio se non vivo il Vangelo? Non che mi arrivano delle bastonate se non annuncio il Vangelo. La prospettiva è esserne parte, tant'è che dice quale dovrebbe essere la mia ricompensa? Essere gratuito, cioè poter dire con tutta la mia vita, con tutte le mie scelte che bella questa relazione con il Signore dalla quale non giudico, non mi metto sopra, non ho una trave nell'occhio tanto da mettermi a dire fai così, fai colà. No, mi pongo nella prospettiva dell'accoglienza tanto da poter dire, come uno che ha beneficiato dell'essere non giudicato ma salvato “guarda da questo punto di vista”. E credo che questo ci aiuti a uscire dalla prospettiva del giudizio di cui parla il Vangelo che parte da una ipocrisia. Cioè da una messa in scena. L'ipocrita è quello che si mette la maschera, perché dice all'altro qualcosa che dovrebbe fare ma che lui stesso nel momento in cui lo dice non lo sta facendo. E su questo un po' vi invito a riflettere. Ogni volta che la nostra correzione fraterna non parte da una comunione, quindi da un'accoglienza, da una disponibilità, in realtà diciamo all'altro qualcosa che deve fare che io stesso non sto facendo, cioè non parto dalla comunione. Allora, l'ipocrita è colui che pensa di essere superiore. Invece chi ha scoperto che nella comunione ci sta proprio a partire dal fatto che a lui è usata misericordia, anziché giudicare, semplicemente indica la via della salvezza che lui stesso sta sperimentando, cioè di essere una persona amata e perdonata, di rimettersi da questa prospettiva. Chiediamo quindi al Signore che di questa parola di verità ce ne serviamo “non contro, ma per”, non per avere ragione sull'altro, ma per guadagnare il fratello ad una comunione che stiamo vivendo, per rimetterci insieme nella prospettiva dell'essere guidati da un amore che è più forte di ogni peccato.
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10-9-26 giovedì 23o. Quanto è disposto a fare per me Dio? Lascia che la misura di Dio diventi la misura del tuo cuore.
Forse dovremmo proprio partire nell'ascoltare questo brano del Vangelo, da un desiderio profondo del nostro cuore: Qual è la misura d'amore che Dio mette a nostra disposizione? Quanto è pronto ad amarmi Dio? Perché a volte noi ci soffermiamo semplicemente sul fatto che ci sono tante cose, è bello, guarda quanto è generoso Dio, quante cose belle ci sono al mondo. Però è come se (dubitassi): “vuoi che si ricordi di me, vuoi che faccia attenzione a me, vuoi che pensi a me con tante cose che ci sono da fare. Se dà un colpetto dalle parti della Russia, dell'Ucraina, io mi ritengo già soddisfatto, no?” Aspetta un attimo. Quanto gli interessi tu lo puoi ritrovare nel fatto che Dio ti sta confidando tutto quello che lui è pronto a darti. Quello che lui ha già scelto e già ti sta proponendo. Ed è una proposta esagerata perché tu non ti metti a fare le misure col bilancino. A volte noi facciamo una vita un po' come i bambini, no? Che dicono ma sono più alto io di te, un centimetro e mezzo, ma quanto basta per essere più alto di te. E noi riproduciamo questo schema in un modo un po' più adulto per tutta la vita. E il Signore invece cosa fa con te? Una misura pigiata, colma, traboccante. Prima lui te la dà tutta e poi ti dice bene, adesso misura. Come misuri, così misuro con te. Voi sapete che ci viene automatico dire no Signore, meglio di no, facciamo la misura Tua. Perché ho capito che tu sei generoso, io non sono generoso come te. E allora ci confida qual è la sua misura proprio perché il nostro cuore trovi slancio, trovi generosità. Trovi dentro di sé la sua misura. Allora se siamo in questa disponibilità riascoltiamo il Vangelo. Vi assicuro che non ci sazierà, lo vorremmo ascoltare ancora, ancora, ancora. Perché? Perché scatta una fame e una sete di questa sovrabbondanza di Dio nelle nostre misure incapaci, nei nostri calcoli ciechi, nella nostra scarsa provvidenza. Allora ripartiamo da Lui perché si sta proponendo: A voi che ascoltate io dico… ce lo dirà tutti i giorni della nostra vita. Perché questo è per noi.
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9-9-26 mercoledì 23o. Ridi perché sai che la tua vita è preziosa sempre
Lo sguardo di Gesù non è dall'alto in basso, è uno sguardo che si alza, se si alza vuol dire che prima era basso, che è basso, quindi non è uno sguardo di giudizio. Anche quando ci parla di cosa rende beato o ci mette nei guai, cioè che cosa ti rende felice e che cosa invece ti mette in una condizione di tribolazione. Vorrei subito attualizzarlo con la prima lettera dei Corinti, perché come sempre possiamo leggere le cose così a modo nostro che non ne capiamo niente, no? Perché quando avvisa che ti trovi legato a una persona, la custodisci, non sei legato, non andarla a cercare, cioè non cercare la beatitudine in una cosa che è comunque di passaggio. Passa lo schema di questo mondo, la situazione di questo mondo è di passaggio: in che cosa stai fissando il tuo cuore, la tua felicità? Per quello poi dice che sarebbe da custodire proprio la comunione con il Signore nelle cose che stiamo vivendo. Penso che qualcuno potrebbe leggere, beh, quelli che hanno moglie vivono come se non le avessero, dici tanti auguri, no? Facile così, no? No, cosa vuol dire questo? Cioè è chiaro che hai moglie, hai marito, mettici l'amore della tua vita, ma sapendo che è il luogo in cui tu impari a donare te stesso, non bloccare l'altro e te stesso. E così di tutte le altre cose. Ci tengo a dire questa perché sennò non ci capiamo. È proprio questo che ci aiuta anche a comprendere meglio le beatitudini e i guai. Perché? Per quello ribadisco che Gesù non giudica ma sta accanto a noi per orientare il nostro sguardo, ci guarda, che vuol dire se hai scoperto la vera beatitudine stai nella relazione con me, guarda me che guardo te, stammi davanti, stai alla mia presenza, vivi dell'amore con cui sei amato, perché questo ci aiuta a riconoscere che la vera beatitudine sta in questa relazione, che ti aiuta ad affrontare tutte le situazioni della vita a partire da quella beatitudine. Per cui anche se hai fame, hai sete e desideri giustizia e non c'è, non cessi di avere il cuore nella beatitudine perché stai in questa relazione con il Signore nel quale trovi giustizia, sazietà, trovi, sì, forse può sembrare una parola strana, soddisfazione. Cioè senti che Lui ti dà una pienezza, dà senso, perché? Perché vivi a partire da una relazione, qualunque cosa tu sei e tu abbia è relativo perché hai questa relazione. Se invece, e qui ci sono i guai che ci tengo a spiegare un attimo, i guai sono quando tu trovi nelle cose la tua soddisfazione ed è facilissimo, però poi ti trovi vuoto. È così preziosa questa parola che va veramente sperimentata, hai posto tutta la beatitudine in qualcosa, ce l'hai e dopo che ce l'hai vedi che è una stupida cosa, qualunque sia. Permettetemi, anche visto che ho agganciato all'inizio l'idea del matrimonio, se pensi che l'obiettivo sia il matrimonio ma non vivi il matrimonio, volevi arrivare al matrimonio, dopo che ci sei arrivato che fai? Pensi che sia la vita consacrata, ci sei arrivato e poi che fai? Pensi che sia qualunque situazione della vita, ci arrivi e poi che fai? Se non c'è quella relazione lì, salti per aria perché hai bloccato la tua felicità ad avere, a possedere qualcosa, invece non si possiede niente, siamo tutti di passaggio. Passa lo schema di questo mondo, la figura, l'immagine, passa. che cosa rimane? Se vivi questa relazione è lui la tua ricchezza, è lui la tua sazietà, è lui che ti fa ridere. Bellissima questa espressione. perché dice guai a voi che ora ridete, di che cosa stai ridendo? Di che cosa ridi? Ridere è una cosa bellissima, ma il problema è che questa è una sazietà, è una pienezza di qualcosa che in realtà è solo di passaggio e allora la tua risata in che cosa si trasforma? Sarete nel dolore e piangerete, cioè quello che prima sembrava la tua gioia è passato e poi che fai? Io vi inviterei a ridere del fatto che la vostra vita è preziosa agli occhi di Dio, perché quando senti questo ti può capitare qualunque cosa ma continuerai a ridere perché continua ad essere preziosa agli occhi di Dio e di questo oggi armiamoci, cioè siano veramente gli strumenti con cui affrontare il combattimento della vita.
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8-9-26 Natività Maria. Un sì detto nella fede può aprire una strada che ancora non riesci a vedere
La forza della parola, anche oggi, che può sembrarci un po' più difficile da masticare, un po' perché forse della genealogia avrete sentito due o tre persone, ma non tante di più, ha però un segreto dentro. Erano tutti santi questi della stirpe di Abramo, Davide fino a Gesù? Tutti santi? No, no, assolutamente no. E allora il mistero dell'incarnazione, cioè la stirpe umana di Gesù, quella per arrivare fino a Giuseppe e Maria, è come la nostra. Si è proprio incarnato in una storia di uomini, peccatori, come siamo noi. E se no si sarebbe chiamato Gesù, cioè Salvatore, Dio salva, ci salvavamo da soli, no? Però noi abbiamo ancora un po' questa presunzione di salvarci da soli. Invece, guardate un po', viene in una stirpe e nella sua storia di peccato come salvezza, come salvatore. E Maria, di cui oggi festeggiamo la natività, che vuol dire che anche lei è nata in questa storia umana, in questa stirpe e nelle sue fragilità, lei e Giuseppe, che misteriosamente l'accoglie in un'obbedienza e in una fiducia che quello che il Signore gli ha rivelato è una storia di salvezza, possono fare un atto di fede che adesso viene chiesto anche a noi. Accogliere lo Spirito Santo nella nostra vita, nella nostra storia, nella nostra fragilità, nel nostro peccato, perché diventi storia di salvezza. Allora, come fa a diventare storia di salvezza? Non senza la nostra disponibilità. E Maria e Giuseppe sono evidentemente un segno di un'umanità che risponde, nonostante un ambito e una storia di peccato, risponde pienamente ad una chiamata di Dio. Questo dovrebbe dire a noi: adesso tocca a te, ma non tocca a te cioè sforzati, perché né a Maria né a Giuseppe ha detto sforzati, ha dato una buona notizia, che dalla loro disponibilità sarebbe nato il Cristo. E questo vorrei dire, ma la nostra disponibilità ad accogliere Cristo in noi oggi, nella liturgia, in quello che celebriamo e viviamo, sappiamo che può essere proprio quella storia di salvezza che il Signore vuole continuare a vivere nella storia degli uomini, in quello che stiamo vivendo. Perché dove c'è un cuore che crede in questo, rende la strada possibile al fatto che lo Spirito parli all'umanità di oggi, alle persone che incontriamo, alla vita che viviamo. Credo che questa sia storia di salvezza a cui oggi ciascuno potrà dire il suo sì. Il proprio amen conta, ma non un amen detto con la testa, detto col sentimento, detto testa, sentimento e vita, cioè scelte di fede che possiamo compiere.
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7-9-26 lunedì 23o. Tenderai la mano se credi all’amore.
Una parola vorrei dirla anche sulla prima lettera ai Corinti, che abbiamo ascoltato nel brano che può destare un po' di scandalo. Nella comunità di Corinto c'era chi se ne vantava, che un uomo era andato a vivere con la moglie di suo padre, che chiaramente non era sua madre. Perché mai dovremmo scandalizzarci? Anzi, se ne vantavano. E vorrei in questo senso dire che tanti tipi di scandalo, perché ormai ci abituiamo a tutte le cose, tutto permesso, tutto lecito, basta che non faccia male, insomma, se è nel tuo interesse, se a te va bene, ma non è proprio così. E il principio che Paolo usa, oltre a dire che va scomunicato, cioè bisogna interrompere una comunione che potrebbe essere letale. Cioè, mi spiego, se diciamo che va tutto bene non riusciamo più ad avere un orizzonte, non c'è più la direzione verso cui andare. E la scomunica in questo caso, perché sono parole molto forti, sia dato in potere a Satana, che vuol dire si è lasciato dentro il suo egoismo perché possa sperimentare come l'egoismo alla fine distrugge. Ma siccome a parole non siamo capaci, dice bene, mettiamo in pratica questo, e subito accosta un esempio, un modo visivo, come spesso faceva anche Gesù con le parabole, per dirci come un po' di lievito fa fermentare tutto. Così, se c'è qualcosa con cui noi diciamo, vabbè, non è la mia scelta, è la sua, però va bene tutto, diciamo attenzione perché questo poi fa fermentare anche nella comunità qualcosa che non è vero. Bisogna dire non è vero, è una cosa che non è buona! Poi, che tu la voglia scegliere, (mi spiace!) però in questo, attento. La teniamo distinta da quello che è il cammino. e le parole che usa sono proprio quelle della Pasqua. Perché? Dice di togliere via il lievito vecchio, quello che il popolo di Israele era chiamato a fare, e il lievito vecchio andava messo fuori perché, dice, voi siete azzimi. E qua sta parlando a gente che ha ricevuto, nel diventare cristiano, uno spirito che deve far fermentare le cose in un modo diverso. Cristo nostra Pasqua è stato immolato, questo è l'orizzonte verso il quale stiamo andando, che vuol dire vogliamo vivere alla luce della risurrezione che comporta delle scelte nella vita quotidiana. Comporta che dici con Gesù questo va bene, questo non va bene, ma lo dici come confessione di fede. Noi lo diciamo alla Domenica il Credo, la nostra professione di fede, no? Che cosa diciamo in quello? Perché molti dicono ma dobbiamo dire sempre questa formula, a che serve? Serve per dire che io sto seguendo quello che Cristo ci ha fatto conoscere del Padre e dello Spirito, dandolo alla Chiesa, e voglio vivere nella stessa direzione, in quell'orizzonte lì, quindi alla luce della Pasqua di Gesù. Questo cammino ci riguarda, quindi togliere via chi vive semplicemente l'orizzonte del proprio egoismo in una prospettiva di verità. Ma senza farci giudici dei fratelli, attenzione eh, non ci sta dicendo di farci giudici, dire no, distinguiamo, questo non è un cammino secondo la verità che il Signore ci ha insegnato. E guardate che il Vangelo va proprio in questa direzione, perché a quest'uomo con la mano paralizzata gli dice stai in mezzo, non vattene, stai in mezzo. Adesso guardiamo, è bene fare il bene, cioè dire che va bene tutto a un uomo che forse si nascondeva, pensava alla sua dignità come la destra paralizzata, vuol dire non sono capace di fare, niente, è paralizzato. Allora, anziché metterlo a margine, guardate, lo mette al centro e gli dice di fare qualcosa, perché ogni segno che Gesù compie, quelli che vengono chiamati miracoli, li compie sempre a partire da un atto di fede. Gli dice tendi la mano, stendila. Concretamente che cosa vuol dire? Vuol dire forse quel tuo modo di fare che è rimasto paralizzato, perché? Perché ancora non c'era per te questo centro nella vita, tendere la mano agli altri. Cioè dove, chiamiamo, agire con carità e con verità, come doveva fare la comunità verso quest'uomo che stava agendo male, dire qual è la direzione in cui andare. La direzione è vivi con amore, tendi la tua mano, anziché stare lì a compiangerti nella vita, tendi la tua mano. E questo lo può fare chiunque, anche se paralizzato in un letto, nel momento in cui vive se stesso come dono verso il prossimo. Lì c'è una vita pasquale, lì c'è un orizzonte: il dono di sé. Non vivere per se stessi. Sto dicendo una cosa facile? No, però sto dicendo l'unica che in quel caso ti potrebbe dare una prospettiva di bene. Di sentire che non sei da mettere da parte, ma sei parte di questo centro. Il centro è sempre l'amore con cui siamo amati da Dio, questo è il centro. Per questo tu tenderai la mano se crederai in questo amore. Forse un piccolo esame di coscienza, ciascuno di noi è chiamato a farlo su questo, su cosa sta mettendo al centro e come sta tendendo la sua mano, la sua vita. Qual è l'orizzonte?
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6-9-26 Domenica 23oa. Per ricostruire la comunione non servono persone perfette, ma che continuano a cercarsi.
Mi han detto che qualcuno ha circa 10 secondi di attenzione, allora dico subito “amerai il tuo prossimo come te stesso”, bene, buon riposo. Per gli altri facciamo un piccolo cammino? perché la domenica, avete ascoltato, la parola è di una sovrabbondanza… da Dio proprio, è enorme. Allora, il piccolo cammino qual è? Noi riscontriamo continuamente nella nostra vita delle fatiche nelle relazioni, eppure sappiamo che la relazione è la cosa fondamentale, perché tu puoi essere strapieno di cose, di tutti i tipi, ma se non hai qualcuno con cui condividerle non te ne fai niente. Perché dopo un po' sono sempre le stesse cose, non come le relazioni, che non sono mai le stesse, hanno sempre un divenire, un continuo movimento. Provate a chiederlo a chi è sposato da una cinquantina d'anni e tu dici, io avevo sposato un'altra persona, mi sono trovato questo, guarda mo', è una meraviglia! è la scoperta continua di un amore che cammina. Non senza fatiche, perché se uno dicesse, tranquillo non ci saranno fatiche, vi sta fregando, non è così. In un continuo divenire però c'è un centro. E' per questo che veramente oggi la seconda lettura fa da trama, da collegamento, cuce insieme la parte del profeta Ezechiele che diceva: ma se vedi qualcuno che, insomma, è un malvagio bisogna che glielo dici, che per la sua malvagità morirà. Questo è sicuramente un'indicazione di tipo morale, cioè se tu fai il male, se tu hai la malvagità dentro, quella ti fa morire. Poi a qualche d'uno succede anche biologicamente, per vari motivi succede, ma la cattiveria, la malvagità è una morte interiore, è una morte nelle relazioni. Cioè quella, la gente dopo un po' ti schiva. E Gesù dice nel Nuovo Testamento, un'attualizzazione di questo, ma come ce lo dice? In un modo che noi non ce l'aspetteremmo. Dice, se il tuo fratello, pensate è un periodo ipotetico, se, e uno potrebbe dire se, sì, se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai a dirlo a lui, non andarlo a dire a 300 persone, a questa persona qui, al tuo fratello. E già ci faremmo del bene e lo stiamo facendo agli altri, perché ogni volta che lo diciamo agli altri, pensiamo di far del bene? Ditelo? No, ma ditelo! È che non siete convinti, perché lo facciamo sempre. Eh sì, ma se quello fosse una malvagità, lo fareste ancora? Sì, eh, allora vedete che non è tanto colpa del fratello. Il problema del male è che gli facciamo posto dentro la nostra vita. Poniamo il caso che, beh, il mio fratello fa qualcosa contro di me, che cosa faccio? Glielo vado a dire? E uno potrebbe dire, sono 50 anni che glielo dico? Bene, è vero, eh, ma non finisce qui la storia. Anzi, guardate un po', dice: non ti ascolta, vai, prendi due o tre persone, diteglielo insieme, cioè che ci sia un segno che ci interessa l'altro, che quello che stiamo cercando di dire non è di cambiargli i connotati, ma di rimettersi in una prospettiva di comunione. Non vi ascolta? Dillo alla comunità. Che vuol dire? Eh, su questa cosa bisogna che preghiamo insieme. Non è che dobbiamo buttarlo fuori perché si comporta così. Perché quando dice se non ascolta neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. E uno dice, lo caccio io, è un pubblicano, un pagano, non ascolta. Chi ha scritto questo Vangelo si chiama Matteo, ed era soprannominato per la sua professione il... ...il pubblicano. E' bellissimo! Lui ci sta facendo una testimonianza. A me è successo così. Io ero lontano, ero pubblicano, ero in una condizione, e il Signore mi ha chiamato. Addirittura sono diventato uno dei dodici. Ho scritto un Vangelo, ci ho messo la vita. Allora, quello che Gesù nelle beatitudini diceva, beh, amerai il tuo prossimo, odierai il tuo nemico, ma io vi dico, amate i vostri nemici, pregate... Che cosa ci dici Gesù? Ma stai scherzando? No, ci sta dicendo quello che fa Lui, e facendo Lui questo a te, non ti dice niente? Se questo Lui lo fa a te, non ti dice che ti sta amando? Che ti sta accogliendo, ti sta perdonando? E tu non farai così? Per questo, vedete, San Paolo qui diceva, tutti i comandamenti, sì certo, tutti, tutti, però mi serve una sintesi, la sintesi è questa. Ama il tuo prossimo, come te stesso, il tuo prossimo. Ma non devo amare Dio? E come pensi di poter amare Dio se non ami il tuo prossimo? Come lo amerai? Nella tua testa. Ma se vuoi amare Dio, parti da lì, dal tuo prossimo. La carità, l'amore, non fa male al prossimo, anzi, è la pienezza della legge, dice San Paolo. Proviamo a percepirlo come un invito a riscoprire per noi, per ciascuno di noi, un amore che ci perdona, diventandone segno, testimonianza. Diventandone con la vita un piccolo sì di Dio anche per gli altri. E vi inviterei a non fermare il cervello qui alle mie parole, ma a portare dentro un po' un impegno: Signore, questa parola che oggi dici, in che senso la devo mettere in pratica? Come mi cambia in quel rapporto, in quello che non ci riesco a stare? Come si fa? Perché è forse proprio il suo parlarci una luce nuova per riaprire delle porte, delle finestre, dei capannoni interiori che forse avevamo chiuso proprio al nostro fratello, quindi anche al nostro Signore. E da lì ripartire come figli e fratelli amati.
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5-9-26 sabato 22o. Senti più il bisogno di qualcuno di qualcuno che ti giudichi o che ti sappia amare?
Sembra che la vita dell'uomo sia sempre sotto la lente di ingrandimento di qualcuno, vieni scrutato: perché fate quello che non è lecito? La mia risposta sarebbe stata: “è proprio quello che vorrei sapere io da te, perché giudichi gli altri visto che non è lecito? ci pensa il Signore, basta, e lui lo fa nella sua misericordia, noi lo facciamo in un altro modo”. Quindi se tu parti dalle osservanze, dalle regole, dai comandi, non c'è scampo per nessuno, Dio parte sempre dal suo amore per noi, perché non facciamo così tutti? Cosa costa partire dal fatto che un motivo ci sarà per voler bene agli altri, almeno uno, cercalo anziché pensare male. Quindi mi verrebbe da suggerire un compito, che il Signore del sabato, cioè colui che ha scelto un giorno di riposo al tanto operare, fa un invito: pensati non più di lui che si riposa, quindi riposati anche tu dal tuo da fare! cerca tempo per voler bene, stare con qualcuno senza giudizio. Credo che così gli assomiglierai molto di più.
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4-9-26 venerdì 22o. Ti va bene che il Vangelo squarci i tuoi schemi per rivestirti di nuovo?
C'è una meraviglia che oggi vorrei condividere, perché proprio a partire dalla considerazione di San Paolo, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. La cosa importante per un amministratore è che sia fedele a quello che deve amministrare. Questo ha un'importanza così decisiva in ogni ambito, penso a una coppia che si sposa, a dei genitori con i figli, penso ad un luogo di lavoro. Cioè, la fedeltà in che cosa consiste? Secondo l'incarico che stai vivendo lì, in quella situazione. Tanto che Paolo dice una cosa di cui non so se siamo tutti convinti, dice che a me importa assai poco di limite giudicato da voi. Pensate che bella libertà, perché figuratevi quanti giudizi c'erano su di lui, non soltanto per la sua storia passata, ma per quello che annunciava. E dice che tanto non gli interessa né il giudizio della gente né il giudizio di un tribunale umano, e neppure giudica se stesso, che è un altro aspetto fondamentale. Una persona che giudica se stessa di solito non si va neanche a confessare, per dirla in un modo proprio chiaro, perché ciò che conta è il tuo giudizio e la tua giustificazione. E in realtà non conta niente, quello che conta è il giudizio di Dio, e cioè la sua misericordia. Non dimentichiamolo. A partire da questo, lui lo dice chiaramente, il mio giudice è il Signore, per quello poi invita a stare tutti quanti belli, tranquilli, togliere di mezzo tutti i giudizi che non sono necessari. E con questo vorrei arrivare dentro il Vangelo, perché anche lì c'è un giudizio. Ma perché i tuoi non digiunano? Noi digiuniamo, gli altri digiunano. Cos'è? Invidia, gelosia, incomprensione. Che insegnamento gli dai tu a questi discepoli? Che mi sembra di sentire anche tante volte la lamentela di tante persone di come oggi la comunità cristiana educa. Preciso. Perché c'è sempre una presunzione che bisogna dire delle verità e poi basta. In realtà c'è da prendere e accompagnare ogni situazione, per cui ci vuole sempre un grandissimo equilibrio, sapendo che il giudice è il Signore. Da qui si capisce che le parabole che Gesù dice ci portano questa novità, ed è una novità che se vuoi tenerla insieme al vecchio, spacca. Strappa il vestito, spacca gli otri. C'è una novità che spacca. Mi verrebbe da dire, ben venga! Cioè, non puoi pensare di continuare con i tuoi vecchi schemi perché altrimenti non fai veramente spazio alla novità. Vorresti soltanto prenderne qualche cosa per conferma dei tuoi vecchi schemi. Questo non funziona (una toppa). Gesù dice semplicemente questo. La novità del Vangelo rispetto alla comprensione della legge, qual è? Che c'è con la presenza di Gesù una novità tale che se tu vuoi semplicemente compiere dei precetti, aderire a delle regole o a dei format che qualcuno ha stabilito, non basta. E se per caso pensi di poterla gestire, ci rimarrai male. E vedo che questo succede spesso. Ma qual è la novità che Gesù ha portato? Vorrei che ciascuno provasse realmente a farne esperienza nella propria vita. Perché la novità non è una verità da comprendere, ma è quella relazione nella quale il Signore vuole stare con noi che ci rende veramente liberi. Mi piacerebbe dire anche lasciare liberi gli altri, perché a volte per essere libero io impongo sugli altri delle cose, come stanno facendo questa gente, e Gesù dice no, non c'è da imporre altro. E qual è il contenuto fondamentale del Vangelo a questo punto che è incapace di contenerlo quello schema che noi abbiamo già stabilito? Che non è uno schema. Ma è un cammino che può essere anche molto diverso da quello che hai fatto dieci anni fa, quello che fai oggi e quello che farai tra dieci anni. Molto diverso, ma che ha lo stesso principio attivo, ha la stessa radice e ha lo stesso frutto, che è sempre l'amore con cui sei amato e l'amore con cui puoi amare. Nel momento in cui cambi questo amore con un criterio, un giudizio o qualcos'altro, si perde, perdi tutto. Su questo forse ciascuno di noi dovrà fare un po' di verifica, perché forse il Gesù Cristo che sta seguendo adesso era qualche cosa che aveva capito tanto tempo fa, ma che non sta attualizzando con la sua storia oggi. Con le persone che ha accanto oggi, con le scelte di vita che sta facendo oggi, non c'entra, quindi non c'è il principio attivo dell'amore, c'è soltanto uno schema. Allora questa verifica credo sia proprio necessaria per essere veramente liberi, altrimenti siccome abbiamo raggiunto un certo equilibrio, ormai sappiamo come gestirci, guardate queste parole. Perché il Vangelo in questo è veramente spietato. Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo perché dice il vecchio è gradevole. Adesso sto bene, ho già sistemato tutto. Per carità, perché mettersi in un cammino nuovo? Ci conceda il Signore questa Santa novità.
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3-9-26 giovedì 22o. Chi sta parlando alla mia vita?
Il primo ad essere pescato è Pietro, questo Simone che sa tante cose, sa che ha attraversato la notte e non ha preso nulla, però ha accolto il Signore nella sua barca e lo ha ascoltato. E qui ci sarebbe la prima questione. Chi accogliamo nella barca della nostra vita? Chi parla alla nostra vita? Chi è il nostro interlocutore? Perché alla fine il nostro interlocutore sarà anche il suggeritore, quello che ci dà i consigli, sarà quello a cui rivolgiamo le nostre richieste, quello di cui ci fidiamo. Chi sta sulla nostra barca? A chi ci rivolgiamo? E forse il modo con cui è salito nella sua barca non dipendeva dalla scelta di Simone. Forse è proprio Gesù che si è proposto, ma nel momento in cui senti e impari a fidarti riesci a fare anche cose che non avresti mai fatto prima, nel caso del pescatore andare a quell'ora del giorno a buttare le reti, che ormai non era più tempo. Sì, forse anche nella nostra vita e in tante relazioni pensiamo che ormai sia troppo tardi. Troppo tardi per cambiare, troppo tardi per prendere un'altra decisione, un'altra scelta, troppo tardi per fidarsi di qualcuno, troppo tardi. No, con Gesù non è mai troppo tardi. Per me questo è veramente un passo fondamentale riguardo al nostro cammino di fede che smette di pensare che sia troppo tardi e si fida di Gesù. Non è mai troppo tardi per lui. Allora, solo chi fa questo si rende conto che a un certo punto vale la pena seguirlo. Ma vale la pena al punto di lasciare tutto. Su questo vorrei specificare che non riguarda semplicemente chi sceglie la vita consacrata, ministeriale o vita religiosa. Quello è un modo di lasciare tutto, ma non è l'unico. Lascia tutto anche chi pensa che quel tipo di lavoro, quel tipo di relazione o quella scelta di vita sia tutto. Invece capisce che non è così. Alla fine ti rendi conto che tutto è lui, il resto ci arrangiamo in un qualche modo. Se volete, anche oggi il Signore ci invita forse a fare delle scelte importanti, a gettare delle reti sulla Sua parola, a ripartire da una fiducia in Lui che è presente nella nostra vita. A te dice dai, getta le reti. Se avremo il coraggio di seguirlo, forse ci renderemo conto della sproporzione dell'essere con Lui rispetto al fare la nostra vita senza di Lui. Ci sono delle sproporzioni. Infatti a volte diciamo, no, Signore, è un po' troppo, ridimensioniamo le cose. No, e quello è quando vuoi guidare tu. Tu segui, che vuol dire continua ad ascoltarlo e a vedere come è Lui che provvede, non sei tu. È Lui che salva, non tu. È Lui che riempie le reti, non tu. Se questo sarà parte della nostra vita, ci renderemo conto che non abbiamo più da temere nulla, perché Lui veramente, quando è il Signore della nostra vita, provvederà.
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2-9-26 mercoledì 22o. Che cosa sta cambiando nella mia vita perché ho incontrato Cristo?
Vorrei notare come c'è questa forza che viene dalla presenza di Gesù e dalla Sua parola che risana. Potremmo dire, ma risana fino a un certo punto? No, no, risana la nostra vita. Potremmo dire che il continuo prendersi cura di noi a seconda delle nostre situazioni di vita è sempre assunto dal Signore portato ad un livello di vita più piena. Man mano che siamo in rapporto con Lui la nostra vita cresce. Anche per Paola in questo momento la sua vita cresce. È nata. È nata a vita nuova. Ma per noi che ascoltiamo queste parole c'è vita nuova? Perché c'è sempre un grande rischio che le mettiamo un po' come un sottofondo a una vita che però non cambia niente. Guardate come pregano Gesù quando entra in casa di Simone e c'è la suocera con la febbre, in preda alla febbre, che la potremmo rassomigliare a quello che nella prima lettura diceva Paolo agli abitanti di Corinto: vi ho dato da bere latte non cibo solido perché non eravate ancora capaci non lo siete ancora perché siete carnali cioè siete come dei bambini che cercano dei contentini vogliono le caramelle vogliono un po' la soddisfazione ma vi comportate in maniera solo umana cioè bisticciate tra di voi per cose che non hanno importanza non contano. Sì, somiglia a questo questa febbre che ti stende cioè che ti impedisce di avere un cammino uno slancio nella vita, una generosità. Guardate cosa fa Gesù la prende per mano le passa la febbre e si mette a servire. Se volete è quello che possiamo vivere anche noi oggi qui noi stiamo allo stesso tempo onorando Paola che ha compiuto il suo cammino, ma lo stiamo facendo nella fede cioè nella certezza che la sua vita non è conclusa adesso è piena. Quindi un po' come tutta quella gente che andava da Gesù con vari tipi di problemi ne sono trasformati nel momento in cui c'è una scelta di fede. È quello che dobbiamo chiederci anche noi: quale scelta di fede sto facendo nella mia vita perché non sia semplicemente una vita che si consuma? si consuma per il tempo si consuma per le malattie si consuma per il logorio del lavoro degli impegni interiori, ma si consuma. Come poter celebrare la fede nella risurrezione ma anche viverla? Perché solo dove c'è un amore che rende liberi e questo Gesù ce lo fa vedere, perché non soltanto si prende cura di ciascuno ma come dice il vangelo si ritira in preghiera, cioè sta nel silenzio davanti al Padre vive il rapporto con Dio. quando cercano di trattenerlo di prenderlo che vuol dire ci servi, lui dice no, bisogna andare altrove bisogna continuare a vivere a camminare a portare questo amore che ti rimette in cammino. Perché la nostra vita possa essere sempre in cammino, una vita che va dalla terra al cielo una vita che parte dal proprio egoismo dal propri bisogni e diventa sempre più capace di amare e donare come Gesù ci fa vedere continuiamo questo cammino di fede d'altronde anche come coppia ricordo bene che Paola e Luigi vivevano una grande unità grandissima erano uno a servizio dell'altro ed erano molto attenti anche agli altri in questo ci sono cose che porto nel cuore per colloqui con loro e per la loro generosità che voleva però rimanere sempre silenziosa, non mettersi in vista. Credo che l'amore continui quello che ha iniziato è proprio frutto di come sentendosi amati e preziosi agli occhi di Dio hanno fatto così anche loro con la loro vita. teniamone conto perché è un tesoro prezioso.
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1-9-26 martedì 22o. Il primo esorcismo? Ricordarti che sei amato.
Io sono veramente contento, grazie ad Alessandra e Lorenzo che mi hanno presentato chi è Cesarino, perché ci dà una percezione di come lo spirito d'amore abita nella vita delle persone concretamente, cioè è colui che si prende cura e la scuola della vita a volte ci passa davanti e solo chi è protagonista se ne rende conto. E invece è bello come in questo momento stringerci insieme, anche aiutati dal Vangelo, perché diventa una concreta manifestazione dello spirito di Dio che ama e i cuori che si rendono disponibili ne partecipano. Allora, e questo credo che ci renda veramente liberi, qualunque cosa accada nella vita, perché uno pensa a volte sì, alcune persone sono fortunate, beate loro, e gli altri si arrangiano. No, è nella vita concreta, con tutte le prove, che si manifesta proprio questo spirito d'amore. Quindi, un po' come è successo in questo brano del Vangelo, lo spirito d'amore che agisce in Gesù con potenza è quella autorità che parla nella vita delle persone. Tanto che può succedere a ciascuno di noi, se diamo fiducia all'amore con cui Dio ama facciamo molto prima, altrimenti dobbiamo averlo un po' per altre condizioni che poi un po' sfuggono alla nostra percezione: “da dove gli viene?” E viene sempre dallo spirito santo, è sempre dallo spirito di Dio. Abbiamo bisogno di rendercene conto e aiutarci a vicenda in questo. Io in questo sono molto edificato quando qualcuno me lo dice, me lo annuncia, lo riconosce nelle persone che aveva accanto o nella propria vita, e questo diventa un motivo di lode e ringraziamento. Credo che tutti noi in questo dovremmo sentirci responsabili, un po' come quel nonno che va a tutti gli allenamenti, cioè c'è qualcosa che supera il “si deve fare così”, c'è una sovrabbondanza del cuore. Allora di questa sovrabbondanza vorrei dire spero che sia contagiosa, ma perché sia contagiosa bisogna proprio dirlo, cioè parteciparne e donarla Quindi io ringrazio a chi me l'ha donata! E credo che come succede per il Vangelo man mano che queste cose ci sono scacciano via le altre, cioè anche i brutti modi con cui lo spirito ci divide se ne vanno quando c'è uno spirito d'amore che abita nella nostra vita. Volete sapere qual è il primo esorcismo? Quello che Gesù sta compiendo: ricordarci che l'amore con cui siamo amati ci rende liberi. Tu vivi l'amore con cui sei amato e sarai una persona libera e insegnerai anche agli altri ad essere persona libera, amata e pronta ad amare. E credo che di questo il mondo abbia un grande bisogno. Quindi con cuore rinnovato oggi ringraziamo il Signore perché anche nella nostra vita dona questo spirito che ha parole buone, parole di comprensione, di accoglienza, parole di condivisione. Parole che anziché svuotarti ti riempiono di gratitudine ed è proprio questa gratitudine che oggi vogliamo rendere al Signore, perché così viene nella nostra vita. Lui non viene per rovinarci, per disfare i nostri progetti, no, viene proprio per darci quel raggio di luce in mezzo al buio della vita per dire cammina dritto di qua. E questa è l'indicazione che oggi vogliamo riconoscere nella vita di Cesarino e che diventa anche per noi un tracciato da seguire.
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31-8-26 lunedì 22o. Il Risorto passa: anche ciò che sembrava concluso può essere nuovo cammino.
Qui c'è il programma, se volete, per comprendere e rileggere la nostra vita in una prospettiva che non sia semplicemente la vita naturale, cioè quella per cui si nasce, pappa, nanna e cacca per un po' di anni e poi si parte. La prospettiva qual è? Dovremmo essere sempre grati, rileggere spesso questo brano del Vangelo perché Gesù dice una cosa che è sconvolgente, detta da un uomo. Oggi si è compiuta questa scrittura dopo che ha letto il profeta Isaia, lo spirito del Signore sopra di me, perché mi ha consacrato per mandarmi ai poveri, a portare un lieto annuncio, proclamare liberazione, ai ciechi la vista. Quindi a proclamare qualcosa che per chi vive soltanto secondo la nostra natura sembrerebbe impossibile e metterci invece in una prospettiva in cui tu dici è meravigliosa, questa è vita vera, questa è vita che nessuno ti può togliere. Come si fa per entrare in questo anno del Signore? Entra nel giorno del Signore. Vuoi entrare nell'anno? Entra nel giorno. Qual è il giorno del Signore? Noi diciamo che la domenica, cosa vuol dire Dies domini? Il giorno della sua risurrezione. Vuol dire entra in una condizione del tempo, quello che stai vivendo, che ha a che fare con l'eterno, ha a che fare con il senso della tua vita. Però come facciamo se vogliamo rimanere nelle nostre categorie umane? Non ci riusciamo. Allora dobbiamo scaricare sugli altri, in particolare qui è Gesù, ma va sempre di mezzo lui, ma anche tutti quelli che portano il Vangelo faranno la stessa fine. Il proverbio che Gesù cita è nessuno è profeta in patria, dove pensano di conoscerti lì tu non hai più futuro perché hai soltanto passato. Fate caso a questa cosa, se uno ti ha conosciuto da bambino tu sei quello che ha conosciuto da bambino, qualunque cosa capiti nella tua vita. Entrare nel giorno del Signore, vivere nella prospettiva della risurrezione e vedere le cose dal punto di vista di Dio. Per farlo dobbiamo ascoltare lui però, se no è impossibile. E lui che cosa ci dice? Che chiunque accoglie il Signore e i suoi inviati nella prospettiva per cui il Signore viene a te partecipa della sua vita. Vi interessa? È questo. Per questo la vita eterna non è vita futura, se è eterna vuol dire che è da sempre e per sempre, se no non sarebbe eterna, sarebbe solo futura. Questo per me è il jolly, quello che poi alla fine risolve la nostra aporia, la nostra contraddizione nella vita, perché sentiamo di voler vivere e stiamo andando verso la morte. C'è qualcosa che non funziona. Sì, non funziona il fatto che non ti rendi conto di come il Signore della vita venga a te. E anche oggi viene, e vorrei tradurlo. Come viene il Signore il risorto, il vivente nella tua vita oggi, così che tu non viva semplicemente nella prospettiva della morte? La gente che non l'accoglie è chiaro, qui c'è un anticipo della fine del Vangelo, per chi avesse voglia di leggere, sono solo 24 capitoli, siamo al quarto ma già ti dice la fine: lo prendono, lo portano fuori dalla loro città, lo volevano ammazzare e Gesù cosa fa? Passa in mezzo a loro e va avanti, se ne va, passa in mezzo e va: un segno che è il risorto. È già un anticipo di che cosa succede per quanto tu lo possa voler eliminare, ma Lui è il vivente e nessuno lo elimina, Lui è il vivente, passa in mezzo. E questo vorrei che fosse un po' anche il sentore che ciascuno di noi possa avere oggi: passa in mezzo alla mia vita così che anche quelle parti di morte che sto scegliendo possano seguirti, cioè trasforma il mio vivere per la morte invece in una bellissima processione per la vita. Credo che questo la messa lo attui sempre, poi possiamo viverla con il pilota automatico e non ce ne accorgiamo, ma succede così, c'è il Signore che viene, viene il Dio della vita, ci parla, si dona in comunione con noi perché noi da qui ripartiamo come dei risorti, come coloro che stanno vivendo nel tempo e nell'eterno. È per questo che il cammino della Chiesa continua anche oggi in mezzo a tante contraddizioni perché c'è il risorto che cammina in mezzo a noi.
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30-8-26 Domenica 22oa. Il male non avrà l'ultima parola se continuiamo ad amare, anche dalla croce.
C'è una questione un po' complicata, difficile da dipanare oggi, ma proviamo a vedere come Gesù ce la spiega. Perché contrariamente quanto a volte pensiamo, il Signore le cose ce le dice, ma non è detto che quello che ci dice ci vada bene. Quindi, proviamo. C'è un modo con cui Lui ci parla e ci spiega della vita, che è proprio la vita proprio di Dio. Lui ci manifesta che Dio è un Dio amore, che ci comunica amore in quello che fa. E non si ferma nella sua scelta di amare, anche se viene per questo motivo perseguitato, condannato, ucciso, fino alla morte di croce. Quando Gesù dice questo, guardate lo zelo di Pietro è quello che ci vorrebbe togliere tutti i problemi. Lo dico in un modo spero ancora più semplice. Siccome tu sei un Dio buono e non vuoi il male, e qui evidentemente c'è del male, non permetterlo. Quindi, una resistenza naturale. Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai. Lecito, vero? Vai dietro a me, Satana, questa è la risposta. Cioè, peggio di così? Ma perché? E lo spiega, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. Domenica scorsa gli aveva fatto quella bella lode: “Il padre mio ti ha detto queste cose, tu sei Pietro su questa pietra…” Perché gli aveva detto tu sei il Cristo. E non l'ha detto perché ha fatto due più due, ma perché il padre gli aveva suggerito nel cuore questo. Cioè, ha trovato conveniente al progetto di Dio la persona di Gesù. Benissimo. E che cosa gli è successo adesso? Perché se è successo a lui, succede anche a noi. Gli è successo che voleva salvarsi. Salvare Gesù, voleva dire salvare anche se stesso. Allora, Dio, possiamo stare certi, è uno che non sceglie il male. Mai. Neanche quel nostro detto che il fine giustifica i mezzi. Questo Dio non l'ha mai detto. È la sintesi un po' del principio machiavelliano, del principio, vabbè, lasciamo stare. Ma cosa mi interessa di questa situazione? Come mai anche la croce che Gesù sta dicendo, cioè il fatto che lui sarà perseguitato e ucciso, non vada evitato. Ma perché diventa il luogo massimo della manifestazione dell'amore di Dio. Penso a volte anche la scelta del matrimonio, come la scelta di un amore umano che voglia essere anche rivestito e illuminato dall'amore con cui Dio ama. E quindi c'è questa scelta. Il sacramento, l'uomo e la donna diventano immagine dell'amore tra Dio e la Chiesa. È l'umanità che risponde al suo amore. Ma noi ne abbiamo trovato anche tante soluzioni per dire no, abbiamo sbagliato. Per carità. Ma qual era il progetto iniziale? Che anche questo ci dovrebbe interessare. Il manifestare che l'amore non si ferma. L'amore è l'azione propria di Dio che per quanto ci possa essere del male, vuole manifestare un bene più grande. Allora, se noi in certe situazioni diremmo ma che guadagno c'è a continuare per questa strada? La risposta di Gesù è: c'è il guadagno di chi ama di più. La forza dell'amore che supera le semplici categorie umane “mi conviene, non mi conviene”. Quindi tutto sta convergendo su un significato. C'è un dono che Dio fa e quando il cuore dell'uomo se ne accorge assomiglia all'espressione che diceva Geremia mi hai sedotto, Signore. Detta in un linguaggio nostro moderno potremmo dire mai fregato. Cioè mi hai innamorato con questa cosa e mai fregato. Perché? Perché io l'ho scelta ma tutti mi vanno contro. Avete presente quelle situazioni? Allora, l'amore ci può fregare? Eh, no, ma in un certo senso sì perché a quel punto la tua vita o è donata o è consegnata o altrimenti dici ma chi me l'ha fatta fare? Allora, c'è un altro modo che lo vorrei utilizzare perché è un testo che io amo moltissimo e lo troviamo oggi nella seconda lettura, brevissima perché Paolo qui dice, fa un'esortazione in nome di che cosa? Dell'amore di Dio. Vi esorto per la misericordia di Dio cioè per l'amore proprio con cui Dio ama. Cosa dovete fare? Non dovete fare niente. Se volete, se permettete all'amore di Dio di abitare nei vostri cuori offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, questo è il vostro culto spirituale. Guardate, questa è un'espressione sintetica per dire tutto quello che avevo detto prima. Man mano che queste parole non sono più termini evanescenti ma si concretizzano nella tua storia, nella tua croce in quello che stai portando adesso in quello che ti sembra non avere senso eppure tu ci puoi mettere tutto l'amore della tua vita riconoscendo che ha senso. Allora, alla tentazione di salvarci da soli, che vuol dire che dopo rimaniamo da soli, Dio risponde con il dono di sé perché chi fa così non sarà mai più solo ci sarà sempre l'amore con cui è amato dentro la sua vita che lo fa dono insieme a Dio ed è proprio il mistero che stiamo celebrando.
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28-8-26 venerdì 21o La vita è luminosa perché amata e pronta ad amare.
Essere stolti o saggi, come abbiamo ascoltato, si vede che c'è differenza. Però vorrei dire che non è soltanto una differenza finale, è una differenza di come viviamo la vita. Perché le parabole ci servono, perché ci fanno un po' ragionare, anche se noi sentiamo già tante ingiustizie. Uno potrebbe dire, ma che gli costa dargli un po' del suo olio, no? È come se mi dovessi staccare un pochettino di cervello, come faccio a staccarmi il cervello? No, non funziona così. Cioè, quell'olio è la sua vita, è quello che fa con la sua vita. Se ciascuno fa una scelta nella vita, è la sua vita, la fa. Speriamo che non faccia troppi danni in giro. Ma mi verrebbe da dire, lo dico proprio come supplica, perché io non so se sto mettendo bene l'olio da parte, ma vorrei stare con chi quest'olio ce l'ha, ed è la Chiesa. Cioè, stiamoci, partecipiamo, viviamola. Non è un supermarket che prendi l'olio quando ti pare piace. Cerco di spiegarmi ancora meglio. Perché io avrei fatto così, non c'ho olio, ma io sto con te, entro con te. Entriamo con la tua lampada. Sostanzialmente può essere questa una sapienza, no? Cioè, se anche mi rendo conto che io sono corto e non ci arrivo, ma tu ci arrivi, io sto con te. E devo dire che questo, mirabilmente, in questi duemila anni di cristianesimo è successo tantissimo, verrebbe da dire sempre, è sempre successo. Di uomini assennati come Agostino, che è stato dissennato per un bel pezzo, poi a un certo punto, grazie ad Ambrogio, grazie alle preghiere di sua madre, grazie allo Spirito Santo che gli ha toccato il cuore, grazie alla Chiesa, lui si è messo a servizio e l'ha fatto con tutta la sua sapienza. Ci sarebbe da dire che è luminosissimo, ma molti hanno preso la luce di Agostino e ne hanno fatto altro. Eh sì, perché non dimentichiamo che anche un certo Martin Lutero era un agostiniano. Ma poi tutto concorre al bene, per carità. Ma quello che in tanti momenti ha spaccato è proprio un prendere per sé. E non funziona. Allora, visto che anche la prima lettera ai Corinti che abbiamo ascoltato parlava di sapienza e di stoltezza, ma io vorrei dire, io vorrei essere stolto con Cristo. Cioè, mi interessa poco di sembrare intelligente agli occhi degli altri. Mi interessa la sua sapienza, che tanto il massimo della sapienza umana non arriva alla sua. Però quello che vorrei fare è comprendere le cose al modo di Cristo. Perché lui è venuto a fare comunione tra cielo e terra, tra la vita di Dio e la vita degli uomini. Quando ci renderemo conto di questo, ecco, è il momento delle nozze. L'umanità trova compimento. A questo vorrei rimandare una riflessione personale di ciascuno. Perché ciascuno si deve chiedere, ma che cosa sto scegliendo io adesso, in questo tempo che mi è dato? Cos'è sapiente per me? A cosa sto donando la vita? Perché se la dono a cose che vengono soltanto consumate, finiscono e non ce n'è più, è finito l'olio. Le lampade di tutti si spengono, no? Ma c'è la sapienza di Dio, una sapienza che riaccende la nostra vita sempre. Il sapersi amati da Dio è quello che ti fa sempre avere una lampada pronta a bruciare questa luce. E la nostra vita spero che sarà così. Una vita luminosa perché amata e pronta ad amare. Ci conceda così il Signore di camminare in tutti i nostri giorni.
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27-8-26 giovedì 21o Vigilare è ricordare davanti a chi sto vivendo.
Abbiamo una provvidenza nel celebrare l'eucaristia (con questi testi). siamo passati stamattina dal meditare sul combattimento interiore all'essere svegli, vigilanti. Chi si chiama Gregorio dovrebbe essere contento, nome che vuol dire colui che veglia, colui che vigila. Forse c'è un qualche trucchetto da dover svelare su questa vigilanza perché attraverso le parabole che Gesù dice oggi siamo messi un po' in guardia. Sembra quasi che ci sia una furbizia uno è furbo, l'altro è un po' meno furbo no, non si tratta di una furbizia ma di aver colto cosa c'è dietro una certezza che il modo con cui il Signore viene riguarda un po' il senso della nostra vita quale senso hai scoperto della tua vita? se è quello semplicemente del prolungare una vita biologica mantenendo il benessere fisico, del piacere delle cose ma facendolo non con gli altri ma contro gli altri allora vedete questa è la dinamica di quel servo che viene a considerare la venuta del Signore come beh lui tarda, io intanto faccio così poi quando sarà, sarà diciamo un vivere la vita semplicemente per quello che riesco a cogliere. Viene evidenziato questo contrasto come il percuotere i compagni e a mangiare e bere con gli ubriaconi, cioè nei confronti degli altri essere in una condizione di contrasto, sempre in combattimento per tornare alle parole di stamattina contro l'altro, l'altro è il problema perché io, io, io allora c'è un qualcosa che però ci potrebbe aiutare che non è semplicemente il non essere colti in fallo ma dentro di te, davanti a chi stai vivendo? cioè il rapporto con il Signore non è qualcosa di estrinseco è una conseguenza di quello che io vivo dentro il cuore. Quel servo fidato e prudente che il Signore metterà a capo di tutti i suoi veri è vero, è così il Signore ci dice che sarà così. Se il tuo criterio è il condividere l'amore con cui ti senti amato tu lo metti già adesso nelle cose che fai qualunque siano tu metterai comunione e benevolenza nelle scelte della tua vita qualunque sia la tua situazione fisica, psichica, lavorativa, interiore è lo stesso perché hai colto di essere in comunione con Dio. Non è una cosa estrinseca. anche il ripartire l'Eucaristia come la comunione che il Signore vuole con lui e tra di noi oggi come una condivisione questo ci dà di anticipare già adesso il nostro essere in una collaborazione per un bene di tutti. San Paolo anche lui ci diceva qualcosa oggi perché dice che la grazia di Dio che vi è stata data è perché siate arricchiti di tutti i doni quelli della parola e della coscienza. sta parlando ad una comunità se avete voglia, questo è proprio l'inizio della lettera dei Corinzi sta dicendo che hanno già tutti i doni poi farà anche una ripresa di tutte le situazioni perché sembra che questa comunità abbia ogni tipo di demonio cioè le hanno fatte di tutti i colori e questa non è una specie di come dire gli faccio due carezze però dopo arrivo col bastone no dice la verità cioè come anche per noi il Signore ci ha già fatto tutti i doni si tratta poi di viverli di condividerli, di viverli. Questi doni ci sono la testimonianza di Cristo è stabile e salda in mezzo a noi come lì non ci manca nessun carisma e Lui ci renderà saldi fino alla fine in questi doni se diventeranno anche il nostro stile di vita. Quando ce li dimentichiamo quindi viviamo altre dinamiche e quindi arriviamo agli scontri a quello che voi sapete allora guardate come anche queste parole diventano un aiuto per ritornare a fare quel combattimento per cui sa distinguere il peccato dal peccatore e il fratello e non il nemico in colui che la pensa diversamente da me. Stare svegli, vegliare perché in queste dinamiche nella vita che stiamo vivendo tutti i giorni nelle prove e nelle gioie ci sia sempre quello spirito di comunione con cui siamo amati dal Signore. allora avremo sempre la gioia e la forza di affrontare e superare ogni prova. Chiediamo al Signore di saperci far forti del suo amore e della sua fedeltà. Anche di saperla condividere non imporre condividere cioè porre nelle situazioni in cui siamo come il criterio con cui il mio cuore oggi deciderà scegliere. Forse diventerà anche quel suggerimento che l'altra persona quella che in quel momento era più nella difficoltà e nel buio aveva proprio bisogno di ritrovare accogliere e vivere. Dalla comunione con cui siamo amati anche noi diventiamo dono di comunione gli uni per gli altri.
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26-8-26 mercoledì 21o. “Bellissimi fuori, ma dentro?”
Approfitto della bellezza del testo della seconda Tessalonicesi che abbiamo ascoltato, dove c'è una raccomandazione ai cristiani, chiaramente non solo di Tessalonica, ma ai cristiani, quindi a ciascuno di noi, del non rimanere oziosi riguardo ad un'imitazione, un esempio che ci è stato dato. Abbiamo un modello. Il modello è di chi, avendo ascoltato il Vangelo, ha lasciato che questo entrasse veramente nella sua vita e quindi ne è stato coinvolto in tutto quello che fa. Questo riguarda la vita cristiana, altrimenti metteremo il Vangelo come un argomento da salotto, poi la vita è un'altra cosa. Invece, questo non essere rimasto ozioso, Paolo e quelli che erano con lui nella comunità, ha voluto significare qualcosa di concreto. Noi stiamo mettendo la vita, è chiaro che il mettere la vita perché la gente possa conoscere il Vangelo, ma non soltanto per sentito dire, ma lo possa vedere, vuol dire che c'è una comunità che lo vive. Qualcuno che l'ha annunciato con la parola e la vita e qualche altro che dice bene, allora questo che cosa comporta per me? Come mi cambia? E qui c'è un'indicazione, visto che abbiamo lavorato duramente notte e giorno, Paolo aveva anche questa fissa che non voleva essere sostenuto, quindi finché ha potuto ha anche lavorato, faceva il tessitore, faceva le tende, faceva le vele, era uno che lavorava e voleva mantenersi così. Poi a un certo punto si è dedicato tutto all'evangelizzazione e quindi non ne aveva più il tempo… qualcosa mi fa pensare. E dice non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. Vuol dire che io potessi vedere in questa persona qualcosa che veramente mi aiuta a capire che cosa vuol dire credere nel Signore Gesù. Beh, diceva allora, io vi do questa regola, chi non vuole lavorare neppure mangi. Forse questo ci fa capire almeno una dimensione. Quando non viviamo il Vangelo: a noi è stato trasmesso, se non ci si confessa non puoi fare la comunione, sino a una trentina di anni fa dicevano così. Facendone una specie di, se non paghi la tassa non puoi ricevere… ma in realtà credo che quell'indicazione potrebbe essere, se non vivi la comunione, guarda che non è che ricevi la comunione semplicemente nell'Eucaristia, cioè quella a vivere la comunione è una vita di comunione, quindi che è fatta dalla confessione dei peccati ma è fatta dall'assistenza e dalla vita comunitaria, dall'essere impastati nell'umanità. E quindi, certo ci sono i peccati, si chiede perdono, si riparte, certo ci sono delle mancanze, si chiede perdono, questo chiedere perdono anche alla comunità è come dire mi metto all'opera, lavoro per tessere la comunione. Lo collego semplicemente a queste indicazioni guai a voi iscrivi e farisei, ipocriti, che forse in tante situazioni siamo noi, che vogliamo sembrare a posto, guardate che bello questo muro bianco, pensate ai sepolcri perché si vedessero bene, li imbiancavano di calce viva, quindi erano belli bianchi e bianchi perché dicevo siccome chi toccava qualcosa che aveva a che fare con i morti era impuro, facciamo che sia ben evidente. Allora, bellissimi fuori, cosa c'è dentro? Beh, sono i morti. Allora, voi potete fare la stessa cosa, cioè sembrare belli, volete mostrare la parte di fuori bella, ma dentro come siete messi? Ecco come ci può sconvolgere. Dentro ciascuno di noi, se uno dicesse, se dovessi dire tutti quei pensieri che mi sono venuti riguardo a Pinco Pallino, come risulterei, veramente carino? Allora dici, aspetta un attimo, cerca di fare unità tra dentro e fuori, che non vuol dire diventa brutto anche fuori, ma diventa bello anche dentro. Parti da dentro e sapete c'è un modo per essere belli dentro. Così posso citare un vecchio proverbio napoletano: “anche u scarrafone è bell a mamma sua”. Allora, per quanto possiamo essere brutti e peccatori tutti, ma quando stiamo davanti a Dio, sapendo che ci ama, questo ci trasforma. La bellezza che ciascuno di noi ha davanti a Dio, da che cosa dipende? Dal fatto che è un figlio amato. Quindi il volere che questo amore di Dio dentro di noi cambi qualcosa, non a partire da fuori, a partire da dentro, è quello che mi porterà anche ad un comportamento diverso. Però un comportamento non di immagine, ma un comportamento di gratitudine, è la grazia che agisce dentro di me, che mi porta a rispondere all'amore. Con questo vorrei oggi dire grazie anche al Signore perché le orazioni che stiamo facendo per l'evangelizzazione dei popoli riguardano tutti noi. Tutti siamo coinvolti nell'evangelizzazione, a tutti compete annunciare il Vangelo, ciascuno secondo il suo stato di vita. Ma il Vangelo è qualcosa che riguarda la Chiesa nella sua natura, nella sua peculiarità, è il battesimo che ci pone già nella condizione di essere annunciatori di questa bellezza. Quindi chiediamo al Signore che possa davvero muoversi da dentro il nostro cuore e procedere con la vita di ciascuno di noi.
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25-8-26 martedì 21o. Cosa succede alla nostra comunione mentre io cerco di dimostrare che ho ragione?
Entriamo in questo dono che, come spesso succede, potrebbe non essere interpretato bene. Gesù dà delle indicazioni che noi potremmo prendere in un modo un po' permaloso, avete presente, no? Dove lui ci corregge, anziché ringraziare, potremmo anche prendercela. Qual è l'indicazione? Che ci mettiamo nei guai, soprattutto quando sappiamo tante cose, perché preferiamo avere magari un'eccellenza, una priorità, una grande capacità, qui viene espressa come questo pagare le decime sulle spezie, la menta, il cumino, però allo stesso tempo di questo farci grandi e di trascurare le cose essenziali. E vengono anche dette, quelle sono tre le cose essenziali, la giustizia, la misericordia, la fedeltà. La giustizia, io sto osservando queste regole quindi sono a posto, Potremmo schernirci, nella situazione in cui alla nostra osservanza preferiamo avere ragione su qualcosa anche minima e non guardare a ciò che serve davvero. E viene espresso da Gesù, poi vorrei che ognuno l'attualizzasse, filtrate il moscerino e ingoiate il cammello. Devo dire che un'immagine del genere non mi sarebbe mai venuta. Però dà molto l'idea, cioè la cosa minuziosa la filtri, fai vedere che ne sai, una cosa macroscopica, la cosa macroscopica non la consideri neanche. E vorrei tradurla anche in una cosa molto pratica, perché rimanendo in quelle che sono le dinamiche delle relazioni, a volte preferiamo rivendicare una ragione su qualcuno dimenticandoci di essere l'uno per l'altro, in comunione con qualcuno. Allora, se tu trascuri perché vuoi comunque avere ragione, come starai lì dentro, in quella relazione, come ci stai? Allora, Gesù usa il termine guai, ahimè, perché tanto alla fine ricadono su di lui queste cose. Provo a esprimermi in un modo diverso. Nel momento in cui siamo non nella prospettiva della comunione, l'uno per l'altro, ma l'uno contro l'altro, su chi ricade questa contraddizione? Facciamo un esempio in casa, nel momento in cui anche due figli combattono e si fanno guerra, su chi ricade questa condizione di divisione? Su chi sta cercando di tenere sempre la comunione e l'unità. Allora, guardate che questa è una cosa che quando ricade su di noi ce ne accorgiamo benissimo, ma se ricade sugli altri spesso non ce ne accorgiamo. Quando vogliamo avere le nostre piccole ragioni e trascuriamo la comunione, questo ricade sempre sul Signore. D'altronde lui ci ha fatto vedere che veramente ci ama e ci ama fino alla fine, perché il mistero della croce non è finito. Finché ci sarà un'umanità si continuerà ad attuare questo mistero d'amore, che per quanto possa essere contraddetto lui continua invece a dire ma il mio amore per te non si ferma fino alla fine. Per questo oggi vorrei semplicemente proporvi di verificarvi, ciascuno nel cuore, in che cosa sto tendendo la comunione e in che cosa sto soltanto cercando di avere ragione?. Perché una volta che una cosa viene riconosciuta forse qualche accorgimento sarà possibile.
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24-8-26 S. Bartolomeo. La cosa più bella dell'incontro con Gesù è sentirti conosciuto nel tuo segreto
Per me è sempre una grande meraviglia trovarmi a celebrare la festa di San Bartolomeo, un po' perché per otto anni sono stato parroco di una parrocchia dedicata a lui e questo mi ha segnato, sia il santo che le persone, le porto dentro. E poi perché è una figura che è subito indicata da Gesù come una persona genuina. Perché? Perché aveva un preconcetto, non so se voi avete praticità con i preconcetti, che sono delle preclusioni, no? Il preconcetto è da Nazareth, può venire qualcosa di buono? però il suo amico Filippo che l'ha chiamato gli dice semplicemente vieni e vedi, cioè supera il tuo preconcetto qualunque esso sia, rimani dal cuore aperto e luminoso, ti va? E lui semplicemente ci va. Allora io non so che rapporto avete dentro di voi con i vostri preconcetti, però di solito sono dei blocchi, degli impedimenti. È vero che noi tutti abbiamo bisogno di qualcosa per andare avanti in automatico, non è che tutte le mattine dici adesso devo lavarmi la faccia, tu hai i tuoi schemi e vai, sono un po' i miei preconcetti. Ma se sei chiamato a superarli in base ad una parola, ad un qualche cosa che vada oltre, tu che cosa fai? Questo mi sembra la meraviglia di Natanaele. È la cosa che spero e auguro a tutti, ogni volta che li superiamo in un rapporto con Gesù, di potersi sentire conosciuti nella parte più intima della tua vita, quella in cui sei tu e lui e basta, e lì trasformati. Come mi conosci? Ti ho visto quando eri sotto l'albero di Fichi. Che cosa ha conosciuto Gesù in cui Natanaele si sente riconosciuto? Questo non ci viene detto, semplicemente siccome si sente conosciuto lì in quel segreto che sapeva soltanto lui, a quel punto si è dilatato, ha sentito quanto era prezioso agli occhi di Dio, conosciuto e lo riconosce anche lui. Tu sei il figlio di Dio, tu sei l'Israele. Vedrai cose più grandi di queste, gli dice Gesù. A ciascuno io dico: In quel rapporto con Dio in cui puoi essere te stesso, se superi preconcetti, pregiudizi, tutti quei “pre” che ti lasciano chiuso nella tua scatola, che per quanto possa essere grande, si riduce a poche cose: Non ti interessa piuttosto entrare nella novità di vita, perché questo a mio avviso è anche la bellezza del diventare parte di questo popolo che ha come caratteristica essere apostolico, anche inviato, come poi sarà per Natanaele, stare con Gesù e poi essere anche pronto ad andare sulla sua parola. Credo che questo possa essere oggi per noi un motivo di impegno: rimetterci alla presenza del Signore, sentirci conosciuti da Lui, sentire che da qualcosa mi devo lasciar tirare fuori: dire Signore te la rimetto lì. poi provare anche noi, un po' come è successo per Filippo con Natanaele, a sentire che possiamo essere gli uni per gli altri un aiuto a uscire dai nostri schemi per andare verso una novità. E credo che la fede in questo apra sempre degli scenari meravigliosi. A volte sono faticosi all'inizio, ma quando poi vedi che lì dentro sei riconosciuto dal Signore, sei prezioso ai Suoi occhi, credo che varrà sempre la pena fare questo sforzo.
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23-8-26 Domenica 21oa. Chi è Gesù per me?
Per essere diretti, visto che di teorie ne sappiamo tante, anche religiose, sappiamo tante verità morali, ma Gesù vorrebbe farci procedere, cioè non fermarci semplicemente a delle leggi, a delle regole, a delle norme. Ci vuole portare avanti, non soltanto in una conoscenza teorica, ma in una conoscenza esperienziale, cioè che riguardi la tua vita, le tue scelte. Per cui, avete visto come prima chiede ai discepoli la gente chi dice che io sia, ma poi chiede a loro, e voi chi dite che io sia? E oggi chiede a ciascuno di noi, e tu chi dici che io sia? Chi sono io per te? Finché conosciamo Gesù soltanto come definizione o per sentito dire, diciamo la verità: non ci cambia la vita più di tanto. Solo quando si entra in un rapporto personale, e questo è il rapporto decisivo della nostra vita, che lo sappiamo o no, che ce ne rendiamo conto o no, però questo è il rapporto decisivo della nostra vita. Perché se già adesso, in questo tempo, in questo momento, viviamo con lui un rapporto particolare, speciale, tanto che le nostre decisioni, le cose che facciamo tutti i giorni, tutte, le viviamo a partire da questa relazione e lì cambiano le cose. E guardate, bellissimo questo riconoscimento reciproco, particolare, tra Gesù e Pietro, ci dovrebbe anche questo un po' aiutare e motivare, perché Pietro dice tu sei il Cristo. Ma Gesù riconosce che Pietro non soltanto non ha fatto le scuole alte, il seminario, la teologia, no, pescatore, verissimo quello faceva. Quindi Gesù riconosce che il Padre gli sta dando quella conoscenza di cui la nostra vita può fiorire in un modo diverso. Che, attenzione, non vuol dire che dopo, siccome sappiamo questo, non peccheremo mai, Pietro è proprio l'esempio classico, dopo ha rinnegato Gesù, insomma ne ha fatte anche lui. Come noi, non è che siccome adesso so che Gesù è veramente risolto, è veramente Signore della mia vita, da quel momento in poi poi ti va a confessare, non ti preoccupare. Le cadute ci sono, però la tua vita può avere un orientamento diverso. Allora, oggi vorrei fermarmi a questo, e vorrei proporvi di avere un po' di tempo, datevelo, anche pochi minuti, però per questo dialogo con lui, nel dirgli chi è per te. Per me è decisivo, per me Gesù è la mia gioia, non è che abbia dei dubbi, che io casco, certo che casco, ma poi mi rialzo, mi rialza lui. Però è la mia gioia, ho trovato che valeva la pena, poi non so come ci sia arrivato a diventare prete, questo non lo so, lo saprà lui, però ho capito che non doveva essere semplicemente la mia gioia in camera mia o in casa mia, doveva esserlo per un annuncio diverso, per cui mi trovo ad essere prete. Però ciascuno di noi, nelle sue relazioni lo pensi: quanto c'entra la presenza di Gesù come gioia e come gli cambia la vita? Starà a ciascuno ripensarlo anche perché non è uguale nelle diversità della vita, ve ne renderete conto, no? Non è uguale per le varie situazioni in cui ci si trova anche adesso, non soltanto quando eravamo piccoli e chissà quando saremo ultra anziani. Però intanto, adesso, cosa gli rispondo a: chi sono io per te? Credo che questo possa aiutarci a fare un passo diverso, forse anche ad avere un gusto e una gioia diversa nel nostro professare la fede e nel nostro vivere la fede in tutte le razioni. Quindi al Signore oggi proviamo a dedicare anche un momento particolare per dargli una vera risposta.
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22-8-26 Maria Regina - Come posso lasciare spazio al tuo amore? Per dire Eccomi con Maria.
Una festa particolare, quella di oggi, perché è di origine devozionale, ma ha una luce, credo, molto importante per aiutare ciascuno di noi a capire e a interpretare la vita di ogni giorno perché sia sempre più radicalmente cristiana, profondamente cristiana. Provo a spiegarmi. La bellezza di Maria è che è entrata, attraverso l'invito di Dio, in una modalità di vita che può essere veramente luminosa per gli uomini e le donne di tutti i tempi, quindi concretamente per ciascuno di noi nella sua situazione. Ha capito che la scelta da vivere non era sforzarsi di fare delle cose, ma accogliere lo Spirito Santo, quindi Dio nella propria vita, fargli spazio cosicché la santità di Dio che si esprime nell'amore diventasse gesto, opera. E questo si capisce anche dal brano del Vangelo che abbiamo ascoltato perché al progetto che l'angelo le enuncia, lei dice: come accadrà questo poiché non conosco uomo, cioè quello che tu mi dici è un qualcosa che umanamente non si può fare, quindi come accadrà? Non lo chiede dicendo no, è impossibile. E questo ci ricorda che qualche versetto prima, quando Zaccaria all'annuncio dell'angelo che sarebbe diventato padre e che avrebbe chiamato Giovanni questo bambino, lui dice no, è impossibile, io e mia moglie siamo vecchi, ormai no, non ce la possiamo fare. Qui Maria invece dice come accadrà, perché so che umanamente questa cosa non è possibile, quindi come mi dispongo a vivere questo? Per noi nella nostra situazione, ti succede qualcosa e dici: bene Signore in questa situazione come posso concorrere al bene, alla salvezza, alla gioia di queste situazioni, queste persone, come? io, quale atto di fede posso fare perché avvenga? L'angelo a Maria risponde, spirito santo scenderà su di te, per questo colui che nascerà sarà santo e chiamato figlio di Dio. Guardate che questo ha a che fare con il nostro battesimo, con il nostro metterci in ascolto della parola, vivere l'eucarestia, concorrere al bene con un cuore che cerca sintonia con lo spirito d'amore. Vivere con amore è proprio dare spazio allo spirito che agisce nella nostra vita. Per questo Maria dice un eccomi che continua a risonare nella storia, quell'eccomi diventa la risposta di una umanità che si lascia amare, quindi diventa capace di amare, si lascia proprio dare forma, ispirare, illuminare. Come faccio a vivere in questa situazione? Glielo chiedi, chiedi proprio lo spirito santo, lo spirito d'amore, chiedi anche l'intercessione di Maria, quello che noi facciamo tante volte, perché abbiamo bisogno di essere guidati. In questo Maria diventa veramente regina perché non ha vissuto nello sfarzo, nella ricchezza, penso che avesse vestiti anche molto molto semplici. Era una donna del popolo. Noi facciamo delle immagini mettendoci tante cose, oro, ma lei di oro penso che addosso non aveva proprio niente, ma ce l'aveva nel cuore l'oro. La cosa veramente preziosa è stata questa fede capace di lasciare agire con libertà l'amore di Dio nella sua vita. E in questo diventa regina, come Gesù è stato re anche dalla croce. Per questo chiediamo anche noi di avere questa luce nella fede perché ogni situazione che stiamo vivendo sia un'occasione perché l'amore di Dio parli nella nostra vita e dalla nostra vita.
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21-8-26 venerdì 20o L’amore ci rende prossimi, ci muove a prenderci cura, ci dà vita.
Sono contento di poter celebrare con questo Vangelo oggi perché tutto il senso della nostra vita alla fine ce lo giochiamo su questo. Cos'è la cosa più importante? Amare. Amare è quello che riesce a rendere la vita intensa e in questo senso potrei dire come nel testo del profeta Ezechiele si parla di una distesa di ossa inaridite che è il popolo che non sta vivendo nell’amore. Per questo invito il profeta a profetizzare perché lo Spirito, che è proprio lo Spirito di Dio, lo Spirito d'amore, possa rianimare il popolo. Sinché non c'è quest'amore ognuno è inaridito e vive la sua storia; e solo nell'amore, in un amore che ci muove e ci commuove, ci rende vicini, ci rende prossimi, che il senso della nostra vita ha tutta la sua luminosità. Penso un po' all'amore per Maria Adele amore ricevuto, amore donato, perché si respirava e si capiva benissimo sin da quando ci siamo incontrati. L'amore a questo punto ci fa capire che è il superamento di ogni legge, perché ci fa attuare la vita di Dio nella nostra piccolezza, nelle nostre poche risorse, abbiamo questo riferimento. Sappiamo che vivere l'amore vuol dire accogliere ciò che ci anima, ciò che ci fa vivere e condividerlo per questo Gesù all'amore di Dio accosta l’amore per il prossimo, non era detto così nella legge ma lui ci fa toccare con mano qual è il significato perché amare Dio, se non amo concretamente il prossimo alla fine posso riempirmi la bocca ma è aria. Sì è proprio nell'amore del prossimo, nel prendermi cura. Come abbiamo fatto qualche giorno fa il piegarsi insieme, il prenderci cura spiritualmente, materialmente, affettivamente concretizza quello che è il dono della vita, perché si può vivere anche una vita lunghissima ma se manca questo amore sarà una estenuante fatica, una fatica ancora più lunga. Solo nell'amore i giorni si compiono, si riempiono. Per questo oggi, l'abbiamo fatto anche con il Salmo un rendimento di grazie: rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre e in questo amore oggi sappiamo che la vita di Maria Adele si compie e continua questo legame tra cielo e terra perché l'amore che ha donato e che ha ricevuto rimane questo filo luminoso che congiunge cielo e terra di questo ringraziamo il Signore e continuiamo a farlo perché abbiamo bisogno di fare esperienza della resurrezione, non come concetto ma come esperienza di vita come quella luce che congiunge cielo e terra e che riesce a consolare i nostri cuori.
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20-8-26 giovedì 20o Ripensa alle tue priorità: c’è spazio per Dio con te?
Parabole sempre molto da chiarire, perché forse man mano che si ascolta la parabola facciamo tanti piccoli cortocircuiti, ma attraverso la parabola, quindi attraverso un racconto, il Signore ci mette davanti ad una realtà, complessa questa volta. Ci sono anche degli inserti, mi verrebbe da chiamarli così, perché qui Matteo ci parla anche di come poter rileggere la distruzione di Gerusalemme che poi è avvenuta nelle settanta dopo Cristo, come un qualche cosa che Gesù avesse già messo lì. E la situazione: guardate che a motivo dell'infedeltà e di come avete trattato Gesù e i profeti, voi siete stati poi distrutti. E questo è stato inserito dentro questa parabola, anche perché sarà durato un attimo, e intanto la festa di nozze era ferma lì, prima ha dovuto fare la strage, poi torna per la festa di nozze, funziona così con gli animali macellati? giusto per darvi un'idea di come anche mettersi in ascolto di una parabola. Ma qual è il motivo della parabola? Raccontare attraverso una storia qual è il progetto, c'è un progetto. Da sempre il progetto è che Dio ha delle nozze davanti, e sono le sue nozze con l'umanità. Vuol dire che ogni uomo di ogni epoca è chiamato a entrare in una nuzialità, a sentire che la propria vita è assunta in un amore. Questo è il progetto, e sapete qual è la risposta, lì ci viene detta abbiamo altre cose importanti da fare. Oggi avete fatto sicuramente delle cose importantissime, ma forse anche no, che se l'avesse fatto qualcun altro andava bene lo stesso. Però se quello che facciamo è motivo di escludere Dio dalla nostra vita, ecco, qui c'è un appello: c'è qualcosa di così importante che ti porta a escludere Dio dalla tua vita? se c'è fermati e ripensaci, ma ripensala davvero, ripensala come motivazione del tuo cuore, perché anche tutte le cose più importanti di questo mondo le fai per un po' di tempo, poi non so se te l'hanno detto, il biglietto c'è già, non sappiamo quando si parte, ma il biglietto c'è già. Quindi facciamo la nostra vita con grande impegno e amore in tutto quello che facciamo, ma senza perdere il vero orizzonte, e cioè che io sono chiamato con questo popolo ad una nuzialità. E vorrei venire, giusto per una nota, a questo finale, perché nell'assurdità della parabola uno potrebbe dire, li ha chiamati così come erano, buoni e cattivi, raccolti per strada e poi si lamenta che non hanno l'abito nuziale. L'abito nuziale veniva distribuito all'ingresso, che fosse un mantello, un qualcosa che rivestisse ciascuno di una grazia, com'è proprio del dono che ci viene fatto nel nostro rapporto con Dio. Tutti ci possiamo presentare a Dio non perché siamo bravi, belli, capaci, no, perché c'è una grazia e un amore che nel suo figlio ci viene donato. Se tu dici, no, io vado avanti per conto mio, come mi pare a me, capisci che ti escludi da che cosa? Non dall'amore di Dio, dal far sì che l'umiltà del tuo cuore recuperi l'amore di Dio e ti faccia rileggere in una chiave di salvezza quello che altrimenti vedi e vivi come disgrazie, come disavventure, come disastri, come io e nessun altro, insomma, come una vita che non è trasformata dalla grazia. E a quel punto si capisce che anche il tuo rapporto con Dio avrà sempre una paura, ecco il pianto e lo stridore di denti, come se ci fosse un giudizio che ti esclude. Ma il progetto, ve l'ho detto fino all'inizio, è la nuzialità, non l'esclusione. Quindi alla fine sei escluso se ti vuoi escludere. Ripensiamola, attualizziamola e guardiamola anche proprio nella prospettiva di quello che quotidianamente stiamo vivendo, perché anche oggi la grazia di Dio bussa alla porta della nostra vita.
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19-8-26 mercoledì 20o Signore continua a uscire, cercami!
La liturgia della parola si apre con questa grande cura che il Signore ha per le sue pecore: Io le pascerò; questo addirittura, facciamo anche fatica a tradurlo forse tante volte, ma lui si pone anche difensore delle pecore davanti ai pastori. C'è un lunghissimo discorso di Sant'Agostino, sempre molto interessante su questo capitolo, ma per dire che è stato un tema di riflessione e anche di ravvedimento. L'invito al ravvedimento da dove viene? Dal fatto che il Signore sempre si prende cura ed è quello che ci mostra anche il Vangelo. Andiamo subito ad una riflessione contrattuale e ci viene male lo stomaco se dobbiamo fare i contratti. Ma se guardiamo che c'è un Signore che esce continuamente a cercare, come la mettiamo? Se ciascuno di noi pensa che in tutte le epoche della sua vita, in tutte le condizioni che ha attraversato, il Signore sempre l'ha cercato, sempre, instancabilmente, e sempre ti ha invitato ad entrare con Lui in questo bel lavoro che è il prendersi cura della vigna. Allora attraverso questa parabola siamo anche chiamati personalmente a dire come ci sto io in questo servizio, in questa fatica che in realtà è la gioia stessa di Dio? La vivo con fatica contrattuale? Perché i primi contrattano, gli altri vanno di lungo (gli va bene comunque), l'avrete notato, no? E c'è qualcosa che fa saltare gli schemi, che mi piace poter guardare insieme a voi adesso. Perché, diciamolo francamente, se avesse pagato subito quelli della prima ora andavano via, gli altri andavano lisci? Perché comincia dagli ultimi? E vuol far venire fuori che cosa abbiamo nel cuore, se la gratitudine per essere parte della sua vita, perché tanto, alla fine, quello che viene chiamato la paga è la stessa per tutti, perché è sempre Lui. Ma c'è chi pensa di meritarselo, anzi, di meritarsi anche di più, perché si mette in confronto con gli altri. Credo che la maggior parte dei mali subentri quando l'invidia ci fa fare i confronti, ma tu, ma io, ma Lui, lì emergono tutte le falsità che ci portiamo nel cuore. Quindi, se ci può essere una purificazione, ringraziamo il Signore anche di questo oggi. Perché Lui è veramente buono e lo continua ad essere, lo sarà sempre. Se avremo voglia di lasciarci bonificare lo sguardo del cuore, quindi quel giudizio che diventa critica, che diventa invidia, allora forse ne usciremo anche noi ristrutturati, rigenerati. Sentiremo che è proprio una grazia che il Signore faccia venire fuori anche in certe situazioni la nostra insoddisfazione, solo per darci il gusto nuovo della conversione, del guardare le modalità della vita insieme a Lui. Allora oggi forse qualche domanda nel cuore potremmo portarla a casa, perché il nostro sguardo sia veramente concentrato su di Lui che viene a chiamarmi. E se sento che la mia vita è parte della Sua da sempre, forse un ringraziamento ancora più grande ne potrà scaturire da questa presenza.
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18-8-26 martedì 20o Cosa mi fa sentire ricco?
E' sempre bello mettersi in ascolto del Vangelo, sapendo che ti darà luce, conforto. Poi ci sono delle parole che ti spiazzano, come anche Pietro, i discepoli rimangono spiazzati. Anche perché c'era una concezione, se uno è ricco è perché il Signore l'ha benedetto. Quindi quando si sentono dire: quanto è difficile che un ricco entri nel Regno dei Cieli, gli ha tolto una certezza. Ma sono sicuro che anche noi abbiamo tante certezze, che sono però soltanto nostre, che non riguardano la rivelazione, cioè quello che Dio ci ha detto di sé. Vabbè, il tempo ci aiuterà a consumarle, perché non siano delle ricchezze che ci impediscano di entrare nel Regno dei Cieli. Quando? Adesso. Quando entriamo nel Regno dei Cieli? Possiamo già entrare adesso nel Regno dei Cieli. Cioè, nel modo con cui Dio regna, non è che ci entriamo soltanto dopo la morte biologica, possiamo già starci dentro. Ed è proprio la logica che ha cercato di spiegare ai suoi discepoli Gesù. Una logica per cui, intanto, non sono le cose che possiedi a darti di partecipare al Regno di Dio. Anzi, forse a volte possono impedirti, come lui dice, nel momento in cui le cose ti possiedono, non tu possiedi delle cose, perché chi è ricco può entrarci tranquillamente, se ha capito che la sua ricchezza non sono le cose ma il rapporto con Dio. E quindi sa che anche lui è un salvato, amato e salvato. Quindi la dinamica del Regno dei Cieli la può già vivere. Se invece le cose che hai ti possiedono, cioè pensi che sono quelle che ti danno la felicità e il tuo benessere, lì diventa difficile. Allora, c'è una libertà a cui il Signore ci sta chiamando. Guardate, le cose che ho detto le potete rivedere e ritrovare anche nella prima lettura di Ezechiele. Tu sei un Dio, ma io penso quante persone vivono con quest'idea dell'idolo che è se stesso. Poverini tutti quelli che sono campioni di qualcosa, di qualche attività sportiva, o hanno fatto di quello la loro ricchezza. E alla fine sostituiscono se stessi a Dio, tant'è che poi quando per motivi di infortuni o di età non possono più andare avanti, c'è il crollo. Il crollo dell'idolo. E beh, ma anche quello sarà un giorno di grazia per andare alla ricerca invece del Dio vivo e vero. Quindi la questione fondamentale è: chi è Dio se non sono io? È questo tu di Dio che noi possiamo imparare a conoscere, perché si fa conoscere e che diventa veramente la tua ricchezza per cui ti diventa possibile sperimentare la salvezza già da oggi. Da tante angosce, da tante paure, da un senso della vita di inadeguatezza, anche una grande povertà in questo senso potrebbe essere d'aiuto nel momento in cui tu scopri che la tua vera ricchezza sono le relazioni in cui il Signore ti mette, nelle quali provvede a te addirittura cento volte tanto, che vuol dire una misura strapiena. Forse dovremmo chiederci, ma io di che ricchezza sto vivendo? Cos'è ricchezza per me? Tanto da portare essere ricco del Regno dei Cieli oppure escludermi per questa idea di ricchezza che coltivo nel cuore dal Regno dei Cieli? Ciascuno a questa domanda darà la sua risposta e quindi ci muoveremo di conseguenza.
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17-8-26 lunedì 20o Che cosa mi manca davvero? Qualcuno (che mi dà gioia)
Che idea ci siamo fatti del regno di Dio di cui tante volte sentiamo parlare? Perché attraverso questo fatto un giovane che cerca che cosa deve fare per partecipare di questo regno e lo cerca però come qualcosa da acquistare. Sono bravo, le ho fatte tutte, sono a posto. A volte lo facciamo per spirito contrario: sono un disastro, le ho trasgredite tutte, sono a posto. Perché vogliamo eccellere comunque, no? In bene o in male. Ma al Signore questo lo affascina, è bellissimo, perché questo testo -siamo nel Vangelo di Matteo- ma in quello di Marco dice: Gesù fissatolo, lo amò e gli disse… Questo sguardo d'amore con cui Gesù ci guarda, se non ce ne accorgiamo continuiamo a fare le nostre gare per eccellenza nel bene o nel male e sprechiamo la vita, la sprechiamo. Quest'uomo era bravo, sono riuscito a fare tutto. Che cosa mi manca? Cioè sente che manca qualcosa e questa sarebbe una domanda da farsi ciascuno di noi: in quello che sto vivendo, che cosa sento che mi manca davvero? Perché se la risposta è i soldi, mi è risposta sbagliata. Addirittura a quest'uomo Gesù dice, se vuoi essere perfetto, completo, vendi quello che hai da noi poveri e il tuo tesoro sarà in cielo e vieni, seguimi, segui me. E che ricchezza è questa? È la ricchezza di chi si sa amato totalmente. Per cui senti che la tua vita è piena, è completa perché c'è quest'amore. Le cose ne avrai in sovrabbondanza, ma quello che veramente ti manca alla fine, se guardi bene, ha a che fare con questa relazione. Quindi non sei tu il burattinaio della tua vita. Questo ci costa tantissimo. E di solito la nostra eccellenza, soprattutto nel male, quando non riusciamo a viverla nel bene, soprattutto nel male, ha a che fare con questo. Io voglio decidere. E quest'uomo se ne va via triste, perché aveva anche tante ricchezze e pensava che quelle sarebbero state una parte importante della sua felicità. E invece va via triste. Oggi forse abbiamo bisogno di fare un attimo di sosta su che cosa considero veramente importante, ricchezza per la mia vita e che cosa sto cercando. Perché sinché non sentirò che questo amore (che mi chiama a seguirlo) mi precede, mi accompagna e compie la mia vita. Se non ho questo, non ho nulla.
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La fede non si arrende: Signore aiutami 16-8-26 Domenica 20oa
La forza che possiamo riconoscere oggi, spero non solo emotivamente, ma proprio spiritualmente, nella proclamazione della parola che abbiamo appena vissuto, ci interpella, perché a volte ce lo chiediamo, ma quale preghiera veramente ascoltata? Perché come faccio a sapere che le mie preghiere il Signore le ascolta? C'è un percorso che oggi potremmo fare rapidamente nel Vangelo, ma sono sicuro che personalmente ciascuno di noi non lo fa rapidamente, perché i passaggi interiori del cuore non sono uno schiocco di dita. Ci sono alcune cose che dobbiamo riconoscere, alcune dobbiamo proprio mollarle, altre invece portarle con una grandissima costanza. Allora, Gesù fa delle preferenze? Una domanda così su dei piedi, sì o no? Fa delle preferenze? Invece le fa. Però bisogna capire in che senso fa delle preferenze, perché non è che stamattina si è girato un po' schizzato, mentre altre mattine è più tranquillo… No, c'è un criterio di preferenza. Una donna straniera in un territorio (fuori Israele) sembra che ci sia tutto contrario e sembra che le riservi un trattamento decisamente negativo. Eppure mi permetto di dire che c'è quasi un'educazione reciproca in questo incontro. Come se siamo onesti, ciascuno di noi che viva delle relazioni, nelle relazioni in cui sta, accetta anche che l'altro dica e faccia cose che gli cambino la vita. Altrimenti non è relazione, c'è un muro che sia di ferro, di gomma, ognuno tira su il muro che vuole, però le relazioni di per sé ci toccano, anche Gesù. Allora, come sta questa donna davanti a Gesù? Intanto ci sta con un grido, arriva gridando, e questo dà soprattutto fastidio a chi? Ai discepoli. Perché sembra che i discepoli siano delle persone molto pie, in realtà assomigliamo a loro quando c'è una persona insistente nel chiedere qualche cosa e tu gliela dai per togliertela di mezzo, avete presente? Non vi è mai capitato? Allora, dai esaudiscila, non vedi come ci grida dietro? Così, tra parentesi, smette di gridarci dietro, ce la togliamo dai piedi. Ma Gesù non ha questo criterio. Allora, la risposta ai discepoli, perché non risponde alla donna lì, risponde ai discepoli, sembra ulteriormente dura. Allora, non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele. Ecco qui una differenza che poi viene acutizzata nel momento in cui lei si mette davanti a lui e dice soltanto due parole, che ogni tanto vi consiglio di meditare. Signore, aiutami. Basta. Non doveva più fare dei discorsi, aveva già detto. A quel punto soltanto, Signore, aiutami. La preghiera si fa così in certi momenti. Non ha da spiegare qualche cosa al Signore che deve fare in un modo, non lo deve fare in un altro, perché sennò dopo si muovono gli equilibri. No, no, non funziona così. Allora, sembra che ci sia un silenzio da parte di Gesù. E chi nella preghiera non ha mai sperimentato il silenzio di Dio, vuol dire che non ha pregato tanto. Perché sono tanti i momenti della vita in cui alle nostre preghiere sembra che Dio faccia silenzio, non risponda. Addirittura risponde con parole dure. Queste parole dovrei inculturarle un momento. Per un ebreo c'erano gli uomini che erano quelli del popolo ebraico, e quelli del popolo pagano, qualunque fossero, erano i cagnolini, i cani. E la tratta da cagnolina. Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. Qua ce la dobbiamo fare andare giù con tanto olio, perché sennò non scivola questa. Come? Anche Gesù risponde così? Questo è proprio la percezione. Perché a volte il considerarsi migliore degli altri, dentro ciascuno di noi, sarebbe abbastanza evidente. Ma se qualcuno ti rimette al tuo posto, è una carezza con la carta vetrata. Uno vorrebbe non riceverle mai quelle carezze. Se non quando inizi veramente a capire la realtà, perché quella carta vetrata apparentemente ti dà la possibilità di dire veramente chi sei. E sei una persona che ha fiducia e che sta davanti a lui, come un figlio quando vorrà lui, altrimenti come un cagnolino. Uno di casa però, non uno di fuori è un cagnolino è uno di casa. E la risposta della donna, che sembra quasi rilanciare le parole di Gesù: è vero, signore. Non so quante volte glielo abbiamo detto al signore così, è vero. O siamo partiti con qualche altra scusa, sì signore ma io in realtà, io qua, io là. No, è vero. Questo ci fa male ma allo stesso tempo ti rimette nella realtà di quella preghiera, di quel dialogo, di quel grido d'aiuto che sta trovando ascolto. Devi capire soltanto che l'esito non è nella tua gestione come vorresti, semplicemente è un rimetterlo. Dicendo la verità che a te bastano le briciole, basta che tu mi consideri, basta che tu prenda in mano questa situazione, a me basta. E il Vangelo di Matteo, che è un Vangelo scritto soprattutto a gente che viene dal mondo ebraico, ha questa espressione che ricorre due volte nel Vangelo di Matteo, per questa donna Cananea e per un centurione romano, quindi un altro pagano: Grande è la tua fede. Questo fa proprio il botto. Grande è la tua fede. Sì, tutte le letture di oggi, se andate a vedere, hanno un contrasto tra il popolo eletto, il popolo di Israele, il popolo di Dio, il popolo amato, e gli altri popoli che sembra che non centrino. Addirittura nel profeta Isaia, l'abbiamo ascoltato, altro che non centrano. C'è un progetto meraviglioso, la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli. Non so se noi siamo veramente aperti a questo tutti, che siano altri popoli, che a volte siano altre famiglie, altre zone, facciamo un po' il tifo calcistico, tipo Bologna e Modena. Che significato ha questo per tutti? Che abbiamo bisogno di scoprire che Dio guarda realmente il cuore di ciascuno, a qualunque popolo appartenga, e gli fa fare un cammino che serve per incontrarlo e per incontrarti. Per questo dicevo che c'è forse un'educazione reciproca, Gesù stesso riconosce, apprezza, rilancia la fede di questa donna, e vorrei che fosse anche così per ciascuno di noi. Non so se voi avete l'elenco delle cose che volete dire al Signore oggi, però sono sicuro che almeno una cosa nel cuore importante ce l'hai. Se questo accade c'è un'umiltà che prega, ma anche un'umiltà che accoglie, perché c'è un riconoscimento. Così oggi vorrei che ciascuno si sentisse riconosciuto, amato, accolto dalla grazia di Dio.
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Il Magnificat è scuola di speranza, riconosce nel presente frutti dell’opera che Dio ha iniziato. 15-8-26 Assunzione
C'è una forza in questa festa che oggi celebriamo che ha a che fare con la nostra speranza, cioè: perché la nostra vita non sia un pianto disperato, perché tanto prima o poi le cose vanno male così, vanno male colà, motivi di confronto continuano sempre questo, no? Una sottolineatura di come ci sono delle cose che non vanno. Come facciamo a disinnescare questo principio, cioè che la morte regna sulla vita umana? Beh, piccolo passaggio ci aiuta a farlo anche la seconda lettura di oggi, perché San Paolo dice sì, certo che c'è la morte, come tutti muoiono in Adamo, ma come Cristo è risorto, tutti risorgono in Cristo. Io mi fermo un attimo e dico, fantastico, ma siamo sicuri di aver capito che cosa dice qui, perché tante volte ci sono delle verità, ci sono delle verità teologiche, cioè Dio ce le ha fatte conoscere, rivelate, però non sappiamo che cosa significa, come si concretizza, come lo vivo oggi? Perché sì, a Cristo tutti i nemici, è posto sotto i suoi piedi, lui regna, è vivo, ma intanto noi siamo qui, abbiamo dei giorni da vivere, abbiamo dei problemi da affrontare, come facciamo? Perché anche l'ultimo nemico, quello che ci fa più paura di tutti, quello che da lui è stato annientato, la morte, non domini sulla mia vita. Il modo con cui ci viene rivelato lo ritroviamo anche nel Vangelo, perché la Chiesa, come molte cose che ha capito, ce le fa vivere tutti i giorni. L'inno del Magnificat tutti i giorni ai Vespri, se uno ci guarda, lo ritrova. Perché? Perché ci dà proprio alcuni elementi essenziali della nostra fede, della nostra speranza, per non rimanere nella paura della morte, nel blocco che la morte produce alla nostra vita. E mentre c'è questo inno di lode in cui l'anima di Maria Magnifica, lei, sì, lei, e noi? Lei diventa voce della Chiesa, perché come in lei si è compiuto, si compie in tutta la Chiesa. Anche riguardo all'umiltà, e su questo forse ci sono delle epoche che ci fanno vedere che, insomma, non abbiamo proprio vissuto così, ma mi sembra anche proprio per quello che stiamo vivendo oggi abbiamo bisogno di ritornare ad una grande umiltà, quanto a noi. Quanto al mistero di Cristo in mezzo a noi, è sempre il Signore, e Lui sempre regna nella nostra vita, e regna sulla morte, ma guardate come ci è messo sulle labbra. Dice che grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente, non farà. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. I verbi, anche se vogliamo farci poco caso, sono messi in una condizione che riguardano un qualche cosa che è già accaduto e che porterà comunque sempre i suoi frutti. Perché è accaduto! Maria vede che questo è accaduto, la Chiesa riconosce che è accaduto, ma noi siamo ancora in questo cammino, tant'è che la morte, sappiamo che è vinta da Cristo, sarà vinta da ciascuno di noi in Cristo, ma intanto c'è. Vi dicessi il numero di funerali che facciamo tutte le settimane, si capisce. Ma cosa sono i funerali se non un riconoscere che al mistero della morte Cristo risponde, assume in sé, Maria, anima e corpo. Noi sappiamo che arriverà il momento in cui il nostro corpo, che non vuol dire semplicemente le spoglie mortali, ma quel corpo che noi abbiamo e siamo, quello con cui concretamente abbiamo delle relazioni, ha a che fare con la vita eterna. E questo è il mistero che viene annunciato, ma ci viene proposto oggi. Così riporrei un attimo nel vostro cuore una domanda. Verso che cosa sto vivendo? La mia vita dove sta andando? Cosa sto costruendo? Cosa mi interessa? Perché il nostro pellegrinaggio terreno non sia fine a se stesso, cioè mi interessa fino alla morte, ma mi interessa come la vita eterna entri in questo cammino terreno e lo glorifichi, ci renda partecipi di un cammino che sia glorioso attraverso la fede. Maria ha vissuto questo. La sua esultanza e tutta la sua vita messa in un servizio, in un accompagnare, il figlio che è venuto a salvare il mondo, diventa ancora oggi un segno, un'indicazione su come ciascuno di noi può scegliere di vivere la sua esistenza terrena. Ci sia in questo veramente madre e compagna di viaggio, anche perché guardate, tutte le nostre preghiere che facciamo, che sia il rosario, altre preghiere mariane, non sono altro che unirci in un mistero di salvezza in cui desideriamo essere accompagnati. E lei ci accompagna a Cristo, alla salvezza. Quindi con questa fiducia filiale riprendiamo il nostro cammino provando anche a sentire nel nostro cuore: la mia anima dove sta andando? Ma nel momento in cui decide di andare là sta magnificando il Signore?
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Che cosa sto facendo della Parola di Dio che ascolto? 14/8/26 Assunzione di Maria pref
Entrare nella festa di Maria Assunta in cielo, già con delle letture dedicate dalla sera prima, è una grande occasione perché ci allarga la prospettiva. Pensate, anziché solo tre letture, sei letture con cui possiamo accompagnare questa festa, che vuol dire che abbiamo più scenari. Oggi ci sono alcune cose molto particolari che vorrei provare a richiamarvi, perché uno potrebbe pensare: è una festa mariana, ho capito, ma avete ascoltato il Vangelo? E' come se uno si alzasse qui in mezzo e gridasse, ah, beata tua mamma che ti ha allattato! Oggi è anche il mio compleanno, quindi le cose ci starebbero. Però Gesù dà una raddrizzata, ha voluto attraverso la risposta a questa donna darci un'indicazione di una beatitudine che non è esclusiva di Maria, ma ci dice in che senso Maria è veramente beata. Poi noi comprendiamo e desideriamo vedere ancora di più come è particolarissima, personalissima la modalità con cui Maria è diventata non soltanto la madre di Gesù, ma assunta in cielo, è un punto di riferimento per i cristiani di tutti i tempi. Ma la caratteristica prima perché tutto questo si realizzasse sta in questa risposta di Gesù, quindi occhio perché ci può riguardare personalmente tutti. La guardiamo? Dice così Gesù, beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Perché piuttosto? Perché mette subito in chiaro che la vera beatitudine non è semplicemente il fatto che da questa donna ha preso il latte, ma che da questa donna e dal suo ascolto, dalla sua fede, lui stesso umanamente è cresciuto con i valori luminosissimi che non sono soltanto delle teorie, ma un'incarnazione nella persona di Maria di una fede che si mette a servizio. E questo vorrei che fosse l'augurio per ciascuno di noi. Cosa fai tu per Ferragosto? Allora io per la festa dell'Assunta festeggio. Dici ma non è Ferragosto? L'Assunta, cioè io festeggio non le ferie di Cesare Augusto, festeggio che Maria è madre di chi si mette in ascolto e come lei desidera essere assunto in questo mistero d'amore proprio attraverso l'ascolto. E in questo è prefigurata, forse uno se lo sarà chiesto, come mai leggiamo un testo del Primo libro delle Cronache dove si parla dell'arca dell'alleanza? Forse a qualche ed uno è risultato anche un nome già sentito nelle litanie mariane. Maria è arca dell'alleanza, come quell'arca ha portato le tavole della legge, lei ha portato Cristo. Ma Cristo è molto più della legge, è il compimento di quella legge e lo continua a portare, se volete, anche in quell'intercessione che noi possiamo chiedere continuamente a Maria. La preghiera mariana è una preghiera molto particolare perché non è soltanto il partire con delle raffiche di parole, ma sapere con chi stiamo parlando. Allora anche oggi chiediamo a Maria che ha portato Cristo e continua a portarci a Cristo con il suo esempio, di essere anche noi svegli, come lei è stata una donna sveglissima, giovane ma sveglissima, già attenta, custodita in modo mirabile dall'amore di Dio sicuramente, ma pienamente, attivamente donna che mette tutta la sua sensibilità a servizio di un ascolto che diventi vita. Se così faremo forse ci accorgeremo anche noi che essere: testimoni di fede, catechisti, educatori, ma sarebbero tutte caratteristiche proprie di chi vive la vita cristiana. Forse in questo momento nella nostra società questo langue, proviamo a sentircene partecipi proprio con l'aiuto e l'intercessione di Maria.
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L’amore fedele trasforma il tempo in testimonianza. Amati e chiamati a diventare capaci di amare. 14-8-26 venerdì 19o
Celebriamo oggi una fedeltà di Dio che ci costruisce. Vorrei provare un attimo a fare una riflessione, a partire dalle letture che abbiamo ascoltato, per poi entrare nella vita. Sia nel profeta Ezechiele, dove si fa questo racconto, il profeta fa questa parabola, che il popolo lo rassomiglia a questa donna che appena partorita è stata abbandonata in un campo. Lui l'ha presa, l'ha curata, l'ha fatta diventare bellissima. Ma lei appena ha avuto un po' consapevolezza di essere affascinante, anziché vivere il rapporto con chi l'ha custodita, inizia invece a prostituirsi, cioè ad andare dietro a tutte le idolatrie possibili, perché quando non sappiamo chi siamo, alla fine andiamo un po' dietro a tutti quelli che ci danno ragione, a tutti quelli che ti stimano, che ti dicono sì. Vorrei accostare però la fedeltà di questo Dio, che anziché ricusarci, abbandonarci, ripudiarci, ha una grande pazienza e benevolenza sempre nella nostra vita, proprio attraverso il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato. Perché? Viene fatta una domanda un po' capziosa, un po' vogliono cercare di mettere in buca Gesù, e Gesù riporta al progetto originale, attraverso questo “è lecito rimandare la donna?” E lui dice no, il progetto di Dio, che vuol dire il progetto che Dio dall'inizio sta facendo, sta portando avanti, e di cui il matrimonio è segno, è che è qualcosa di eterno, è per sempre. L'amore è per sempre. Dio ci ama di amore eterno. Ma queste potrebbero essere delle parole così buttate per aria. Poi concretamente che cosa succede? Che è proprio nel rapporto del matrimonio che si consuma la nostra diversità e c'è un amore fedele che ti rinnova. E dicevo che questo va calato nella nostra vita. Ho la fortuna di avere Teresa qui davanti a me che è un'espressione concreta di questo, poi, da quanto ho capito, fra qualche giorno sono cinquant'anni dal giorno in cui c'è stato il loro matrimonio. Quindi, un amore che ti accoglie, ti accompagna, ti custodisce e cammina con te. La fedeltà dell'amore, il Signore ha voluto non soltanto dircela in teoria, ma proporcela come stile di vita. Stile di vita. Perché un amore fedele non soltanto custodisce l'altro, e tutti abbiamo il bisogno di sentirci amati così, di amore fedele. Ma mentre tu ami qualcuno in un modo fedele, il tuo cuore diventa fedele, sempre di più. Guardate che questo è l'amore di Dio per noi, e questo è l'amore che ci propone. Un amore che, man mano che tu lo vivi, ti fidelizza, ti rende autentico, fedele. Allora, pensare questo diventa anche la chiave di lettura di come ciascuno di noi ha già tutte le caratteristiche e potenzialità perché l'amore dentro il cuore ti renda segno dell'amore di Dio. E credo che, prima Gianni ci ha accennato, l'amore grande che aveva Guido per la sua terra, l'orto, la vigna, era un piccolo segno di come il Signore custodisce le cose, no? Ci mette l'amore, la dedizione, il tempo, l'energia, ti cura, si prende cura. Lui aveva imparato a farlo. E credo che ciascuno di noi debba scoprire questo nella propria vita. Chi sto amando di amore fedele? Chi sto custodendo? Perché alla fine quell'amore custodisce l'altro e custodisce il mio cuore. Capite perché di questo il Signore ne ha fatto veramente solo un comando. Quanti comandi abbiamo davanti a Dio? Uno, uno solo, ama. Perché se non ami non impari a vivere. Ami perché innanzitutto ti sei lasciato amare. Quindi è l'ascolto e l'attenzione a chi si prende cura di te. E' questo che ti aiuta a diventare segno d'amore. Oggi ringraziamo il Signore perché credo che Guido si sia lasciato amare e che abbia amato. Quindi ha custodito questo dono che Dio gli ha fatto a modo suo. Perché bisogna essere anche molto onesti e dire che in quello che lui aveva capito l'ha proprio vissuto così. E di questo ringraziamo il Signore perché l'autenticità rende ancora più luminosa la tua vita. E ringraziamo anche che in questo cammino si è lasciato custodire. E c'è chi l'ha custodito tutti i giorni. A questo amore noi vogliamo soltanto dire grazie perché ci dà il gusto di quello che è la vita. Il Signore ci sta insegnando a vivere la vita eterna già da adesso, proprio attraverso questi doni, l'affidarci gli uni agli altri. E man mano che questo accade si capisce perché il peccato alla fine è proprio il rimandare, è il non amare, è l'allontanarsi, il pensare di fare da soli. Questo è il peccato. Ma abbiamo per fortuna bisogno gli uni degli altri. Quindi alla fine in un modo o in un altro ci ritroviamo. E siamo gli uni con gli altri segno di questa gioia e fatica che è proprio la fatica di Dio, non dimentichiamolo. Pensate l'amore che non si ferma neanche mentre l'altro ti mette in croce, per non andare troppo lontano da quello che è la nostra quotidianità ma anche il progetto di Dio. Allora che il nostro ringraziamento oggi salga Dio con cuore rinnovato.
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Quando il tuo cuore crede di esser perdonato potrà perdonare. 13-8-26 giovedì 19o
Credere nel perdono non è un optional nella vita cristiana. Anzi, a quanto pare tutta la vita cristiana è come se facesse perno su questo. Chi non ci crede, un po' come la parabola che racconta Gesù, è uno che pensa che nonostante gli sia stato condonato il debito, qualunque debito, gli è condonato per la misericordia del padrone, ma tu ci devi credere, altrimenti diventi un aguzzino verso gli altri, diventando uno che accusa, uno che si impone. Allora, questo quanto è importante nella vita cristiana, dire che sia decisivo, altrimenti rimaniamo nelle mani degli aguzzini. Questa parte credo che ognuno debba fare un po' esegesi, cioè sforzarsi di comprenderla nella propria vita. Come interpreto questo essere nelle mani degli aguzzini? A mio avviso inizia a sentire, a percepire che tante cose sono contro di te e che la vita ha tante ingiustizie e hai tante fatiche, hai tante malattie e quindi è come se ti caricassi di qualcosa di cui invece il Signore ti renderebbe libero. Chiediamo al Signore un cuore docile al perdono, che creda nel perdono e che faccia scaturire una vita proprio dall'amore che perdona, che parte dal cuore di Dio, viene al tuo e diventa vita nuova, vita della Chiesa, vita dei credenti, vita da figli di Dio.
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Quando discuto con qualcuno, voglio avere ragione o voglio ritrovare mio fratello? 12-8-26 mercoledì 19o
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te…, se. Partiamo subito col piede giusto. C'è qualcuno di noi che è senza peccato? Allora partiamo da ciascuno. E sentire che la correzione fraterna ha a che fare proprio con un perdono che ridà comunione, vicinanza, sintonia. Per questo dice, non ti ascolta? E tu pensa, quante volte non ho ascoltato? Allora dici, beh, vai con altre due. La prima cosa è parla con lui, non parlarne con gli altri. Togliamo di mezzo già un po' di problemi subito. Ma poi prova a creare una sintonia. Ciò che ti interessa alla fine cos’è? Guadagnare il tuo fratello. Non avere ragione su di lui, non far rispettare delle regole. Ristabilire comunione. Per questo due e tre, per questo la comunità. E se non ascolta nessuno? E qui c'è una bella rivelazione. Sia per te come il pagano e il pubblicano. Che cosa vuol dire? Chi è che scrive questo Vangelo? Matteo. Matteo era un pubblicano. Cioè, sia per te come è per me. Io vado a mangiare con i pubblicani e i peccatori. Io sono una mano protesa sempre perché amo ciascuno. Allora, il partire da questa certezza, se anche l'altro non riconoscerà niente, tu però ricordati di come lo considero io. Preziosissimo ai miei occhi. Questo ci fa capire come tutta l'intenzione di Gesù che Matteo ci trasmette è che per ognuno ci possa essere sempre l'opportunità di essere amato come Gesù lo ama. Anche se non ti riconosce nulla. Per questo che vado subito al punto. C'è quest'invito. Se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualcosa, vuole dire siete capaci almeno ad andare d'accordo in due? Siete capaci? Allora guarda. Io ti dico, se veramente ciascuno metterà in gioco se stesso così, troverà sintonia tanto da chiedere qualunque cosa al Padre nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. E lo penso per i nostri fatti, perché quando siamo toccati nel vivo della nostra vita abbiamo bisogno di sentire che il Signore ascolta la nostra preghiera e lui dice sì, sono in mezzo a voi. Quindi anche se siamo pochi e stanchi, se troviamo questa illuminazione che il Vangelo ci dà di sentire che possiamo pregare veramente in una concordia, in una sinfonia, dice letteralmente, io sono in mezzo a voi. Lì, in quella sinfonia, in quel cuore che sa mettersi in gioco anche per chi è pagano, anche per chi non sta chiedendo niente, ma tu insieme a dei fratelli e delle sorelle, insieme a qualcuno che ha voglia di mettersi veramente in gioco, sappi che dove c'è una preghiera così, io ci sono. E credo che questo possa davvero costituire un motivo di pace per il nostro cuore. Sapere che la preghiera, cioè questa relazione con il Signore per cui gli presentiamo tante necessità, desideri, speranze, da Lui vengano accolte, ci dà pace. Chiediamo questo tipo di fiducia oggi al Signore, sapendo anche noi nella concordia legare delle relazioni con amore, sciogliere ciò che è motivo di fatica e ripresentare a Lui ciò che ci ha affidato. Quello che sentiamo parte importante della nostra vita, nella gioia e nel dolore, lo affidiamo al Suo amore misericordioso, perché se c'è Lui in mezzo a noi, tutto avrà una luce e un gusto diverso. Con questa fiducia ripartiamo dalla generosità di Dio.
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La mia conversine è il momento in cui mi lascio trovare da Lui. 11-8-26 martedì 19o
Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non una volta, ma ogni volta che la tentazione del cuore è pensare di essere autosufficienti, di bastare ciascuno a se stesso, di essere Dio sostanzialmente, ma un Dio diverso dal Padre, un Dio un po' pagano, cioè uno che fa quello che vuole. Bene, se non vi convertirete non entrerete nel Regno dei Cieli, cioè non vi accorgerete neanche della bellezza del regno che il Padre vuole donarti. E allora, questo riferimento a questa pecorella che si è perduta, che è sempre una parte della nostra vita che, più o meno grande, si perde, ma che il Signore cerca. Come fare a trovarla? Per il Signore come fare? Come fa per trovarci? Credo che abbia a che fare un po' con quello che abbiamo ascoltato nel profeta Ezechiele, perché c'è questo comando che dà al profeta di prendere il rotolo e di divorarlo. Dolce, dolcissimo in bocca, amaro nelle viscere. Perché, poi l'abbiamo ripetuto nel Salmo, le parole che il Signore ci dice hanno una dolcezza nella bocca, cioè mentre ci rendiamo conto che c'è una bellezza, c'è una grande potenzialità in questa parola che può trasformare la nostra vita, ma senti l'amaro nelle viscere, perché c'è una parte di te che invece vorrebbe fare diversamente. Ed è quello che oggi chiediamo al Signore, che la nostra conversione, quella vera, quella che ci porta ad essere veramente figli, possa sentire la dolcezza che dalla bocca va verso le viscere. Che anche tutto il nostro sentire possa veramente partecipare di questo Regno dei Cieli che Lui rende presente nella nostra piccolezza. Perché bambini: non è che dobbiamo diventare tutti quanti dei bisognosi nel senso che nessuno fa più niente, tutto ci aspettiamo. È il contrario, bambini quanto alla malizia, ma consapevoli di non essere sufficienti a noi stessi, di non essere in grado di darci la felicità, per entrare in una comunione, che è il Regno dei Cieli, che è dono del Padre. Allora poter mettere le nostre capacità e potenzialità in un servizio di comunione, come ha fatto Lui d'altronde. E questo ci aiuta a ritrovarci, a lasciarci trovare, motivo per cui questa parola continua ad essere, spero, non solo sulla nostra bocca, ma anche nelle nostre viscere, nel nostro cuore, nel nostro sentire, perché sempre più profondamente la nostra vita aderisca alla Sua.
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Metti la vita in gioco se credi che ciò che nasce dal dono è più grande di ciò che hai paura di perdere. Lunedì 10-8-26 S. Lorenzo
La fedeltà non è proprio una nostra caratteristica, però dove si fa esperienza di un amore fedele diventa anche una strada diretta al cuore. E cioè, anche la fedeltà di San Lorenzo ha a che fare con la fedeltà di Dio alla sua vita. Alla fine raccogliamo quello che ci è stato dato e credo che la parabola del seme che Gesù racconta nel Vangelo di Giovanni oggi sia per noi un monito su come il Signore ha affrontato la sua vita e ci dica come vede la vita. Perché espressione che sembra poco felice, che chi ama la propria vita la perde e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Finché non capiamo che cosa significhi a differenza di un amore di chi cerca di proteggersi, di tirarsi fuori: è così solo che nessuno gli ha dato fastidio. Ok, è rimasto solo, questa è la verità. E dare la propria vita che sembra odiarla, buttarla via in realtà è metterla in terra perché possa nascere qualcosa di nuovo. Il perdere: da quale punto di vista? Chiediamocelo. Perché anche qualunque scelta definitiva della vita può essere un perderla, che sia lo sposarsi, che sia un certo tipo di lavoro. Se tu pensi ad un metterla in gioco definitivamente l'hai persa oppure hai messo il seme in terra. Cioè hai fiducia in ciò che nascerà da questa scelta-dono. Sì, perché solo la parola dono riesce a rendere ragione del mettere la vita. Altrimenti qualunque altro motivo sarà sempre un motivo di recriminazione e di rivendicazione: Ma io ti ho detto, io ti ho fatto, io qua, io là. Prendi il tuo e vattene. Però nella logica del dono l'altro non ti toglie niente se tu te lo dai. E vorrei ricordare che questa è la prospettiva della vita cristiana. Nessuno è obbligato, nessuno si senta costretto. Piuttosto se ti sei accorto del dono d'amore che il Signore ha per te, se è vero, entra nella logica del dono, unico capace di rendere ragione di tutta la tua vita. Ed è proprio quello che il Signore ci sta comunicando non soltanto quel fatto che Lui ci ha amati sino alla fine, ma che questa è la vera prospettiva della vita di un amore senza fine perché è da lì che si passa per entrare nell'Eterno.
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Quando senti che vai giù grida! Ti viene a prendere 9-8-26 domenica 19oa
Il Vangelo è sempre parola per la vita, non è mai un semplice racconto, parola per la nostra vita quotidiana e vorrei provare a fare un piccolo itinerario nel quale poterci rendere conto. Già il fatto che, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, Gesù abbia trovato il modo perché ci fosse pane per tutti e ne avanzasse dovrebbe dare una certa tranquillità, ma invece cosa fa Gesù? Costringe i discepoli a salire sulla barca per precedere dall'altra parte. Lui congeda la folla, passa la notte in preghiera e durante la notte va camminando sulle acque verso i discepoli mentre il mare è in tempesta. Non è una novità che il lago di Tiberiade vada in tempesta, la sera spesso lo fa per i contrasti tra i venti e il mare che si è surriscaldato, quindi se andate potete vederlo anche oggi. Ma che significa questo per noi? Uno potrebbe dire ma che mi interessa, io ho i miei problemi. No, ma sta parlando ai tuoi problemi. Perché? Perché nella vita di ciascuno di noi che ha visto, sa, perché glielo ha detto la nonna, glielo ha detto la mamma, ha vissuto una vita di preghiera in automatico per tanto tempo, però si rende conto che ci sono concretamente dei problemi enormi da affrontare, la salute, situazioni economiche, lavorative, relazioni in famiglia che non funzionano. Allora dov’è il Signore, sono in mezzo alla tempesta, dove è il Signore? Il Signore viene. Beh, è bello vedere questo slancio di Pietro, come forse di ciascuno di noi, perché sono sicuro che davanti a qualche situazione, un atto di fede vissuto davvero, ti ha dato una certezza nel cuore, il Signore c'è davvero: Il Signore si prende cura di me! Pietro fa questa domanda, “se sei tu, fa che io venga camminando con te. Vieni”. E poi succede a Pietro forse quello che succede anche a noi, che in un momento abbiamo una grande chiarezza nella fede, un attimo dopo non sai, ti sei un po' distratto e non ti ricordi, ma che cos'è che mi dava pace nella fede, in che modo avevo trovato certezza, sicurezza? E ti senti totalmente smarrito, ti sembra di andare giù. E lì c'è un grido, che spero ciascuno di noi nel profondo del cuore lo voglia alzare questo grido, Signore salvami. Questo è il rapporto con Gesù, l'unico salvatore del mondo. Il rapporto con Gesù è quello che veramente ci salva, è lui che ci tira su e ci rimette su questa barca. Mi piace pensare che questa barca sia un po' il segno della Chiesa, che è fatta da tutti noi, perché, per quanto sia, tutti siamo pieni di difetti, e la Chiesa è fatta da noi uomini pieni di difetti, ma dalla grazia di Dio che ci tiene insieme. E lì su quella barca accade qualcosa. Tutti dicono davvero tu sei figlio di Dio. Quando si sperimenta che la fedeltà di Dio è salvezza, tutti senti che anche la tua fede finalmente riconosce, vede, sente. Ma tante volte questa è una grande questione, ma sto credendo davvero. Come faccio a saperlo? Le prove ci saranno sempre nella vita, senza voler essere un profeta a di sventure ce ne saranno sempre e anche sempre più pesanti, ma il Signore continua ad essere colui che cammina con noi, colui che è sulla nostra barca, nella nostra vita. Noi a volte pensiamo di doverlo riconoscere in grandi eventi, un po' come la prima lettura ci faceva vedere, spero di non assistere mai ad un tornado o ad un terremoto di quelli, già vissuti, ma potrebbero esserci degli altri, o ad un fuoco che ti consuma, brucia tutto. Ed è estate, sappiamo che ce ne sono tanti d'incendi. Situazioni estreme, Dio non è nella situazione estrema, come riconosce Elia è in questa brezza, forse in questi giorni la stiamo invocando la brezza, dopo tanto caldo, ma la brezza non è soltanto una condizione esteriore, è una sintonia del cuore, cioè il tuo cuore riconosce la presenza di Dio e sta davanti a Lui. Chiediamo questo tipo di fede, una fede che sappia accogliere e camminare con il Signore in ogni prova, ed Elia stava vivendo delle prove, e ciascuno di noi ha la sua prova e le sue prove da vivere, ma con il Signore, non più senza di Lui. Questo è il salto di qualità che la fede può fare e che il Signore è pronto a fare con ciascuno di noi.
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Metti il seme della fede nella terra della vita: relazioni, fatiche. Lì vedrai che è viva 8-8-26 sabato 18o
Per la vostra poca fede… caspita cominciamo male qua! La poca fede che cosa provoca nella nostra vita? Perché noi pensiamo, vabbè, se me ne hai data poca ne ho poca, no, in realtà non funziona così. Ce ne ha dato già una misura piena, addirittura pigiata colma e traboccante, questo è il termine che dice il Vangelo di Luca, riguardo al dono, alla misura che Lui usa con noi, una misura enorme. Però forse le nostre scelte creano delle perdite, foriamo il sacco della nostra vita in cui il Signore ha riversato il dono della fede. Come lo facciamo? Quando non ci fidiamo, quando puntiamo molto più su noi stessi, un po' alla domanda dei discepoli un po' risentiti, perché noi non siamo stati capaci? Il brano di questo Vangelo segue quello in cui Gesù era salito sul monte, quello della trasfigurazione, in cui abbiamo visto anche che Pietro voleva fare tre capanne, stare lì, come dire, risolviamo così la situazione, fermiamoci qui. Invece la vita cristiana, anche se sappiamo già l'esito, perché la trasfigurazione è un anticipo della risurrezione, noi abbiamo davanti l'esito completo, cioè la risurrezione di Cristo e quella dell'umanità intera. Se davanti a questo noi continuiamo a vivere come se questo fatto non ci fosse, capite che ci impediamo, roviniamo per scelta quello che è il progetto, lo roviniamo per quanto riguarda noi. Questo brano diventa così importante perché Gesù mette a paragone cos'è la nostra fede, che non è una montagna, quello è il nostro orgoglio che è la montagna. La nostra fede è piccola come il più piccolo dei semi conosciuti, quel granellino che è il seme di senape, è piccolissimo, ma implica un metterlo veramente in gioco, è piccolo che vuol dire che non fa da solo, fa secondo il dono che gli viene dato. E il dono della fede non è una tua capacità e potenza da esprimere nella vita, è il ripartire sempre dalla relazione con il Signore. Perché Lui con ciascuno di noi e con la Chiesa intera, se volete con l'umanità redenta di cui la Chiesa è segno, Lui si è messo in gioco per dire io con te ci sarò sempre. A questo progetto come ciascuno di noi lo fa proprio e corrisponde, lo farà liberamente o condizionato da altre idee, che sono proprio quelle dell'egoismo, per questo chiediamo oggi aiuto al Signore perché la nostra fede appunto somiglia a questo granello di senape che riparte sempre dall'amore fedele di Dio. Dal suo essere con noi, per noi, in un progetto che è un progetto eterno, si sta già attuando ora nel tempo, per questo la fede ci aiuta a ripartire sempre da questa relazione in cui non per nostri poteri, ma semplicemente perché crediamo alla fedeltà di Dio a noi, siamo pronti a metterci in gioco, quindi a mettere Lui in gioco. E per la montagna del nostro orgoglio da spostare, forse fa parte di quell'atto di fede di dire Signore anche in questo io non ho potere, ma Tu sì, allora te lo porgo, lo rimetto a Te e nel Tuo amore, nella Tua misericordia senza limiti aiutami a vedere la novità di vita oltre questo monte, che da te riceve grazia: la grazia di essere affondato nel Tuo mare di misericordia, sempre pronto a ripartire insieme a me.
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Seguire Gesù lo traduci nel perdere quell'io che vuole dominare tutto. 7-8-26 venerdì 18o
Se qualcuno vuole venire dietro a me… sembra quasi che il Signore ponga delle esigenze, ma non quanto a sé, quanto a ciascuno che decida. Lo mette, vedete, un periodo ipotetico, “se”. Perché decidersi di essere discepoli del Signore e seguirlo? Perché? Fateci caso. Perché noi lo diamo per scontato, ma vi assicuro che non è assolutamente scontato. Volete degli infiniti esempi? Ci sono nella nostra quotidianità. Per cui, da una parte siamo discepoli del Signore: sì battezzati… possiamo andare anche a messa, però poi, vedete, ci sono una serie di pensieri e di parole che abitano e che coltiviamo ripetutamente nel nostro cuore, che alla fine diciamo, ma questo che c'entra? Che c'entra con quello che il Signore mi dice? Che c'entra con il Regno dei Cieli? Questo serve più per un Regno della Terra, per un mio Regno personale, ma che c'entra con l'essere discepoli del Signore? In quei momenti la domanda se qualcuno vuole venire dietro a me non mi riguarda, perché io non rinnego me stesso, anzi mi impongo. E da qui derivano tutta una serie di conseguenze che vorrei che ciascuno provasse a considerare per la propria vita, cioè tutte quelle rabbie, quelle liti, quei dissidi che ci sono, anche con familiari, con amici, che non hanno niente a che fare con quello che il Vangelo ci sta proponendo come essere discepoli del Signore. Perché? Perché in quei casi io mi voglio salvare, sono io che mi salvo, cioè mi impongo. Gesù invece a questo punto si capisce a chi sta parlando, a chi evidentemente è piccolo e ha bisogno e a chi non evidentemente ma per scelta vuole avere criteri di vita diversi, che non sono quelli della prepotenza umana. E su questo ci potremmo essere tutti noi, tutti, senza nessuno escluso. E a questi Gesù dice di rinnegare quell'io che vuole imporsi, di dirgli mettiti da parte perché tu non fai bene, e piuttosto di prendere la propria croce e seguirlo. Che vuol dire sapere che vivere fino in fondo l'amore del Signore comporta anche una fragilità e una debolezza riconosciuta in me e nell'altro che non viene più usata per imporsi ma piuttosto viene presentata al Signore per dire salvaci. E da qui deriva tutto il resto, cioè la salvezza è un'opera di Dio attraverso l'amore con cui siamo amati e possiamo scegliere di amare. E quindi la croce anziché imporla sugli altri, la scelta d'amore la portiamo. Se questo potesse essere per ciascuno di noi una novità, vi invito a questo punto, in questa chiave, a rileggere tutta la rivelazione, tutta, dall'inizio alla fine. Perché è proprio quello che Gesù ha fatto concretamente con la sua vita. Ci ha manifestato un Dio che fa così. Lui è così. Proprio perché non si impone, neanche oggi nella nostra vita, nella storia del mondo, non si sta imponendo, ma a tutti fa la proposta di seguirlo in una via di amore in cui non ha armi nelle mani se non quella di amare. Per questo abbiamo proprio bisogno di metterci non soltanto in ascolto ma in preghiera. Cioè aprire il cuore nella preghiera al Signore perché la forza d'amore con cui Lui agisce agisca anche dentro di me e sia la mia scelta di vita.
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Fede è continuare a seguire “Gesù solo” anche se non capisci tutto. Vita con Lui. 6-8-26 Trasfigurazione
Il significato della Trasfigurazione, potremmo dire in breve, è un anticipo di quello che è la luce della risurrezione, perché per quanto possano andare male le cose, non spegniamo il cuore. Potrei già chiudere qua, però voi mi permetterete qualche altra riflessione, perché c'è la testimonianza che abbiamo ascoltato presa dalla seconda Lettera di Pietro, quando lui dice, Pietro, che lui è stato testimone oculare, cioè alla trasfigurazione lui c’era. Ma cosa ha capito di quel momento, parrebbe niente, a parte una gran paura, vedere questi Mosè ed Elia insieme a Gesù che parlano, capito niente, però ci ha provato a dire, fermiamoci qua, facciamo tre capanne, stiamo qua, e invece c'è una missione, ed è proprio la voce di Dio Padre, di cui anche Pietro è testimone adesso, che Gesù è il Figlio amato che va ascoltato, perché in lui Dio si è compiaciuto. Di che cosa si è compiaciuto? E perché dobbiamo riconsiderare che cosa significhi Gesù per la nostra vita? Perché da questa voce di Dio, la paura della morte faccia a terra, alzando lo sguardo, Gesù dice alzatevi e non temete, non videro se non “Gesù solo”. E qui vorrei fermarmi: cos'è la vita cristiana? Fare i bravi ragazzi, comportarsi bene, pettinare le bambole dicendo l'Ave Maria, cosa dobbiamo fare? “Gesù solo”! Finché non ci è chiaro che la vita cristiana funziona se c'è “Gesù solo”, cioè che tanto le altre cose passano, tutto passa, solo Gesù rimane. La realtà che noi possiamo ascoltare in Gesù è proprio quella del figlio amato. Il compiacimento di Dio sta nel fatto che Gesù è pronto ad amare la volontà del Padre, a rimanerci fino alla fine, passando attraverso la sua passione e morte, il rifiuto che è cominciato prima, molto prima. I Vangeli ci lo fanno vedere, in un certo senso appena comincia la sua missione comincia il rifiuto, detta praticamente ma noi saremmo andati avanti? piuttosto mandavi tutti a quel paese e te ne andavi in un altro, perché se non ti accolgono… no, state attenti, “Gesù solo” è proprio il motivo per cui anche se non ti accolgono tu rimani. L'ascolto di quello che il Padre dice è questo, rimanere nell'amore di Dio, saper stare in questo amore anche se non ti accolgono continuando ad amare, questa è la missione di “Gesù solo” nel quale ciascuno di noi può entrare. E qui concludo, ma questo è impossibile signore, no, e se no che stiamo venuti a fare a messa? Stiamo partendo proprio da questo, dall'ascolto e dall'accoglienza del Cristo, anche nell'Eucaristia che cosa accogliamo se non unirci a “Gesù solo”? E lui rimane, rimane così profondamente proprio per il fatto che lo accogliamo e siamo pronti a ripartire da qui. La consolazione che ci dà la parola è l'Eucaristia e il comprenderci dentro il mistero di Gesù, se non ci comprendiamo in Gesù non abbiamo ancora capito, per questo i discepoli non ne avevano capito ma dopo capiscono. ma dopo quando? Dopo lo Spirito Santo, dopo la morte e risurrezione, l'invio dello Spirito e dopo altre mille cadute, quindi stiamo parlando proprio di noi, mille cadute eppure ripartiamo da qui, da “Gesù solo”. Allora visto che Gesù dice ai discepoli non parlate di quello che avete visto prima che il figlio dell'uomo non sia risolto dai morti, io vi posso dare una buona notizia, Cristo è risolto dai morti, adesso possiamo viverla questa realtà. Loro sono rimasti interdetti, si chiedevano ma che vuol dire risurrezione dei morti? Dopo l'hanno capito e dopo anche loro hanno vissuto uniti a Gesù come dei risorti da morte, perché questa è la vita dei battezzati, coloro che accolgono Gesù nella loro vita, si uniscono a Gesù nella scelta di vita e vivono da risorti dai morti.
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L'amore di Dio è il punto di partenza della vita, non il premio finale. 5-8-26 mercoledì 18o
Vorrei partire da un assunto che è il versetto del Salmo che abbiamo ripetuto: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge. C'è una conoscenza personale, individuale, specifica e il modo di custodirci lo si capisce nel percorso. Un po' come abbiamo ascoltato anche in Geremia, nel momento in cui sembra che il popolo debba semplicemente essere sopraffatto, c'è questa espressione che io vorrei custodire e invito tutti a farlo: Ti ho amato di amore eterno, per questo continuerò ad esserti fedele. Non è che te lo devi meritare, non è che devi fare chissà che cosa per attirare l'amore, l'amicizia, l'attenzione di Dio e il suo ascolto. Già ti ama di amore eterno. La sua fedeltà sta in questo. Per questo anche il brano del Vangelo, che si presta veramente a tantissime possibilità di interpretazione, ci sono particolari, quindi ogni particolare apre delle possibilità, ma vorrei proprio partire da come c'è una conoscenza profonda da parte del Signore, che è il pastore che custodisce il suo gregge, che fa fare quell'itinerario di fede alla donna e ai discepoli e anche a noi, che ci è necessario per capire fino a che punto noi non comprendiamo ma Lui continua ad amarci di amore eterno. Per cui c'è un itinerario, un approfondimento, sembra quasi all'inizio disinteressato e poi alla fine invece fa una dichiarazione donna grande la tua fede. Allora, più che pensare allo stupore di Gesù, mi piacerebbe che anche noi ci stupissimo di come possa essere realmente e integralmente interessato a ciascuno di noi, alla sua storia. Noi alcuni passaggi della nostra storia gli abbiamo messo una pietra sopra, ma Dio no. Quindi avere questo coraggio della fede è attendersi quello di cui forse non abbiamo neanche più la speranza. L'invito che sta dentro il cammino di fede di ciascuno di noi, un po' come il dialogo di questa donna con Gesù, ha dei passaggi che noi non riusciamo troppo a gestire, anzi per nulla. Ma come non puoi gestire i tuoi passaggi di fede, capisci che devi arrivare all'umiltà che la fede comporta, quella per cui alla fine dici semplicemente Signore aiutami, non hai altre parole. Allora, questo non è semplicemente un punto di partenza, come capirete, ma un punto d'arrivo. E quando arriveremo a questa fiducia, frutto del cammino che stiamo già facendo, si compierà quello che noi non immaginiamo neanche. E forse è proprio per questo che abbiamo bisogno di insistere in un ascolto che diventa vita, tanto da renderci conto di quanto sia profondo l'amore di Dio per me, per ciascuno di noi. Con questa fiducia rimettiamo nella prospettiva del dono anche quello che stiamo facendo qui concretamente. Non soltanto un essere attenti spettatori, ma coinvolti e partecipi di un mistero di salvezza.
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Le persone ricordano molto meno quello che dici di quello che fai sentire. 4-8-26 S. Domenico
Attraverso Domenico, oggi possiamo provare a dare una sbirciatina dentro la vita cristiana in questa prospettiva. La liturgia ci ha proposto un testo del profeta Isaia che è un vero canto di gioia, un'esultanza, tanto da poter lodare e dire che sono belli i piedi. Sarà sembrato un po' strano, no? Perché belli i piedi? Cioè è bello chi si avvicina a te per darti questa bella notizia. E la notizia bella qual era? Regna il tuo Dio. Il contesto è che il popolo è stato deportato, è a Babilonia, è stato portato via dalla Terra Santa e quindi, sapete, quando vai come profugo in un paese straniero, deportato, schiavo, non c'è proprio nessuna buona notizia lì. Ma quando lì arriva questa notizia che il Signore regna e il profeta è chiamato ad annunziarlo, non soltanto con le parole, ma con la gioia del cuore e della vita, come se dovesse manifestare l'agire di Dio, questo oggi lo vorrei capitalizzare per noi. Che annuncio stiamo portando con la nostra vita? Di cosa siamo annunciatori? Di chi? Perché l'annuncio che porti ti porta, cioè sei portato interiormente da ciò che tu annunci e credo che questo non abbia troppo bisogno di spiegazioni, però quando c'è qualche persona che arriva e che ha sempre delle lamentele, avete presente? Piuttosto capisci che sta portando delle lamentele che ne è parte, lui o lei partecipa di un dolore. Ma c'è una liberazione a cui tutti dobbiamo fare riferimento. Mi piace questo prorompete in canti di gioia, forse è una parola che nel nostro vocabolario una volta all'anno la usiamo, prorompere. Come suona la parola ci fa dire c'è qualcosa che entra e cambia ciò che stai sentendo, ciò che stai vivendo, irrompe, prorompe nella tua vita. Che cosa? Canti di gioia dove rovine di Gerusalemme, cioè dove tu prima vedevi nella tua vita una rovina, adesso quella situazione rovinosa è chiamata ad un riscatto, è chiamata ad annunciare una gioia perché il Signore viene a consolare, è Lui che agisce, “snuda il suo braccio”, come per dire si mette a lavoro, se aveva delle vesti che lo impedivano le tira su, ha bisogno di agire e noi siamo il luogo in cui Lui agisce. Per questo mi sembra che l'ordo predicatorio, i dominicani, questa comunità che ne ha fatto un po' il segno e la modalità di vita, era l'ordine dei predicatori, aveva un compito, una missione, portare un annuncio liberante e portare quindi sostanzialmente il Vangelo, il cuore del Vangelo, il significato del Vangelo, la vita del Vangelo nella storia del mondo. Chiediamo anche noi allora al Signore di avere questo coraggio perché è quello che può trasformare i discepoli di tutti i tempi in quello che sostanzialmente sono: Voi siete sale della terra, luce del mondo, lo siete, quindi recuperate la vostra identità e vivetela perché di questo il mondo ha bisogno profondamente per non rimanere nelle tenebre e nella insensatezza.
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Il problema non è che il mare sia agitato, ma lasciare che decida lui la tua fiducia. 3-8-26 lunedì 18o
Se da una parte il profeta, prima lettura, Geremia, è chiamato ad essere testimone della verità, non di pii desideri. La verità a volte passa anche dal riconoscimento che c'è un esito alle nostre azioni, che è una schiavitù, una prigionia. E allora attraverso questo segno, Geremia aveva questo giogo di legno (al collo), Dio stava dicendo che dovevano portare un giogo, erano in una condizione frutto di una mancanza di fiducia nel Signore. E questo profeta, Anania, che si improvvisa profeta di pace con sue parole, fa l'esito corrispondente alle cose che dice. L'esito nella narrazione si dice che morì il settimo mese. L'esito della menzogna è una morte. E quando anche ci improvvisiamo profeti di Dio, semplicemente perché ci fa comodo qualcosa, dobbiamo sapere che andiamo incontro ad una condizione di morte. Soprattutto perché non siamo più in grado di ascoltare, perché vogliamo un Dio che dica le cose che diciamo noi. E guardate che in questo, anche il Vangelo di oggi, ci presenta un Gesù che cammina sulle acque, che fa notevole paura. Ma Pietro ha un'intuizione. Allora anche lui stesso, Pietro, può camminare sulle acque e glielo chiede al Signore. Solo che non rimane nella relazione con il Signore. Avete notato come queste intemperie che sempre ci sono nella vita: Se volete una vita senza intemperie, senza problemi, mi piace ricordarlo in questo modo, due metri per uno, cioè quando saremo sepolti, è lì che non ci saranno più problemi. Ma finché siamo qui c'è un combattimento da fare, ci sono delle forze avverse e questo è il segno del vento e del mare agitato. Se tu entri in sintonia con quello, inizi a mancare di fede. Allora questo rimprovero fatto a Pietro ci riguarda. Perché hai dubitato? Forse questo è un momento opportuno per vedere su che cosa la nostra fede sta dubitando tanto da affondare. Sentire che c'è qualche cosa che ci sta succhiando la vita, ci sta ingoiando e proprio lì chiedere al Signore che lui venga. Salvami Signore! Il grido di Pietro è perentorio come il braccio di Gesù che lo solleva e forse di questo anche noi oggi abbiamo bisogno.
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Se porto a Gesù anche solo il mio “poco”, Lui può farne qualcosa di grande. 2-8-26 Domenica 18oa
Sono sicuro che ciascuno di noi abbia già affrontato delle fatiche solo per arrivare qui stamattina, anche psicologiche, l'idea del caldo. Abbiamo tutti una paura del caldo! Vorrei che facessimo un vero itinerario di fede, cioè che non ci accontentassimo di essere qui, perché altrimenti ce ne andiamo come siamo arrivati se non peggio, cioè anche lamentandoci che è stato caldo. (Se volete vi posso attivare un soffione, però forse darebbe fastidio a molti, non l'ho acceso apposta oggi, ma se volete lo posso accendere.) Ed è l'occasione per dire che tipo di partecipazione ho alla vita del Signore, perché Gesù, guardate la situazione, dice il Vangelo, comincia così che dopo aver sentito della morte di Giovanni Battista taglia l'angolo, se ne va in un luogo deserto. Sapete come si può tradurre questo? Fallimento, non accoglienza, rifiuto. Probabilmente il prossimo era lui, questo era il discorso. Ma in questa situazione la gente sente che se ne è andato di là e lo precedono a piedi dalle città, c'è un grande movimento. Voi non ci crederete perché dite ma questo caldo qui, lì forse c'era ancora più caldo, eppure ci vanno. Quindi dico un po' anche voi state partecipando di una certa prova, difficoltà, sofferenza, è così. Qualcuno dice che se non si tribola non c'è gusto, senza spingere però. Allora, davanti a delle prove e delle difficoltà si sta cercando Gesù. e sono sicuro che ciascuno di noi avrebbe un bel elenco di cose importanti da dirgli e di portarle qui. E se non ce l'ha ci pensi, ci pensi davvero, perché altrimenti gli scivola tutto, anche la vita gli scivola via. Nell'incontro Gesù ha quello che vorremmo sentire verso di noi, ciascuno, gli si muovono le viscere, ha compassione, che vuol dire che la nostra fatica, la nostra tribolazione la conosce e la sente e se ne prende cura. E credo che per questo, nonostante tutto, continuiamo a cercare il Signore. A volte dico nonostante i preti perché uno deve sopportare anche che uno dica chissà che cosa, però intanto gli interessa il rapporto con Cristo. Quindi eventualmente io già vi chiedo perdono se non vi sono simpatico, è lo stesso. Ma mi interessa che quell'atto di fede che ciascuno sta facendo possa arrivare al Cristo, a Gesù, perché Lui se ne prende cura. Come? Veniva anticipato nella prima lettura nel profeta Isaia, voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente, mangiate e bevete gratuitamente senza spendere. ma se andate al supermercato prendete il latte e ve lo fanno pagare, ve lo dico. Ma che significa qui nel rapporto con Gesù? Cosa significa? Significa che se non fai il tuo atto di fede resti con la tua fame, con la tua sete. Se non trovi la relazione con Lui tu rimani veramente affamato e assetato di che senso ha questa vita. Perché ci sono tante povertà che non vengono saziate sinché non si arriva al rapporto con Gesù. Allora siamo qui e proviamo a fare il nostro atto di fede, come risponde il Signore? Risponde dopo una sollecitazione dei discepoli e questo stamattina mi faceva venire nel prurito, più ci pensavo più mi veniva al prurito. Qual è la sollecitazione dei discepoli? Usa il buon senso, rimanda, congedali. Congedare vuol dire ognuno si arrangi, ma questo -secondo te- che c'entra con Gesù? Gesù ti ha mai detto arrangiati? Senti nel tuo rapporto con il Signore che Lui ti dice arrangiati? Capite che non tornano i conti, come mi inviti, tu dici che sei per me e poi mi dici arrangiati, no, non funziona e infatti non funziona così. Ma Lui cerca di, anziché prendere a male parole i Suoi discepoli, perché neanche questo è bello, cerca di insegnargli qual è il modo, chiede. Non avete niente voi? ma cinque panni e due pesci, niente, quasi niente, giusto per noi, avete presente? A malapena ce n'è per me, figuriamoci per gli altri, chi vuole ascolti, ma davanti a questo il Signore dice portatemelì. Per questo vi ho chiesto come siete venuti qui oggi?Non con che mezzo, visto la fiera, ma con quale attesa, speranza, con quale desiderio? Perché se non porti a Gesù te ne rivai così, vuoto sei venuto e vuoto te ne vai. Invece è bello che quel poco che hai lo metti nel rapporto con Lui ed è lì che accade il vero miracolo. Perché quando facciamo così il Signore, che non si lascia mai vincere in generosità, ci fa vedere che questo è il Suo stile, Lui è così, Lui mette tutto. E quando ci rendiamo conto che la vita diventa bella, significativa, gioiosa, piena, luminosa, quando facciamo come Lui, anche altri fanno così. Io non mi immagino che la cesta da sola inizia a buttare su dei pezzi di pane, ma immagino che ciascuno ci avesse un panino, lo spezza di tre parti, se ne tiene una e mette le altre due, ne avanzano dodici ceste. Non so se è soltanto una mia fantasia del 2 di agosto, sapete che col caldo uno potrebbe anche sbarellare, non ho caldo, io sto bene. Credo profondamente che quando l'amore è condiviso moltiplica, moltiplica le capacità, moltiplica le disponibilità, moltiplica le risorse per tutti. Forse per questo oggi casualmente è accostato un piccolo brano della lettera ai Romani che comincia con questa espressione, chi ci separerà dall'amore di Cristo, poi fa un elenco di cose, persecuzioni, prove di vario genere, ma poi dà la risposta, sono convinto, sono persuaso che né morte né vita, fa un elenco di prove che ci possono essere, però conclude nulla potrà mai separarci dall'amore di Dio in Cristo, in Lui sono sicuro che nulla ci separerà. Da questa generosità di Dio, ha dato suo figlio per noi, figuriamoci se ci chiede il conto, ha già pagato, questa è la risposta e se vuoi entrare anche tu con la tua vita puoi fare lo stesso, puoi entrare nella stessa generosità, sentendo del molto di più che ti viene donato e che tu puoi partecipare anche agli altri. Se così sarà credo che il miracolo anche oggi nella nostra vita si compirà e la presenza di Cristo darà veramente sazietà a ciascuno secondo la sua fame.
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Le mie scelte parlano di ciò che credo? Venerdì 31-7-26 17o
L'accoglienza del profeta, visto che nella prima lettura già Geremia ci parla di come non venga accolto, anzi venga condannato a morte perché fa il profeta, però ad una dichiarazione di guerra esplicita come questa se ne può contrapporre un'altra. Ma questa persona che vuol fare il profeta io la conosco, ti ricordi quando faceva le sedie per i nostri tavoli perché era il nostro carpentiere, era il falegname, figlio di Giuseppe, conosciamo sua madre, fratelli, sorelle, che vuol dire che conosciamo tutti i parenti e quindi da dove gli vengono queste cose? Possiamo continuamente, in base a quello che vediamo, giustificare la nostra incredulità. In base a quello che vediamo. Oppure riuscire a fare un salto di qualità. Cioè vediamo questo ma siccome vediamo le parole che ci dice noi vogliamo vedere l'invisibile, questa è la vita spirituale, attraverso le cose che vediamo ma soprattutto che vediamo a partire da una rivelazione che Dio ci fa. Se no perché ascoltare continuamente la parola di Dio? A che serve? Non è uno sfoggio di sapienza, la conosco: so quello che dice il Vangelo, so cosa dicono i profeti, so, so. Ma se sai, permettetemi, come sanno i farisei, c'è soltanto una parola ma non la vedi nella vita. A che cosa ti serve per indurirti nella tua incredulità? E questo può avere continuamente a che fare con le nostre scelte quotidiane perché noi possiamo anche giudicare il Papa, i vescovi, i preti, i catechisti, tutti quelli che hanno a che fare con le cose di Dio. Giudicarli a partire da una loro vita naturale, da una vita che magari non è secondo i miei criteri e in base a questo non vivere di fede. Anche ciascuno in casa sua: è la stessa cosa. Cioè il motivo della tua fede per cui fai delle scelte, mediti la parola, cerchi di custodire l'eucaristia e poi però ti scappano delle parole, dei giudizi e in casa magari non tutti la pensano come te: alè! Cioè diventa quello il motivo per cui dici vabbè tu fai, tu dici così, però vedi dove sta tutta la tua fede? Perché? Perché fede e vita dovrebbero camminare nella stessa direzione. E guardate se a Gesù con tutto quello che diceva e faceva trovavano dei motivi esterni, cioè il fatto che lo conoscessero, conoscessero alcune cose della sua storia e della sua vita, ma questo diventa il motivo per non credere nella sua azione e nel suo annuncio, allora forse dobbiamo interrogarci su che cosa ci sta motivando nel nostro pensare, parlare e agire. come la nostra fede va a incidere sulle scelte della nostra vita, perché ne facciamo un annuncio di quello che crediamo attraverso le scelte che facciamo e questo è evidentissimo. Se a Gesù viene rinfacciato quello che lui fa che sembra non corrispondere a quello che noi sappiamo di lui, anziché dire ma io che cosa so veramente di lui? E questo non lo rimandiamo soltanto ai suoi contemporanei, ai suoi parenti che magari hanno avuto anche la fortuna di conoscere Dio nella carne, che deve essere qualcosa di straordinario, ma se questo è il motivo per cui anziché fare un atto di fede diventa il mio motivo della mancanza di fede. Dove sto andando? Che sto facendo? Allora non rimandiamo semplicemente a questi che hanno fatto i loro errori, il motivo per rifarli uguali anche oggi. Bene, con tutti i limiti delle persone che ci stanno intorno: ma noi stiamo riconoscendo l'azione salvifica di Dio oggi? Stiamo entrando in una prospettiva di fede in quello che stiamo facendo o facciamo una doppia vita o viviamo insomma da una parte la fede e poi la releghiamo in un certo ambito e poi abbiamo una vita dove la fede non agisce per niente? Questo ci dovrebbe interessare perché altrimenti rimane questa grande incertezza e anche un grande timore per dire: che cos'è quindi l'azione di Dio oggi nella mia vita? Ci conceda il Signore di saper affrontare la relazione con lui e la relazione con gli altri a partire da una luce che non è semplicemente nelle cose esterne ma è una luce più profonda in tutto quello che viviamo, è proprio la luce di Dio che pur essendo presente non ci abbaglia, ma c'è già un fulgore, un risplendere della sua presenza, come per dire riconoscimi in questa storia che stai vivendo e allora avrai un vero anticipo di quella che è la gloria del cielo. Chiediamo anche al Signore di avere l'umiltà di riconoscere quante volte abbiamo spento la luce, abbiamo preferito la nostra verità senza metterci in gioco.
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Dio non butta via ma rimpasta Giovedì 30-7-26 17o
Abbiamo la conclusione di questo capitolo delle parabole che vorrei accostare alla parabola del profeta Geremia che abbiamo ascoltato oggi. Questo vasaio che nel momento in cui il vaso non viene come aveva pensato lo rimpasta e ne fa un altro. E non so, vorrei provare ad uscire dalla metafora, perché a volte sentiamo che la nostra vita ha preso un indirizzo, un orientamento, un modo diverso da quello che avevamo pensato. Noi l'avevamo pensato in un modo, la nostra vita sta andando in un altro. E quindi, forse non potrei agire con voi come questo vasaio? l'argilla è nelle mani del vasaio, voi siete nelle mie mani. Come ci sentiamo nelle mani di Dio? Perché a volte pensiamo che Dio ci sia dimenticato, che Dio non mi ascolti, e dimentichiamo però la cosa essenziale, lui di noi non si dimentica mai, mai. Piuttosto, forse non stiamo accettando quest'opera nuova che, in base a quello che sta succedendo nella nostra vita, ci sta rimpastando per trovare una nuova forma. E come ci impasta Dio? Beh, innanzitutto, mi piace pensare a quello che diceva Sant’Ireneo nell’anno cento circa, che le due mani del Padre sono il Figlio e lo Spirito Santo, attraverso il rapporto con il Figlio e lo Spirito noi ci lasciamo dare forma. Le mani di Dio possono sempre agire nella nostra vita, ma che discernimento ne abbiamo? Perché noi possiamo continuare a lamentarci e in un certo senso a rinnegare e resistere a quello che potrebbe essere invece la soluzione positiva per la nostra vita, che semplicemente non stiamo accogliendo. Perché noi la pensiamo diverso, perché io… quell'io che alla fine ci mette in difficoltà. Anche delle tante cose che non accettiamo della nostra vita. Forse la parabola di oggi, anche del Vangelo, ci potrebbe aiutare, che alla fine quello che deciderà dei pesci buoni, dei pesci cattivi, non siamo noi. Piuttosto quello che possiamo fare è renderci conto che la nostra vita tira su di tutto, buono e cattivo. Noi nella nostra vita abbiamo dentro di tutto. C'è un discernimento che farà il Signore. Il mio discernimento al momento attuale qual è? Perché delle scelte le posso fare. Allora, forse oggi potremmo dire, Signore aiutami a consentire al Figlio e allo Spirito che agiscono nella mia vita di darmi quella forma buona secondo te, secondo quello che è il tuo progetto. Cioè, il consentire è un termine che mi piace molto, nella lettera agli Ebrei ritorna, “eulabeia” (in greco), il prendere bene. Avete presente che c'è in italiano la parola permaloso? Che prendi per male qualcosa. E quindi vediamo tante cose nella vita che alla fine le prendiamo male, quindi ci lamentiamo ne abbiamo da dire su tutte e su tutti. Io non trovo il vero corrispettivo del permaloso nel bene. Il “perbenoso” non c'è. Perché non c'è? Perché forse lo potremmo chiamare il fiducioso. La fiducia. Questo dovrebbe essere per noi il vero lavoro per consentire alle mani di Dio di fare della nostra vita un suo capolavoro.
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La misericordia è scegliere di amare perché il male non avrà l'ultima parola. Martedì 28-7-26 17o
Più che spiegare la spiegazione, perché mi sembrerebbe di fare qualche cosa che non è corretto, vorrei provare a capire che cosa significa per noi questa spiegazione di Gesù. E credo che sia bellissimo, perché ci mette nella prospettiva di Gesù. Quando Gesù ci parla è come se dicesse, vieni, vieni a vedere con me come stanno le cose. Avete presente che quando prima siamo davanti ad un altro, poi gli andiamo di fianco, mettiamo la faccia vicino la sua e guardiamo dove sta guardando lui. È un'altra storia. Allora, quando Gesù ci parla sostanzialmente cerca di fare questo. E questo ci dovrebbe aiutare soprattutto quando vogliamo fare i giudici del mondo, perché è uno sforzo tremendo e inutile. Come questi che vogliono e vuoi che andiamo a sradicare la zizzania? no! Guardate, non ci conviene. Neanche quando vogliamo farlo a noi su noi stessi. Quando qualcuno prova a farlo su di noi ci stiamo malissimo, per cui questo ci dovrebbe aiutare a capire che non è questa la prospettiva, cioè il metterci a giudicare gli uni gli altri. Se uno dice morditi la lingua ogni volta che ti viene da farlo, tu non arrivi alle dieci della mattina, insomma non conviene. Allora, qual è la prospettiva quindi che il Signore ci sta dando? Beh, di imparare la misericordia, cioè di sapere che c'è un amore più grande, perché alla fine vince. Ci sta dicendo qual è il risultato finale. Guardate, la vita la vivremo con molta più scioltezza se crediamo nel risultato finale della nostra vita. Non mi credete? Se tu pensi che tutto quello che dici e fai alla fine ti può escludere per sempre dall'amore di Dio, stai credendo ad una cosa falsa, ad una zizzania. Allora, così vorrei arrivare un attimo a quel giudizio finale, quando dice appunto che manderà gli angeli e separeranno. E che, quella cosa che ci fa un po' timore, getteranno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno, dove li getteranno? Nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora, non sta dicendo che Dio ci metterà all'inferno, ma che tutte le volte che noi coltiviamo pensieri che sono di giudizio e di mancanza d'amore, ci mettiamo nella condizione di dire, mamma mia che cosa ho detto, mamma che cosa ho fatto, e piangi. Questo pianto e stridore di denti non è una condanna di Dio, è il pentimento, quello che a volte chiamiamo il purgatorio. Una cosa è questo purgatorio? È quel tempo fuori dal tempo, capitemi, quella condizione in cui c'è una purificazione per poter invece entrare nella gloria, nella gioia eterna. E che cosa deve succedere in questo tempo? Che tu guardi tutto il male a cui hai creduto e che hai alimentato e c'è il tuo pianto, il tuo stridore di denti. Ma non è una condizione in cui Dio ti mette, no, ci sei tu già, e tu invece credi in un amore che ti tira fuori da questa condizione. Quando la vogliamo vivere questa cosa? Adesso, questo è il tempo, se volete, questo è il nostro tempo di conversione, nel credere a quell'amore con cui Dio vuole che ciascuno di noi viva per sempre. Questo ci aiuterà perlomeno a non rimanere schiavi delle menzogne o dei brutti giudizi che abbiamo nel cuore, ma piuttosto a pentirci e cambiare. Allora, chi ha orecchi e ascolti, dice Gesù, chi ha voglia di ascoltare quella verità che lo rende libero, cominci adesso, perché prima cominci, prima sentirai la gioia del suo amore misericordioso. E questo sarà il tuo alimento quotidiano, tanto che piuttosto ci saranno dei momenti di tristezza dentro di te, quando qualcuno non lo vivrà, quando tu stesso non ne avrai consapevolezza, per cui ti lascerai un po' portare via. Poi dici, no, aspetta, ritorniamo all'amore di Dio, ritorniamo alla sua misericordia, e questa, se volete, è la scelta che noi possiamo fare come percorso della nostra vita, che giorno dopo giorno ci rende sempre più suoi figli, figli del regno.
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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral
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Stefano Savoia
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