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Santi: dalla tribolazione alla vittoria

La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral

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  1. 209

    La misericordia è scegliere di amare perché il male non avrà l'ultima parola. Martedì 28-7-26 17o

    Più che spiegare la spiegazione, perché mi sembrerebbe di fare qualche cosa che non è corretto, vorrei provare a capire che cosa significa per noi questa spiegazione di Gesù. E credo che sia bellissimo, perché ci mette nella prospettiva di Gesù. Quando Gesù ci parla è come se dicesse, vieni, vieni a vedere con me come stanno le cose. Avete presente che quando prima siamo davanti ad un altro, poi gli andiamo di fianco, mettiamo la faccia vicino la sua e guardiamo dove sta guardando lui. È un'altra storia. Allora, quando Gesù ci parla sostanzialmente cerca di fare questo. E questo ci dovrebbe aiutare soprattutto quando vogliamo fare i giudici del mondo, perché è uno sforzo tremendo e inutile. Come questi che vogliono e vuoi che andiamo a sradicare la zizzania? no! Guardate, non ci conviene. Neanche quando vogliamo farlo a noi su noi stessi. Quando qualcuno prova a farlo su di noi ci stiamo malissimo, per cui questo ci dovrebbe aiutare a capire che non è questa la prospettiva, cioè il metterci a giudicare gli uni gli altri. Se uno dice morditi la lingua ogni volta che ti viene da farlo, tu non arrivi alle dieci della mattina, insomma non conviene.  Allora, qual è la prospettiva quindi che il Signore ci sta dando? Beh, di imparare la misericordia, cioè di sapere che c'è un amore più grande, perché alla fine vince. Ci sta dicendo qual è il risultato finale. Guardate, la vita la vivremo con molta più scioltezza se crediamo nel risultato finale della nostra vita. Non mi credete? Se tu pensi che tutto quello che dici e fai alla fine ti può escludere per sempre dall'amore di Dio, stai credendo ad una cosa falsa, ad una zizzania. Allora, così vorrei arrivare un attimo a quel giudizio finale, quando dice appunto che manderà gli angeli e separeranno. E che, quella cosa che ci fa un po' timore, getteranno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno, dove li getteranno? Nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora, non sta dicendo che Dio ci metterà all'inferno, ma che tutte le volte che noi coltiviamo pensieri che sono di giudizio e di mancanza d'amore, ci mettiamo nella condizione di dire, mamma mia che cosa ho detto, mamma che cosa ho fatto, e piangi. Questo pianto e stridore di denti non è una condanna di Dio, è il pentimento, quello che a volte chiamiamo il purgatorio. Una cosa è questo purgatorio? È quel tempo fuori dal tempo, capitemi, quella condizione in cui c'è una purificazione per poter invece entrare nella gloria, nella gioia eterna. E che cosa deve succedere in questo tempo? Che tu guardi tutto il male a cui hai creduto e che hai alimentato e c'è il tuo pianto, il tuo stridore di denti. Ma non è una condizione in cui Dio ti mette, no, ci sei tu già, e tu invece credi in un amore che ti tira fuori da questa condizione. Quando la vogliamo vivere questa cosa? Adesso, questo è il tempo, se volete, questo è il nostro tempo di conversione, nel credere a quell'amore con cui Dio vuole che ciascuno di noi viva per sempre. Questo ci aiuterà perlomeno a non rimanere schiavi delle menzogne o dei brutti giudizi che abbiamo nel cuore, ma piuttosto a pentirci e cambiare. Allora, chi ha orecchi e ascolti, dice Gesù, chi ha voglia di ascoltare quella verità che lo rende libero, cominci adesso, perché prima cominci, prima sentirai la gioia del suo amore misericordioso. E questo sarà il tuo alimento quotidiano, tanto che piuttosto ci saranno dei momenti di tristezza dentro di te, quando qualcuno non lo vivrà, quando tu stesso non ne avrai consapevolezza, per cui ti lascerai un po' portare via. Poi dici, no, aspetta, ritorniamo all'amore di Dio, ritorniamo alla sua misericordia, e questa, se volete, è la scelta che noi possiamo fare come percorso della nostra vita, che giorno dopo giorno ci rende sempre più suoi figli, figli del regno.

  2. 208

    La fede non dipende dalle dimensioni ma dalla presenza. Lunedì 27-7-26 17o

    Ormai ci stiamo abituando, soprattutto in questi giorni, sempre il Vangelo ci presenta delle parabole. La parabola del seme. Pensate, prendete in mano questo seme piccolissimo, pensate ad un bel campo grande. Che cos'è quel seme per tutto quel campo? Una cosa che non si vede, è nascosto. Il lievito in 40 kg di farina. Una roba che appena la metti lì è perso, è nascosto. Dice mescolato, ma letteralmente dice nascosto. Lo metti lì e non c'è più. Pensate alla presenza di Cristo nella nostra vita. Adesso abbiamo appena ascoltato la parola, quindi è stata seminata in noi. La potete mettere nelle 300.000 cose che farete oggi e scompare. Può scomparire. L'Eucaristia. Ricevi questa particola piccolissima rispetto a tutto il tuo corpo, è una cosa piccolissima. Ma che cos'è?  Allora, ci viene proposto che l'atto di fede è che la presenza di Cristo, che è veramente piccolissimo rispetto a tutto quello che viviamo, sia dentro di te. Sia dentro di te. Questo dipende da te. Fa che ci sia dentro di te. E poi il resto verrà. Cosa ci vuole? Pazienza. Avete presente quando noi chiediamo una cosa al Signore: dammela mo’. Pazienza. Tu accogli Cristo. Questa presenza piccolissima dentro di te. E abbi pazienza. D'altronde, quando uno prende un caffè, è una sostanza, non è che te ne bevi quattro litri rispetto alla tua massa corporea, ne bevi una cosa che è piccolissima. Però dopo che l'hai preso ti dà subito un po' di tono. Allora, provate a metterci questo atto di fede, Cristo in me, e riparti dal tono che ti dà la presenza di Cristo in te. Questo è l'atto di fede che possiamo fare.  Guardate il profeta Geremia di oggi, ha un'espressione bellissima. Perché dice, io volevo essere come la cintura che aderisce ai tuoi fianchi. Ma tu non l'hai voluto. Però quanto a te, sappi che io sono quello, colui che ti cinge i fianchi, che è sempre con te.  Allora, se volete possiamo ripartire attraverso queste parabole nel dono che il Signore oggi ci fa di essere questa piccola presenza dentro la nostra vita, perché tutta la nostra vita possa esserne trasformata.

  3. 207

    Cos’è veramente prezioso per te? Sceglilo Domenica 26-7-26 17oa

    La preziosità oggi vorrei scoprirla con voi perché c'è una scoperta che cambia la vita. Gesù racconta queste parabole, oggi ne abbiamo tre nel Vangelo, per far cogliere cosa possa essere davvero un motivo di gioia per cui mettersi in gioco totalmente tutto ciò che sei, tutto ciò che hai, è in ballo tutto. Pensateci, quando si va a spegnere la luce verso la quale abbiamo sentito una forza di attrazione tanto da poter fare la scelta della vita, se quella luce si spegne c'è smarrimento, uno non sa più che cosa cercare, scegliere, non sa cosa vuole e cosa non vuole: rimane smarrito. Ma, e qui c'è veramente il gusto che il Signore ci vuole dare, c'è un grande dinamismo, un grande movimento nel Vangelo, guardateci, poi lo vorrei guardare alla luce della prima lettura che credo che sia fondamentale. Il grande movimento è che c'è qualche d'uno alla ricerca, un uomo che sta lavorando, un mercante, sono alla ricerca, per questo la prima cosa è stiamo ancora cercando o ci siamo seduti, perché chi si siede il rischio è che non gli va più niente. Pensate, quello che un tempo un bel piattino che ti veniva preparato, che preparavi con gusto, lo guardavi, ne sentivi il profumo, a un certo punto dici ma io non ho più il gusto, per cui niente, ci si spegne. Allora, guardate invece il dinamismo di chi, proprio perché all'opera trova il grande tesoro, e che ne fa? Lo nasconde, va vende tutto ciò che ha e compra quel campo, perché il tesoro è nel campo, se lo porti via lo perdi. Che cosa vorrà dire questo?  Beh, mi piacerebbe dirlo alla luce di quello che stiamo cercando di vivere, venendo a messa, cercando di vedere alla luce della fede tutto ciò che capita. Provate a togliere Cristo da ciò che abbiamo capito nella vita, che cosa ne rimane? Perché Cristo? Cristo è la scoperta che c'è un Dio che ti ama tanto da dare la sua vita per te, cioè che per quanto tu possa aver fatto errori di tutti i tipi, proprio hai combinato il macello, Lui ama te. Quanto è prezioso questo? Beh, su questo io ci metto tutto. Bene, hai capito la parabola! Perché finché non arrivai lì, in quel campo dove l'hai trovato, che penso che sia l'ambito delle relazioni, aver scoperto che è proprio nella relazione con colui che ti ama che riuscirai ad avere relazione anche con chi non ti ama. Non so se ne avete mai fatto esperienza… (domanda retorica).  Allora, la scelta di quanto il Signore ama te diventa la luce per la tua vita, senso per la tua vita. Perché puoi fare anche tu così, così la perla preziosa.  Ma ve lo vorrei dire attraverso questa prima lettura. Questo giovane Salomone, scelto per essere re di Israele e figlio di Davide, ha questa visione di Dio: Chiedimi quello che vuoi, non chiede né soldi né lunga vita né potere, chiede la sapienza, chiede di avere il discernimento, il giusto giudizio di tutte le cose. Ma guardate che cos'è più prezioso di questo. Cioè, quando tu capisci il senso, tanto da poter fare delle scelte giuste, non soltanto per te, questo mi metterebbe in una strada un po' ampia, però vorrei dirvelo lo stesso. Sinché non riusciamo a vedere un bene più profondo che soltanto per me stesso, ciascuno per se stesso, finché non vediamo qualcosa che è molto di più, alla fine noi vediamo soltanto il finire di tutte le cose, quando va bene ad una certa età, se no prima. Finiamo. Ma questa fine, se la guardi nella prospettiva veramente dell'amore di Dio, tu scopri che c'è un molto di più che non soltanto puoi vivere adesso, perché nella prospettiva della vita eterna tu sai che stai vivendo una fase, un passaggio, farai Pasqua. Quindi, di tutto ciò che sei, di quello che sai e di quello che hai, cosa ne vuoi fare? Vorrei farne un dono. Come l'ho ricevuto! Noi siamo tutti partecipi di un'eredità, non soltanto culturale, ma anche di beni materiali. Adesso stiamo vedendo anche i danni di qualcuno, però fa parte del gioco, no? Beh, man mano che tu ti rendi conto di questo, che cosa fai? Guardi soltanto a mettere da parte e poi lasci lì? Guardi e metti da parte per qualcuno dopo di te? Benissimo. Ma innanzitutto guarda con amore ciò che sei e ciò che hai, per farne un dono d'amore a chi hai accanto e a chi verrà dopo. Questo ti darà la prospettiva. Abbiamo una prospettiva ampissima, perché la vita eterna sarà questa. Vedete come le parabole del regno di Dio e questa meravigliosa scoperta che fa Salomone, che chiede non di avere delle cose, ma di avere il giusto giudizio per fare di tutte le cose il bene. Beh, questo gli darà tutto. Ma questo si capisce, che quando hai sapienza, sapere, sapore, torno al gusto, scusate, ma questo è importante nella vita, quando hai scoperto ciò che ha veramente importanza, ha gusto, hai un giudizio buono sulle cose, tanto da poter scartare qualche cosa che sai che è soltanto di un istante e che magari sarebbe solo un atto egoistico, e guardi invece ciò che ha prospettiva. Per questo, guardate come il Signore Gesù ci sta rendendo partecipi, spero, che la nostra vita non è semplicemente un breve tratto di vita terrena e finisce lì, ma quello che stiamo imparando a vivere adesso è proprio la prospettiva dell'eternità, insieme a lui. E spero che ciascuno trovi in questo come Cristo sia veramente il tesoro, lui la perla preziosa, lui colui che mi ama e dà alla mia vita una prospettiva diversa, tanto che io voglio fare proprio come fa lui. E credo che di questo abbiamo bisogno tutti i giorni, perché da qui comincia la sapienza. Come diceva questo breve tratto della Lettere Romani, tutto concorre al bene per quelli che amano Dio, che sono stati chiamati, secondo il suo disegno, cioè chiamati ad essere parte di questa storia di salvezza. Quando inizi a vedere che anche quelle che ti sembravano disgrazie possono concorre al bene, nulla ti ferma, nulla ti amareggia, nulla ti distrugge, tutto ti rende partecipe di questa missione meravigliosa che il Signore Gesù ci ha fatto conoscere, ha vissuto, ci ha fatto conoscere e ci ha trasmesso. Ci conceda il Signore di poter esprimere con la vita la gioia di questo incontro.

  4. 206

    Chi vuole amare anche quando sarebbe molto più semplice smettere? Sabato 25-7-26 S. Giacomo

    Giacomo e Giovanni, questi due fratelli che sono presenti in tanti momenti salienti, notevoli anche della vita del Signore dall'essere tra i primi chiamati, il Vangelo di Matteo lo sottolinea, ma all'essere con lui in alcuni momenti specifici, nel primo gruppetto, i tre, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, ritornano in alcuni momenti e qui, come vedete, non sono Pietro, Giacomo e Giovanni, ma la mamma Giacomo e Giovanni. Si presentano con una richiesta, in realtà loro due non parlano, parla la mamma, e già questo ci dovrebbe far pensare un pochettino, anche al ruolo delle mamme ci dovrebbe far pensare, perché alla fine spesso i figli fanno quello che dicono le mamme senza sapere che cosa chiedono. Comunque, metto questo tra parentesi per concentrarmi su un aspetto, perché Gesù non sgrida ma gli dice, voi sapete che state chiedendo? Perché stare alla destra e alla sinistra vuol dire partecipare di quello che è proprio della vita del Cristo, e questo ci viene presentato in questo piccolo brano della prima lettura, che è il riconoscimento che fa Paolo. Che noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, cioè la nostra vita è un vaso di creta, che contiene però un grande tesoro, sta proprio in un cuore che possa vivere quello che il Signore stesso vive, e infatti lo descrive, che c'è una potenza straordinaria, e qual è la potenza straordinaria? Che è lo spirito del Cristo che vive nel cuore dei discepoli, questo lo possiamo fare tutti quanti, non è un'esclusiva, non è un titolo onorifico che qualcuno ha e altri no. no, questo è per tutti i discepoli del Signore, e guardate qual è questo potere straordinario, siamo in tutto tribolati ma non schiacciati, sconvolti ma non disperati. Sta dicendo che quello che Gesù ha vissuto, quello che i discepoli hanno vissuto, è quello che potremmo vivere anche noi nel momento in cui iniziamo a capire che partecipare della vita del Cristo non è semplicemente un titolo onorifico, un cercare di star bene, no, no, no, è comunione con la sua vita, mistero di morte e risurrezione. E quindi, se volete, riguardate questo testo della seconda Corinti che ha un sapore notevole, però vorrei soffermarmi poi su questa specificazione che fa il Vangelo. Gesù dice qualcosa che ci dovrebbe interessare molto che noi spesso pensiamo al fatto di essere partecipi della gloria del Cristo Senza rendersi conto di che gloria è, perché a differenza dei signori di questo mondo che sono superiori, si mettono nella condizione di essere superiori agli altri, per Cristo la gloria è amare e quindi servire. Allora, Gesù lo pone proprio nella condizione in cui ciascuno lo possa capire, vorrei tradurvelo in un modo, ogni volta che vogliamo avere ragioni sugli altri, c'ho ragione io, c'ho ragione io, anche di un servizio che facciamo, eh, non partecipiamo dello spirito del Cristo. Il Signore Gesù, le uniche volte con cui si impone, è sui diavoli, quando fa degli esorcismi, sono solo quelle le situazioni in cui si impone, nelle altre non si impone mai, si mette a servizio, quindi, perché dico vorrei tradurvelo in un modo molto pratico, perché uno può fare così anche a casa sua. Con quelli di casa propria è difficile, eh, però, perché vogliamo servire ma imporre il nostro servizio, possiamo fare così anche in parrocchia, eh, e in qualunque ambito di relazioni, potremmo metterci nella condizione del servizio e poi imporci con il servizio. Dico a casa, perché la casa è il luogo in cui è facile, però se uno è solo in casa non se ne rende neanche conto, perché non c'è nessuno su cui imporsi, però, appena c'è un ambito di relazioni con che spirito ti muovi, lo spirito di servizio non si impone. E guardate che anche Giacomo e Giovanni hanno dovuto capirlo questo, gli altri si stavano anche sdegnando. Perché anche loro volevano essere superiori, ma Gesù lo dice a tutti, il modo di essere superiore, secondo lo spirito del Cristo, è amare senza voler essere riconosciuti superiori. E noi invece vorremmo anche attraverso essere servi, vorremmo essere un po' di più. Allora, mi sembra che questo abbia a che fare con le nostre scelte, c'è qualcosa che noi qui possiamo scegliere, se lo spirito del mondo che vuole essere superiore, utilizzando tutto per essere superiore, o lo spirito di Gesù che vuole essere a servizio, quindi che si mette sotto, proprio come veniva descritto nella prima lettura, in cui c'è un amore che spesso viene sacrificato, cioè, tu ti poni per essere a servizio, gli altri ti usano perché vieni comodo anche, però non vieni innalzato. Eppure stai partecipando in questo di ciò che è proprio del Cristo, che è l'unico momento sulla terra in cui è stato innalzato, quale è stato? Quello della croce, è lì che è stato innalzato. Quindi, non ci meravigliamo di essere innalzati sulla croce nel momento in cui vogliamo servire con lo spirito del Cristo, non c'è da meravigliarsi, non c'è da lamentarsi, no, c'è da dire il Signore, eccomi, sia fatta la tua volontà. E credo che in questo le occasioni che ciascuno di noi avrà sono tantissime, e anziché fare la faccia triste perché veniamo martirizzati, sappiamo di che spirito il Signore ci rende partecipi.  Quindi entriamo anche in questa festa attraverso l'Apostolo Giacomo con una nuova consapevolezza di un amore che partecipa della vita del Cristo e fa come lui di se stesso un dono.

  5. 205

    Dio semina nella tua vita: non smette di credere che anche il terreno più duro possa un giorno cambiare. Venerdì 24-7-26 16o

    Che Gesù spieghi ai discepoli una parabola non è una cosa abituale, è un momento particolare, anche perché discepoli del Signore si può essere in tutte le epoche, spero che voi vi sentiate discepoli del Signore. Che vuol dire che siamo disposti ad ascoltarlo, ma non come si sentono tante cose, ascoltarlo vuol dire che dopo che abbiamo ascoltato la sua parola ci rimane nel cuore e c'è un lavoro dentro.  La parabola del seminatore in questo è espressiva in un modo enorme perché la potenzialità delle seme che sia caduto qui, su delle mattonelle, sulla strada o su un terreno buono, sempre seme buono è, il problema è il terreno. Ma non mi sembra che il Signore stia dando delle sgridate, ci sta descrivendo che cosa succede. Sapete che c'è una bella differenza tra il prescrivere, “tu devi fare così”, o il descrivere: “Chi fa così”… questo già rianima molto. Ma quando ci descrive questa espressività del seme a seconda del terreno ci fa capire che il seme, la sua presenza nella nostra vita, è potentissima, ha un potenziale enorme. Ma il nostro cuore ha una grandissima potenzialità, addirittura il cento per uno. Beh, tanta roba, ma potrebbe essere anche asfalto, selciato, oppure, come spesso ci capita, siamo ingombrati da tante preoccupazioni, o siamo semplicemente superficiali. Avete presente quando vi dicono tante cose, che cos'è che mi ha detto, proprio è già passato, un attimo. Allora, questa parabola ha una vitalità eterna perché dice sempre chi è il Signore che parla e chi è il tuo cuore. Perché, non so voi, ma credo che questi terreni ce li abbiamo dentro tutti quanti noi, tutti, alcuni solo potenzialmente, altri molto praticamente.  Che cosa vogliamo fare allora? Se riguardiamo anche il profeta Geremia e il Salmo che abbiamo ascoltato, si capisce che il Signore è colui che non si stanca, continua a bussare alla porta della nostra vita, al nostro cuore. In tutto quello che ci sta succedendo possiamo rimanere semplicemente superficiali dicendo, eh vabbè la vita fa così, oppure dire, bene, mentre la vita va così, tu Signore adesso, ieri, domani, continui ad essere compagno di viaggio, continui ad essere colui che desidera che il mio cuore esploda di frutti, cioè il frutto della gioia, della pace, di un amore che non si ferma alle prime contrarietà. Che anche se ci sono preoccupazioni, beh, le tiene lì a bada, ma ha un progetto, sapere che la mia vita non è che fosse necessaria, è un dono che può riempirmi il cuore, ma può riempire anche il cuore degli altri. E allora non vivrò più per me stesso, ma sentirò che come misericordiosamente il Signore anche oggi ci sta consegnando questo seme, in questo momento vorrei più paragonarlo alla vita di una donna che accoglie un seme in sé e quello diventa vita. Ed è una vita che non è per sé, mette in conto che tutto il proprio essere dovrà custodire, far crescere e poi donare. Se così è, credo che il Vangelo oggi possa portare molto frutto.

  6. 204

    Da dove arriva la linfa della mia vita? Rimani lì Giovedì 23-7-26 S Brigida

    C'è una costante che avrete notato oggi nel Vangelo. La costante è rimani, rimanete.  Come si fa a rimanere nel Signore? Perché forse dobbiamo trovare qualche stratagemma, no? Vi potrei dire che non basta neanche stare ore e ore in chiesa o in cappella, perché tanto se sei qua con il corpo, ma con la tua mente e con la tua volontà e i tuoi desideri sei altrove: a che serve? Allora, sia ben chiaro, io sono ben contento che la liturgia possa essere per noi questa continua operazione che la parola di Dio fa in noi per aiutarci a rimanere, cioè le sue parole sono quelle che ci potano, non sono i nostri sforzi. Magari adesso mi sforzo di fare così, e quanto dura? Dura il tempo di un elastico, sapete qual è il tempo dell'elastico? Il momento che lo tieni tirato, appena molli, poi torna.  Allora, se non è lo sforzo, qual è il modo per rimanere nel Signore?  Oggi Santa Brigida ne è un esempio, perché lei ha colto che nella meditazione approfondita e ripetuta della passione del Signore, vissuta nel 1300 e non nel 2000, 1300, ma la stessa cosa si può fare oggi, cioè avere a cuore come il Signore ha, al centro del suo essere, l'amore per il Padre e l'amore per gli uomini, ha trovato il modo di coniugarlo. Per questo abbiamo trovato questo piccolo brano della Lettera ai Galati come prima lettura, in cui Paolo lo dice quanto a sé, che è stato crocifisso con Cristo e che quello che vive ormai, dice, non vivo più io, ma Cristo vive in me. Vorrei dirlo anch'io.  Ma che cosa deve accadere, perché si realizzi questo? Che cosa deve cambiare nella mia vita? Che la nostra volontà riconosca che nella volontà di Dio, non soltanto in teoria, ma in quella situazione concreta che ti fa morire, non in quelle che ti vanno bene, su quelle siamo tutti contenti, grazie, ma in quelle che ti fanno morire rimani lì. Rimani attaccato a Cristo. E guardate che non c'è nessuna fatica nel tralcio che sta attaccato, che gli arrivi la linfa e porti frutto. Poi ti rendi conto che sì, porti frutto come il tralcio, ma è Cristo che porta frutto in te, perché Cristo è la vite che porta a te. E questo, se volete, è quello che stiamo facendo anche oggi, volendo ascoltare la parola e ricevere l'eucaristia. La comunione con il Signore che cos'è? Se non un cercare di rimanere in Lui, perché Lui rimanga in noi e la nostra vita porti frutto. Credo che in questo senso tutte quelle tribolazioni che ci vengono dai rapporti con gli altri, anziché scartarle e scancherare (lamentarsi), ringraziare e aprire il cuore. Perché è lì che ti viene servito concretamente come Cristo, Colui che salva il mondo, possa operare nella tua vita. E in questo, perché dobbiamo dirci la verità, abbiamo bisogno però di essere anche aiutati, rigenerati continuamente. Abbiamo un Salmo oggi, Salmo 33. Rileggetelo. Questo benedire il Signore in ogni tempo è quello che ti aiuta a farlo anche quando stai sulla croce, se no non lo benedici lì, se no pensi a te stesso e ai tuoi mali. Invece quel benedire il Signore in ogni tempo, tutto il Salmo poi è un Salmo di lode, di ringraziamento, è lasciare che questa operazione che lo Spirito sta facendo, anche in quelle zone della tua vita che sembrerebbero chiuse, diventano occasione di potatura per il nostro potatore, per il Dio in agricoltura. Ci pensa Lui, ci sta pensando Lui adesso proprio lì. E credo che quando ti accorgi di questo, anziché irrigidirti, consenti, c'è un consenso interiore. Allora vedete come il ringraziamento diventa parte di questa operazione che il Signore sta compiendo nella nostra vita.

  7. 203

    La vita cambia quando senti il tuo nome pronunciato con amore. Mercoledì 22-7-26 M. Maddalena

    C'è un certo buio nella vita, quando un po' si spengono le speranze, le certezze, un buio che non è superabile semplicemente con la memoria, con quello che è stato il passato. Maria Maddalena ha vissuto un rapporto molto intenso con il Signore, si è sentita amata e salvata, ma il Signore è stato ucciso, sepolto. E adesso di notte va e si accorge anche di quest'ulteriore sconfitta: hanno portato via il corpo, non c'è neanche il corpo. C'è un dolore interiore che è incolmabile, inconsolabile, perché è come se appunto ti si spegnesse il cervello, non riesci più neanche a pensare. E nella vita possono succedere cose che ti spengono il cervello, a quel punto che fare? Beh, Maria Maddalena sta lì. Il restare, inconsolabile, perché c'è anche un dialogo con degli angeli, non so che cosa vedesse lei, però le chiedono e lei risponde, però resta inconsolabile. Cioè, che cosa può essere veramente la svolta nella nostra vita? E pare che ci sia solo una cosa, che è proprio il rapporto con Gesù vivo che ti fa vivere, altrimenti se tu lo pensi morto, tu sei morto. Resti morto, anche se biologicamente sei ancora vivo, ma dentro sei morto, quindi si spengono tutti i pensieri, speranze, desideri, tutto spento, tutto morto, solo morte. Ma Gesù, proprio perché lei resta lì, la visita. Donna, perché piangi, chi cerchi? Che vuol dire, rientra in te stessa, ma che cosa stai cercando davvero?  Qui c'è il passaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi, che è sentirsi chiamati per nome, Maria. E per questo è importante anche quel brano del Cantico dei Cantici, che abbiamo letto come prima lettura. Cioè, l'attesa e la speranza della vita è un amore personale, non è un'idea di Dio, un'idea di tante cose. Le idee, poi a un certo punto si spegne anche la luce, quindi le idee se ne vanno. C'è una relazione che può superare ogni tipo di ostacolo, è quella per cui tu ti senti conosciuto e amato per nome, proprio tu. Tant'è che immediatamente riconosce che è il Signore, il suo Signore, Rabbunì. E qui comincia il modo nuovo del vivere la vita. Quando ti senti conosciuto e amato così, per cui accogli che il Signore adesso è con te in un modo diverso, non come quando magari ti sei sentito all'inizio amato e conosciuto e parte della sua vita in cui vorresti prenderlo. No, non si prende. A quel punto si annuncia con la vita, si annuncia l'amore con cui si è amati. Per questo Maria Maddalena non è soltanto una discepola di Gesù, ma anche l'Apostola degli Apostoli, come è stata chiamata qualche anno fa da Papa Francesco quando ha istituito questa festa. Cioè, per ogni epoca può essere quella donna che, proprio perché non ha cercato consolazioni umane, ma solo la consolazione che viene dal rapporto con il Signore è vivente, è viva e vivifica. Cioè, ti aiuta ad essere annunciatore con la vita. In quanto sei discepolo poi diventi anche apostolo, diventi veramente annunciatore. Per questo avremmo forse bisogno di riguardarci dentro. Se ci sono delle situazioni che ci hanno semplicemente spento, fatto morire e noi siamo ancora lì a piangere, oppure se abbiamo colto il rapporto vivo e vivificante con il Signore risorto, tanto che la nostra vita ne diventa un annuncio.

  8. 202

    Vero discepolo è chi ascolta meglio Martedì 21-7-26 16o

    Gesù non ce l'ha con i suoi familiari, partiamo subito dalla premessa e ci sta dicendo con un'attenzione proprio a cuore aperto, che cosa ci rende familiari suoi, quindi di Dio. Che non sono semplicemente i rapporti del sangue e della carne, non basta, se no ce l'avrebbero solo poche persone, invece ci mette tutti nella condizione di essere i suoi familiari, cioè i suoi discepoli, tutti. Bisogna vedere se noi questo lo vogliamo o se vogliamo semplicemente essere più di, cioè preferiti in un qualche altro modo. È come parlare di eredità, chi sono gli eredi? Solo qualcuno o tutti? Arrivo a estremizzare, volete essere eredi di Gesù Cristo, partecipi del suo spirito, della sua ricchezza, quindi figli, e allora ci dice cosa fa e cosa possiamo fare anche noi, non semplicemente parlargli ma metterci nella condizione dell'ascolto. Avete notato come il testo insiste sul parlagli e gli parlavano, gli volevano parlare? Voi avete presente quando avete qualcosa a cuore e ti continuano a parlare di altro? Cosa succede nella vostra testa? Avete presente qualche volta l'insofferenza del cuore perché ti distraggono da qualche cosa che invece è importante? Bene, vorrei dire non facciamo agli altri quello che non vogliamo sia fatto a noi, piuttosto mettiamoci proprio nella condizione del Vangelo. Essere discepoli del Signore, metterci in ascolto, ma non soltanto con le parole, perché chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre. Così andiamo incontro anche a chi dice ma come a sua madre da una risposta del genere? No, sua madre in questo senso ha avuto un ulteriore segno e conferma che il suo essere discepola del Signore è la strada, non perché è stata la genitrice di Gesù ma perché ne è discepola. Vorrei in questo che ciascuno facesse dentro il cuore un’operazione in cui la parola del Signore realmente faccia chiarezza, dia luce e dia forza. Perché fare la volontà di Dio rispetto al fare la mia volontà, siccome spesso non coincidono, è un'operazione meravigliosa che possiamo permettere allo Spirito Santo di fare in noi. E sapete chi ci aiuta di più in questo? Quelli che non la pensano proprio come noi. Dici ma come? Sì, anche per Gesù: nel mondo quelli che la pensavano come lui erano veramente pochi. Lui è uscito dal mondo così che chi la pensava come lui non era un gran numero di persone ma lui ha continuato ad amare secondo quello che è il progetto del Padre. Allora anche noi anziché reagire spesso in un modo sgarbato e insofferente quando ci vengono dette delle cose che ci danno fastidio, piuttosto proviamo a ritrovare questa sintonia. Come Gesù ha sintonizzato anche i suoi familiari nella prospettiva della volontà del Padre e non ciascuno secondo le proprie idee. Così si capisce che tutti, anche Maria, ha trovato la vera strada nell'essere discepola di Gesù.

  9. 201

    La gratitudine è una scelta. Ogni mattina puoi lamentarti di ciò che manca o ringraziare per ciò che Lunedì 20-7-26 16o

    Chiedere un segno. Qual è il pensiero che soggiace, che troviamo alla base di una richiesta di un segno? Fate un attimo mente locale.  Una necessità. Chiedere un segno e una necessità non vanno proprio nella stessa direzione.  La sfiducia. Se io mi fido non ho bisogno di chiedergli segni. Ma nel momento in cui io ti chiedo un segno ti sto dicendo che non ti credo. E se non ti credo, come vanno avanti le cose?  Allora, questa cosa è fondamentale perché nella vita quotidiana e in tutte le relazioni può entrarci, in tutte. E può essere motivo di devastazione delle relazioni oppure può essere il motivo per cui la fiducia si risveglia e si capisce che la presenza dell'altro è già un segno. La presenza dell'altro: se uno ti sta di fianco è già un segno. Che vuol dire? Che può essere ammaccato, imperfetto, però c'è. Io spero che questa cosa qui ciascuno a modo proprio la metta proprio nelle sue fibre perché se volete distruggere una persona chiedetele un segno. Se la volete distruggere. Perché vuol dire io non ti credo. E uno che parte così tanto non ne farà mai abbastanza perché di fondo tu rimani incredulo. L'altro ti deve convincere. E noi possiamo fare così addirittura con Dio. Ma questo poi è fuori di testa. Però è comprensibile nel momento in cui tu pensi soltanto a te stesso. Anche nel rapporto con Dio avere fiducia della sua benevolenza, del fatto che se tu ci sei non è un caso. Che tu sia nato non è un caso, che tu continui a esistere non è un caso. Cioè non è soltanto un fatto biologico, c'è anche la biologia ma non basta. Allora già solo a partire da questo dovremmo dire dalla mattina alla sera grazie. E quando ti sei stancato ricomincia. Perché? Perché in realtà in questo c'è la linfa per cui la tua vita può portare frutto. Se vuoi un frutto buono. Altrimenti hai già tutte le premesse, quello che dicevo prima cioè le lamentele, per cui la tua vita qualunque cosa accada andrà sempre male. Non sarai mai soddisfatto. E ci saranno degli scompensi grandissimi. Tanto che ti chiederai tante volte nella vita ma perché? E quindi c'è, nelle nostre potenzialità c'è il dono grandissimo di potersi rallegrare, gioire tutti i giorni. O il dono di maledire, di lamentarsi tutti i giorni. Questo ve lo sto dicendo soltanto a partire da che cosa? A partire dalla richiesta di un segno. Allora, il segno Dio l'ha dato. Ma l'ha dato e ce lo sta continuando a dare. Gesù ha detto a questa gente, incredula di tutti i segni della sua misericordia, del suo grande amore, che avrebbe dato un ulteriore segno, che è il segno di Giona. Lo cita. Sono sintetico. Giona è quel profeta che stava resistendo alla volontà di Dio. A un certo punto stava scappando nella parte opposta. Stava andando lontano in una nave, c’è una mareggiata. Stavano per essere distrutti. E lui dice buttatemi in mare perché se è così è per colpa mia. Lo buttano in mare e un grande pesce lo mangia. In realtà per tre giorni sarà nel ventre del pesce. Poi dal ventre del pesce Giona pregherà e il pesce lo risputa come se fosse la balena di Pinocchio, per intenderci, sulle rive. Poi lui va a Ninive e lì predica. Io ve lo consiglio a tutti, è terapeutico, il libro di Giona. Sono solo quattro capitoli, è una scuola sapienziale meravigliosa. Questo per dire che il segno di Giona dovrebbe essere questo. Il figlio dell'uomo per tre giorni nel ventre della terra. Ma poi risorgerà. E qui ritorna la stessa cosa di prima. Se hai fiducia, se ci credi vai in un modo. Se non ci credi vai nell'altro. Da chi dipende? Non da Dio. Da ciascuno di noi. Quindi io vi auguro di sentire questo oggi come un dono, come se fosse una festa di compleanno. È un dono grande per dire ma quante meraviglie fa il Signore nella mia vita? Provate a contarle.

  10. 200

    La fretta vuole eliminare, l'amore sa aspettare. Domenica 19-7-26 16oa

    Proverei a entrare con questa chiave, perché, vedete, tutto il capitolo 13 di Matteo sono parabole, ma le parabole non sono delle spiegazioni univoche, che significa così e basta, lasciano degli ampi margini di interpretazione, tanto che gli stessi discepoli chiedono spiegaci la parabola, che significa? Partirei da questo perché di solito anche riguardo le cose migliori, le cose buone, quando uno dice, credo in Dio, ho fede, però inizia a vedere che ci sono situazioni nel mondo che ti tolgono il fiato, ci sono ingiustizie, ci sono devastazioni, poi ci sono situazioni impreviste, malattie, cioè quelle situazioni che a un certo punto ti fanno dire, ma perché? Il Signore non ha fatto bene tutte le cose, perché la presenza del male? No, perché la zizzania? Perché? Non potrebbe andare sempre tutto liscio? E di questo la prima lamentela ce l'abbiamo con Dio, avrete notato, Signore non hai seminato del buon seme nel tuo campo, da dove viene la zizzania? Detto in un modo diverso, ma ci hai fregato? hai detto che hai messo del seme, hai creato tutto per il bene, perché c'è il male? Perché? E la soluzione è molto meno interventista di quella che vorremmo, sia intorno a noi, sia dentro di noi, perché guardate la zizzania non è tanto fuori, ce l'abbiamo dentro. Qui c'è una soluzione che non è che proprio ci piaccia subito, lascia che l'una e l'altra crescono insieme, se togli la zizzania distruggi tutto. Quindi anche di tante situazioni interiori che noi vorremmo risolvere definitivamente non ci riusciamo. Sono sicuro che anche se siamo quattro gatti qui, ciascuno di noi potrebbe fare un elenco, un libro forse di tutte queste cose, perché man mano che vai avanti con la vita te ne rendi conto, e hanno influenza, hanno peso, a volte sei senza fiato, a volte sei arrabbiato, a volte non ti ricordi di niente, vai avanti sereno, cioè dentro la nostra vita ci stanno tutte queste cose. La soluzione del non essere interventisti e distruttori che il signore ci indica, è un tempo di pazienza simile a quello di cui parlava la prima lettura, il libro della Sapienza, padrone della forza tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché quando vuoi tu eserciti il potere, e tu puoi farlo quando vuoi e quindi sei molto mite, sei tranquillo, ma andate a guardare bene qual è la scelta di Dio che ha risolto il problema del male del mondo. Perché a volte ce la dimentichiamo, ma la soluzione è che l'ha preso su di sé, non l'ha imputato a nessuno, il mistero della croce rimane questa cosa incomprensibile di Dio, perché? Perché la via della mitezza è una strada che ciascuno di noi può percorrere, la via della potenza no, non so voi io, ma è chiaro che no, ma la via della mitezza è quella di chi sa che partecipa della sua mitezza e forza. Quindi c'è un amore che si concentra sul bene e attende da Dio la soluzione e non la impone. Per questo mi piace pensare che tutti siamo al lavoro, tutti ritorniamo come quest'uomo e questa donna delle altre due parabole, l'uomo che mette il seme di senape che è piccolissimo, la donna che mette questo poco di lievito in questa montagna di farina e tutto viene trasformato. Questa è una via per noi, perché a tutti possa dare la possibilità di fare quello che fa Dio. Allora vorrei che oggi riuscissimo a ripartire da qui con questa consapevolezza che non sarà né la potenza, né la forza distruttiva a risolvere i problemi, ma piuttosto una via piccola che tu puoi fare tutti i giorni e partecipare di questa misteriosa mitezza e potenza di Dio per la salvezza del mondo. A questo se volete siamo chiamati personalmente.

  11. 199

    Le tue ferite non sono il luogo dove Dio smette di parlarti, ma il luogo dove impari finalmente ad ascoltarlo. Sabato 18-7-26 15o

    Abbiamo una presenza di Gesù un po' diversa da quella che a volte immaginiamo: (vorremmo) un Gesù interventista perché ha il potere di fare le cose, un Gesù che risolve con determinazione, a volte con chiarezza, noi diremo, ma in realtà con grande rigidità. Invece la presenza di Gesù è diversa. I Vangeli ci tengono a presentarci chi è Gesù attraverso questa mitezza che Lui non soltanto l'annuncia, la vive. E nel momento in cui si decide di farlo fuori, Lui scompare. Penso questo per tante situazioni della vita in cui sostanzialmente uno può scegliere di fare fuori Gesù dalla sua vita. E Lui lo accetta, scompare. Che non vuol dire che non è più interessato a te, ma non interviene con ciò che gli è proprio e che darebbe alla tua intelligenza e alla tua sensibilità quell'avvertenza che la nostra vita è molto di più del semplicemente andare avanti. E questo diventa, subito anche il Vangelo ce lo fa vedere, un adempimento delle profezie. Perché Dio da sempre si presenta così, come colui che si prende cura, ma non è detto che il suo prendersi cura corrisponda proprio a quello che noi abbiamo pensato. Tant'è che a volte diremmo, ma se Dio c'è, perché c'è questo? Perché succede il male? Perché lo permette? E intendo per male tantissime cose. Da quelle più semplici, la nostra biologia, il fatto che ci ammaliamo, a quelle un po' più complesse, il male del mondo voluto dall'uomo. Perché forse noi a volte lo dimentichiamo, ma la maggior parte dei morti nel mondo sono causati dall'uomo. Allora, in questo scenario c'è uno scandalo dentro il nostro cuore. Perché Dio lo permette? Perché Dio non interviene? Perché non ci salva? Oggi c'è questa parola di Isaia che ritorna proprio per noi. Perché lui non spezzerà una canna già incrinata, che noi diremmo non serve più a niente. Non spegnerà una fiamma smorta, quelle che iniziano a fare soltanto del fumo, ma non c'è più luce, spegniamola. E questo perché a volte quella canna incrinata sei tu, quella fiamma fumigante sei tu. E lui anziché spegnerla vuole essere accanto a te in quel momento di fragilità. Cioè sentire che la tua vita conta non per quello che sai fare, non per quello che riesci a capire. La salvezza del mondo non dipende dalle tue abilità. Ma nel momento in cui tu non sei abile a fare forse nulla, sei un segno di come il Signore dove si fa vicino, dove ci sono delle ferite. Lui rimane colui che ha preso tutte le nostre ferite su di sé, dicendo anche lì si può amare. Sia stando accanto, sia portando nel proprio corpo le ferite. Questo fa trionfare la giustizia di Dio. Per questo termina la citazione di Isaia, nel suo nome spereranno le nazioni. Cioè c'è una speranza universale di tutte le nazioni che anche le nostre ferite e fragilità non soltanto le potremo affrontare e superare, ma avremo una sintonia e una comunione con Dio standoci dentro. La comprensione che Dio ha delle nostre fatiche e delle nostre ferite non è una teoria. E quando ci stai dentro te ne rendi conto perché la comunione con Lui non è per le tue abilità. È perché tu stai partecipando già della sua vita. Chiediamo quindi al Signore di avere questa disponibilità sia nel portarla personalmente sia nell'accompagnare le tante ferite della nostra umanità.

  12. 198

    La misericordia mostra la verità con il cuore di Dio. Ed io che spirito sono? Venerdì 17-7-26 15o

    Scoprire come usare le parole di Dio, addirittura per pervertire ciò che la parola dice, la parola non letteralmente, perché tante volte la lettura solo letterale ti porta a diventare molto giudicante, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. Ma vorrei partire proprio dalla guarigione di Ezechia, di cui ci parla oggi la lettura del profeta Isaia, che davanti a questa rivelazione del profeta che quella malattia lo avrebbe portato alla morte, gira la faccia verso il muro, ma non per non vedere nessuno, ma per pregare. Questa preghiera credo che ci aiuti a capire sempre meglio, più in profondità, di che spirito siamo. Il Signore ascolta questa preghiera, dice che avrebbe concesso altri quindici anni, ma ci potremmo anche soffermare su questo e dire, vabbè, che senso ha? Tanto si muore, se non è la padella è la brace, insomma. No, di che spirito sei in quello che chiedi? Il nostro spirito umano vuole sopravvivere, vuole vivere, anche se poi arriva un momento in cui, anzi, vuole anche morire. Cioè non vuole semplicemente sopravvivere. E di questo credo che dovremmo fare almeno un attimo di attenzione, perché questo spirito umano è chiamato a collegarsi, a sintonizzarsi con la volontà di Dio. Per sentire ancora più chiaramente come la vita terrena e la vita che vivremo dopo questa carne hanno a che fare con l'unico Signore e con una missione che possiamo compiere. Quindi, mentre Ezechia piange davanti al Signore e non davanti agli uomini, la faccia verso il muro è perché vuole stare in questo rapporto con Lui, possiamo anche riprendere questo brano del Vangelo di Matteo dove degli uomini si mettono a giudicare secondo una legge che non viene dalla misericordia, non viene dalla conoscenza del cuore di Dio. È un guardare le cose solo come motivo di accusa e di divisione. Quando sentiamo questo nel cuore dobbiamo interrogarci. Davanti a chi sto in questo momento? Perché il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere è un Padre misericordioso. Se io ho questo nel cuore, davanti a chi sto? riesco a stare davanti a Dio così? Può il mio cuore giudicare stare davanti a Dio? Allora Gesù fa vedere qual è il cuore di Dio. È che Lui, il Signore del Sabato, Lui che è il Dio creatore, Lui che partecipa in tutto della vita del Padre, mette in allerta tutti per vigilare sul cuore dal giudizio e piuttosto propendere per la misericordia. Quando sentiremo questo diventeremo liberi, liberi della libertà di Dio, sapendo che se ci sono delle indicazioni, delle regole non sono contro ma sono per, sono sempre a nostro vantaggio, a nostro favore. Guardiamo in che modo è così, se non è così forse non la stiamo guardando bene e dico forse soltanto per attenuare. Allora anche oggi questa parola ci sta interpellando: Dov'è il nostro cuore? Sta scegliendo la misericordia, i rapporti, le situazioni oppure si è indurito in un giudizio tanto da inorgoglirsi non solo verso gli uomini ma anche verso Dio?

  13. 197

    Riceviamo la fede in eredità per viverla. La stiamo donando autentica e bella a chi prosegue? Giovedì 16-7-26 15o

    Spero che si possa cogliere un intimo legame e collegamento oggi tra: la dedicazione di questa Chiesa; il che cosa succede in un territorio quando c'è una comunità che cresce nella fede, tanto da scegliere una via di matrimonio quindi di essere un tessuto ulteriore, scaturire dal passato e portare al futuro ed è evidente con questi tre bimbi, Edoardo, Arianna e Ludovica; c'è una scelta di essere a partire da che cosa? E qui la parola del Vangelo, venite a me. Quando è che andiamo dal Signore? Normalmente quando ci sono dei problemi, non è vero. Andiamo dal Signore quando cerchiamo autenticità di vita, perché vivere d'immagine, vediamo perché la carta patinata e i tanti video nel mondo ci dicono che l'immagine ormai sembra più importante della realtà, ma il desiderio di verità per una vita cerca il Signore anche nei momenti di gioia, non soltanto nei momenti di fatica, perché la gioia sia radicata, autentica. Le due cose però diventano come l'estremità di un filo che hanno bisogno anche di annodarsi per non sfuggire e quindi quando i due capi si legano insieme si raccoglie lì dentro una grande realtà, anche fatta di ferite, di stanchezze, perché possano trovare senso e quindi anche ristoro. Lo paragonerei un po' alle doglie di un parto, perché se fosse soltanto dolore che non porta da nessuna parte, uno dice ma perché, ma nel momento in cui viene al mondo un figlio, tu dici è andata ma guarda la gioia della novità. Ecco è tutta la vita che ha bisogno di trovare questa pienezza, questa verità, perché non è soltanto nella nascita di una nuova creatura, la fede ci fa capire che anche il tuo nascere alla fede è venire al mondo. Tu ti rendi conto della preziosità immensa di una vita quando senti che ha a che fare con l’eterno. Chi ci ha consegnato in eredità questa chiesa non è finito nel nulla, è andato a trovare una pienezza, ma adesso sta anche per noi trovare veramente un senso da poter realizzare questa parola che Gesù ci dà: venite a me. Oggi veniamo qui per ringraziare, per ringraziare del tempo, della vita, del matrimonio, dei nostri cari defunti che sono in cielo, ma anche per ringraziare di quello che stiamo vivendo oggi: perché se non lo portiamo a Cristo lo perdiamo, è solo in quanto pietra viva di un edificio spirituale sempre in costruzione e quindi fondato in Cristo, che acquista il suo senso. Qui troviamo che anche quei momenti più faticosi diventano leggeri, perché diventano un portare insieme a Cristo un giogo, anche l'amore è un giogo: i “coniugi” sono quelli che insieme portano il giogo. Allora chiediamo al Signore questo, accogliere oggi l'opportunità che ci dà per essere portati da Lui, del portare a Lui e del portare con Lui, perché ogni peso trovi una sua leggerezza e ogni amore trovi una sua pienezza.

  14. 196

    Lodare il Signore nei momenti di crisi? Non è ottimismo, è fiducia. Mercoledì 15-7-26 15o

    Vorrei provare a esprimere un pensiero riguardo a questo ringraziamento di Gesù, questa lode al Padre, perché credo che possa essere illuminante riguardo a tante situazioni della vita che a volte percorriamo e ci potrebbero annientare, cioè togliere il vigore della vita. Questa lode viene in un momento in cui forse nel ministero di Gesù, qui nel Vangelo di Matteo, c'è il momento di crisi per Gesù. Crisi, incomprensione e anziché affliggersi, Gesù loda il Padre, perché non ai sapienti e ai dotti, cioè non per frutto di capacità umane affinate, ma perché c'è una piccolezza che vuole imparare da Dio. Lui sa che per sé, non soltanto per sé, le cose vanno in un altro modo, e c'è questa lode. Umanamente la potremmo chiamare apertura fiduciosa al progetto di Dio e non depressione progressiva per la distruzione dei propri progetti. Alla luce di questo c'è una rivelazione. Vuoi entrare in una luce diversa per guardare tutte le cose? Ti si manifesterà attraverso una mitezza fiduciosa nello starci dentro alle situazioni non da solo. Allora questa esultanza nello spirito diventerà la strada che ogni discepolo di ogni tempo potrà percorrere, perché anche nei fallimenti e nelle incomprensioni ci sia un cammino di comunione con il Padre che sappia superare ogni tempesta.

  15. 195

    A volte ci corregge con la sua tristezza che dice: "Non vedi quanto ti voglio bene?" Martedì 14-7-26 15o

    Non c'è rabbia nell'insegnamento di Gesù che avvisa Corazin, Betzaida, Cafarnao, luoghi in cui ha compiuto dei segni dell'amore fedele di Dio. Non c'è rabbia, ma c'è la tristezza. Pensa cosa fa la gioia di Dio nella nostra vita? Pensa cosa possa fare la tristezza di Dio nella nostra vita? È un'attenzione del cuore. Perché la tristezza dice: non ti accorgi dell'amore fedele per te? Perché non accorgersi vuol dire perdere dei doni. Non accorgersi della fedeltà. Non accorgersi della benevolenza ti fa vivere come non averla. E quindi c'è di fondo una disperazione in queste città che pur essendo state testimoni di grandi grazie che il Signore ha compiuto in mezzo a loro non lo sono. E qui c'è subito la questione: La nostra vita partecipa della gioia o della tristezza di Dio? Nel senso come stiamo vivendo i doni che Dio ci fa? Occasioni, opportunità. Se non ci stiamo accorgendo dell'amore fedele di Dio forse siamo molto distratti in qualcos'altro. Allora questo è un tempo di ricapitolazione. Allora a che punto siamo arrivati? Siamo arrivati nel fatto che la benevolenza di Dio sta bussando la nostra vita da qualche parte e forse noi non ce ne stiamo accorgendo. E ci stiamo rattristando, ci stiamo arrabbiando, ci stiamo commiserando. Neanche tutti i guai morali o l'essere pagani, Tiro e Sidone, Sodoma e Gomorra. Allora queste città non si erano accorte l'amore fedele di Dio perché non erano state visitate in quel modo in cui invece Corazin, Betzaida e Cafarnao erano state visitate. Quindi attenti a quali doni il Signore sta facendo in mezzo a noi oggi. O li ha fatti e forse noi non ce ne siamo accorti. Recuperiamo l'amore fedele di Dio, ripartiamo dalla sua gioia nell'essere per noi.

  16. 194

    Quante volte diciamo "ti voglio bene", ma in realtà stiamo dicendo: "Vorrei che tu fossi come voglio io”? Lunedì 13-7-26 15o

    Fa un po' paura questa espressione che Gesù usa, che non è venuto a portare pace sulla Terra, ma piuttosto divisione. Spada è quella parola di verità che alla fine ci divide nei nostri diversi intenti. I motivi di comunione non sono i legami familiari, anzi le cose dovute, le implicazioni affettive, che spesso sono motivi di pretese, anche molto violente, sono superate dalla libertà che il Vangelo ci propone. Cioè chi sceglie di amare è libero, ma spesso noi confondiamo l'amore con quella pretesa, con quell'egoismo, con quel senso del possesso, che in realtà amore non è, è piuttosto egoismo. Allora, chi rimane vincolato non dall'amore di cui Gesù ci vuole rendere partecipi, ma dalle pretese, dalle costrizioni, non è degno dell'amore con cui Gesù ama. Cioè non gli fa spazio all'amore che veramente viene da Gesù, cioè dallo spirito, lo spirito santo, lo spirito con cui il Signore ci ama e ci invita ad essere anche noi attivi per vivere di un amore superiore. Qui ci starebbe anche una domanda, ma pensi di amare tuo padre, tua madre, tuo figlio più di quanto lo ami Gesù? Hai questa pretesa? Se vuoi amare di un amore superiore, allora attenzione perché quello umano a volte maschera semplicemente una propria idea. Guarda come c'è una croce da prendere, cioè l'altro con la sua situazione, anche a volte di poca amabilità. E cerca di dire come lo sta amando il Signore? perché forse qualcosa a quel punto inizierà dentro di te e chiederai a Gesù aiutami ad amarlo insieme a te.

  17. 193

    Che terra sono oggi? Il seme è già stato donato, tocca al cuore decidere se accoglierlo. Domenica 12-7-26 15oa

    È più un ringraziamento che vorrei fare oggi, perché c'è quest'infinita fiducia che il seme porterà frutto e che il terreno si adatterà ad accoglierlo, poi certo manderà la pioggia, la neve e tutto concorrerà ad essere fruttifero. Adesso c'è una scelta da verificare: adesso che terreno sono e che terreno voglio essere? e c'è una preghiera che ciascuno di noi può produrre perché la terra si adatti ad accogliere il seme, la pioggia, la neve, la fertilità e riesca a rendere grazie perché il frutto abbondante di quel seme sarà proprio grazie a quella terra che l'ha accolto.

  18. 192

    Lo sguardo che smette di lamentarsi di quello che manca e contempla quanto è riceve, vince! Sabato 11-7-26 S. Benedetto

    Caso mai pensassimo alla vita cristiana come una rinuncia, oggi io vi inviterei a tenere insieme le due letture, perché la sapienza della Chiesa, come sempre, vuole aiutarci a gustare e vedere com'è buono il Signore, come recitava il Salmo 33 che abbiamo ascoltato. E il libro dei Proverbi, che è un libro sapienziale a cui vi invito di dedicare un po' di tempo a masticarlo, a ruminarlo un po', ha questo suggerimento, figlio mio, se tu, e poi mette insieme una serie di verbi, al futuro, come per dire la condizione, la prospettiva della tua vita, se sarà questa, cosa succederà per te? E l'invito è ad accogliere le sue parole, a custodire i suoi precetti, tendendo l'orecchio alla sua sapienza, inclinando il cuore alla prudenza. Quindi lo invocherai, invocare vuol dire che aneli al fatto che il suo spirito sia in te, quindi c'è un rivolgersi al rapporto con Dio, questo ci dice in che senso puoi fare delle rinunce. Cioè, se ci sono delle cose nella vita che ti impediscono questo, sappi dove c'è l'inganno, dove c'è il blocco. Allora, la rinuncia è in ordine ad accogliere qualcosa di molto più grande. Lo ribadisco in questo modo, se uno si accontentasse di mangiare soltanto delle patatine e rinunciasse al primo, al secondo, al dolce che c'è dopo, voi lo reputereste intelligente? Allora, la proposta è questa, e mi sembra che la domanda di Pietro ci possa aiutare. Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo? Se mi hai seguito, avrai me. Poteva rispondere così Gesù? Invece no. Allora, dice che cosa succede a coloro che lo hanno seguito. A coloro che si mettono nella prospettiva di seguirlo. Perché sappiamo benissimo che a questa tensione forse ci sono tanti cedimenti. San Benedetto, se qualcuno ne avesse voglia, ha scritto una piccola regola, che non è proprio così piccola, comunque una regola per quelli che lo volevano seguire, cioè che volevano anche avviarsi nella vita monastica. Ed è una regola che implica una sapienza, dove c'è un lasciare alcune cose, ma il senso è custodirne delle altre. Quindi oggi, in un certo senso, mi piacerebbe dirvi come Giosuè, al capitolo 24, quando si va davanti alla pietra di Sichem dice, bene, siamo entrati nella terra promessa, adesso decidete voi chi volete seguire, se il Signore che vi ha liberati dall'Egitto per introdurvi in questa terra, oppure gli dèi dei vostri padri o gli dèi che troverete in questo luogo. Perché tanto dovunque andiamo, anche a Napoli, troveremo degli altri dèi, non so se avete visto per strada, ce ne sono di diversi tipi. Ma di chi vuoi essere discepolo, alla fine, dipende da che tipo di beatitudine cerca il tuo cuore. Oggi chiediamo al Signore di introdurci in una beatitudine che Lui ci ha manifestato, che come vediamo intorno a noi, qui nella cappella di San Gennaro, ma penso in tutti i luoghi che ci circondano, c'è una sapienza che ha trovato corrispondenza nella santità di Dio, si è lasciata veramente abbracciare e condurre, ha seguito la santità di Dio. E quindi forse anche per noi, come discepoli, un po' di spazio c'è. Il nostro cuore a questo è disponibile?

  19. 191

    La grazia non sempre elimina il deserto, molte volte però lo fa fiorire. Venerdì 10-7-26 14o

    Partirei dalla franchezza della proposta che Gesù fa ai discepoli, senza sconti. Cioè, non dice che andrà tutto bene. Dice che, a motivo del rapporto con lui, potremmo dire che andrà tutto male. Cioè, tutti scopriranno quanto è difficile rimanere fedeli non soltanto ad un protocollo di intesa, dobbiamo andare in quella direzione lì, no. Perché il Signore sta chiamando ad essere in una relazione con lui, tanto che la loro presenza ravviverà anche nel nostro cuore, nel cuore dei discepoli di tutti i secoli, quello che è successo a Gesù succede ai discepoli. E cioè rifiuto, contraddizione, poi parla anche di rapporti familiari, di grandi contrasto. Anche questo direi che non sia una novità per nessun'epoca. Perché è più facile essere duri, anzi, pretenziosi nei rapporti quelli familiari. Ma, visto il paragone, non dice, bene, sarete in mezzo ai lupi come pecore, diventate lupi, no. E qui ci dà un po' fastidio questo aspetto, cioè, come non ci possiamo neanche difendere, non con lo stile dei lupi, ma con lo stile delle pecore. Cioè, rimanendo mansueti e miti, proprio perché guidati dal pastore, proprio perché in questa relazione ci siete, allora vi lasciate guidare. Questo aspetto facciamo fatica non soltanto a coglierlo come la strada da percorrere, ma a percepirlo come giusto. Sapete, molte volte quello che sento anche in chi non sta accettando di vivere delle situazioni di fatica con fede, l'affermazione, il motivo è: non è giusto. Che alla fine questo non è giusto ricade su chi? Se non su Dio. E Gesù non modifica le cose per dire, addolciamo un po' la situazione. No, dice, sarà così. Anzi, il fratello farà morire il fratello. E purtroppo le guerre nel mondo e le guerre interne ad ogni paese ci manifestano che costantemente questa parola accade. Ma come si esce da questa logica? Vorrei dirlo attraverso il profeta Osea della prima lettura che abbiamo ascoltato, perché è un profeta che è chiamato ad essere profeta fin dall'inizio, vivendo in prima persona quello che era il rapporto tra Dio e il Popolo. Forse ricorderete quello che deve sposare una prostituta e avere dei figli che avranno anche dei nomi particolari. Ma adesso siamo arrivati ormai verso la fine del libro del profeta Osea dove quello che Dio dice per mezzo del profeta è che c'è un togliere una iniquità e vivere invece ciò che è bene. A partire da che cosa? Dal togliere tutti i tipi di idolatrie e vivere questo rapporto con fedeltà. E guardate se non assomiglia un po' all'essere come pecore i mezzo a lupi. Dio dice io sarò come rugiada per Israele. Rugiada. Ma che vuol dire? Beh, in una terra deserta la rugiada, quella che si crea al mattino, è quella che fa addirittura fiorire il deserto. Cioè uno non se l'immagina se non lo vede, ma in certe stagioni si vede che il deserto è come verde dal crescere di queste piante e poi si vedono anche i fiori. Poi dopo si richiudono quando arriva il caldo. Ma intanto la rugiada ha fatto fiorire. Che a mio avviso è proprio ciò che ti fa la grazia quando nonostante le situazioni di contraddizione tu rimani in questa relazione con Dio. Rimani lì. Quindi non cede il tuo cuore ad un'altra logica, ad un'altra relazione in cui cerchi di importi con altri criteri. Rimani fedele al Dio fedele. E lì ci sono le nozze. E lì c'è la generosità di Dio nella tua vita. Questo si fa fatica non soltanto a immaginare ma anche a vivere. Perché solo quando hai un abbandono totale a quest'amore fedele senti che si realizza dentro di te. E quindi ne facciamo subito una preghiera. Cioè togliere dal nostro cuore l'idolatria anche a noi stessi diventa difficile. Ma fare in modo che rimanga la fedeltà di Dio a me, nel mio cuore, questo posso scegliere, posso rimanere attaccato a quello che mi dice e che io so vero per cui si compirà e lasciare che così si compia. Credo che a questo siamo invitati. Chi è saggio comprenda queste cose. Chi ha intelligenza le comprenda. Che vuol dire non soltanto capisca la teoria, continui in questo ascolto attento nel proprio cuore e nella vita, perché così si compiono. Allora mentre i malvagi e le malvagità si autodistruggono, in chi sperimenta e vive questa generosità di Dio si compie una novità di vita, una fioritura anche nel deserto.

  20. 190

    Quando tutto ha un prezzo, il Vangelo continua a essere un dono. Giovedì 9-7-26 14o

    Continuando questa lettura del Vangelo di Matteo, oggi abbiamo ancora un tratto che riguarda i discepoli che sono chiamati a vivere quella relazione con chi li ha mandati, tanto da diventare segno della presenza. Traduco, se il figlio che viene mandato con la lista della spesa, anziché arrivare lì e prendere quello che c'è sulla lista, fa altro, non funziona. Invece la bellezza, che l'Apostolo in questo caso, ma i discepoli del Signore di tutti i tempi, sono chiamati a vivere è proprio che le indicazioni che hanno ricevuto riguardano il fatto che la loro vita ha a che fare con il Signore. Come per un figlio sarà una conseguenza che cosa dovrà comprare, ma a partire dalla relazione con il genitore che l'ha mandato. Allora, se dico una cosa così banale, perché in realtà anche l'annuncio cristiano ha in sé una banalità. Banalità nel senso qualcosa che veramente è semplice, non trascurabile, semplice, e cioè fate conoscere l'amore con cui il mondo è amato da Dio. Per questo c'è una gratuità nel trasmettere quello che si sta vivendo, perché non è che se vieni ricompensato dalla gente stai facendo realmente il servizio. Il servizio è a Dio, è lui che ricompensa, ricompensa proprio con il suo spirito d'amore. Quindi in realtà i discepoli di tutti i tempi, non dico che siano chiamati a vivere poveri in canna, ma quasi, cioè di cose materiali l'invito è essere leggeri. Per questo diceva di non prendere due tuniche, sandali, no, essere essenziali. Ma questo uno potrebbe dire ma allora non conviene farlo, no, conviene proprio perché si partecipa di quell'amore con cui sei già riempito in partenza. Vivi quell'amore, e questo è un amore che salva, salva da tanti tipi di vuoti della vita. Vorrei parlare un attimo di questo perché c'è un vuoto che noi spesso trascuriamo, è quello di chi cerca di eseguire i comandamenti ma non vive la relazione con Dio. C'è un vuoto esistenziale, un vuoto nella vita che, soprattutto in certi momenti, quando ci sono alcuni tipi di prove, vengono dei dubbi. Ma io sto pregando perché prego il Signore e non mi ascolta, sto vivendo le cose che lui ha detto e non succede nulla. Questo dovrebbe essere un campanello che abbiamo spostato dalla relazione con il Signore all'eseguire, diciamo, senza testa e senza cuore le indicazioni che ci ha dato. Invece il discepolo è proprio chiamato ad essere un uomo di cuore, cioè che si capisca dalla sua vita chi abita il suo cuore. Per questo, forse si capirà meglio perché c'è questa frase finale nel Vangelo, di chi non accetta riceva intanto un segno, “scuotere la polvere” per dire voi state rifiutando un annuncio, però io ti sto dicendo stai rinunciando all'amore di Dio. E c'è questo segno e dice che, a differenza di quello che noi potremmo pensare, tutti i nostri giudizi riguardo alla morale, rispetto al giudizio che ci riguarda al vuoto della vita, cioè alla mancanza di rapporto con il Signore, è roba da ridere. Per questo in un altro passo Gesù dice che anche le prostitute e i peccatori vi precederanno nel Regno dei Cieli, cioè quelli che hanno avuto anche una vita morale così così, però recuperato il rapporto con il Signore ti passano davanti, cioè passano in questa relazione, davanti a chi semplicemente vuole solo apparire ma non essere in relazione.

  21. 189

    Continua a seguire Colui che non smette mai di amarci: questa è strada e meta. Mercoledì 8-7-26 14o

    La bellezza della tua vita, da dove viene e tu che cosa ne fai? Questa potrebbe essere una domanda subito da porsi alla luce del profeta Osea che abbiamo ascoltato, perché se non abbiamo il Signore come riferimento cercheremo una gloria per noi e basta, alla fine si chiama idolatria, concretamente se vedete il testo da tanti esempi di idolatria ma guardate che i nostri altari di gloria, quelli che ci cerchiamo in tutti i nostri rapporti, sulle nostre capacità: che cos'è? Ma vorrei fare un salto in avanti perché il Signore invita a seminare giustizia perché quello che semini poi alla fine raccogli se va bene, ma se parti da una seminagione sbagliata che cosa potremmo raccogliere? Chi semina vento raccoglie tempesta, l'abbiamo ascoltato anche ieri, allora c'è una seminagione nella giustizia, cioè dai inizio al tuo fare in un modo giusto e quindi ci sarà una raccolta di bene. Guardate vorrei portare subito questo dentro il Vangelo di oggi, perché Gesù ci sceglie dei discepoli gli chiama per nome, gli dà potere, li manda o potremmo dire ha sbagliato tutto perché uno lo rinnega, gli altri scappano, un altro lo tradisce. io adesso sarò leggero: ma pensiate che oggi avete fatto cose diverse perché uno dice no io ho pensato soltanto i fatti miei, appunto come quei dodici hanno pensato i fatti loro. Cioè di fatto il Signore ci sceglie, ci chiama non perché siamo migliori, non perché siamo capaci, bravi, fedeli, no. La scelta è di amarci, di un amore fedele perché una volta che ci accorgeremo di questo amore fedele qualche cosa ci cambierà nella vita, quello è il seme, da lì si parte, allora si diventa testimoni del regno e che lui è santo, non io, non gli altri, lui è santo e tu solo cerchi di stare con lui, cioè di seguirlo di imparare dal suo amore. Credo che l'annuncio del regno di cui si parla anche oggi sia questo, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, cioè che anche se siamo venuti qui con i nostri peccati è perché siamo amati, risanati, rinnovati e ripartiamo da una comunione, non da noi stessi. Ripartiamo da una comunione: con lui sempre!

  22. 188

    C’è una messe abbondante e tutti chiamati a lavorarla. Lasciandoci amare si inizia. Martedì 7-7-26 14o

    Domenica abbiamo visto l'invito di Gesù venite a me voi che siete affaticati e oppressi e oggi troviamo, sempre nel Vangelo di Matteo, questo passo dove Gesù vede la stanchezza la sfinitezza, forse lo smarrimento che a volte si manifesta con un mutismo cioè un'incapacità di ciò che, in realtà, è proprio dell’uomo: la parola, la comunicazione. Anzi, forse oggi potremmo dire: c'è un mutismo proprio di chi è bloccato naturalmente, ma non è questo il nostro caso; c'è un mutismo di chi dice tante parole, ma non dice nulla e ti lascia più vuoto di prima; e c'è un mutismo di chi non riesce a trarre il dono della vita ricevuto, tanto da farne un dono agli altri e su questo vorrei fermarmi un attimo. perché Gesù è quello che vede tanto che ridà la parola a questo muto e poi ci chiama, ci chiama a tutti. Ci tengo a dire tutti perché spesso si dice ma qua sta parlando delle vocazioni sacerdotali o religiose no, sta parlando della vita cristiana. Che la messe abbondante, questa è una buona notizia la messe abbondante, vuol dire che i campi ci sono e sono ricchi: cosa manca? Gli operai! Ribadisco che non si tratta la mancanza di preti, ma di persone che accolto il dono della relazione con Dio lo vivano, perché basta viverlo per annunciarlo, si tratta semplicemente di viverlo. Vivere l'amore con cui sei amato diventa un annuncio guardate a tutti i livelli è così anche chi svolge bene e con gioia il proprio lavoro annuncia che quello che fa è una cosa meravigliosa lo dice con la vita. Quindi l'appello che mi sembra rivolto a tutti è il nostro essere figli amati non è un motivo di annuncio? non è un motivo di speranza e non è questa la messe abbondante di cui tutti ci dovremmo sentire operai grati e generosi? perché se questo è vero non si tratta di fare dei gran programmi pastorali ma di pregare, pregare, cioè di viverla questa relazione con il Padre, vivere di fede. Così dice Gesù: mi raccomando organizzatevi bene… no, dice pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe oggi sentiamolo rivolto a noi. Signore ti prego dammi luce su come vivere con gioia il mio essere figlio amato e fratello di tante persone che hanno proprio bisogno di incontrarti.

  23. 187

    Davanti a tanti fatti più grandi di noi cerchiamo che Cristo attraversi la nostra vita. Lunedì 6-7-26 14o

    Vorrei attestare un attimo qual è la situazione in cui ci troviamo, perché il Vangelo non è un raccontino, è potenza di Dio per chiunque crede. Così lo definisce un personaggio abbastanza autorevole che si chiama San Paolo, nella lettera ai Romani: Potenza di Dio per chiunque crede. Abbiamo ascoltato nel Vangelo un tratto molto particolare. Si andava da Gesù per tanti motivi, ma quest'uomo va per una causa persa: una figlia, piccola, 12 anni, morta. Visto che noi siamo qui per una situazione un po' simile, ma non riguarda soltanto Franco, riguarda tutti noi, perché o ci mettiamo nella prospettiva di Cristo o siamo soltanto dei condannati a morte, sappiatelo. La prospettiva è questa. Possiamo raccontarcela, ma c'è un fatto inesorabile: La vita si estingue a 90 anni quasi, o come il Vangelo ci dice anche in giovane età. C'è questo fatto. Se lo percepiamo solo come un fatto biologico, vabbè. Se invece capiamo che il Vangelo ci vuole mettere davanti ad un fatto importante, e cioè per quanto siamo tutti in quella prospettiva che dobbiamo passare dalla morte biologica, però vogliamo essere vivi. Vivi adesso e vivi dopo, cioè sino alla fine. E la prospettiva può essere solo quella di andare da Cristo, andare da lui. Infatti Gesù non fa una piega a questa domanda. Vieni e imponi la tua mano. Questo gli chiede, cioè intervieni tu, perché anche se è morta vive. Sì, infatti se la nostra vita è in Cristo, anche se a un certo punto ci sarà da attraversare questa porta, la porta è quella che va dalla terra al cielo, cioè il passaggio concreto e reale che la nostra vita trova pienezza, entriamo nella vita eterna: Franco è nella vita eterna. Allora, visto che mi chiedevano, ma vorremmo che fosse anche significativo, perché è stato sempre un uomo gioioso, un uomo che ha contagiato un po' il suo modo bello di vivere anche agli altri. Vi ha invitato qua, quindi sta facendo un servizio sino alla fine, o sbaglio? Cioè la prospettiva è rimetterci davanti a Gesù Cristo, perché la nostra vita ha significato innanzitutto per lui. Non abbiamo scelto noi di nascere, la nostra vita è un dono che non può essere semplicemente calcolato, è un dono misterioso e che ha a che fare con lui. Per questo vorrei anche acchiappare così un po' di striscio come ha fatto questa donna il passaggio di Gesù nella nostra vita adesso. Avete sentito? C'era una donna che soffriva da dodici anni di emorragie, anche se avevano provato a guarirla, avevano fatto peggio. Ma lei dice, passa Gesù, se anche tocco il lembo del suo mantello, che vuol dire che il suo insegnamento, il suo passaggio nella mia vita sia un passaggio che risana me, che mette me nella prospettiva della salvezza. Bene io lo voglio cogliere. E questo le succede. Gesù sente l’ha toccata, si gira verso di lei e vorrei dire chiunque sia, le dice proprio così, figlia, la tua fede ti ha salvata. Siamo in questa prospettiva. Solo se riapriamo il cuore in questa prospettiva della salvezza sentiamo che la presenza del Signore nella nostra vita è salvezza già adesso. Ed è quello che chiediamo anche oggi, che possa trovare pienezza di vita Franco, perché il Signore è il Signore della vita e se siamo venuti al mondo è proprio per entrare in questa novità di vita. Ma anche per noi ci possa essere questo toccare con la fede il mistero che stiamo vivendo, perché per ciascuno ci sia questa opportunità che si fermino semplicemente i pensieri del sangue e della carne, questo flusso di sangue che va e che ci uccide un po' alla volta, ma possa iniziare una via di salvezza, dono di fede che anche oggi il Signore ci fa.

  24. 186

    Di che spirito sei? La mitezza Gesù che rende liberi Domenica 5-7-26 14oa

    Mi piacerebbe, come racchiudere tutte le letture oggi, sotto la parola “spirito”, ma per dire di che spirito sei? Perché in tutte le letture avrete notato che ha a che fare, soprattutto Zaccaria e il Vangelo, su uno spirito che è mite. Una mitezza che forse umanamente a volte viene letta come debolezza, stupidità, fragilità. Mi fa pensare, non me ne vogliate, a quelle persone che a volte girano per le case cercando degli anziani da derubare. Avete presente, purtroppo succede ormai ovunque. E che farebbe proprio insorgere uno spirito di reazione. Invece Gesù ci invita subito, imparate da me. Allora, proviamo a imparare da lui, vediamo di che spirito siamo. Mentre Zaccaria evidenzia che c'è un motivo di esultanza e di giubilo grandissimo perché il Signore viene ed è così umile e si presenta con semplicità su questo puledro figlio d’asina. È un testo che ricorderete perché anche il giorno delle palme risuona questo testo. E vediamo di che spirito è questo uomo. Perché farà sparire il carro da guerra, il cavallo che è il segno della potenza, a differenza del somarello, del puledro d’asina, spezzerà questo arco e annuncerà pace, pace. Lo spirito che annuncia pace si presenta non con delle armi più forti per convincerti, ma con una mitezza che ti dice di che spirito è. E così iniziamo a vedere Gesù in un modo diverso. A volte noi cerchiamo qualcuno di molto forte perché così incute quel timore dal dire stai basso. Questo fa parte di una mentalità umana che di solito scatena le guerre, aumenta uno spirito di prepotenza. E allora, e qui ci aiuta San Paolo in questo brano ai Romani, dice di che spirito sei, lo spirito di questo mondo o dello spirito di Dio? Perché lo spirito di Dio è quello che non soltanto ha animato Gesù nella sua vita, ma ha risuscitato. E questo ci aiuta a capire di che spirito ciascuno di noi può vivere adesso. Non relegando la celebrazione della messa a se stessa, ma è il lievito dei nostri pensieri, sentimenti, parole, opere. Qui se volete accade quella cosa meravigliosa per cui gli diciamo sì Signore per poterlo dire in quelle altre situazioni in cui diventa duro, sembra di diventare troppo deboli. Per questo Gesù dice venite a me, perché chi vive di questo dominio della carne, traduco carne, i pensieri secondo questo mondo, i pensieri diciamo la giungla dove il più forte regna, la prepotenza. Bene, dice chi vive così non può piacere al Signore, non è che il Signore non lo ama, non partecipa del suo spirito. Avete presente quando vi vengono quei momenti di nervoso e non sapete come fare a calmarvi? Come si fa? Come faccio a forare quel palloncino prima che si gonfi? La comunione con il Signore, lo spirito del Signore, quello che sa vivere con benevolenza anche la prepotenza dell'altro, dicendo vabbè ho capito che adesso arrivi fin qua, abbiamo fiducia. E penso in questo quante volte i bambini ci fanno vedere i nostri limiti, perché sanno veramente mettere alla prova e anche ripetutamente la nostra presunzione di aver già capito e sistemato le cose. E loro invece non l'hanno capite come te e semplicemente ti chiedono ma perché? E perché? E perché? Finché non capisci che tu non hai capito, non lui, non lei, tu. Non hai capito che finché dall'alto vuoi semplicemente applicare uno schema ma impedisci a chi hai di fronte di entrare, hai solo bisogno di scendere e di abbassarti. Ed è quello che nella persona di Gesù Dio ci ha mostrato, si è fatto piccolo, mite e umile di cuore perché ogni uomo attraverso questa porta stretta possa entrare in una dimensione di vita meravigliosa. È la vita di chi si lascia guidare da un amore più forte di qualunque forza umana. E qui c'è l’invito: venite a me, imparate da me. È l'unico da cui accetto che mi dica imparate da me mite e umide di cuore perché se me lo dice qualcun altro dico beh grazie. Ma da lui effettivamente sì perché il giogo che lui ha preso, cioè tutta l'umanità nella sua incomprensione, una umanità che si è rivolta contro se stessa e contro Dio, lui dice io prendo il gioco con te. E questo è l'amore di quel Dio che cammina con noi tutti i giorni, non quando se la sente, non quando gli va, non adesso ti dico una preghierina, tutti i giorni cammina con noi. Ed è la manifestazione che l'amore è veramente fedele se cammina così. Per questo a lui rivolgiamo il nostro desiderio perché anche le nostre incomprensioni si possano trasformare in questa esultanza. E il Vangelo comincia con un'esultanza di Gesù, una loda e una benedizione al Padre perché vede, riconosce e vive questo desiderio di essere vicino ad ogni persona piccola nella sua piccolezza qualunque sia dove non ci sono capacità umane a crearla ma semplicemente è già creata in noi, è quella naturale, è quella di essere figli amati. Chi vive così da figlio amato e cammina a quella luce non soltanto riconoscerà in sé una grande gioia, la gioia di essere portati dall'amore di Dio, ma anche di saper portare insieme a Lui qualunque cosa. Di questa forza chiediamo oggi al Signore grazia, per poter continuare insieme a Lui il nostro cammino.

  25. 185

    Siamo così nuovi che ... Sabato 4-7-26 13o

    Gesù poteva cavarsela con due parole convertitevi! convertitevi dove? perché convertitevi è un annuncio che c'è fino all'inizio la conversione in che cosa sta? cambiare schemi, due parole, cambiare schemi facciamo così? ma cambiare come? noi facciamo una fatica a cambiare qualunque cosa pensate ad un'abitudine di casa prima di cambiare un'abitudine di casa dovete cambiare casa. allora che cosa è veramente necessario per il cambiamento? rendersi conto della inutilità di quello che stai facendo? oppure vedere come la novità è veramente il senso delle cose che stai cercando e facendo. qui c'è la rivelazione. Gesù a partire da una domanda molto concreta perché i tuoi discepoli non digiunano? noi facciamo tanti digiuni perché loro non digiunano? ma perché digiunate? vai a vedere il motivo è una preparazione il digiuno si fa uno spazio diverso nella nostra vita per dedicare quello che altrimenti avrei fatto per mangiare per soddisfare i miei bisogni lo dedico ad altro. bene, è arrivato quell'altro che ti dà la possibilità di rivalutare anche il perché digiunare la presenza del Signore nella nostra vita come novità ci dovrebbe un po' interpellare oggi perché sappiamo che il Signore c'è risorto e vivo viene nella nostra vita ma nei nostri schemi che cosa è cambiato? andiamo avanti con degli schemi vecchi tante volte tanto che noi riusciamo a trovare gioia neanche dove il Signore ti fa grazia. penso tante volte alla fatica che facciamo del vivere per esempio il sacramento del perdono, la confessione è vista come una fatica estrema anziché rendersi conto che è un luogo di comunione di incontro con il Signore che mi riaccoglie dove io mi nascondo dove io ho paura, dove io mi sento fragile. ma è proprio lì che mi viene a visitare. nel momento in cui scopro che quello è un luogo di comunione ecco la novità non sono più un otre vecchio non sono più un tessuto così liso che non accetto la novità accetto di essere nuovo, rinnovato. È per questo che anche oggi la grazia del Signore non ci viene spavaldamente sbattuta davanti come per dire renditi conto di questo non c'è una imposizione, ma come sempre fa il Signore viene nella nostra piccolezza ma viene anche Lui piccolo viene con quella delicatezza con cui rispetta anche la nostra paura ma questo però senza tacerlo senza smettere di dirci che c'è un principio di novità che può renderci capaci di accogliere tutta la novità di vita e con una grande gioia.

  26. 184

    Il nostro gemello "tocca" con la forza della fede e trasforma il dolore in speranza. Venerdì 3-7-26 S. Tommaso

    Indubbiamente siamo nella occasione più opportuna per ascoltare un Vangelo di questo genere, perché la nostra fede non sia soltanto un fatto mentale. Sapete, ci sono dei medicinali che servono per addolcire i momenti difficili della vita. Non sentire dolore, non sentire le ansie, le preoccupazioni. Per ogni situazione ormai abbiamo inventato i medicinali. Però c'è un'ansia della vita, anche davanti a questo mistero della morte, che noi ce la dobbiamo giocare tutti i giorni. Anzi, più passano gli anni, più si avvicina la questione. E il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, nella festa di San Tommaso, è veramente, se lo accogliamo per come è, un programma di vita, di tutta la vita. Perché non era con gli altri discepoli quando Gesù Risorto si manifesta, era fuori, e non crede alla testimonianza degli altri. Ma otto giorni dopo, ritorna, c'è anche lui, e Gesù accoglie proprio le cose che aveva detto Tommaso. Finché non metto il dito, finché non metto la mano lì nelle sue piaghe, io non credo. Ma Gesù gli dice, tocca, vedi e tocca. Che cosa vede e tocca Tommaso? Perché il segno di quelle piaghe, che cos'è? Un'umanità che è segnata da una passione, ma che non ha più il dolore della passione. Quindi, in un certo senso, tocca qualche cosa che non si può toccare, se non con la fede. Tant'è che Tommaso dice, mio Signore e mio Dio. Crede, ma non per quello che sta toccando materialmente, perché lì, che cosa tocca? C'è un toccare della fede, che adesso ci riguarda. E i quattro anni di sofferenza di Oriele non sono un calvario che tutti dobbiamo passare, perché ognuno ci arriva come arriva, ma diventano comunque un luogo in cui ogni giorno uno la domanda se la fa: Di che cosa sta vivendo e dove sta andando? E per quanto ci riguarda il saper affrontare le ferite della vita, o lo facciamo con una prospettiva di vita, o se lo facciamo soltanto perché stiamo andando verso la morte, diventa solo agonia, cioè solo un combattimento giorno per giorno, ma è fine a se stesso. Invece c'è un amore che ha la capacità di trasformare anche le ferite della vita, qualunque siano, di trasformarle in questo toccare di Tommaso. Sapete, il Vangelo lo sottolinea all'inizio, era chiamato Didimo, che a noi non dice niente, ma Didimo vuol dire gemello. Ma di chi è gemello Tommaso? Di tutti noi, perché tutti noi dobbiamo fare la stessa prova della vita, lo stesso combattimento, il combattimento di chi passa dall'incredulità alla fede, di chi nell'ascolto di quello che il Signore ha detto e fatto non si ferma semplicemente alla propria incredulità, ma è pronto ad andare avanti. E infatti sono proprio per noi le parole di Gesù a Tommaso: Perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Chi sono? Chi siamo? Noi. Noi non abbiamo visto, beh, non abbiamo visto fisicamente il corpo di Gesù, ma abbiamo visto, forse anche oggi possiamo vederlo, questo corpo dell'umanità in cammino nella storia, piagato in tanti modi, ma proprio a motivo del Signore risorto che ha delle ferite gloriose, ha delle ferite in cui Lui è presente nella nostra vita. Quindi all'incredulità di Tommaso e della nostra, la risposta di Gesù è che Lui viene, come anche oggi viene. E la nostra umanità, ferita mortalmente, in realtà è risanata in una vita eterna, che noi non soltanto vogliamo credere con la testa, ma scegliamo di credere con la vita. Tanto che la vita dei discepoli di Gesù è una vita non semplicemente di attesa del dopo, della vita eterna, ma di una vita nell'amore che possiamo vivere oggi. Ed è la vita dei discepoli di Gesù, quelli che, come Gesù, mettono tutta la propria umanità in un atto d'amore, in un dono, capace di attraversare il tempo, le ferite mortali e di camminare per una vita nuova.

  27. 183

    La fede porta chi ha bisogno davanti al Signore: tu ci pensi con Lui. Giovedì 2-7-26 13o

    È molto bello oggi pensarci dentro il Vangelo. Noi siamo qui dentro, siamo dentro il Vangelo, cioè dentro una storia di salvezza. E questo andare Gesù a Nazareth è particolare. C'è un segno. Portare a lui un paralitico. Questo è già un primo segno, cioè si ha fede, la fede di chi porta a Gesù. Per chi siete venuti oggi a messa? E il nostro portare nella fede a Gesù è qualcosa di concreto. Sembra quasi che dipenda da questo il consentirgli di operare per noi. Perché l'azione del Signore, per carità è sempre preveniente l'amore di Dio, però è come se la vita ci interpellasse. Tu di questa cosa cosa ne vuoi fare? Te la vuoi giocare da solo? È tutto sulle tue forze? Pensi che dipenda da altri? Allora il portare a Gesù è dire mi fido di te. E così viene portato questo paralitico, che vuol dire che quanto a lui non ci riusciva. Io penso a volte noi portiamo a messa delle persone che non ci entrerebbero mai in questa chiesa e noi le portiamo qui. Cioè la nostra fede porta davanti al Signore. E qui c'è un atto di fede che ci stupisce. Perché Gesù coglie e rilancia. Rilancia qualcosa che può fare lui, ma attenzione, possiamo fare anche noi. Perché a quest'uomo dice ti sono rimessi i tuoi peccati. Non dice alzati e cammina. Tu a qualcuno puoi dirgli alzati e cammina? Però gli puoi dire ti sono rimessi i tuoi peccati. Quanto a te glielo puoi dire. Tu hai un potere che ti viene dal potere che il Signore ti dà di credere nel suo perdono che ti riguarda. Perché tanto tu non sei mai pari davanti al Signore. Però puoi credere che il suo amore ti perdona. E se credi questo, tu non puoi fare la stessa cosa? Allora, lasciamo che il Signore così ci prenda per mano. Perché forse anche oggi siamo anche noi un po' paralitici. Oppure stiamo portando qualcuno, ma forse siamo ancora incerti. E allora lasciamoci prendere per mano. Perché, vedete, qui mi piacerebbe entrare, ma vorrei solo fare un accenno a questa prima lettura, perché è importante. Come se la profezia dipendesse da “mi va, non mi va”, dico delle cose così, sto cercando un qualche riconoscimento umano. No, la profezia è sentire nel cuore quello che il Signore dice e fa e non poterlo tacere. Non puoi tacerlo. Allora, mentre Amasia voleva gestire le cose del Regno del Nord, diceva, vai in Giuda a profetare, lascia stare qua. Qui c'è il Regno, c'è un altro Re. Allora, quando ci rendiamo conto che questa vita, per quanto possiamo inventare dei sistemi per gestire le cose, per studiarcele e dirigerle come vogliamo noi, alla fine però possiamo fare un atto di fede. Se il Signore è il Signore, io servo lui. Non voglio semplicemente entrare nelle dinamiche umane, politiche, sociali. Mi interessa servire lui. Una verità che guida il mio pensare, parlare e agire. E quindi ci saranno così le conseguenze. Forse in questo caso anche noi, da certe paralisi, saremo salvati. Ci rialzeremmo, cioè inizieremo a camminare in una libertà che non dipende dai condizionamenti. E forse riusciremo anche, proprio in base a questa grazia di sentirci amati e perdonati, riusciremo anche a perdonare, almeno nel nostro cuore, chi sembra imperdonabile per quello che ha detto, fatto. Però questa è una forza che ci viene proprio da un atto di fede che il Signore così sta facendo con me e con ciascuno di noi.

  28. 182

    Vogliamo davvero che Gesù entri dove siamo rimasti bloccati? Mercoledì 1-7-26 13o

    Pensiamo bene questa tentazione che il Vangelo ci mette davanti. La tentazione è che Gesù viene a disturbare i nostri progetti. Cioè noi abbiamo già pensato come devono andare le cose bene e Gesù si presenta e ce li scombina. Quindi due preghiere vengono esaudite. Quella degli indemoniati che vogliono andare nei porci e quella di questa gente che vuole che se ne vada. Due preghiere esaudite, misteriosamente, che ci dicono che cosa? Che possiamo veramente farci del male. Possiamo chiedere al Signore di non stare nella nostra vita e salvarci. Però qui in mezzo c'è un intervento di Gesù, ma questo non è richiesto. Lo fa Lui, perché vede una umanità succube del male. Questa è una situazione che ci dovrebbe almeno un po' interpellare. Forse c'è qualche aspetto della mia vita che in questo momento è schiavo di un male, mi tiene prigioniero, mi tiene bloccato? C'è qualche aspetto della mia vita che ho permesso ad una malizia di entrare e di dominarmi? Perché lì è il caso di invitare Gesù. Se non lo desidero, magari verrà, però passerà oltre. Se prendiamo in considerazione anche il profeta Amos che abbiamo ascoltato nella prima lettura, lui diceva che tutti gli atti di culto, ma che non procedevano da un diritto, quindi da qualcosa di giusto che uno vive, una giustizia che è come un torrente perenne. Quindi se non ci lasciamo attraversare da una verità e una giustizia che ci risanano, anche tutti i nostri atti di culto non gli interessano. Questa è grossa, è molto grossa! E i profeti dicono delle cose grosse, cioè siccome ne va veramente di mezzo l'interesse della nostra vita, questa dovrebbe essere qualcosa da rimettere un po' in alto davanti alla luce. Qual è per me la priorità? La priorità della gente gadarena erano i loro affari e quindi Gesù da una parte. Ci sono degli affari che mi stanno impedendo concretamente di essere libero e di operare nella giustizia e nel diritto, nella verità? C'è qualcosa che mi sta bloccando? Allora, questo è un momento speciale, siamo a Messa, siamo durante la preghiera che la Chiesa fa, che congiunge cielo e terra per la salvezza, è un momento opportuno per chiederglielo. Perché è ben per questo che siamo qui. Se il Signore è venuto a visitarci è proprio perché desidera condividere la sua vita, che è salvezza, con ciascuno di noi.

  29. 181

    Compagno nel cammino nelle tempeste della vita ci suggerisce come viverle. Martedì 30-6-26 13o

    Abbiamo una parola potente oggi che possiamo accogliere e credo che possa aiutarci a reimpostare un po' lo sguardo sulla realtà, sulla vita che viviamo, perché l'evento sconvolgente che manifesta la nostra sfiducia nel momento in cui ci sono delle prove nella vita è proprio questo. Siamo nella vita e a un certo punto ci si rende conto che, come dicono i discepoli sulla banca, siamo perduti, cioè non abbiamo la capacità di affrontare quello che succede perché ci sembra che ciò che succede è la fine, sconvolge tutto. Non abbiamo futuro? La grande domanda è questa, ma la morte è l'ultima parola sulla storia degli uomini? Pare che in questa situazione Gesù c'è, ma dorme. Che sonno è quello di Gesù? Perché il Signore non interviene secondo i nostri pensieri e desideri e progetti? Perché? L'intervento di Gesù credo che risponda molto più profondamente di quanto non ci potessimo mai aspettare. Il suo intervento è di colui che sorge dal sonno, è il risorto, il vivente e tutti da Lui iniziamo a vedere, a capire qual è l'esito della nostra vita. Dov'è Giuliano? È nella vita, non c'è sconvolgimento che davanti a Lui sia di più. Lui mette a tacere il vento e il mare, è questa domanda che i discepoli si fanno, è una domanda che viene rivolta a chi? Se non a chi vuole attraverso il Vangelo stare nella vita, guardare la vita con gli occhi del Vangelo, chi è mai costui che perfino i venti e il mare gli obbediscono? Che vuol dire che davanti alla nostra impotenza per tutto quello che succede nella vita e che quindi saremo perduti, c'è colui che invece di questo è il Signore, è il Signore che vince, vince in un modo in cui noi non riusciamo a realizzare ancora, perché se lo realizzassimo la nostra vita di tutti i giorni sarebbe abitata da Lui. L'amore con cui il Signore ci ama non è nell'eventualità in cui forse avremo bisogno, no, abbiamo bisogno. Siamo perduti, è la nostra condizione da quando siamo nati, andiamo in una vita in cui c'è questa certezza, affronteremo vicende fino alla morte che dicono che noi non riusciamo, ma Lui è lì sulla barca con noi, con i discepoli di tutti i tempi, Lui si ridesta e ci ridesta. Abbiamo proprio bisogno di lasciarci prendere per mano. Oggi la nostra fede può ricevere questa luce, questa consolazione che fa di questo momento di passaggio un momento e un'occasione di vita nuova, di una luce che brilla dentro i nostri cuori e che nessuno potrà mai spegnere. Questo è un dono che il Signore ci fa, quindi la nostra speranza oggi non è semplicemente che non ci siano più sofferenze, tribolazioni, ma Lui con noi in tutto quello che succede, come è stato penso agli ultimi quattro anni, ma come sempre sarà, è il Signore che cammina con noi, è Lui la meta della nostra vita, ma è anche il compagno della nostra vita, un vero compagno di viaggio.

  30. 180

    "Chi sono io per te?” Cadere non è la fine, smettere di rialzarsi, sì. Lunedì 29-6-26 SS. Pietro e Paolo

    Una parola soltanto vorrei tenere ferma oggi per questa festa e viene fuori dal Vangelo ed è una parola che ha la capacità di farci uscire dai giochi di ruolo, i discepoli di tutti i tempi ed entrare in prima persona nel rapporto. Gesù chiede a te chi sono io per te? Finché non rispondiamo a questa domanda non andiamo da nessuna parte nella vita di fede. chi sono io per te? La risposta ardita di Pietro, è veramente ardita soltanto perché Gesù riconosce nelle parole di Pietro quello che Pietro neanche forse si immaginava di aver capito fino a quel momento ed è quello che fa proprio la luce dello Spirito cioè quando lo Spirito Santo parla nella nostra vita quando Dio ci parla nello Spirito, riusciamo a dire, a capire, a vivere cose che altrimenti forse andiamo con un altro pilota automatico. Ma il coraggio di riconoscere il Cristo come il Signore che cosa può cambiare nella nostra vita? Guardate, è la storia della salvezza che ce lo dice: non è che siccome abbiamo capito questo saremo infallibili altrimenti che ci andiamo a confessare a fare, non è che saremo infallibili, no saremo discepoli, fragili che però diventano anche consapevoli. Le cose che lo Spirito ci fa capire non è che adesso che l'ho capito non me lo dimentico più, tant'è che torniamo a fare anche gli stessi peccati caso mai qualcuno vada a pensare ma Pietro, beh, dopo che ha visto il Signore risorto dopo, da lì in poi, no se rileggete gli Atti degli Apostoli vi accorgete che da lì in poi altre volte è caduto Pietro, ma il Signore l'ha sempre rialzato. e la testimonianza più bella di Pietro insieme a questa è quella che nonostante i tanti tradimenti ha creduto, si è pentito ed è sempre tornato la Chiesa non è fatta da perfetti sennò che ci stiamo a fare noi qua dice, oh, parla per te mi permetto di parlare anche per voi, dai una botta di coraggio. se volete però una volta che di questo siamo consapevoli beh portiamolo, diventiamone testimoni anche Paolo: umanamente è una persona difficilissima, Paolo difficilissima però quella bellezza che gli è sfavillata dentro che l'ha fatto morire e risorgere, l'ha reso veramente un segno meraviglioso per tutti quelli che pensano superbamente e poi vengono azzerati che c'è sempre la possibilità di ripartire. Quindi con la fiducia che abbiamo di questa Chiesa, che è fatta da uomini fragili ma dallo Spirito Santo, ripartiamo anche noi per la nostra missione.

  31. 179

    Quando Dio è il centro gli altri non sono un bisogno ma un dono da custodire. Così nasce un amore libero.Domenica 28-6-26 13oa

    Lo scenario delle letture oggi sarebbe amplissimo, vorrei però provare a concentrarmi, se riesco, a partire da una cosa che si presenta come scomoda, una parola che ci dice chi ama padre o madre più di me non è degno di me e penso a tante mamme o a tanti papà e dicono come per me, a mamma tua. Ma cosa vuol dire amare il signore più del padre o della madre? Perché, provare per credere, ma i luoghi in cui sono più ingombranti gli egoismi sono i rapporti familiari, perché lì ci sono un sacco di pretese. Sarebbe anche simpatico vedere delle scenette, però come le mamme viziano i figli e poi pretendono dai figli sono scenari apocalittici, ma siccome non voglio semplicemente fare una lettura delle realtà oggi, ma vedere come la Parola ci può introdurre in una libertà, allora proviamo a chiedere al Signore in che senso amare qualcuno più di te ti allontana? No, non è che allontana lui, siamo noi che non lo consideriamo, che vuol dire che non riusciamo ad amare con l'amore con cui Dio ama. Se non mettiamo l'amore di Dio come principale e cercheremo adesso di capire in che senso l'amore di Dio sta in alto, prioritario, se non facciamo questo saremo schiavi e trasformeremo l'amore in un egoismo mascherato, a volte non tanto mascherato, perché le vicende d'amore di cui si parla in televisione, ai telegiornali quali sono? L'amava tanto che l’ha ammazzata! Amore? Queste sono le notizie e si scambia l'egoismo e la pretesa con l'amore, un disastro totale. L'amore con cui invece il Signore ci insegna a concepire la vita è un amore per cui lui ha preso la croce per noi, per questo dopo dice chi non prende la propria croce, non mi segue, non è degno di me, che vuol dire se non amate come ho amato io neanche voi accoglierete lo Spirito d'amore, uno spirito che ama e genera. Due cose su questo e poi vediamo se riesco a chiudere. La prima è, se uno spirito che ama e genera ci fa capire perché abbiamo fatto un atto penitenziale all'inizio, non so in quanti l'abbiano fatto davvero però verificatevi, è un momento in cui chiedere al Signore perdono dei peccati. Quanti hanno chiesto del poco amore durante questa settimana? del fatto che ci siamo dimenticati di lui forse anche per giorni, di un amore che il Signore ci rivolge ma che in noi non trova accoglienza. Lo mettiamo come la preghierina da dire, una specie di formuletta e pensierino all'inizio e alla fine della giornata e in mezzo non c'è. Come mai? Eppure vedete questo è il nostro amore per lui ma il suo amore per noi è un amore che prende la croce, l'amore di Dio per noi è un amore che non si ferma al fatto che tu non sia fedele, è un amore che è veramente fedele e rimane. La seconda cosa che forse potrebbe aiutarci a capirlo è proprio la prima lettura, forse qualcuno non sapeva neanche che esistesse il secondo libro dei Re, perché è un testo dell'Antico Testamento e forse non è ben chiaro che ci sia un testo del genere, quando Eliseo viene accolto ripetutamente a casa di questa coppia che non aveva figli dice cosa possiamo fare? La donna dice facciamo una stanza, costruiamogli un posto dove possa venire sempre, lo traduco, al Signore che viene a visitarci, viene con la sua grazia nella domenica, in tante situazioni della vita, gli riserviamo un luogo alto nella nostra vita da cui lui possa veramente essere Signore e guidarci nei pensieri, nei gesti, essere il Signore della nostra vita. Gli facciamo questo spazio o lasciamo che passi? Perché guardate anche la messa di oggi è già passata, in un attimo e poi diciamo siamo già domenica dopo e qua in mezzo niente? Non c'è spazio perché il Signore continui a parlare nella tua vita? Perché se c'è guardate l'esito, come Eliseo che chiede al servo cosa possiamo fare? Beh non hanno figli… e allora c'è questa parola profetica, in questa stagione, il prossimo anno terrai in braccio un figlio. Anche questo vorrei tradurlo, se accogli così la parola di Dio nella tua vita, cioè Dio che ti parla, è così presente nella tua vita, la tua vita sarai generoso della generosità di Dio, sarai anche tu un testimone di come l'amore di Dio continua a generare vita anche oggi e a questo rimando ciascuno di voi (ad essere), non solo depositario di un tesoro, ma come testimone fedele di un amore generoso e generante di Dio nella nostra vita.

  32. 178

    Chi crede nell'amore, ama. Chi crede nel perdono, perdona. La fede non resta mai un’idea, diventa sempre una vita. Sabato 27-6-26 12o

    Vorrei solo sottolineare un aspetto che nel Vangelo mi sembra molto evidente riguardo all'opera della fede. La fede è un'opera concreta, non è semplicemente un'idea, perché a me non basta l'idea della pasta per saziarmi, ho bisogno di mangiarla. Così per quanto riguarda l'opera della fede: la fede vissuta che Gesù incontra ha esiti. Il centurione ha un esito, l'opera che anche tocca la mano della suocera di Pietro ha un altro esito. Cioè è una fede che si rialza e opera e dà una vita nuova come per il servo del centurione. C'è un aspetto che a noi dovrebbe proprio interrogare, perché cosa significa restare esclusi dal regno, cosa che Gesù dice apertamente. Qualcuno verrà escluso, rimarrà escluso, ma perché è escluso? Allora se una parte avvenga per te come hai creduto, verrebbe da spiegarle in questo modo, essere cacciati fuori, pur essendo figli del regno, essere cacciati fuori, cioè non partecipare proprio dell'opera della fede è: avvenga per te per quello che non hai creduto. Allora se non credi nell'amore, se non credi nella fraternità, se non credi nella provvidenza, se non sei anche tu disponibile alla provvidenza, rimarrai fuori, fuori dal regno. Cioè adesso, già adesso rimani escluso dal gusto di quest'opera della fede che il Signore compie e ci invita a compiere.

  33. 177
  34. 176

    La tempesta non rivela quanto sei forte, ma su cosa sei fondato. Giovedì 25-6-26 12o

    Un testo meraviglioso questo del Vangelo di oggi, ma perché è così importante? Capire la differenza tra l'avere il Signore sempre sulla bocca, “Signore, Signore” abbiamo fatto questo abbiamo fatto quest'altro. Però Gesù dice di alcuni che, pur essendo forse in apparenza molto religiosi, dice non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me voi che operate l'iniquità. Vi assicuro che anche come prete questa parola per me è importante, visto che il Signore sulla bocca ce l'ho tutti i giorni. Ma in che senso si diventa operatori di iniquità pur avendo a che fare con le cose sante? Perché lo spiega attraverso questa parabola. Una casa fondata sulla roccia, una casa fondata sulla sabbia e la tempesta, l'uragano, sappiamo che c'è per tutti, quindi la prova e le difficoltà ci saranno sempre, per tutti però il come stiamo dentro le prove ti dice su che cosa siamo fondati. Se siamo fondati solo su delle parole, magari stiamo cercando l'iniquità, sta soltanto nel cercare dei vantaggi per il proprio io, che può essere l'orgoglio di aver fatto qualcosa ma cercarne una gloria umana piuttosto che cercare la volontà di Dio in queste cose. Per cui la differenza che anche la gente nota nell'insegnamento di Gesù rispetto a quello dei farisei è che insegnava come uno che ha autorità. L'autorità non è avere poteri che ti derivano da quanta gente ti acclama, perché la gente adesso ti acclama, dopo ti gira le spalle. L'autorità ti viene dal fatto che tu nella relazione con Dio ci stai davvero ed è quella che ti cambia, tant'è che puoi essere anche umiliato, possono esserci grandi prove, grandi difficoltà, ma tu rimani fondato in questa relazione d'amore, non ti sposta. Se qualcuno ha il potere di spostarti da questa relazione vuol dire che stai vivendo considerando più quella attenzione rispetto a quella di essere fondato nel Signore. Per questo parole oppure relazione. Sarà che questo farà la differenza nel come staremo nella vita. Certo ci saranno momenti anche di prove e anche di tristezza perché vedi persone che prima consideravi fratelli che non si comportano da fratelli, ma questo non sposta né la tua fiducia nel Signore né il tuo amore, cioè riuscirai a continuare ad amare anche chi non vive da fratello. Per questo chiediamo al Signore che questi discorsi che lui ci dà nel Vangelo siano non soltanto parole teoriche, siano le scelte della nostra vita.

  35. 175

    Giovanni significa “Dio fa grazia”. Forse qualcuno oggi ha bisogno di sentire questo. Mercoledì 24-6-26 S. Giovanni B

    L'intensità della festa di oggi è l'intensità massima, si chiama solennità, che vuol dire prova a sintonizzare il tuo cuore, chiunque tu sia, per entrare proprio nella gioia di Dio. Le feste non le facciamo perché non sappiamo cosa fare, facciamo una cosa diversa. E' il desiderio di entrare in una sintonia con Dio più profonda. E quella di oggi siamo al massimo.  Solo di Giovanni Battista e di Maria si festeggia il giorno della nascita sulla terra, di tutti i Santi di solito si festeggia la nascita in cielo.  Allora, qual è una caratteristica, una particolarità di questa festa?  C'è un evento che cambia tutti i calcoli umani. La nascita da una donna sterile, da due persone anziane, una nuova vita da una impossibilità di vita, per darci un po' il connotato. Poi cercheremo di capire questo cosa significa per noi, però intanto sullo sfondo cosa c'è? Qualcosa di umanamente impossibile, ma che sarebbe naturale che ci fosse, ma ormai… la parola ormai per Dio non esiste. E questa è una buona notizia, non so per voi, ma è una buona notizia. Allora, in questa situazione viene richiesta una sintonia con il cuore di Dio, che vuole fare un regalo. Il nome Giovanni vuol dire Dio fa grazia. Non so se oggi ne avete voglia, ma Dio fa grazia. Quando iniziamo a credere questo, e gli facciamo veramente spazio nella vita, cambiano le nostre scelte. Con tutta la nostra programmazione, intelligenza, capacità di salvare il mondo, dove arriviamo? Da nessuna parte. Allora, qual è la proposta di Dio a noi? Che ci sia un suo intervento nella nostra vita, a partire da un atto di fede. E questo avviene anche oggi, nella nostra storia. Facciamo questo atto di fede? Accogliamo Dio che fa grazia? La resistenza di Zaccaria la conoscete? No, com'è possibile, quando c'è questa visione dell'angelo Gabriele, com'è possibile, io sono vecchio, mia moglie ormai, sai… e resta muto. Questo è il nostro livello di fede, normalmente. Quello che penso sia possibile, e quindi, nell'ambito del possibile, ti dico questo, è impossibile.  Quindi, mancanza di fede, mutismo. Vi assicuro che sullo sfondo di questo vedo tante vite umane. Come si diventa incapaci di dire veramente qualcosa di buono nella vita a causa della nostra mancanza di fede. Quella chiusura del cuore che ti chiude le prospettive della vita e diventa una vita muta. Incapace. Ma in quella casa, sapete, arriva anche Maria, con tutta la sua fede e con il bimbo che porta in grembo. Il primo capitolo di Luca, io vi invito ogni tanto a meditarlo, rimasticarlo, perché man mano che noi vediamo come ci sono delle dinamiche che non dipendono da noi, ma nelle quali possiamo entrare ci cambiano la storia. E lì Elisabetta, in quei mesi in cui Maria è in casa sua, si apre a questo progetto, lo stupore già di essere incinta, ma lo stupore di quello che sta succedendo, anche nel momento della nascita, diventa capace di dire un “NO” ad un mondo che aveva già deciso tutto. Avete presente quando abbiamo quelle situazioni davanti: è già così, si è sempre fatto così, bisogna fare così. E lei dice no, ma non per spirito di contrasto, ma per un atto di fede. Si chiamerà Giovanni: Dio fa grazia.  Allora, questo vorrebbe essere adesso una proposta. Oggi, a cosa vogliamo permettere dentro il nostro cuore tutti siamo chiamati per nome, tutti siamo chiamati a entrare in questa relazione con Dio con fiducia. Dove gli vogliamo permettere di dire sì signore, scegli tu? Sì signore, tu fai bene tutte le cose? Sì signore, è vero, mi sono indurito su questa cosa qui, ma adesso si è fatta la tua volontà? Allora, questa è la prospettiva con cui tutti noi possiamo lasciare che la grazia di Dio trasformi la nostra vita e la renda bella, feconda, la trasformi. Credo che la figura di Giovanni Battista sia veramente una figura meravigliosa nella storia della salvezza, tant'è che forse dopo le chiese dedicate a Maria penso che siano anche le parrocchie dedicate a San Giovanni Battista le più numerose, penso, ovunque. Ma questo per dire che cosa? Che ci può essere dove il cuore si apre veramente una vita di grazia in cui il Signore è il Signore della tua vita e quindi stai a largo e quindi diventi anche tu con la tua piccolezza e la tua incapacità un segno profetico che Lui fa grazia. Ed è quello che chiediamo anche noi oggi al Signore. Forse ci sono degli ambiti della nostra vita che li consideriamo ormai andati, perduti. Forse sono proprio quelli che possono ancora cogliere la luce del Signore e lasciare che tutta la nostra vita sia trasformata secondo la sua volontà.

  36. 174

    Non fare il bene per ottenere qualcosa, ma perché il bene è già una vittoria. Martedì 23-6-26 12o

    Quando troviamo alcuni detti del Signore, abbiamo la possibilità di provare a concretizzare un'idea che noi abbiamo di Dio, che molto spesso è un Dio secondo me, cioè non è quello che Gesù ci ha fatto conoscere. Voi sapete che tra quello che uno ti ha detto e quello che capisci c'è sempre un po' di spazio, no? E tra quello che Gesù ci ha fatto conoscere come il Padre e la sua missione nel mondo e quello che noi abbiamo capito c'è ancora uno spazio che noi chiamiamo conversione. Cioè abbiamo ancora tempo sempre per dire no, stavo sbagliando, ho bisogno di convertire un pochettino. E questo può essere non soltanto quotidiano, non settimanale o mensile o annuale, ma anche ripetutamente quotidiano, cioè che tutte le situazioni che viviamo ce ne danno un'opportunità. Guardiamo un attimo, per esempio, uno ascolta questo detto di Gesù, non date le cose santi ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Allora dice, beh, allora ho smesso di parlare, non dico più niente. Quella persona lì, non vogliono ascoltare, sono cani e porci, non diamo più niente. È questo che significa? Non credo, anzi, anzi. E lo capiamo ancora meglio dalla parola che segue subito dopo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro. Questo ci aiuta molto, perché? Se tu dagli altri pretendi molto, ma sei pronta a dare poco, pretendi perché non mi dà un saluto, perché non mi tratta bene, perché... bene, tu cosa stai facendo? Allora, l'essere nella prospettiva del Vangelo ci dà questa grandissima opportunità. È grandissima, perché? Perché continua soprattutto quando hai un'attesa che viene delusa. Quello è un luogo del Vangelo. Proprio per mettere in pratica subito questa parola. Mi ha trattato male, tu come hai risposto? Ah, non ho risposto niente, oppure ho risposto male. Ecco, bene. Ma se fosse successo a te, a te cosa avrebbe fatto piacere, cosa ti avrebbe giovato in quel momento? Eh, che l'altro mi dicesse così. Allora, fallo, fallo anche tu. La possibilità che il Vangelo ci dà di vedere le cose nella realtà con cui il Signore vive e vuole farci vivere è una possibilità continua. Però, siccome noi abbiamo un ego un po' grandicello, scusate, parlo del mio, però ognuno faccia come crede, ma abbiamo un ego un po' grande, quindi che cosa ci propone? Ci propone di vedere che tutto questo si attua se il tuo ego lo lasci fuori. Ecco la porta stretta rispetto a quella larga.  Noi vogliamo, riguardo al nostro ego, che le porte siano sempre molto grandi, perché mi devo portare dietro tutto quello che io voglio, quello che dico è giusto, è opportuno. Ah, se non è così non ci vado. E vedi, anziché lasciare fuori il tuo ego ed entrare in quella strada che il Signore ti stava proponendo, sei rimasto fuori. Ma chi ti ha fatto stare fuori? Non il Signore, è stato il tuo ego. Guardate, per me questo è un luogo di conversione continua. Io trovo in questo un po' di carta vetrata riguardo tutte quelle cose un po' sensibili che ho, e poi dico, ma Signore grazie, gratta pure. Allora, spero che davanti a una parola del genere ne sentiamo veramente gratitudine. Pensate, faccio solo un breve accenno, mi perdonerete, alla prima lettura, perché di solito trascuriamo l'Antico Testamento e invece avrebbe sempre una grande possibilità di attuazioni anche per la nostra vita. Ma un po' perché noi non conosciamo Ezechia, il re di Israele, e chi è questo qua, e chi è Sennacherib, e chi è l’Assiria. E che sono queste minacce? Beh, diciamo che il regno di Israele era proprio piccolo, e questo piccolo re che si chiama Ezechia, davanti alle minacce che sente di questo grande re di Assiria, si sente sgomento, però va al Tempio del Signore e dice, Signore, questo qua ha detto così, ce l'ha con te, gli altri popoli avevano la loro divinità, ma quelli non sono dei, ma qua entri in gioco tu, che cosa facciamo? E poi ecco il profeta Isaia che dice, vabbè, non ti preoccupare, qui non metterà piede. Ma se andiamo a vedere storicamente questo cosa significa? È insignificante, non significa niente, come potrebbe essere la storia di ciascuno di noi con le sue problematiche. Forse per la salvezza del mondo, la situazione che stiamo avendo, forse non significa niente, ma per te cosa significa? Ebbè, per me significa che il Signore, davanti a un mio atto di fede, mi ha liberato da ciò che mi avrebbe distrutto. Bene, scusate la sintesi, però voglio arrivare a questo. L'atto di fede diventa la strada concreta con cui oggi il Signore mi fa vedere la sua fedeltà a me, non la mia fedeltà a lui, la sua fedeltà a me. Allora, questo non lo vogliamo chiamare via di salvezza? E questo sarà un motivo sufficiente perché possiamo imparare a fare agli altri quello che vorremmo che ci facessero, non soltanto non fare quello che non voglio che ci faccia, no no, fallo in positivo. Che regalo vuoi ricevere? Bene, fallo tu, che disponibilità vuoi dall'altro? Bene, dalla tu, ma non pretenderla. Non pretendere, siccome io ho fatto, l'altro mi deve fare. Ma lascia stare, se no rimani fuori, rimani nell'amarezza. Ma non perché il Signore non è fedele, perché il tuo ego ti sta annebbiando la vista, ti impedisce di entrare in questa beatitudine. Per questo vedete come ieri avevamo, con il giudizio, una pagliuzza nell'occhio del fratello, senza accorgerci che volevamo toglierla con una trave nel nostro. E questi detti di Gesù continuano ad essere una via di salvezza per chiunque la voglia percorrere.

  37. 173

    La misericordia non chiude gli occhi sul male: apre il cuore alla possibilità di ricominciare. Lunedì 22-6-26 12o

    Quando Gesù sembra particolarmente intenso nel dirci qualcosa, non è perché abbia piacere di insultare nessuno, chiamare ipocrita qualcuno, insomma, non so, a voi vi piace mettervi di spigolo con le persone? Il fatto di mettersi di spigolo con le persone, cioè di mettersi di contrasto, penso che normalmente non faccia piacere. C'è però una cosa che dovrebbe aiutarci. Se sta cercando di correggerci è proprio perché gli interessa stare nella relazione. A volte a noi interessa più metterci sopra le persone perché chi si mette a giudicare gli altri evidentemente si considera superiore. Allora Gesù fa vedere in che cosa è superiore, cioè anziché avere una pagliuzza nell'occhio c'ha una trave. In questo sei superiore, cioè ci stai vedendo? Niente. Allora la correzione in questo caso dovrebbe esserci di aiuto perché tutta la nostra vita possa avere un'altra postura, porsi in un modo diverso. E guardate qual è. Non giudicate per non essere giudicati. Il giudizio che tu usi è quello che ti ritrovi, quello sarà usato con te. Così arrivo in un modo ancora più esplicito. Perché Gesù al centro del suo annuncio ha l'amore misericordioso del Padre? Questo è il centro dell'annuncio di Gesù. Ci ha fatto conoscere un padre che è misericordioso, che non vuol dire che è lesso, non capisce niente. A noi spesso la persona misericordiosa che è pronta a perdonare ci sembra più fragile, debole. In realtà perdonare è la forza più grande che esista nel mondo, è la forza dell'amore. È più facile litigare ognuno per conto suo che imparare a perdonarsi e a stare insieme, sì o no? Quindi la vera forza sta proprio in un amore che perdona. Quindi dice toglietevi le maschere, non siate ipocriti, non mettetevi la maschera che fate vedere qualcosa ma dentro c'è altro. Allora togliamo ogni giudizio e impariamo da lui che ha un cuore misericordioso, cioè è pronto a perdonare. Scoprire la forza dell'amore che perdona veramente ci dà un'energia diversa nella vita perché anziché avvilirti per tutte le cose che non vanno bene, sai che dove non va bene puoi arrivare a metterci una parola di bene e un gesto d'amore.  Chiediamo quindi al Signore di credere in questo amore che umanamente sembra impossibile ma che Lui ha vissuto e ha vissuto fino alla croce, quindi non ha fatto finta, non è stato ipocrita, è andato avanti perché ci ha fatto vedere che attraverso anche un amore che non viene capito e viene crocifisso però si arriva ad una nuova realtà. E questa nuova realtà perdura ancora oggi perché la vita cristiana non è altro che il proseguimento dell'amore con cui in Cristo il Padre ha amato ciascuno di noi.

  38. 172

    La prova non è il contrario della presenza di Dio, spesso è proprio il luogo in cui impariamo a riconoscerla. Domenica 21-6-26 12oa

    Abbiamo il riscaldamento acceso, spero che non dia fastidio a nessuno. Questa domenica, visto che il 21 giugno è l'inizio dell'estate, è giusto che faccia caldo. Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene. Vorrei piuttosto proporvi di ascoltare proprio la luce del Vangelo, come le paure ci distruggano, e invece la fiducia ci faccia vivere. Perché in teoria siamo tutti dei fenomeni. In teoria il Signore ha salvato il mondo, lo sappiamo, quindi sarà tutto in discesa. Ma in pratica è un'emorragia continua. Emorragie, cioè perdite di forze, di coraggio, di speranza. E poi vai a vedere perché le motivazioni in realtà non sono le cose che accadono, ma il non avere chiaro l'obiettivo. Se di obiettivo possiamo parlare, visto che stiamo ascoltando un brano del Vangelo che è tratto dal discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invia, ritorno a ribadire un concetto fondamentale della vita cristiana, che esistono i ministri istituiti, esistono i ministri ordinati, esiste il popolo di Dio, ed è compito di tutti quanti l'evangelizzazione. Di tutti. Nessuno escluso. Dovunque siamo, qualunque sia la situazione, quella è l'occasione perché il Vangelo che ti dà fiducia la dia anche agli altri. E se non hai fiducia nel Vangelo il rischio è che non soltanto non ce l'hai tu, ma hai delle parole che non sono in sintonia con il Vangelo. Quindi Gesù su questo è dritto, un raggio di luce. Quello che dice ai discepoli è quello che abbiamo capito con la nostra esperienza di fede che viene definito come quello che vi ho detto nelle tenebre, cioè nelle situazioni in cui tu ci sei, stai rispondendo di fede e ti salva. Bene, voi ditelo apertamente. Cioè diventi il motivo che siccome ne hai fatto esperienza di salvezza diventa il tuo motivo di annuncio. Cioè che il Signore ci salva davvero. Per questo dice di non aver paura neanche di chi possa uccidere il corpo ma non l’anima. Piuttosto di aver timore di chi può uccidere l'anima e il corpo. Ma scusate, l'anima è immortale e chi la può uccidere? Se è immortale nessuno la può uccidere, o sbaglio. Che cos'è che uccide l'anima? Proprio la mancanza di speranza. Il chiudersi nella paura uccide quella dimensione infinita che già ci dà vita adesso. Io sono sicuro che ciascuno di voi, anche nei momenti più tremendi, quando ha trovato il modo per uscirne fuori, e parlo soprattutto in questi casi di chi ha fatto esperienza della morte. Ma se si è fatto l'esperienza della morte non c'è più! No. La morte non è solo un fatto biologico. Quando per esempio una persona cara ti viene a mancare, la parte biologica riguarda questa persona cara, non te, però se è morta questa persona un po' anche dentro di te qualche cosa è morto. Quindi o trovi quella vita che proprio è dono di Dio per cui ne salti fuori risorto, e questo succede anche a chi ha avuto delle malattie che noi sappiamo sono essere anche mortali. Ma quindi chi fa in un qualche modo esperienza della morte ma con il Signore inizia una vita nuova, queste sono persone che hanno sperimentato la risurrezione già adesso. Cioè che non ce la stiamo raccontando, perché a volte il dubbio sono sicuro viene a ciascuno, che un po' ce la stiamo raccontando riguardo alla risurrezione perché tanto come fai a dire c'è, non c'è? In realtà chi ha avuto a che fare così con la morte ma ha avuto a che fare anche con il Signore risorto e ne è uscito insieme a lui, acquista una libertà interiore e una serenità anche riguardo a tante cose della vita di cui spero vorrà esserne annunciatore, testimone. Capite quanto è importante diventare insieme annunciatori del Regno dei Cieli? E il mondo ne ha un bisogno grandissimo, enorme, ne ha bisogno perché è un'esperienza che non è semplicemente biologica, non è una cosa che tu puoi imparare dalla natura. Certo tu dici vedi cicli, c'è un albero che muore ma ha seminato, ne nascono degli altri. Sì ti arriva ma fino a un certo punto questo non ti basta, hai bisogno di qualcosa di molto più profondo e tangibile. Infatti quando noi diciamo il credo, credo alla risurrezione della carne, come dice Giobbe, io risorgerò, proprio io, non un altro, io. Ma chi è che riesce a dire questo se non per una relazione profonda con il Signore della vita? Quindi in questo bel discorso che abbiamo ascoltato oggi c'è una vittoria che ci può riguardare veramente tutti. Ma come faccio a farne un po' esperienza, a capirla meglio? Gesù fa due esempi, due passeri non si vendono forse per un soldo, è un esempio che a noi ci dice zero virgola, al massimo capisco, ci sono delle cose piccole, ma bene, eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. In realtà quella parola volere non c'è, nessuno di essi cadrà a terra senza il Padre vostro. Che significa? Che noi non ce ne rendiamo neanche conto, ma la grandezza di Dio sta nell'essere lì dove tu sei caduto e non lasciarti da solo. La grandezza di Dio non sta nell'accendere le luci del cielo tutte le mattine, abbiamo capito che cosa sono le stelle, non si mette Lui a accenderle tutte le mattine, ma a riaccendere la mia speranza quando io sono nella depressione, nella fatica mortale, nella malattia, e sentire che lì dentro, in quella situazione, Lui è con me, è questo che mi risolleva, è questo che mi dà speranza. E, se volete, queste sono delle proposte che la liturgia ci fa, come quella di Geremia nella prima lettura. Sentiva che anche gli amici dicevano, adesso vediamo quando cade, adesso lo togliamo di mezzo. E Lui che cosa fa? Sente che il Signore è con Lui, ha queste espressioni, Geremia, Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, che io possa vedere la Tua vendetta su di loro, poiché a Te ho affidato la mia causa, e qui parte la lode. Cantate il Signore, lodato il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalla mano dei malfattori. Non era ancora successo, Lui era ancora in una situazione di oppressione, ma qual è la vendetta che sta invocando Geremia? Non è che gli butti un infarto così lo togli di mezzo il suo oppressore, no, che possa continuare a rimanere in questa relazione con il Signore vivo e vero, e rimanere in pace anche in quella tribolazione. La nostra vittoria non sta nel rispondere al male con il male, ma lasciare che il bene venga fuori anche nelle situazioni del male. Questa libertà il Signore la vuole partecipare. Ricordiamoci che non è morto di incidente stradale, è morto crocifisso, ed è ancora il Dio dimenticato perché ognuno pensa a se stesso, eppure continua a dirci parole d'amore e di perdono. Allora, questo è il Signore che accompagna anche questa giornata, anche questa prova che stiamo vivendo, anche questa desolazione interiore che a volte mi rende angosciato e mi dice io sono con te, tu per me vali la mia vita. Se di questo siamo consapevoli anche noi, come Geremia, come il Salmo oggi, come i discepoli, una volta che hanno sperimentato questa fedeltà in Cristo alla loro vita, alziamo anche noi il nostro ringraziamento e la nostra lode.

  39. 171

    La Provvidenza è la scoperta quotidiana che qualcuno pensa al tuo bene più di quanto immagini. Sabato 20-6-26 11o

    La bellezza di questo testo oggi mi piacerebbe ascoltarla proprio nella prospettiva del battesimo, sia per questi cinque bimbi che per ciascuno di noi, perché il battesimo è un momento di svolta nella vita, che vuol dire entra nella tua vita il Signore come Signore che tu lo sappia o no, che tu ci pensi o no. Però che cosa ci può cambiare? Perché noi potremmo pensare che come tante situazioni si concludono nel momento in cui si vivono, finita lì. Invece sono sicuro, e il Vangelo di oggi credo che sia proprio un aiuto per questo, che ci sia un ampissimo sguardo sulla vita. Gesù dice perché vi preoccupate di cose di cui si preoccupa chi pensa di essere l'artefice del proprio bene, della propria vita. Io sono artefice di me e non ce n'è altri. No, non è così. Tant'è che oggi quello che vogliamo guardare è un po' come è successo questa mattina quando dei vostri figli vi siete presi cura, in tutto e per tutto, di quello che dovevano mangiare, di come si dovevano vestire. Avete provveduto voi. C’è una provvidenza anche nella nostra vita che noi spesso non consideriamo ma che è il pensare al tuo bene sempre. A noi sta la certezza di questo sguardo d'amore di Dio tanto da vivere con fede tutto quello che ci capita. Tant'è che la prospettiva di fede, vorrei dirlo in un modo spero semplice, se sei positivo in quello che vivi, se prendi bene qualunque cosa ti capita, già umanamente molte cose si raddrizzano e si risolvono da sole, ma quanto di più se senti e vivi una relazione con Dio che sempre custodisce con amore la tua vita, sai che sei nelle sue grazie. Questo è il primo passo, poi ce ne saranno degli altri in cui potranno conoscere anche attraverso la Chiesa, la comunità, innanzitutto i genitori, il padrino e la madrina, ma chi cammina di fede con loro, chi pensa loro bene e dà loro una prospettiva positiva alla vita, potranno anche fare la scoperta di come il Signore continua ad essere il Signore che cammina con noi. Quindi c'è un cammino verso la Comunione, se ci sono degli inciampi si chiede perdono e si riparte, e poi si diventa adulti, responsabili e maturi tanto da poter dire mi assumo una responsabilità d'amore nella vita. Quella sarà la loro scelta. Bene, credo che questa prospettiva parta proprio oggi, come per dire se il Signore cammina con noi e noi camminiamo con Lui, la nostra vita sarà un camminare in questo mondo certi di questo sguardo d'amore. Quindi non preoccupatevi ma occupatevi, non siate in ansia ma vivete con amore, provvedete con amore nella vita, credo che a questo punto il dono d'amore sia proprio la prospettiva gioiosa a cui questi bimbi e ciascuno di noi è chiamato, proviamo a rispondere.

  40. 170

    Chi sa vedere il bene ringrazia. Chi ringrazia trova più luce. Chi trova più luce vede ancora meglio! Venerdì 19-6-26 11o

    Troviamo forza oggi in una parola che ci sostiene perché nel momento in cui ti viene detto chiaramente dove hai messo il tuo tesoro lì c'è anche il tuo cuore, perché il cuore segue ciò a cui tieni. Le cose che per te sono preziose beh hanno si agganciano lì abbiamo bisogno proprio se fate caso abbiamo bisogno proprio di capire bene su che cosa stiamo fissando l'attenzione, il cuore, perché se lo mettiamo in cose che possono portarci via viviamo nell'ansia viviamo nello smarrimento, viviamo nella paura se tutte le tue speranze sono in cose che ti possono portare via non vivi bene. Poi se non sai dove hai messo il cuore guarda che cosa fai quando non hai niente da fare, perché i momenti in cui possiamo scegliere cosa fare perché non siamo tirati dalle situazioni, dalle cose, di solito sono quelli che poi dedichiamo alle cose che invece ci stanno a cuore. Allora lo sguardo che abbiamo questo è un bel sintomo, perché vedete ci sono queste due parabole la prima riguarda i tesori, il cuore ma l'altra parabola che Gesù racconta riguarda l’occhio, perché il modo con cui guardi le cose ti fa capire se il tuo occhio l'occhio diventa lo spettro attraverso cui entra la luce dentro di te, quello che hai dentro dipende da dove entra la luce, dall'occhio come guardi le cose. Per cui se il tuo occhio è luminoso vuol dire che sai vedere il bene sempre e comunque ringrazi di quello che succede sei positivo, hai fiducia. Il guardare tutto con fiducia beh, ti apre proprio ancora di più al rapporto col Signore della vita. Questo ci fa andare sempre bene tu sai che anche quando succedono delle cose problematiche ci sarà sempre un qualche cosa di positivo anche in quel momento di prova e di fatica. Ma se normalmente ti lamenti e c'è sempre una rabbia, una scontentezza di fondo in tutto quello che fai forse è proprio bisogno di trovare ancora la luce nel Signore, di riaprirti con il tuo cuore a Lui forse è proprio il momento di mettersi a pregare, perché ti illumini il cuore e qui c'è l'unione delle due parabole perché Lui diventa veramente il tuo tesoro ti illumini il cuore nel vedere le cose proprio con l'occhio con cui le guarda Lui il suo occhio interiore sia anche dentro di te.

  41. 169

    Il Vangelo propone il perdono come via di guarigione per chi lo dona e chance per chi lo riceve. Giovedì 18-6-26 11 o

    Quello che stiamo dicendo è proprio la luce anche dell'alleluia che abbiamo cantato, cioè Cristo è risorto veramente. La nostra fiducia ha un centro, che Gesù non è stato soltanto una brava persona che ha fatto del bene a qualcuno. Poca gente, non è che abbia aiutato tantissima gente nel suo breve tratto di vita sulla terra. Lui ha dato ai suoi discepoli, e a tutti quelli che lungo i secoli sono suoi discepoli, questo dono immenso. Di imparare a riconoscere Dio Padre e avendo un Padre, ad avere anche tanti fratelli. Con questa attenzione, e oggi l'abbiamo proprio ascoltata bene, l'ascolto di quello che Gesù ci insegna, riguarda non soltanto il sapere con la testa certe cose, ma saperle con il cuore. Oggi vorrei che facessimo un attimo attenzione sul fatto che abbiamo scoperto, sappiamo che cos'è il perdono. L'amore si fa perdono, si fa per-dono. L'amore può essere costretto in qualche modo? No. Proprio perché c'è amore da parte di Dio verso ciascuno di noi, questo ci motiva a essere anche noi segni d'amore. E il modo più concreto che abbiamo per dire che amiamo qualcuno è perdonarlo. Se dico ti amo ma non ti perdono: è credibile una persona che dice così? No, se mi ami mi perdoni, se no non è vero che mi ami. Allora, provate a vedere questo cosa significa nella nostra quotidianità, perché così si capisce anche meglio perché Gesù ci consegna questa bellissima preghiera che la Chiesa ha assunto come sintesi di tutto il Vangelo. Avete presente che le sintesi sono importanti. Perché anche se non ti ricordi tantissime cose, ma ti ricordi la sintesi, ti ricordi più o meno tutto, vero? Allora, la sintesi di tutto il Vangelo sta in questo, tutti diciamo Padre, ma diciamo tutti, ma anche se siamo di nazioni diverse, la pensiamo diversa, in modo a volte partiti politici diversi, nazioni diverse, addirittura ci sono delle nazioni che si fanno guerra e tutti quanti dicono Padre nostro, è possibile una cosa del genere? Secondo me chi sta facendo delle guerre non riesce a dire il Padre nostro, non riesce, perché se riuscisse a dire Padre nostro, o dire non soltanto mio o della mia famiglia, ma anche di quelle altre persone, come faccio a fargli guerra se sono miei fratelli? Allora, in questo vi propongo di riflettere e di fare proprie queste parole, le sei domande del Padre nostro, diventano per noi veramente come la strada luminosa lungo la quale camminare tutta la nostra vita. E man mano che mettiamo in pratica, anche se stiamo facendo fatica, ma mettiamo in pratica quello che diciamo lì, scopriamo dentro il cuore che sta accadendo veramente questo, che l'amore con cui il Padre ci ama ci sta guarendo la vita dalle tante fatiche e ferite che abbiamo. L'amore è la cura, è la terapia più importante che il Signore ci ha insegnato, perché ci guarisce sia per il nostro percorso terreno, sia anche riguardo a quello che noi sappiamo perché ce l'ha detto ma ancora non lo vediamo, cioè la vita eterna. Allora, Gesù che ha affrontato tutto questo, anche il fatto che i suoi, la gente a cui voleva portare l'amore di Dio, lo ha crucifisso, sulla croce ha guarito l'umanità, come? Cosa ha detto? Padre perdonali perché non sanno quello che fanno, tant'è che dopo la sua risurrezione questa è diventata anche la nostra fiducia e la nostra forza. Chiediamo allora al Signore che queste parole si fermino nel nostro cuore, diventino luce al nostro cammino e ci aiutino a vivere sempre in quella luce che è vera comunione: il nostro pane quotidiano per tutti gli uomini.

  42. 168

    Scopri il silenzio come il luogo in cui il cuore finalmente riesce a parlare con Dio. Mercoledì 17-6-26 11o

    Mi fa piacere perché abbiamo iniziato ad entrare in questo rapporto che il Vangelo è come se volesse suggerirci. C'è come un ritornello: il Padre tuo che è nel segreto e che vede nel segreto. Allora, come se ci suggerisse, ma tu, nel segreto del tuo cuore, che cosa pensi? Che cosa desideri? Tu. Perché nessuno di noi davanti a Dio è un numero, una cifra come se fossimo, non so, con il codice fiscale o con la carta di identità. Davanti al volto di Dio è ben chiaro chi è ciascuno di noi. Allora, prima attenzione: Io, nel segreto del mio cuore, come sto nel rapporto con Dio? Parlo con Lui? Ci sto? Io sono tranquillo di come il Signore mi guarda? Cioè, sono sicuro che, per quanto possa fare anche qualche birichinata, però io so che Lui mi guarda sempre con amore? Ne sono sicuro? Sì. Bene. C'è una cosa nella nostra vita che dobbiamo imparare a riconoscere e che a volte non è subito evidente. Che quello che abbiamo nel cuore davvero, forse gli altri non ne hanno la minima idea di che cosa sia, ma il Padre sì. A Dio non sono nascoste le cose che abbiamo nel cuore. Per cui, per quanto possiamo essere dei colabrodi che ne diciamo, ne facciamo di tanti colori, però dentro di noi rimane sempre qualcosa. Questo qualcosa Dio lo riconosce. Per cui ci chiama anche per nome a ciascuno per dire davanti a me questa cosa qui tu come la vuoi vivere? Oggi mi piacerebbe che ciascuno di noi si fermasse un attimo a riflettere perché vivendo la Messa, ascoltando la parola di Dio, il rapporto con Dio lo stiamo vivendo in un modo più attento, è più concentrato, come se avessimo un bel riflettore e lì ci siamo in una piena luce davanti a Lui e lo sappiamo, no?  Bene, adesso nel nostro cuore che cosa c'è che vogliamo dire al Signore? Che cosa Gli vogliamo offrire? Che cosa è prezioso? E vogliamo proprio nel rapporto con Lui, non c'è bisogno di dirlo agli altri adesso, proprio davanti a Lui, perché oggi lo possiamo affidare sapendo che è un Padre che ci ama e questo ci aiuta a mettere via un sacco di altre cose che forse non servono. Concentriamoci proprio e accorgiamoci di questa attenzione. Dio è attento a noi, ma noi siamo attenti al fatto che Dio ci ascolta davvero ed è pronto ad entrare in azione insieme a noi? Allora, in un breve momento di silenzio adesso, prima di continuare, proprio diciamo al Signore ciò che portiamo nel cuore, nel silenzio offriamoglielo. Pronto a dire Signore, con Te voglio camminare su questa cosa qui. So che Tu mi conosci e sai che cosa significa per me. Aiutami a viverla bene insieme a Te.

  43. 167

    Non siamo ancora capaci di amare come Dio, ma possiamo imparare guardando come Dio ama noi. Martedì 16-6-26 11o

    Oggi veramente tocchiamo il cielo con un dito, se riusciamo a cogliere questa scoperta a cui il Signore tiene moltissimo. In un certo senso potremmo dire, ma sai perché Gesù è venuto sulla terra? Io ho trovato il motivo. Il motivo è questo, il Signore vuole che ciascuno di noi possa vivere come vive Lui. E questa è la testimonianza. Lui dice di amare i nemici e pregare per quelli che ci perseguitano. Io dico davanti a quelli, scappa e basta. E invece Lui dice di amare e di pregare. Oggi spero che nelle preghiere dei fedeli questo ne terremo conto. Perché Lui fa così. E ma noi possiamo dire, Signore, Tu sei così, io non sono così, noi non siamo così, come possiamo fare? Allora ci dà questo suggerimento, voi siate perfetti, che vuol dire completi, come il Padre vostro è completo. Ma Lui è completo come? Guarda, come fa ad amarti il Signore? Come fa ad amare ciascuno di noi il Signore? Se noi non siamo tanto amabili, perché tante volte noi ci dimentichiamo anche che c'è, viviamo come se non ci fosse, vero o no? Sì, forse c'è, però intanto io faccio la mia vita. E Lui ci ama, ci ha dato tutto, non soltanto ci ha dato la vita, ci ha dato il mondo intero. E questo tempo l'abbiamo come per scoprire e vivere intensamente la vita. Allora ci dà questo trucco, Lui continua ad amarci anche se non siamo molto amabili, anzi, se proprio ci dimentichiamo di Lui. Ci ama in un modo che è meraviglioso, perché? Perché anche se noi non sappiamo restituirgli l'amore, Lui ci ama di amore misericordioso. Vuol dire di un amore che, anche se non è corrisposto, ama lo stesso.  In questo un piccolo esempio sono i genitori, un piccolo esempio. I papà e le mamme sono il segno più bello della presenza di Dio, perché? Perché sono papà e mamma come Lui vuole essere, ma anche loro sono imperfetti. E allora, siccome non riescono ad essere imperfetti, però amano tantissimi figli, anche loro possono scoprire la misericordia. Che vuol dire veramente avere un cuore che è capace sempre di perdonare. Voi volete essere perdonati così? Io sì, moltissimo, lo voglio moltissimo. Allora cosa dice il Signore? Vuoi essere anche tu come me? Impara a usare la misericordia. Cioè un amore che ama comunque, sempre. Oggi e allora glielo chiediamo, chiedendo anche al Signore, sì lo diciamo anche nella preghiera, che vogliamo imparare da Lui. Abbiamo capito che Lui fa così, noi ancora non siamo capaci, però ce lo ricorda proprio la parola di Dio. Ritorna a guardare come il Signore ama te, quanto ti ama e ti perdona e prova a mettere in pratica questo amore verso i tuoi fratelli.

  44. 166

    Il male cresce quando trova qualcuno disposto a continuarlo, ma se tu lo interrompi… Lunedì 15-6-26 11o

    Un'attenzione particolare vorrei tenere con voi su questo aspetto. C'è stato presentato questo piccolo brano del Vangelo dove c'è la legge del taglione. Avete sentito? Occhio per occhio, dente per dente. Che vuol dire? Che a uno che ti ha fatto male a un occhio, non è che gli cavi tutti e due e poi anche a suo figlio, a sua figlia, a suo fratello... No, un occhio, un occhio. Era una legge che serviva per limitare la violenza. A uno che ti ha dato un colpo e ti ha fatto cadere un dente, non gli fai cadere tutti i denti, ma solo uno. Capite? Questo è per limitare, perché uno non diventi troppo violento. Ma Gesù propone qualcosa di diverso che credo che ci possa interessare davvero. Perché la vita cristiana, che a volte sentiamo che sì, ci dovrebbe essere una vita cristiana, ma non sappiamo bene che cosa sia, è far spazio all'amore con cui il Signore ama nei nostri rapporti, nelle nostre relazioni. Vi faccio un esempio. C'è una mamma che non ama il suo figlio? Non c'è. Tutte le mamme amano i loro figli, vero? Allora, quell'amore lì dovrebbe aiutarci a capire una cosa. Che come una mamma si prende cura e ama il suo figlio, il Signore ci considera tutti i figli Suoi amatissimi. Anche chi non lo pensa mai deve sapere che è amatissimo dal Signore. Allora, anziché darci una regola per dire di non fare troppo male agli altri, Gesù che cosa ci propone oggi nel Vangelo? Spero l'abbiate colto, dice così, a chi ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra. Dice, mi hai colpito qua, vuoi colpire anche di qua? Che significa? Io non ti restituisco il male che mi hai fatto. E sto dicendo una cosa che so che è difficile, soprattutto quando tra di noi si scherza, a certe volte si scherza anche pesantemente. Però, dice Gesù, non restituire il male, ma piuttosto cerca di farti vicino all'altro. Perché mi colpisci? Anche Gesù, quando lui è stato perseguitato, poi crocifisso, c'è un soldato che lo colpì mentre stavano in tribunale, c'era un processo che era un po' finto. Lui aveva risposto al sommo sacerdote e una guardia gli dà uno schiaffo. Gesù dice, se ho parlato male dimmi dove è il male, ma se ho parlato bene perché mi percuoti? Perché mi dai uno schiaffo? Allora vedete che anziché far crescere il male, lo ferma. Avete presente che preghiamo sempre per la pace? Perché? Perché se c'è la guerra non sta bene nessuno, è meglio essere in pace. Allora ciascuno di noi può essere un segno della pace del Signore. E lo possiamo essere già nei nostri rapporti. Ed è quello che chiediamo anche oggi al Signore. Aiutami Signore a vedere come tu vuoi bene a me e a ciascuno di noi. Perché possa essere anch'io un segno del tuo amore fra le persone.

  45. 165

    Il cuore cambia con la certezza di essere perdonati mentre siamo fragili e in cammino. Domenica 14-6-26 11oa

    Forse già dall'inizio del Vangelo qualche d'uno avrà pensato si sta proprio attuando e realizzando il Vangelo come è stato appena proclamato. Arriviamo qui stanchi, accaldati, come pecore senza pastore, però sapendo che qui c'è. Cioè, quante volte le tante dinamiche della vita sono quella grande fatica che sembra non avere senso. Perché stiamo faticando tanto? Uno dice, ma perché? E c'è una stanchezza, una finitezza interiore che chiede senso. Allora, la fame di senso della vita, effettivamente, per chi va a messa, non è semplicemente facciamo anche questa, ma mettendo bene a fuoco che cos'è, sapendo che con tutti i limiti del caso, per carità, ma nutrirsi del fatto che il Signore continua ad essere il pastore della mia vita fa la differenza. Noi siamo pecore di cui si prende cura. Se qualcuno pensa di essere un leone e non una pecora, comunque nella vita tutti quanti seguiamo qualcosa, qualche punto di riferimento ce l'abbiamo. Che vuol dire che abbiamo fiducia che vivendo in un certo modo, con una certa sapienza, le cose prendono il giusto verso. Beh, allora perché Gesù, si va a scegliere tra tante persone possibili, aveva un'ampia scelta? Per esempio, quei dodici lì, possiamo dirlo a distanza di duemila anni, che la scelta sarebbe discutibile, poteva trovare di molto meglio? Guardate, se venisse anche qui oggi, farebbe la stessa cosa. Che cosa ha scelto Gesù? Perché la materia prima di allora, come di oggi, io penso che non cambi. Più o meno è la stessa. Cioè la fragilità della condizione umana, la fragilità che è fatta di orgoglio, presunzione, vanità, è la stessa. Perché il cuore dell'uomo è lo stesso. Ma allora che cosa hanno di particolare quei dodici che lui ha scelto rispetto a noi oggi? Che cosa possiamo trarre veramente: Oggi sono qui non soltanto perché devo esserci, ma vengo pieno di fiducia, carico di speranza, perché? Che cos'è che mi motiva? Beh, credo che il vero motivo stia proprio nell'amore fedele di Dio per me. E quella fedeltà che questi dodici, dopo aver franato come abbiamo franato tutti nella vita, però hanno scoperto che veramente Dio è amore fedele. E la fedeltà dell'amore di Dio sta nel suo perdono, nell'accoglienza vera. Quella accoglienza per cui chissà cosa hai combinato, adesso che facciamo? Adesso vado e mi lascio accogliere e perdonare perché ho sbagliato. Ma ho fiducia nel suo perdono. I veri discepoli di tutti i tempi sono quelli che testimoniano che Dio è un Dio misericordioso, che sempre ti accoglie. Sapete, anche nella prima lettura che abbiamo ascoltato, il popolo sacerdotale di cui si parla, la Chiesa questo l'ha adottato pienamente, cioè il sacerdozio battesimale che abbiamo ricevuto ci mette nella condizione di essere sempre nella preghiera fiduciosa di chi, sapendosi perdonato, si dispone al perdono e intercede per il perdono. Così anche se qualcuno oggi fosse venuto a messa soltanto per sé stesso, si ricollochi all'interno del popolo di Dio che sta chiedendo per esempio la salvezza, la pace nel mondo, ma la chiede a partire da qualcosa che stiamo offrendo noi qui oggi. Gesù sceglie pastori così, come il suo cuore. Tutti lo faranno secondo le proprie caratteristiche, nel luogo in cui si trovano, nelle relazioni che vivono. A volte noi siamo un po' presi in mezzo come cristiani, e me ne sono sentiti dire tante nella vita che non le vorrei neanche ripetere, però a volte ci vogliono caricare un po' di sensi di colpa perché in quanto cristiani dovremmo fare così, l'unica cosa che poi motiva tutte quelle che faremo subito dopo, su cui veramente dobbiamo metterci in gioco, è se credo nel perdono di Dio con tutta la mia fragilità però questo desidero fare, essere colui che mette anche la propria vita e la propria disponibilità perché il perdono sia un amore circolante, cioè sappia riaccogliere anche chi in tanti modi ne è uscito, per gli altri sensi di colpa lasciateli pure andare, non servono i sensi di colpa, serve la consapevolezza di come il Signore ci sta chiamando ad essere strumenti del suo perdono, per questo l'invio dei discepoli, andate a vedere qual è, andare a predicare soprattutto con quello che si sceglie, che cosa, che chi è infermo trovi stabilità perché magari a te si può attaccare, chi è debole, chi è morto nella speranza che la possa ritrovare, chi è lebbroso, che vuol dire ammorbato dall'orgoglio che non ne esce, possa vedere che invece c'è un altro modo di vivere che è molto migliore. Allora vedete che i discepoli sono quelli che condividono quell'amore che li ha perdonati e li ha rimandati nel mondo come testimoni dell'amore fedele di Dio. Ci conceda il Signore questa gioia condivisa con lui e credo vero motivo di speranza per il mondo intero.

  46. 164

    Anche chi ha fede a volte non capisce cosa accade, ma custodisce nel cuore in attesa. Sabato 13-6-26 Cuore imm. Maria

    Abbiamo oggi, con questa memoria, è un brano del Vangelo molto particolare, un'occasione. Provare a leggere la realtà non secondo quello che istintivamente ci viene. Abbiamo sentito come Gesù a 12 anni, è già un ragazzo che può fare delle scelte. Pensavano che fosse nel gruppo quando sono ripartiti e invece non c'è. Dopo un giorno di cammino si rendono conto che non c'è e tornano a Gerusalemme. Ci sono questi tre giorni, che ci ricordano come Gesù nella morte c'è stato. I tre giorni dalla morte alla risurrezione. In questi tre giorni però muoiono di paura loro. Io non so voi cosa sentiate nelle viscere, però una madre e un padre che per tre giorni non sanno niente del figlio, attacca le viscere. E' un'angoscia, penso, tremenda. E anche questo momento noi potremmo pensarlo così, come un'angoscia che la vita... Cosa succede adesso? Adesso succede che il modo per rincontrare Gesù, e una persona amata, è un modo diverso. Gesù lo incontri nelle cose del padre. Dice così, non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio? E c'erano lì suo padre e sua madre per cui il padre poteva dire ops c'è qualcosa che non va qui. Invece no. Non capiscono, come anche noi tante cose non le capiamo. Perché la comprensione non è sapere soltanto delle cose biologiche. La comprensione è che senso ha quello che sta succedendo? Ha un senso riguardo alla nostra vita che non capiamo, non comprendiamo del tutto. E come possiamo fare se non comprendiamo? Maria ci dà un'indicazione. Dice così il Vangelo, che sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. Il cuore non è un organo biologico in questo caso, il cuore è il centro della persona. Lì dove si pensa, dove si sceglie, dove si desidera. Allora Maria non capisce tutto quello che sta succedendo ma nel suo cuore lo custodisce. D'altronde le persone che amiamo dove le custodiamo? È nel cuore. E dal cuore nessuno te le può togliere. E questo ci dice qualcosa di fondamentale riguardo alla nostra vita che è una vita che noi sappiamo è fragile di passaggio ma ha a che fare con l'eterno perché nel cuore noi possiamo continuare a custodire una presenza. Ed è presente, è reale, è vero. Ed è una presenza che è diversa, che nessuno ti può togliere. A questo suggerimento ciascuno di noi è chiamato a fare un atto di fede. Cosa abita e chi abita il mio cuore? Perché, e questo credo che nel rapporto con il Signore diventa massimo, perché se il nostro cuore è soltanto avere delle cose o le persone per se stessi siamo destinati a perdere tutto, non ci rimane niente. Se il nostro cuore è il luogo in cui sappiamo che c'è comunione con Dio, con l'eterno, con delle persone che il Signore ci ha affidate in un qualche modo, lì entriamo in un ambito meraviglioso di comunione eterna dove cielo e terra hanno una strada privilegiata. Come dire, c'è sempre l'ascensore in movimento. Siamo sempre in comunione tra cielo e terra. Maria ci dà questo insegnamento oggi. Non capisce tutto, ma custodisce nel cuore. Porta nel cuore le cose preziose della sua vita, anche quelle che non capisce, le tiene lì. Sapendo che tutto avrà un senso e una pienezza proprio grazie all'amore con cui Dio ci ama. Così anche noi oggi affidiamo Remo a questo cuore amante e prezioso di Maria in cielo, ma lo affidiamo anche alle persone che sulla terra l'hanno amato e custodito infinitamente proprio perché sappiamo che la nostra storia è fatta anche di relazioni che continuano e sono per la vita eterna.

  47. 163

    Ogni volta che torniamo a Dio scopriamo che la sua fedeltà è più grande delle nostre incoerenze. Venerdì 12-6-26 Sacro Cuore

    Questa festa la potremmo semplicemente ridurre ad una devozione, ma in realtà è una vera rivelazione. È la rivelazione di chi è Dio e di chi siamo noi. Perché la manifestazione di un cuore che sappia amare al di là di ogni calcolo e merito non ci è familiare. Perché anche nei rapporti più forti, più intimi, tante volte noi cediamo al nostro calcolo. Ma guardate un po', come fa Dio per dire fai il bene. Il Libro del Deutronomio dice che non appoggia mai che tu faccia il male. Sostanzialmente dice, ma c'è anche un testo del Siracide, che non ha permesso a nessuno di peccare, ma non è che ti fulmina se lo fai. Vuol dire non ti appoggia nel peccato, non ti sostiene, mentre ti benedice se fai il bene. Cioè, dove sta la differenza? C'è un premio e c'è invece una punizione? Come funzionano le cose? Perché dice qui, se fai il male ti ripaga direttamente. Come ti ripaga? Senti dentro di te che facendo quello non è con te. Non so se è chiaro, ma noi lo vediamo più facilmente con i bimbi, che sanno di aver fatto una marachella e a quel punto stanno un po' distanti, perché si aspettano… Allora, il fatto che non sia favorevole al male, in che cosa consiste? Nel fatto che dentro di te senti che non hai appoggio, non hai conforto. Ma non è che non hai conforto semplicemente perché hai fatto il male, ma perché tu dici dentro di te che è bene. Perché tante volte noi abbiamo molte giustificazioni, ma quello che poi alla fine ci manca è veramente il sentire la benevolenza di Dio nel cuore, che è una sorgente di gioia e di pace. Per questo c'è anche una bellissima espressione oggi nel Salmo che abbiamo ascoltato, che lui è misericordioso, pietoso, lento all'ira, grande nell’amore. È come si stesse dicendo in questo, come si chiama? È la rivelazione di chi è lui. Lui è così e che non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe. Quindi non entra nella logica di farti del male perché hai fatto male, no. Però dicevamo non ti appoggia, cioè non senti che lui prende con te il giogo quando tu scegli il male. Ma se tu non lo scegli puoi trovare piena presenza e conforto del Signore nella tua vita. Ed è quello che ascoltiamo nel Vangelo, questo grido di esultanza di Gesù, perché il Padre ha scelto una strada che soltanto chi sa di essere piccolo e si rimette a Lui può incontrare, percorrere e vivere. Allora la scelta di Dio qual è? È una scelta preferenziale per che cosa? Lui ha scelto di essere un dono d'amore pronto a rinnovare sempre i nostri cuori, per questo dice venite a me. Ma noi ci arriviamo consapevoli che siamo peccatori, che non abbiamo capacità. Guardate questo non è il problema, questo non è l'impedimento, questa tra le due è la verità, è la strada. Perché non ti ha detto che devi essere bravo, ti ha detto semplicemente di aderire al bene, non che tu sei il bene. Allora in questo riconoscere la nostra piccolezza e la nostra incapacità è una meraviglia, perché Lui dice ma vieni a me, prendi il giogo con me, cioè continua adesso insieme a me a voler bene, cambia la prospettiva dal fatto che c'hai ragione tu al fatto che vuoi essere in comunione. E lì c'è la scoperta del cuore di Dio. Se abbiamo il coraggio credo che la forza della vita cristiana ci stupirà continuamente per questo, perché non è mai una superiorità né rispetto agli altri ma neanche rispetto a se stessi, è piuttosto la fiducia che c'è un amore così grande che tu puoi tornare a Lui che ti riaccogli sempre. Ed è questo che chiediamo anche oggi al Signore, visto che Lui si presenta così, che è colui che ci ama e ci invita ad amarci così anche gli uni gli altri, ma non da soli, sempre ripartendo dalla sua fedeltà, cioè riconoscendo che per quanto possiamo diventare vigorosi e forti avremo sempre il bisogno di ripartire dalla relazione, dalla comunione, proprio come ha fatto Gesù che si è presentato come il Figlio, cioè colui che è stato generato e che in una relazione d'amore con il Padre così forte dalla quale mai vorrà separarsi.

  48. 162

    Custodire qualcuno nella fede, ascoltarlo, accompagnarlo, fa parte della missione anche oggi. Giovedì 11-6-26 S. Barnaba

    La natura stessa della Chiesa è una natura apostolica. Lo diciamo, credo la Chiesa, una, santa cattolica e apostolica. E uno ogni tanto, se si ferma a pensare, forse... Che cos'è questa apostolica? Cioè, non è un compito soltanto degli apostoli, anche se sono morti duemila anni fa. No, la natura della Chiesa è apostolica. E il brano che abbiamo ascoltato di Matteo ci dà alcune coordinate proprie della Chiesa. È lei che è così, è la Chiesa che è così. Attraverso persone che vivono questa natura ricevuta nel battesimo e che si può esprimere secondo i doni ricevuti. Sempre con questa caratteristica. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Anche perché tu dai una cosa che ti appartiene solo perché tu appartieni a lei. Che è la natura con cui lo Spirito ti rende parte viva di Cristo. Questo rischierebbe di essere molto astratto, sapete. Me ne rendo conto. Perché spesso non riconosciamo come l'azione dello spirito vivifichi il corpo di Cristo che è la Chiesa. Quindi ciascuno di noi. Allora, bellissimo vedere l'esempio di Barnaba. Lui ha una grande disponibilità. La Chiesa di Gerusalemme è attenta a quello che succede e manda, a seconda delle situazioni, qualcuno a fare qualcosa. E bellissima questa disponibilità di Barnaba. Si lascia chiamare, va ad Antiochia. Siamo attenti a che cosa significhi questo? Oggi continua questa missione. Perché qualcuno si rende disponibile come catechista, qualcuno nella Caritas, qualcuno agisce sempre per cercare di compattare, conformare la Chiesa a quella che è la sua missione. Ma siamo consapevoli che questo riguarda anche una custodia reciproca in ordine alla missione? Barnaba sì, perché appena sente della situazione di Paolo, della sua conversione, va a Tarso. Tutti avevano paura e tenevano le distanze da Paolo, perché sì, si è convertito, però siccome prima era un persecutore, boh, lasciamolo lì, la sua fede ci penserà poi lui. Invece Barnaba va, lo conduce ad Antiochia e con lui inizia una meravigliosa missione che è quella di confermare e confortare nella fede. Ma concretamente questo come si esprime? Beh, a volte diventa chiaro come la capacità di accoglienza, di ascolto e di ricondurre ad un bene comune diventa quella concreta carità di cui i discepoli del Signore di tutti i tempi sono investiti. Pensateci, in qualunque città o villaggio entriate domandate se qualche d'uno è degno. Quindi ti unisci, anche se vai da un'altra parte, ad una comunità. Perché comunque è il corpo di Cristo ovunque sia. E qui non ci sono tanti campanilismi, se non quello di dire bene, lavoriamo insieme. E che cosa farai quando vivrai i rapporti con gli altri? Tu semplicemente porti una pace, una pace che vuol dire un'accoglienza, una benevolenza se qualcuno l'accoglie non fa altro che diventare una vita comunitaria. Se non l'accoglie tu senti che l'altro diventa come un muro di gomma, anzi, proprio un'ostruzione al fatto che l'amore con cui Cristo ama diventi circolare. Perché tu vedi che l'altro si oppone. Esempi ne abbiamo tantissimi dove la contraddizione a motivo di un orgoglio, una vanità, la durezza del cuore può metterci l'uno contro l'altro. Allora cosa fai? Vai avanti. È chiaro che la mano tesa rimane, ma c'è una missione da continuare a compiere, che è quella della benevolenza. E questo vuol dire essere disposti a guarire gli infermi, quelli che sono instabili, perché c'è uno spirito di comunione. Se vuole l'altro può trovare stabilità anche in una comunità, ma se non vuole rimarrà nella sua instabilità. Addirittura, risuscitare i morti. Dici, ma questo l'ha fatto solo Gesù. No, risuscitare i morti vuol dire che dove c'è uno spirito di morte, di durezza, a volte di incredulità, ma c'è un incontro con un cuore credente, con un cuore fiducioso che ti partecipa la sua fiducia, ti dona di condividere. Bene, lì c'è una nuova vita, una nuova linfa che parte. Tante persone che magari dopo i sacramenti, per un motivo o per un altro, si sono allontanate e per qualche altro motivo si avvicinano, possano ritrovare una vita di condivisione. E così ci sono purificazioni e demoni che vengono scacciati proprio dal fatto che permettiamo allo spirito di concordia e di unità di agire anche nella nostra vita. Questa continua ad essere anche oggi la missione della Chiesa: un Vangelo che chiede di essere vissuto e condiviso per il bene di tutti.

  49. 161

    Quando arriva il fuoco dello Spirito cosa fa? Mercoledì 10-6-26 10o

    Da una parte è molto allettante questo testo del Primo Libro dei Re, perché Elia, profeta che fa scendere il fuoco dal cielo, è un profeta che ha molto zelo per il Signore, ma anche per se stesso. Nel corso della storia si capisce. Però il Signore a lui provvede, provvede davvero, lo salva in diverse situazioni. E qui c'è questo strano, rocambolesco fatto, del competere tra lui e i 450 profeti di Baal, che potremmo paragonare a tanti ciarlatani che continuano a vendere aria fritta, ma non 3.000 anni fa, oggi. E te lo vendono come se fossero veramente divinità le cose che devi fare e che ti esaltano e ti fanno stare bene. Allora, c'è questo fatto, questo sacrificio da compiere, che però nessuno deve accendere il fuoco, deve venire dal cielo. Ed è forse per noi veramente un segno. Cioè, l'unico fuoco che viene dal cielo e che consuma non a distruggere le persone, ma a distruggere i motivi di divisione tra le persone, è il fuoco dello Spirito, a cui dovremmo anelare continuamente. Perché solo dallo Spirito riconosciamo come le menzogne sono menzogne e le puoi tenere fuori. I fratelli sono fratelli e li tieni dentro. Il proverbio umano che non si butta via l'acqua sporca col bambino dentro, nella sostanza, rimane vero. Allora, come attingiamo a questo dono, a questo fuoco del Signore? Perché oggi il mondo è veramente in attesa, come questo popolo si avvicina, vuole vedere, vuole entrare in questa vicenda. E se la vita cristiana non trasmette questo fuoco, che cos'è? Che cos'è? Ma nessuno può darsi ciò che non è suo. Il che vuol dire che dovremmo avere semplicemente un atto di umiltà, sapendo che non è da sforzi, né da sacrifici, né da farsi incisioni, né da andare chissà dove, il vivere di questo fuoco, di questo Spirito, è il chiedere che il Signore compia ciò che ha promesso, cioè di essere il Dio fedele, a cui interessa il suo popolo. Nel testo successivo poi Elia fa una strage di tutti quei profeti, ma non è questo che viene chiesto a noi, tant'è che poi lui scappa e non tornerà più come prima quell'Elia. A noi non viene chiesto di uccidere niente e nessuno, ci viene chiesto di vivere di quel fuoco, non di fare delle giustizie particolari, di diventare giustizieri. Non è chiesto a nessuno. Per questo diventa anche interessante il testo del Vangelo con queste antitesi. Credete che io sia venuto ad abolire, legge i profeti? No, non sono venuto ad abolire, ma dare pieno compimento. E le parole del Signore, il modo in cui si compiono, non è detto che corrispondano alle nostre interpretazioni, dovrebbe essere proprio dello Spirito chiedere al Signore questo, cos'è, cosa significa, come posso starci dentro io? Perché forse l'unica parola veramente chiara e inequivocabile che il Signore ci ha dato è quella dell'amore fino alla fine, non finché mi va, finché me la sento, fino alla fine, amare fino alla fine. E questo è proprio un segno che stiamo vivendo dello Spirito. Per questo, anziché modificare, modellare o riorganizzare secondo criteri personali, in tante cose dovremmo soltanto fermarci e dire, Signore, manda il tuo Spirito, fammi comprendere come mettere in pratica questo comandamento dell'amore che tu mi dai in questa situazione, perché quella diventerà poi la strada della fedeltà nella quale il Signore ti istruisce, proprio perché tu ti disponi a vivere come Lui ti ha indicato. E di questo il Signore non credo che sia pigro, non credo che dorma, non credo che si perda, sia in viaggio e non ci ascolti. Lui è il Dio fedele, continua ad essere presente e continua ad essere colui che porta a compimento quanto è iniziato in noi.

  50. 160

    Il sale e la luce hanno una cosa in comune: esistono per gli altri. Martedì 9-6-26 10o

    Una caratteristica che mi piace cogliere oggi dal Vangelo è che non soltanto Gesù non fa un'esortazione siate sale, siate luce. No, dice siete. Lo siamo. E la domanda è: lo siamo? Di per sé lo siamo. Che cosa può aiutarci ad esserlo? Che cosa ci può veramente risvegliare il fatto che lo siamo? È che il sale e la luce non sono per sé stessi. Mi spiego. Il sale serve per insaporire, per conservare, serve nella giusta quantità per rendere adatto ciò che salerà. E la luce, il suo splendore lo rivela appunto quando illumina qualcosa e ne manifesta i colori, ne manifesta la bellezza che altrimenti rimane invisibile. Come a dire che anche i cristiani non è che sono belli in sé, buoni in sé, no, è proprio nel dono di sé che manifestano la loro migliore qualità. Nel dono di sé. Non per niente Gesù ci ha detto di amare, amare Dio, amare il prossimo. Cioè del mettere se stessi in una prospettiva di dono. E questo fa parte proprio peculiare di quella vita cristiana che impara da Cristo. Cioè il modo proprio di Cristo nel rendersi salvatore del mondo è che si unisce a situazioni di peccato, di finitezza, di morte e le vivifica. Quindi quello che possiamo chiedere al Signore è proprio questo, proprio perché Lui ci dice che siamo già così, di credere quello che Lui sta facendo in noi per essere veramente chi siamo. Perché questo renderà la vita lieta non soltanto per chi ci accoglierà, ma anche la nostra vita si allieterà, perché manifesterà la sua natura che è proprio quella di essere a immagine di Cristo: dono.

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La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral

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