PODCAST · religion
Santi: dalla tribolazione alla vittoria
by Stefano Savoia
La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral
-
182
Dio non costringe i tempi del cuore, li accompagna con misericordia. Mercoledì 13-5-26 6P
Partirei dalla delicatezza con cui Gesù si rivolge ai discepoli. Ci sono molte cose che vuole dire loro, ma rispetta la loro incapacità a portare i pesi. Penso che tutti abbiate davanti agli occhi qualche immagine degli anni 40, 50, quando anche i bambini molto piccoli li mettevano a lavorare e li caricavano di pesi anche imponenti. C'è poco da dire, era un momento difficile, si faceva fare fatica tutti, anche i piccoli. Gesù dice no, riconosce la piccolezza dei discepoli e la rispetta. Ma questo dovrebbe farci un po' veramente porre delle belle domande e delle attenzioni, perché anche noi che sappiamo che Gesù è morto e risorto, siamo stati battezzati, partecipiamo alla messa, ma quanto di questa rivelazione è presente tanto da alimentare le scelte, e dirigere le scelte della nostra vita? Vi faccio l'esempio attraverso la prima lettura, che credo sia un esempio veramente luminoso. Paolo, immaginatelo, mentre si aggira per l'areopago e vede statue a tanti tipi di dèi, idoli. Secondo me gli bolliva il sangue nelle vene. Ma ne vede una al Dio ignoto e cavalca la situazione. Quello che voi adorate senza conoscere io ve l'annuncio, e tutti lo ascoltavano. E quindi nella rivelazione arriva a parlare di Gesù fino al fatto che lui è morto ed è risorto. Su questo ti ascolteremo un'altra volta, basta, stai esagerando. Guardate che questa cosa è attualissima, anche adesso, oggi tra i cristiani, quando si inizia a parlare di resurrezione chiudono l'orecchio. Cioè finché ci si accontenta di una buona morale, più o meno siamo d'accordo, più o meno, perché su tutto si possono fare delle tare, lo sapete. Ma sulla resurrezione? Ma allora aggiusta un po' il tiro, non parlare di resurrezione, parla di qualcos'altro. No, parla di resurrezione, perché dobbiamo parlare del nostro essere in questo mondo. Gesù lo fa anche con i suoi discepoli, con gradualità ma lo fa. Tant'è che poi lì c'è qualche d'uno che aderisce, Dionigi, Damaris e altri di cui non fa il nome. Qualcuno crede e diventa discepolo. Ma guardate come Gesù però accompagna questi discepoli. Dice che quando verrà lo spirito della verità, lo spirito cioè colui che è verità, perché dice l'amore di Dio, vi guiderà a tutta la verità. Perché non farà altro che annunciare quello che ha udito dal padre e dal figlio, cioè lo spirito santo è proprio il sentore dell'amore di Dio che può abitare nella nostra vita. È per questo che dice che annuncerà quello che è proprio di Gesù. E noi non smettiamo di annunciare questo, che cos'è proprio di Gesù. Il prenderci così come siamo, amarci davvero così come siamo, non ci dà delle martellate in testa per farci cambiare, però ci dice che cosa lui sceglie e vive, in modo da indicare la strada su cui possiamo mettere anche i nostri piedi. E voi sapete che innanzitutto c'è un amore che è accoglienza e perdono, quello che noi chiamiamo la misericordia di Dio. Ci crediamo nella misericordia di Dio? Ma se ci crediamo per noi stessi, come non farla diventare stile di vita? È per questo che possiamo attingere proprio allo Spirito Santo, chiedendo questo dono di poter mettere in pratica, attualizzare, proprio nelle situazioni in cui siamo, quest'amore che è misericordia.
-
181
La salvezza potrebbe essere permettere a Dio di amare attraverso di noi quando cantiamo nella prova? Martedì 12-5-26 6P
Oggi dovremmo fare proprio come questo carceriere di Filippi, avete sentito la situazione paradossale, vengono presi, bastonati, cacciati nella parte più interna del carcere e loro cosa fanno? Cantano, cantano. Non so voi cosa fate quando siete tribolati, cantate? Loro cantano e questo canto è il vero terremoto, perché è il ribaltamento della situazione. Loro che sono dentro prigionieri sono liberi e proprio questo carceriere che sembra avere il potere di tutto, chiede un lume per entrare a vedere come stanno le cose. E noi siamo qui anche noi a chiedere un lume, abbiamo proprio bisogno del lume dello spirito, abbiamo bisogno di entrare nella vita cristiana in un modo diverso dal semplice gestire le cose. E l'atto di fede che porta Paolo e Sila a cantare, tanto che tutti li ascoltavano nel mezzo della notte, quindi nel mezzo della tribolazione, cantare di fede proprio perché il lume ce l'hai dentro. Ma a questa situazione il ribaltamento è bellissimo perché non è distruttiva degli altri, ma guardate la domanda che spero ogni tanto vi venga anche nel cuore, perché la domanda del carceriere è signore che cosa devo fare per essere salvato? Che cosa devo fare? Noi pensiamo che la salvezza sia frutto di un qualche strana congerie oppure sentiamo che la salvezza è un dono che Dio vuole farci. Questa domanda è opportuna perché dovremo cercare almeno di non impedirla. Quanto a me, posso impedire che il Signore mi salvi? Adesso sì perché posso usare la mia libertà in un modo diverso e vedete come quest'uomo crede, lui e tutta la sua famiglia sono battezzati, si prende cura dei due apostoli bastonati e gli prepara da mangiare, prepara un banchetto. Forse questa è la diversa prospettiva di fede a cui in vari modi nella vita siamo chiamati tutti. Il cambiamento, la conversione è veramente frutto di quel lume con cui guardi le cose in un modo diverso. Lo Spirito Santo ci fa questo dono ed è lo Spirito che il Signore ci manda dal Padre. Lui va al Padre e per questo che viene lo Spirito. Lo Spirito Santo continua ad essere il compagno di viaggio di quanti desiderano per mezzo della fede dire di sì al Signore della vita. La resurrezione comincia qua, lo Spirito ci fa vivere una vita diversa già adesso, per questo chiediamolo, non solo diventa consolazione, forse anche, e questa potrebbe essere la vera conversione, il cambiamento da carceriere addirittura a infermiere degli apostoli, si mette a servirli. Anche noi possiamo diventare veramente, se guidati dallo Spirito, servi di questa parola e di questa salvezza, ma dobbiamo cercarla, cioè esserne partecipi, esserne attenti. La salvezza non è un frutto di uno strano impegno o dobbiamo conoscere tante altre cose, è proprio permettere allo Spirito di amare attraverso la nostra vita, a quel punto tutto avrà una luce diversa.
-
180
Quando Dio agisce davvero nel cuore, non senti di perdere la libertà, ma di aver finalmente trovato la direzione. Lunedì 11-5-26 6P
È lo Spirito che dà testimonianza, ma anche noi, dice Gesù, lo Spirito dà testimonianza. Lo Spirito che dice procede dal Padre, avete sentito, sentite in sottofondo le parole del Credo? che procede dal Padre e noi diciamo e dal Figlio, il famoso Filioque, ma adesso non ci entro in questo. Questo dono che il Padre ci dà, che dà testimonianza, ma come funziona? Nulla è a caso, quindi partirei proprio dal viaggio, il secondo viaggio missionario di Paolo, mentre leggevamo questo testo io vedevo questi, i vari luoghi dove siamo passati durante il pellegrinaggio che abbiamo fatto lo scorso marzo in Grecia, proprio tutte quelle città le abbiamo passate tutte, anche lì dove si ritene che ci fosse la casa di Lidia, siamo stati proprio lì. E pensavo come alle parole di Paolo apre il cuore tanto che succede quello che vorremmo che succedesse a tutti noi, e cioè diventa una luce nel cuore, chiede il battesimo, lei e tutta la famiglia. Poi pare che da queste parti ci fossero delle famiglie matriarcali per cui è Lidia che sceglie, tutti quanti si adattano. Ma la cosa meravigliosa è che, non so se avete notato le parole che usano gli Atti degli Apostoli, lei si rende conto di qualcosa e dà veramente fiato a partire da quello che lo Spirito soffia dentro di lei. E questo da che cosa si capisce? E ci costrinse ad accettare, ma non Lidia. La vita di fede non fa altro che modellarsi a partire da ciò che lo Spirito soffia. Diventa sempre più chiaro che qualunque cosa ti accada dopo ti va bene, ti costringe in un certo senso ma ti va bene proprio perché senti che c'è lo Spirito che muove, che dirige, che ti fa incontrare, che ti fa fermare. C'è un'azione che è propria di Dio alla quale tu, anziché resistere, collabori. A questo punto vorrei che ciascuno di voi si sentisse un po' autorizzato proprio dallo Spirito Santo a dire e a percorrere questo come quel Vangelo che anche oggi il Signore sta scrivendo nella vita attraverso i credenti, attraverso di noi. Perché lo Spirito ancora dia testimonianza, ancora agisca, ancora sia il Signore che muove, che guida, che tocca i cuori, che a volte costringe a fare delle scelte, ma soprattutto che ti persuade al bene e alla verità. E le parole che usano gli atti degli Apostoli sono delle parole non di costrizione, se mi avete giudicata fedele al Signore, che parole di costrizione sono queste? È un desiderio che si muove a partire da quello che lo Spirito sta suscitando in quel momento. Per questo il tempo speciale che stiamo vivendo, caratterizzato continuamente da questi riferimenti allo Spirito, è veramente un suggerimento dato ad ogni coscienza che non vuole imporre la propria volontà, ma che vuole lasciarsi persuadere dallo Spirito al bene a dire eccomi Signore, agisci, apri strade, chiudi quelli che non servono, illumina il cammino, si tu la guida della mia vita e io ti seguirò.
-
179
Comandamento indica movimento: vieni nel mio cammino. Non è una catena, ma comunione. Domenica 10-5-26 6P
Siamo in giorni speciali perché quest'ultimo tempo di Pasqua, tempo pasquale, ha un'insistenza che a volte non capiamo sulla presenza dello Spirito Santo, tant'è che culminerà proprio con la Pentecoste questo tempo e abbiamo bisogno proprio di cogliere il significato di questo perché è molto concreto. Vorrei partire semplicemente da quello che gli Atti degli Apostoli ci pongono davanti. Filippo, che è sceso in queste città della Samaria, predicava Cristo, ma la sua predicazione non sono soltanto parole, parole che trasformano, gesti che rialzano, che guariscono, che fanno uscire da noi gli spiriti impuri perché la genuinità del Vangelo caccia via gli altri spiriti divisivi. Questo ci dovrebbe aiutare tante volte a capire che se abbiamo gesti e parole di divisione non è lo Spirito Santo che ci guida, anzi. Quindi attraverso Filippo la notizia arriva a Gerusalemme per cui Pietro e Giovanni scendono in Samaria e pregano proprio lo Spirito Santo perché era evidente, un po' forse come la nostra situazione, abbiamo ricevuto il Battesimo ma spesso viviamo come se lo Spirito Santo non ci fosse. Se avete fatto caso sembra quasi che assomigli alla scelta della Chiesa Cattolica di fare la Cresima non insieme al Battesimo, come fa la Chiesa Orientale, ma in un secondo momento con una maggiore possibilità di decidersi per vivere dello Spirito Santo c'è questa imposizione delle mani. Dice che imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. Il gesto dice qualcosa che dovrebbe aiutarci per fare dei veri passaggi. I passaggi non sono semplicemente ce l'ho, ce l'ho, ce l’ho. I passaggi sono una volta che riceve lo Spirito e perché possa vivere di questo Spirito. Per questo credo che le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci possono guidare a fare veramente anche noi un passaggio perché dice Gesù che lo Spirito viene chiamato “Paraclito”. Uno potrebbe dire traducono tutto quanto dal greco perché questo termine l'hanno lasciato così? Io ho una predilezione per questo termine perché il Paraclito può essere tradotto il difensore, l'avvocato per intenderci, ma anche colui che ti esorta, colui che ti consola, quindi colui che viene dentro di te per farti sentire quello che è proprio dentro di Dio. Per questo dice che rimane presso di voi ma sarà in voi. E allora sarà sì, ma quando? Abbiamo già ricevuto lo Spirito Santo. Ogni volta che facciamo la comunione riceviamo un nuovo dono dello Spirito. Quindi la vita di fiducia nel Signore e nella sua azione passa proprio da questa parola. Una parola che facendola, ascoltandola e accogliendola nel cuore, permette allo Spirito di essere attore con noi nella vita, come Filippo. Decidersi per vivere di fede non è semplicemente adesso mi sforzo, non è questa la strada. Io lo penso perché a volte un po' come dei giocatori incalliti che sbagliamo e facciamo sempre le stesse cose, sempre uguali. Ma come si fa a cambiare? Guardate che c'è una scioltezza interiore che nasce proprio dall'ascolto di Dio che ci parla. Per questo Gesù ha questa bellissima espressione che vorrei sottolineare. Lo dice di questo piccolo brano sia all'inizio che alla fine. Se mi amate osserverete i miei comandamenti. Comandamenti? Cosa vuol dire la parola comandamenti? Credo che letteralmente in questo caso significhi proprio le indicazioni che sono le mie scelte di vita e siccome vogliamo essere in sintonia con lui quello che ci indica dice aspetta lo voglio fare anch'io. Quindi non considerateli delle imposizioni, perché per imposizione uno regge per un po' poi molla. Invece l'indicazione chiama in ballo la tua libertà. Il decidersi per la comunione con il Signore passa da un'indicazione nella quale tu dici ma anche a me interessa e quindi mi muove, co-mando: io ti indico quello che è il mio cammino per questo vuol dire ti mando a fare questa cosa ma insieme a me. I comandamenti, le indicazioni del Signore sono il modo concreto per essere in comunione con Lui e quindi vivere quello che Lui stesso vive. Su questo vi invito a farlo un po' vostro, cioè a meditarlo nel cuore perché Gesù lo specifica subito dopo. Chi accoglie i miei comandi e li osserva questo qui mi ama. Mi ami se entri nel mio in sintonia con me, lasci che queste parole continuino a parlarti nel cuore. Infatti dice non soltanto mi ama ma sarà amato dal Padre mio e anch'io mi manifesterò a Lui. Il Signore si manifesta proprio in quella vita d'amore che scaturisce da questa sequela, da questo ascolto che diventa desiderio, che diventa scelta di vita. Ci aiuti il Signore a rendercene conto perché Lui infatti non è più qui come era duemila anni fa ma lo Spirito Santo sì, c'è come duemila anni fa e ancora agisce se glielo permettiamo. Ci sta invitando a usare la nostra libertà, ci indica, ci parla, continua a farlo perché ciascuno liberamente ascolti, accolga e scelga.
-
178
“Non esiste amore più grande di questo.” Era la parola che stavo aspettando? Venerdì 8-5-26 5P
Pare che qui Gesù raggiunga il top della rivelazione. Pare che qui ci sia la rivelazione massima. Più di così non ce n'è. E in questa rivelazione ci dice qualcosa che ciascuno di noi può fare ma ci ha anche avvisati che per riuscirci dobbiamo ripartire dal rapporto con Lui, cioè dall'essergli amici. In quanto amici ci dice il modo per affrontare le cose. Specifica, non servi. Il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi chiamo amici. Perché dico che qui dentro c'è il top della rivelazione? Perché il comando che vuol dire quello che io faccio e che ti invito a fare perché tu sia con me sempre, facendo questo tu sei con me sempre perché questa è la mia vita, bene, il comando ha a che fare, ricordate la rivelazione massima in Gesù Cristo che abbiamo avuto tutti i comandamenti sono raggruppati semplicemente in due per non dire in uno. Uno sarebbe ama, due sarebbe ama Dio, ama il prossimo. Tutta la legge sta qui, la legge. Se vuoi la comprensione della legge devi partire da questo. Se metti qualche cosa al posto di questo sei presuntuoso. Pensi di sapere meglio di Dio cos'è bene, ma questo lo lascio alla coscienza di ciascuno, uno può pensare quello che vuole, ce lo permette il Signore, mi metto io a dire che non bisogna fare così, fate quello che volete, ma l'indicazione che ci dà però è esplicita. Ed è un'indicazione che riguarda quello che scegliamo, continuamente. Qualunque cosa tu metti in pratica nella tua giornata ha a che fare con questo. Perché? Perché semplicemente tu dici vado a lavorare, ma perché? Faccio da mangiare, pulisco la casa, ma perché? Ma per chi? Uno lo può fare per sé e basta, sarà contento per conto suo. Uno lo può fare in un rapporto d'amore e sarà contento molto di più. Guardate che potremmo addirittura dire che questo comandamento riguarda la vita di Gesù come lui ha inteso la sua vita e l'ha vissuta. Mi spiego meglio, spero. Gesù dice: nessuno ha un amore più grande di questo. Cioè, questo è la rivelazione. Lui dice, non esiste amore più grande di questo. Qual è l'amore? Dare la sua vita per i propri amici. Cosa ha fatto Gesù? Ha dato la vita per l'umanità intera. E ci dice con questo che lui si pone verso di noi e ci invita ad essere amico. Amico, (mi piacerebbe dire un po' sulla scia delle donne della Bibbia, no?) L'amico è un altro te stesso, è uno per cui sei pronto a dare la vita. Amico non è uno ciao ciao per strada, quello al massimo è un conoscente. Amico è uno che è di casa per te. In questa rivelazione ci permette di capire umanamente quello che sarà la vita eterna. Di capirlo secondo i nostri criteri, secondo le nostre sensibilità. Tanto che mi verrebbe da specificare: se uno non ha un amico, metta in gioco tutto ciò che è e tutto ciò che ha pur di trovarlo, perché ne va della sua vita. Gesù l'ha fatto anche quando un amico l'ha tradito. Amico per questo sei qui, ricorderete nel Getsemani. Bene, è l'amico a cui ha dato il boccone, è l'amico per cui ha dato la vita. Adesso quell'amico, se volete, siamo ciascuno di noi. Tanto che possiamo partecipare all'Eucarestia e lui ci dà il boccone che è lui stesso. Chi mangia me vivrà per me. Sentiamoci chiamati così: Amico partecipe della vita di Cristo perché non sono più io che vivo ma Cristo vive in me, dice San Paolo nella Lettera ai Galati. Cioè questa esperienza che a un certo punto Paolo sente nella sua vita è perché ha dilatato così profondamente il suo cuore, che vuol dire pensieri, sentimenti, scelte, l'intelligenza stessa della sua vita è diventata essere amico di Cristo per l'umanità. Forse se ci fermeremo un pochettino su questo ritroveremo qualunque sia la nostra situazione di vita il vero senso per cui vivere ancora.
-
177
Pregare è come lasciare accesa dentro di te una luce che il buio prova continuamente a spegnere. Giovedì 7-5-26 5P
Questi giorni di rivelazione di ciò che è proprio di Dio, perché entrare nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è entrare in una contemplazione e anche in un'esperienza. Partiva ieri dicendo io sono la vita e voi i tralci… state attaccati… se vi staccate vi seccate. Direi che sia un ragionamento comprensibile da tutti, ma è una premessa fondamentale per quello che voleva dirci poi dopo. E oggi stiamo arrivando proprio a questo cuore. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi, rimanete nel mio amore. Allora, dalla vita ai tralci, al rapporto che lui ha con il Padre e che noi abbiamo con lui. Ed è importante anche capire come fare, perché del Signore non abbiamo un'esperienza così quotidiana, andiamo dal panettiere, andiamo in chiesa, lo troviamo lì. Come si fa a stare in rapporto con il Signore? Come ne faccio esperienza? E qui ce lo dice: se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore. Allora dici ma devo osservare degli ordini? No, i comandamenti del Signore sono le cose che lui vive e che ci comunica, ci comunica quello che ha a cuore, come fa un padre e una madre. Alla fine possiamo pensare che tutto quello che ci dicano sia sbagliato, perché? Perché voglio fare di testa mia, non so se avete presente quella fase della vita. Ma sono le persone sulla terra che più ti amano e non diranno mai niente contro di te. Lo stesso fa il Signore. Ci dice che il modo proprio di amare è quello di muoversi sulla sua scia, mettere i piedi dove li ha messi lui. Addirittura lasciarsi crocifiggere per amore è possibile soltanto se hai fatto esperienza che l'amore di Dio è un amore invincibile, cioè tu lo puoi crocifiggere ma continuerà ad amarti. E se siamo in chiesa è solo per questo. Siamo qui perché tutte le fatiche e le croci della vita, più tutte quelle che abbiamo aggiunto ciascuno di noi perché siamo bravissimi ad aggiungerne delle altre, il Signore le accoglie e le trasforma in ulteriore amore. Cioè non ti amo perché sei bravo, ti amo perché ho scelto d’amarti. Quindi qualunque cosa tu abbia fatto, anche di male, anche contro di lui, si va a infrangere contro la scelta dell'amore fedele di Dio. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Quindi per chi pensi eventualmente che ci stia fregando, qui c'è la dichiarazione perfetta e piena che la volontà di Dio per noi è introdurci nella sua gioia. E questo accade, può cadere già adesso, ma sicuramente accadrà. Accadrà vorrei dire se glielo permettiamo già adesso. Il sapere che non c'è nulla che possa spegnere l'amore, anzi che proprio questa volontà di Dio per noi è darci il suo Santo Spirito, per questo continuiamo a meditare la sua Parola, per questo celebriamo l'Eucaristia, questo dovrebbe accendere dentro il cuore di ciascuno di noi quella luce di speranza che per quanto potrà succederci di tutto nella vita, dolori di ogni genere, davanti a questo fatto recupereremo sempre luce e forza e la gioia del Signore si compirà. Ci prenderà per mano anche nei momenti più bui, in altri momenti ci prenderà sulle sue spalle e ci porterà, però una cosa è certa, lui non ci abbandonerà mai.
-
176
Non tutto ciò che cresce è frutto. Non tutto ciò che viene tolto è perdita. Mercoledì 6-5-26 5P
Da una parte si parla di circoncisione, dall'altra di potature. È una giornata un po' particolare questa. La circoncisione era il segno dell'alleanza. Che cosa succede all'interno della Chiesa nel momento in cui c'è qualcuno che dice no, dobbiamo fare la circoncisione, dobbiamo rispettare tutta la legge, l'alleanza. E avete sentito che Paolo e Barnaba dicono no! C'è una novità, perché adesso l'unico che taglia è Gesù Cristo, non altre mani. Cioè avete sentito come nel Vangelo dice rimanete in me, poi ci saranno le potature, ma non ti preoccupare, ci penso io. Saranno delle potature perché possa portare più frutto. Il vero impegno è rimanere in Cristo. Tant'è che quando raccontano quello che stava accadendo a motivo di Cristo, avete sentito come la conversione dei pagani sia motivo di grande gioia per tutti i fratelli. Io non so se questa gioia ci appartiene, perché al momento attuale mi sembra che per lo più ognuno pensi per sé, alla sua spiritualità io, io, io, che è tutt'altra cosa rispetto al Vangelo e alla vita della Chiesa. Ogni volta che ci sono delle singolarità bisogna piuttosto temere, perché forse c'è un'operazione diversa rispetto a quella che proprio compie il Cristo, dove l'invito è a rimanere in Lui. Allora se così sarà, se rimanete in me le mie parole rimangono in voi, che vuol dire se avrete a cuore quello che ho a cuore io, chiedete quello che volete e vi sarà dato. Siccome è questo che dà gloria a Dio, che il rimanere per noi in Cristo vuol dire lasciare che lo Spirito porti dei frutti nella nostra vita, la cosa che dobbiamo verificare è come sto attaccato a Cristo, come appartengo alla Chiesa, perché a volte abbiamo un'idea di Chiesa molto divisiva, che non è quella di Cristo. Allora lo chiediamo a Lui, come grazia dello Spirito, diventare discepoli per noi significhi questo, lasciare che Lui operi potature dove è opportuno nella nostra vita, ma che ci custodisca perché il suo Spirito possa veramente dare frutti nella sua Chiesa di cui ciascuno di noi fa parte.
-
175
Non è la morte che inquieta davvero, ma una vita senza senso: sentirsi soli mentre si vive. Martedì 5-5-26 5P
I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo, sarebbe meglio che approfondissimo. Qual è la pace che mi dà il Cristo? Perché questo mondo nasconde, dietro alla parola pace, una specie di ricerca di sicurezza e motiva in questo desiderio e bisogno di sicurezza per avere pace, per esempio, il riarmo, che è l'assurdo. La pace che ci dà il Cristo, invece, è un'altra pace che sa attraversare tutte le situazioni perché parte da una relazione. Lui sta compiendo le opere che il Padre gli ha affidato. La vera pace deriva da questa relazione che parte da Dio, è fedele, e il Padre dice che è più grande di me. Sembra quasi che ci voglia dire proprio da un uomo come noi che possiamo trovare una protezione nel Padre, un po' come i bambini piccoli, no? Il mio papà è più grande, per cui se vado nei guai mi salva lui, un po' così. Ma lo dice perché l'umanità intera abbia nelle parole del Padre, non devo fare così. E si capisce anche da questa espressione finale del Vangelo, dove Gesù dice bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato così io agisco. Ma cosa vuol dire mi ha comandato, me l'ha imposto? No, nient'altro che dire andiamo da questa parte qui. E il comando è un'indicazione di chi sta vivendo in un modo e tu scegli di fare come fa lui. Non è un'imposizione, è una disposizione, si dispone così e il figlio si dispone come il Padre. A partire da questa relazione tu trovi veramente pace, perché l'inquietudine più grande che dovrebbe toccarci non è il fatto che si muoia, perché non so se ve l'hanno detto, passiamo tutti da là. Ma la vera inquietudine è la solitudine in questo, cioè il sentire che questo non ha senso e che la vita non ha senso. Invece, come avevo detto poco prima, vado a prepararvi un posto dove vado io, sarete anche voi e c'è indicato la via. Proprio la sua via, che è una vita filiale, è una via aperta a tutti, questo dovrebbe rincuorarci tanto. Il Signore l'ha percorsa e se lo prendessimo sul serio tante cose smetterebbero di essere motivo di inquietudine, ma diventerebbero veramente pace. Un po' questa amicizia che ha voluto stabilire con noi. Non si impone né ci impone, semplicemente dice così, tanto su di Lui il male non ha potere, ma neanche su di noi nel momento in cui camminiamo con lo stesso spirito. Per questo lì dove invece stiamo coltivando divisioni e polemiche è lì che dobbiamo lavorare. Proprio nella prospettiva del Cristo, colui che viene ad essere pace con il dono di sé. Chiediamo quindi al Signore di sapere entrare così, un po' come hanno fatto i discepoli, abbiamo sentito negli atti degli Apostoli poco fa, loro ripercorrono anche i vari luoghi dove sono andati ad annunciare il Vangelo per confermare quella parola che già avevano donato. Perché abbiamo bisogno di essere tutti ritrovati, confermati in quella parola, una parola che ci congiunge, ci mette in comunione con il Padre e tra di noi.
-
174
Non manca Dio a manifestare il suo amore, siamo noi che spesso manchiamo di interesse. Lunedì 4-5-26 5P
Guardate come Gesù oggi, nel brano del Vangelo, vada un po' a sfatare quella che è una tentazione che spesso abbiamo, cioè “se lui manifesta chiaramente che è lui, è il Signore, a quel punto io credo”. Ne siete proprio sicuri? Perché dico che va a sfatare quest'idea? Perché in questo non c'è una libertà che possa essere espressa, c'è una costrizione e voi sapete che nelle costrizioni non stiamo mai bene, anzi, troveremo sicuramente qualche altro motivo per dire no. Perché il modo con cui veramente si può stare a largo nelle relazioni è la fiducia e l'amore. E allora Gesù spiega a uno dei dodici, si chiamava Giuda, ma il Vangelo sottolinea, non l’Iscariota, l'altro Giuda, Giuda Taddeo, quello per cui facciamo festa alla fine di ottobre. Ma come mai non ti manifesti al mondo ma solo a noi? E lui lo dice perché voi mi amate. Le cose, quelle veramente preziose, si capiscono sempre all'interno dei rapporti d'amore. Fuori dal rapporto d'amore. Insomma, alla fine sentiresti soltanto una coercizione, una costrizione, ma tante volte c'è proprio il nostro disinteresse. Guardate che questo ci dovrebbe interpellare profondamente perché all'interno di quello che noi spesso intendiamo per fede è una specie di contenuto o ideale o anche scientifico, gnoseologico, cioè come se fosse una conoscenza davanti alla quale tu non ti puoi sottrarre. Ma moltissima gente vive senza nessuna idea su Dio perché gli basta la propria vita biologica, le proprie relazioni e punto. Sapendo che a un certo punto finisce il gioco, come veniva fuori nei giochi elettronici, game over, basta, senza nessuna attesa e speranza. Noi siamo quelli che hanno un'attesa e una speranza a partire da che cosa? Da un amore che ci ha preceduto, da una rivelazione che ci ha fatto conoscere il Signore, non soltanto che non siamo nati per caso, ma che c'è su ciascuno di noi un'attesa infinita perché vuole essere lui il testimone che come è morto e risorto, così ciascuno di noi entra nella relazione con il Padre attraverso di lui nello Spirito Santo, Spirito Paraclito viene sottolineato oggi nel Vangelo. è una parola greca che uno forse non sa neanche cosa significa, paraclito, vuol dire che consola, che esorta, che ci difende. Il paraclito è anche l'avvocato, visto che ci sono degli avvocati presenti, l'avvocato, cioè colui che ci difende, ma ci difende da che cosa? Dalla disperazione, dal pensare che non possiamo sperare niente di buono nella vita. E questo cosa fa il Signore? Nella relazione che abbiamo con lui, se appunto al suo amore consentiamo, sentiamo che all'interno di questa relazione cresce questa presenza d'amore che consola, esorta, difende, illumina, ci rende sempre più figli amati, proprio come lui. In questo chiediamo anche noi del Signore di crescere in questa relazione, perché il nostro non sia un costrutto di idee, ma sia una forza d'amore che ci attrae, che ci motiva e che ci porta a compimento.
-
173
La Chiesa non è fatta di muri, ma di persone che scelgono di amare, perché sono amate. 3-5-26 Domenica 5P
Concentriamoci sul dono di oggi perché, avrete notato: oggi Gesù viene per farci conoscere il Padre, oggi ce lo dice esplicitamente, desidera che vedendo l'amore di Dio, perché attraverso di Gesù è possibile, ciascuno di noi lo viva. Vorrei partire da un primo aspetto della comunione che noi viviamo, quindi partirei dalla prima lettura perché quando gli apostoli hanno visto che un po' succede come tra di noi, avete presente come succede tra di noi, che dopo un po', anche se partiamo tutti con l'intenzione di vivere in comunione con il Signore, a un certo punto però ci distraiamo perché ognuno inizia a pensare a se stesso. Dicono ma visto nella distribuzione che viene fatta le nostre vedove vengono trascurate, allora partono le fazioni, ci si divide. Gli apostoli dicono una cosa che ci interessa molto, spero in questo momento soprattutto gli adulti che ascoltino, perché dicono non possiamo trascurare la parola di Dio per la distribuzione delle mense, cioè è giusto fare questa distribuzione, possiamo mettere qualcun altro a farlo, però se ci sono delle divisioni è perché non stiamo ascoltando e quindi non stiamo vivendo in comunione con Dio. Così oggi vi ho aggiunto una cosa ragazzi, che oggi per la prima volta riceverete l'Eucaristia, ma la comunione con il Signore già la state ricevendo da tanto tempo, perché la parola di Dio la state ascoltando, già tante volte, in tutte le celebrazioni che abbiamo fatto avete vissuto la comunione con il Signore ascoltando la sua parola e a questo gli apostoli proprio ci tengono perché hanno capito che se non viviamo l'ascolto neanche se riceviamo l'Eucaristia siamo in comunione, come era lì in quella comunità degli Atti degli apostoli. Allora ascoltiamo l'amore con cui siamo amati, così da farci anche noi strumenti d'amore, questa è la missione di tutti i battezzati, di tutti noi, l'amore con cui siamo amati lo ascoltiamo, agisce nel nostro cuore e ci fa diventare strumenti d'amore per tutti gli uomini. Allora per questo Gesù ci ha dato l'Eucaristia, desidera che ciascuno di noi diventi un dono d'amore per i fratelli, vi ricordate il comandamento che Dio ci ha dato di amare il Signore e di amare i fratelli, amare il prossimo, dice ma come faccio ad amarlo? Renditi conto dell'amore che Lui ha per te. Allora la Chiesa è proprio l'evidenza, è il manifesto dell'amore di Dio per gli uomini, perché la comunione che noi viviamo con il Signore è la nostra missione, di tutti i battezzati. Allora sapendo che abbiamo bisogno di energia per farlo, penso un mio amico energetico è Davide per esempio, molto carico di energia, allora l'Eucaristia non fa altro che darci l'energia come il cibo, l'energia dentro di noi per avere la forza di portare questo amore ovunque. Se lo vivremo potremo affrontare anche le vicende a volte più faticose, a volte tristi, ma avremo sempre questa forza. Per questo ci diceva nella seconda lettura a San Pietro che la Chiesa è fatta da pietre vive. Olivia ma chi sono le pietre vive? Tu sei una pietra viva? Edo sei una pietra viva? Zoe? Mattia? Sono pietre vive. L'Eucaristia che oggi riceviamo Martina ci dà ancora di più la forza di volerci bene, di testimoniarlo anche agli altri che essere pietre vive è proprio un dono che ci fa il Signore, per cui è bello che ci siano queste chiese che ci possano contenere tutti, magari anche più grandi, ma la Chiesa che contiene il cuore di tutti gli uomini è proprio fatta dai battezzati che accolgono lo Spirito Santo, per questo l'Eucaristia che è fatta dalla parola e da quel pane che fra poco verrà consacrato ci dà l'energia per essere segni d'amore per il mondo intero. Siete pronti a vivere questa missione? Siete desiderosi? Allora con questa scelta di Dio anche la nostra scelta è importante, compiamola insieme perché tutto il mondo l'attende, ne ha bisogno.
-
172
Esercizio pratico di oggi: ascolta qualcuno senza anticipare mentalmente la risposta. Sembra banale ma prova. Venerdì 1-5-26 S. Giuseppe
E' particolarmente stimolante per me oggi ascoltare la parola perché è così esplicito e manifesto che anche le domande che questa gente si fa non sono domande, anche se c'è il punto interrogativo alla fine, non sono domande, sono presunzioni. E dove ci sono delle presunzioni agli altri non diamo spazio, glielo chiudiamo. Fateci caso, tutti abbiamo delle relazioni dove abbiamo conoscenze e familiarità. Se abbiamo relazione con l'altro solo a partire da quello che io so già, all'altro non gli do possibilità di fare altro che quello che ho già pensato. Ma il Signore con noi come fa? Perché anche lui vi avrebbe potuto dire, lì sono già prevenuti, non ci vado. Avrebbe fatto come facciamo noi, ma lui non fa così. Allora oggi vorrei cogliere questo come una proposta, come un regalo ulteriore a quello che noi viviamo sia nel rapporto con lui che nel rapporto con gli altri. Perché le domande possano essere veramente domande e perché le presunzioni possono diventare una storia che mi sta al passato, cioè mi sta dietro, non mi sta davanti, cioè non mi impedisce di accogliere l'altro e di accogliere Dio. Altrimenti lo scandalo rimane e lo scandalo, che vuol dire l'inciampo, che abbiamo forse sperimentato tante volte, è quello che ci impedisce di procedere, quello ci fa cadere. Allora l'unica cosa vera alla fine di tutte quelle domande è da dove gli vengono tutte queste cose. Questa è una vera domanda e questa la vorrei proporre anche a ciascuno di noi. Nella nostra vita diamo la possibilità a Dio di fare cose nuove o deve fare soltanto le cose che abbiamo già pensato noi? Perché questo sarà motivo della differenza se avere rapporto con Dio o soltanto chiedere a Dio di fare la nostra volontà. Però a quel punto faremo fatica a dire anche il Padre Nostro, che è la preghiera che Gesù ci ha consegnato proprio in ordine alla nostra libertà. È la possibilità di vivere da figli, quando pregate di te così, se volete vivere da figli, altrimenti... Beh, oggi sento questa come una grande opportunità vera, una nuova opportunità che il Signore mi dà e la dà a tutti noi. Gesù nella nostra incredulità rimane bloccato, lo possiamo impedire, ma nella nostra fede è lì che nascono le cose nuove. Quindi abbiamo davanti nuove occasioni, nuove opportunità per vedere come la Sua grazia nella nostra vita fa veramente cose nuove.
-
171
Non tutto quello che ti è successo viene da Dio. Ma Dio può passare anche da lì. Giovedì 30-4-26 4P
E' sempre una scuola di vita la Parola, perché, come abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, il modo di rileggere anche i fatti che sono successi con una prospettiva di fede ti porta a reinterpretare le situazioni e a leggerle come un'occasione di incontro con Dio, di custodia da parte di Dio, di promozione, di correzione. Insomma, rimettersi anche davanti ai fatti con una prospettiva di fede ti cambia il modo di starci. Prima questione, lo stiamo facendo? Cioè, quando Paolo rilegge gli eventi di Israele e diventa in questo modo un maestro, ci insegna, lo fa come l'ha fatto lì dove erano a Gerusalemme, a Perge, in tutti questi luoghi in cui lui è passato, diventando per ogni comunità veramente un padre nella fede. Ma quello che è stato allora continua ad essere per noi un motivo di rigenerazione nella fede? Questa lettura della storia la facciamo anche nella nostra storia? Perché a volte mi verrebbe da dire che questo lo possiamo fare in un modo anche fin troppo sfrontato, esagerato, perché Dio non è un Dio che distrugge i popoli. Quando la lettura degli eventi del popolo, questi sette popoli che sono stati scacciati davanti a Israele, mi sembra una lettura a volte faziosa, cioè condizionata da un fatto: Israele si è conquistato questa terra e dice Dio mi ha dato questa terra. Quindi potremmo anche rileggere un atto di forza e di prepotenza, mi sembra che ci sia un presidente che faccia delle cose del genere in questo periodo, anche più di uno, come una lettura della storia guidata da Dio. Ma io vorrei andare anche oltre questo, perché il fatto che Gesù Cristo, e il Vangelo di oggi comincia proprio ricordando che dopo che ebbe lavato i piedi, cioè dopo che lui si è fatto servo e strumento della salvezza dell'umanità, ricorda che un buon discepolo non è più del maestro, ma un buon discepolo è quello che fa come fa il suo maestro, cioè si mette a servire, a dare la vita. A quel punto forse il nostro modo di reinterpretare gli eventi della storia, passata, presente e anche futura, non parte più da una supremazia sugli altri, su un affermare se stesso sugli altri, ma piuttosto dire come posso essere discepolo di questo maestro qua? Perché questo non va in contraddizione con quello che ha fatto Paolo, spero che ci capiamo bene, ma se Paolo rivede nella storia di questo popolo comunque una scelta o una elezione da parte di Dio, è sempre nella prospettiva di una piena rivelazione di chi è questo Dio nella persona di Gesù Cristo, questo riguarda a ciascuno personalmente, perché per essere veramente discepoli di questo maestro, colui che continua ad essere quello che lava i piedi a chi alza contro di lui il suo calcagno, a chi dà il boccone preferito e gli lava i piedi che è lo stesso che lo tradirà. Allora a me interpella questo sia come cristiano sia come pastore, perché che tipo di Gesù Cristo, di salvezza e di salvatore abbiamo davanti? Qual è la salvezza nella quale il Signore Gesù ci sta introducendo? È una salvezza di imporsi sugli altri o una salvezza che parte da un amore che si mette a servizio? Da questo ci sarà una scelta di campo decisiva, perché il modo di stare con gli altri dipenderà da come sappiamo, riconosciamo e serviamo il Signore, colui che viene anche oggi come il servo di tutti, come colui che ci lava i piedi, ci perdona, colui che diventa il nostro pane, il motivo stesso della nostra vita, perché anche noi possiamo amare come lui ha scelto di farlo, anche davanti ad un esplicito e riconosciuto tradimento. Ma a questo Signore oggi diamo credito?
-
170
Dio non ha bisogno della tua perfezione, ma forse della tua piccolezza sì! Mercoledì 29-4-26 S. Caterina
La piccolezza, spesso temuta, perché anche chi è più piccolo cerca di alzare la voce per farsi sentire da chi è più grosso, più grande, la piccolezza è una cifra a cui tutta la rivelazione fa riferimento. Forse ricorderete per esempio Davide, era il più piccolo dei suoi fratelli, basso di statura, però aveva begli occhi. Allora, la grandezza di Davide non è la sua statura come Saul, il re che lo precede, ma è il suo sapersi prendere cura. Prendo questo come aiuto per comprendere meglio anche attraverso la persona di Caterina da Siena, illetterata, eppure capace di richiamare con grande intensità, quindi con una forza che non è semplicemente una forza umana, una forza che le viene proprio dal coraggio della fede, di richiamare anche il Papa dalla sua cattività avignonese, dalla sua fuga, la ricerca di protezione umana, lo riporta, lo invita a vivere la sua responsabilità. E qui spero che il Vangelo ci possa essere veramente d'aiuto, perché in un momento, chiamiamolo di difficoltà, nel ministero che stava svolgendo Gesù nel suo essere annunciatore, profeta, si stava vivendo un momento di crisi, c'è questa preghiera, questa esultanza nello Spirito, questa benedizione al Padre, perché ai piccoli, non ai dotti e ai sapienti di questo mondo, dà di comprendere la sua volontà, quello che sta compiendo, dà di comprendere qualcosa di più profondo. Per questo l'invito che è rivolto a tutti, perché ogni tanto poi ci accorgiamo che siamo piccoli, non sempre, ogni tanto però ce l'accorgiamo, la nostra piccolezza, la nostra incapacità in alcuni momenti ci è evidente. Bene, quel momento può essere la scintilla giusta per ascoltare questo invito, venite a me, venite a me, perché ogni stanchezza, oppressione, ogni difficoltà possa trovare il giusto ristoro, che non è la pacchetta sulla spalla dai tanto poi passa. Il ristoro è proprio il vedere nello spirito come non è né la tua forza né la tua capacità a cambiare la sorte degli eventi, ma è una grande fiducia sapendo che il Padre è sempre presente ed è questo che ci fa sentire anche insieme a Gesù, con lo stesso giogo di Gesù, che a differenza dei gioghi umani, delle oppressioni, il giogo di Gesù è vivere con amore anche ciò che sarebbe soltanto fatica, metterci l'amore con cui siamo amati ed è quello che chiediamo al Signore, perché in ogni nostro servizio, in ogni attività possiamo sempre rendere Lui il vero protagonista del nostro cuore, della nostra relazione e quindi anche della nostra salvezza.
-
169
La fede vissuta è forza contagiosa, perché non obbliga, ma affascina. Martedì 28-4-26 4P
Se la fede fosse soltanto un'idea da comunicare, vi dico una cosa, la sapete, abbiamo già la fede, senza che comporti nient'altro che una conoscenza, un dato da riconoscere, la fede sarebbe qualcosa di molto semplice. Informazione pubblicitaria, più o meno: Sappiamo che è successo questo. Ma può bastare? Per cambiarci la vita non basta sapere una cosa, si tratta proprio di viverla, di farla propria, che entri nelle scelte, nelle decisioni. E le due letture di oggi ce ne danno proprio una chiara immagine, non so se avete notato, e ci può essere anche del desiderio da parte di questa gente che chiede a Gesù non tenerci nell'incertezza. E su questo vi invito a riflettere perché su tante cose nella nostra vita rimaniamo incerti e lì diventa difficile e vorremmo qualcuno che in un certo senso ci forzasse un po' la mano con una cosa che è proprio evidente da far superare quel momento di stallo. E invece Gesù dice io ve l'ho detto ma voi non credete, cioè non mi date fiducia tanto da cambiare, vuol dire da iniziare a vivere questa verità. Pensate questo nella prima lettura che sembra quasi un po' simpatica l'espressione con cui dice, guarda, questi sono stati dispersi, quindi una situazione di persecuzione, un dramma. E invece in questa situazione di dispersione si inizia a trasmettere con la vita il fatto di Gesù. Trasmettere con la vita vuol dire che ne fai il motivo delle tue scelte, rientra il tuo modo di rapportarti con gli altri, il tuo modo di lavorare, il tuo modo di essere famiglia, ha a che fare con il fatto che Gesù veramente è morto ed è risorto, è vivo, e noi siamo in cammino verso il suo regno. Se questo non è soltanto una conoscenza di un dato, un'informazione, oggi funziona molto, le notizie sono informazioni, ma se a quell'informazione tu cambi la tua vita e qualcuno lo fa, anche straniero, non aveva la tradizione delle scritture, era di lingua greca, tanta gente inizia a dire ma vogliamo vivere così, cioè questo vogliamo che faccia parte della nostra vita. E qui c'è un po' un appello: ma tu di che cosa ti stai facendo testimone con la tua vita? A che cosa stai dedicando le tue energie? Perché tante volte a noi basta avere un po' una sicurezza, sappiamo che il Signore è buono, ci perdona, ci accoglie, ma non entra nelle nostre opportunità quotidiane, nel modo in cui facciamo le scelte. Allora lì ci troveremo sempre imbarazzati, allo scoperto. Invece guardate la bellezza di Barnaba, va per rendersi conto di che sta succedendo e c'è una grande gioia che cresce dentro di lui, perché vede che questa gente realmente ha a che fare con ciò che lo Spirito Santo fa e dice, cioè inizia un cammino di vera vita, di una vita che si riconosce da come ci si rapporta con gli altri, e in questo poi inserirà anche questo nuovo convertito, Saulo, che poi diventerà l'Apostolo Paolo, diventerà come nome e come azione. Anche lui entra in quest'azione del Vangelo. Tutto questo per dire che dovremmo sentirci sempre invitati. Oggi questa parola alla mia vita che cosa dice? Che cosa sento di rispondere al Signore che mi mette davanti questa realtà, nelle situazioni che sto vivendo, nelle mie convinzioni del cuore? Credo che questo potrebbe essere il motivo della nostra gioia e di una comunione approfondita con il Signore e con i fratelli, anziché lasciarci solo nell'incertezza di quello che accadrà e forse in una indecisione continua riguardo alla nostra vita.
-
168
Immagina una porta aperta e qualcuno ti dice: “Se vuoi, entra.” La fede inizia con un invito. Domenica 26-4-26 4P
Gesù parla, parla ma non viene compreso, se ne accorge. Chissà quante volte avremo fatto questa esperienza. Tu parli e poi vedi che l'altro ti guarda, ma non fa bella, non parte la scintilla, non ci si intende. Continua la difficoltà, perché riconoscere vuol dire che ripartiamo da una conoscenza che ci è chiara, ma a volte non ce l'abbiamo. Allora vorrei parlare di questo guardiano di cui oggi Gesù parla. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce, perché mentre spiega che lui è la porta, lui è il buon pastore, il guardiano chi è? Come possiamo interpretare? Tante volte ci sono queste similitudini che Gesù fa che lasciano un ampio margine di vago, di scelte, di approfondimenti. Ma per capire questo vorrei proprio ripartire dal fatto che c'è una vocazione che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Quando si parla di vocazione si pensa di solito subito ai preti, le suore, i frati, e qualcuno dice che è peggio per loro, tra parentesi, oppure gli è capitato. Ma in questo ci stiamo dimenticando la cosa veramente essenziale. Vocazione chiamata riguarda il nostro battesimo. Non so se per voi questa è una buona notizia, ma io spero proprio di sì. Perché finché non ci rendiamo conto di questa buona notizia rimaniamo nell'incomprensione. E anche il guardiano, cioè ciò che lo Spirito continua a suggerire al nostro cuore, rimane incompreso. Eppure nella parabola sembrerebbe che invece se ascolti la voce del guardiano ti introduci ad una grande libertà, perché entreranno, usciranno e troveranno Pasqualo. Questa libertà di entrare e uscire seguendo il guardiano e attraversando la porta. Perché ci tengo a sottolineare che questa vocazione comune è fondamentale per capire poi anche le vocazioni particolari. Sì, se non ci accorgiamo dell'importanza del seguire la voce dello Spirito nella nostra vita non riusciremo neanche a capire, a riconoscere, anche nelle varie fasi della vita, perché la nostra vita, a seconda dell'età e delle situazioni che vive, ha bisogno di ulteriori approfondimenti e risposte. Allora, sinché non ci accorgiamo che è proprio lo Spirito che ci introduce in questo, anche la nostra preghiera e quindi anche la nostra risposta a Dio che ci parla, preferiamo metterle sotto la categoria “formula”. Come se ci fosse una formula magica, come se ci fosse una formula matematica, chimica, anche psicologica. La conoscete la più famosa formula psicologica che potremmo vivere? Ave Maria piena… (a gran velocità!). Questa è una formula che, ripetiamo così, uno non sa neanche cosa sta dicendo, però c'è quell'accompagnamento, di per sé sarebbe una preghiera contemplativa, ma a noi ci piace quella “contempla-attiva”, nel senso che mentre facciamo le cose diciamo dell'Ave Maria, no? Tanto male non fa! ma fa bene? Allora ritorno perché non mi sono perso: Se c'è una vocazione comune a vivere attraverso lo spirito che ci introduce in Cristo, attraverso di Lui, nel rapporto con il Padre, allora potremo anche scoprire meglio le nostre vocazioni particolari. Per esempio, la vocazione matrimoniale oggi, che cos'è? Perché è una vocazione. Chiamati a vivere un amore verso Dio e verso il prossimo, in una relazione particolare che si chiama coniugale, coniuge, colui che con te porta il peso nella vita, diventa, “ah chissà, vediamo”. E ci perdiamo l'essenziale, cioè che il Signore con te e il tuo coniuge è pronto a portare il giogo. Il giogo, il peso della vita, ma non è semplicemente un peso da subire. Un peso da portare è riuscire ad attraversare situazioni, storie, condizioni con una ricchezza. Perché quello che hai sopra, quel peso lì, se passatemi, visto che siamo nelle similitudini, le tue pecorelle, se è un forziere pieno di monete d'oro, se è la gioia dell'essere con, certo che avrà un suo peso ma accompagnerà la tua vita. Se invece pensi soltanto a te stesso, si smonta qualunque cosa. La porta che Gesù si propone di essere per ciascuno di noi è l'entrare nella relazione con il Padre sentendosi come Lui, Figlio amatissimo. Ma questo sta succedendo. Riusciamo ciascuno di noi ad autenticare la nostra affiliazione nelle condizioni che stiamo vivendo, sul lavoro, nei rapporti familiari, nei rapporti con gli altri. Nel senso delle cose che stai vivendo, nella tua salute, nella tua malattia, si sta realizzando questa vocazione, perché se non capiamo questo, cosa che poi è diventata abbastanza evidente, non ci saranno neanche delle vocazioni, non ci saranno neanche le vocazioni particolari. Quando uno dice, ma preghiamo perché il Signore mandi numerosi operai nella sua messa, è come prima li hai scacciati via e adesso li stai richiamando. Sì, perché non insegnare a prendersi cura gli uni degli altri, ma insegnare ad essere egoisti è scacciare via. “Mi raccomando, ti ho dato la merendina, è solo per te, non la condividere con nessuno”, e gli altri sono tutti brutti e cattivi, ladri e briganti, oppure sono i tuoi fratelli, i tuoi amici, condividila. Insegna ad essere generoso, insegna ad essere altruista, altrimenti stai creando il prototipo dell'egoismo che arriverà il giorno giusto per metterti in una bella gatta buia, qualunque sia. Sì, perché se i genitori e i figli insegnano ad essere egoisti, a un certo punto i figli che ti avranno sul groppone si ricorderanno che cosa gli hai insegnato. È così! Allora, in tutto questo il Signore ci continua a dare una bella notizia. Buongiorno, io sono il Buon Pastore, io sono la Porta, se vuoi ti insegno come vivere la tua vocazione ad essere insieme a me, ad entrare nella stessa generosità, a fare della tua vita un dono, se vuoi tu con me. Come abbiamo ascoltato nel Salmo, anche se dovessi attraversare una valle dalle ombre di morte non temerò alcun male perché tu con me, non ci sarà situazione della vita in cui questo non accadrà, come Gesù stesso ha vissuto e come l'ha chiamata per ognuno di noi. Allora al Signore affidiamo questo nostro desiderio di imparare da Lui a vivere la nostra vocazione filiale e ad essere testimoni del Suo amore.
-
167
Non tutto ciò che è velenoso ti ucciderà, se dentro hai qualcosa di più forte. Sabato 25-4-26 S. Marco
Parleranno lingue nuove, diceva il Vangelo, infatti Italo-Polacco oggi, una celebrazione che ci immerge in questo santuario dall'ampio respiro nella festa di San Marco con un annuncio, una comunicazione di grande libertà. E se non fosse così i discepoli che erano rinchiusi nel Cenacolo, timorosi, sarebbero rimasti lì, sarebbero morti di inedia, invece il risorto trasforma. Allora, se non vogliamo perdere l'essenziale, andiamo all'essenziale. Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo, questo è l'essenziale. Domanda: ma il tuo Vangelo qual è? Perché per qualcuno, per esempio, potrebbe essere il male alle ginocchia dopo essere arrivati qui. Annunciate a tutti che è meglio non andare lì perché viene il male alle ginocchia. Uno tre volte operato di ginocchia vi dice non è vero, sono arrivato fin qua. Quindi bisogna stare attento che il Vangelo non è il secondo me, ma secondo Gesù. Qual è il Vangelo? Che non c'è male che possa fermare il bene a meno che tu non lo scelga. E' questo che ha trasformato la vita dei discepoli timorosi in annunciatori di una vita nuova. Per questo dice, i segni che accompagneranno quelli che credono scacceranno demoni. Non pensate a quello con le corna, con la coda. Scacciare i demoni vuol dire scacciare i motivi di divisione. Perché c'è un motivo di comunione che è molto più forte, più interessante, permettetemi, più bello. Una vita di comunione rispetto a una vita arrabbiata e di divisione. Forse bisognerebbe iniziare a togliere i telegiornali però. Poi c'è un parlare lingue nuove, sì, perché se non sei più per la divisione, ma per la comunione, la gente ti guarderà dicendo, beh ma com'è? Da dove hai imparato questa cosa? Come si fa a vivere questo? La lingua nuova è una lingua che è capace di dire all'altro che è fratello e non è nemico. Che c'è una bellezza nella vita, nella comunione, che è frutto di un dono di sé. Ecco perché dal Vangelo, dalla buona notizia che Gesù è il Vivente, il Risorto, inizia la vita dei discepoli, del Signore, come una vita di libertà. Per questo anche se maneggi dei serpenti, cioè se in situazioni, qualcuno di voi avrà pensato alla suocera in questo momento, no non sto parlando di lei, parlo di quelle situazioni che sono pericolose, velenose, che però avendo nel cuore una grande gioia e libertà, tu non ti fai avvelenare, non ti intossica. Per questo non hai paura neanche di ciò che normalmente t’ammazza. E soprattutto ai malati, agli infermi, a quelli che sono traballanti, tu sarai un motivo di solidità. Ci sarà una guarigione che parte dall'essere l'uno per l'altro, l'uno a sostegno dell'altro. E detto questo su un valico, insomma, questo santuario messo sulla roccia un po' ci fa credere, ma è un po' precaria la situazione. La parete della Chiesa è una roccia, non è neanche un muro, ma la nostra solidità nella fede, nella speranza e nell'amore da dove parte? Dalla certezza che siamo amati non perché abbiamo detto, fatto, obbligato, siamo amati perché siamo figli. Allora dall'essere figli amati possiamo essere portatori del Vangelo ai fratelli in quanto ci riconosciamo insieme a loro in un cammino meraviglioso. La scoperta continua di essere preziosi agli occhi di Dio. Questo è uno dei motivi per cui Marco, un ragazzetto che ha seguito in qualche modo Gesù, è diventato evangelista. E non si aspettava che per i secoli si sarebbe letto il suo Vangelo. L'ha trasmesso dicendo, io ho trovato una cosa bellissima, ma voi siete pronti a diventare evangelisti con la vostra vita? Perché credo che da qui dipenda quel Vangelo che sta bussando la buona notizia che è arrivata al nostro cuore come dono per tutti. E allora lasciamoci condurre, trasformare e anche rallegrare da questa buona notizia che vuole continuare a correre nel mondo anche attraverso la tua vita.
-
166
Vero miracolo è guardarci gli uni gli altri come fratelli. Venerdì 24-4-26 3P
La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo, però secondo me non era a cavallo, era piedi. Ma dici da che cosa lo capisci? Beh intanto non so se è importante questo, però perché si rialza e poi viene condotto per mano, se no tiravano il cavallo, non tiravano mica lui per mano. In realtà questo per dire l'importanza di avere dei fratelli, perché siamo tutti ciechi, soprattutto nel rapporto con Cristo, partiamo tutti da una cecità, cioè ognuno vede Cristo a modo suo, che vuol dire che siamo ciechi, ma man mano che anche con l'aiuto dei fratelli ci mettiamo in relazione con Cristo iniziamo a vedere, finché, è molto bella anche sintomatica questa situazione in cui Anania cerca di spiegare a Gesù che gli appare, guarda che questo qui, cioè Anania vuole spiegare a Gesù chi è, l'avete capito no? Come nelle nostre preghiere, signore mi raccomando fai così, fai colà, saprà bene lui che cosa deve fare, tu che cosa desideri lo puoi dire però dicendo se è fatta la tua volontà, questa è l'intelligenza di chi è il Signore. Ma anche in quella situazione Anania scoprirà una cosa, Saulo, fratello, prima signore di quello lì io ho paura, dopo fratello, torna a vedere e in realtà si capisce che Saulo per tre giorni è un po' il mistero di Cristo se volete, cioè lui prima era morto poi è iniziato a vivere, iniziato a vivere una vita nuova, da persecutore e violento a annunciatore del Vangelo. Ma questo vorrei proprio farlo nostro, mio, nostro, cioè l'importanza che abbiamo rapporti di fraternità che ci aiutino a trovare Cristo e penso che anche 60 anni di matrimonio siano un bel aiuto per questo, per la coppia ma non soltanto. Di conseguenza vorrei fare solo un accenno, ma c'è questa insistenza in questo bellissimo capitolo 6 di Giovanni, un'insistenza che Gesù ha affinché lui diventi nostro cibo: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, spesso noi riduciamo tutto all'Eucarestia, il corpo e il sangue di Cristo, ma il corpo e il sangue di Cristo non è soltanto quello sull'altare, anche i fratelli fanno parte del corpo di Cristo. Fratelli, a volte non li consideriamo neanche fratelli, figuriamoci se li possiamo considerare il corpo di Cristo, ma guardate come Gesù voglia veramente prenderci per mano e condurci davanti a questo mistero, di nutrirci di Lui, Lui è il cibo per la vita del mondo, Lui è l'inviato del Padre perché il mondo possa avere rapporto con Lui. Ma nutrirsi di Cristo, come dicevo prima, non solo Eucarestia, ma del mistero di Cristo, dell'amore che Dio ha per il mondo tanto che dà suo Figlio, nutrirsi di Cristo vuol dire guardare tutto con gli occhi nutriti dall'amore di Dio per l'umanità, tanto da non avere più dei nemici, tanto da non sentire più gli altri come avversari, ma il pane che scende dal cielo anche oggi è veramente l'amore con cui siamo amati perché diventi per noi l'alimento per amarci, per essere anche noi in questa prospettiva del dono. L'obiezione che spesso, e anche qui c'è nel Vangelo, come può Costui darci la sua carne da mangiare? E questo lo potremmo pensare anche andando a messa, eppure ci dà la sua carne da mangiare, cioè ci dà il suo essere vivo perché anche noi viviamo, come Lui ama così possiamo amare anche noi. Ma questo contrasterà con un sacco di pensieri, come abbiamo visto, riguardo al nostro modo di pensare ridotto, al nostro modo di pensare di chi ha la presunzione di sapere e di capire. Oggi mi piacerebbe che anche noi ci sentissimo un po' come Saulo, spiazzati, praticamente morti, caduti per terra ma rialzati da questa fraternità che percorre il tempo e aggancia la nostra umanità in vario modo portandoci a Cristo, portandoci a colui che è il nostro nutrimento, a colui che ci fa risorgere, vedere le cose in un modo nuovo. Credo che se così sarà, la gioia sarà così forte che anche in tutte le incomprensioni e persecuzioni varie della vita, come è successo per Paolo, non soltanto non ci fermeremo e non ci scoraggeremo, ma come si celebra appunto una lunga vita insieme, non semplicemente una convivenza, una sopportazione reciproca, no, un amore che si dona continuamente, credo che lì ritroveremo una sorgente, una fonte. Lì Cristo è presente e ama e questo è il dono che anche oggi il Signore fa alla sua Chiesa, a ciascuno di noi, a quanti si disporranno semplicemente con cuore lieto per accoglierlo.
-
165
C’è un pane che non si vede, ma sostiene ogni passo: è l’amore che ricevi, e quello che scegli di dare. Giovedì 23-4-26 3P
La preziosità del Vangelo di oggi non posso descriverla, ma posso contemplarla con voi. Sapete, nella contemplazione tu stai alla presenza di Dio. Nella descrizione uno chiude gli occhi e dice quello che sa, quello che vuole raccontare. Ma qui abbiamo proprio bisogno che il Signore stesso ci introduca. Quando lui dice io sono il pane della vita, io sono il pane, cioè la vita. Il pane è quello che ci fa vivere. Intendo con pane l'alimento, quello che tu mangi e che ti fa vivere. Se non mangi… muori. Pensate questo anche riguardo a ciò che ci fa andare avanti nella vita, cioè la speranza che abbiamo nel cuore, il nostro alimento. Noi ci alimentiamo. Di che cosa ti nutri? Per esempio, Carlo si è nutrito di 70 anni di matrimonio, o no? Nutrito. Cioè erano l'uno per l'altra alimento, cioè la vita. Per cui anche nella semplicità della vita, perché nella vita non è che servivano tante cose. Noi un po' ce la complichiamo, ma non è che servivano tante cose. Però alcune cose sono fondamentali. Qual è il tuo alimento? E quando hai trovato che l'alimento sta nel poter amare qualcuno e lasciarti amare da qualcuno, tu hai trovato il vero motivo per vivere. Allora, a queste parole di Gesù vorrei semplicemente rimandare quello che ciascuno di noi ha conosciuto, ha saputo, ha potuto sperimentare e cosa lo continua ad alimentare nella vita? Anche perché a volte non è detto che proprio ci prendiamo. Nel senso che anche se gli anni passano, a volte abbiamo delle scelte che più che nutrirci ci indeboliscono. Più che darti la forza, cioè l'amore con cui ami, puoi cercare semplicemente di essere un po' egoista nei rapporti. Allora, credo che il dono di una lunga vita d'amore testimoni anche come c'è una pace che poi vivi nell'essere famiglia. Cioè ci si può allargare, essere ancora più numerosi perché ciò che alimenta ciascuno è ciò che alimenta anche gli altri e quindi si crea l'unità. A questo Gesù ci porta, perché ogni liturgia ha sempre una parola con cui lui si consegna a noi, come per dire io ci tengo a te, mi dono a te, mi accogli, perché uno può anche chiudere l'orecchio e basta. Invece attraverso il dono che lui ci fa di sé, impariamo ciascuno a fare dono di se stesso. Questo mi porterebbe anche nella prima lettura con questa storia di Filippo che è molto interessante. Io mi vedo sempre Filippo correre dietro a questo carro per sentire quello che sta leggendo l’eunuco. Voi ve lo immaginate che corre dietro a un carro per sentire quello che sta leggendo ad alta voce. Ma il bello di quella situazione è che c'è una persona che è desiderosa, legge il profeta Isaia e non capisce. Me lo puoi spiegare? Vedete, alla spiegazione di Filippo lui dice, se così stanno le cose, qui c'è dell'acqua, battezzami, voglio essere parte della vita di Cristo. Allora chiediamo per ciascuno di noi oggi, anche nella certezza che Carlo è nella vita, di essere sempre alimentati da questa luce, da questa speranza che diventa l'energia del nostro cammino. Così sentiremo che non finisce il dono dell'amore, si trasforma ma non finisce. E la comunione che unisce cielo e terra, anche con i nostri cari, chi è già in cielo, ma è parte della nostra vita, del nostro modo di pensare, di parlare, di agire, continua ad essere vero alimento, proprio come fa il Signore Gesù. Insegnandoci ad amare ci dice semplicemente che ogni volta che facciamo la scelta di amare qualcuno non facciamo altro che attuare la sua vita. Per questo anche in questo tempo di Pasqua non possiamo essere tristi per il fatto che nella terra ogni uomo è di passaggio, ma possiamo chiedere al Signore luce per poter camminare così ogni giorno, sapendo che il nostro cammino non è come chi non ha speranza né meta, ma abbiamo una speranza certa e una meta sicura. Dall'amore con cui siamo amati saremo sempre nutriti e in quell'amore troveremo insieme pienezza.
-
164
Fai una preghiera onesta: Gesù non perdere nessuno, nemmeno me! Mercoledì 22-4-26 3P
Credo che il punto di partenza oggi sia molto consolante, ma esige una risposta, è consolante se accettiamo l'invito. Cioè, la scelta della vita di fede è un invito formale, a partire dal fatto che Gesù veramente ha incarnato la presenza di Dio per la salvezza del mondo. E questo è successo nel tempo che continua però a portare alcuni segni della sua presenza. E voglio essere molto concreto. Partiamo dalla vita sacramentale, anche soltanto la messa che stiamo celebrando. E' un'occasione perché permettiamo a Dio di parlarci, ma anche, ecco il Vangelo di oggi in modo particolare, di poter mangiare. Cioè, lui si propone a noi come pane. Il pane non è per farti la scarpetta, il pane è il cibo. Il cibo è quello che ti fa vivere, senza cibo non vivi. Allora, la proposta è vivi di me, vivi con me. A un certo punto ti renderai conto che vivi per me. Se tu non vivi in me, Signore, io sono già morto, carne da macello! Allora, in questo mondo ci rendiamo conto che le parole di Gesù, che sono delle parole pesantissime, ma dice una cosa molto semplice, che Lui è venuto non per escludere, dicendo tu no, tu no, tu no. No, è venuto per prendere tutti, per accogliere tutti. Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me. Quello che viene a me io non lo caccerò fuori. Allora, c'è un mandato ricevuto dal Padre che Gesù porta avanti. Il mandato è accogli tutti, ama tutti. Cosa ha fatto Gesù con la sua vita? Un amore per tutti, sino alla fine, anche di chi l'ha tradito, anche di chi l'ha crocifisso. Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno. E nella resurrezione si capisce che non stava scherzando, faceva sul serio, ha dato veramente la vita. E quello lì che è morto è proprio quello che è risorto. Allora, se questa è la volontà, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, proviamo a sentirci oggi chiamati personalmente a dire, per quanto poco lo conosciamo, per quanto poco sentiamo di amarlo, insisti tu con me, Signore, amami tu, spero di venirti dietro, aiutami, vieni mi incontro. Noi in tanti momenti non sapremmo neanche che cosa dire, che cosa fare. Però qui c'è una dichiarazione esplicita che non vuole perdere nessuno. Quindi anche chi si sente il più perso di tutti sappia che invece è figlio amato. Addirittura per Lui Gesù dice io do la mia vita per te. Allora, per questo è venuto, proviamo a rendere anche attuale questo continuo venire di Gesù nel mondo, anche attraverso questi segni sacramentali che la Chiesa continua a vivere, come un'occasione, ci sta provando a contattare. Spesso noi lo lasciamo squillare il telefono, ci contatta ma noi non rispondiamo. Forse anche oggi qualche elemento in più per potermi dire sì, eccomi, forse lo possiamo mettere. Lui c'è, proviamo a dire anche noi il nostro sì.
-
163
Ci sono momenti in cui chiediamo segni, conferme, prove anche se ci sono già. Continui a chiedere… per non scegliere? Martedì 21-4-26 3P
Da una parte oggi vediamo come Stefano sia sferzante ma misericordioso. Si permette di dire delle parole che sono molto forti, testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie. Voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. E questo fa parte un po' di questo lungo discorso che ha preceduto. Ma mentre da una parte cerca di mettere davanti come è proprio il nostro contraddire e contrapporci all'agire di Dio che ci esclude, dall'altra perdona anche chi lo lapida, dall'altra usa la stessa misericordia di Gesù. Quindi mentre si crea questa situazione, stranissima forse, dove la lapidazione di Stefano inizia a spargere questo sangue prezioso, questo seme di nuove filiazioni, di nuovi cuori filiali, lì c'è Saulo che diventerà Paolo. E dall'altra abbiamo nel brano del Vangelo della gente che continua a chiedere dei segni pur avendoli visti. Non so se è chiara la situazione, avevano visto poco prima questo moltiplicarsi del pane e dei pesci, una moltiplicazione che era un segno evidente, tanto che lo volevano fare re e ancora chiedono segni. Come a dire se non credi i segni non basteranno mai. Fateci caso quando avete sfiducia verso qualcuno nonostante possa argomentarti e mostrarti tante cose, alla fine il tuo cuore rimane incredulo. Gesù però non si ferma a questo e anche se porterà molte persone davanti ad una scelta, tanto che sceglieranno di andarsene, però non tira indietro questo braccio teso, questa mano verso ogni uomo e quindi anche oggi verso di noi. Ed è una proposta, il pane che lui dà è per la vita del mondo. E qui c'è la richiesta che spero faremo anche noi oggi, lo diremo nel Padre Nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Qui dicono Signore dacci sempre questo pane, un po' come la donna samaritana ricorderete che dice dammi di quest'acqua, quest'acqua che Tu vuoi donarmi, quest'acqua che è zampillante per la vita eterna, la desidero. Arriva sempre il Signore a farci un'offerta che è così straordinaria che diventa irresistibile. Allora proviamo anche noi a vedere le nostre resistenze dove sono oggi, mettiamole davanti a questo mistero, davanti all'Eucaristia perché lui lo dice Io sono il pane della vita. Proviamo a mettere lì adesso le nostre resistenze perché dalla sua benevolenza ne risulti una novità di vita, un'energia nuova e anche una scelta sempre più conforme alla sua perché noi stessi diventiamo come lui, pane per la vita.
-
162
Se vuoi controllare tutto il centro sei sempre tu. Se cerchi di più dagli spazio e lo troverai. Lunedì 20-4-26 3p
Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal volto che è conforme all'annuncio, angelo vuol dire annunciatore, annuncio, al messaggio. Lui aveva un volto sul quale si poteva vedere il messaggio che stava dando. Ma per quanto sia un uomo pieno di grazia, di potenza, ha fatto grandi prodigi, segni tra il popolo, si dice che aveva sapienza, che lo Spirito agiva in lui e qui ci sono già tutti i segni che quello che Stefano fa è proprio l'immagine del discepolo di Gesù. Da qui si vede, e poi ci sarà il suo martirio che lo si vedrà più avanti, che corrisponde in tutto e per tutto a quello di Gesù, alla sua morte. Anche se non è di croce ma di lapidazione, anche lui dà la vita come Gesù. E perché è così importante l'annuncio e la persona di Stefano? Perché, come forse ci può ancora oggi capitare, anziché essere considerato prezioso viene eliminato con inganno. Sì, è veramente anche in questo discepolo di Gesù. Anziché considerarlo prezioso va eliminato. Se tanto mi da tanto, è quello che possiamo continuare a fare anche con la presenza di Gesù. E penso a come lo Spirito si disponga verso di noi nella parola e nell'Eucaristia ma possa essere del tutto frainteso, anzi, messo da parte. Per questo sono molto contento che a questo brano sia accostato questo brano del Vangelo dove ci fa vedere qual è l'opera di Dio. Gesù viene ricercato sostanzialmente perché la gente ha trovato uno che risolve tanti problemi dai pane, sfama. Però da questo lungo discorso del capitolo 6 si vedrà che alla fine scandalizza. Cioè, lui con il suo modo di fare fino ad andare totalmente se stesso, come vedremo, lui si proporrà come il pane di vita. Parte semplicemente dal fatto che noi lo cerchiamo per ego, ciascuno per il proprio ego ma lui si propone come un dono per un molto di più. E vorrei subito proporre questa riflessione perché a un certo punto si rendono conto che lui è prezioso, quindi chiedono che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio. C'è qualcuno di noi che può dire io compio le opere di Dio? Se sono le opere di Dio, le compie Dio. È facile, no? Però posso permettere attraverso la fede, ecco la risposta di Gesù, questa è l'opera di Dio quindi che compie Dio, che crediate in colui che egli ha mandato. L'opera di Dio è qualcosa che accade in noi se glielo permettiamo, che crediate in colui che egli ha mandato. Cosa vuol dire credere per me, credere in Gesù mandato dal Padre? Lui è l'angelo, l'inviato, l'annunciatore, colui che ci fa conoscere il progetto di Dio. Chi è per me e che posto ha nella mia vita? Perché se lo accolgo così come si presenta a me, l'opera di Dio inizia a compiersi nella mia vita. Perché man mano che io credo che Lui compie nella mia vita, allora mi troverò come Lui nella mia vita ama il mio prossimo. Lui nella mia vita è servo dei miei fratelli, Lui nella mia vita passa con benevolenza e benedicendo, operando il bene. Quindi c'è un'opera di Dio che attraverso la fede, perché man mano che lo faccio mi rendo conto, man mano che accade nella mia vita credo che non sono io che le compio. Ecco perché è così importante rimettersi in questo ascolto. Forse, come è successo a Stefano, può succedere anche a noi. La benevolenza con cui ha continuato a parlare e con cui ha continuato a dirsi fratello è una benevolenza che è stata maltrattata. Ma perché? Perché Dio è il maltrattato. Allora, se è possibile oggi, mi vorrei fermare su questo e proporre a ciascuno di ripensare come il Signore sta operando nella sua vita a partire proprio dal fatto che credendo, è il fatto che Gesù è l'inviato del Padre, credendo Dio può parlare dalla mia vita. Credo che sia non semplice riconoscerlo, perché siamo molto attenti a quello che io faccio, io. Qui invece c'è uno spostamento a cui il Signore ci sta invitando e visto che questo testo continuerà proprio con l'invito a mangiare la sua carne e noi siamo qui anche per questo, per ricevere l'Eucaristia, chiediamo al Signore che davvero mangiando di Lui, cioè accogliendo Lui vivo nella nostra vita, Lui possa compiere ancora oggi le opere di Dio in noi.
-
161
Lui cammina con noi sempre. Oggi può essere il giorno giusto per dire, “Resta con me.” 19-4-26 Domenica 3P
Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove siamo collocati? Questi discepoli se ne tornano a Emmaus. Hanno... non so se avete notato, c'è un'insistenza sul discorso che loro fanno un discorso che gli viene anche chiesto di che cosa state discutendo e continuano a discutere e a dire. L'argomento, se andate a vedere, è la Pasqua però è fatta tutta a pezzetti. È proprio l'annuncio pasquale, sono tutte le cose della Pasqua ma sono così spezzettate e così rese forse banali… Proviamo un attimo a fare i conti su noi: dal giorno di Pasqua ad oggi, questa Pasqua, che cosa ha significato? Che cosa è diventato per noi vero argomento, motivo di ruminazione, di riflessione che va digerito, ma non soltanto da un punto di vista intellettuale, nella vita? Perché se non comprendiamo la Pasqua, la nostra vita prende la stessa ruzzola di questi discepoli, cioè ce ne andiamo. Come se tutto fosse finito, e invece lì tutto si è compiuto. Lì c'è un compimento che ci dà un inizio nuovo, si è compiuto qualcosa che era stato predetto, annunciato, riposto come elemento essenziale, ma “noi speravamo…” E come al solito il Signore cammina con noi, ma non lo riconosciamo, i nostri occhi e il nostro cuore sono attenti ad altro. E secondo me non era un problema di cataratta, non è che gli occhi fossero impediti da qualche malattia, era il cuore che non sapeva riconoscere Gesù in quella persona lì. Ripartirei da questo perché sia il discorso del giorno di Pentecoste, di cui abbiamo ascoltato una piccola parte oggi nella prima lettura, sia il Salmo che viene poi citato in quel testo, hanno un'espressione che spero vorremo trattenere nel cuore e riprendere. Perché è il Salmo 15 quando si parla di questa persona che sì, muore, però la sua morte è particolare perché dice anche la mia carne riposerà nella speranza perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza. Così cita il Salmo, lo attualizza nella persona di Gesù. Questo Gesù che mi colma di gioia con la sua presenza. Quel personaggio che cammina con loro. Tante situazioni della nostra vita nelle quali il Signore cammina con noi, non lo riconosciamo, ma a un certo punto sentiamo nel cuore che c'è qualcosa che è un motivo di gioia. È una presenza che diventa motivo di gioia. Mi colmerai di gioia con la tua presenza. Credo che questo riguardi il nostro continuare a celebrare l'Eucarestia perché proprio quando sono arrivati lui fa come se dovesse andare oltre, ma lo chiamano fermati, resta con noi. A volte lo facciamo anche come canto. Questo resta con noi è una preghiera che credo sia fortissima perché Gesù nella vita sacramentale è colui che resta con noi. Nella preghiera noi lo invitiamo a rimanere nella nostra vita, ad abitarla, a salvarci, a farci fare questa Pasqua, una Pasqua che a volte ci costa molto perché attraversiamo dei momenti di tristezza profondissima. Allora abbiamo bisogno che lui resti con noi e quando sentiamo, quando riconosciamo che veramente rimane con noi è proprio lì allo spezzare del pane. Resta con noi, sì, ma non è più visibile. Perché non si rende visibile? A mio avviso va bene così, assolutamente va bene così, è una presenza che abita ma non obbliga. Si propone, non si impone. Il rimanere del Signore nella nostra vita da che cosa dipende visto che continua ad essere pellegrino? Dal fatto che a un certo punto glielo chiediamo, resta con noi, stai con me. E ci sono delle situazioni di buio del cuore che hanno proprio bisogno di diventare preghiera altrimenti i nostri occhi continuano ad essere chiusi, chiusi sulla cosa fondamentale che è proprio il riconoscerlo. Oggi vi proporrei di fare Pasqua ancora, sentire che la Pasqua riguarda qualche cosa della mia vita che forse è proprio bloccata. Nella lamentela, in discorsi che diventano, sì, un po' fare a pezzi, fare a pezzi forse anche la nostra stessa vita e non saper cogliere come la nostra vita ha a che fare con la vita di Dio. Quindi abbiamo proprio bisogno di essere abitati, sentire che con la sua presenza gioiosa sta avvenendo nella nostra vita e ci aiuta a fare Pasqua, a fare un passaggio, a non vivere semplicemente secondo le logiche di questo mondo. Non c'è situazione di questo mondo che non possa avere un salto pasquale, una vera luce nuova, non c'è. Tutto può fare Pasqua. Quindi oggi è occasione per noi di spezzare così il pane, chiedendo al Signore che lui, il vivente, il Signore, lui che viene con la sua presenza misteriosa, ma certa, anche oggi, ci aiuti a riconoscerlo nello spezzare del pane, anche se non è visibile fisicamente, che sia visibile e riconoscibile nella fede, così che anche noi, come questi discepoli, dalle nostre Emmaus riusciamo a ritornare, a rimetterci in cammino nel cammino pasquale, nella gioia di un annuncio dove il Signore si fa presente.
-
160
Di cosa stai vivendo? Non devi avere tutto sotto controllo, ma solo essere disponibile. Venerdì 17-4-26 2P
Mi piace la praticità di questo dottore della legge che si chiama Gamaliele, che a un certo punto si scoprirà che è anche uno di quelli che è stato maestro di San Paolo. Quando, se non sbaglio, nella sua difesa, in un capitolo terzo di Filippesi, deve essere, lui dice che era cresciuto alla scuola di Gamaliele, cioè aveva il miglior maestro in circolazione. E la cosa molto concreta e pratica che Gamaliele trova è questa: Se una cosa è umana, cioè creata dagli uomini, cade come sono cadute le altre. Se viene da Dio, che non ci capiti di combattere con Dio. E io mi fermo subito qua. Nella nostra vita, con chi stiamo combattendo? Guardate che a volte prendiamo dei drittoni, delle decisioni nella vita, per cui facciamo scelte che rivelano che ci stiamo incaponendo (non con qualcuno ma) con Dio stesso su che cosa è vero o non è vero, è giusto o non è giusto, è buono o non è buono. Contro Dio. Quindi ci vuole un esame di coscienza veramente attento, puntuale, per capire qual è il criterio delle nostre scelte. Perché anche attraverso questa semplice logica che Gamaliele mette davanti, le cose degli uomini tanto finiscono, ne succedono dei problemi, finiscono. Ma se questa cosa viene da Dio, che non ci capiti di combattere contro Dio, e questa cosa che è così importante che esige la nostra attenzione. Allora, pare che seguano il suo parere, per cui intanto fanno flagellare gli apostoli, così, mettiamoci dalla parte dei bottoni, cerchiamo di... La flagellazione non è che gli danno qualche colpettino… Ma questi se ne vanno dal sinedrio, lieti per essere stati oltraggiati per il nome del Signore Gesù. Ma siamo fuori di testa? Che cosa significa questo? Che sono inarrestabili. Ma perché sono inarrestabili? Perché il nome del Signore Gesù non è un'idea, è ciò che li fa vivere. Qua ci sarebbe la seconda questione. Noi abbiamo le nostre idee, ma che cosa ci fa vivere? Cosa sta alimentando, significando la nostra vita? Di che cosa stiamo vivendo? Perché di questo dobbiamo rendere conto non semplicemente a qualcuno, ma a Dio stesso. Infatti questa gente non soltanto è pronta a subire questi oltraggi, ma subirà anche il martirio dopo. E nel frattempo che cosa fanno? Ogni giorno nel Tempio e nelle case non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo. Ecco il centro, questo è il centro. Allora, io spero che per voi sia una buona notizia. Per me è una bellissima notizia questa. Siamo riposti nella disponibilità della nostra vita. Questo ci mette davanti con chiarezza che cosa possiamo scegliere, di che cosa avere avvertenza e quindi verrà il resto. E così forse anche rileggendo il Vangelo di oggi si capisce che se hai questo centro fai come quel ragazzetto che sembra non contare niente. È uno in mezzo a tanti che ha cinque panni e due pesci, ma sarà proprio ciò attraverso cui il Signore provvederà a tutti. Non possiamo avere la pretesa che sia così. Sarà il Signore a farci vedere che farà così. E forse quel ragazzo non saprà neanche che è avvenuto così, come forse non ne avremo avvertenza noi, che attraverso questa scelta di fede il mondo prende una direzione diversa. Ma se non altro tu, nel tuo cuore, hai deciso che a partire dal rapporto con Gesù puoi mettere i tuoi cinque panni e i due pesci. Quello che hai, e questo, non solo sarà sufficiente, ma ne avanzerà e non poco. Questa è proprio la strada attraverso cui il Signore ci dice Io sono con voi.
-
159
La coscienza non è un rifugio per fare ciò che vuoi ma il luogo dove la verità ti chiama e chiede una risposta. Giovedì 16-4-26 2P
Ogni tanto sentiamo parlare di obiezione di coscienza e se ne parla su tanti titoli ma oggi vorrei partire dall'obiezione di coscienza che fanno gli apostoli qui negli Atti che abbiamo ascoltato se sia giusto obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo voi stessi. Parliamo di questa obiezione di coscienza cioè il non voler sottostare a delle imposizioni date da uomini rispetto a quella che è la volontà che Dio gli ha manifestato e che Dio tante volte ci manifesta, una volontà che ha a che fare, interpella la nostra coscienza che ha a che fare con la verità. Noi dovremmo a volte sottostare a delle leggi umane piuttosto che a qualcosa che Dio ci ha fatto conoscere. Bene, qui gli apostoli Pietro per primo lo dice no, bisogna obbedire a Dio. Questo cosa comporta per la nostra vita? perché dice che all'udire questo discorso di Pietro si infuriarono e volevano metterli a morte. Ma i modi di metterli a morte sono tanti, sono diversi. Forse qualcuno per la nostra libertà di spirito con cui cerchiamo di servire il Signore nella verità, vedi il discorso che Gesù fa con Nicodemo, un discorso che stiamo ascoltando da diversi giorni, ha a che fare con una verità, con una luce, con un rivelarsi al quale qualcuno vuole sottrarsi, perché ha delle opere inconsistenti perché preferisce altre strade. Ma chi ne riconosce la verità semplicemente la serve, la sceglie. Allora come la scelta degli apostoli come la scelta di Gesù, figlio di Dio che dà una testimonianza, semplicemente dicendoci come Dio è veritiero quello che ha detto lo compie e soprattutto dallo spirito senza misura cioè quando tu consenti alla verità all'azione dello spirito, senti che è come se ci fosse una sorgente dentro di te una sorgente che non si ferma una sorgente viva, acqua viva, una vita che ti sgorga dentro. È questo che semplicemente potremmo imparare ad accogliere, a riconoscere oggi mi verrebbe da dire almeno cerchiamo di chiederlo, perché man mano che gli permettiamo di essere così vivo e vivificante dentro di noi, forse ci sarà sempre più naturale, normale e anzi inarrestabile questo scegliere di testimoniare la verità sino alla fine come hanno fatto Gesù e a un certo punto gli apostoli e poi tanti testimoni che ci stanno davanti in questo cammino anche oggi ci sono, spesso sono tartassati per questo forse ci rimettono anche l'esistenza terrena, ma hanno uno spirito libero vivo e vivificante. Chiediamo quindi al Signore di poter consentire all'azione del suo Spirito che così parli anche dalla nostra vita.
-
158
C’è una luce che non accusa, non umilia, semplicemente illumina. In quella luce sii te stesso, libero finalmente.Mercoledì 15-4-26 2P
Dall'insegnamento a Nicodemo, che già in questo capitolo terzo di Giovanni ci sta accompagnando da un paio di giorni, si capisce sempre più che c'è un'intenzione di insegnamento per ogni uomo. Intanto sul perché è venuto il Figlio di Dio, che non è venuto per giudicare, per condannare. Non so, però mi sembra già una bella notizia. Siamo convinti che sia così? Cioè, la fiducia che Gesù è il Salvatore, è venuto come luce perché non restassimo nelle nostre tenebre, a meno che noi non vogliamo starci nelle nostre tenebre, e allora è un problema. Spero di essermi spiegato. Poi ci sarebbe anche da tradurre un termine, “faulà”, che secondo me è molto rivelativo, perché viene tradotto con “malvagie”, le loro opere erano malvagie, per questo non volevano venire alla luce. In realtà non dice malvagie, faulà vuol dire che erano inconsistenti, è come se ci fosse del buio e io vi dicessi che ho dei lunghi capelli neri, sono alto un metro e novanta… c'è la luce e dici, guarda, si vede che non è così. Più o meno è questo, l'inconsistenza la vedi se c'è la luce. Allora lui è venuto a portare luce. noi che cosa preferiamo? Stare tra lusco e brusco si dice a Bologna, con quella poca luce che non si vede bene come stanno le cose, per cui andiamo avanti, ma come vai avanti? Per me questo testo dovrebbe farci innanzitutto il regalo della gioia, cioè nel momento in cui viene come luce, noi dovremmo già sentire la gioia che cresce, perché finalmente mette un po' di chiaro anche nella mia vita. Perché se ci sono delle cose che non vanno bene, nella luce le chiariamo e ci fa grazia, se pensi che non si è venuto a giudicarti, se pensi che la luce è un dono per te, se non ti vuoi difendere le tue zone di confort negativo, quelle dove siamo molto contenti di dire che non va bene niente, le nostre zone di lamentela, strani compiacimenti che a volte abbiamo, non mi capisce nessuno, parli bene e dopo ti capisco. Allora, la forza del convincimento è bella perché non c'è bisogno di fare nessuna apologia, nessuna difesa, semplicemente luce, lasciamo fare a questa luce, ed è una luce che manifesta la verità, cioè ci manifesta anche in che rapporto stiamo con il Signore. Oggi mi piace pensare che Lui sia venuto così: non è venuto per condannare, è venuto per renderci liberi, per questo continua a venire. pensate che folli saremmo ad andare a messa pensando che viene a giudicare i nostri peccati. Uno non va più a messa, fatti i fatti tuoi, stiamo ognuno a casa sua, ma nel momento in cui iniziamo a credere e a sentire che il suo venire è per la nostra salvezza, allora dice no, io voglio andarci, e infatti lo dice chi crede in Lui non è condannato, ma condannato da chi? Non da Lui, la condanna sono tutti quei pensieri che a volte abbiamo o pensieri che gli altri potrebbero avere su di noi. quella è una condanna che rimane se non accogliamo il Cristo, rimaniamo in questi cortocircuiti, chi non crede è condannato a stare lì, ma chi crede è libero da tutto questo. Allora la sua venuta è questa bella notizia. Per cui anche oggi il nostro sentire che siamo venuti a messa anche con la nostra pochezza ma con il desiderio del suo venire da Signore che è una verità, è una luce che viene a rallegrarci, a purificarci ma a donarci se stesso. Per renderci partecipi di sé. Quando siamo così dovremo sentire una grande pace, non c'è paura di dover avere dei meriti per rientrare in questa salvezza perché nessuno si salva da solo, ma possiamo avere se volete tra le due il merito di dire so che solo con te la mia vita ha senso, son qua, vieni, e questo credo che sia il vero desiderio che ci purifica. Allora questa verità che si sta un po' alla volta rivelando perché il discorso di Gesù sta andando sempre più in profondità, portiamola a casa come un'opportunità, un ambito di salvezza che mi sta interpellando. Ma io sto rispondendo? mi sto lasciando prendere per mano e guidare, accompagnare a vedere la vita in un altro modo? oppure preferisco rimanere nelle mie idee, in quelle tenebre, in quell'inconsistenza che poi farò fatica a difendere?
-
157
Lo Spirito è come il vento soffia dove vuole. La vita migliore è quella a vele spiegate! Martedì 14-4-26
Credo che il potere che la parola di Dio ha nella nostra vita sia innanzitutto un dono che scende dall'alto, cioè è veramente Dio che ci parla. Dall'altro, però, non è prepotente, bussa, chiede permesso. Cioè è un appello alla nostra fede, quella che ciascuno ha e crescerà nel momento in cui si aprirà. Però non è mai né pretenzioso né violento. Guardate il Vangelo che stiamo ascoltando in questi giorni, questo discorso tra Gesù e Nicodemo, è molto bello perché si capisce che c'è una proposta dalle parole di Gesù e anche se Nicodemo era un fariseo, insomma uno importante, sembra essere un bambino (chiede) Come succede questo? Finché non arriviamo anche tutti noi a questa semplicità, con cui anche tutte le cose che sappiamo dobbiamo semplicemente porgerle dicendo Signore aiutami a capire bene, perché quando si parla di cielo o mi fai capire tu o non capisco. Allora è proprio Gesù che spiega. Perché lo stupore di Nicodemo e di tutti noi, davanti all'irrompere del regno di Dio nella nostra storia, ha a che fare proprio con la nostra vita e la nostra morte. E ce lo dice perché non ne abbiamo paura. Non c'è da aver paura. Proprio come il vento soffia dove vuole, ne senti la voce, ma non l'hai creato tu, non sai da dove viene, né dove va, così è di chiunque è nato dallo Spirito. Lo Spirito Santo, il modo con cui entra nella nostra vita e poi ci porta a fare tanti tipi di scelte. Una vita che tu pensavi andasse in un modo è andata da tutt'altra parte. Alla fine dici grazie, va bene. Cioè senti che c'è una regia nel mondo alla quale tu puoi resistere e quindi giochi sempre in difesa, non si vince. Una vita vissuta in difesa non va da molte parti. Sta soltanto a leccarsi le ferite per i colpi presi. Invece lo Spirito ti porta, ti conduce, ti guida, ti dà di interpretare le cose a partire da quello che gli è proprio, cioè l'amore con cui ama. È un soffio che viene da Dio. E il modo con cui riempie la tua vita te ne renderai conto man mano che la vivi, man mano che ti apri. Ed è una bella immagine, tante volte anche i nostri papi l'hanno utilizzata, di come possiamo spiegare le vele al soffio dello Spirito e dove ci porterà. Ci porta a Lui. Oggi alla incertezza non solo di Nicodemo ma anche nostra, come può accadere questo? Io non lo so, come succede? È un mistero d'amore al quale tu ti apri. Per questo abbiamo una grande fiducia. Il culmine ci porta misteriosamente, Gesù, in questo discorso: vi ho parlato delle cose della terra e non capite. Cosa capite se vi parlo di quelle del cielo? Allora ve ne dico una che quando si compirà la capirete. Che riprende un testo del libro dei numeri, quando c'erano quei serpenti brucianti che mordevano la gente e moriva, allora pregano, Mosè dice, sì, è vero, è così, perché abbiamo parlato male contro Dio e contro di te. Chiedi al Signore che ci salvi da questi serpenti. E la risposta che Dio darà a Mosè alla sua preghiera dice, bene, fai un serpento di bronzo, mettilo in alto, un po' come c'è su questa croce. Chi guarderà lì sarà salvato. Cioè, non è che elimina i serpenti, perché continuano ad esserci. Cioè, la possibilità che la nostra vita semplicemente la dissipiamo in tanti modi è sempre possibile, ma se vivendola abbiamo lo sguardo ai vari morsi che la vita ci dà, abbiamo lo sguardo a chi è stato appeso sul legno, perché poi lo dice esplicitamente, bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Cioè che nel percorso di questa vita in cui sperimentiamo tutte le nostre fragilità guardando all'amore con cui siamo amati, non per meriti, anzi, il figlio dell'uomo è finito sulla croce perché qualcuno ce l'ha messo. E forse in tanti modi possiamo continuare a eliminare Dio dalla nostra vita, ma se anziché guardare a noi stessi impariamo a guardare all'amore con cui siamo amati sentiamo che proprio lì, anche nelle nostre ferite, siamo visitati. Oggi lo vogliamo non soltanto credere in teoria, ma credere concretamente, proprio perché anche Luigi il suo cammino di fede l'ha vissuto fino alla fine. E attraversando anche le tante tappe della vita e delle sue ferite non ha smesso, anzi, si è radicato, si è fortificato. Allora anche noi vogliamo continuare a tenere lo sguardo così alto sull'amore con cui siamo amati e quindi siamo salvati. E questa fede ha una certezza che man mano che l'amore con cui siamo amati diventa il nostro stile di vita, il Cielo, lo anticipiamo già qui sulla Terra, l'amore è il luogo più luminoso con cui continuare a percorrere i nostri passi.
-
156
C’è un buio che non è assenza di Dio, anzi se avremo un cuore docile scende a prenderci per andare insieme oltre. Lunedì 13-4-26 2P
L'accostamento che abbiamo anche tra le letture è molto stimolante oggi, una preghiera nello Spirito che termina con questo terremoto, con questa presenza di Dio libera e questo discorso tra (Gesù e) Nicodemo, che è un personaggio molto particolare, compare altre volte qui nel Vangelo, ma questa è la prima volta. Va da Gesù di notte e probabilmente la notte non era un fatto delle ore del giorno, era una notte che aveva dentro. Si rende conto che questo Maestro, questo Rabbi, dice delle cose, anzi dice ne abbiamo anche parlato tra di noi, è chiaro che quello che tu fai c'entra Dio, però è nella notte, cioè è in un buio tale dentro di sé che non capisce, non sa come capire. È una questione fondamentale per la vita cristiana di tutti i tempi, perché mi sembra di poter dire anche oggi in Italia dove diciamo che la percentuale dei battezzati è molto alta, ma non sembra, cioè non basta aver ricevuto il battesimo per poi vivere una vita a secondo il battesimo, secondo lo Spirito, se uno nasce d'acqua e da spirito dice Gesù non può entrare nel regno di Dio, ma noi siamo nati d'acqua e da spirito e com'è che non ce ne accorgiamo del regno di Dio? Perché non è soltanto un fatto, perdonatemi, meccanico o semplicemente tradizionale, cioè non basta buttare dell'acqua sulla testa, acqua benedetta per carità, un battesimo lecito. Forse nella stragrande maggioranza dei casi la vita di fede che è iniziata con quell'atto lì non è che corrisponde realmente alle intenzioni di quelli che l'hanno chiesto, che forse volevano una robettina tradizionale giusto per fare la festicciola, solo che hai chiamato in ballo Dio. Poi che cosa succede nella vita di questa persona, chi lo sa! Ma a quel dono che entra nella vita di quella persona, che forse rimane anche a lungo diciamo tra le cose del garage, quelle che non vai a prendere di solito, ce l'hai lì sai che c'è però… attenzione perché in realtà se c'è qualche cosa la potrebbe sempre agganciare ed è quello che Gesù cerca di far capire come la necessità del “nascere dall’alto”. Sì nascere dall'alto, continua a non capire Nicodemo ma anche noi forse spesso non capiamo che cosa significhi nascere dall'alto, cioè permettere allo Spirito che abbiamo ricevuto ed è presente nella nostra vita di dirci anche quello che in realtà noi non vorremmo né sentire né capire. Permetterglielo vuol dire anche fare come sta facendo Pietro nella prima lettura, cioè invocarlo in quel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, dobbiamo intraprendere un cammino però non sappiamo come fare allora gli diciamo guida, guida la mia vita, guida le mie scelte, guida, cioè non accontentarmi in quello che ti sto chiedendo: fai tu la strada, io ti seguo. Questo è un atto di fede che implica una grande umiltà, non solo il riconoscere che non sappiamo fino in fondo qual è la strada migliore, ma che tu me la puoi suggerire, sì, questo credo che sia la vera invocazione, guidami. È qualcosa che ritornerà spesso, lo vedremo negli Atti degli apostoli che leggeremo prolungatamente in questo tempo insieme a brani del Vangelo nei quali lo Spirito verrà anche a stanare le nostre indecisioni, le nostre preclusioni e forse anche le nostre fughe, quelle per cui in realtà io sto andando da un'altra parte Signore. Allora forse quello che all'inizio era buio nella docilità del cuore diventerà come luce, come dice il Salmo 139(138), per te le tenebre sono come luce e tu vedi bene anche nelle mie tenebre e mi dai anche la capacità di vedere nelle mie tenebre se avrò quel cuore docile che tu stai cercando di risvegliare.
-
155
La fede non è un’impresa individuale, accade dentro una relazione, dentro una comunità. Domenica 12-4-26 2Pasqua
Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri. Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: Io non credo. Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi sono stati scritti perché crediate voi, discepoli di tutti i tempi, voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome. Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto, ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il Signore sta facendo per tutti noi e per tutto il mondo una scelta diversa? Perché? Perché ci sta invitando a entrare nella beatitudine, come dice qui, perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Siamo noi questi. Noi non abbiamo visto, ma siamo figli di tante persone che nei secoli hanno fatto come noi, hanno ascoltato e hanno creduto. Allora, forse quella settimana io l'auguro un po' a tanta gente che, insomma, non si sta benissimo interiormente, però è un lavoro fondamentale per arrivare a riconoscere Gesù risorto. Non un'idea, non un concetto, non una bella morale, un insegnamento, ma quando si riduce la vita cristiana a un insegnamento, è come se tra marito e moglie uno dice, mi basta che tu mi scriva che mi vuoi bene, ogni tanto me lo leggo, però non mi toccare, non mi guardare, non avere a che fare con me, a me mi basta. E non basta, va vissuto, non è un insegnamento, è una relazione. Allora, se Gesù è tornato per Tommaso forse è proprio per guarire anche tutte le nostre incredulità, tutti i nostri dubbi. E forse per rimetterci tutti in missione, non soltanto quei dieci che erano lì, anche l'incredulo Tommaso e quindi anche tutti noi. Quale missione? Quella di pace. A tutti noi è stato affidato, in questo brevissimo brano tre volte Gesù dice pace a voi. Sapete che quando una cosa si ripete è perché? È perché ho nella sua persa la prima, la seconda o la terza, ci sei? E' importante, la ripeto tre volte. E la missione di pace che Gesù affida qual è? A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Qualche d'uno prende questo versetto e dice, vedi dove sta il sacramento della confessione? Giustificamelo, dove sta? Guarda, sta scritto qui. Sicuramente possiamo dire che anche questo potrebbe esserci, ma la tradizione della Chiesa credo sia anche molto più ricca. E credo che in questo versetto stia dando la missione della Chiesa, non soltanto quindi ai preti, ma alla Chiesa tutta. Perché anche di chi non è prete, ma non è capace di perdonare, voi potete dire, guarda un cristiano perfetto non perdona, però apposto. Sì? E' così? Secondo me no. Ma non secondo me Stefano, secondo me Gesù. Lui ci rimette proprio in questa missione, perché se non c'è il perdono, cioè non c'è l'atto d'amore, la vita cristiana sarà soltanto una specie di morale perbenista, ma manca di spina dorsale, non sta su. Se togliete il perdono, la vita cristiana non ha la spina dorsale, non sta su. E in questo sì, do un suggerimento: Perdonare non fa altro che rimetterti, chiunque tu sia, nella prospettiva del perdono che hai ricevuto, del mai dimenticare la Divina Misericordia per te. Se non ne facciamo soltanto una giornata all'anno della Divina Misericordia, ma dovrebbe essere tutti i giorni così, tutte le mattine quando ci alziamo. Se riparti dall'amore che sempre ti perdona, a prescindere, allora saprai perdonare anche tu. Se non hai presente questo, magari cercherai dei motivi di orgoglio, di vanto, di presunzione, perché io ho fatto io qua, io là, ma io chi sei? Se non sei un figlio amato, chi sei? E la seconda parte di quell'espressione non vuol dire, la riprendo, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Questa potrebbe essere intesa in un modo spietato. Fateci caso, ma allora uno rimane...vorrei semplicemente suggerire, ma spero che ognuno poi abbia voglia di meditarlo personalmente, tu non ti riesci a perdonare da solo, mai. Nessuno è capace di perdonarsi, solo in quanto tu sei perdonato ritrovi la pace. Allora, qui c'è proprio un invito ad essere ciascuno di noi mediatore dell'amore con cui Dio ci ama, segno del suo perdono. E perché ci sia questo segno, ciascuno di noi viva il perdono, lo chieda, lo accolga. E caso mai qualcuno pensasse, anche il Papa si va a confessare, non è che...povero Papa, va anche lui. Cioè, non ne facciamo un fatto formale, è un fatto di verità. Abbiamo però bisogno di scoprire di quanta misericordia il Signore ci vuole riempire, cioè di quanto è grande il suo amore per noi. Ma se non vogliamo farci caso, resteremo senza questa conoscenza, questa esperienza del perdono. E allora ce la dovremo giocare da soli, cioè te lo porti avanti tra te e te, ti farai dei discorsi. Allora, oggi vorrei semplicemente chiudere con questo. E' veramente un Signore misericordioso, veramente il suo amore non sta a contare né quante volte, né come, né perché. Ma il fatto che tu torni a Lui col desiderio di essere amato, lì riparte la vita nuova. E lì potrebbe ripartire anche per ciascuno di noi nei nostri rapporti, dove forse la parola perdono non è molto frequente. Eppure potrebbe essere veramente la fonte di una vita nuova, di una risurrezione, proprio imparando da Gesù.
-
154
Il battesimo dà senso al cammino, perché già ora vivi del dono che sarà pieno. Sabato di Pasqua 11-4-26
È per me una gioia particolare oggi fare i battesimi, perché siamo nella settimana di Pasqua, che vuol dire che abbiamo la comprensione di che cos'è il battesimo. Perché il battesimo ci immette direttamente nella vita di Gesù risorto, sapendo che abbiamo una tara, anche i più piccoli se va bene diventeranno molto adulti, a un certo punto si passa da questo mondo. La tara è che siamo qui di passaggio, che ci piaccia o no, però la possiamo vivere bene. Allora, il battesimo è il vedere verso il bene ciò che altrimenti penseremmo una fregatura. Il bene qual è? La vita che il Signore ci dà è una vita che si può contagiare. Infatti, vedete, i figli sono un contagio dell'amore tra i loro genitori, un contagio di vita, un dono di sé che ha creato vita. E siamo anche fortunati perché ci troviamo con un Vangelo che ci fa capire anche in che direzione stiamo andando. Stiamo parlando della risurrezione di Gesù e in questo ambito non è solo una riflessione, ma è una vita. Pensate, ci sono delle persone che incontrano Gesù risorto, ci sono dei testimoni, il Vangelo ce li mette lì, Maria Maddalena prima, poi questi due discepoli che sono probabilmente i discepoli che se ne tornavano a Emmaus, a casa loro, un po' delusi per il fatto che speravano che fosse lui a liberare Israele, invece è morto. Però dopo averlo riconosciuto risorto sono tornati anche loro a Gerusalemme. E man mano che lo dicevano, secondo voi la gente ci credeva o no? Niente, niente. Neanche i dodici (Undici!) avevano dei grandi dubbi, ma rimanevano interdetti. Eppure Gesù aveva parlato della sua risurrezione. Dice ma perché vi sto dicendo questo? Perché noi siamo qui, perché abbiamo nella nostra fede una certezza, o perlomeno sappiamo qual è la direzione anche se non siamo certissimi, cioè che come Cristo è risorto questo ci riguarda. Per cui questi quattro bimbi noi li stiamo unendo alla vita di Gesù, morto e risorto. Così che anche se sappiamo che la nostra eredità, quella che riceviamo dai nostri padri, dalle nostre madri, la nostra umanità passerà attraverso una morte fisica, però siamo già da ora partecipi della risurrezione di Gesù. Ma scusa, ma in soldoni: Che vuol dire? Non soltanto che crediamo nella vita eterna un giorno, crediamo nella vita eterna che passa dall'amore che mettiamo nella nostra vita ogni giorno. Un amore che ti porta a fare di te un dono. Allora, qual è la resistenza più grande? Lo dico anche perché c'è un messaggio particolare in questo ai genitori, padrini e madrine, per i loro figli. Cioè il centro, la questione fondamentale che ad un figlio servirà, qual è? Gesù dice andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Cioè con il tuo battesimo tu sei costituito testimone di una vita che non è una fregatura. Ci tengo a dirvela sta cosa. La vita non è una fregatura, cioè non è che è bello bello bello ma tanto alla fine rimani col cerino in mano. Avete presente, no? No no, altro che il cerino in mano. Noi siamo chiamati ad avere in mano una grande fiducia, che è proprio l'amore con cui il Signore si mette nelle nostre mani ed è quello che voi potrete trasmettere ai vostri figli. Proclamate il Vangelo vuol dire con la vostra vita siate testimoni dell'amore. Continuate ad essere voi stessi il dono che ricevete dal Signore, di un amore infinito. Se questo sarà, i vostri figli non vi diranno un giorno che mi hai messo a fare al mondo se sono tutte fregature? Pensateci un attimo, anche oggi, contesto mondiale, una situazione da panico, oppure? nella situazione che si sta vivendo oggi una grande speranza. La speranza che c'è un amore che vince anche tutti questi blocchi, questi limiti che ci vengono posti. Allora, mentre vedo che qualcuno dei bimbi già ha capito che ci si può abbandonare con fiducia, ho qui Eleonora davanti a me che si è placidamente addormentata, suggerisco a ciascuno di voi questo abbandono filiale e fiducioso nelle mani del padre e della madre. Questo possa essere motivo di un annuncio ancora più certo. Ti puoi abbandonare con fiducia perché l'amore con cui sei amato è vero e ci sarà sino alla fine.
-
153
Succede anche a te: momenti forti, incontri veri e poi torni alla solita vita. Come se niente fosse? Venerdì di Pasqua 10-4-26
Ma abbiamo bisogno di metterci in ascolto di questi testi pasquali per rendercene conto che forse nella vita tante volte non c'è spazio per il risorto. I discepoli li avevano già incontrati, avete sentito, era la terza volta che si manifestava. Eppure commettevano la stessa cosa, lo stesso errore. Facevano come se non ci fosse. E questa è la prima questione. Oggi, siamo nella settimana dell'Ottava di Pasqua, quante cose abbiamo fatto proprio vivendole davanti al Signore risorto? O quanto della nostra giornata l'abbiamo vissuta come se Lui non fosse mai risorto? Provate un attimino a pensarci. Perché lo possiamo mettere proprio come un dato, uno dei tanti dati della nostra vita, che però non ci cambia niente. Se i discepoli vanno a pescare tutta la notte, che vuol dire che affrontano un altro pezzo della loro vita, come se il Signore non fosse risorto, risultato della pesca, il significato di questo discorso, è zero. Eppure l'avevano incontrato il risorto, sì. Ma abbiamo sempre dei buoni motivi per metterlo da parte e fare noi. Ma Lui non si dà per vinto. Però ci interpella. Oggi, in quello che hai fatto oggi hai preso qualcosa? Niente, Signore. Fai così. Getta dalla parte destra. E lì c'è la pesca sovrabbondante. Tant'è che dal risultato, dalla parola, con il suo risultato, il discepolo amato, che è ancora vivente perché è in mezzo a noi il discepolo amato, è ognuno di noi che riparte dal fatto che è amato e non se è stato buono, bravo, capace, no. Per il semplice fatto che sei discepolo amato lo riconosci. Allora rimetterei in questo la nostra attenzione oggi. Anche perché quando poi si arriva tu vedi che Lui ha già preparato tutto. Cioè nella nostra vita le cose, quelle veramente essenziali, in realtà non le facciamo noi, ci sono già proposte, preparate. Dobbiamo semplicemente riconoscere, è il Signore. Allora, forse, come abbiamo ripetuto nel versetto del Salmo, a volte la pietra che i costruttori hanno scartato, forse i costruttori in quel momento siamo noi, bene, è stata ripresa, è costituita pietra d'angolo, cioè quella che fa reggere il tutto. Chiediamo al Signore che la Sua risurrezione non sia soltanto un dato conoscitivo, ma sia il nostro criterio e scelta profonda nelle questioni della nostra vita quotidiana.
-
152
La tua vita oggi cosa racconta: una fatica… o una risurrezione? Giovedì di Pasqua 9-4-26
Siamo testimoni? Mi sembra che Pietro e Giovanni lo siano subito. Gli Atti degli Apostoli pongono, come avete notato, una continuità rispetto al Vangelo di Luca e la conseguenza di questa ascesa al cielo del Risorto e la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli è che li pone come testimoni. Ma che vuol dire essere testimoni? C'è un processo in corso, c'è una storia che è il processo in corso, la nostra storia. Fate caso perché ciascuno di noi nella sua vita sta vivendo qualcosa che, potrei tradurre, ha interpretato la sua vita in un certo modo e sta testimoniando, dice, con la propria vita quello in cui crede. Si capisce? Uno crede di essere la sua professione e fa quello. Uno crede di essere il clone di qualcuno e imita quello che crede opportuno. Ma come Cristiani guardate la testimonianza di Pietro oggi. Dice, ma vi state meravigliando di questo (della guarigione del paralitico)? Bene. Ma Dio, quello che aveva già stretto l'alleanza con Abramo e Isacco… adesso nella persona di Gesù che voi avete consegnato, lui che era il Santo e il Giusto, ne dà a tutti testimonianza che l'ha costituito Signore Cristo. Come? Risuscitandolo dai morti. Allora, questa potrebbe sembrare semplicemente una riflessione, ma lo sta dicendo mentre quello che prima era paralitico si è rialzato, cioè è risorto anche lui, è risorto dal suo essere paralitico. Adesso salta, cammina, avete presente, di quest'uomo. Ma noi siamo risorti dai morti? Cioè la nostra vita testimonia di avere rapporto con questo Signore che è il Signore, il risorto e proprio per il legame che abbiamo con Lui, ci fa vivere da risorti? O ci stiamo soltanto appiattendo sulle situazioni, cercando di sbarcare il lunario, andare avanti giorno per giorno, accumulando le nostre lamentele quotidiane che non servono a niente, se non a togliere, fateci caso, togliere verità e vigore all'annuncio che il Cristo è risorto. Ogni volta che diamo più importanza a tutte le nostre lamentele rispetto al fatto che Lui è risorto e il nostro legame mi fa vivere da risorto, bene, stiamo facendo una scelta. Ci conceda oggi il Signore di renderci conto, non soltanto come concetto, ma come presenza di vita, come relazione con il Signore risorto che anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della sua vita e della comunione a cui ci sta chiamando.
-
151
La risurrezione non è solo qualcosa da credere: è uno sguardo nuovo da imparare. Mercoledì di Pasqua 8-4-26
Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi del cuore per vedere bene come stanno le cose. E uno dice questo non semplicemente per sé, perché adesso gli occhi sono già aperti in cielo. Il passaggio dalla terra al cielo ha questo vantaggio, che non vediamo più le cose secondo la cecità di questo momento. Ma si aprono gli occhi in cielo. Per questo l'annuncio della risurrezione serve proprio per aiutarci a entrare, già da adesso, cercare di lasciarci aiutare dal Signore in quello che ci dice, a guardare le cose alla luce della risurrezione. Perché se noi le guardiamo nella prospettiva della morte, come erano quei due discepoli, che cosa succede? Si allontanano dalla comunità, vanno via da Gerusalemme, si allontanano. E discutono tra di loro. E si raccontano le cose, ma con una prospettiva di morte. Io su questo veramente invito a riconsiderare qual è il centro della nostra fede. Perché finché non ascoltiamo il Signore che ha vinto la morte e ci dice che semplicemente la morte è il momento di un passaggio, non è la fine, è un momento di passaggio. È come dire prima stavi poco bene, adesso stai bene. Sì, vabbè, ci credi? Sì, ci credo. Allora, questo è un passaggio, ma guardiamo come per noi che siamo in cammino adesso sia un passaggio possibile, perché Gesù si fa compagno di viaggio, come sempre, non riconosciuto. Anche su questo io spererei che tanti momenti della nostra vita abbiamo il coraggio di fermarsi e riconsiderare come in certi momenti, in alcuni passaggi della nostra vita, in un qualche modo il Signore si è fatto vicino e ci ha consolato, ci ha parlato. Come a questi discepoli. Non è che li tratta dolcemente, non gli fa due carezzine. Dice che sono stolti e lenti di cuore nel credere alla parola dei profeti, insomma, non è un complimento questo. Poi gli dice ma non era scritto così nei profeti, nelle scritture, Non si diceva che il Cristo doveva patire per entrare nella sua gloria? Vuol dire che se è successo a lui, nella persona di Gesù, poi di conseguenza sarà anche il nostro cammino, di tutti noi. Allora questi riconoscono poi Gesù nello spezzare il pane e dicono quello che spererei ciascuno di noi sperimentasse: cioè, mentre il Signore ci parla, le Scritture sono Dio che ci parla, allora, mentre ci parla il cuore, attese, speranze, fatiche, tribolazioni, ma il nostro cuore, ciò che sentiamo veramente, inizia a scaldarsi, ad ardere. Che vuol dire che il nostro desiderio non è semplicemente, ma speriamo di cavarcela, rimandiamo le nostre fatiche, no, la prospettiva è una comunione con il Signore che entra nella nostra vita e ci illumina, ci fa vedere le cose in un modo diverso. È come dire, se una persona la ami, desideri il suo bene, non desideri il tuo bene, il suo star bene sarà per te bene. Allora, vedere che questa persona adesso è nella gioia, nella luce, nella pace, tu dici, allora sono contento. E questa è la prospettiva. Ma vorrei dirvelo con un'ulteriore cosa che il Vangelo ci sottolinea, che dopo aver riconosciuto Gesù, non è che si brindano, prendono una coppa di champagne, e dicono, adesso allora siamo a posto. Corrono verso Gerusalemme, perché la vita cristiana è sempre un cammino, dove stiamo andando? Allora, loro ritornano sui loro passi, ritornano verso la chiesa, la comunione, la comunità, ritornano a dire, abbiamo visto il Signore. Allora, se così sarà un po' il sentire della nostra vita, un riconoscere come il Signore si prende cura di noi. L'amore con cui ci ama è un amore che non ci scarica, anzi, Lui si fa carico di noi. È quello che diciamo anche nella liturgia. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. In realtà lo toglie perché lo prende di sé. Allora, accettiamo che si faccia carico della nostra vita, ci prenda un po' come il buon pastore quando ha perso la pecorella e l'ha ritrovata. Se la carica sulle spalle, la riporta. Si fa carico. Credo che questo possa essere per noi motivo di grande pace, sapere che anche gli esiti di tante tribolazioni nella vita e di tante fatiche non vanno in vano, non ti consumano per il nulla. Ma se veramente ci mettiamo alla scuola del Signore, impariamo anche a fare semplici atti d'amore in ogni situazione che non fanno altro che manifestare cosa ci dice il Vangelo. Amarci come lui ci ha amati. E così troviamo luce e pace perché dalla risurrezione del Signore venga anche a noi la vita nuova.
-
150
Vivere il Battesimo: la conversione nelle scelte quotidiane Martedì di Pasqua 7-4-26
Una grande forza oggi possiamo trovare nelle parole ascoltate, soprattutto mi fa veramente specie come sia nel Vangelo che nella Prima Lettura, negli Atti degli Apostoli, che ci accompagneranno tutto il tempo della Pasqua, c'è un invito alla conversione. Dice no, ma nel Vangelo non c'è un invito alla conversione. Sì, sì, si dice che due volte al parlare di quest'uomo a Maria lei si convertì, si voltò, ma letteralmente dice che si convertì. Per riconoscere il Signore risorto abbiamo soltanto la strada della conversione, ma non è un fatto intellettuale, sì, no, ho capito che c'è il Signore risorto, no, la conversione della vita. Non possiamo pensare di fare quello che ci pare e di vivere da risorti, non funziona, proprio non funziona, anzi andiamo in una contraddizione così forte che sentiamo, ci rendiamo conto e tante volte ci viene anche la rabbia, perché la contraddizione della vita con il Vangelo ci mette in una situazione di grande inquietudine. Allora, la gente alle parole di Pietro chiede che cosa dobbiamo fare fratelli e l'invito è a cambiare vita, il battesimo, ma sostanzialmente vivere il battesimo, non soltanto ricevere, è vivere il battesimo che si è ricevuto, per cui ci si renderebbe conto, se volete su questo si può anche ulteriormente approfondire, ma che vivere il battesimo ha a che fare non soltanto con la vita di preghiera, nel senso di relazione con il Signore, la partecipazione alla liturgia, ma ha a che fare con le scelte quotidiane. Sentite la forza di queste parole di Pietro, salvatevi da questa generazione perversa. Perversa è il contrario di convertita, la perversione è essersi girata da un'altra parte. Allora, bisogna stare attentissimi, ma non a vivere nell'inquietudine, attentissimi a dire ma io nel rapporto con il Signore adesso che sto facendo, la mia vita da risorto in che cosa consiste oggi? Perché se non consiste niente già avete una risposta, no? D'altro canto è così il riferimento al Vangelo perché Maria, Santa Maria Maddalena adesso, in quel momento non era Santa, cioè non so se avete notato ma pensava di gestire, lei non si staccava dall'idea del suo Signore che voleva stare lì, almeno il corpo, per cui il fatto della resurrezione non c'è. Allora, alle parole di Gesù per due volte si dice che si volta verso di Lui, ma quando si volta le parole di Gesù, il famoso “Noli me tangere”, avete presente, è tradotto non mi trattenere perché si vede che voleva, ma non lo prendi più così Gesù, c'è un modo nuovo, la vita da risorti è diversa e Gesù risorto è per la relazione con il Padre, è uno stare con noi in un modo diverso. Allora su questo bisogna un po' mettersi in gioco perché il modo diverso di stare con Gesù per Maria Maddalena è andare sulle parole di Gesù: va dai miei fratelli e di loro, salgo il Padre mio e il Padre vostro, Dio mio e Dio vostro, ha una missione sulla parola di Gesù. Se volete, questo ci riguarda. Che parola di Gesù sto custodendo nel cuore e sto vivendo? Va chiesto, ciascuno a se stesso se lo deve chiedere, perché altrimenti a volte diciamo delle preghiere, una specie di ruzzola di parole, però poi faccio la mia vita, faccio i fatti miei. Non entro nella missione alla quale sento che il Signore mi ha chiamato per il sacramento che ho ricevuto, per il mio essere testimone del suo amore. Cosa sto vivendo? Su questo vi inviterei a trovare il tempo di fermarvi, di riflettere e di provare a rispondere.
-
149
Della Risurrezione c’è chi “gestisce” la verità per convenienza e chi si lascia trasformare da essa. Tu con chi stai? 6-4-26 Lunedì Pasqua
C'è un aspetto che mi piacerebbe considerare oggi, perché la Resurrezione passa attraverso una consegna che Dio ha fatto a noi del suo Figlio: lo ha consegnato all'umanità. Ma guardate che cosa dice Pietro nel discorso degli Atti degli Apostoli, perché dice che c'era un disegno prestabilito secondo il quale Dio consegnò nella sua prescienza, vuol dire che aveva già prestabilito di fare questa consegna, di suo Figlio all'umanità, e dice: cosa ne ha fatto l'umanità? L'ha tolto di mezzo, l'ha ucciso per mano di pagani, ma dice voi l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Qui mi vorrei fermare un momento, perché anche dell'annuncio cristiano di cui la Chiesa vive, che cosa ne stiamo facendo? Perché potremmo tornare a ucciderlo quanto a noi, cioè eliminarlo. C'è un disegno prestabilito da Dio che l'umanità si salvi attraverso il dono del suo Figlio. Lo era allora, lo è oggi. E questa consegna però implica una nostra responsabilità, ci è consegnato. Vorrei che ciascuno facesse un attimo mente locale su come il fatto della risurrezione che ti è consegnato ti sta cambiando la vita. Cioè ti basta sapere che Gesù è risorto, però poi la vita è un'altra cosa, oppure quel fatto ti cambia la vita? Perché, così arrivo velocemente al Vangelo, perché guardate la consegna stupefacente, e uno potrebbe pensare inefficiente che Gesù fa del fatto della sua risurrezione. Poteva scegliere persone autorevoli, i capi, i sommi sacerdoti, invece chi sceglie? Persone che socialmente non contavano nulla, le donne. Poi uno pensa anche le donne che seguivano lui, cioè gente totalmente di parte. Ma che cosa c'è in questa consegna? C'è un amore totale, perché c'era un desiderio grande della presenza del Signore Gesù nella loro vita, quindi o ha scelto di drogare il mercato in questo modo, vado dalle persone che mi aspettano, l'idea è che Lui è risorto perché è risorto nel cuore delle donne, è risorto nei desideri. Allora uno potrebbe pensare sì, vabbè, se la sono raccontata! però guardate la bellezza di questa consegna, che appunto sembra inefficace perché dall'altra parte c'è chi invece è pronto a tirare fuori i soldi per gestire le cose. Sembra inefficace, ma fa parte di quella piccolezza che Gesù ha scelto fin dall'inizio, cioè non un'evidenza schiacciante, ma una verità incontenibile. Una cosa piccola come un granello di senape, come un chicco di grano caduto in terra che se non muore rimane solo, ma se muore porta molto frutto e il frutto lo porta nella vita di chi è disponibile, tant'è che le guardie pur avendo visto prendono i soldi e se ne vanno. Le donne che si vedono addirittura correre incontro il Risorto non fanno altro che adorarlo. E questa era la seconda cosa che volevo dire: a noi, il fatto della resurrezione che cosa comporta? Cioè, vogliamo semplicemente usare e gestire questo riguardo alle scelte che abbiamo già fatte? Oppure siamo pronti a rivedere, a ripensare, a partire da questa relazione con Gesù vivo la nostra vita, perché da questo deriverà il resto? Vedete, c'è sempre chi è pronto ad accomodare le situazioni, oppure anche nelle situazioni apparentemente accomodate secondo il potere di chi sceglie c'è sempre un fermento incontenibile. Ed è bello che parta da chi effettivamente non ha nessun potere, le donne, ma queste donne di fede che incontrano il risorto riescono a mettere in moto un grande risveglio, una grande resurrezione di tutti i discepoli di Gesù fino ad oggi. Quindi questa potrebbe essere anche un'occasione per ciascuno di noi, a me che è affidato il fatto della resurrezione, che cosa cambia e come sono pronto a impastarlo nella società, nelle situazioni in cui sto vivendo?
-
148
Dio ci lascia liberi davanti alla risurrezione: puoi vivere come se non fosse mai accaduta o lasciare che cambi tutto. Pasqua 5-4-26
Abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli, nella prima lettura: Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea dopo il battesimo predicato da Giovanni? Questa è una bella domanda: ma lo sapete, lo sappiamo che cosa è successo? Perché per lo più mi sembra che la nostra fatica grande nel vivere la vita quotidiana, sia nel distaccare come se fosse un pensiero che esista la resurrezione, un pensiero. Tu ce l'hai, io non ce l'ho, invece l'importanza che dà Pietro a questo fatto che è accaduto è che è una situazione nella quale o ti accorgi o vivi in questa grande inconsapevolezza che rischia di creare una voragine nella vita che risucchia tutto. Avete presente le voragini, vero? Abbiamo appena vissuto la settimana santa e il fatto veramente impressionante è che da una grande esaltazione di questo uomo che faceva un po' il taumaturgo, cioè arrivavano con tanti tipi di problemi e dopo se ne andavano a posto, risanati. Pensare che nel giro di un attimo, neanche ci fosse stato Whatsapp a quei tempi, tutto viene ribaltato, è partito un flash mob come dicono i giovani, un accordo, sono stati lì crocifiggilo, crocifiggilo e non se ne è capito più niente. Avete presente quando c'è una ruzzola un po' strana, ti inizia a girare tutto storto e sembra che sia inesorabile, vada a finire male, punto, non c'è nient'altro da dire. E guardate, il cammino che il Vangelo fa fare non soltanto ai discepoli di allora ma ai discepoli di tutti i tempi è rileggere tutta la storia alla luce di questo fatto. Perché non è indifferente che il Cristo sia risorto con la sua vera carne, col suo corpo, non è indifferente che quel sepolcro fosse vuoto. Tant'è che se qualcuno questa notte è andato alla veglia o ha letto le letture della veglia, visto che il Vangelo di Matteo lo metteva proprio in evidenza, che i farisei, i capi avevano detto: sigilliamo bene la porta, mettiamo la guardia, casomai lo rubano e poi parte una diceria che chi li ferma più questi. Non c'è mai questa morte che sigilla, a meno che quella morte non la scelga tu. Ci tengo a dire questo perché per molte persone non si salta fuori dal venerdì santo. Tutta la vita si ferma al venerdì santo, cioè alla passione e morte, come se fosse l'ultima parola. Ma mi verrebbe quasi di invitarvi oggi, registrate un audio, fatevi qualche foto, ricordatevi di che cosa sta succedendo, mettetelo in una memoria positiva da recuperare costantemente. Perché quello che adesso sapete non vada a finire nei pensieri di quel momento o al massimo in una nostalgia. Ti ricordi quando…? Perché se era vero allora non è vero anche oggi? Se Cristo è veramente risorto duemila anni fa, non continua ad essere il risorto, il vivente oggi? E questo alla tua vita che cosa dice? Perché l'amore con cui il Signore ha dato la sua vita non è sottoposto a condizione di morte adesso a meno che tu non lo scelga, tu non lo voglia. In questo vi pregherei, cercate un momento oggi, sono sicuro che ci saranno dei pranzi di ore oggi e dei pomeriggi spensierati finché uno si stanca di essersi riposato troppo, è già stanco. Ma cercate nella giornata almeno dieci minuti in cui fare proprio questa scelta di intesa. Signore, attualizziamo la Pasqua nella mia vita adesso. Dimmi Signore, dove ho messo una pietra così grossa come quella messa davanti al sepolcro che sembra dire da qui non esce niente di vivo? In che situazione ho chiuso la mia vita come fosse morta? Perché se tu ci sei e sei risorto chiami anche me a vivere una vita nuova, a risorgere con te. C'è quell'espressione che usa, l'abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Fratelli, se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! C'è una parte che è morta, ma per la comunione che noi abbiamo con Lui c'è anche la risurrezione. Ma a meno che tu dica di no. Pensate questa cosa. Il Signore ci lascia liberi di continuare a pensarci per la morte. Ci lascia liberi. Il fatto della risurrezione è opinabile. Uno può dire: sì è risorto, ma sai io no. Perché? Perché tu no? Perché la risurrezione non tocca la tua vita? Per dire che ci lascia sempre una responsabilità personale. Mi verrebbe quasi da dire quello che succederà l'ultimo giorno della nostra vita. Io non lo so, il Signore lo sa. Ma nel frattempo che vuoi fare? Vuoi stare nella morte? Vuoi stare sulla croce senza speranza? Oggi è il segno che non c'è croce senza risurrezione. Non c'è negazione se non davanti ad un fatto che tu dici no, non lo voglio. Però a un certo punto questo fatto accade. È accaduto e accadrà. E ci interpella. Mi piacerebbe che ciascuno sentisse in quei dieci minuti oggi, ma nel corso della sua vita, crescere dentro il proprio cuore la voce che nello spirito il Signore ci continua a dire: tu con me. Tu con me. Questa è la comunione, questa è la vita nuova per essere già da questo tempo, dalla nostra quotidianità, dei figli e dei fratelli risorti con Cristo e con Lui in cammino nel regno che si è fatto vicino a noi.
-
147
Non serve una luce esagerata, basta una candela, una fede piccola, ma accesa. Veglia di Pasqua 4-4-26
Ha qualcosa di stoico questa notte per qualcuno, perché già solo resistere al sonno sembra un vero combattimento, ma vorrei provare almeno a cogliere un aspetto dopo questa lunghissima liturgia della parola. Qualcuno si sarà detto, ma chi me l'ha fatta fare stasera? Eppure quando ci immergiamo, siamo battezzati, perché questo vuol dire battesimo, immersione, e starci dentro completamente nella vita cristiana, la parola è quella luce che non ti abbaglia, cioè non ti impedisce di vedere, ma ti permette di vedere. Come ricorda un salmo, lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. E poi c'è un giuramento: ho giurato e lo confermo di custodire i tuoi precetti di giustizia, cioè adesso che vedo come camminare, beh, adesso voglio camminare così. Quindi proverei attraverso questa luce a cogliere almeno un aspetto delle tante cose che abbiamo ascoltato, perché forse qualche d'uno ci avrà pensato, ma questo Dio e questo popolo, trionfatori che distruggono gli altri popoli, ma sono veramente quel Dio in cui credo io? Perché, diciamocelo serenamente, alla luce anche dei fatti che stanno accadendo adesso, uno potrebbe anche dire ma quasi quasi sto con gli egiziani, un po' come un tempo quando c'erano i cowboy e gli indiani, io voglio fare il tifo per gli indiani ogni tanto… Cioè, per questo vorrei uscire da questa metafora perché ci sta stretta, e perché nella verità anche di quello che abbiamo appena vissuto nella Settimana Santa e nel Triduo, il modo con cui Gesù vince è un altro. Gesù non umilia. Il modo con cui il Signore vince rimane quello della mitezza. Guardate, ancora oggi noi possiamo anche scegliere di non credere. Se fosse un Dio che si impone sarebbe impossibile, sarebbe così evidente che tu non potresti scegliere di credere o non credere perché è evidente che è così. Invece guardate che ancora oggi, anzi ancora di più oggi, la scelta di fede non è semplice perché sembra contro ogni evidenza, l'evidenza è che la prepotenza vince, non la mitezza. Quindi anche il modo della resurrezione di Gesù che è discreto sì, per quelli che sono lì, il Vangelo di Matteo abbiamo appena ascoltato questa pietra rotolata via, le guardie come morte e Gesù che era morto è come vivo. Spero che si capisca la contrapposizione. Cioè chi è morto è vivo e chi è vivo è morto, non si capisce? No, no, si capisce perché qual è la prospettiva? La prospettiva nella quale il Vangelo ci sta mettendo è che c'è un ribaltamento delle cose che ci sembrano ovvie. Il Vangelo ci dà una luce in cui anche in una notte così, mentre suonavano le campane del Gloria (molto rumorose), c'era tranquillamente qualcuno che dormiva, perché c'è un sonno (di pace) che è invincibile. Cioè non c'è rumore o clamore che lo possa svegliare. Ma proviamo a vedere se c’è anche una vigilanza interiore che è capace di saper stare svegli quando tutto ti dice dormi, cioè non ci pensare, tanto non puoi farci niente, tanto soccombi. C'è una sfiducia che ti mangia la carne, ti mangia i giorni, il futuro, ti mangia la speranza, dall'altra invece c'è un germoglio di bene che è fragilissimo e piccolissimo e che tiene la tua attenzione lì perché sai che è fedele. E forse questo potrebbe essere quello spunto di cui abbiamo bisogno perché anche in mezzo ad un mondo che fa guerra a tutti i livelli, politico, economico, sociale, dove sembra che sia meglio disperare così non hai niente da perdere, invece a noi basta la luce di una candela, cioè la fede, accesa a quel cero pasquale, cioè a Cristo risorto, per dire con questa fede possiamo attraversare anche questo tempo di prova, di scoraggiamento, di insicurezza, perché abbiamo una certezza che il modo con cui il Signore risorto continua ad essere presente nel mondo non è quello della prepotenza, sarà sempre quello della benevolenza, di un amore che volendo bene sa far crescere bene. Quindi senza quasi rumore come fosse un fiorellino continua a crescere perché anche il nostro domani sappia guardare con fiducia a quel fiorellino dicendo ancora una volta spunta e vince. Di questo in ogni alleluia che accompagnerà questo tempo pasquale chiediamo al Signore di rinnovare la nostra fiducia e la nostra speranza.
-
146
La mitezza non perde. Disarma. 3-4-26 venerdì Santo
Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande che è passato attraverso i cedi, Gesù figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Così iniziava la lettera agli Ebrei, il piccolo brano che abbiamo ascoltato. Abbiamo un sommo sacerdote grande, ma dopo aver ascoltato la Passione, questi due capitoli del Vangelo di Giovanni che, come tante cose, sì, li conosciamo, però quando ascolti così in modo consecutivo il racconto della Passione, delle domande vengono: perché Gesù ha affrontato così la Passione? Perché si è lasciato così maltrattare? Vedete come la tradizione ha accostato a questo brano del Vangelo e alla lettera agli Ebrei il quarto canto del Servo di Yaveh, un testo di Isaia, quello della prima lettura, che soprattutto nei primi anni della vita della Chiesa era uno dei testi più letti, più conosciuti, lo sapevano a memoria questo cantico. E riconoscevano in questo uomo mite, mansueto, il Cristo nella sua Passione e morte. Perché non ha fatto niente? Perché non ha reagito? Ci viene da reagire per cose molto più piccole. Pensate a quante volte andiamo in escandescenze per cose che non hanno senso e perdiamo il controllo, ci arrabbiamo, scancheriamo. Perché Gesù non l'ha fatto? Non è la facile soluzione, sai, lui è il figlio di Dio, io no. No, dobbiamo andare un po' in più in profondità. La mansuetudine con cui Gesù ha vissuto la sua Passione fa parte di questo essere il vero Sommo Sacerdote di un popolo che è chiamato a fare lo stesso, di tutti noi. Per questo non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze, le ha vissute tutte. Permettetemi, qui troviamo l'argomento che ci aiuta a superare tutte le nostre scuse di rabbia, ira, maldicenza, qui si dovrebbero fermare tutte. Il nostro essere polemici è una parola greca, la traduco in italiano, o la sapete? ma polemico è italiano? Sì, ma cosa significa? Che siamo dei battaglieri, polemos, battaglia, guerra. Noi ci facciamo guerra. Ma questo ci dovrebbe far venire un po' di mal di pancia, o almeno mal di stomaco, un pochettino. Cioè, perché releghiamo soltanto all'ambito chiesa e preghiera, o peggio, preghierina, il momento di avere rapporto con Gesù e non diventa il Cristo Signore che affronta la passione e la morte perché io sappia affrontare così la vita? Io possa affrontare così le vere difficoltà della vita! Allora le grida di Gesù, che la lettera agli ebrei dice, nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere, suppliche, conforti, grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui venne esaudito. Alt. Come venne esaudito? Gesù è stato esaudito? Non come vorremmo noi. Noi vogliamo essere esauditi nel senso, Signore, non farmi vivere questa prova. E invece Gesù viene esaudito perché vive con il Padre dentro la prova, perché anche noi impariamo a vivere dentro la prova e a risultare vincitori. E come? Con la mitezza, con la mansuetudine, con la benevolenza, perché questa è possibile, questa sembra la vera arma vincente disarmata e disarmante. Dice, no, ma l'hanno ucciso. Riesce a spegnere come quell'uomo che gli ha dato uno schiaffo la violenza. Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male? Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti? (Cfr. Gv 18,23). Allora vorrei con voi oggi provare a mettermi così in questa stazione, cioè in questo momento di stasi, di ferma, di silenzio per riguardare come sto vivendo la mia vita? Ha qualcosa a che fare con quello che Gesù ha detto e fatto e continua a proporci come stile di vita? Oppure ho altri insegnamenti più importanti. Tu sei violento con me, allora aspetta che io sono un po' più violento così ti faccio stare buono. Abbiamo un vero esempio di amore e di signoria, la signoria a cui siamo chiamati a partecipare. Oggi accogliamo questo invito, proviamo a calarlo nelle situazioni che stiamo vivendo e aiutiamoci a dare la risposta, la vera risposta cristiana, la mano che non offende ma si tende verso il fratello.
-
145
Vuoi cambiare il mondo? Lava i piedi a qualcuno, ama senza condizioni. 2-4-26 Giovedì Santo
Solennemente inizia il triduo pasquale, questi tre giorni che liturgicamente sono uno solo. Noi stiamo entrando nell'ora di Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre. L'ora di Gesù è l'ora che, da questo capitolo 13 di Giovanni fino alla fine sarà quest'ora qui che affronteremo, fino alla sua resurrezione sarà come un'unica ora. E forse in questo inizio solenne possiamo trovare proprio il centro di quello che Gesù, non soltanto sapeva, ma ha voluto trasmettere in modo che di generazione in generazione questo fosse il centro. E che cosa c'è al centro? C'è una lavanda dei piedi, che è qualcosa di fuori di testa. Perché? Lui si presenta e i discepoli lo riconoscono come il Signore e il Maestro. Allora capirete subito perché Pietro si ribella. Ed è una ribellione che Pietro ha contagiato più o meno a tutti gli uomini, sapete. La maggior parte di noi sente una certa ritrosia davanti a questo gesto di Gesù. Però, se non capiamo questo, non si capirà il resto. Quindi mi permetto di fermarmi su questo aspetto. Cos'è la lavanda dei piedi? Ma è un gesto dei servi. Appunto, Gesù è venuto per farci vedere chi è Dio. Dio si propone all'umanità come colui che lava i piedi. È lui. È colui che si mette nella condizione di essere servo dell'umanità. Ma come facciamo ad accettare un Dio così? Noi ci aspetteremmo. Anzi, spesso lo invochiamo in questo modo. Il Signore è onnipotente. Poi non capiamo perché non tira i pugni in testa a quelli che fanno le guerre in giro. Perché mi è sembrato di sentirlo proprio come preghiera, tante volte. Un'invocazione a Dio perché facesse morire qualche capo di Stato, insomma, eliminasse i violenti, facendo il più violento di tutti. Può essere il nostro Dio il più violento di tutti? No. E questo però ci spiazza. Allora Gesù indossa, si spoglia, depone le vesti. Dice che è proprio uno spogliarsi che anticipa quello che accadrà sulla croce. Si riveste di questo grembiale, se lo cinge attorno ai fianchi, versa l'acqua nel catino e lava i piedi. Sta facendo quello che Dio vuole fare e sempre farà, a tutti gli uomini per sempre. Non è un Dio che pretende, è un Dio che serve. Servo per amore. Ma Pietro resiste. Questa resistenza assomiglia un po' a quella che negli altri Vangeli forse ricorderete, quando Gesù inizia a parlare della sua passione Pietro se lo prende da parte e lo sgrida. Pietro sgrida Gesù dicendo Signore questo non ti accadrà mai. E' proprio arrabbiato. Allora Gesù con molto garbo gli dice vai dietro a me Satana. Non è che vada tanto leggero neanche negli altri Vangeli. E qui gli dice se non ti laverò non avrai parte con me. A questo a questo punto Pietro come forse tutti noi continua a non capire però dice beh allora fammi anche lo shampoo, lavami tutto. Il mio pensare, il mio agire. Lava tutto. E pensiamoci bene su questo aspetto perché non capiamo perché Gesù ci dice di fare certe cose. La maggior parte delle volte non capiamo. E' un po' come i bambini che non capiscono perché i genitori continuano a portarli a messa. Perché dicono vabbè perché devo andare anch’io, vacci tu! Più o meno però noi lo facciamo con più garbo facciamo gli adulti composti, paghiamo lo scotto il meno possibile. Ma cos'è questo lavare i piedi però perché dobbiamo passare attraverso questo gesto di Gesù? è un gesto che faremo anche tra poco che dice non soltanto chi è lui, ma chi è Dio. E continua a dire all'umanità che Dio è onnipotente proprio perché ama senza fermarsi. Allora è bello sentire che queste parole si accostano a quelle di Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura e che poi ritroveremo al momento della consacrazione. Che questo è il suo corpo e il suo sangue. Perché e questo è l'unico mistero è di un Dio che continua a mettersi nella condizione di accessibilità. E' accessibile come un pezzo di pane intinto in un calice ed è per la nostra salvezza. Cioè non ti salvi da solo stai tranquillo. Ti stai sforzando? Non ti sforzare. Guarda piuttosto l'amore con cui sei amato. Cerca di considerare che quell'amore è quello che può aiutarti a vedere le cose in un modo totalmente diverso. Come dirà poi dopo Gesù ai discepoli: Capite quello che ho fatto per voi? dopo che ha lavato i piedi e riprende le vesti. Vi ho dato l'esempio perché facciate così anche voi gli uni agli altri. Guardate qui c'è tutta la vita cristiana in queste parole. Tutta. Mi piacerebbe che ciascuno questa sera riconsiderasse anche il momento di preghiera successivo all'Eucarestia. Ci sarà anche un momento di adorazione se qualcuno lo vorrà. Ma si fermasse a considerare come se nella vita non impara da questo gesto di Gesù a fare della propria vita un dono d'amore e quindi a essere disposto disponibile al perdono, non riuscirà a vivere una vita insieme ad altri. Senza perdono gli altri sono un problema, un peso, un carico. E guardate non soltanto quando crescono, cioè quando i problemi diventano sempre più grandi, nel momento in cui non ti accorgi che solo nell'amore l'altro lo rispetti per quello che è, solo nell'amore, altrimenti anche se non litighi l'altro ce l'hai lì perché? Perché ne hai bisogno tu, perché lo vuoi tu. Si potrebbe dire in un altro modo, un termine unico per egoismo. Per egoismo capite che l'amore non funziona. Allora proprio dal gesto di Gesù possiamo invece cogliere come il dono che ci fa di sé: Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. Dall'amore con cui siamo accolti anche oggi facciamo anche noi storia di salvezza perché sinché non saremo disposti ad amare e quindi ad accogliere e perdonare nelle varie situazioni della vita, se questa parte manca forse siamo cristiani nella camicia, siamo cristiani di etichetta, ma non lo siamo nel cuore, cioè non diamo spazio a Cristo nel nostro cuore, perché amare e perdonare non è frutto di una tua abilità, è frutto dell'amore con cui sei amato. Si vede che non ti stai sentendo amato da Cristo. Solo chi si sente come Giuda che era lì a lasciarsi lavare i piedi, come Pietro che era lì a lasciarsi lavare i piedi e gli altri dieci che nel momento della prova che fine fanno scompaiono tutti, tutti quanti. Gesù è colui che ha lavato i piedi a tutti e continua a farlo. Consideriamo questo dono che sinché non lo metteremo in pratica vuol dire che non lo stiamo accogliendo. Così ho suggerito anche qualche materia di confessione per i prossimi giorni se qualcuno per esempio non ci avesse pensato. Chiediamo quindi al Signore grazia perché anche oggi l'amore con cui ci sta amando diventi per noi una sorgente viva, capace di accogliere, amare e perdonare come lui fa a noi.
-
144
-
143
Cosa fai quando qualcuno non capisce il tuo amore, chiudi? Gesù continua ad amare, se vuoi con te. Martedì santo 31-3-26
Martedì Santo è una giornata all'insegna dell'incomprensione e del tradimento. Il Vangelo è caratterizzato da questa presenza di Gesù profondamente turbato. Avvisa: uno di voi mi tradirà. Uno, ma il tradimento quello più totale è quello di Giuda, totale nel senso di una consegna esplicita. Gli altri hanno un altro tipo di tradimento, perché le parole di Gesù a Pietro sono chiare. Quando Pietro dichiara che è pronto a dare la propria vita, Gesù replica che non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte. C'è un rinnegare, un tradire, un non capire che continua e crea turbamento nell'umanità di Gesù. Come lo crea alla nostra umanità sentire che gli altri non comprendono, non capiscono l'amore con cui viviamo, con cui doniamo la vita, con cui siamo qualcuno che non comprende il tuo amore. Cosa fai? Smetti di amare? e invece Gesù glorifica il Padre dando la vita. Questo passo del Martedì Santo ci aiuti ad avere una comprensione più profonda di come l'amore non è semplicemente un corrispondere l'amore dell'altro, è un attingere all'amore fedele di Dio per cui sai continuare ad amare anche quando l'altro tradisce, non capisce o rinnega.
-
142
Per rivedere le nostre idee su cosa significa “fare bene”, il Vangelo non loda chi calcola, ma chi ama senza misura. Lunedì santo 30-03-26
Oggi abbiamo la bellezza di come la liturgia ci faccia entrare anche in un conto alla rovescia. Avete notato nel Vangelo: sei giorni prima della Pasqua. È un conto alla rovescia. Di solito il conto alla rovescia si fa perché c'è un evento che diventa il centro. E questo brano del Vangelo fa parte di quel centro. Provo a spiegarmi. Il dire “ meno 6” di quel giorno lì continua ad essere elemento essenziale della Pasqua. Cioè a farne parte, per dirlo in un modo diverso, se vivi questo stai anticipando la Pasqua. Ma che cos'è sta cosa così importante? La preparazione alla Pasqua di Gesù diventa preparazione alla Pasqua nostra, della nostra vita. La Chiesa ogni volta che celebra la Pasqua di Gesù celebra la propria Pasqua. Chiamata a vivere un passaggio trasformante. E si vede subito come c'è una spaccatura tra chi di questa Pasqua fa il motivo e il senso della propria vita, e qui vediamo evidentemente Maria, la sorella di Lazzaro, che è pronta a mettere in gioco se stessa con i propri beni e la propria faccia. Dire che quest'olio costava circa 300 denari, cosa vuol dire? È lo stipendio di un anno circa, tanta roba. Un anno di lavoro, lì. E la propria faccia tutta la vita. Perché da quel momento in poi ti possono giudicare per quello che hai fatto. E mi sembra che di giudizi dilapidanti ce ne siano tanti in giro. Per cui forse possiamo capire di chi stiamo parlando. Ma la sua scelta è chiaro che parte proprio dal fatto che c'è un'attenzione decisa verso Gesù. Un servizio deciso verso Gesù, e verso la missione di Gesù di cui si fa lei stessa ministra. Tant'è che Gesù stesso ne dà anche un'interpretazione davanti all'altra parte che adesso vedremo. Perché lei fa un gesto vero, buono, genuino. Veramente, come dice il Cantico dei Cantici, profumo olezzante è il tuo nome. D'altronde chi ha sentito l'odore del nardo penso che capisca di che stiamo parlando. Perché ha un'intensità, quel profumo che... Ma questo è il tuo nome, dice il Cantico, che vuol dire che c'è la persona verso la quale si dedica la vita. Un amore di tutta la vita. Ma almeno vorrei dare una pennellata riguardo all'altra parte. Diciamo che Giuda Iscariota è la punta di diamante. Ma forse non era l'unico che è iniziato a pensare nel suo cuore che non andava fatto così. Non era giusto fare così. Poi Giovanni specifica che era ladro e prendeva quello che mettevano nella cassa. Ma è evidente. C'è un giudizio. Che cosa fa il giudizio dentro il cuore dell'uomo? Ruba. Guardate, se c'è un giudizio denigrante verso qualcuno, il tuo cuore verso questa persona è derubato. Il tuo cuore è depauperato. Perché nel momento in cui sente questo verso quella persona, la elimina. Guardate che è messo anche in un modo diverso, perché è lo stesso giudizio che hanno, e la fine del Vangelo lo fa vedere in un modo chiaro, i capi dei sacerdoti quando decidono di uccidere non solo Gesù ma anche Lazzaro. Perché molti credevano attraverso questa risurrezione, questa vita nuova di Lazzaro, credevano in Gesù e quindi erano un problema. Beh, uccidiamo anche Lazzaro. E c'è un certo modo di fare, no? Siccome sei amico del mio nemico, sei mio nemico, punto. Ma anche questo mi sembra di vederlo non soltanto nei telegiornali, ma nella storia che stiamo vivendo per tante persone. Però mi piace concludere con questa attenzione. Cos'è questo gesto di Maria che ancora è presente nella vita dell'umanità? Perché forse non si esaurisce nella bellezza della Chiesa che viva la sua vocazione, ma di una umanità che senta un senso profondo nell'amare ed effondere la propria vita, diventare con tutte le tue capacità e possibilità un segno d'amore. Dovrebbe essere proprio della Chiesa, ma in realtà è proprio di chiunque sente che la vita si possa effondere, perché quello che compie Maria in realtà non è altro che la risposta a quello che Gesù è con la propria vita verso ogni uomo. È un dono d'amore che effonde vita. Se così ascolteremo la Sua parola, se così vivremo la liturgia, se così sentiremo l'Eucaristia, se così rielaboreremo tutto l'annuncio cristiano, la Pasqua farà parte costitutiva della nostra vita, tanto da cambiarci nel modo di pensare, parlare e agire. Questa è la conversione a cui le tenebre sono chiamate per diventare luce. Ricordo le parole del Salmo 138 (139), per te la notte è chiara come il giorno, per te le tenebre sono come luce. Questo è il mistero di un amore che non si ferma neanche davanti al tradimento, ma effonde se stesso. Questo è il mistero della Pasqua a cui il Signore ci sta chiamando.
-
141
Il cammino può essere tenebroso. La direzione è dalla fiducia e avvicina alla luce. 29-3-26 domenica Palme
La celebrazione di questa domenica che introduce la passione del Signore, avete ascoltato con l'abbondante parola che già ci precedeva all'inizio della processione con l'ingresso di Gesù (a Gerusalemme) e questa acclamazione. Ma pensate come quell'acclamazione festosa, abbiamo agitato i nostri rami di ulivo, abbiamo cantato, ma quella stessa folla dopo un po', pochi giorni, ha deciso che piuttosto andava sacrificata questa vita innocente, crocifiggilo! c'è una chiara intenzione da parte di chi gestisce, guida e pensa di controllare le sorti del mondo che anche qualche vita innocente si possa sacrificare. Forse anche oggi è così, forse qualcuno sta decidendo che è meglio sacrificare delle vite per interessi di qualcuno e quindi anche oggi si sta realizzando questo Vangelo secondo il quale il Figlio di Dio è venuto nel mondo per essere con gli ultimi, con quelli che sembra che non contino nulla e dia la vita. Perché che succeda su un barcone in mezzo al mare, che succeda in tanti paesi dove gente innocente cerca di avere una vita dignitosa, sembra una sfortuna per loro. Eppure continua ad esserci una storia di salvezza che Gesù ha precorso e continua a percorrere insieme a noi. Ma perché non ci sembri qualcosa di strano, vorrei insieme a voi riconsiderare quelle parole che Gesù dice nel Getsemani. Gesù ha realmente vissuto la tribolazione di quel momento, sentiva una grande solitudine, un grande peso. Forse tanti nostri fratelli in questo momento sentono la stessa fatica, lo stesso peso, sentono la stessa solitudine, una preghiera che è un grido di aiuto a Dio. Succede negli ospedali, nelle case di riposo, ma succede in tanti territori sparsi nel mondo dove qualcuno sta affrontando una grande solitudine e grida a Dio. Forse potremmo pensare che Dio non ascolti in quel momento, ma la parola che Gesù dice e che rimane anche per noi, una parola luminosa, è una parola di grande fiducia: Passi da me questo calice, però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu. Perché riconosce che il Padre ha una volontà di vita e di salvezza per ogni uomo. Anche della tribolazione che in questo momento tante persone come Gesù nel Getsemani stanno affrontando. E allora chiediamo al Signore Gesù di avere anche noi un cuore filiale. Passi da me, ma non come voglio io, ma come vuoi tu. Non so cosa sta succedendo, so che sto tribolando, ma come vuoi tu. Cioè so che anche da questo momento ci sarà salvezza. Penso anche a tanti bimbi che sono qui oggi e come i bimbi di Gerusalemme di quel giorno non sono molto consapevoli di che cosa significhi tutto questo, però lo possono vedere nel volto degli adulti che hanno vicino. Diventiamo per i nostri ragazzi un segno di fiducia, di fedeltà e di amore. Perché la generazione che cresce non cresca come dei combattenti le guerre di qualcun altro, ma combattenti dell'amore, gente che è pronta ad accorgersi dei fratelli, a prendersene cura. Se così sapremo vivere ed educare i nostri figli, anche la società di domani forse metterà da parte ogni tipo di guerra e di interesse personale per essere come Gesù e con Gesù fratelli che si prendono cura, superando insieme le tristezze e le angosce per essere uomini appassionati di vita, che il Signore ci guidi in questo cammino a volte tenebroso, ma siamo certi che scaturirà in una grande luce.
-
140
Le mie scelte nascono dalla fede o dalla paura? Sabato 28-3-26
Il Vangelo di oggi pare dare un avvertimento a quelli che vogliono tenere le cose sotto controllo, vogliono gestire tutto e tutti. E questo quindi riguarda anche noi, non soltanto i contemporanei di Gesù. Il motivo del riunirsi dei capi e il decidere di uccidere Gesù pare che si concretizzi nel fatto che molti credono in Lui e c'è timore che le cose sfuggano di mano, che quindi arrivino i Romani e facciano strage. Ma allora che facciamo? Lo eliminiamo. Questa pare la scelta ottimale, anche se innocente. Qua c'è anche un capitalizzare quello che sta succedendo con una lettura di fede. Anche se involontariamente c'è uno che sta profetizzando che Gesù doveva morire non soltanto per la nazione ma per tutti i figli di Dio dispersi. Quindi ogni situazione della vita forse ci presenta delle occasioni che possiamo trasformarle in occasione di grazia proprio perché il Signore è presente. Noi forse non siamo partiti con quel presupposto. La morte di Gesù diventa la salvezza per tanti ma non perché è stato scelto da sinedrio che sia salvezza per tanti. Loro cercavano soltanto, anche se innocente, di toglierlo di mezzo per gestire le cose. Forse per noi significa che dobbiamo fare un po' di attenzione perché il male resta male e non va mai scelto. Dio ha la capacità di trasformare anche il male in un'occasione di salvezza e spesso lo fa anche se noi non ce ne accorgiamo. Quindi facciamo tesoro di questo per le nostre scelte quotidiane e lasciamo che la grazia del Signore trasformi tutto in questa storia di salvezza di cui siamo anche noi attori e partecipi.
-
139
La vita spirituale non è evanescente, ma opere concrete per qualcuno. Venerdì 27-3-26
Vorrei partire da alcune attenzioni che l'Antico Testamento oggi ci mette davanti. Intanto il profeta Geremia non era proprio un pezzettino di pane friabile, però il trattamento che gli è stato riservato è stato molto duro. Quindi c'era il suo persecutore per antonomasia un certo Pascur, che a un certo punto dice tu non ti chiamerai più Pascur, ti chiamerai “Terrore all’intorno". Pensate che bel nomignolo gli ha dato. Ma gliene aveva combinate. Però questo “Terrore all’intorno" mi sembra che in tante epoche della storia ci siano state delle persone da chiamare terrore all’intorno. Anche oggi qualcuno c'è. Quindi non è cambiato il vizio. E forse proprio il cuore dell'uomo ha alcune caratteristiche per cui si lascia sedurre fino a diventare un motivo di angoscia per qualcuno o addirittura per l'umanità intera, come sta accadendo ora. Perché pregare per la pace, che è un filo conduttore degli ultimi tempi in ogni situazione e in ogni riunione di fede, non abbandona quindi il nostro dirci a Dio, questo trova un alimento proprio nelle parole che Dio stesso ci dice. E credo che accanto a Geremia che ha questa angoscia profonda, sente il tradimento di tanti, sente questa persecuzione che lo vuole morto e a un certo punto capisce che non si vendicherà lui di persona ma invoca la vendetta che viene da Dio e che ha sempre nella luce della verità il suo fulcro, questo gli procura dentro il cuore pace, una pace profonda, una pace che lo porta a dire cantate inni al Signore, lodate il Signore perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori. Uno non l'avrebbe mai detto in quella situazione che si potesse mettere a lodare e invocare questa salvezza, questa pace che viene da Dio. E quindi le parole del Salmo 17 che abbiamo ascoltato oggi sono quell'ancora di salvezza a cui vi invito a tornare spesso. È un Salmo che inizia direttamente così Ti amo Signore mia forza e poi dice una serie di altri termini che ti fanno capire come sente la solidità della sua vita, solo perché sta attaccata al Signore. E inviterei a fare un po' l'esame di coscienza dove ci stiamo attaccando adesso, qual è il motivo di solidità della nostra vita perché lui dice così Signore mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe in cui mi rifugio, mio scudo, mia potente salvezza, mio baluardo cioè per quanto possa essere attanagliato anche da Pascur o da chiunque sia il persecutore del momento, ho trovato un motivo di solidità, di pace per questo comincia dicendo Ti amo, che vuol dire sento che proprio perché tu così ti proponi a me questo mi dà la possibilità di esprimere la mia vita perché possiamo esprimere la nostra vita in tanti modi, ma se manca l'amore avremo sempre dei “se” e dei “ma” qualunque cosa accade, per quanto possa essere bella avremo sempre dei motivi per dire “sì ma" e invece partiamo da questo Ti amo Signore mia forza. Forse è la stessa forza di cui parlava Gesù nel Vangelo, anche con Lui il trattamento simile a quello di Geremia raccolgono delle pietre e c'è un'intenzione chiara di volerlo eliminare e qui vorrei dare l'altro elemento che credo possa essere anche un motivo per ciascuno di noi di affrontare qualunque situazione, perché Gesù dice per quale delle opere buone che io ho compiuto volete eliminarmi ve ne ho fatte vedere dal Padre mio molte, per quale di queste? Vedete la tentazione nella fede anche questa ci riguarda il rendere tutto così spirituale da dimenticarci le opere, perché tu che sei uomo ti fai Dio per fortuna che noi conosciamo il Vangelo dall'inizio quando invece ci dice tu che sei Dio e ti sei fatto uomo hai preso carne sei diventato come noi. Quindi a questa accusa di bestemmia e di farsi come Dio che appunto è la tentazione propria del cuore dell’uomo, questi uomini stanno facendo che cosa? forse proprio quella persecuzione propria di chi si sta mettendo al posto di Dio forse simile a quella che ci scappa fatta in ogni giudizio, critica quando cerchiamo di abbassare l'altro perché forse sta svolazzando troppo in alto: chi sei? Gesù vola molto basso qui dice per quale delle opere? e qui c'è il suggerimento perché il compiere l'opera di Dio è molto bello vedere c'è un testo di Paolo che aiuta in questo quando nella lettera ai Galati al capitolo 5 se qualcuno avesse voglia di allargare un po' la comprensione di questo testo Paolo descrive la vita secondo la carne e secondo lo spirito dicendo che le opere della carne ne fa un elenco dice sono tante poi dice il frutto dello spirito il frutto dello spirito che vuol dire quando permette lo spirito di amare nella tua vita e poi dice nove termini è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, fa un elenco ma è come se fossero tante facce della stessa pietra preziosa che ci ha messo davanti, che sono anche le facce di chi amandoti a volte si stupisce a volte ti sorride a volte si rattrista amandoti cioè proprio come fa il Signore. Se riparti dall'amore è chiaro che ne sentirai a volte tante ferite, perché non viene compreso non viene accolto ma non puoi smettere di compiere quest'unica opera che è l'opera creativa e creatrice di Dio che ci viene comunicata e che anche noi possiamo vivere. In questo tempo in cui ogni tipo di pace viene messa alla prova con sempre nuovi motivi di angoscia, noi possiamo ripartire da quest'unico atto di fede: l'amore creativo di Dio che da sempre accompagna la vita degli uomini anche oggi cerca qualcuno che gli si presti come un pulpito da cui possa parlare, che sia disponibile a trasmettere con i suoi gesti e le sue parole quest'unico amore con cui continua ad essere generativo e creativo dell’umanità. Rendiamoci quindi disponibili a questa magnifica opera di cui anche oggi il Signore si rende protagonista, non sempre accolto ma sempre presente.
-
138
Se Dio si presentasse a me oggi lo riconoscerei o lo rifiuterei perché non corrisponde alle mie aspettative? Giovedì 26-3-26
E' suggestivo che questo capitolo cominci con l'intenzione di lapidare una donna colta in adulterio e finisce con l'intenzione di lapidare Gesù come bestemmiatore. E forse perché va ad adulterare qualche cosa di stabile e definito secondo quello che avevano come la loro idea di Dio e non ne ascoltano la parola. Allora, per non incappare nella stessa cosa, perché potrebbe anche capitarci di avere dei pensieri più divini di quelli di Dio, tanto da non soltanto non riconoscerlo, non onorarlo, ma lapidarlo, che vuol dire trattarlo male e buttarlo fuori dalla nostra vita, forse anche nella persona di chi abbiamo accanto, proviamo a metterci in ascolto di quello che Gesù sta dicendo in questo breve brano, dove non si sta dando dei vanti e delle glorie, ma sta cercando di dire una verità proprio a questa gente che rivendica la filiazione di Abramo ma non porta avanti l'alleanza di Abramo. E quale sarebbe l'alleanza di Abramo? Beh, ne abbiamo ascoltato un piccolo saggio nella prima lettura della Genesi dove viene stabilito in una relazione con Dio preferenziale a motivo della sua fede. Questo è il motivo per cui Abramo rimane veramente un elemento unificante, non soltanto le tre grandi religioni ebraica, cristiana e islamica, ma proprio ciò che accade ad un cuore che vuole ascoltare, che si mette in ascolto, come è stata poi la sua chiamata, è uscito dalle sue abitudini, dalla sua terra, dalle sue tradizioni per entrare in una relazione con Dio che lo ha fatto padre di una moltitudine. E ha promesso una terra, e a mio avviso la terra è molto di più che una porzione di territorio geografico. La terra credo che abbia a che fare proprio con la nostra vita in cui dimoriamo con Dio, perché il Paradiso, questo giardino in cui Dio abita con l'uomo, sì ce lo aspettiamo alla fine dei giorni, ma credo che non bisogna rinunciare oggi a viverlo. E questo abitare di Dio con l'uomo e questo desiderio di Dio di stare in una alleanza, cosa che abbiamo ripetuto anche nel Salmo, che il Signore si ricorda sempre della sua alleanza, ma tu te la ricordi? L'alleanza con Dio parte da un atto di fede per cui ti metti nella sequela, cioè ti fidi di quello che ti dice e cammini nella sua parola. Ed è quello che, guardate, c'è un grande fraintendimento nel Vangelo che mi piace riprendere, dice Gesù, Abramo vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e fu pieno di gioia. Abramo vide il giorno di Gesù, che cosa ha visto Abramo? Cos'è che vide: il giorno di Gesù, cosa significa? A mio avviso può significare che vide che la fedeltà di Dio all'uomo è una fedeltà che prende carne nella storia degli uomini e vede che la salvezza che Dio gli aveva promesso si è attuata nella discendenza che poi gli ha donato, questo Abramo l'ha visto. Ma noi abbiamo questa fede pronta a vedere il compiersi delle promesse di Dio? che vuol dire che le promesse di Dio le tieni sempre davanti, non le molli mai e cammini in quella direzione. Abbiamo questa fiducia, questa fedeltà? e la gente dice ma non hai neanche 50 anni e hai visto Abramo? Lui dice che Abramo ha visto il suo giorno e loro dicono tu hai visto Abramo, vabbè, Gesù comunque approfitta per dire quello che ha già ripetuto più volte in questo capitolo, cioè che prima che Abramo fosse, Io Sono e dice la sua identità che è il nome di Dio. E quindi arriva il momento di buttargli delle pietre e quindi se ne va. Sì, semplicemente vorrei chiudere con questi due richiami. Uno, qual è l'obiettivo che ci stiamo ponendo nella vita come fiducia, come fedeltà per camminare in alleanza con Dio. Secondo, se a motivo di questa fiducia non ci è capitato forse di lapidare, di escludere Dio proprio in quelle modalità concrete con cui lui si sta rendendo presente nella nostra vita, perché forse questa è una nuova chiamata a conversione da non escludere.
-
137
Eccomi! E lo Spirito Santo renderà possibile ciò che da soli non possiamo fare. Mercoledì 25-3-26 Annunciazione
È una giornata molto particolare questa perché nella liturgia oggi è la solennità dell'Annunciazione. Come abbiamo ascoltato dalle letture a Maria viene annunciato che il Signore avrebbe preso carne dentro di lei nella sua vita. E vorrei leggerlo in una maniera provvidenziale vista la situazione in cui ci troviamo. Perché dove si dice che nasce Gesù nel mondo è proprio per capire che la nostra vita non va a finire nel nulla. Ma Lui viene nel mondo, sulla terra perché ciascuno di noi possa avere il passaporto per il cielo. Cioè abbiamo una cittadinanza che parte proprio dal fatto che tutta la nostra umanità non è un caso. E noi abbiamo bisogno di scoprirlo perché altrimenti il momento del distacco, un distacco che sentiamo che costa la vita, ci dice che niente ha senso. Invece tutto ha senso. Anche il fatto che siamo qui di passaggio ha senso. E come ci passiamo questo può fare la differenza. Per questo, grazie ad Alberto che ci ha parlato un pochino della persona fortissima ed esuberante che era Bruna Francesca, ma ho avuto la fortuna di parlarne anche in altri momenti, abbiamo proprio bisogno di sentire che non può terminare. Sentiamo che non è giusto che termini qualcosa che ha inizio. Sulla terra anche le cose più belle come quegli splendidi fiori durano un po'. Quanto basta per accorgerci che la bellezza esiste, va riconosciuta, ma è molto più dell'istante. La bellezza ha qualcosa a che fare con l'eterno. E' per questo che, guardate la bellezza di questa giovane Maria di cui abbiamo ascoltato il Vangelo, si rende disponibile, però chiede. Spesso noi facciamo della figura di Maria una specie di statuina. Ma Maria doveva essere una ragazzina di quelle belle sveglie. E anche alle parole dell'angelo che parlava del suo concepire, lei chiede come avverrà? Io questa cosa qui non so come si faccia. Come dire, non basta essere buoni, bravi e belli per certe cose. O c'è Spirito Santo, o c'è la vita di Dio, ecco perché noi in questo luogo ci riuniamo a celebrare i misteri della salvezza, o c'è quindi il suo intervento, oppure stiamo parlando di niente perché andiamo a finire in cenere. O c'è uno Spirito che ci precede, ci accompagna e ci accoglie in Cielo, oppure nulla ha senso. E Maria chiede come accadrà questo? E la risposta dell'angelo è proprio questa: Spirito Santo scenderà su di te. Cioè la vita di Dio ha a che fare con la tua. Anche oggi possiamo dire la stessa cosa. La vita di Dio ha a che fare con la vita di Bruna Francesca. Per sempre. Allora chiediamo al Signore un cuore che sappia credere in questo. Anche la prima lettura un po', ce ne dava alcuni segni la lettera agli Ebrei che abbiamo ascoltato. E Gesù stesso che viene nel mondo e le parole di quel salmo le fa proprio sue: Ecco Signore io vengo per fare la tua volontà. Cioè lui viene in questo mondo sapendo che non sarebbe stato accolto e amato e ben voluto. Da tanti sì, ma non da tutti. Anzi sarebbe stato crocifisso e ha scelto di venire lo stesso. Devo dire che questo mi fa pensare anche a tante scene di cui abbiamo parlato recentemente. Cioè la scelta di amare che supera l’assurdità. Questa è la forza che ci fa vincere ogni prova. Chiediamo quindi al Signore di saper dire anche noi eccomi Signore. Ci sono. Sono disponibile. Desidero amare come ami tu. Desidero che la vita sia molto di più che un accumulo di giorni, sia un'esuberanza dell'amore con cui siamo amati. E che siamo pronti a donare. Quindi grazie anche a tutto l'amore che Bruna Francesca ha saputo seminare nella sua vita. E grazie a chi l'ha accolto e l'ha moltiplicato. A modo suo, secondo le caratteristiche di ciascuno. Ma credo che è proprio questo che fa lo Spirito del Signore nella nostra vita: Ci lascia liberi di scegliere. Assolutamente liberi. Ma quanti si rendono disponibili diventano altoparlanti di quell'amore. Proprio dalla loro vita.
-
136
Dove stai guardando oggi? Martedì 24-3-26
Il tema che mi piacerebbe toccare oggi è quello della preghiera, perché non soltanto abbiamo ripetuto al Salmo «Signore, ascolta la mia preghiera», ma anche per cercare di capire meglio questo brano del Libro dei Numeri, dove il popolo mormora, si lamenta, parla male di Dio e di Mosè. Arrivano questi serpenti brucianti che chi veniva morso moriva, a quel punto riconoscono il peccato. Questo è un passaggio che ci interessa, perché riconoscere il peccato e chiedere perdono a un certo punto forse nella vita può capitarci. Ma non è che a quel punto schiocchi le dita e finisce tutto il problema precedente, no. Loro lo dicono, abbiamo peccato, abbiamo parlato contro il Signore e contro di te, il peggio di peggio, l'abbiamo fatto. Supplica il Signore tu, Mosè, che allontani da noi questi serpenti. Mosè prega, ma la risposta di Dio non è schiocco di dita e ha finito il problema, ma di fare questo serpente di bronzo da tenere in alto, perché chiunque sarà stato morso, se avrà l'atto di fiducia che guarderà verso questo serpente di bronzo, resterà in vita. Cioè, la malizia del peccato continua ad esserci. La fiducia nella salvezza attraverso un dono che il Signore ti fa, la devi rinnovare tutte le volte. Non basta saperle con la testa. Sappiamo che Dio ha salvato il mondo in Cristo, il crocifisso, si lo sappiamo, poi lo mettiamo da parte e facciamo le nostre cose. Proprio così veniamo morsi dal peccato di questo mondo in tanti modi. Dove guardiamo? Questa è la domanda da fare ciascuno. Dovrà fare comunque un atto di fede personale. Perché dice chiaramente il testo: Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. “Se”. E se non lo guardava? Allora, questa domanda ci riguarda profondamente. Perché forse su tanti peccati, che sono peccati che ci fanno morire dentro, che ci spengono, che ci distruggono, ci attanagliano. Bene, dove stai guardando? Dove guardi? Lo guardi come in Cristo c'è salvezza? Anche riguarda quel peccato. Ci credi che sia così? E la seconda parte, ma la lascerò poi, se volete, alla vostra attenzione. Quel brano del Vangelo dove Gesù più volte dice, Io Sono. Ma io sono, uno potrebbe dire, io sono chi sei. Ma io sono, è il nome di Dio. Avete presente il testo, il capitolo terzo del libro dell'Esodo, quando Dio parla a Mosè dal roveto che ardeva, fuoco, ma non si consumava. Un fuoco che arde, ma non brucia, nel senso che non si consuma. Continua ad ardere, ma come fa? Allora Mosè si avvicina. E lì inizia il dialogo con Dio. A un certo punto gli chiede, ma tu mi mandi dagli israeliti per liberarlo, capito? Ma mi chiederanno, ma chi è questo che ti ha mandato, come si chiama? Io sono colui che sono. Dirai agli israeliti, io sono, mi ha inviato a voi. Ce l'avete questa cosa nell'orecchio? Non dimenticatela più. È importantissima questa. Io sono, è presente l'indicativo del verbo essere, siamo capaci. Ma che significa? È colui che è sempre presente e sempre sarà con te. Che non ti molla mai. E Gesù sta venendo a rendere presente quel Dio che altrimenti noi non conosciamo. Lo rende presente e visibile. È per questo che la Chiesa in quel crocifisso riconosce quel serpente di bronzo. Cioè l'atto di fede della salvezza in Dio che ti ama ed è sempre presente nella tua vita, rimane l'elemento di salvezza. Quello che ci salva. Per questo chiediamo al Signore di fare così un altro passo incontro a Lui che è sempre presente e che ci sta invitando a quest'atto di fede che può cambiare la nostra vita.
-
135
L'offerta di una strada più grande del male è la via per tutti. Lunedì 23-3-26
È proprio un giorno da dedicare all'ascolto abbondante della parola e vorrei soltanto fare un paio di note perché ci sono due giudizi, due donne, due tribunali, due condanne certe. Sembra che siano delle condanne senza possibilità di salvezza. E una donna prega e l'altra tace. Susanna ha una preghiera molto semplice, perché semplicemente si appella al Signore. Non ha niente da recriminare, soltanto una preghiera. E la preghiera, come sempre accade, non chiede agli uomini di fare qualcosa, ma mette Dio al centro perché la preghiera nasce semplicemente dalla fiducia. Certo riconosce io sono innocente, però non c'è un pianto recriminante, c'è un affidare la propria vita. Che mi fa pensare, a differenza del brano del Vangelo, dove invece era evidente che c'era una peccatrice trovata in flagrante adulterio. Strano che c'era soltanto la donna perché se era in flagrante adulterio… per la matematica dovrebbero essere almeno 2. Ma davanti ad una situazione del genere che cosa viene in evidenza? Che in realtà non si cerca la giustizia, come nel primo caso e nel secondo, si cerca solo di usare per distruggere. E invece cosa fa il Signore? Semplicemente ci ricorda che nessuno di noi è senza peccato. Ma quello che sta veramente a cuore a Dio è proprio un rapporto vero con ciascuno di noi, un rapporto che nasce da un amore grande, pronto sempre a perdonare. Per questo non è che il Signore semplicemente salva la vita alla donna perché non viene lapidata, le salva la vita perché le ricorda che cos'è il dono della sua vita. Ed è per l'amore, per essere veramente un dono, non un uso. Ma questa è la vita di ciascuno di noi e questo vorrei semplicemente rimetterlo un po' al centro oggi perché Gesù non accusa nessuno, né la donna né gli altri, né noi. Non accusa e non c'è una volontà distruttiva mai, semplicemente ci riporta a quello che è il dono della nostra vita. Infatti non soltanto dice non ti condanno, ma dice una prospettiva della sua vita, vai non peccare più, che vuol dire semplicemente adesso la tua vita, adesso che l'hai riscoperta come un dono, vivila come dono. Questo forse andrebbe ricordato non soltanto quando noi facciamo guerra e conflitto tra di noi, ma anche per stare davanti al Signore in pace, sapendo che quello che Dio desidera vero, quello che per Lui conta, è che possiamo vivere da figli amati. E così non soltanto la donna può ripartire con una vita nuova, anche ciascuno di noi oggi, se fa proprie queste parole, troverà una via nuova.
-
134
C’è una pietra nella tua vita che il Signore ti sta chiedendo di togliere? Domenica 22-3-26 5Q
Sono tre domeniche che ascoltiamo dei Vangeli molto lunghi, spero che ne siate contenti. È veramente un po' come la Samaritana di due domeniche fa, andare ad attingere alla sorgente e trovare che la sorgente non è semplicemente un pozzo, ma è una persona. Mi piacerebbe approfondire, sapete che queste letture ci darebbero possibilità di spaziare moltissimo, ma non solo non voglio approfittare della vostra pazienza, ma vorrei stuzzicarla. Cioè, forse avrete notato, il tema del Vangelo oggi, facile facile, qual è? Dice il tema, beh è facile, c'è un morto che viene risuscitato, soltanto? Ma il centro di questo Vangelo qual è? Di centri ce ne sono molti, ho capito, ma il centro più centro? Neanche la morte può fermare Gesù! soltanto che noi facciamo fatica a rendercene conto, perché non siamo ancora morti. Non è vero, perché possiamo vivere anche tutta una vita da condannati a morte, possiamo passare la nostra esistenza a fare delle cose che non servono tutto sommato a niente, sono dei giochini, come passare il tempo con i giochi elettronici, solitari, cose del genere, penso che qui ci siano delle persone espertissime per cui non sto infierendo su di loro. Sto soltanto dicendo, quel tempo lì, metterlo in qualcosa che possa riempirti il cuore, anziché soltanto occuparlo, non sarebbe meglio? Ma come si fa? Si chiama relazione. Le relazioni sono le cose più difficili che ci sono perché sono la fonte della nostra gioia ma anche della nostra tribolazione più grande, per cui a volte piuttosto che vivere male le relazioni, meglio evitarle: dicesi morte cerebrale. Gesù è venuto a togliere quella pietra con cui ciascuno di noi ha tappato in qualche parte della sua vita qualche aspetto che è di morte, una condizione che ci fa così tanto tribolare che noi l'abbiamo tappata, non c'è più, pensiamo. In realtà dentro di noi sì, perché come Marta e Maria piangevano molto, cioè c'è un pianto che sta chiedendo, ma che cosa possiamo fare per questo? Mettici una pietra, non pensarci più, ma non è possibile. Allora, voi mi permetterete, faccio un salto nella seconda lettura per poi ritornare qui, quindi non vi perdete per strada, perché San Paolo ha questa bellissima espressione nella Lettera ai Romani, il capitolo 8, se qualcuno non sapesse cosa fare potete impararlo a memoria, è bellissimo, è proprio il centro, è il culmine della Lettera ai Romani, e dice questa espressione, Ora, se Cristo è in voi, c'è Cristo in voi? Ci fermiamo subito, c'è Cristo in voi? Ma sì, certo, facciamo la comunione, poi? Se Cristo è in voi vuol dire non soltanto hai fatto la comunione, ma sei in una relazione, in un dialogo continuo, in un desiderio di relazione con Lui, Lo ascolti, cerchi di rispondere, lo porti nelle situazioni faticose e gioiose della tua vita? Domanda a cui poi risponderete. Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, cioè siamo tutti quanti dei condannati a morte, ma lo spirito è vita per la giustizia. E che vorrà dire? E se lo spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti, una bella notizia, darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello suo spirito che abita in voi. E cioè, lo Spirito Santo non soltanto ci risusciterà nell'ultimo giorno, è questo qui la nostra speranza, no? Certo. Attenzione, ci fa risuscitare adesso, ci fa vivere da risorti adesso. Se lo accogliamo... Torno sul Vangelo per capirle bene, perché avrete notato, nei primi cinque versetti viene ripetuto non so quante volte, che sto Lazzaro è malato. È malato a morte come tante situazioni della nostra vita, malate a morte. E Gesù tarda due giorni, quindi quando arriva è morto. Come tante situazioni della nostra vita in cui Gesù non ci è arrivato dentro, quindi sono situazioni di morte. Certi rapporti, certe situazioni, abbiamo messo una pietra sopra, chiusa. No, aspetta, il Signore viene. Che fai? Il centro di questo Vangelo ci sta portando a capire che il Signore viene. Se credi e sei disposto a togliere quella pietra che andava messa, perché c'era una situazione di fetore, di morte, andava tappata quella situazione, se no non vivevi più, bene, Lui ti dice, toglila. Non vi va di fare Pasqua? Non ci va di accogliere Gesù che ci risuscita adesso? Questo è l'invito. È bellissimo perché dopo questo dialogo con il Padre, tolta la pietra finalmente, Lazzaro viene fuori tutto bendato dice, scioglietelo e lasciatelo andare. Cioè, adesso che non soltanto hai creduto che Gesù potesse far qualcosa, adesso vivila questa novità. Avete presente quando con qualcuno si è stati in lite per tanto tempo, tanto che proprio, poi dici, va bene, l'ho perdonato, l'ho cancellato, non lo penso più, invece no, no, pensalo, perché altrimenti non è che l'hai perdonato, l'hai solo eliminato. Pensalo, ma pensalo in un modo nuovo. Non so se ci avete mai provato, è una bella fatica. Ma è così bella che se la fai vedi la risurrezione. Cioè, diventa veramente una vita nuova. La gente che vede tutto questo che cosa dice? Molti dei giudei che erano venuti là, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui, così finisce il Vangelo. Allora, la mia proposta è questa: Se volete portatevi il foglietto a casa, riguardatelo, ripensatelo, ma attualizzatelo. Ciascuno provi a fare di questo un passo importante per la propria vita, altrimenti non abbiamo neanche idea di che cosa significhi risurrezione. Rimandiamo sempre a dopo quello che il Signore, venendo nella nostra vita, ci sta proponendo di vivere già ora. Ci faccia grazia di credere e operare insieme a Lui.
-
133
Si può vivere la fede difendendo le proprie idee su Dio, un altro è lasciandosi cambiare da Dio. Sabato 21-3-26
Il Vangelo oggi ha un'espressione molto forte attraverso questi personaggi, cioè scribi e farisei che hanno un giudizio durissimo e una critica davanti a due espressioni del tutto comprensibili che anzi andrebbero approfondite. La prima riguarda le guardie che tornano senza aver preso Gesù, senza averlo condotto prigioniero, con questa giustificazione: perché non l'avete condotto qui? Mai un uomo ha parlato così, cioè loro sono rimasti impressionati, ma scribi e farisei non hanno indagato il perché, che cosa è successo, semplicemente hanno iniziato a giudicare e anche in un modo molto pesante. C'è un giudizio che è una condanna sulla gente che è maledetta. Vi siete lasciati ingannare anche voi? Questa è la domanda. Ingannare? … oppure? Questo riguarda poi ciascuno di noi, come sta nell'ascolto con il Signore, perché quando senti che parla al tuo cuore e gli dà le luci perché il tuo cuore possa essere in una vera comunione, pace, in un cambiamento, in una direzione di benedizione, il tuo cuore rimane entusiasmato, affascinato. Non rimane prigioniero (del proprio egoismo) volendo condurre Gesù prigioniero, ma rimane in un vero trasporto dalle sue parole. E dall'altra parte c'è un altro commento che è quello di Nicodemo, viene anche ricordato che in precedenza aveva parlato con Gesù, al capitolo terzo, quando c'è quel lungo discorso con Nicodemo di notte. Qui chiede: la nostra legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa? La risposta è un altro giudizio duro, sprezzante, che dà dell'ignorante. Sei forse anche tu della Galilea? Studia! Cioè … Sappiamo tutto noi, e questo vorrebbe essere la mia chiosa, ma quando noi pensiamo di sapere come stanno le cose, come ci comportiamo, abbiamo comunque ascolto di chi abbiamo davanti? Che siano i nostri fratelli, che sia qualcuno in famiglia, che sia il Signore stesso? Abbiamo già tutto così chiaro da poter decidere? Oppure lo accogliamo, lo ascoltiamo, ci mettiamo veramente in gioco? Perché la conseguenza di questa durezza è che c'è la dispersione e ciascuno tornò a casa sua. Ognuno torna nelle sue cose, ma non si lascia assumere da questo mistero d'amore per il quale il Signore è venuto.
No matches for "" in this podcast's transcripts.
No topics indexed yet for this podcast.
Loading reviews...
ABOUT THIS SHOW
La santità non è un premio per pochi, ma la partecipazione alla vita di Dio. Non è una perfezione morale, ma una storia d’amore: quella di un Dio che abita nel cuore dell’uomo. Cover art photo provided by Tara-mae Miller on Unsplash: https://unsplash.com/@taramaemil?utm_source=spreaker&utm_medium=referral Cover art photo provided by jony Y on Unsplash: https://unsplash.com/@langdima?utm_source=spreaker&utm_medium=referral
HOSTED BY
Stefano Savoia
CATEGORIES
Loading similar podcasts...