EPISODE · Aug 26, 2026 · 7 MIN
26-8-26 mercoledì 21o. “Bellissimi fuori, ma dentro?”
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Approfitto della bellezza del testo della seconda Tessalonicesi che abbiamo ascoltato, dove c'è una raccomandazione ai cristiani, chiaramente non solo di Tessalonica, ma ai cristiani, quindi a ciascuno di noi, del non rimanere oziosi riguardo ad un'imitazione, un esempio che ci è stato dato. Abbiamo un modello. Il modello è di chi, avendo ascoltato il Vangelo, ha lasciato che questo entrasse veramente nella sua vita e quindi ne è stato coinvolto in tutto quello che fa. Questo riguarda la vita cristiana, altrimenti metteremo il Vangelo come un argomento da salotto, poi la vita è un'altra cosa. Invece, questo non essere rimasto ozioso, Paolo e quelli che erano con lui nella comunità, ha voluto significare qualcosa di concreto. Noi stiamo mettendo la vita, è chiaro che il mettere la vita perché la gente possa conoscere il Vangelo, ma non soltanto per sentito dire, ma lo possa vedere, vuol dire che c'è una comunità che lo vive. Qualcuno che l'ha annunciato con la parola e la vita e qualche altro che dice bene, allora questo che cosa comporta per me? Come mi cambia? E qui c'è un'indicazione, visto che abbiamo lavorato duramente notte e giorno, Paolo aveva anche questa fissa che non voleva essere sostenuto, quindi finché ha potuto ha anche lavorato, faceva il tessitore, faceva le tende, faceva le vele, era uno che lavorava e voleva mantenersi così. Poi a un certo punto si è dedicato tutto all'evangelizzazione e quindi non ne aveva più il tempo… qualcosa mi fa pensare. E dice non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. Vuol dire che io potessi vedere in questa persona qualcosa che veramente mi aiuta a capire che cosa vuol dire credere nel Signore Gesù. Beh, diceva allora, io vi do questa regola, chi non vuole lavorare neppure mangi. Forse questo ci fa capire almeno una dimensione. Quando non viviamo il Vangelo: a noi è stato trasmesso, se non ci si confessa non puoi fare la comunione, sino a una trentina di anni fa dicevano così. Facendone una specie di, se non paghi la tassa non puoi ricevere… ma in realtà credo che quell'indicazione potrebbe essere, se non vivi la comunione, guarda che non è che ricevi la comunione semplicemente nell'Eucaristia, cioè quella a vivere la comunione è una vita di comunione, quindi che è fatta dalla confessione dei peccati ma è fatta dall'assistenza e dalla vita comunitaria, dall'essere impastati nell'umanità. E quindi, certo ci sono i peccati, si chiede perdono, si riparte, certo ci sono delle mancanze, si chiede perdono, questo chiedere perdono anche alla comunità è come dire mi metto all'opera, lavoro per tessere la comunione. Lo collego semplicemente a queste indicazioni guai a voi iscrivi e farisei, ipocriti, che forse in tante situazioni siamo noi, che vogliamo sembrare a posto, guardate che bello questo muro bianco, pensate ai sepolcri perché si vedessero bene, li imbiancavano di calce viva, quindi erano belli bianchi e bianchi perché dicevo siccome chi toccava qualcosa che aveva a che fare con i morti era impuro, facciamo che sia ben evidente. Allora, bellissimi fuori, cosa c'è dentro? Beh, sono i morti. Allora, voi potete fare la stessa cosa, cioè sembrare belli, volete mostrare la parte di fuori bella, ma dentro come siete messi? Ecco come ci può sconvolgere. Dentro ciascuno di noi, se uno dicesse, se dovessi dire tutti quei pensieri che mi sono venuti riguardo a Pinco Pallino, come risulterei, veramente carino? Allora dici, aspetta un attimo, cerca di fare unità tra dentro e fuori, che non vuol dire diventa brutto anche fuori, ma diventa bello anche dentro. Parti da dentro e sapete c'è un modo per essere belli dentro. Così posso citare un vecchio proverbio napoletano: “anche u scarrafone è bell a mamma sua”. Allora, per quanto possiamo essere brutti e peccatori tutti, ma quando stiamo davanti a Dio, sapendo che ci ama, questo ci trasforma. La bellezza che ciascuno di noi ha davanti a Dio, da che cosa dipende? Dal fatto che è un figlio amato. Quindi il volere che questo amore di Dio dentro di noi cambi qualcosa, non a partire da fuori, a partire da dentro, è quello che mi porterà anche ad un comportamento diverso. Però un comportamento non di immagine, ma un comportamento di gratitudine, è la grazia che agisce dentro di me, che mi porta a rispondere all'amore. Con questo vorrei oggi dire grazie anche al Signore perché le orazioni che stiamo facendo per l'evangelizzazione dei popoli riguardano tutti noi. Tutti siamo coinvolti nell'evangelizzazione, a tutti compete annunciare il Vangelo, ciascuno secondo il suo stato di vita. Ma il Vangelo è qualcosa che riguarda la Chiesa nella sua natura, nella sua peculiarità, è il battesimo che ci pone già nella condizione di essere annunciatori di questa bellezza. Quindi chiediamo al Signore che possa davvero muoversi da dentro il nostro cuore e procedere con la vita di ciascuno di noi.
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26-8-26 mercoledì 21o. “Bellissimi fuori, ma dentro?”
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