“Alzare gli occhi al cielo” non è evadere dalla realtà, ma guardare la realtà dalla prospettiva di Dio. Martedì 19-5-26 7P episode artwork

EPISODE · May 19, 2026 · 6 MIN

“Alzare gli occhi al cielo” non è evadere dalla realtà, ma guardare la realtà dalla prospettiva di Dio. Martedì 19-5-26 7P

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Stiamo giungendo ormai al termine di questo lungo discorso che ci sta accompagnando ormai da diverse settimane. Ed è un discorso che in realtà è finito con la fine del capitolo 16 di Giovanni, perché, come abbiamo sentito, il capitolo 17 comincia con un alzare, gli occhi al cielo e rivolgersi al Padre. È una preghiera, una contemplazione. Quindi io parto dicendo spero che ciascuno possa entrare in questa preghiera e contemplazione, che le mie parole non siano un ostacolo, perché, sapete, la contemplazione è anche questo, uno stare davanti a qualcosa che accade e percepirlo come il manifestarsi di Dio. Quindi le parole potrebbero essere già di troppo. Per questo la prima cosa da notare è che Gesù alza gli occhi al cielo. Non vuol dire che sta guardando le stelle, le nuvole, la luna, il sole. No, no, alzare gli occhi al cielo è il “Padre nostro che sei nei cieli”. E entrare in una preghiera, quindi in un dialogo con Dio nella sua intimità è ormai consegnare se stesso e, come abbiamo sentito, quelli che gli ha affidati. Sono tuoi. È bello sentire come la cura che Gesù ha avuto. Tutte le cose sono tue, me le hai date, io le custodite e le restituisco a te. Cose e persone. Tutto ciò che è del Padre suo e di questo è consapevole e diventa un restituire. Sto facendo questa premessa perché credo che dovrebbe essere per ciascuno di noi così. Cioè, renderci conto che anche i rapporti che abbiamo nella vita fanno parte di un dono che riceviamo da Dio e quindi il modo più opportuno per viverli è sempre un restituire a Dio, dare a Lui, affidare a Lui, consegnare a Lui. Gesù lo sta facendo con i Suoi, quelli che mi hai dato, e poi sentiremo anche il continuo del discorso della preghiera perché credo che abbia una grande importanza, proprio per sentirci consacrati, perché questo è il termine che Gesù userà. Accanto viene messo questo discorso che è un po' un testamento di Paolo, anche lui, vedete, quasi come se fossero insieme i due testamenti. Gesù consegna al Padre, Paolo sta consegnando al Cristo tutte le cose, quelli che gli ha affidato, li sta affidando la sua misericordia. Questo penso che sia non la fine della vita, ma il culmine della vita. Quando senti che ciò che hai ti viene da Lui e tu a Lui lo restituisci per averlo davvero sempre. Perché le cose di questo mondo, il termine che Lui usa qui, lo lasciamo in questo mondo. Ne volete una su tutte? Una per cui di solito facciamo dei grandissimi sacrifici? La salute. Forse passiamo una vita intera a cercare di custodire la salute e la lasciamo qua. La salute è quella fisica, psichica, ma forse quella che curiamo meno è quella che custodiamo di più, che è quella spirituale. Perché la salute spirituale è vivere la salvezza. Così vi sto facendo un regalo stasera, perché stasera voi state facendo questo. State facendo esperienza anticipata di quella che è la misericordia di Dio per noi, è la salvezza. E viverlo nella liturgia non è altro che anticipare questa piena comunione che il Signore vuole con noi. Tanto che si fa parola che ci nutre, eucarestia che ci salva. Allora chiediamo proprio al Signore questo dono oggi, di saperci soffermare un momento su questo alzare gli occhi al cielo. Cioè di guardare verso di Lui in tutte le cose che stiamo vivendo. Fatiche, gioie, sacrifici, meraviglie che ci stanno succedendo. Ci può succedere di tutto, ma in quale prospettiva? La prospettiva sia questo alzare gli occhi al cielo, sapere che da Lui ci vengono e a Lui le riconsegniamo..

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“Alzare gli occhi al cielo” non è evadere dalla realtà, ma guardare la realtà dalla prospettiva di Dio. Martedì 19-5-26 7P

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