EPISODE · Jun 26, 2026 · 26 MIN
Cementificazione in Albania: dall’isola dei fenicotteri alle torri di Tirana
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di Romeo FarinellaLo scontro attorno al progetto del mega-resort del clan Trump ha svelato i meccanismi profondi di un modello di sviluppo aggressivo. Dietro l’esibizione di progetti ecologici e avveniristici si nasconde la radicale svolta neoliberista, che attraversa l’asse geografico dalle coste distrutte alla capitale verticale. Il professor Farinella analizza la transizione dall’anarchia edilizia degli anni Novanta alla grande pianificazione istituzionalizzata contemporanea, mostrando come ambiente, corsi d’acqua e quartieri storici vengano sacrificati e trasformati in puri asset per l’accumulazione di capitale. Un processo in cui la massiccia produzione di complessi residenziali semivuoti e inaccessibili risponde alle sole logiche della rendita immobiliare globale, subordinando l’interesse collettivo e la tutela del bene comune al profitto di pochi.IN BREVELitorali saccheggiati La protesta contro il progetto di Jared Kushner a Sazan mostra il conflitto latente tra la tutela dei beni comuni e l’accumulazione di capitale.Degrado delle coste L’anarchia edilizia del post-1991 ha degradato le coste preparando il terreno per l’ingresso dei grandi fondi di investimento internazionali.Fiumi inquinati Mentre si promuove l’edilizia costiera di lusso, corsi d’acqua come l’Ishëm riversano nell’Adriatico tonnellate di scarichi e metalli pesanti.Paradosso abitativo Nella capitale si costruiscono grattacieli come asset finanziari vuoti, con prezzi folli del tutto sproporzionati rispetto ai redditi medi.Democrazia svuotata La pianificazione e i piani urbani integrano la sostenibilità all’interno del marketing immobiliare, espellendo i residenti storici.Al grido di «giù le mani dalla laguna», migliaia di persone sono scese in piazza in Albania per protestare contro un grande progetto turistico promosso dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, lungo la costa di Zvërnec-Narta e sull’isola di Sazan. La stampa internazionale ha parlato di «rivolta dei fenicotteri», evocando gli uccelli migratori che popolano la laguna di Narta. Ma la vicenda trascende la semplice protesta ecologica. Dietro la difesa di quel tratto di costa emerge un conflitto molto più profondo che riguarda il modello di sviluppo dell’Albania contemporanea, il ruolo della rendita immobiliare, la finanziarizzazione del territorio e la trasformazione delle città e dei paesaggi in asset destinati all’accumulazione di capitale.La protesta contro il resort di lusso non nasce soltanto dalla preoccupazione per la tutela di un ecosistema fragile. Nasce dalla percezione che l’Albania stia vivendo una fase di intensa urbanizzazione guidata da grandi investimenti immobiliari e turistici che tendono a subordinare l’interesse collettivo alla valorizzazione economica del territorio a vantaggio di pochi. La vicenda mette in evidenza alcuni aspetti del processo di appropriazione neoliberista del territorio identificabili nella finanziarizzazione del valore della natura e nell’urbanistica della rendita.Speculazione costieraIl processo che ha trasformato la costa albanese – da Valona a Saranda, da Dhërmi a Ksamil – non è un fenomeno recente né omogeneo, ma il risultato di due fasi strettamente intrecciate. La prima è quella dell’abusivismo diffuso esploso dopo il 1991. All’indomani del crollo del comunismo, operatori locali, emigrati di ritorno e imprenditori spesso privi di qualsiasi controllo urbanistico hanno occupato ampi tratti della costa con palazzi, ville, ristoranti e piccole strutture ricettive realizzati nella più totale anarchia, approfittando della restituzione dei terreni confiscati durante il regime socialista e della debolezza delle istituzioni pubbliche. Ne è derivata un’edilizia spesso priva di progetto e di qualità, caratterizzata da costruzioni incompiute, scheletri di cemento armato e paesaggi frammentati che ancora oggi segnano vaste porzioni del litorale albanese. La seconda fase, più recente, è quella della pressione turistico-immobiliare strutturata.La questione non riguarda soltanto alberghi, infrastrutture turistiche e porti esclusivi, ma anche grandi complessi residenziali, resort, ville di lusso, seconde case e immobili destinati agli affitti brevi o agli investitori stranieri. È qui che entrano in scena fondi internazionali, grandi operatori immobiliari e archistar globali. L’abusivismo diffuso, degradando il paesaggio costiero, ha paradossalmente preparato il terreno all’ingresso del grande capitale. La necessità di «riqualificare» e «valorizzare» territori già compromessi è diventata uno degli argomenti utilizzati per legittimare una nuova stagione di trasformazioni. La piccola speculazione anarchica da un lato e la grande speculazione finanziaria dall’altro non rappresentano fenomeni opposti, ma due momenti successivi dello stesso processo di mercificazione del territorio e di progressiva erosione del bene comune costiero.Infine, mentre il governo promuove la costa albanese come una destinazione turistica d’eccellenza, i principali corsi d’acqua del Paese continuano a trasportare nell’Adriatico enormi quantità di rifiuti e sostanze inquinanti. Il fiume Ishëm, considerato tra i più inquinati del continente, riversa ogni anno nell’Adriatico centinaia di migliaia di chilogrammi di rifiuti, creando un problema che coinvolge l’intero tratto costiero fino alla Croazia. Anche la qualità delle acque del fiume Drin è progressivamente peggiorata fino a compromettere interi tratti fluviali, mentre la presenza di metalli pesanti e altre sostanze inquinanti sollevano seri interrogativi sulla salute pubblica. Emerge evidente la contraddizione che attraversa il modello di sviluppo albanese. Da un lato si investe nella promozione internazionale di resort, marine turistiche e destinazioni di lusso; dall’altro si continua a trascurare la qualità ambientale dei territori che dovrebbero costituire la principale risorsa del Paese.Tuttavia, per comprendere pienamente ciò che sta accadendo lungo la costa, occorre spostare lo sguardo anche verso Tirana. È nella capitale che si è consolidato il modello di sviluppo neoliberista che oggi viene esteso ad altre parti del Paese. Negli ultimi 20 anni, Tirana ha conosciuto una trasformazione urbana impressionante. La città socialista a bassa densità ha lasciato progressivamente il posto a una metropoli verticale caratterizzata da torri residenziali, edifici direzionali e grandi operazioni immobiliari. Il centro urbano è diventato il laboratorio di una nuova economia fondata sulla valorizzazione fondiaria e immobiliare. Le nuove architetture hanno contribuito a costruire una narrazione di successo che presenta l’Albania come un Paese proiettato verso il futuro.Per capire come si sta modificando Tirana occorre partire dalla sua morfologia storica. Tirana nasce nel 1614 come insediamento ottomano divenendo una città villaggio tipica nell’area balcanica. Su questo nucleo si depositarono i successivi innesti. Il primo fu quello fascista tra il 1923 e il 1945, quando Tirana divenne capitale del Paese. Poi il comunismo, che mantenne una certa coerenza di tessuto basso e denso. Infine, la transizione post-1991, con le migrazioni interne che hanno prodotto quartieri informali come il 5 Maji: un’altra forma di città-villaggio, spontanea e precaria. La città europea (di matrice medievale) si basa su una geometria regolare di strade e isolati urbani chiusi, la città di impronta ottomana ha una logica organica. L’organizzazione si articola attorno ai suoi poli generatori: la moschea, l’hamman e il bazar.Laboratorio verticaleQuello che sta accadendo ora è qualitativamente diverso. Le torri e i grattacieli firmati dalle archistar introducono una scala verticale estranea all’intera storia urbana della città, distruggono il rapporto tra suolo e cielo che ne definiva la leggibilità, e lo fanno non per costruire uno spazio pubblico nuovo ma per estrarre rendita da appartamenti in gran parte vuoti. Tirana incarna così un paradosso: simulare la gentrificazione e la turistificazione per sembrare più europea, o meglio più occidentale, come se esistesse un unico modello di città europea, a scapito della peculiarità urbana che caratterizza l’Europa balcanica.In realtà, il modello che si vorrebbe consolidare appartiene a quel mondo neoliberista che identifica la modernità nelle «stramberie contorte» di cui parlava Vittorio Gregotti. Edifici che evidenziano un processo di omologazione formale che usa l’architettura al di fuori di qualunque contesto inteso come relazione con il suolo, l’antropogeografia e la storia dei sistemi insediativi. In fondo, le architetture di queste archistar sono tutte uguali, un repertorio di oggetti che vengono riproposti ovunque rispondendo solo alle logiche di marketing del capitale finanziario. Architetture bizzarre rese possibili dalla grande evoluzione delle tecnologie digitali e costruttive. La città si trasforma quindi in un collage incoerente, una tabula rasa selettiva, che demolisce strategicamente ciò che occupa i suoli più pregiati e lascia le macerie come sfondo neutro della nuova skyline.Ma, dietro quest’immagine, emergono numerose contraddizioni e il paradosso urbanistico è sotto gli occhi di tutti. Decine di migliaia di appartamenti risultano vuoti, mentre i prezzi di vendita nel centro gentrificato oscillano tra i 2.500 e i 4.500 euro al metro quadrato. Il reddito medio lordo mensile di un lavoratore albanese si aggira intorno agli 850 euro, eppure si continuano a costruire o a proporre torri. La scala delle trasformazioni urbane appare largamente sproporzionata rispetto alle dinamiche demografiche, ai redditi della popolazione e ai bisogni abitativi reali.Le nuove costruzioni sembrano rivolgersi molto più agli investitori, alla diaspora e ai circuiti della rendita che agli abitanti. Le torri firmate dalle grandi archistar internazionali non sono semplicemente edifici: sono asset finanziari il cui valore economico viene accresciuto dal prestigio della firma architettonica. Questa trasformazione è resa possVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Romeo FarinellaLo scontro attorno al progetto del mega-resort del clan Trump ha svelato i meccanismi profondi di un modello di sviluppo aggressivo. Dietro l’esibizione di progetti ecologici e avveniristici si nasconde la radicale svolta neoliberista, che attraversa l’asse geografico dalle coste distrutte alla capitale verticale. Il professor Farinella analizza la transizione dall’anarchia edilizia degli anni Novanta alla grande pianificazione istituzionalizzata contemporanea, mostrando come ambiente, corsi d’acqua e quartieri storici vengano sacrificati e trasformati in puri asset per l’accumulazione di capitale. Un processo in cui la massiccia produzione di complessi residenziali semivuoti e inaccessibili risponde alle sole logiche della rendita immobiliare globale, subordinando l’interesse collettivo e la tutela del bene comune al profitto di pochi.IN BREVELitorali saccheggiati La protesta contro il progetto di Jared Kushner a Sazan mostra il conflitto latente tra la tutela dei beni comuni e l’accumulazione di capitale.Degrado delle coste L’anarchia edilizia del post-1991 ha degradato le coste preparando il terreno per l’ingresso dei grandi fondi di investimento internazionali.Fiumi inquinati Mentre si promuove l’edilizia costiera di lusso, corsi d’acqua come l’Ishëm riversano nell’Adriatico tonnellate di scarichi e metalli pesanti.Paradosso abitativo Nella capitale si costruiscono grattacieli come asset finanziari vuoti, con prezzi folli del tutto sproporzionati rispetto ai redditi medi.Democrazia svuotata La pianificazione e i piani urbani integrano la sostenibilità all’interno del marketing immobiliare, espellendo i residenti storici.Al grido di «giù le mani dalla laguna», migliaia di persone sono scese in piazza in Albania per protestare contro un grande progetto turistico promosso dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, lungo la costa di Zvërnec-Narta e sull’isola di Sazan. La stampa internazionale ha parlato di «rivolta dei fenicotteri», evocando gli uccelli migratori che popolano la laguna di Narta. Ma la vicenda trascende la semplice protesta ecologica. Dietro la difesa di quel tratto di costa emerge un conflitto molto più profondo che riguarda il modello di sviluppo dell’Albania contemporanea, il ruolo della rendita immobiliare, la finanziarizzazione del territorio e la trasformazione delle città e dei paesaggi in asset destinati all’accumulazione di capitale.La protesta contro il resort di lusso non nasce soltanto dalla preoccupazione per la tutela di un ecosistema fragile. Nasce dalla percezione che l’Albania stia vivendo una fase di intensa urbanizzazione guidata da grandi investimenti immobiliari e turistici che tendono a subordinare l’interesse collettivo alla valorizzazione economica del territorio a vantaggio di pochi. La vicenda mette in evidenza alcuni aspetti del processo di appropriazione neoliberista del territorio identificabili nella finanziarizzazione del valore della natura e nell’urbanistica della rendita.Speculazione costieraIl processo che ha trasformato la costa albanese – da Valona a Saranda, da Dhërmi a Ksamil – non è un fenomeno recente né omogeneo, ma il risultato di due fasi strettamente intrecciate. La prima è quella dell’abusivismo diffuso esploso dopo il 1991. All’indomani del crollo del comunismo, operatori locali, emigrati di ritorno e imprenditori spesso privi di qualsiasi controllo urbanistico hanno occupato ampi tratti della costa con palazzi, ville, ristoranti e piccole strutture ricettive realizzati nella più totale anarchia, approfittando della restituzione dei terreni confiscati durante il regime socialista e della debolezza delle istituzioni pubbliche. Ne è derivata un’edilizia spesso priva di progetto e di qualità, caratterizzata da costruzioni incompiute, scheletri di cemento armato e paesaggi frammentati che ancora oggi segnano vaste porzioni del litorale albanese. La seconda fase, più recente, è quella della pressione turistico-immobiliare strutturata.La questione...
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