EPISODE · Jan 6, 2026 · 11 MIN
Chi incontra davvero la luce non torna più indietro allo stesso modo. Epifania 6-1-26
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
La festa di oggi è un tutt'uno con il Natale. Ci tengo a sottolineare questo perché, come la notte di Natale, quello che è stato celebrato nel buio, in quella veglia, oggi si inizia subito con questa acclamazione di Isaia che ha a che fare con la sua venuta nel mondo, con la sua Pasqua e quindi con la nostra Pasqua. Siccome vi ho detto una cosa difficilissima, adesso cerco di spiegarla. Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La gloria del Signore brilla sopra di te. Questo è il versetto che motiva quello che dicevo prima. Alzati, è il verbo della resurrezione. Come Cristo risorto c'è una nostra resurrezione che adesso è chiamata ad entrare subito in azione, in vigore. Rivestiti di luce. È il passaggio dalle tenebre alla luce, il vivere da risorti, il vivere nella consapevolezza che Lui è veramente il Signore. Ma capire che la gloria del Signore brilla su di noi è ciò di cui ci dovremmo rivestire, brilla se ci avviciniamo. Se tu ti allontani dalla luce non brilli. È come dirti guarda che non splendi di luce propria. Allora facciamoci un piccolo bagno di umiltà, ogni tanto fa bene. Di solito li prendiamo come dei momenti tristi, perché i bagni di umiltà ci sono quando veniamo umiliati. Solo in quel momento forse impariamo un po' di umiltà, se diciamo va bene e ripartiamo. Ma la preziosità oggi di questa liturgia con questa parola, potrebbe rivelarci il motivo per cui sentiamo che la nostra vita ha a che fare sempre con la vita di Dio. Guardate, il Vangelo ci presenta questi Magi, dei re d'Oriente che hanno visto, forse erano degli astrologi, hanno visto una luce, questa stella nella loro vita e si sono messi in movimento. Proviamo a fare due conti: ci riguarda questo? Fa parte della scoperta della nostra vita oppure stiamo andando avanti così, semplicemente come routine? I cercatori di Dio sono tali perché in un certo momento si sono resi conto che una luce è entrata nella loro vita; non soltanto che Dio c'è, ma che c'è per te e che se sei in comunione con Lui la tua vita è diversa. È quella la luce di cui rivestirsi. Quindi questi cercatori arrivano e chiedono; chiedono a chi? Li ha portati fino a Gerusalemme, li ha portati lì dove c'era qualcuno che custodiva questa speranza. Chi sono queste persone? Gli scribi e i farisei custodivano la parola di Dio. Quindi, lo dico tra parentesi, ma nella parola di Dio questo c'è, c'è davvero. Citano le scritture, il profeta Michea, E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda, non sono qui a fare esegesi vorrei soltanto fare, come sta succedendo nel Vangelo, un’indicazione, dire: guarda qui, la parola di Dio ci porta verso di Lui. Domanda a chi era attento, gli altri riposino, non c'è problema: chi si è mosso da Gerusalemme per andare a Betlemme? Solo i cercatori di Dio, solo i Magi. Gli altri che avevano le scritture, il suo significato, non si sono mossi. Hanno fatto la furbata: se lo trovate, ditecelo, veniamo anche noi. Questo vorrebbe essere, spero, non una provocazione, ma un'indicazione. Cioè, la relazione con Dio, che noi chiamiamo preghiera, non è esclusiva di professionisti, ci sono alcuni che sono specializzati, hanno preso la laurea, gli altri niente. Mettiti in gioco, mettiti in gioco! Cioè, entraci un po' alla volta, anche se non sai come fare più di tanto, ma mettiti in gioco, stai in questa relazione, cammina in questa luce, perché se lo fai, come i Magi, a ricevuta l'indicazione vanno e la luce ritorna e li porta a Cristo. Allora, questo spero che sia una vera indicazione per noi, per gli uomini di tutti i tempi. Abbiamo bisogno di rendercene conto, perché altrimenti ne facciamo quasi fosse un fatto culturale. Sì, siamo cristiani perché siamo nati in Italia. Sarebbe una sfortuna questa, non una fortuna, se è il motivo per cui non vivi questa relazione. Solo due giorni fa ero in quella terra, in pellegrinaggio, visitando luoghi e persone e storie che continuano a rendere quotidiano e presente questo Vangelo fino a toglierti il fiato, perché anche oggi ci sono persecutori e perseguitati. Questo a casa degli altri forse non ci turba più di tanto, ma se sentissimo che questa accade a casa nostra, che ci potrebbe succedere, forse avremmo uno sguardo diverso, avremmo un cuore diverso. Erode, quello lì è morto, ma ce ne sono degli altri di Erode. Ci sono anche tanti discepoli di Cristo, consapevoli o inconsapevoli, tanti che vivono nel desiderio di condividere, di essere nella verità, nell'amore, ma per questo sono anche vittime, come lo è stato il Figlio di Dio. Se questo un po' ci riguarda, ci dovrebbe aiutare a fare un salto di qualità, una scelta diversa nell'essere veramente discepoli del Signore Gesù e cioè cercatori con Lui di questa luce che non tramonta, perché c'è ancora. La luce è venuta in questo mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce. Abbiamo ascoltato domenica scorsa e il giorno di Natale. Vedete, la luce non ha smesso di brillare, è una luce che non puoi eliminare fuori di te, ma puoi eliminarla dentro. Puoi spegnere il senso della tua vita e tante persone lo fanno eliminando gli altri: economicamente o fisicamente, sono molti modi per eliminarci gli uni gli altri. E questo ha a che fare con il Natale, con l'Epifania. Ha a che fare con quello che sta succedendo nel mondo oggi. Quindi non rimaniamo incantati e non separiamo la storia della salvezza da quello che sta succedendo oggi, altrimenti non ne capiamo niente, né del Signore né della nostra vita. Allora anche oggi il Signore Gesù lo possiamo adorare. È una parola molto bella, sapete? Adorare dal latino vuol dire che ci mettiamo su la bocca, un po' come il bacio. Os-oris è la bocca. L'adorazione di questa presenza di Dio in mezzo a noi è possibile anche oggi. Ha a che fare con i fratelli che abbiamo vicino, perché ce l'ha detto lui stesso che amare lui, amare il prossimo diventa il senso e il compimento della vita di ogni uomo. Lo possiamo fare con la nostra professionalità, lo possiamo fare con le nostre disponibilità, l'importante è che lo facciamo con la nostra vita, perché solo così come i Maggi lo troveremo, lo incontreremo, lo riconosceremo, lo sentiremo come il vero motivo per cui sono disposto a vivere e a morire ogni giorno, perché solo così la nostra vita trova pienezza. Per questo anche i Magi una volta incontrato, poi trovano la strada per tornare, non dai rode, non negli inganni, trovano una via nuova di libertà ed è il cammino che ciascuno di noi può compiere anche oggi. Chiediamo al Signore questa grazia perché la sua venuta per noi sia oggi motivo di gioia e di salvezza.
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La festa di oggi è un tutt'uno con il Natale. Ci tengo a sottolineare questo perché, come la notte di Natale, quello che è stato celebrato nel buio, in quella veglia, oggi si inizia subito con questa acclamazione di Isaia che ha a che fare con la sua venuta nel mondo, con la sua Pasqua e quindi con la nostra Pasqua. Siccome vi ho detto una cosa difficilissima, adesso cerco di spiegarla. Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La gloria del Signore brilla sopra di te . Questo è il versetto che motiva quello che dicevo prima. Alzati, è il verbo della resurrezione. Come Cristo risorto c'è una nostra resurrezione che adesso è chiamata ad entrare subito in azione, in vigore. Rivestiti di luce. È il passaggio dalle tenebre alla luce, il vivere da risorti, il vivere nella consapevolezza che Lui è veramente il Signore. Ma capire che la gloria del Signore brilla su di noi è ciò di cui ci dovremmo rivestire, brilla se ci avviciniamo. Se tu ti allontani dalla luce non brilli. È come dirti guarda che non splendi di luce propria. Allora facciamoci un piccolo bagno di umiltà, ogni tanto fa bene. Di solito li prendiamo come dei momenti tristi, perché i bagni di umiltà ci sono quando veniamo umiliati. Solo in quel momento forse impariamo un po' di umiltà, se diciamo va bene e ripartiamo. Ma la preziosità oggi di questa liturgia con questa parola, potrebbe rivelarci il motivo per cui sentiamo che la nostra vita ha a che fare sempre con la vita di Dio. Guardate, il Vangelo ci presenta questi Magi, dei re d'Oriente che hanno visto, forse erano degli astrologi, hanno visto una luce, questa stella nella loro vita e si sono messi in movimento. Proviamo a fare due conti: ci riguarda questo? Fa parte della scoperta della nostra vita oppure stiamo andando avanti così, semplicemente come routine? I cercatori di Dio sono tali perché in un certo momento si sono resi conto che una luce è entrata nella loro vita; non soltanto che Dio c'è, ma che c'è per te e che se sei in comunione con Lui la tua vita è diversa. È quella la luce di cui rivestirsi. Quindi questi cercatori arrivano e chiedono; chiedono a chi? Li ha portati fino a Gerusalemme, li ha portati lì dove c'era qualcuno che custodiva questa speranza. Chi sono queste persone? Gli scribi e i farisei custodivano la parola di Dio. Quindi, lo dico tra parentesi, ma nella parola di Dio questo c'è, c'è davvero. Citano le scritture, il profeta Michea, E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda, non sono qui a fare esegesi vorrei soltanto fare, come sta succedendo nel Vangelo, un’indicazione, dire: guarda qui, la parola di Dio ci porta verso di Lui. Domanda a chi era attento, gli altri riposino, non c'è problema: chi si è mosso da Gerusalemme per andare a Betlemme? Solo i cercatori di Dio, solo i Magi. Gli altri che avevano le scritture, il suo significato, non si sono mossi. Hanno fatto la furbata: se lo trovate, ditecelo, veniamo anche noi. Questo vorrebbe essere, spero, non una provocazione, ma un'indicazione. Cioè, la relazione con Dio, che noi chiamiamo preghiera, non è esclusiva di professionisti, ci sono alcuni che sono specializzati, hanno preso la laurea, gli altri niente. Mettiti in gioco, mettiti in gioco! Cioè, entraci un po' alla volta, anche se non sai come fare più di tanto, ma mettiti in gioco, stai in questa relazione, cammina in questa luce, perché se lo fai, come i Magi, a ricevuta l'indicazione vanno e la luce ritorna e li porta a Cristo. Allora, questo spero che sia una vera indicazione per noi, per gli uomini di tutti i tempi. Abbiamo bisogno di rendercene conto, perché altrimenti ne facciamo quasi fosse un fatto culturale. Sì, siamo cristiani perché siamo nati in Italia. Sarebbe una sfortuna questa, non una fortuna, se è il motivo per cui non vivi questa relazione. Solo due giorni fa ero in quella terra, in pellegrinaggio, visitando luoghi e persone e...
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Chi incontra davvero la luce non torna più indietro allo stesso modo. Epifania 6-1-26
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