EPISODE · Jul 15, 2026 · 10 MIN
Convertirci tornando ai doni ricevuti - Omelia martedì 14 luglio Montecalvo per Michele Raule
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
La conversione nasce dalla memoria dei doni di Dio Le letture che abbiamo ascoltato non sono semplici, soprattutto in un momento come questo, nel quale ricordiamo il nostro Michele, è difficile trovare parole nuove di speranza. Per questo mi soffermo su alcuni aspetti delle letture che ci aiutano a leggere la nostra vita alla luce della Parola. Nel Vangelo Gesù rimprovera le città che hanno ricevuto molto, in particolare Cafarnao, la città dove ha vissuto, ha chiamato i primi discepoli, ha compiuto numerosi miracoli e dove tante persone si sono radunate per incontrarlo e ricevere guarigione. Proprio perché ha ricevuto un dono così grande, Cafarnao porta anche una grande responsabilità. Comprendiamo allora che la conversione non consiste semplicemente nello smettere di commettere alcuni peccati. Convertirci significa tornare alle cose belle e fondamentali che Dio ci ha donato: l'amore ricevuto, la nostra famiglia, gli affetti, il bene che ci lega gli uni agli altri, tutto ciò che nella nostra vita è stato segno della presenza del Signore. È da questi doni che dobbiamo continuamente attingere forza, speranza e gioia. La conversione è rimetterci in cammino verso il Signore, lasciarci nuovamente prendere per mano da Lui e testimoniare con semplicità la bellezza di essere suoi discepoli. Anche noi, come gli abitanti di Cafarnao, abbiamo sperimentato i prodigi di Dio. Ognuno di noi, se guarda con sincerità dentro la propria storia, scopre miracoli, piccoli o grandi, che il Signore ha compiuto. Persino quando siamo schiacciati dalla sofferenza, dalle croci o dallo scoraggiamento, scavando in profondità troviamo quei segni della sua presenza. È a questi che dobbiamo aggrapparci. Isaia invita il re a fidarsi di Dio La prima lettura ci porta in uno dei momenti più drammatici della storia di Israele. Siamo nel contesto che precede la grande profezia dell'Emmanuele, il bambino che nascerà dalla vergine e sarà chiamato "Dio con noi". Il re Acaz vive giorni di grande paura. Il re di Israele e quello di Aram si sono alleati contro di lui per sostituirlo con un sovrano favorevole ai loro interessi e opporsi all'avanzata degli Assiri. È un tempo di guerre, di strategie politiche e di alleanze costruite nella paura. Anche Acaz, pur rifiutando l'alleanza proposta dai suoi nemici, cerca di salvarsi stringendo accordi con la potente Assiria. Cerca sicurezza nella forza dei grandi potenti della terra, ma quella scelta si rivelerà inutile. In questo momento interviene il profeta Isaia. Dio lo manda dal re con un messaggio semplice e potente: «Non temere, il tuo cuore non si abbatta». Isaia si presenta accompagnato dal figlio, che porta un nome significativo, Seariasub, "un resto ritornerà" oppure "un resto si convertirà". È una scena piena di tenerezza: un padre e un figlio che insieme portano una parola di speranza. Isaia ricorda al re che il vero fondamento della sua sicurezza non è l'esercito, ma Dio stesso. Il regno di Giuda ha il Signore come vero re e come unico difensore. Per questo il profeta invita Acaz a non lasciarsi spaventare da quei due re, definiti come "tizzoni fumiganti", legni ormai quasi spenti e destinati a consumarsi presto. La frase conclusiva del profeta è decisiva: «Se non crederete, non resterete saldi.» La stabilità nasce dalla fede, non dalla forza militare. Anche noi siamo chiamati ad avere fiducia Riconosciamo che anche noi viviamo momenti in cui il cuore è agitato, proprio come gli alberi della foresta mossi dal vento, immagine utilizzata dalla Scrittura. Pensiamo in particolare alla vicenda del nostro Michele. Il dolore per la sua assenza non si è risolto e probabilmente continuerà ad accompagnarci. Continueremo a sentire la mancanza della sua presenza e della sua vicinanza. Proprio guardando a lui, però, possiamo imparare qualcosa di importante. Michele era una persona profondamente credente. La sua forza non nasceva semplicemente dal carattere, ma dalla fiducia nel Signore. Anche nelle prove sapeva appoggiarsi a Dio. Questa è la strada che siamo chiamati a percorrere anche noi: riconoscere la nostra piccolezza e imparare ad affidarci. Chiedere segni al Signore Successivamente Isaia invita Acaz a chiedere un segno a Dio, perfino dal cielo o dagli inferi. Il re rifiuta, dicendo di non voler disturbare il Signore. Noi, invece, comprendiamo che dobbiamo avere il coraggio di chiedere. Abbiamo bisogno che il Signore ci sostenga, rafforzi la nostra fede e ci doni segni della sua presenza. Abbiamo bisogno di miracoli, abbiamo bisogno che Gesù entri nella nostra città, nelle nostre famiglie e nella nostra vita. Il Signore continua davvero a farlo, anche se il suo modo di agire è quasi sempre discreto, silenzioso e umile. L'alleanza con Cristo è la nostra vera forza Le letture ci invitano dunque ad affidarci totalmente a Dio, senza affrontare la vita contando esclusivamente sulle nostre capacità o sulle nostre forze. La nostra sicurezza nasce dall'alleanza che Cristo ha stabilito con noi al prezzo del suo sangue. La croce che contempliamo ne è il segno più grande. In quella croce scopriamo che il Signore è davvero l'Emmanuele, il Dio-con-noi, che non ci abbandona mai. Anche quando ci sentiamo assediati dalle difficoltà, Dio apre una strada. Quelle paure che sembrano insormontabili finiscono per dissolversi e ci permettono di continuare il cammino. Forse siamo un piccolo resto, un gruppo con poche forze, ma questo legame con il Signore nessuno può togliercelo. Per questo la liturgia che celebriamo, unita alla liturgia del cielo, rafforza la nostra comunione con Lui e alimenta la nostra speranza. Affidiamo tutta la nostra vita al Signore Concludiamo affidando nelle mani del Signore tutta la nostra vita, anche quella più fragile e piccola. Riconosciamo che è Lui il nostro unico Re e il nostro unico Signore, non i potenti e non i signori della guerra. Chiediamo che aumenti la nostra fede e il nostro affidamento a Lui. Vogliamo rispondere alla sua presenza con una vita sempre più convertita, senza lasciarci vincere dallo scoraggiamento né dalla monotonia del quotidiano, che rischia di svuotare il nostro cammino. Infine riconosciamo la bellezza di professare questa fede insieme. Riuniti come comunità, scopriamo che la fede condivisa cresce, si rafforza e continua a fiorire nei nostri cuori.
Embed this episode
What this episode covers
La conversione nasce dalla memoria dei doni di Dio Le letture che abbiamo ascoltato non sono semplici, soprattutto in un momento come questo, nel quale ricordiamo il nostro Michele, è difficile trovare parole nuove di speranza. Per questo mi soffermo su alcuni aspetti delle letture che ci aiutano a leggere la nostra vita alla luce della Parola. Nel Vangelo Gesù rimprovera le città che hanno ricevuto molto, in particolare Cafarnao, la città dove ha vissuto, ha chiamato i primi discepoli, ha compiuto numerosi miracoli e dove tante persone si sono radunate per incontrarlo e ricevere guarigione. Proprio perché ha ricevuto un dono così grande, Cafarnao porta anche una grande responsabilità. Comprendiamo allora che la conversione non consiste semplicemente nello smettere di commettere alcuni peccati. Convertirci significa tornare alle cose belle e fondamentali che Dio ci ha donato: l'amore ricevuto, la nostra famiglia, gli affetti, il bene che ci lega gli uni agli altri, tutto ciò che nella nostra vita è stato segno della presenza del Signore. È da questi doni che dobbiamo continuamente attingere forza, speranza e gioia. La conversione è rimetterci in cammino verso il Signore, lasciarci nuovamente prendere per mano da Lui e testimoniare con semplicità la bellezza di essere suoi discepoli. Anche noi, come gli abitanti di Cafarnao, abbiamo sperimentato i prodigi di Dio. Ognuno di noi, se guarda con sincerità dentro la propria storia, scopre miracoli, piccoli o grandi, che il Signore ha compiuto. Persino quando siamo schiacciati dalla sofferenza, dalle croci o dallo scoraggiamento, scavando in profondità troviamo quei segni della sua presenza. È a questi che dobbiamo aggrapparci. Isaia invita il re a fidarsi di Dio La prima lettura ci porta in uno dei momenti più drammatici della storia di Israele. Siamo nel contesto che precede la grande profezia dell'Emmanuele, il bambino che nascerà dalla vergine e sarà chiamato "Dio con noi". Il re Acaz vive giorni di grande paura. Il re di Israele e quello di Aram si sono alleati contro di lui per sostituirlo con un sovrano favorevole ai loro interessi e opporsi all'avanzata degli Assiri. È un tempo di guerre, di strategie politiche e di alleanze costruite nella paura. Anche Acaz, pur rifiutando l'alleanza proposta dai suoi nemici, cerca di salvarsi stringendo accordi con la potente Assiria. Cerca sicurezza nella forza dei grandi potenti della terra, ma quella scelta si rivelerà inutile. In questo momento interviene il profeta Isaia. Dio lo manda dal re con un messaggio semplice e potente: «Non temere, il tuo cuore non si abbatta». Isaia si presenta accompagnato dal figlio, che porta un nome significativo, Seariasub, "un resto ritornerà" oppure "un resto si convertirà". È una scena piena di tenerezza: un padre e un figlio che insieme portano una parola di speranza. Isaia ricorda al re che il vero fondamento della sua sicurezza non è l'esercito, ma Dio stesso. Il regno di Giuda ha il Signore come vero re e come unico difensore. Per questo il profeta invita Acaz a non lasciarsi spaventare da quei due re, definiti come "tizzoni fumiganti", legni ormai quasi spenti e destinati a consumarsi presto. La frase conclusiva del profeta è decisiva: «Se non crederete, non resterete saldi.» La stabilità nasce dalla fede, non dalla forza militare. Anche noi siamo chiamati ad avere fiducia Riconosciamo che anche noi viviamo momenti in cui il cuore è agitato, proprio come gli alberi della foresta mossi dal vento, immagine utilizzata dalla Scrittura. Pensiamo in particolare alla vicenda del nostro Michele. Il dolore per la sua assenza non si è risolto e probabilmente continuerà ad accompagnarci. Continueremo a sentire la mancanza della sua presenza e della sua vicinanza. Proprio guardando a lui, però, possiamo imparare...
NOW PLAYING
Convertirci tornando ai doni ricevuti - Omelia martedì 14 luglio Montecalvo per Michele Raule
No transcript for this episode yet
Similar Episodes
No similar episodes found.
Similar Podcasts
No similar podcasts found.