EPISODE · Mar 1, 2026 · 11 MIN
Cos’è la fede? Permettere alla luce dell’Eterno di entrare nella tua storia per viverla diversamente. Domenica 1-3-26 2 Q
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Cosa è la festa della trasfigurazione? Ma oggi per la verità è la seconda domenica di quaresima. Sì, è vero, seconda domenica di quaresima, ma c'è una bomba dentro, perché ogni seconda domenica di quaresima c'è il testo della trasfigurazione nei vari anni. Però c'è sempre questo testo, come nella prima c'erano sempre le tentazioni per entrare nella quaresima. Ma cos'è sta trasfigurazione? Partirei dalla prima lettura. Abram. Non si chiamava Abramo dopo, per adesso si chiama soltanto Abram. Nel momento in cui è stato chiamato da Dio, Abram, ha sentito un'irruzione nella sua vita. Età, 75 anni. Uno potrebbe, ormai, gliela dà da su. No. Non aveva figli, morto il padre. Quello che noi potremmo dire oggi, ma insomma è una famiglia sfortunata. Vattene dalla tua terra. Questa è la chiamata. Vattene da quella terra, dalla tua parentela, dalla tua casa. Sono delle parole che voi forse sentirete nel rito del matrimonio, no? Che lascerà suo padre e sua madre, i due diventeranno una carne sola. Ma lui era già sposato. Sì, ma doveva compiere un esodo, un'uscita, da quello che era semplicemente umano verso qualcosa di diverso, che era la chiamata di Dio, a diventare qualcos'altro, qualcun altro. Doveva essere trasfigurato. Ah, non ci avevo mai pensato, però. Beh, cominciamo. Cominciamo perché Giuseppe e Marcella, 50 anni fa, si sono lasciati trasfigurare la vita nel matrimonio e oggi sono per tutti una testimonianza. 50 anni, che ormai dici ma è come cercare l'ago in un pagliaio. no, no, ce n'è, ce n'è. Ce n'è di testimoni che hanno creduto ad un amore che li avrebbe accompagnati trasfigurando la loro vita. Dove c'era una consapevolezza che l'amore umano arriva fino a un certo punto e poi ha bisogno, però, di essere continuamente alimentato e trasfigurato dall'amore di Dio. Allora, partirei da qui, poi di Abraham ne parleremo più avanti, sennò faremo dei corsi serali, perché è un personaggio che diventa veramente una luce su chi voglia che la propria vita sia una vita di comunione con Dio. Ma anche i discepoli di Gesù avevano accettato di stare con lui nei versetti precedenti. Pietro si era preso, una di quelle strigliate, pelo e contropelo, quelle che fanno un po' male, insomma, perché quando Gesù gli aveva annunciato che stava arrivando il tempo della sua passione, morte e risurrezione, Pietro si è arrabbiato come una iena, avete presente? Perché ha detto, signore, questo non ti capiterà mai. Era proprio arrabbiato Pietro. E ci sono dei momenti nella vita di ciascuno di noi in cui le cose vanno in un modo in cui ci arrabbiamo anche con il Signore, perché succedono delle cose che non dovrebbero succedere. E Pietro però sta a questo incontro/scontro con Gesù in cui gli dice, vai, dietro a me è Satana. Perché se pensi così non pensi, secondo quello che dico io, ma secondo gli uomini. Cioè, stai pensando soltanto di farti a posto col conto corrente e con la ciccia che c'hai addosso fino al muro davanti al quale ti vai a stampare che si chiama morte, e io invece ti sto parlando di qualche cosa che oltre questo muro: ti va? E Pietro si è ammutolito. Cioè, anche in questa situazione abbiamo proprio bisogno di essere presi per mano e condotti, infatti un po' oggi tutti noi siamo come questi tre discepoli di cui parla il Vangelo. Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, li portò sul monte, perché sono sicuro che tutti avevano delle cose importanti da fare adesso, ma l'hanno messe da parte e hanno scelto di essere qui oggi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché? Perché il Signore ci ha chiamato a stare con lui. Ed è una chiamata per poter considerare nella nostra vita quello che è successo a lui e sta succedendo a noi. Se lo permettiamo. Perché, bisogna dirla tutta, il Signore, se noi non glielo permettiamo, attende. Attende. Non è prepotente con noi, attende. Arriverà il momento in qualche situazione della nostra vita che ci permetterà di capire in un modo nuovo come lui c'è e c'è da Signore. E a noi, a volte, un po' come Pietro, ci piace, ma allora fermiamoci qua, vuole fare tre capanne, vuole far diventare degli scout, stiamo qua. No. C'è una parola che adesso c'è, non soltanto per loro tre, ma c'è per tutti noi. Ed è la parola che viene proprio da Dio: Questi, questo qua, è il figlio mio l'amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo. Questa frase, se ce la scriviamo da qualche parte e ce la ricordiamo, ogni tanto ci potrebbe essere utile, perché? Sia per ascoltare, che non vuol dire semplicemente sentire, nonostante sia un miracolo l'orecchio umano, tutto pieno di ossicini, di cose, che ti fa sentire le cose in un modo o in un altro, è un miracolo l'orecchio, come un po' tutto l'uomo, ma sta parlando non di queste orecchie, ma delle orecchie del cuore. Ascoltatelo vuol dire senti con il cuore che cosa ti ho detto? Che vuol dire fallo, cammina così, camminiamo insieme così, credimi, e questa è la luce della trasfigurazione che entra nella nostra vita, e noi la chiamiamo fede. Cos'è la fede? È permettere alla luce di Dio, l'Eterno, di entrare nella nostra storia e di illuminarla, facendoci vedere che non arriviamo semplicemente fino alla morte, la nostra vita è chiamata all'eternità. Allora, questo è il passaggio che oggi ci viene proposto come una possibilità, che ciò che stiamo scegliendo sia carico di vita, carico di luce, sia anticipo, e questo nella fede è possibile, di una vita eterna, cioè nella vita di Dio. La fede è anticipare già in questo tempo qualcosa che è proprio della vita di Dio, e questo dice tantissimo. Ve lo vorrei dire in un altro modo. Ogni tanto sento dire ma ormai… ma caccia nel ruscus tu ormai, cos'è? Se Abramo avesse detto ormai, se i discepoli avessero detto ormai, ormai che? Ormai è l'atto di scomunica, di mancanza di fede, di esclusione a Dio dalla nostra vita, buttarlo fuori, questo è ormai. Noi siamo nella condizione in cui se permettiamo a Dio l'impossibile, può accadere. Se gli permettiamo di essere il Signore della nostra vita, può accadere, e può accadere qualcosa che noi non controlliamo, non capiamo, non gestiamo soprattutto, non gestiamo, ma possiamo servire con amore. Bene, credo che questa sia l'opportunità che oggi il Signore ci dà ed è un'opportunità che cerca un compimento, una coniugazione per cui anche coloro che si stanno preparando a diventare coniugi “cum iugum”, vuol dire che sono pronti a portare il giogo insieme a camminare nella gioia e nel dolore, nelle fatiche e nei momenti esilaranti della nostra vita. Camminare insieme vuol dire che stanno permettendo alla luce dell'Eterno di fargli vedere la vita in un altro modo. Allora, non è detto che si capisca, ma arriva il momento in cui il Signore stesso si farà capire. E noi allora a quel punto semplicemente lo loderemo, lo ringrazieremo, lo esalteremo come il Signore, colui che ha fatto della nostra vita una cosa meravigliosa. Adesso, nel tempo possibile, nella fede, arriverà poi il momento della visione totale. Per questo Gesù ai discepoli e a tutti noi continua a proporci un cammino di fede e di libertà, dove ciascuno potrà dire il suo sì, maturandolo nel tempo, nelle situazioni, ma perché diventi presenza luminosa di Dio nella vita quotidiana. E quando questo accade, se ne vedono i frutti. Quindi ringraziamo il Signore per quello che già ci ha fatto vedere e rendiamoci disponibili per il molto di più che ancora vuole donarci.
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Cosa è la festa della trasfigurazione? Ma oggi per la verità è la seconda domenica di quaresima. Sì, è vero, seconda domenica di quaresima, ma c'è una bomba dentro, perché ogni seconda domenica di quaresima c'è il testo della trasfigurazione nei vari anni. Però c'è sempre questo testo, come nella prima c'erano sempre le tentazioni per entrare nella quaresima. Ma cos'è sta trasfigurazione? Partirei dalla prima lettura. Abram. Non si chiamava Abramo dopo, per adesso si chiama soltanto Abram. Nel momento in cui è stato chiamato da Dio, Abram, ha sentito un'irruzione nella sua vita. Età, 75 anni. Uno potrebbe, ormai, gliela dà da su. No. Non aveva figli, morto il padre. Quello che noi potremmo dire oggi, ma insomma è una famiglia sfortunata. Vattene dalla tua terra. Questa è la chiamata. Vattene da quella terra, dalla tua parentela, dalla tua casa. Sono delle parole che voi forse sentirete nel rito del matrimonio, no? Che lascerà suo padre e sua madre, i due diventeranno una carne sola. Ma lui era già sposato. Sì, ma doveva compiere un esodo, un'uscita, da quello che era semplicemente umano verso qualcosa di diverso, che era la chiamata di Dio, a diventare qualcos'altro, qualcun altro. Doveva essere trasfigurato. Ah, non ci avevo mai pensato, però. Beh, cominciamo. Cominciamo perché Giuseppe e Marcella, 50 anni fa, si sono lasciati trasfigurare la vita nel matrimonio e oggi sono per tutti una testimonianza. 50 anni, che ormai dici ma è come cercare l'ago in un pagliaio. no, no, ce n'è, ce n'è. Ce n'è di testimoni che hanno creduto ad un amore che li avrebbe accompagnati trasfigurando la loro vita. Dove c'era una consapevolezza che l'amore umano arriva fino a un certo punto e poi ha bisogno, però, di essere continuamente alimentato e trasfigurato dall'amore di Dio. Allora, partirei da qui, poi di Abraham ne parleremo più avanti, sennò faremo dei corsi serali, perché è un personaggio che diventa veramente una luce su chi voglia che la propria vita sia una vita di comunione con Dio. Ma anche i discepoli di Gesù avevano accettato di stare con lui nei versetti precedenti. Pietro si era preso, una di quelle strigliate, pelo e contropelo, quelle che fanno un po' male, insomma, perché quando Gesù gli aveva annunciato che stava arrivando il tempo della sua passione, morte e risurrezione, Pietro si è arrabbiato come una iena, avete presente? Perché ha detto, signore, questo non ti capiterà mai. Era proprio arrabbiato Pietro. E ci sono dei momenti nella vita di ciascuno di noi in cui le cose vanno in un modo in cui ci arrabbiamo anche con il Signore, perché succedono delle cose che non dovrebbero succedere. E Pietro però sta a questo incontro/scontro con Gesù in cui gli dice, vai, dietro a me è Satana. Perché se pensi così non pensi, secondo quello che dico io, ma secondo gli uomini. Cioè, stai pensando soltanto di farti a posto col conto corrente e con la ciccia che c'hai addosso fino al muro davanti al quale ti vai a stampare che si chiama morte, e io invece ti sto parlando di qualche cosa che oltre questo muro: ti va? E Pietro si è ammutolito. Cioè, anche in questa situazione abbiamo proprio bisogno di essere presi per mano e condotti, infatti un po' oggi tutti noi siamo come questi tre discepoli di cui parla il Vangelo. Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, li portò sul monte, perché sono sicuro che tutti avevano delle cose importanti da fare adesso, ma l'hanno messe da parte e hanno scelto di essere qui oggi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché? Perché il Signore ci ha chiamato a stare con lui. Ed è una chiamata per poter considerare nella nostra vita quello che è successo a lui e sta succedendo a noi. Se lo permettiamo. Perché, bisogna dirla tutta, il Signore, se noi non glielo permettiamo, attende. Attende. Non è prepotente con noi, attende. Arriverà il momento in qualche situazione della nostra vita che ci permetterà di capire in un modo nuovo come lui c'è e c'è da...
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