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EPISODE · Aug 2, 2026 · 7 MIN

Dalla nostra povertà alla pienezza della misericordia di Dio - Omelia della XXVIII domenica 2 agosto 2026 Assisi

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Imparare a riconoscere la compassione di Dio Le letture di questi giorni di cammino nel Vangelo di Luca (capitoli 11 e 12) ci aiutano a fare un ulteriore passo nel nostro percorso. Ci mostrano anzitutto quanto sia difficile riconoscere davvero la misericordia di Dio. Nel Vangelo, infatti, i discepoli sembrano privi di compassione: mentre Gesù è profondamente coinvolto dalla sofferenza della folla, si prende cura dei malati e lascia che il suo cuore si commuova davanti ai bisogni delle persone, essi vedono soltanto un problema organizzativo. Osservano che il luogo è deserto, che si è fatto tardi e suggeriscono di congedare la folla perché ciascuno possa procurarsi da mangiare. Questa differenza di sguardo è significativa. Gesù guarda con amore e misericordia, mentre i discepoli vedono soltanto la difficoltà concreta. Anche il popolo d'Israele, ricordato dal profeta Isaia, fatica a comprendere il volto di Dio: non sa che può ricevere gratuitamente l'acqua e il cibo della vita, ma pensa di doverli meritare o acquistare con le proprie opere. Anche la seconda lettura ci invita a compiere questo cammino interiore quando ci domanda: «Chi ci separerà dall'amore di Cristo?». È una domanda che ci accompagna continuamente e ci ricorda che dobbiamo imparare sempre di più a credere che Dio ci ama, è misericordioso e si prende realmente cura di noi. San Francesco, testimone della gratuità del Vangelo Proprio questa consapevolezza rende san Francesco così straordinariamente efficace e perfino scandaloso nel suo modo di vivere il Vangelo. Francesco comprende che tutto ciò che possiede potrebbe diventare un ostacolo all'incontro con l'amore di Dio. Per questo sceglie di spogliarsi di ogni ricchezza e di vivere nella povertà più radicale. La sua povertà non è una rinuncia fine a se stessa, ma il desiderio di vivere esclusivamente dell'amore del Signore, conformandosi pienamente al Vangelo. È questa libertà che gli permette di sperimentare e testimoniare la misericordia di Dio. Toccare con mano il Regno di Dio Anche noi siamo chiamati a domandarci come possiamo sperimentare concretamente la compassione del Signore e toccare con mano il suo Regno. Per alcuni questo significherà liberarsi dall'attaccamento alle ricchezze; per altri vorrà dire abbandonare l'ipocrisia, il nascondimento o le maschere dietro cui si rifugiano. Altri ancora sperimentano già questa vicinanza di Dio proprio perché vivono nella semplicità e nella piccolezza. Esistono poi persone che, pur attraversando situazioni molto dolorose – come il carcere, un grande lutto o profonde difficoltà – trovano proprio lì una strada privilegiata verso la misericordia di Dio. Nella loro fragilità scoprono un amore infinito che si manifesta con particolare forza. Per questo siamo chiamati a cercare sempre il volto di un Dio che la Scrittura descrive come misericordioso, pietoso, lento all'ira e grande nell'amore. Ricevere per poter donare Le letture ci fanno compiere anche un secondo passo. Dopo aver mostrato la sua compassione, Gesù affida ai discepoli una responsabilità sorprendente: «Date voi stessi da mangiare». La loro risposta è sconfortante: possiedono soltanto cinque pani e due pesci. Tuttavia Gesù non interviene semplicemente sostituendosi a loro. Non dice: «Ci penso io». Al contrario, proprio quando essi riconoscono di non avere nulla, li coinvolge nella distribuzione del pane moltiplicato. Questo rivela una dinamica fondamentale della vita cristiana. Noi sperimentiamo l'amore di Dio perché ci nutre, ci consola, ci sostiene e ci indica una strada. Ma proprio questo amore ricevuto ci rende anche capaci di donarci agli altri. La fecondità della nostra povertà Il dono che possiamo offrire agli altri non nasce dall'abbondanza delle nostre risorse personali. Non è perché possediamo molto che possiamo essere generosi. Il Vangelo mostra invece che tutto nasce dalla povertà dei discepoli, dalla consapevolezza di non avere nulla di proprio da offrire. Essi si trovano in un luogo deserto, senza mezzi sufficienti, e possono distribuire il pane soltanto perché lo ricevono dalle mani del Signore. Non potrebbero sfamare la folla con il frutto del loro lavoro o con i pesci da loro pescati. Possono farlo soltanto prendendo ciò che Gesù dona e consegnandolo agli altri. Questa è anche l'immagine dell'Eucaristia: riceviamo il pane dal Signore, dall'altare, e siamo chiamati a distribuirlo nella vita. Vivendo nella stessa povertà e semplicità che hanno caratterizzato Gesù, san Francesco, Maria e tutti i discepoli, Dio può compiere meraviglie e sfamare migliaia di persone attraverso la nostra piccolezza. Tornare a casa con dodici ceste piene Se desideriamo essere davvero efficaci nel servizio agli altri, in qualunque ambiente viviamo – in famiglia, in parrocchia, nel carcere o in qualsiasi altra realtà – dobbiamo partire sempre dalla coscienza della nostra piccolezza. Da soli possiamo fare ben poco, ma proprio questa povertà permette al Signore di agire. Per questo lo ringraziamo. Come la folla del Vangelo, anche noi possiamo dire di aver mangiato a sazietà. Le dodici ceste avanzate diventano allora un'immagine della ricchezza che riceviamo. Siamo arrivati con poco e ripartiamo con molto. Tutto ciò che abbiamo ricevuto non proviene da noi, ma è un dono del Signore, che continua instancabilmente a colmarci dei suoi beni. Il Perdono di Assisi: ricominciare dalla misericordia Siamo invitati a essere sempre lieti della nostra piccolezza, perché è proprio in essa che facciamo esperienza della grande compassione e dell'immenso amore di Dio. La nostra fragilità può derivare anche dal peccato, dalle nostre cadute e dalla nostra cattiveria. E proprio in questo contesto acquista un significato speciale il Perdono di Assisi, celebrato nel luogo stesso dove ci troviamo. Il Perdono di Assisi ci offre la possibilità di ripartire completamente da zero, liberati dai nostri peccati e dalle nostre colpe. È il dono di una vita rinnovata, riempita della misericordia di Dio. Da questa esperienza nasce una gioia autentica che ci rende pronti a restituire agli altri tutto ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto. Questo è davvero uno dei più grandi doni che il Signore ci offre.l

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