EPISODE · Sep 23, 2026 · 7 MIN
Dalla presunzione di guidarci da soli alla conversione - Martedì XXV settimana TO 22 settembre 206
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Quando la nostra strada ci sembra sempre giusta Partiamo dalle parole del Libro dei Proverbi: «Agli occhi dell’uomo ogni sua via sembra diritta, ma chi scruta i cuori è il Signore». Ci soffermiamo su questo versetto perché descrive qualcosa che appartiene profondamente alla nostra esperienza. Spesso il nostro cammino, le nostre scelte e il nostro modo di agire ci sembrano giusti. Ci guardiamo e pensiamo di aver fatto il bene, oppure, quando nasce qualche problema, troviamo facilmente delle spiegazioni: c’erano determinate circostanze, era necessario comportarsi in quel modo, non avevamo alternative. Siamo molto abili nel trovare motivazioni che ci permettono di convincerci di aver agito bene. E questo non significa necessariamente che non facciamo il bene: spesso davvero lo facciamo. Il problema riguarda soprattutto l’atteggiamento del nostro cuore, perché rischiamo continuamente di autogiustificarci. Il limite del nostro sguardo Il proverbio ci fa notare che sono i nostri stessi occhi a giudicare la nostra strada. Siamo quindi inevitabilmente di parte. Ci manca quella distanza necessaria per poter guardare con maggiore libertà e verità ciò che facciamo. Abbiamo bisogno di uno sguardo diverso dal nostro. Anche recentemente abbiamo riflettuto sul tema dell’occhio: se il nostro occhio è cattivo, chi ci garantisce che il nostro modo di vedere sia davvero buono? Chi ci assicura che guardiamo rettamente e che non abbiamo, nei confronti degli altri e soprattutto nei confronti di noi stessi, delle «pagliuzze» che ci impediscono di vedere con chiarezza? Per il momento possiamo lasciare da parte il modo in cui guardiamo e giudichiamo gli altri e concentrarci sul nostro autogiudizio. Quando giudichiamo noi stessi, spesso siamo molto indulgenti: il nostro giudizio tende facilmente ad assolverci. Ci costruiamo le motivazioni, ci diamo le spiegazioni e, alla fine, arriviamo persino a pronunciare da soli la nostra assoluzione. Il Signore scruta e pesa il cuore Il proverbio, però, introduce una prospettiva completamente diversa: «Ma chi scruta i cuori è il Signore». È il Signore colui che scruta veramente, che – secondo il senso letterale del testo – «pesa» il cuore, cioè fa discernimento. Dio non si ferma all’apparenza e all’esteriorità delle nostre azioni. Egli guarda ciò che c’è nel cuore, perché è dal cuore che, come ci insegna Gesù, nascono i pensieri, le intenzioni e anche i pensieri cattivi. Ma proprio nel cuore abitano anche il bene, i desideri autentici, le intenzioni profonde e tutto ciò che di buono possiamo portare. Per questo è così bello sapere che il Signore ci scruta e ci conosce veramente. Come dice il Salmo: «Signore, tu mi scruti e mi conosci». Il suo sguardo non è quello di chi cerca semplicemente una colpa da individuare, ma è uno sguardo di misericordia e di amore, lo sguardo di un Padre verso il figlio. Il problema, allora, non è tanto essere guardati da Dio, quanto accettare il suo sguardo. Abbiamo bisogno di metterci davanti a Lui e di lasciarci illuminare dalla sua misericordia, invece di continuare a vivere sotto il nostro sguardo autoreferenziale. Lasciarci guidare dalla Parola Come possiamo metterci davvero sotto lo sguardo del Signore? Il Salmo 118 ci offre una risposta molto concreta: «Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi». Qui cambia completamente la prospettiva. Non siamo più noi a stabilire che tutte le nostre strade sono diritte. La domanda diventa: qual è la strada sulla quale Tu, Signore, vuoi condurci? Il Salmo continua chiedendo: «Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie» e «Dammi intelligenza perché io custodisca la tua legge». Ci mettiamo sotto lo sguardo misericordioso di Dio quando permettiamo alla sua Parola di illuminare il nostro cammino e quando accettiamo che siano i suoi comandamenti a orientare la nostra vita. La Bibbia ritorna continuamente su questa immagine: la via di Dio è la via diritta. La Parola del Signore illumina il cuore e ci permette di vedere ciò che da soli non riusciamo a riconoscere. Dalla presunzione di guidarci da soli alla conversione Se ci affidiamo soltanto al nostro sguardo, le nostre vie ci sembreranno sempre giuste. Ma la domanda decisiva è: dove ci stanno portando? E soprattutto: come possiamo convertirci? Possiamo pensare anche al sacramento della riconciliazione. A volte diciamo: «Non mi confesso, tanto chiedo perdono così». In questo modo rischiamo di fare tutto da soli: ci esaminiamo, ci giudichiamo, ci assolviamo e ci diamo persino la soluzione. Siamo bravissimi ad autoguidarci. Ma il Signore vuole qualcosa di diverso: vuole guidarci Lui. Ha qualcosa da dirci e la sua Parola, quando la accogliamo davvero, scruta il nostro cuore. Non serve semplicemente a dirci ciò che dobbiamo fare, ma ci conduce verso ciò che è veramente bene per noi: verso la vita, la fecondità, la possibilità di portare frutto e di donare noi stessi. Ascoltare la Parola e diventare famiglia di Gesù Questa prospettiva illumina anche il Vangelo del giorno. Gesù guarda la gente intorno a sé e dice: «Mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». Non si tratta soltanto di obbedire meccanicamente, come dei soldatini che eseguono un ordine dopo l’altro: «Mi dice questo, lo faccio; mi dice quest’altro, lo faccio». Certamente anche questo sarebbe già un passo importante, ma Gesù ci propone qualcosa di molto più profondo. Chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica entra con Lui in una relazione di fraternità e di figliolanza. Gesù dice che quella persona è suo fratello, sua sorella, sua madre. La fedeltà alla Parola non è quindi semplice esecuzione di comandi: è una relazione d’amore, una fiducia, una disponibilità a lasciarci prendere per mano dal Signore. Quando ascoltiamo la sua Parola e la viviamo, permettiamo a Dio di condurre davvero la nostra vita. Metterci sotto lo sguardo di Dio Alla fine, siamo invitati a ringraziare il Signore per il dono della sua Parola. Essa ci aiuta a distogliere lo sguardo da noi stessi e dalla nostra pretesa di avere sempre ragione. Possiamo lasciare un po’ da parte il nostro sguardo, che facilmente ci autoassolve e ci convince che le nostre vie siano sempre diritte, per metterci davvero sotto lo sguardo del Signore. È il suo sguardo che conosce il cuore, che discerne, che illumina e che, soprattutto, guarda con misericordia. Lasciarci guardare da Dio significa allora accettare di convertirci, di lasciarci guidare dalla sua Parola e di imparare a camminare non semplicemente sulla strada che noi riteniamo giusta, ma sulla strada che Lui ci indica. È lì che possiamo trovare la vera vita, la fecondità e la capacità di portare frutto.
Embed this episode
What this episode covers
Quando la nostra strada ci sembra sempre giusta Partiamo dalle parole del Libro dei Proverbi: «Agli occhi dell’uomo ogni sua via sembra diritta, ma chi scruta i cuori è il Signore». Ci soffermiamo su questo versetto perché descrive qualcosa che appartiene profondamente alla nostra esperienza. Spesso il nostro cammino, le nostre scelte e il nostro modo di agire ci sembrano giusti. Ci guardiamo e pensiamo di aver fatto il bene, oppure, quando nasce qualche problema, troviamo facilmente delle spiegazioni: c’erano determinate circostanze, era necessario comportarsi in quel modo, non avevamo alternative. Siamo molto abili nel trovare motivazioni che ci permettono di convincerci di aver agito bene. E questo non significa necessariamente che non facciamo il bene: spesso davvero lo facciamo. Il problema riguarda soprattutto l’atteggiamento del nostro cuore, perché rischiamo continuamente di autogiustificarci. Il limite del nostro sguardo Il proverbio ci fa notare che sono i nostri stessi occhi a giudicare la nostra strada. Siamo quindi inevitabilmente di parte. Ci manca quella distanza necessaria per poter guardare con maggiore libertà e verità ciò che facciamo. Abbiamo bisogno di uno sguardo diverso dal nostro. Anche recentemente abbiamo riflettuto sul tema dell’occhio: se il nostro occhio è cattivo, chi ci garantisce che il nostro modo di vedere sia davvero buono? Chi ci assicura che guardiamo rettamente e che non abbiamo, nei confronti degli altri e soprattutto nei confronti di noi stessi, delle «pagliuzze» che ci impediscono di vedere con chiarezza? Per il momento possiamo lasciare da parte il modo in cui guardiamo e giudichiamo gli altri e concentrarci sul nostro autogiudizio. Quando giudichiamo noi stessi, spesso siamo molto indulgenti: il nostro giudizio tende facilmente ad assolverci. Ci costruiamo le motivazioni, ci diamo le spiegazioni e, alla fine, arriviamo persino a pronunciare da soli la nostra assoluzione. Il Signore scruta e pesa il cuore Il proverbio, però, introduce una prospettiva completamente diversa: «Ma chi scruta i cuori è il Signore». È il Signore colui che scruta veramente, che – secondo il senso letterale del testo – «pesa» il cuore, cioè fa discernimento. Dio non si ferma all’apparenza e all’esteriorità delle nostre azioni. Egli guarda ciò che c’è nel cuore, perché è dal cuore che, come ci insegna Gesù, nascono i pensieri, le intenzioni e anche i pensieri cattivi. Ma proprio nel cuore abitano anche il bene, i desideri autentici, le intenzioni profonde e tutto ciò che di buono possiamo portare. Per questo è così bello sapere che il Signore ci scruta e ci conosce veramente. Come dice il Salmo: «Signore, tu mi scruti e mi conosci». Il suo sguardo non è quello di chi cerca semplicemente una colpa da individuare, ma è uno sguardo di misericordia e di amore, lo sguardo di un Padre verso il figlio. Il problema, allora, non è tanto essere guardati da Dio, quanto accettare il suo sguardo. Abbiamo bisogno di metterci davanti a Lui e di lasciarci illuminare dalla sua misericordia, invece di continuare a vivere sotto il nostro sguardo autoreferenziale. Lasciarci guidare dalla Parola Come possiamo metterci davvero sotto lo sguardo del Signore? Il Salmo 118 ci offre una risposta molto concreta: «Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi». Qui cambia completamente la prospettiva. Non siamo più noi a stabilire che tutte le nostre strade sono diritte. La domanda diventa: qual è la strada sulla quale Tu, Signore, vuoi condurci? Il Salmo continua chiedendo: «Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie» e «Dammi intelligenza perché io custodisca la tua legge». Ci mettiamo sotto lo sguardo misericordioso di Dio quando permettiamo alla sua Parola di illuminare il nostro cammino e quando accettiamo che siano i suoi...
Ready to play
Dalla presunzione di guidarci da soli alla conversione - Martedì XXV settimana TO 22 settembre 206
No transcript for this episode yet
Similar Episodes
No similar episodes found.
Similar Podcasts
No similar podcasts found.