EPISODE · Jul 5, 2026 · 9 MIN
Di che spirito sei? La mitezza Gesù che rende liberi Domenica 5-7-26 14oa
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Mi piacerebbe, come racchiudere tutte le letture oggi, sotto la parola “spirito”, ma per dire di che spirito sei? Perché in tutte le letture avrete notato che ha a che fare, soprattutto Zaccaria e il Vangelo, su uno spirito che è mite. Una mitezza che forse umanamente a volte viene letta come debolezza, stupidità, fragilità. Mi fa pensare, non me ne vogliate, a quelle persone che a volte girano per le case cercando degli anziani da derubare. Avete presente, purtroppo succede ormai ovunque. E che farebbe proprio insorgere uno spirito di reazione. Invece Gesù ci invita subito, imparate da me. Allora, proviamo a imparare da lui, vediamo di che spirito siamo. Mentre Zaccaria evidenzia che c'è un motivo di esultanza e di giubilo grandissimo perché il Signore viene ed è così umile e si presenta con semplicità su questo puledro figlio d’asina. È un testo che ricorderete perché anche il giorno delle palme risuona questo testo. E vediamo di che spirito è questo uomo. Perché farà sparire il carro da guerra, il cavallo che è il segno della potenza, a differenza del somarello, del puledro d’asina, spezzerà questo arco e annuncerà pace, pace. Lo spirito che annuncia pace si presenta non con delle armi più forti per convincerti, ma con una mitezza che ti dice di che spirito è. E così iniziamo a vedere Gesù in un modo diverso. A volte noi cerchiamo qualcuno di molto forte perché così incute quel timore dal dire stai basso. Questo fa parte di una mentalità umana che di solito scatena le guerre, aumenta uno spirito di prepotenza. E allora, e qui ci aiuta San Paolo in questo brano ai Romani, dice di che spirito sei, lo spirito di questo mondo o dello spirito di Dio? Perché lo spirito di Dio è quello che non soltanto ha animato Gesù nella sua vita, ma ha risuscitato. E questo ci aiuta a capire di che spirito ciascuno di noi può vivere adesso. Non relegando la celebrazione della messa a se stessa, ma è il lievito dei nostri pensieri, sentimenti, parole, opere. Qui se volete accade quella cosa meravigliosa per cui gli diciamo sì Signore per poterlo dire in quelle altre situazioni in cui diventa duro, sembra di diventare troppo deboli. Per questo Gesù dice venite a me, perché chi vive di questo dominio della carne, traduco carne, i pensieri secondo questo mondo, i pensieri diciamo la giungla dove il più forte regna, la prepotenza. Bene, dice chi vive così non può piacere al Signore, non è che il Signore non lo ama, non partecipa del suo spirito. Avete presente quando vi vengono quei momenti di nervoso e non sapete come fare a calmarvi? Come si fa? Come faccio a forare quel palloncino prima che si gonfi? La comunione con il Signore, lo spirito del Signore, quello che sa vivere con benevolenza anche la prepotenza dell'altro, dicendo vabbè ho capito che adesso arrivi fin qua, abbiamo fiducia. E penso in questo quante volte i bambini ci fanno vedere i nostri limiti, perché sanno veramente mettere alla prova e anche ripetutamente la nostra presunzione di aver già capito e sistemato le cose. E loro invece non l'hanno capite come te e semplicemente ti chiedono ma perché? E perché? E perché? Finché non capisci che tu non hai capito, non lui, non lei, tu. Non hai capito che finché dall'alto vuoi semplicemente applicare uno schema ma impedisci a chi hai di fronte di entrare, hai solo bisogno di scendere e di abbassarti. Ed è quello che nella persona di Gesù Dio ci ha mostrato, si è fatto piccolo, mite e umile di cuore perché ogni uomo attraverso questa porta stretta possa entrare in una dimensione di vita meravigliosa. È la vita di chi si lascia guidare da un amore più forte di qualunque forza umana. E qui c'è l’invito: venite a me, imparate da me. È l'unico da cui accetto che mi dica imparate da me mite e umide di cuore perché se me lo dice qualcun altro dico beh grazie. Ma da lui effettivamente sì perché il giogo che lui ha preso, cioè tutta l'umanità nella sua incomprensione, una umanità che si è rivolta contro se stessa e contro Dio, lui dice io prendo il gioco con te. E questo è l'amore di quel Dio che cammina con noi tutti i giorni, non quando se la sente, non quando gli va, non adesso ti dico una preghierina, tutti i giorni cammina con noi. Ed è la manifestazione che l'amore è veramente fedele se cammina così. Per questo a lui rivolgiamo il nostro desiderio perché anche le nostre incomprensioni si possano trasformare in questa esultanza. E il Vangelo comincia con un'esultanza di Gesù, una loda e una benedizione al Padre perché vede, riconosce e vive questo desiderio di essere vicino ad ogni persona piccola nella sua piccolezza qualunque sia dove non ci sono capacità umane a crearla ma semplicemente è già creata in noi, è quella naturale, è quella di essere figli amati. Chi vive così da figlio amato e cammina a quella luce non soltanto riconoscerà in sé una grande gioia, la gioia di essere portati dall'amore di Dio, ma anche di saper portare insieme a Lui qualunque cosa. Di questa forza chiediamo oggi al Signore grazia, per poter continuare insieme a Lui il nostro cammino.
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