EPISODE · Dec 20, 2025 · 5 MIN
Dio si stanca di noi? Omelia 20 dicembre novena Natale 2025
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Dio si stanca di noi? Il profeta Isaia sembra dirlo chiaramente parlando al re Acaz. Gli chiede di domandare un segno al suo Dio, di lasciarsi aiutare, ma Acaz rifiuta: «Non lo voglio tentare». In realtà, so bene dal contesto storico che Acaz aveva già stretto alleanze politiche e pensava di non aver bisogno di Dio. Dietro parole apparentemente pie, come il non voler “disturbare” Dio, si nasconde una profonda autosufficienza. Isaia allora insiste e denuncia questo atteggiamento: non basta stancare gli uomini, ora Acaz arriva persino a stancare Dio. In che senso Dio si stanca Ovviamente Dio, in senso proprio, non si stanca mai. Lo stesso Isaia afferma che Dio non si affatica né si stanca, perché le sue energie sono infinite. Tuttavia, ciò che “stanca” Dio è l’atteggiamento umano di chi non si fida, di chi non crede, di chi non si affida. È la stanchezza di chi ha davanti qualcuno che rifiuta continuamente la conversione. Penso alle parole del Salmo 94: «Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione». Non è una stanchezza fisica, ma il dolore di un amore non accolto. Il culto vuoto e la mancanza di conversione Ritrovo questa “stanchezza” di Dio anche in altri passi della Scrittura, quando il popolo compie riti, preghiere e culti solo esteriori, senza che vi sia coerenza con la vita. Si celebrano noviluni e feste, ma non si aiuta il povero. Quando le parole non corrispondono alle azioni, quando il cuore resta chiuso, Dio si “stanca”. Non perché si stanchi di perdonare — anzi, Dio non si stanca mai di perdonare — ma perché si trova davanti a chi non chiede perdono, a chi non fa il passo decisivo della conversione. Il desiderio di Dio di una relazione vera Capisco allora che Dio sembra avere bisogno della nostra apertura del cuore, del nostro ascolto. Senza questa disponibilità, potremmo dire che “si stanca”, nel senso che il suo amore resta senza risposta. È un modo umano di esprimere quanto sia grande il suo desiderio di relazione con noi. Dio chiede: chiedi un segno, entra in rapporto con me, fidati di me. Maria, l’opposto di Acaz Nel Vangelo, la Vergine Maria appare come l’esatto contrario di Acaz. Nella sua casa di Nazareth, l’angelo irrompe nella sua vita e lei si mostra totalmente aperta e accogliente. Non è passiva: fa domande, chiede come sia possibile ciò che le viene annunciato, prova timore. Ma alla fine pronuncia il suo “sì”: «Avvenga per me secondo la tua parola». Accoglie tutto ciò che le viene detto su quel bambino, Figlio dell’Altissimo, generato dallo Spirito Santo, e si rallegra profondamente. È la donna che riconosce: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente». L’Emmanuele, segno di un Dio che non si stanca Con Maria, Dio non si stanca affatto, anzi opera ancora di più. Il segno supremo è proprio il bambino annunciato da Isaia: la Vergine concepirà e partorirà un figlio che si chiamerà Emmanuele, Dio con noi. Questo rivela che Dio non si stanca di noi a tal punto da desiderare di abitare in mezzo a noi. Un Dio che si stancasse davvero resterebbe lontano, sulle nuvole; invece Dio sceglie di piantare la sua tenda tra noi e di condividere la nostra vita. Il mistero del Natale Arrivo così al cuore del mistero del Natale: è il mistero di un Dio che non si stanca, che cerca sempre nuove strade per aprire il nostro cuore, per entrare in relazione con noi e godere della nostra compagnia e del nostro amore. Di fronte a questo desiderio instancabile di Dio, non posso che ringraziarlo profondamente.
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Dio si stanca di noi? Il profeta Isaia sembra dirlo chiaramente parlando al re Acaz. Gli chiede di domandare un segno al suo Dio, di lasciarsi aiutare, ma Acaz rifiuta: «Non lo voglio tentare». In realtà, so bene dal contesto storico che Acaz aveva già stretto alleanze politiche e pensava di non aver bisogno di Dio. Dietro parole apparentemente pie, come il non voler “disturbare” Dio, si nasconde una profonda autosufficienza. Isaia allora insiste e denuncia questo atteggiamento: non basta stancare gli uomini, ora Acaz arriva persino a stancare Dio. In che senso Dio si stanca Ovviamente Dio, in senso proprio, non si stanca mai. Lo stesso Isaia afferma che Dio non si affatica né si stanca, perché le sue energie sono infinite. Tuttavia, ciò che “stanca” Dio è l’atteggiamento umano di chi non si fida, di chi non crede, di chi non si affida. È la stanchezza di chi ha davanti qualcuno che rifiuta continuamente la conversione. Penso alle parole del Salmo 94: «Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione». Non è una stanchezza fisica, ma il dolore di un amore non accolto. Il culto vuoto e la mancanza di conversione Ritrovo questa “stanchezza” di Dio anche in altri passi della Scrittura, quando il popolo compie riti, preghiere e culti solo esteriori, senza che vi sia coerenza con la vita. Si celebrano noviluni e feste, ma non si aiuta il povero. Quando le parole non corrispondono alle azioni, quando il cuore resta chiuso, Dio si “stanca”. Non perché si stanchi di perdonare — anzi, Dio non si stanca mai di perdonare — ma perché si trova davanti a chi non chiede perdono, a chi non fa il passo decisivo della conversione. Il desiderio di Dio di una relazione vera Capisco allora che Dio sembra avere bisogno della nostra apertura del cuore, del nostro ascolto. Senza questa disponibilità, potremmo dire che “si stanca”, nel senso che il suo amore resta senza risposta. È un modo umano di esprimere quanto sia grande il suo desiderio di relazione con noi. Dio chiede: chiedi un segno, entra in rapporto con me, fidati di me. Maria, l’opposto di Acaz Nel Vangelo, la Vergine Maria appare come l’esatto contrario di Acaz. Nella sua casa di Nazareth, l’angelo irrompe nella sua vita e lei si mostra totalmente aperta e accogliente. Non è passiva: fa domande, chiede come sia possibile ciò che le viene annunciato, prova timore. Ma alla fine pronuncia il suo “sì”: «Avvenga per me secondo la tua parola». Accoglie tutto ciò che le viene detto su quel bambino, Figlio dell’Altissimo, generato dallo Spirito Santo, e si rallegra profondamente. È la donna che riconosce: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente». L’Emmanuele, segno di un Dio che non si stanca Con Maria, Dio non si stanca affatto, anzi opera ancora di più. Il segno supremo è proprio il bambino annunciato da Isaia: la Vergine concepirà e partorirà un figlio che si chiamerà Emmanuele, Dio con noi. Questo rivela che Dio non si stanca di noi a tal punto da desiderare di abitare in mezzo a noi. Un Dio che si stancasse davvero resterebbe lontano, sulle nuvole; invece Dio sceglie di piantare la sua tenda tra noi e di condividere la nostra vita. Il mistero del Natale Arrivo così al cuore del mistero del Natale: è il mistero di un Dio che non si stanca, che cerca sempre nuove strade per aprire il nostro cuore, per entrare in relazione con noi e godere della nostra compagnia e del nostro amore. Di fronte a questo desiderio instancabile di Dio, non posso che ringraziarlo profondamente.
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