EPISODE · Dec 14, 2025 · 9 MIN
Domenica 14-12-25 3 Avv - Giovanni Battista dubita. Anche i più grandi attraversano momenti in cui Dio sembra deludere le attese.
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Attraverso la domanda che oggi Giovanni Battista porge a Gesù attraverso i suoi discepoli, forse riceviamo un regalo, perché un profeta come Giovanni, che Gesù definisce (nato) da donna, uno così, è il più grande, cioè umanamente ha incarnato, ha vissuto quella parola, eppure è arrivato un momento in cui sente dei dubbi nel cuore, e lui, ma io mi aspettavo, io avevo detto che già la scura è posta alla radice degli alberi, io, avete presente quando ci fondiamo sulle cose che pensiamo che siano giuste, e sicuramente andrà così? E poi arriva il momento che le cose vanno diversamente, e Gesù stava deludendo l'attesa di Giovanni Battista. Dio delude le nostre attese? Beh, io penso che se soltanto noi che siamo quattro gatti mettessimo per iscritto un po' delle nostre attese disilluse, disattese, potremmo già fare una prima enciclopedia. Allora, forse il tipo di messia che Giovanni si aspettava era diverso, ma Gesù dice andate e dite quello che vedete e udite; andate, testimoniate. Bellissimo. Sembra quasi il programma di vita della Chiesa Cattolica. Cosa facciamo noi come cristiani? Ho un po' un timore in questo senso, che ognuno pensi che la fede sia come il gelato che è il suo, se lo deve mangiare per conto suo è anche in fretta perché se no si scioglie. Ognuno fa della vita di fede il suo ambito, chiuso. Ma sembra che le cose vadano in un modo diverso, tant'è che il cammino... Beh, vorrei riprendere un attimo Isaia, perché questo brano mi formicolano le gambe quando ascolto Isaia 35, perché anch'io avrei voglia sempre di saltare. Quando Isaia scrive riguardo al Signore, che sta vedendo nel popolo gente che è rassegnata, rassegnata, e quindi ha le braccia cadenti e le ginocchia vacillanti, e invece c'è un invito, un grande grido di coraggio, di non temere perché Dio viene, viene a salvarci. E l'abbiamo anche ripetuto nel versetto del Salmo, vedete la Parola oggi dà una grande unità, se l'accogliessimo così come ci viene donata, la Chiesa ci porge la Parola, cioè Dio che ci parla come una via, un cammino da percorrere insieme. Quindi non pensate che semplicemente è stata proclamata, chissà che cosa ha detto, ed è finita lì. Se volete prolungare a sentire il gusto di questa parola, un po' come lo champagne, che non è che l'hai sentito e poi basta, persevera il suo gusto, è insistente, continua, te lo porti dentro, te lo porti dietro, per un pezzo lo puoi sentire, e così dovrebbe essere della Parola. Allora perché questo coraggio, perché Dio viene a salvarci? Perché se no la nostra vita non lo riconosce e quindi non sa gioire. E questo lo penso tante volte, perché gli attimi, i momenti in cui riconosciamo che il Signore viene a visitarci e a salvarci, quali sono? Quali sono i momenti in cui riconosciamo che è veramente Lui, che è il Signore, il Messia, come era atteso, il Cristo? E da che cosa viene a salvarci? Perché credo che non siano inutili le parole che Gesù dice, andate e dite quello che vedete e udite, e racconta una serie di guarigioni. Ma se noi raccontassimo le nostre guarigioni interiori, quello che realmente ci è successo nella vita, che di tante cose eravamo ciechi e dopo li abbiamo iniziato veramente a vedere, a riconoscere, eravamo sordi alla Sua parola, ma una volta che ha vinto la nostra durezza, la nostra cocciutaggine, e ci ha fatto sentire e riconoscere che proprio Lui, beh, come fai a non diventarne un megafono? Cioè lasciare che questa parola che ti ha attraversato possa uscire anche per gli altri. E questo invito a fare, e questo siamo invitati tutti noi a farlo. Ma mi piacerebbe che ci pensassimo un po' più profondamente. Gesù è veramente quel figlio di Dio che si sente così amato che è pronto a fare della sua vita una testimonianza per tutti gli uomini di tutti i tempi perché vivano da figli, perché si riconoscano figli amati e in quanto figlio una vita fraterna verrà di conseguenza. Cioè inizierai a guardare gli altri come te figli amati e guardate che lì finiscono le guerre. Quando inizi a vedere che gli altri sono come te, non al posto tuo, come te e come te hanno bisogno di essere salvati anche dall'amore fraterno. Allora forse qui riscopriamo e ritroviamo anche la nostra missione, la missione della Chiesa di ogni tempo, quindi anche del nostro. Che cosa stiamo dando alle nuove generazioni? Quale testimonianza d'amore stiamo dando? Perché non possiamo semplicemente solo accusare che questi tempi non vanno bene, che i giovani così, i giovani colà, solo accuse. A me non sembra giusto. Se è vero che abbiamo riconosciuto nell'amore di Dio la via della salvezza, dobbiamo donarla. E credo che se i giovani scappano è perché non la vedono, non la sentono, non la riconoscono nei nostri passi, nelle nostre parole, nelle nostre scelte. Non è visibile e quindi non è condivisibile. E la comunione dov'è? Allora facciamoci realmente gioiosi testimoni del fatto che il Signore viene a visitarci, viene a salvarci e che il nostro modo di vivere è pronto a cambiare proprio perché non siamo più soli, ma c'è un amore che ci ha visitato, che ci ha salvato e continua a camminare con noi. Quando questo sarà percepibile, credo che ancora una volta lo zoppo salterà come il cervo e griderà di gioia la lingua di quel muto che non aveva niente da dire. E per questo sta muto. E di quel cieco che finalmente riesce a riconoscere la bellezza della vita, la vede, la contempla e ne gioisce. E questo diventerà per tutti noi il segno che ancora oggi il Signore viene a salvarci.
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Domenica 14-12-25 3 Avv - Giovanni Battista dubita. Anche i più grandi attraversano momenti in cui Dio sembra deludere le attese.
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