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EPISODE · Jul 15, 2026 · 24 MIN

Genova. In ogni caso nessun rimorso

from Radio Onda Rossa · host Radio Onda Rossa

Un compagno del CPA di Firenze ci racconta come e perchè è importante stare al Corteo del 19 luglio a Genova a 25 anni dalle giornate del G8 del 2001 di seguito il comunicato: Dopo il Convegno/Assemblea del 4 luglio, APPELLO E RILANCIO DEL CORTEO DEL 19 LUGLIO La giornata del 4 luglio al CAP di Genova è stata un passaggio importante, tutt’altro che scontato. Dalla mattina alla sera si sono susseguiti interventi che hanno approfondito l’analisi della fase che stiamo vivendo, individuando i terreni su cui sarà importante intervenire per contrastare la deriva verso uno Stato di polizia al servizio della guerra. È impossibile racchiudere in poche righe la ricchezza e la complessità di quanto discusso durante la giornata. Per questo abbiamo raccolti i materiali prodotti durante il convegno sul questo sito. Questo è il primo passo per renderli disponibili anche a chi non c’era, perché possano essere discussi, criticati, migliorati e poi tradotti in pratica concreta. Adesso tutte le energie sono concentrate sulla riuscita della giornata del 19 luglio a Genova. Il preconcentramento è fissato per le 14.30 davanti alla scuola Diaz, da dove partirà lo spezzone giovanile per raggiungere piazza Carlo Giuliani (Alimonda) dove, alle 15.30, è fissato il corteo nazionale “IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO”. Sarà un corteo che darà voce alla voglia di organizzarsi contro la guerra, il fascismo e contro il continuo peggioramento delle condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici. Sarà un corteo capace di guardarsi indietro per riconoscere e rivendicare la storia da cui veniamo, senza però cadere nella retorica commemorativa: i nostri piedi restano saldamente piantati nel presente, mentre lo sguardo è rivolto al futuro. Davanti ad un sistema che legittima e normalizza il linguaggio della deportazione, noi ci dichiariamo “non assimilati”. Non lo siamo e mai lo saremo rispetto alla società che produce tre morti al giorno sul lavoro, il genocidio e l’arruolamento forzato, che rapina e saccheggia ogni risorsa per alimentare la macchina della guerra. Questo è un sentimento condiviso e diffuso ma che fatica a trovare spazio soffocato da una propaganda martellante che continua a inventare falsi nemici, per scaricare nella guerra tra poveri le contraddizioni generate dalla società della disuguaglianza e della repressione. La piazza del 19 luglio chiama le classi popolari a scendere in strada. Chiama i giovani che non vogliono essere carne da macello sul lavoro né carne da cannone al fronte. Chiama le famiglie costrette a fare i conti con mutui, affitti, bollette e spese che le buste paga non riescono più a coprire. Chiama gli anziani che dopo una vita di lavoro vengono lasciati soli, senza cure né assistenza adeguate, se non quelle private che le pensioni non bastano mai a coprire. Chiama chi oggi è costretto a lavorare sotto il sole cocente o in capannoni a 40° e magari domani si troverà con la casa alluvionata perché la crisi climatica è anch’essa una questione di classe. Chiama le donne che subiscono lo sfruttamento di un sistema patriarcale e con loro chi subisce la discriminazione che esso produce su identità e orientamento sessuale. Chiama in piazza chi autogestisce spazi altrimenti lasciati all’abbandono e poi preda di speculatori e palazzinari, contro la politica degli sfratti, degli sgomberi e della desertificazione sociale. Con Carlo nel cuore e per tutte e tutti coloro che non potranno essere con noi – perché caduti o condannati dai tribunali come “colpevoli di lottare” – saremo in piazza per riaffermare la nostra voglia di riscatto: perché sappiamo che potremo conquistarlo solo con la lotta e le nostre forze. Saremo in piazza per un mondo che superi le logiche di guerra e sfruttamento, che non solo é possibile, ma che ormai è assolutamente necessario.      

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