EPISODE · May 1, 2026 · 6 MIN
Il canto dell’amore fedele di Dio - Omelia giovedì 4a settimana di Pasqua
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Siamo invitati ad assumere un atteggiamento di umiltà davanti alla storia della salvezza e davanti a coloro che ci hanno preceduto come maestri e guide. Gesù infatti ci ricorda che "il servo non è più grande del suo padrone" , e questo ci spinge a riconoscere che siamo inseriti in una storia che ci supera. Contempliamo allora l’episodio degli Atti degli Apostoli in cui Paolo, giunto nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, viene invitato a parlare. In poche parole egli riesce a sintetizzare tutta la storia della relazione tra Dio e il suo popolo: dalla discesa in Egitto fino a Gesù. In questo racconto riconosciamo un vero e proprio canto d’amore, attraverso il quale emerge quanto Dio abbia accompagnato il suo popolo in ogni fase, anche nelle più difficili. Il canto dell’amore fedele di Dio Davanti a questa grande storia, non possiamo che unirci a questo canto d’amore. Non siamo chiamati a opporci o a mettere in discussione ciò che Dio ha compiuto, ma piuttosto a riconoscere e proclamare la sua fedeltà. La nostra vita, con tutte le sue fragilità e difficoltà, si inserisce in questo grande disegno di amore che Dio ha intessuto non solo con noi, ma con tutta l’umanità. Facciamo nostro il canto del Salmo: vogliamo cantare in eterno l’amore del Signore, riconoscendo che questa fedeltà attraversa le generazioni e giunge fino a noi. Il dramma del rifiuto: il caso di Giuda Alla luce di questo amore fedele comprendiamo meglio anche il dramma di Giuda. Nel contesto della lavanda dei piedi, egli partecipa a un gesto di amore profondo, ma nel suo cuore ha già maturato il proposito del tradimento. Riconosciamo come questo seme di divisione e di rifiuto possa insinuarsi anche in noi. È la tentazione di opporci all’amore di Dio, di “alzare il calcagno” contro di Lui, mettendo condizioni o dubbi. Per questo siamo chiamati a vigilare e a non lasciarci prendere da questa logica, aprendoci invece all’amore che continuamente ci cerca, ci prende per mano e ci salva. L’accoglienza come via autentica Gesù ci indica chiaramente quale sia l’atteggiamento giusto: l’accoglienza. Chi accoglie colui che Egli manda, accoglie Lui stesso. Non siamo chiamati a respingere o a opporci, ma ad aprire il cuore a questo amore che ci viene incontro. Questa accoglienza si concretizza anche nel riconoscere e accogliere coloro che ci annunciano il Vangelo. Come Paolo, anche oggi ci sono uomini e donne che ci trasmettono questa parola di salvezza. Accogliere loro significa accogliere Cristo stesso. Una catena di testimonianza e comunione Allo stesso tempo, anche noi siamo inseriti in questa dinamica: non solo riceviamo l’annuncio, ma siamo chiamati a diventare annunciatori. Con la nostra vita e con la nostra parola partecipiamo a questo grande canto d’amore. Pensiamo a Paolo, che ha attraversato il Mediterraneo tra difficoltà, persecuzioni, naufragi e carcere, eppure ha anche sperimentato accoglienza. L’annuncio del Vangelo trova talvolta terreno fertile, altre volte opposizione: è una realtà che attraversa la storia e anche il nostro cuore. Accogliere ed essere accolti nell’Eucaristia Viviamo tutto questo anche nel presente della nostra vita di fede. Siamo qui, nell’Eucaristia, proprio per accogliere l’amore di Dio e lasciarci accogliere da Lui. La Parola e il Pane ci introducono in questa dinamica di comunione profonda. Siamo invitati a continuare questo cammino, lasciandoci guidare dalla Scrittura — il libro più prezioso che possiamo aprire ogni giorno — per riconoscere, accogliere e trasmettere l’amore fedele del Signore, diventando anche noi parte viva di questa grande storia di salvezza.
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Siamo invitati ad assumere un atteggiamento di umiltà davanti alla storia della salvezza e davanti a coloro che ci hanno preceduto come maestri e guide. Gesù infatti ci ricorda che "il servo non è più grande del suo padrone" , e questo ci spinge a riconoscere che siamo inseriti in una storia che ci supera. Contempliamo allora l’episodio degli Atti degli Apostoli in cui Paolo, giunto nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, viene invitato a parlare. In poche parole egli riesce a sintetizzare tutta la storia della relazione tra Dio e il suo popolo: dalla discesa in Egitto fino a Gesù. In questo racconto riconosciamo un vero e proprio canto d’amore, attraverso il quale emerge quanto Dio abbia accompagnato il suo popolo in ogni fase, anche nelle più difficili. Il canto dell’amore fedele di Dio Davanti a questa grande storia, non possiamo che unirci a questo canto d’amore. Non siamo chiamati a opporci o a mettere in discussione ciò che Dio ha compiuto, ma piuttosto a riconoscere e proclamare la sua fedeltà. La nostra vita, con tutte le sue fragilità e difficoltà, si inserisce in questo grande disegno di amore che Dio ha intessuto non solo con noi, ma con tutta l’umanità. Facciamo nostro il canto del Salmo: vogliamo cantare in eterno l’amore del Signore, riconoscendo che questa fedeltà attraversa le generazioni e giunge fino a noi. Il dramma del rifiuto: il caso di Giuda Alla luce di questo amore fedele comprendiamo meglio anche il dramma di Giuda. Nel contesto della lavanda dei piedi, egli partecipa a un gesto di amore profondo, ma nel suo cuore ha già maturato il proposito del tradimento. Riconosciamo come questo seme di divisione e di rifiuto possa insinuarsi anche in noi. È la tentazione di opporci all’amore di Dio, di “alzare il calcagno” contro di Lui, mettendo condizioni o dubbi. Per questo siamo chiamati a vigilare e a non lasciarci prendere da questa logica, aprendoci invece all’amore che continuamente ci cerca, ci prende per mano e ci salva. L’accoglienza come via autentica Gesù ci indica chiaramente quale sia l’atteggiamento giusto: l’accoglienza. Chi accoglie colui che Egli manda, accoglie Lui stesso. Non siamo chiamati a respingere o a opporci, ma ad aprire il cuore a questo amore che ci viene incontro. Questa accoglienza si concretizza anche nel riconoscere e accogliere coloro che ci annunciano il Vangelo. Come Paolo, anche oggi ci sono uomini e donne che ci trasmettono questa parola di salvezza. Accogliere loro significa accogliere Cristo stesso. Una catena di testimonianza e comunione Allo stesso tempo, anche noi siamo inseriti in questa dinamica: non solo riceviamo l’annuncio, ma siamo chiamati a diventare annunciatori. Con la nostra vita e con la nostra parola partecipiamo a questo grande canto d’amore. Pensiamo a Paolo, che ha attraversato il Mediterraneo tra difficoltà, persecuzioni, naufragi e carcere, eppure ha anche sperimentato accoglienza. L’annuncio del Vangelo trova talvolta terreno fertile, altre volte opposizione: è una realtà che attraversa la storia e anche il nostro cuore. Accogliere ed essere accolti nell’Eucaristia Viviamo tutto questo anche nel presente della nostra vita di fede. Siamo qui, nell’Eucaristia, proprio per accogliere l’amore di Dio e lasciarci accogliere da Lui. La Parola e il Pane ci introducono in questa dinamica di comunione profonda. Siamo invitati a continuare questo cammino, lasciandoci guidare dalla Scrittura — il libro più prezioso che possiamo aprire ogni giorno — per riconoscere, accogliere e trasmettere l’amore fedele del Signore, diventando anche noi parte viva di questa grande storia di salvezza.
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Il canto dell’amore fedele di Dio - Omelia giovedì 4a settimana di Pasqua
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