EPISODE · Jun 14, 2026 · 8 MIN
Il cuore cambia con la certezza di essere perdonati mentre siamo fragili e in cammino. Domenica 14-6-26 11oa
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Forse già dall'inizio del Vangelo qualche d'uno avrà pensato si sta proprio attuando e realizzando il Vangelo come è stato appena proclamato. Arriviamo qui stanchi, accaldati, come pecore senza pastore, però sapendo che qui c'è. Cioè, quante volte le tante dinamiche della vita sono quella grande fatica che sembra non avere senso. Perché stiamo faticando tanto? Uno dice, ma perché? E c'è una stanchezza, una finitezza interiore che chiede senso. Allora, la fame di senso della vita, effettivamente, per chi va a messa, non è semplicemente facciamo anche questa, ma mettendo bene a fuoco che cos'è, sapendo che con tutti i limiti del caso, per carità, ma nutrirsi del fatto che il Signore continua ad essere il pastore della mia vita fa la differenza. Noi siamo pecore di cui si prende cura. Se qualcuno pensa di essere un leone e non una pecora, comunque nella vita tutti quanti seguiamo qualcosa, qualche punto di riferimento ce l'abbiamo. Che vuol dire che abbiamo fiducia che vivendo in un certo modo, con una certa sapienza, le cose prendono il giusto verso. Beh, allora perché Gesù, si va a scegliere tra tante persone possibili, aveva un'ampia scelta? Per esempio, quei dodici lì, possiamo dirlo a distanza di duemila anni, che la scelta sarebbe discutibile, poteva trovare di molto meglio? Guardate, se venisse anche qui oggi, farebbe la stessa cosa. Che cosa ha scelto Gesù? Perché la materia prima di allora, come di oggi, io penso che non cambi. Più o meno è la stessa. Cioè la fragilità della condizione umana, la fragilità che è fatta di orgoglio, presunzione, vanità, è la stessa. Perché il cuore dell'uomo è lo stesso. Ma allora che cosa hanno di particolare quei dodici che lui ha scelto rispetto a noi oggi? Che cosa possiamo trarre veramente: Oggi sono qui non soltanto perché devo esserci, ma vengo pieno di fiducia, carico di speranza, perché? Che cos'è che mi motiva? Beh, credo che il vero motivo stia proprio nell'amore fedele di Dio per me. E quella fedeltà che questi dodici, dopo aver franato come abbiamo franato tutti nella vita, però hanno scoperto che veramente Dio è amore fedele. E la fedeltà dell'amore di Dio sta nel suo perdono, nell'accoglienza vera. Quella accoglienza per cui chissà cosa hai combinato, adesso che facciamo? Adesso vado e mi lascio accogliere e perdonare perché ho sbagliato. Ma ho fiducia nel suo perdono. I veri discepoli di tutti i tempi sono quelli che testimoniano che Dio è un Dio misericordioso, che sempre ti accoglie. Sapete, anche nella prima lettura che abbiamo ascoltato, il popolo sacerdotale di cui si parla, la Chiesa questo l'ha adottato pienamente, cioè il sacerdozio battesimale che abbiamo ricevuto ci mette nella condizione di essere sempre nella preghiera fiduciosa di chi, sapendosi perdonato, si dispone al perdono e intercede per il perdono. Così anche se qualcuno oggi fosse venuto a messa soltanto per sé stesso, si ricollochi all'interno del popolo di Dio che sta chiedendo per esempio la salvezza, la pace nel mondo, ma la chiede a partire da qualcosa che stiamo offrendo noi qui oggi. Gesù sceglie pastori così, come il suo cuore. Tutti lo faranno secondo le proprie caratteristiche, nel luogo in cui si trovano, nelle relazioni che vivono. A volte noi siamo un po' presi in mezzo come cristiani, e me ne sono sentiti dire tante nella vita che non le vorrei neanche ripetere, però a volte ci vogliono caricare un po' di sensi di colpa perché in quanto cristiani dovremmo fare così, l'unica cosa che poi motiva tutte quelle che faremo subito dopo, su cui veramente dobbiamo metterci in gioco, è se credo nel perdono di Dio con tutta la mia fragilità però questo desidero fare, essere colui che mette anche la propria vita e la propria disponibilità perché il perdono sia un amore circolante, cioè sappia riaccogliere anche chi in tanti modi ne è uscito, per gli altri sensi di colpa lasciateli pure andare, non servono i sensi di colpa, serve la consapevolezza di come il Signore ci sta chiamando ad essere strumenti del suo perdono, per questo l'invio dei discepoli, andate a vedere qual è, andare a predicare soprattutto con quello che si sceglie, che cosa, che chi è infermo trovi stabilità perché magari a te si può attaccare, chi è debole, chi è morto nella speranza che la possa ritrovare, chi è lebbroso, che vuol dire ammorbato dall'orgoglio che non ne esce, possa vedere che invece c'è un altro modo di vivere che è molto migliore. Allora vedete che i discepoli sono quelli che condividono quell'amore che li ha perdonati e li ha rimandati nel mondo come testimoni dell'amore fedele di Dio. Ci conceda il Signore questa gioia condivisa con lui e credo vero motivo di speranza per il mondo intero.
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Il cuore cambia con la certezza di essere perdonati mentre siamo fragili e in cammino. Domenica 14-6-26 11oa
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