EPISODE · Aug 15, 2026 · 4 MIN
Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore - 15 agosto Sovere
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
All’inizio della preghiera di Maria nel Magnificat troviamo queste parole: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Mi sono soffermato proprio su questa espressione: «Dio, mio Salvatore», e sulla gioia di Maria, quell’esultanza dello spirito che nasce ed è motivata dal fatto che Dio è il suo Salvatore. È un titolo che mi sembra particolarmente curioso, se pensiamo al momento in cui Maria lo pronuncia. È appena rimasta incinta e porta in grembo Gesù. Nel Vangelo di Matteo, Giuseppe scoprirà che dovrà chiamare quel bambino Gesù, «perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». E allora mi viene da pensare che l’esultanza di Maria sia anche legata proprio a quel bambino che porta dentro di sé: quel bambino è Dio, è il Salvatore, ed è il Salvatore di tutti. Pochi versetti dopo, infatti, nel racconto della nascita, l’angelo dirà ai pastori: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». E allora è molto bello che sia proprio Maria, ancora prima della nascita di Gesù, a chiamare Dio «mio Salvatore». Ma mi sembra che lo sguardo di Maria sia ancora più ampio. Nella prima lettura vediamo infatti questa donna e il bambino che porta in grembo minacciati dal drago, dalla forza del male e, in definitiva, dalla morte. Anche lì Dio interviene per salvare. Maria, però, nel Magnificat sembra allargare lo sguardo: la salvezza che Dio sta compiendo attraverso di lei e attraverso quel bambino non riguarda soltanto lei. Riguarda tutti. Nel resto del Magnificat, infatti, Maria vede come l'azione di Dio produca un grande rovesciamento: i potenti vengono rovesciati dai troni, gli umili vengono innalzati, gli affamati vengono colmati di beni, mentre chi è ricco viene rimandato a mani vuote. E tutto questo culmina nella frase: «Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia». Quindi «Dio Salvatore» non è semplicemente un titolo astratto. È un Dio che interviene concretamente nella storia, che vede i piccoli, gli umili, chi ha fame, chi è nel bisogno; è il Dio che si ricorda della sua misericordia e porta salvezza al suo popolo. Ho trovato molto bello, a questo proposito, un parallelo nella Lettera ai Filippesi, al capitolo 3 v. 20, dove Paolo dice: «La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose». Mi ha colpito molto questa espressione: «aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo». Oggi, mentre celebriamo Maria assunta in cielo, celebriamo proprio questo compimento: il corpo di Maria, che ha portato dentro di sé il Salvatore, è stato trasfigurato e introdotto nella gloria di Dio. E quello che Dio ha compiuto in Maria è anche una promessa per noi. Paolo dice infatti che il Signore «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso». Allora possiamo guardare a Maria non soltanto come a qualcosa che è accaduto a lei, ma come a ciò che Dio vuole compiere anche in noi. Il Salvatore che Maria porta nel grembo è lo stesso Signore che noi attendiamo e che un giorno trasfigurerà la nostra vita. E allora mi sembra che possiamo unirci anche noi al canto del Magnificat. Possiamo esultare con Maria non perché tutto nella nostra vita sia già risolto, non perché siano scomparse tutte le fatiche o tutte le paure, ma perché Dio è il nostro Salvatore. Possiamo affidargli proprio ciò che facciamo più fatica ad affidare: le nostre fatiche, le nostre paure, le nostre fragilità e soprattutto la paura della morte. Perché la nostra speranza cristiana è questa: nulla di ciò che siamo andrà perduto. Il Salvatore accoglierà la nostra vita e la redimerà, la trasfigurerà, la conformerà al suo corpo glorioso. Per questo oggi, insieme a Maria, possiamo dire anche noi: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Esulta perché il Signore non ci lascia nella nostra fragilità e nella nostra morte, ma ci attende nella gloria. E ciò che oggi contempliamo in Maria ci annuncia già ciò che Dio vuole fare anche con noi: trasfigurare la nostra vita e portarci accanto a sé.
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