EPISODE · May 31, 2026 · 13 MIN
Il perdono non cancella la verità. Cancella la distanza. 31-5-26 Trinità A
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Qualcuno sicuramente si sarà chiesto, ma la festa della Santissima Trinità, che c'è da dire oggi? Eh, la Trinità c'è sempre. Vi assicuro che tante grazie ci sono sempre, ma non sempre le cogliamo, non le sappiamo riconoscere e accogliere. Quindi, potremmo dire la stessa cosa, la festa della mamma, la festa del papà, non c'è sempre? Se è vero, tutti i giorni dovremmo averne un po' di riconoscenza e di presenza. La stessa cosa potremmo dirla oggi, perché conoscere Dio da quello che Lui dice di sé, perché noi possiamo dire quello che vogliamo di Lui, ma da dove l'ho imparato, chi te l'ha detto? Piuttosto proviamo a fare un piccolo sforzo di ascolto, di considerazione di quello che è la rivelazione di Dio a noi, di chi è Lui. È Lui che ce lo dice. Per questo partirei un attimo dall'attenzione che il libro dell'Esodo fa, proprio sul fatto che Dio si faccia conoscere. Mosè parlava con Dio, posso dire la stessa cosa anche di noi, chi è che non parla con Dio? Sì. Lui parlava faccia a faccia. Diamo un po' che cosa significa questo. Perché il popolo tante volte tentennava, anzi, lì proprio ripetutamente è caduto anche nell'idolatria, pur essendo stato liberato dalla schiavitù. potremmo dire la stessa cosa di noi. Abbiamo ricevuto il battesimo, abbiamo ricevuto i sacramenti, riceviamo il perdono di Dio ogni volta che lo chiediamo, eppure c'è tanta distanza tra il rapporto con Dio a cui siamo chiamati e quello che viviamo. Per questo c'è questa presenza di Dio davanti a Mosè, dice che si ferma in una nube, quindi in una situazione non perfettamente comprensibile, una nube, e presso di Lui proclama il suo nome. Il nome è sempre un segno della presenza, dell'identità. Il Signore passa davanti a Mosè e proclama, il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. Questa è una dichiarazione non soltanto di identità, ma di relazione: Lui ci dice chi è nel rapporto con noi, dice che è misericordioso e pietoso. Mi permetto di dire rispetto a tanti che hanno manifestato un Dio giudice, un Dio sempre lì pronto a prenderti in fallo, un Dio che appena sbagli, tac, chissà cosa mi capita. Se ti dai una martellata sul piede, chissà cosa ti capita? Ti capita che ti farà male la martellata che ti sei data. Perché Dio è misericordioso e pietoso, lento all'ira. Mi piacerebbe dire la stessa cosa di noi, come Suoi figli, misericordiosi, pietosi, che vuol dire che stiamo vicini, siamo intimi, proprio attraverso un amore che sa perdonare ci facciamo intimi gli uni agli altri, lenti all'ira e ricchi di amore e di fedeltà. E' come se avessi mangiato, non so, un babà adesso. Senti che gusto che c'ha. E' il gusto del sentirsi da parte di Dio chiamati ad una bellissima intimità e non ad una critica o a un giudizio. Cosa che ce l'abbiamo sempre lì, pronte a dire ma adesso che succederà? Succede che Mosè ci dà un suggerimento, come si sta davanti a Dio. Si sta in un atteggiamento non di pretesa, ma di venerazione della sua presenza. Certe volte ci mettiamo sull'attenti semplicemente perché passa, non so, il Presidente della Repubblica, rispettabilissimo, però era il Presidente della Repubblica. Per il Papa c'è gente che (è pronta a fare chissà cosa) certo è il Papa, persone che svolgono dei compiti e dei ruoli e io li ringrazio con il cuore. Ma permettetemi, davanti a Dio, come stiamo adesso, come si sta in chiesa, come si sta nell'atteggiamento della preghiera, della relazione con Dio. Si sta nell'umiltà anche nella richiesta e qui Mosè ce lo dice: Signore, se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi tu cammina in mezzo a noi. Siamo di dura cervice, continuiamo a non capire, ma tu perdona. Tu il nostro peccato mettilo via, facci tua eredità. Questa è una bellissima dichiarazione d'amore. Vorremmo che tu sia sempre in mezzo a noi. Allora, se è vero diventa anche più semplice ascoltare il Vangelo di oggi. Vorrei dare semplicemente una nota, perché c'è un'ulteriore dichiarazione di Dio riguardo all'amore che ha per gli uomini. Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, darlo. E il motivo per cui lui dà il Figlio è che si capisce che se dà la cosa più preziosa che ha insieme a quello che è la cosa più grande e più preziosa che ha, ci darà tutto il resto. Non è che ci dà quello ma non ti do nient'altro. Ti do la cosa più preziosa quindi ti do tutto. Ti do me stesso. Allora, sembra una bella dichiarazione ma andiamo a vedere perché. Se abbiamo dei dubbi riguardo a che cosa voglia Dio nel rapporto con noi allora fa capire che la presenza del Figlio amato proprio nella natura umana è perché ogni uomo attraverso il Figlio possa iniziare a fare esperienza di che cosa voglia dire essere figli nel rapporto con Dio. Gesù gli dice io sono il Figlio ma tu sei con me. Io sono con te perché anche tu viva da figlio. Ecco il dono dello Spirito Santo. E che cosa fa questo dono in noi? Ci aiuta a credere in questo amore. Vorrei attualizzare un attimo questa cosa perché credere uno pensa semplicemente e dice sì so che Dio c'è. Attenzione anche il diavolo lo sa che Dio c'è, il diavolo lo sa benissimo. E il diavolo c'è sapete. Basta pensare all'ultima volta che hai criticato qualcuno, hai giudicato qualcuno, hai capito cosa vuol dire fare esperienza che il diavolo c'è, c'è. Ogni volta che siccome non ti stanno andando le cose come tu spereresti sei triste, sei deluso, sei arrabbiato, c'è. Ok? Allora, davanti a questo dice che chi crede in lui non è condannato. Adesso cercheremo di capire, ma chi non crede è già stato condannato. Da chi? Da chi è stato condannato? Perché non ha creduto nel nome dell'unigenito figlio di Dio. Da chi è stato condannato? E proprio la condanna è un qualche cosa a cui a volte non ci accorgiamo ma ci disponiamo noi stessi. Nel momento in cui tu litighi con una persona e poi gli pianti un muro davanti alla faccia e basta, cosa hai fatto? Cos'è? E va proprio capita questa cosa perché rinunciare all'amore con cui siamo amati e perdonati semplicemente perché vuoi avere ragione su qualcuno o su qualcosa, la domanda è ma ti rendi conto? Vale la pena? Veramente desideri questo? E vuol dire non credere all'amore con cui sei amato e è come se uno ti dicesse guarda, tutto l'amore è per te, lo desideri? E tu gli dici sì però lui no, lei no. Perché se c'è lei io non vengo. Vi piace questa proposta? Allora, chi non crede si condanna a questa lontananza che tu impedisci allo spirito di fare della tua vita una comunione. Per questo la festa della Santissima Trinità ci fa vedere come all'interno, dentro la vita di Dio c'è questo amore che tutto è capace di armonizzare. Addirittura tu puoi essere in una condizione anche di sofferenze fisiche grandi ma rimanere sempre in pace perché? Perché hai l'amore che ti accompagna all'interno della tua sofferenza. Per cui sembra una situazione di contraddizione assurda ma in realtà non lo è perché nella relazione d'amore tu sei pronto a portare quello che c'è, tutto quello che c'è. L'amore che sempre accoglie e perdona Dio misericordioso e pietoso. A quel punto sarà anche l'uomo a immagini di Dio misericordioso e pietoso ed è quello che chiediamo oggi al Signore. Di aiutarci a non sentirci condannati a motivo della nostra poca fede ma a riaprirci a questo amore che crede e che quindi sperimenta proprio le parole che lui ci dice. Il mondo sia salvato per mezzo di lui. Quella parte del mondo che tu porti dentro il cuore e che contraddice a volte la presenza di Dio senti che è salvata. Cioè che l'amore entra lì dentro e trasforma in dolcezza ciò che prima sembrava soltanto durezza e chiusura. A questa grazia di Dio rispondiamo con il nostro cuore veramente disponibile alla novità di vita.
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Qualcuno sicuramente si sarà chiesto, ma la festa della Santissima Trinità, che c'è da dire oggi? Eh, la Trinità c'è sempre. Vi assicuro che tante grazie ci sono sempre, ma non sempre le cogliamo, non le sappiamo riconoscere e accogliere. Quindi, potremmo dire la stessa cosa, la festa della mamma, la festa del papà, non c'è sempre? Se è vero, tutti i giorni dovremmo averne un po' di riconoscenza e di presenza. La stessa cosa potremmo dirla oggi, perché conoscere Dio da quello che Lui dice di sé, perché noi possiamo dire quello che vogliamo di Lui, ma da dove l'ho imparato, chi te l'ha detto? Piuttosto proviamo a fare un piccolo sforzo di ascolto, di considerazione di quello che è la rivelazione di Dio a noi, di chi è Lui. È Lui che ce lo dice. Per questo partirei un attimo dall'attenzione che il libro dell'Esodo fa, proprio sul fatto che Dio si faccia conoscere. Mosè parlava con Dio, posso dire la stessa cosa anche di noi, chi è che non parla con Dio? Sì. Lui parlava faccia a faccia. Diamo un po' che cosa significa questo. Perché il popolo tante volte tentennava, anzi, lì proprio ripetutamente è caduto anche nell'idolatria, pur essendo stato liberato dalla schiavitù. potremmo dire la stessa cosa di noi. Abbiamo ricevuto il battesimo, abbiamo ricevuto i sacramenti, riceviamo il perdono di Dio ogni volta che lo chiediamo, eppure c'è tanta distanza tra il rapporto con Dio a cui siamo chiamati e quello che viviamo. Per questo c'è questa presenza di Dio davanti a Mosè, dice che si ferma in una nube, quindi in una situazione non perfettamente comprensibile, una nube, e presso di Lui proclama il suo nome. Il nome è sempre un segno della presenza, dell'identità. Il Signore passa davanti a Mosè e proclama, il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. Questa è una dichiarazione non soltanto di identità, ma di relazione: Lui ci dice chi è nel rapporto con noi, dice che è misericordioso e pietoso. Mi permetto di dire rispetto a tanti che hanno manifestato un Dio giudice, un Dio sempre lì pronto a prenderti in fallo, un Dio che appena sbagli, tac, chissà cosa mi capita. Se ti dai una martellata sul piede, chissà cosa ti capita? Ti capita che ti farà male la martellata che ti sei data. Perché Dio è misericordioso e pietoso, lento all'ira. Mi piacerebbe dire la stessa cosa di noi, come Suoi figli, misericordiosi, pietosi, che vuol dire che stiamo vicini, siamo intimi, proprio attraverso un amore che sa perdonare ci facciamo intimi gli uni agli altri, lenti all'ira e ricchi di amore e di fedeltà. E' come se avessi mangiato, non so, un babà adesso. Senti che gusto che c'ha. E' il gusto del sentirsi da parte di Dio chiamati ad una bellissima intimità e non ad una critica o a un giudizio. Cosa che ce l'abbiamo sempre lì, pronte a dire ma adesso che succederà? Succede che Mosè ci dà un suggerimento, come si sta davanti a Dio. Si sta in un atteggiamento non di pretesa, ma di venerazione della sua presenza. Certe volte ci mettiamo sull'attenti semplicemente perché passa, non so, il Presidente della Repubblica, rispettabilissimo, però era il Presidente della Repubblica. Per il Papa c'è gente che (è pronta a fare chissà cosa) certo è il Papa, persone che svolgono dei compiti e dei ruoli e io li ringrazio con il cuore. Ma permettetemi, davanti a Dio, come stiamo adesso, come si sta in chiesa, come si sta nell'atteggiamento della preghiera, della relazione con Dio. Si sta nell'umiltà anche nella richiesta e qui Mosè ce lo dice: Signore, se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi tu cammina in mezzo a noi. Siamo di dura cervice, continuiamo a non capire, ma tu perdona. Tu il nostro peccato mettilo via, facci tua eredità. Questa è una bellissima dichiarazione d'amore. Vorremmo che tu sia sempre in mezzo a noi. Allora, se è vero diventa anche più semplice ascoltare il Vangelo di oggi. Vorrei dare semplicemente una nota, perché c'è un'ulteriore dichiarazione di Dio...
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