EPISODE · Jul 19, 2026 · 11 MIN
Il Regno dei Cieli cresce nel piccolo - Omelia XVI domenica TO anno A bvi ore 9.30
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Gesù ci parla con immagini semplici Gesù sceglie di parlare alla folla attraverso le parabole, un modo di insegnare che rende accessibile il mistero del Regno dei Cieli. Il Regno che Egli annuncia è qualcosa di meraviglioso, ma spesso ci sembra difficile da comprendere, lontano dalla nostra esperienza. Con le parabole, invece, Gesù ci mostra che esso è molto più vicino e semplice di quanto immaginiamo. Anche oggi ci vengono offerte tre parabole, che, pur nella loro apparente semplicità, aprono riflessioni profonde. Sono racconti che ciascuno può comprendere e sui quali è naturale confrontarsi con gli altri, chiedendosi quale sia il loro significato. Come già nella parabola del seminatore ascoltata la domenica precedente, torna il tema del seme che porta frutto in base a come viene accolto. Colpisce il fatto che Gesù utilizzi sempre immagini della vita quotidiana: il pane, il seme, il lievito, i frutti. Non ricorre a concetti complicati o astratti, ma a realtà che tutti conosciamo. Inoltre, quasi tutte le parabole iniziano da qualcosa di piccolissimo: un seme, un pizzico di lievito. Da ciò che è nascosto e quasi invisibile nasce qualcosa di grande, capace di nutrire e di dare vita a molti. Prima caratteristica: saper aspettare senza intervenire La prima lezione che ricaviamo da queste parabole è che non sempre bisogna intervenire. Anzi, spesso intervenire troppo significa fare danni. Nella parabola del grano e della zizzania, quando i servi scoprono la presenza della zizzania, il padrone proibisce di estirparla. Il male esiste, ma non bisogna lasciarsi ossessionare da esso. Non sappiamo nemmeno quanta zizzania ci fosse nel campo: certamente c'era, ma non occupava tutto il terreno. Anche vedendola, occorre lasciarla stare fino al tempo della mietitura. Lo stesso accade con il lievito. Quando il pane sta lievitando, bisogna avere la pazienza di non toccarlo. Se si continua a manipolarlo, la lievitazione ricomincia da capo. Persino un improvviso colpo di freddo può compromettere il processo. La crescita richiede un tempo preciso che va rispettato. Anche il piccolo seme di senape deve essere lasciato crescere. Se continuiamo a scavare il terreno o a intervenire continuamente, impediamo al seme di svilupparsi. Noi, invece, siamo spesso portati a voler risolvere tutto immediatamente, a controllare ogni cosa, a cambiare continuamente ciò che abbiamo iniziato. Le parabole ci invitano invece alla pazienza. Alcuni processi hanno bisogno di maturare lentamente e, se li interrompiamo, ne blocchiamo la crescita. Possiamo soltanto attendere con fiducia il momento della raccolta, dell'infornata del pane o della piena maturazione della pianta. Seconda caratteristica: il protagonista deve scomparire Un secondo aspetto che ci colpisce è che, nelle parabole, il seminatore e la donna che impasta non rimangono al centro della scena. Il seminatore compie il gesto iniziale, ma poi saranno altri a raccogliere il raccolto. Della donna viene sottolineato il lavoro dell'impasto, ma non si racconta ciò che farà successivamente con il pane. Il suo compito è semplicemente avviare il processo. Colpisce anche la quantità di farina utilizzata: circa cinquanta chilogrammi, una massa enorme, segno di un lavoro impegnativo. Eppure, nemmeno questa fatica mette la donna al centro del racconto. Anche noi siamo chiamati a seminare, testimoniare, educare, annunciare il Vangelo. Possiamo essere genitori, nonni, catechisti, sacerdoti o educatori, ma non siamo noi i protagonisti dell'opera di Dio. Persino Gesù, dopo aver formato i suoi discepoli, li lascia andare. Li incoraggia, ma poi permette loro di camminare con le proprie forze e di diventare, a loro volta, seminatori del Regno. I migliori testimoni del Vangelo sono proprio coloro che, dopo aver dato frutto, sanno farsi da parte, perché il Regno dei Cieli non appartiene a loro, ma è destinato a tutti. Terza caratteristica: il frutto è per tutti La terza caratteristica riguarda il risultato finale. Il frutto del Regno non è mai destinato a pochi, ma sempre a molti. Anche il pane ottenuto dall'impasto della parabola è in quantità enorme: circa cinquanta chilogrammi. È evidente che non serve soltanto alla donna e alla sua famiglia, ma a una moltitudine di persone. Questa abbondanza richiama un episodio dell'Antico Testamento. Quando Abramo accoglie i tre misteriosi visitatori, chiede a Sara di preparare la stessa grande quantità di farina. Anche lì emerge il segno di un'ospitalità sovrabbondante, che supera il semplice necessario. La parabola del granello di senape esprime ancora meglio questa apertura universale. Il piccolo seme diventa un grande arbusto, quasi un albero, tanto che gli uccelli vengono a fare il nido tra i suoi rami. È significativo che gli uccelli, in un orto, possano essere persino considerati degli intrusi. Eppure trovano accoglienza, ombra e protezione. Non sono soltanto gli uccelli "di casa", ma tutti quelli che passano e trovano rifugio. Così è il Regno dei Cieli: produce un bene che supera ogni confine, ogni appartenenza, ogni recinto familiare o comunitario. È un dono universale, aperto a tutti. Accogliere il Regno con fiducia Ringraziamo il Signore per questo modo sorprendente di agire. Anche noi desideriamo dare il nostro contributo alla crescita del Regno, ma comprendiamo che il nostro ruolo consiste anzitutto nel ricevere il dono che Dio fa crescere. Siamo chiamati a vivere queste tre grandi caratteristiche del Regno dei Cieli: imparare a lasciare che Dio operi senza voler controllare tutto, saperci fare da parte perché il protagonista sia Lui e gioire del frutto abbondante e universale che il suo Regno produce per il bene di tutti.
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