EPISODE · Mar 20, 2026 · 3 MIN
Il rischio più grande non è non credere in Dio. È pensare di conoscerlo già. Venerdì 20-3-26
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Nella liturgia di oggi c'è una bella premessa nel Libro della Sapienza, questa prima lettura, che sembra quasi descriverci quello che già sappiamo di Gesù a posteriori, ma questa è una profezia di un paio di secoli prima. Ed è, come spesso accade nel rapporto con la parola di Dio, un leggere, rileggere, presumendo di sapere, ma forse non sappiamo. Che è proprio il tema che vorrei evidenziare nel Vangelo di oggi. I movimenti di Gesù. Sembra che non vadano nella direzione che noi vogliamo. Ecco, lui si muove quasi di nascosto. Prima aveva detto ai suoi parenti, il vostro tempo è sempre pronto, voi andate. Sembra quasi non voler andare alla festa delle capanne a Gerusalemme, ma una volta che gli altri sono andati lui ci va. Dice il testo quasi di nascosto. La presenza di Gesù è una presenza che noi non possiamo gestire né controllare. Possiamo accoglierla o non accoglierla. E questo ci riguarda veramente tutti, perché viene attraverso la sua presenza il Padre stesso. Cioè il rapporto con Dio, con quel Signore che ci ama, ci ha creati e continua a sostenere la nostra vita, non è un rapporto che noi possiamo gestire, possiamo aprirci. Se hai la presunzione di conoscerlo, troverai sempre un imbarazzo. È quello che Gesù evidenzia. Voi mi conoscete, pensate di conoscermi, ma alla fine che cosa conosciamo di lui? E c'è questo volere addirittura a mettere le mani su di lui, che questo mi sembra abbia a che fare proprio con il voler gestire la presenza di Dio nella nostra vita, ma non possiamo farlo. L'unico momento in cui si potrà fare è quello in cui lui lo deciderà. Ed è l'ora, il tempo opportuno, il momento in cui lui si metterà nelle nostre mani. Ma anche nella nostra vita, tante volte, lui sceglie di mettersi nelle nostre mani. Ma noi che cosa facciamo della presenza di Gesù? Quello che faremo potrà essere a motivo di una comunione ancora più profonda, oppure a questo sgomento che abbiamo escluso il Signore dalla nostra vita, l'abbiamo buttato fuori, l'abbiamo maltrattato. Forse può succedere con la sua parola, forse può succedere con i sacramenti, in cui non corrispondiamo all'amore con cui siamo amati. Lui ce lo permette quando, e questo è il mistero, quando a volte addirittura lui si dona e noi gli diciamo di no. Ce lo permette. Oggi chiediamo al Signore questa grazia Proviamo a accorgerci che i movimenti con cui il Signore entra nella nostra vita sono proprio perché la nostra vita possa essere piena della sua presenza luminosa, cioè una disponibilità a corrispondere all'amore con cui siamo amati. E questo implicherà poi il rapporto anche con gli altri. È un dono a cui ciascuno di noi può dire di sì o anche di no.
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