EPISODE · Jul 25, 2026 · 7 MIN
Il tesoro custodito in vasi di creta Omelia per la festa di San Giacomo 25 luglio 2026
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Dice oggi Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi: «Abbiamo questo tesoro in vasi di creta». Questa immagine introduce anche il Vangelo della domenica, con la parabola dell'uomo che trova un tesoro nascosto nel campo e vende tutto ciò che possiede pur di acquistarlo. Ci domandiamo: ci rendiamo conto di avere un tesoro? E soprattutto: qual è questo tesoro? Per Paolo la risposta è molto chiara. Il tesoro è il Vangelo, la buona notizia della salvezza, Gesù Cristo stesso, che egli desidera annunciare anche alla difficile comunità di Corinto, segnata da divisioni, tensioni e contrasti. Nonostante tutto, Paolo continua a donare questo tesoro perché è una parola che salva. Anche per noi il tesoro è probabilmente lo stesso: il nostro rapporto con il Signore, la fede, il fatto di essere suoi discepoli. Certo, viviamo tutto questo con molte fatiche, contraddizioni, peccati e fragilità, ma rimane comunque il bene più prezioso che possediamo. Il tesoro è custodito nella fragilità L'aspetto più sorprendente del testo non è tanto l'esistenza del tesoro, quanto il luogo in cui esso è custodito: i vasi di creta. Paolo descrive la propria esperienza attraverso una serie di contrasti: siamo tribolati ma non schiacciati, sconvolti ma non disperati, perseguitati ma non abbandonati, colpiti ma non uccisi. Il vaso di creta rappresenta il nostro corpo, la nostra vita fragile, esposta alle prove e alla sofferenza. Perché Dio ha scelto proprio questa condizione? Paolo risponde che è proprio nella nostra debolezza che si manifesta la potenza della grazia. Se fossimo perfetti, fortissimi e senza limiti, finiremmo per mettere in mostra noi stessi. Invece, proprio attraverso le nostre crepe, diventa visibile l'opera di Dio. Pensiamo a quelle persone segnate dalla malattia, dagli acciacchi, da una famiglia complicata o da tante difficoltà, eppure capaci di trasmettere pace, speranza e accoglienza. È in loro che possiamo vedere con particolare chiarezza la grazia del Signore all'opera. La fragilità non diventa un ostacolo, ma il luogo privilegiato in cui risplende la presenza di Dio. Portare la morte di Gesù per manifestare la sua vita Paolo arriva a dire che portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù. Non significa necessariamente vivere persecuzioni cruente o una crocifissione materiale, ma camminare ogni giorno dentro la nostra fragilità e le nostre prove. È proprio lì che si manifesta la risurrezione. Lo stesso Dio che ha risuscitato Gesù dai morti risusciterà anche noi e ci condurrà accanto a Lui. La risurrezione non è soltanto una promessa futura: già oggi possiamo sperimentarne la forza quando la grazia di Dio ci sostiene nelle difficoltà. Un esempio concreto può essere quello di una coppia di sposi. Uno dei coniugi può dire: «Il mio tesoro è la mia famiglia. Certo, faccio molta fatica con mio marito o con mia moglie, ma continuo ad aggrapparmi a questo bene perché è ciò che conta davvero». Proprio la fatica rende ancora più evidente il valore del tesoro custodito. La fede ci permette di riconoscere il tesoro Tutto questo diventa possibile grazie alla fede. È la fede che ci permette di riconoscere il valore del tesoro ricevuto, di gustarlo e di attraversare le difficoltà senza lasciarci schiacciare da esse. La fede non elimina le prove, ma ci permette di viverle nella grazia del Signore, sapendo che Dio continua ad agire proprio dentro le nostre fragilità. Il vero primato è il servizio Il Vangelo ci presenta poi la richiesta audace della madre di Giacomo e Giovanni, che desidera per i suoi figli i primi posti accanto a Gesù. La risposta del Signore sposta completamente l'attenzione: ciò che conta non è occupare un posto d'onore, ma bere il suo calice, cioè condividere il suo cammino. Gesù annuncia ai discepoli che anche loro berranno quel calice e ricorda che la sua missione consiste nel servire: non è venuto per essere servito, ma per servire. Ecco allora dove il tesoro della fede diventa pienamente visibile: quando viviamo il servizio, il dono di noi stessi, l'amore gratuito verso gli altri. La grandezza del cristiano non consiste nell'essere il primo, ma nel mettersi al servizio. Anche questo servizio è vissuto dentro un vaso pieno di crepe, fatto di limiti e fragilità. Eppure è proprio attraverso queste crepe che risplende la bellezza della vita cristiana. L'esempio di san Giacomo Concludiamo guardando a san Giacomo apostolo. Egli ha percorso fino in fondo la strada indicata da Gesù, arrivando a donare la propria vita per il Signore. La sua testimonianza ci ricorda che il tesoro della fede vale infinitamente più di ogni altra cosa e che la sua luce risplende con particolare forza proprio nella debolezza di chi si affida completamente a Cristo.
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