EPISODE · Jan 19, 2026 · 6 MIN
il Vangelo Che ascolti ti ha cambiato la vita o è sempre uguale? Lunedì 19-1-26 2TO
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
È veramente interessante oggi mettersi in ascolto, c'è anche un bellissimo collegamento tra la prima lettura, forse qualcuno sarà rimasto un po' turbato chiedendosi che significa tutto questo; che cosa ha fatto di male Saul per perdere anche il regno? Beh, c'è qualcosa che va guardato con attenzione, perché altrimenti abbiamo un modo apparentemente religioso nel fare le nostre scelte, ma in realtà portiamo avanti ognuno la sua vita. Potrei dire oggi come se Cristo fosse soltanto un racconto, non il signore del tempo e della storia, colui che ricapitolerà nella sua casa, nel suo regno, ogni vicenda della nostra vita. Proviamo a seguire un attimo questo filo, per capire cosa è successo, io vorrei interpretarlo con voi. Amalek era un popolo che seguiva Israele nel suo cammino, nel suo peregrinare, attaccava le retrovie dove c'erano gli ammalati, i fragili, i deboli, li attaccava. Lo traduco per la nostra comprensione: abbiamo delle debolezze, fragilità dove il maligno facilmente ci mette in buca. Possiamo avere pensieri di sconforto, depressione, disperazione, tutta una serie di pensieri che ti dissanguano, ti fanno morire. Allora cosa dice Dio? Stermina il male dalla tua vita. Quindi spero di essere chiaro. Bisogna togliere quelle tentazioni che ci fanno andare non soltanto giù di morale, ma anche fuori di testa, e non è possibile. Queste vanno eliminate. Il Vangelo lo dice in quest'altro modo. Non puoi prendere la novità del Vangelo e metterlo nella tua vita di prima come se fosse niente, perché è una bella storia. Non funziona. Dice addirittura che il vino nuovo, il Vangelo, ha una forza tale che spacca gli otri vecchi. La tua vita di prima non ti funziona più, non capisci più niente. Allora l'invito è diventare otri nuovi per accogliere questo vino nuovo del Vangelo. Cosa vuol dire essere otri nuovi? Cioè disporsi ad una vita veramente aperta alla novità di Cristo, all'amore con cui siamo amati da Lui e, attenzione, non finisce qui. Non finisce con il fatto che sono amato da Cristo. Perché, soprattutto in certi momenti di prova del cuore, se ti fermi a questo e dici sì, va bene, lo so che mi ama e mo' che facciamo? C'è da fare il passo successivo. Metti in opera l'amore con cui sei amato. Diventa segno di quell'amore in cui credi. Questo fa un ponte tra cielo e terra. Cioè la nostra vita, anche sulla Terra, se è vissuta con questo amore, è già un anticipo di quello che sarà la vita eterna. Solo che questo, tornando alla prima lettura, anche, non è detto che sia capito. Perché noi vorremmo un Signore che, tutto sommato, sistema le nostre cose, perché continuiamo a fare le nostre cose di sempre. Questo non funziona. E come lo sappiamo? Perché poi interviene la malattia, la morte. Interviene, fa parte di questa storia. Se non abbiamo la novità di vita, dopo saltano tutti i giochi. Non riusciamo più a starci dentro. Allora, qual è l'invito profondo? L'obbedienza, dice, vale più del sacrificio. Anziché offrire in sacrificio questi animali, come era stato detto, votare tutto lo sterminio, dicendo che non li abbiamo portati, poi li offriamo in sacrificio al Signore le primizie. L'obbedienza vale più del sacrificio. Il vero sacrificio, una cosa che è veramente importante per il Signore, è l'obbedienza. L'obbedienza non vuol dire che dobbiamo stare con la testa bassa. L'obbedienza vuol dire entrare in questa vita che Lui vive e ci consiglia. Perché obbedienza a che cosa? L'unico comando che Gesù ci ha dato, uno solo ce l'ha dato, quale ha dato come comandamento? Amate. Amate Dio, amate il prossimo. Punto. Tutto qua. Dice, fallo, fammi vedere. Allora, per farlo ci vuole questo continuo rapporto tra cielo e terra, dall'amore con cui siamo amati, con cui ci riconosciamo amati da Dio e in un progetto d'amore mettiamo la nostra vita in gioco come lui. Allora, si capisce che c'è un tempo per digiunare quando da certe relazioni, da certe situazioni non puoi più far ricorso come prima. C'è un digiuno di una presenza, di una visibilità, ma c'è anche un tempo di pienezza, dice Gesù, finché lo sposo è con loro non possono digiunare. Verrà il momento in cui lo sposo sarà tolto. Allora digiuneranno. Bene, noi siamo in un tempo di digiuno dalla visibilità, ma anche in un tempo di pienezza di relazione con il Signore della vita, colui che dà anche oggi la sua vita per noi. Per questo ci stiamo nutrendo della sua parola e ci nutriamo dell'Eucaristia. Ci conceda quindi il Signore un cuore così capace di accogliere il Vangelo da essere otri nuovi, capaci di portare a tutti questo vino buono della gioia del Vangelo che dà veramente una vita nuova.
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