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EPISODE · Jul 13, 2026 · 8 MIN

Jeffrey Sachs: cartolina dalla Transoxiana

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di Jeffrey D. Sachs e Sonia SachsDa Roma a Hong Kong, l’economista statunitense e la moglie stanno ripercorrendo a bordo di auto elettriche le antiche rotte commerciali eurasiatiche con una spedizione internazionale. Il Viaggio di Marco Polo per la pace, la cultura e lo sviluppo sostenibile attraversa centri millenari per promuovere la cooperazione globale e la diplomazia multipolare. Un itinerario per riscoprire il valore del dialogo alla pari e della contaminazione culturale, in aperto contrasto con le derive egemoniche occidentali.Khiva, Uzbekistan | 7 luglio 2026La Transoxiana, il nome con cui gli antichi greci indicavano l’odierno Uzbekistan, è stata teatro di molte delle grandi svolte della storia. Il termine designa le terre al di là dell’Oxus, il fiume che oggi chiamiamo Amu Darya e che per millenni ha dato vita alle oasi di questa regione desertica, facendone uno dei nodi centrali della Via della seta. Fu in Transoxiana che Alessandro Magno combatté alcune delle sue campagne più difficili contro i sogdiani, un popolo iranico orientale.Le battaglie terminarono quando Alessandro sposò la principessa sogdiana Rossane — «Piccola stella» nell’antica lingua iranica — riuscendo così ad attirare i sogdiani dalla propria parte. Anche il nostro autista locale, un uomo allegro e cordiale, si chiama Iskander, Alessandro. È un nome portato con orgoglio da 23 secoli nella terra che i macedoni conquistarono e cercarono poi di legare a sé.I sogdiani erano qui molto prima di Alessandro, prima di Roma e più di due millenni prima dell’ordine mondiale dominato dall’Occidente negli ultimi secoli. I fratelli Polo attraversarono queste terre circa 750 anni fa. Ed è in questa regione antica e incantevole che oggi è entrata la nostra piccola carovana di automobili elettriche.Siamo arrivati in quello che, per il mondo antico e medievale, era il centro del mondo. È il punto di giunzione tra la Cina e la Persia, l’India e le steppe: il luogo in cui la seta, la carta, le religioni e perfino i numeri con cui contiamo passarono di mano in mano. Oggi la regione sta tornando a essere una destinazione del XXI secolo per il turismo, il commercio e la cultura, lungo il nuovo «Corridoio centrale» che collega nuovamente l’Europa alla Cina.Gli Stati Uniti hanno celebrato il loro duecentocinquantesimo anniversario mentre noi percorrevamo questa strada. Duecentocinquant’anni sono appena un battito di ciglia in Transoxiana. Provo una profonda tristezza pensando al modo in cui il giovanissimo impero statunitense si sta comportando: si scaglia contro civiltà antichissime, prima fra tutte quella iraniana, un popolo la cui tradizione politica, poetica e scientifica risale a un’epoca dieci volte più antica della breve storia nazionale americana. Come sappiamo, la guerra capricciosa condotta quest’anno dagli Stati Uniti contro l’Iran non è andata bene.Nelle antiche mura e nelle madrase di Khiva c’è una saggezza che Washington farebbe bene a riscoprire: le grandi nazioni, soprattutto quelle di antica civiltà, non possono essere costrette alla sottomissione con la forza, ma devono essere incontrate nel commercio e trattate da pari. La pace, primo obiettivo del nostro viaggio sulle orme di Marco Polo, comincia dall’umiltà davanti alla dignità degli altri popoli.La città interna fortificata di Khiva, l’Itchan Kala, è un centro medievale magnificamente conservato. Al tramonto, i suoi bastioni in mattoni crudi si tingono d’ambra; all’interno si innalzano minareti e madrase, insieme alla massiccia torre turchese incompiuta del Kalta Minor. Ne sono incantato.Eppure, questa città murata non è soltanto un museo. Circa 2.000 persone vivono ancora all’interno delle antiche fortificazioni e mandano i propri figli a scuola lungo vicoli levigati da mille anni di passaggio di mercanti e artigiani.Qui si sono sovrapposti strati su strati di civiltà: khorezmiana, persiana, turca, mongola, timuride, uzbeka e russa. E tutto questo continua ancora oggi a essere una parte viva e operosa della città. È qualcosa di straordinario: un luogo che porta con sé l’intero peso del proprio passato senza smettere di essere una casa.Questa regione, Transoxiana per gli antichi Greci e Uzbekistan per noi, rimane un crocevia di grandi civiltà, che si sono intrecciate tra loro invece di sostituirsi semplicemente l’una all’altra.Il mondo persiano ha dato a queste terre la propria poesia e il proprio genio amministrativo. Il mondo greco vi ha lasciato i suoi Iskander e città come l’odierna Khujand, in Tagikistan, un tempo chiamata Alexandria Eschate, Alessandria Ultima. I popoli turchi hanno dato alla regione la lingua uzbeka e una parte della popolazione che oggi anima queste strade.Anche il Cristianesimo fu presente, soprattutto attraverso le Chiese nestoriane che un tempo costellavano la Via della seta fino alla Cina. A Bukhara, dove ci recheremo oggi, sopravvivono le vestigia di un’antica comunità ebraica: gli ebrei di Bukhara, che per millenni hanno pregato, commerciato e cantato in queste terre. Tutti questi fili di civiltà sono ancora visibili nella trama di questa regione straordinaria.Dopo Bukhara, città di pellegrini, studiosi e santi, raggiungeremo Samarcanda, il gioiello al centro della Transoxiana. Samarcanda fu la capitale del vasto impero di Timur, conosciuto in Europa come Tamerlano: un conquistatore brutale come pochi nella storia, ma anche il fondatore di una dinastia che fece di questa città un faro dell’arte e del sapere.È soprattutto suo nipote che desidero onorare a Samarcanda. Ulugh Beg, principe, sultano e, soprattutto, astronomo, costruì sulle alture della città uno dei più grandi osservatori del mondo premoderno, dotato di un sestante talmente enorme che il suo arco venne scavato in profondità nella roccia.Per 17 anni, Ulugh Beg e la sua équipe di matematici misurarono il cielo con una precisione che l’Europa dell’epoca non era in grado di eguagliare.Il loro grande catalogo stellare, lo Zīj-i Sultānī del 1437, determinò nuovamente la posizione di oltre mille stelle. Fu il primo catalogo fondato su nuove osservazioni dai tempi di Tolomeo, 13 secoli prima, e non venne superato in precisione fino a Tycho Brahe, un secolo e mezzo più tardi. Le misurazioni di Ulugh Beg della durata dell’anno e dell’inclinazione dell’asse terrestre erano più precise perfino dei valori che avrebbe utilizzato Copernico.E quel sapere viaggiò. Le sue tavole raggiunsero l’Europa, furono pubblicate a Oxford da Thomas Hyde nel 1665 e vennero studiate da astronomi come Johannes Hevelius, alimentando quel lungo flusso di osservazioni dal quale sarebbero nate la rivoluzione copernicana e l’astronomia moderna.Il fatto che un principe timuride, su una collina lungo la Via della seta, abbia contribuito a illuminare la strada che avrebbe condotto a Giovanni Keplero e a Isaac Newton rappresenta esattamente il tipo di connessione che il nostro viaggio sulle orme di Marco Polo vuole celebrare: la lunga, paziente e sconfinata collaborazione delle menti umane al di là di ogni frontiera nazionale, religiosa e linguistica.Dal cuore della Via della seta, con la polvere di Khiva ancora sui nostri sandali e le cupole azzurre di Samarcanda davanti a noi, vi mandiamo i nostri più calorosi saluti e il nostro desiderio più profondo di pace tra le nazioni antiche e quelle più giovani.Testo tratto da: https://www.jeffsachs.org/newspaper-articles/cr9sf4j5getaaztxne5f58ttn95zaa(traduzione dall’inglese a cura di Krisis).Jeffrey D. Sachs Economista di fama mondiale, è un leader nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, presiede anche il Sustainable Development Solutions Network dell’ONU. È autore di numerosi libri, tra cui i bestseller The End of Poverty e The Price of Civilization. Ha collaborato con diversi Segretari generali dell’ONU e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali.Sonia Sachs Pediatra, endocrinologa ed esperta di salute pubblica, ha studiato alla Harvard University e alla University of Maryland Medical School. Ha esercitato la professione medica per oltre 20 anni, trascorrendone 14 presso gli Harvard University Health Services. Entrata all’Earth Institute della Columbia University nel 2004, dal 2005 guida le iniziative del Center for Sustainable Development dedicate alla progettazione e all’implementazione di sistemi sanitari primari a basso costo nelle aree rurali dell’Africa subsahariana e dell’India. Per il suo impegno nella tutela della salute riproduttiva e per aver reso la maternità più sicura nelle comunità svantaggiate, è stata inclusa dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione nell’elenco internazionale delle icone e delle attiviste che hanno promosso il cambiamento globale negli ultimi 50 anni.Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua e-mail, iscriviti a Krisis su Substack This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit krisisinfo.substack.comVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

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di Jeffrey D. Sachs e Sonia SachsDa Roma a Hong Kong, l’economista statunitense e la moglie stanno ripercorrendo a bordo di auto elettriche le antiche rotte commerciali eurasiatiche con una spedizione internazionale. Il Viaggio di Marco Polo per la pace, la cultura e lo sviluppo sostenibile attraversa centri millenari per promuovere la cooperazione globale e la diplomazia multipolare. Un itinerario per riscoprire il valore del dialogo alla pari e della contaminazione culturale, in aperto contrasto con le derive egemoniche occidentali.Khiva, Uzbekistan | 7 luglio 2026La Transoxiana, il nome con cui gli antichi greci indicavano l’odierno Uzbekistan, è stata teatro di molte delle grandi svolte della storia. Il termine designa le terre al di là dell’Oxus, il fiume che oggi chiamiamo Amu Darya e che per millenni ha dato vita alle oasi di questa regione desertica, facendone uno dei nodi centrali della Via della seta. Fu in Transoxiana che Alessandro Magno combatté alcune delle sue campagne più difficili contro i sogdiani, un popolo iranico orientale.Le battaglie terminarono quando Alessandro sposò la principessa sogdiana Rossane — «Piccola stella» nell’antica lingua iranica — riuscendo così ad attirare i sogdiani dalla propria parte. Anche il nostro autista locale, un uomo allegro e cordiale, si chiama Iskander, Alessandro. È un nome portato con orgoglio da 23 secoli nella terra che i macedoni conquistarono e cercarono poi di legare a sé.I sogdiani erano qui molto prima di Alessandro, prima di Roma e più di due millenni prima dell’ordine mondiale dominato dall’Occidente negli ultimi secoli. I fratelli Polo attraversarono queste terre circa 750 anni fa. Ed è in questa regione antica e incantevole che oggi è entrata la nostra piccola carovana di automobili elettriche.Siamo arrivati in quello che, per il mondo antico e medievale, era il centro del mondo. È il punto di giunzione tra la Cina e la Persia, l’India e le steppe: il luogo in cui la seta, la carta, le religioni e perfino i numeri con cui contiamo passarono di mano in mano. Oggi la regione sta tornando a essere una destinazione del XXI secolo per il turismo, il commercio e la cultura, lungo il nuovo «Corridoio centrale» che collega nuovamente l’Europa alla Cina.Gli Stati Uniti hanno celebrato il loro duecentocinquantesimo anniversario mentre noi percorrevamo questa strada. Duecentocinquant’anni sono appena un battito di ciglia in Transoxiana. Provo una profonda tristezza pensando al modo in cui il giovanissimo impero statunitense si sta comportando: si scaglia contro civiltà antichissime, prima fra tutte quella iraniana, un popolo la cui tradizione politica, poetica e scientifica risale a un’epoca dieci volte più antica della breve storia nazionale americana. Come sappiamo, la guerra capricciosa condotta quest’anno dagli Stati Uniti contro l’Iran non è andata bene.Nelle antiche mura e nelle madrase di Khiva c’è una saggezza che Washington farebbe bene a riscoprire: le grandi nazioni, soprattutto quelle di antica civiltà, non possono essere costrette alla sottomissione con la forza, ma devono essere incontrate nel commercio e trattate da pari. La pace, primo obiettivo del nostro viaggio sulle orme di Marco Polo, comincia dall’umiltà davanti alla dignità degli altri popoli.La città interna fortificata di Khiva, l’Itchan Kala, è un centro medievale magnificamente conservato. Al tramonto, i suoi bastioni in mattoni crudi si tingono d’ambra; all’interno si innalzano minareti e madrase, insieme alla massiccia torre turchese incompiuta del Kalta Minor. Ne sono incantato.Eppure, questa città murata non è soltanto un museo. Circa 2.000 persone vivono ancora all’interno delle antiche fortificazioni e mandano i propri figli a scuola lungo vicoli levigati da mille anni di passaggio di mercanti e artigiani.Qui si sono sovrapposti strati su strati di civiltà: khorezmiana, persiana, turca, mongola,...

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