EPISODE · Feb 1, 2026 · 9 MIN
La beatitudine non nasce dalla bravura, ma dalla relazione in cui sei sempre amato. - Domenica 1-2-26 IV TO
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
La chiamata alla beatitudine è per qualcuno o per tutti? Vi sentite chiamati alla beatitudine? Personalmente dico. Oppure c'è un problema? Un problema, a questo punto dobbiamo dire che è un problema sistemico, cioè deve essere in Dio il problema. Ha sbagliato qualcosa. E vorrei cominciare attraverso questo brano di San Paolo, giusto perché forse può essere adatto ad aiutarci a comprendere meglio le beatitudini. San Paolo dice, considerate la vostra chiamata. Sta parlando gente di Corinto, ma va benissimo per quelli di San Lazzaro. Non ci sono tra voi molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ci becca, vero? Ma guardate, quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile e disprezzato, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Cerchiamo di entrare in questo. Credo che sia proprio la direzione opposta a quella che noi abbiamo. Opposta. Ma non soltanto perché, diciamo, colpa della televisione, dei mass media. No, è proprio il sistema. Perché forse fin da bambini ci insegnano, non so, già alla materna, no? Che dobbiamo essere i primi, dobbiamo essere i migliori. All'elementare si fanno le gare. Mi ricordo ancora la lavagna: Buoni e cattivi. Indovinate dove ero io? Allora, se funziona così, uno per essere più degli altri cerca di farlo nel peggio, perché nel meglio non ci riesce. Ah, almeno quelli un po' sfidanti la pensano così. È autobiografico. Però vorrei arrivare attraverso questo invece all'autobiografia di Gesù. Che è proprio il Vangelo. Credo che sia fantastico pensarlo non semplicemente per Gesù. Gesù dice, l'ho percorso nel rapporto con il Padre perché ogni uomo senta che sia possibile. Non perché appunto debba essere potente, nobile, sapiente secondo questo mondo. No. Perché è proprio attraverso la debolezza vissuta in questa relazione, una fragilità che non è la fragilità di chi si abbandona alla dissipazione, è la fragilità di chi non si vuole salvare da solo, non solo perché sa che non ne ha le forze, ma perché sa che non è la strada. Cerco di spiegarmi. In questo credo che i bambini ci facciano un servizio enorme. Perché prima imitano quelli che sono bravi, forti, poi quando vedono che non ce la fanno, chiedono subito aiuto. Mamma, mamma, mamma. E credo che questa sia la strada, cioè riconoscere la propria fragilità e partire dalla relazione con chi ci ama è la via della salvezza. Ma di quale salvezza sto parlando? Perché noi potremmo sempre rimandare alla salvezza eterna, no? Che tanto la vedete? Per adesso no. Io parlo della salvezza dove il tuo mondo interiore sente di essere nella felicità perché è in relazione, perché la vera fregatura di questo mondo è la solitudine. Il vero inganno, se volete, in cui il diavolo ci gioca è di cercare di spingerci ad una bravura che deve abbassare gli altri. Non so se vi siete accorti, però appena si può quella mezza parolina, quel sopracciglio che si alza e che dici “quello lì!” Allora, partire invece da una relazione, da una comunione, da un fatto che sai che c'è un amore che ti precede e ti accompagna anche se sei in una condizione che non verrebbe chiamata di beatitudine, ma a volte di tristezza, di pianto. Avete sentito? Eppure saper attraversare quei momenti a partire da un amore più grande perché si è misericordiosi soltanto se hai sperimentato la misericordia. Sei capace di perdonare e di amare soltanto se hai sperimentato che sei sempre perdonato e amato. Per questo dico partire da questa relazione e Gesù ci spiega che si è felici, lui è felice, perché è nella relazione col padre. E dire questo, questo è il discorso più lungo che c'è nel Vangelo di Matteo, abbiamo cominciato oggi, ci accompagnerà per un bel po' di domeniche, poi faremo la pausa del tempo di Quaresima e Pasqua e dopo riprenderemo con questo discorso, perché sono i capitoli 5, 6, 7 di Matteo, il discorso della montagna comincia così. Ma vorrei semplicemente lasciare questa impressione, Gesù non sta sparando una cosa grossa poi ci accontentiamo di quello che salta fuori, no, ci sta dicendo la tua forza non sono le tue forze nel risolvere i problemi, ma nel saperti nella relazione con me, con il padre dove l'amore accompagnerà anche tutti i fallimenti perché ricordati che io sono uscito da questo mondo da umiliato e sconfitto, crocifisso e maledetto, ma ho continuato ad amare e benedire anche dalla croce e ti do questo come antidoto contro ogni male, ogni cattiveria perché anche tu possa essere beato già adesso, sentirti in questa relazione e credo che se faremo così ci sarà questa sorgente che zampilla sempre dentro il nostro cuore e che nessuno potrà estinguere perché è lo Spirito stesso perché è l'amore con cui Dio ama che amerà in te. E allora come dice qui Paolo grazie a lui, al padre, voi siete in Cristo Gesù lo dice non soltanto per il momento sacramentale del battesimo, ma per questa relazione filiale, tant'è che lui è diventato con la sua sapienza, il suo agire e il suo darci la sua vita, è diventato per noi, per opera di Dio giustizia, santificazione e redenzione. Quindi chi si vanta, si vanti non perché è capace di fare qualcosa ma si vanti di questa relazione d'amore perché nessuno gliela potrà togliere.
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La beatitudine non nasce dalla bravura, ma dalla relazione in cui sei sempre amato. - Domenica 1-2-26 IV TO
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