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EPISODE · Mar 18, 2026 · 6 MIN

La crisi non è un fallimento, ma il luogo che trasforma la vita vecchia in nuova. Mercoledì 18-3-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

La preziosità dei testi di questi giorni, del Vangelo di Giovanni, che accompagna la lettura, è molto preziosa perché ci mette un po' in crisi. E di solito, quando siamo messi in crisi, noi vorremmo fuggire, e invece sono sempre dei doni che il Signore sta facendo per il nostro cammino. La crisi serve per superare una situazione vecchia verso una condizione nuova. È chiaro che uno non vorrebbe andare in crisi, vorrebbe fare solo dei passaggi in avanti. Come diceva San Paolo, noi non vorremmo essere spogliati di questa vita, ma vorremmo essere sopravvestiti della vita nuova. E invece, guardate un po' il cammino che Gesù ci fa fare. Oggi, questo passaggio in cui ci sta dicendo quanto sia prezioso vivere da figlio amato. Per lui è tutto. Ed è questa, credo, una comunicazione, una comunione a cui ci sta invitando. Lui sa di esserlo e vuole esserlo, semplicemente facendo quello che fa il Padre. Penso quanto storicamente questo abbia fatto parte della vita degli uomini. Perché un tempo ci si tramandava anche il mestiere di padre in figlio. E il linguaggio paterno e materno era quello che era la vita quotidiana di tutti. Oggi invece c'è una specie di rinnegamento della nostra situazione, perché vorremmo sempre sopravanzare, essere altro. Gesù ci introduce in una novità, però lo fa attraverso una manifestazione di come lui è l'evidenza del Padre. Lui vuole fare quello che fa il Padre. Lui è qui e continua ad essere nel cuore e nell'azione di tanti discepoli che hanno cercato di amare come ama lui. Allora si capisce anche perché non vuole giudicare, ma vuole porre la propria vita. Il Padre gli ha manifestato come amare e lui cerca di manifestarci come amare. Questo forse rispetto a quello che tante volte pensiamo essere la via giusta. Come amare prima me stesso, quelli di casa mia, poi gli altri. È un sistema che quindi scricchiola facilmente. Quello che ci sta ponendo è un esempio di come la vita veramente va spesa e donata. Mentre Gesù viene considerato già qualcuno da eliminare, perché tu che sei uomo ti fai Dio, lui invece sta compiendo la sua missione che aveva da principio. Lui che è Dio si è fatto uomo. Ma questo per dare ad ogni uomo la certezza che attraverso un amore, un dono di sé, che come lui è venuto a compiere, così anche noi possiamo compiere, vivere da figli diventerà sempre più la nostra gioia. C'è un'espressione che forse può sembrare paradossale. Io non posso fare nulla da me stesso, dice Gesù. Come? Ma se è figlio di Dio, se è il Signore, come che non può fare niente da se stesso? Questo ci manifesta che cuore ha Gesù. E credo che potremmo prenderlo un attimo in prestito per rivisitare alcuni nostri pensieri e sentimenti anche verso gli altri. Il volersi muovere a partire dalla comunione con il Padre e non poter fare niente al di fuori di questo non è una paura, è una scelta consapevole che manifestare l'amore di Dio è manifestare una comunione, scegliere il dono di sé che Dio vuole fare a ciascuno di noi, lo dico con le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da commuoversi per il figlio delle sue viscere. Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Continua, ti ho scritto sul palmo delle mie mani, sei in tutto quello che io faccio. Allora, forse questo è ciò di cui dovremmo prendere sempre più consapevolezza: Gesù vuole vivere in questa relazione. Allora proviamo un attimo a ripensare anche come stiamo vivendo, le nostre scelte, in base a quali criteri funzionano, perché in questo forse potremmo veramente chiedere e rinnovare la nostra preghiera del dono dello Spirito, perché vogliamo fare come Gesù. Vogliamo essere mossi da questo Spirito filiale e scegliere di amare proprio come fa il Padre.

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