EPISODE · Jan 28, 2026 · 5 MIN
La differenza non è nel seme, ma nella terra: dove gli permetto di rimanere in me? - Mercoledì 28-1-26
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Parto da una cosa molto semplice, perché la parabola che il Vangelo oggi ci presenta credo che sia essenziale per entrare in rapporto con Dio, perché Lui ci parla. Ma dove finisce la Sua parola nella mia vita? Cioè che spazio gli permetto a questa parola di rimanere in me? Perché quello che mi accade nella vita lo posso considerare in modi diversi in base a questa cosa semplicissima, cioè la Sua parola mi dà la possibilità di leggere la vita, le situazioni della vita in modi diversi. Ma se non trovo la chiave di lettura della vita mia, personale, la vita degli uomini, che cosa sta succedendo ora. Vorrei subito essere concreto. Perché abbiamo un'occasione credo preziosa oggi. La vita di Giuseppe, Peppo, è una vita che potremmo interpretare oggi come quel seme che abbiamo ascoltato nella parabola. La sua vita è stato un seme e ha messo dei semi. Ma abbiamo proprio bisogno di ascoltare che cosa il Signore ci dice attraverso questa parola, attraverso la sua vita, che cosa ci dice, che cosa ci ha detto. Perché sono sicuro che in tutti quelli che l'hanno conosciuto e accolto quel seme ha portato dei frutti. Potrebbe essere pochi come il seme caduto sulla strada, portato via dagli eventi, dagli uccelli del cielo. Ma potrebbe essere quel seme che ha creato entusiasmo, quello che subito ha spuntato qualcosa, quello vicino ai sassi. Però appena ci sono state delle prove, delle difficoltà nella vita, forse si è seccato. Ma sono sicuro che anche tra i rovi, gli spini, tra le situazioni faticose, siano finiti tanti semi. Cioè tante possibilità, tante situazioni di incontro e scontro anche con Lui. Ma sono certo che l'esempio che Lui ha seminato con la sua vita, cioè una dedizione e una passione per il suo lavoro, per esempio, come modo di esprimere come spendere le energie, come donarsi agli altri, come la sua capacità non soltanto di biancare un muro, ma di prendersi cura di ciò che Gli ha affidato dava soddisfazione. E credo che nella relazione chi ha superato quelle prove e quelle difficoltà dei vari campi prima di arrivare alla terra buona e ha saputo accettarlo per come era, per le sue capacità, per il dono che Lui era, ne abbia anche gustato e apprezzato quel trenta, sessanta e cento volte quell'uno, quell'unico seme. Cioè ha sperimentato come il dono della sua vita era veramente un dono grande. Credo che questo ci faccia vivere con responsabilità non solo questo momento, che è un momento di saluto, ma la nostra storia, la storia di ciascuno di noi, per cui possiamo riguardare indietro, recuperando forse tanti momenti di condivisione faticosi, ma per guardarli con una nuova luce, una nuova speranza, un po' come questa giornata, siamo arrivati con la pioggia e usciremo col sole, perché è così. Abbiamo bisogno di scoprire che questo è il tono di saperci amati e di poter mettere in circolo questo amore, dove ciascuno di noi è veramente un seme di Dio che porta frutto nella nostra vita. Per questo oggi vogliamo ringraziare il Signore per quello che Peppo è stato per ciascuno, un dono unico, l'unico seme della sua vita, che così ha voluto condividere, così è stato un dono, e che ora porta dei frutti sia qui in terra, in quanti ne custodiscono il dono, ma soprattutto porta frutto in cielo, dove un giorno alla presenza di Dio ci ritroveremo per rendergli grazie in eterno.
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