La fede non è un’impresa individuale, accade dentro una relazione, dentro una comunità.  Domenica 12-4-26 2Pasqua episode artwork

EPISODE · Apr 12, 2026 · 15 MIN

La fede non è un’impresa individuale, accade dentro una relazione, dentro una comunità. Domenica 12-4-26 2Pasqua

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri. Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: Io non credo. Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi sono stati scritti perché crediate voi, discepoli di tutti i tempi, voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome. Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto, ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il Signore sta facendo per tutti noi e per tutto il mondo una scelta diversa? Perché? Perché ci sta invitando a entrare nella beatitudine, come dice qui, perché mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Siamo noi questi. Noi non abbiamo visto, ma siamo figli di tante persone che nei secoli hanno fatto come noi, hanno ascoltato e hanno creduto. Allora, forse quella settimana io l'auguro un po' a tanta gente che, insomma, non si sta benissimo interiormente, però è un lavoro fondamentale per arrivare a riconoscere Gesù risorto. Non un'idea, non un concetto, non una bella morale, un insegnamento, ma quando si riduce la vita cristiana a un insegnamento, è come se tra marito e moglie uno dice, mi basta che tu mi scriva che mi vuoi bene, ogni tanto me lo leggo, però non mi toccare, non mi guardare, non avere a che fare con me, a me mi basta. E non basta, va vissuto, non è un insegnamento, è una relazione. Allora, se Gesù è tornato per Tommaso forse è proprio per guarire anche tutte le nostre incredulità, tutti i nostri dubbi. E forse per rimetterci tutti in missione, non soltanto quei dieci che erano lì, anche l'incredulo Tommaso e quindi anche tutti noi. Quale missione? Quella di pace. A tutti noi è stato affidato, in questo brevissimo brano tre volte Gesù dice pace a voi. Sapete che quando una cosa si ripete è perché? È perché ho nella sua persa la prima, la seconda o la terza, ci sei? E' importante, la ripeto tre volte. E la missione di pace che Gesù affida qual è? A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Qualche d'uno prende questo versetto e dice, vedi dove sta il sacramento della confessione? Giustificamelo, dove sta? Guarda, sta scritto qui. Sicuramente possiamo dire che anche questo potrebbe esserci, ma la tradizione della Chiesa credo sia anche molto più ricca. E credo che in questo versetto stia dando la missione della Chiesa, non soltanto quindi ai preti, ma alla Chiesa tutta. Perché anche di chi non è prete, ma non è capace di perdonare, voi potete dire, guarda un cristiano perfetto non perdona, però apposto. Sì? E' così? Secondo me no. Ma non secondo me Stefano, secondo me Gesù. Lui ci rimette proprio in questa missione, perché se non c'è il perdono, cioè non c'è l'atto d'amore, la vita cristiana sarà soltanto una specie di morale perbenista, ma manca di spina dorsale, non sta su. Se togliete il perdono, la vita cristiana non ha la spina dorsale, non sta su. E in questo sì, do un suggerimento: Perdonare non fa altro che rimetterti, chiunque tu sia, nella prospettiva del perdono che hai ricevuto, del mai dimenticare la Divina Misericordia per te. Se non ne facciamo soltanto una giornata all'anno della Divina Misericordia, ma dovrebbe essere tutti i giorni così, tutte le mattine quando ci alziamo. Se riparti dall'amore che sempre ti perdona, a prescindere, allora saprai perdonare anche tu. Se non hai presente questo, magari cercherai dei motivi di orgoglio, di vanto, di presunzione, perché io ho fatto io qua, io là, ma io chi sei? Se non sei un figlio amato, chi sei? E la seconda parte di quell'espressione non vuol dire, la riprendo, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Questa potrebbe essere intesa in un modo spietato. Fateci caso, ma allora uno rimane...vorrei semplicemente suggerire, ma spero che ognuno poi abbia voglia di meditarlo personalmente, tu non ti riesci a perdonare da solo, mai. Nessuno è capace di perdonarsi, solo in quanto tu sei perdonato ritrovi la pace. Allora, qui c'è proprio un invito ad essere ciascuno di noi mediatore dell'amore con cui Dio ci ama, segno del suo perdono. E perché ci sia questo segno, ciascuno di noi viva il perdono, lo chieda, lo accolga. E caso mai qualcuno pensasse, anche il Papa si va a confessare, non è che...povero Papa, va anche lui. Cioè, non ne facciamo un fatto formale, è un fatto di verità. Abbiamo però bisogno di scoprire di quanta misericordia il Signore ci vuole riempire, cioè di quanto è grande il suo amore per noi. Ma se non vogliamo farci caso, resteremo senza questa conoscenza, questa esperienza del perdono. E allora ce la dovremo giocare da soli, cioè te lo porti avanti tra te e te, ti farai dei discorsi. Allora, oggi vorrei semplicemente chiudere con questo. E' veramente un Signore misericordioso, veramente il suo amore non sta a contare né quante volte, né come, né perché. Ma il fatto che tu torni a Lui col desiderio di essere amato, lì riparte la vita nuova. E lì potrebbe ripartire anche per ciascuno di noi nei nostri rapporti, dove forse la parola perdono non è molto frequente. Eppure potrebbe essere veramente la fonte di una vita nuova, di una risurrezione, proprio imparando da Gesù.

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Questa Pasqua continua ancora oggi, per un'intera settimana, l'abbiamo detto nella liturgia. Forse abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a vincere la nostra incredulità. Vorrei provare a fare qualche passo in questa direzione. Cioè, la Pasqua di Gesù, evento ricreativo dell'umanità. C'è un soffio che avete sentito nel Vangelo il Risorto fa. Soffiò su di loro e disse, ricevete lo Spirito Santo. Fa pensare a quella creazione dove Dio plasmò dalla terra l'uomo e poi soffiò nelle sue narici il suo alito vitale. Sì, perché abbiamo bisogno proprio dello Spirito Santo per vivere una vita da figli. Una vita rigenerata attraverso una relazione con il Vivente, non con un'idea, non con un concetto, non con colui che ha fatto un sacco di cose bene ma poi alla fine è morto. Perché è venuto, è vivo. Non solo è stato visto, ma pensate un attimo. Forse per questo abbiamo come prima lettura questo testo degli Atti degli Apostoli dove si rimarca che quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Erano perseveranti insieme, in tutte queste cose insieme. Poi, forse per la nostra poca fede, abbiamo l'esempio di Tommaso che non era insieme agli altri. Io ogni tanto me lo chiedo, ma perché non era lì? Non c'è scritto il perché. Forse essendo un coraggioso, ricorderete quando Gesù dice andiamo da Lazzaro, nostro fratello, perché lui dice andiamo anche noi a morire con lui. Cioè è uno che non è che abbia paura della morte, per cui mentre gli altri nella paura stanno chiusi, lui è fuori. Forse sta cercando di contrastare questa istintiva paura con una forza, con una determinazione che però lo allontana. Lo allontana dalla Chiesa, lo allontana da questo incontro con Gesù risorto. E lì c'è tutta la sua determinazione: Io non credo . Finché non ci metto la mano, non credo. E qui c'è la Divina Misericordia, perché attraverso di Lui qualche cosa accada anche a noi, alla nostra poca fede. Siamo increduli infinite volte e per infiniti motivi, o forse per uno solo, non perché non abbiamo toccato come Tommaso, ma semplicemente perché vogliamo portare avanti quello che pensiamo. Non siamo molto in ascolto, perché guardate, ogni domenica si ricrea, si ripresenta lo stesso mistero. Noi facciamo parte di quelli che dice il Vangelo, che in presenza dei discepoli fece molti altri segni, Gesù, che non sono stati scritti in questo libro, ma questi sono stati scritti perché crediate voi, discepoli di tutti i tempi , voi crediate che Gesù è il Cristo, perché credendo abbiate la vita nel suo nome . Questa spiegazione dovrebbe esserci un po' di aiuto nel capire cosa facciamo ogni domenica. Poi ci sono alcune persone che hanno capito che la domenica si può rigenerare anche durante la settimana, per cui fanno questa scelta pazza, non ditela in giro, c'è tanta gente che va a messa feriale, delle robe incredibili. Ma c'è questa determinazione quindi nel fatto che il Signore viene e parla, e si dona, e comunica. Ma Tommaso cosa avrà pensato per tutta la settimana? Stava con gli altri, è deciso, è dettoli, tant'è che quando Gesù poi arriva, lui c'è. Ma per una settimana che gli altri dicevano, ma ha detto così, ha fatto così, gli sarà venuto un fegato da cinque chili. Che cosa gli è frullato in testa? E forse anche a noi in certi momenti, davanti a tante scelte di fede di alcune persone che abbiamo vicine, che noi assolutamente non capiamo, ci sono delle braci ardenti dentro di noi, dei fuochi che dicono, ma che significa, perché queste scelte, perché? finché il Signore viene, non soltanto parla, si lascia toccare da Tommaso. E qui c'è la professione più bella forse che abbiamo nel Vangelo di Giovanni, semplicemente: mio Signore, mio Dio! … perché mi hai veduto, hai creduto, ma che cosa ha visto? Perché, chissà quante volte l'avremmo pensato, ma se anch'io come Tommaso vedo, toppo, allora credo anch'io, ma che cosa? Cioè, perché il...

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La fede non è un’impresa individuale, accade dentro una relazione, dentro una comunità. Domenica 12-4-26 2Pasqua

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